giuliano

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IL TOMO

martedì 5 gennaio 2021

LA BELLEZZA DELLE FORME...

 










Prosegue in...:


(la bellezza delle forme...) IN NATURA (2)








La storia della Filosofia ci mostra soprattutto gli sforzi di riflessione continuamente rinnovati che lavorano per attenuare le difficoltà, per risolvere le contraddizioni, per misurare con crescente approssimazione una realtà incommensurabile con il nostro Pensiero.

 

Ma di tanto in tanto si conferma un’Anima che sembra trionfare su queste complicazioni con la forza della semplicità, l’anima dell’artista o del poeta, tenendosi vicina alla sua origine, riconciliandosi con un’armonia sentita dal cuore termini forse inconciliabili dall’intelligenza.

 

Il linguaggio che parla, quando prende in prestito la voce della Filosofia, non è compreso allo stesso modo da tutti. Alcuni pensano che sia vago, e così è in ciò che esprime. Altri lo sentono preciso, perché sperimentano tutto ciò che suggerisce. A molte orecchie porta solo l’eco di un passato svanito… 

(H. Bergson)




 Bergson era un materialista all’inizio dei suoi studi, e si fece strada nella sua attuale filosofia spiritualistica quando trovò l’inadeguatezza delle sue prime concezioni. Il suo gusto era per le scienze esatte, e in esse eccelleva a scuola. In quel periodo intendeva dedicarsi allo studio della meccanica e la sua ambizione giovanile era quella di continuare e sviluppare la filosofia di Herbert Spencer, di cui era allora un entusiasta ammiratore.

 

Ma mentre studiava le formule della meccanica allo scopo di scoprirne le implicazioni filosofiche e di utilizzarle nella spiegazione dell’universo, rimase colpito dalla loro inadeguatezza, se non addirittura falsità, quando applicate ai fenomeni della vita e della mente. In particolare fu turbato dal simbolo che si verifica così frequentemente nelle formule matematiche e fisiche, e si suppone che stia per ‘tempo’.




È rappresentato geometricamente da una linea retta proprio come le tre dimensioni dello spazio. In effetti, come sottolinea Bergson, il ‘tempo’ utilizzato nella scienza fisica non è altro che una quarta dimensione dello spazio. È una concezione puramente spaziale, una cornice vuota in cui gli eventi possono essere organizzati in ordine come gli oggetti sono disposti in fila su uno scaffale. Non c’è cambiamento o sviluppo in esso, perché passato e futuro sono lo stesso per esso.

 

Ora, quando Bergson ha confrontato questa concezione fisica del ‘tempo’ con il tempo reale o la durata così come lo sentiva dentro di sé, ha scoperto che erano cose completamente diverse.

 

Per la mente il passato non si allunga dietro al soggetto.

 

È arrotolato nel presente e proiettato costantemente verso il futuro.




Le formule meccaniche della scienza sono mirabilmente adattate allo scopo per cui sono state progettate, cioè la manipolazione della materia, ma sono fuorvianti se applicate agli esseri viventi e specialmente alla mente umana, che è la più lontana dal regno della meccanica dei materiali.

 

Ecco la vera libertà e iniziativa spirituale per cui creati.

 

L’avvocato del libero arbitrio viene sempre sconfitto nella disquisizione con il determinista quando lo incontra sul proprio terreno, perché l’adozione della concezione spaziale del tempo e della concezione dinamica dei motivi riduce l’uomo a una macchina e, ovviamente, lo rende suscettibile alle leggi ordinarie della meccanica.

 

Se è corretto rappresentare il futuro come due incroci di fronte all’individuo indeciso che ha tirato a destra e a sinistra per vari ‘motivi’ inerenti al concetto di ‘futuro’ posto nel piano lineare del Tempo (e/o quarta dimensione), o da una parte e dall’altra, allora il determinista ha tutto a suo favore. Il caso gli è stato concesso in anticipo e il libero arbitrio non può che ritrarsi dalla sua logica.




Ma Bergson sostiene che quando il determinista finge di parlare del futuro, lo considera davvero come già passato, come definitivamente mappato e virtualmente esistente.

 

Lo stesso vale per i nostri sensi, per il nostro organismo corporeo in generale. Sono fatti per scopi pratici, non speculativi.

 

Le cose a noi più vicine si vedono più grandi e chiare.

 

L’occhio è utile perché la sua visione è limitata. Se fosse suscettibile a tutti i raggi, come la nostra pelle, non dovremmo avere la vista, ma scottature. Ora la comprensione, avendo anche un’origine pragmatica, limita la nostra conoscenza così come l’occhio limita la nostra visione.

 

Consentitemi di fornire alcuni esempi di questa limitazione dei nostri sensi e del nostro intelletto.




Supponiamo di vedere un cavallo o un’automobile che passa per la strada (oppure della neve che cade in prossimità della nostra vista posta in un angolo trasversale rispetto alla propria discesa).

 

Abbiamo una sensazione immediata del movimento in modo molto deciso (così per la neve, abbiamo la sensazione gradevole del suo lento fluire ma non percepiamo il singolo ‘fiocco’, né tantomeno, se non più che motivati, la composizione e disposizione dello stesso; percepiamo una massa compatta che non codifichiamo e scomponiamo secondo frazionate transizioni di materia…; così come a livello psicologico lo stimolo che il singolo movimento crea nel nostro inconscio e/o subconscio posto nell’equazione del Tempo [o al di fuori ed Infinito rispetto allo stesso] il quale riconducibile alla Forma percepita e ricreata quale Arte che riflette la Natura riflessa…), ma il movimento stesso non lo possiamo vedere. Dobbiamo prima analizzare il movimento (così come il singolo Elemento…); cioè, smontarlo, suddividerlo in qualcosa che non è movimento.

 

Ciò possiamo farlo con una telecamera cinetoscopio che scatta istantanee alla velocità di cinquanta al secondo. Queste immagini successive non danno il movimento, indipendentemente dalla rapidità con cui vengono scattate. Ciascuno rappresenta l’oggetto fermo o, se non abbastanza veloce, l’immagine è sfocata; ma visualizzando queste fotografie di ‘nature morte’ in rapida successione non le percepiamo più come viste separate ma come movimento continuo.




Perché la telecamera può ingannarci così tanto?

 

Semplicemente perché i nostri occhi funzionano allo stesso modo. Sono telecamere e il tempo di esposizione della retina è più o meno lo stesso di quello delle pellicole cinematografiche. Un oggetto in movimento osservato costantemente è semplicemente una fascia sfocata. Ma se strizziamo l’occhio rapidamente, possiamo intravedere le gambe del cavallo o i raggi della ruota, così come il cinetoscopio che trasforma il movimento in immobilità con un’attenzione intermittente.

 

Ora, questa volontà di scomporre il movimento continuo in immagini successive come il cinetoscopio è il modo in cui pensiamo.

 

La mente va a scatti come l’occhio.




 Quando pensiamo al corso della Storia, lo suddividiamo in blocchi di dimensioni utili, confrontando secolo con secolo, anno con anno. Questo è perfettamente giustificabile, molto utile, anzi inevitabile e del tutto innocente, a condizione che ci rendiamo conto che è una finzione logica, adattata semplicemente a scopi pratici.

 

Il problema sopraggiunge dal non riconoscere tale finzione. Le persone in generale, e in particolare scienziati e filosofi, sono inclini a considerare questo processo di razionalizzazione come il modo per arrivare alla realtà, invece che come un semplice strumento per gestire la realtà. 

(E. E. Slosson)




Forse (o sicuramente) la realtà è ben diversa così come apparentemente razionalizzata e posta nel futuro di una retta.

 

Forse (o sicuramente) sussiste una realtà invisibile all’occhio che osserva e alla mente che codifica attraverso un processo genetico soffocato dal Tempo imposto; noi apparteniamo ad una realtà scritta nei nostri Geni codificati e scritti dalla Natura (e non certo da una astratta virtuale componentistica al silicio), quando si perde [nel Sentiero verso il futuro] tale segmento scritto nella frazione del Tempo, ci si unisce ad una realtà del tutto meccanicistica, così come abbiamo letto nell’analisi che ne fa Junger nel suo trattato sugli orologi a polvere…

 

Sì!




È pur vero che oggi siamo esposti all’incessante crescente ‘polvere della materia’ la quale cresce a dismisura come o peggio del veleno; ma paradossalmente certo rispetto al vero Tempo della Storia (così come pensa Bergson), che la polvere che componeva e misurava un tempo non meccanico era conseguito dalla stesso fluire materiale ed impercettibile della materia.

 

L’elemento improprio del Futuro (inversamente) ci costringe a misurare ugual ‘polvere’ del Tempo globalmente ed equamente distribuito, anzi, chi più progredito e siliconato, quindi aggiornato rispetto allo stesso, avrà l’onore di una massa di polvere inversamente (s)proporzionata rispetto all’occhio che non riesce a distinguerne il lento fluire (in uno o più processi inversi così come il grande mondo degli Oceani) dell’incessante veleno respirato; giacché l’occhio non percepisce, ingannato dalla telecamera o Film interpretato, del detto veleno globalmente inalato nonché (e successivamente) misurato.




Solo la mente logica (ancora non condannata all’esilio, o peggio, ad interminabili secoli di prigionia come chi solito parlare circa la verità di uno o più imperi…) potrà comprenderne la sproporzione, quando sarà capace ancora di  suddividere i titoli di coda dalla testa… o inizio del Film, pur gli interpreti in movimento, in verità e per il vero, strizzando l’occhio commosso di Ulisse - e non certo di Polifemo - potrà comprenderne il fine dell’intera trama scritta nei particolari (interessi) dei singoli fotogrammi.

 

Scena per scena, e cogliere, se ancora riusciremo a vedere con i nostri occhi del corpo così come quelli della mente, dalla lontana America fino alla più vicina Cina, come il loro ed altrui Tempo si compone nell’orbita dell’economico gnomone…  

 

Pur Junger abbia acquisito una o più intuizioni storiche allo stesso o più tavoli non disgiunti da ugual medesimo motivo, aggiungo alla sua certezza la sicurezza che saremo più o meno tutti misurati, ed oltre al marchio di fabbrica avremo inciso anche il suddetto peso specifico, quindi mi alleo con lui per ciò concernente ogni tavola ben imbandita nell’economica certezza del peso forma raggiunto… e conseguito nell’atto finale di ugual Storia… (sperando solo che non sia concessa l’estradizione tradotta di cotal eretica sentenza)… 

(Giuliano


(Prosegue...)    







                           


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