CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

sabato 28 aprile 2018

E SIAMO STRAORDINARIAMENTE E ASSOLUTAMENTE NOI ovvero linguaggi ‘metafisici’ nel Labirinto posti (Seconda parte) (22)



















Precedenti capitoli:

Il Labirinto (21)

Prosegue in:

Il Labirinto (Terza Parte) (23)














…Circa il precedente complesso capitolo nel Labirinto posto, traggo ispirazione e le dovute, non dico ed affermo conclusioni, ma se non altro ‘introduzioni’ per esplicitare un Pensiero sì complesso il quale però nella propria ermetica estensione dire ed afferma molto più di quanto intende e/o sottintendente; il problema forse risiede, nel divario e dovuto distinguo fra due differenti culture: l’occidentale con i propri limiti e valori e l’orientale… Il che tradotto per i dotti che leggono ed interpretano, o vorrebbero, in ‘retta parola’ cotal astruso incomprensibile linguaggio’ vuol dire che esiste e sussiste un divario ‘formale’ ed ‘informale’ nel procedere di un Pensiero Filosofico e la Metafisica il quale lo completa e con questo una Storia che lo nobilita ed esplicita affermando, o al contrario, limitandolo…, ponendo e sottintendendo tutti i limiti del proprio ed altrui pensare e ragionare… Compresa anche l’impossibilità di poterlo correttamente fare giacché la ‘materia’[filosofica e non] non gradisce formalmente ed informalmente diversa ragione dal proprio circoscritto ‘limite limitante’ cui ognuno indistintamente oggetto e soggetto… Del resto la mela rimane ‘frutto’ per sempre proibito! Per una maggiore comprensione della propria capacità estensiva di taluni argomenti, quindi, bisogna rivolgersi ad una diversa concezione del Pensare… e con essa una più antica dottrina….




Circa quest’ultimo punto, non sarà forse inutile ricordare fin d’ora che l’attenzione da noi prestata a considerazioni di tale ordine non implica affatto che lo STATO UMANO occupi una posizione privilegiata nell’insieme di ciò cui intendiamo ESISTENZA universale, O SIA METAFISICAMENTE CONTRADDISTINTO, RISPETTO AGLI ALTRI STATI, dal possesso di una qualunque prerogativa. In realtà lo stato umano è soltanto uno stato di manifestazione come tutti gli altri, e fra un numero indefinito di altri; esso si trova, nella gerarchia dei gradi dell’ESISTENZA, nella posizione assegnatagli dalla sua stessa natura, cioè dal carattere limitante delle condizioni che lo definiscono, e quella posizione non gli conferisce né superiorità né inferiorità assolute…

…Se talvolta dobbiamo prendere in esame tale stato, è dunque unicamente perché esso acquista per noi, ma per noi soltanto, un’importanza speciale, essendo lo stato in cui di fatto ci troviamo; si tratta di un punto di vista del tutto relativo e contingente, quello degli individui come noi nel nostro attuale modo di manifestazione. Perciò, in particolare, quando parliamo di stati superiori e inferiori dobbiamo operare tale ripartizione gerarchica sempre in relazione allo stato umano preso come termine di paragone, poiché nessun altro stato è direttamente  sperimentabile da noi in quanto individui; e non si deve dimenticare che ogni espressione, essendo racchiusa in una forma, si effettua necessariamente in modo individuale, sicché di qualunque cosa vogliamo parlare, anche delle VERITA’ DI ORDINE PURAMENTE METAFISICO, possiamo farlo solo scendendo ad un ordine completamente diverso, essenzialmente relativo e limitato, che consenta di tradurle nel linguaggio proprio delle individualità umane.




…E non è difficile comprendere tutte le precauzioni e le riserve imposte dall’inevitabile imperfezione di questo linguaggio, così manifestamente inadeguato a ciò che deve esprimere in tale caso; la sproporzione è evidente, e del resto si può dire altrettanto di ogni rappresentazione formale, qualunque sia, comprese le rappresentazioni propriamente simboliche, che pure sono incomparabilmente meno limitate del linguaggio comune, e di conseguenza più adatte a trasmettere verità trascendenti – donde il loro impiego costante in ogni insegnamento che possegga un carattere tradizionale…

…Perciò, come abbiamo già ripetuto e sottolineato, è opportuno, per non alterare la verità con una esposizione parziale, restrittiva o sistematica, tenere sempre conto dell’INESPRIMIBILE, ossia di ciò che NON PUO’ ESSERE RACCHIUSO IN ALCUNA FORMA e che, METAFISICAMENTE, è in realtà quel che più conta, anzi, potremmo dire tutto l’essenziale…

…La Possibilità Universale è in verità e per il vero, ILLIMITATA, e non può che essere illimitata; volerla concepire in modo diverso è dunque in realtà, come condannarsi a non poterla concepire affatto. Ne discende che TUTTI I SISTEMI FILOSOFICI DELL’OCCIDENTE MODERNO sono ugualmente IMPOTENTI DAL PUNTO DI VISTA METAFISICO, cioè universale, e lo sono precisamente in quanto sistemi, essi sono infatti, come tali, CHE CONCEZIONI LIMITATE LIMITANTI CHIUSE, le quali possono, per alcuni loro elementi, avere un certo valore in un àmbito relativo, ma diventano pericolose e false nel momento in cui, prese nel loro insieme, ambiscono a qualcosa di più e PRETENDONO DI ESSERE UN’ESPRESSIONE DELLA REALTA’ TOTALE.




…Senza dubbio, è sempre legittimo considerare in particolare, se lo si ritiene utile, certi ordini di possibilità a esclusione di altri, ed è appunto quanto, in definitiva, QUALUNQUE SCIENZA FA NECESSARIAMENTE; ma non è legittimo affermare che ciò rappresenta L’INTERA POSSIBILITA’ E NEGARE DI CONSEGUENZA TUTTO QUEL CHE OLTREPASSA LA PORTATA DELLA PROPRIA COMPRENSIONE INDIVIDUALE, più o meno strettamente limitata…

…Eppure è questa, in varia misura, la caratteristica essenziale della sistematicità che pare inerente a TUTTA LA FILOSOFIA OCCIDENTALE MODERNA; ed è uno dei motivi per cui il pensiero filosofico, nel senso corrente del termine, NON HA E NON PUO’ AVERE NIENTE IN COMUNE CON LE ‘DOTTRINE’ DI ORDINE PURAMENTE METAFISICO…

(R. Guénon)

(Prosegue...) 














   

mercoledì 18 aprile 2018

DA CASTLE GARDEN ALL’IMPERO (18)


















Precedenti capitoli:

La scena americana (17)

Prosegue in:

E... siamo... straordinariamente e assolutamente... noi.... (19) &













Breve Pensiero alla 'Parabola' offerto (20)














….La nuova civiltà che sorge, costringe presto a sacrificare le aspirazioni troppo alte delle vecchie forme di vita: il ‘cavaliere’ si trasforma nel ‘gentilhomne’ francese del 600, che mantiene ancora in vigore tutta una serie di concetti di classe e di sentimenti d’onore, ma anche non pretende più di essere il cavaliere della fede e il protettore dei deboli e degli oppressi… Al posto del tipo francese di gentiluomo subentra poi quello del ‘gentleman’ che deriva anch’esso direttamente dall’antico cavaliere, ma temperato e raffinato… Ad ogni successiva trasformazione dell’ideale il guscio esteriore, divenuto menzogna, si è staccato per divenire l’esatto contrario cui l’ideale di vita di ogni vita fondata sul diritto aspira o dovrebbe aspirare….

…E la Società feudale (ogni società feudale) così evoluta nella falsità e l’inganno edificata si avvia verso la nuova sua (ed altrui) avventura…



  
….Mentre gli invitati cominciavano ad affollarsi nella sala da pranzo esposta a sud e dalla quale si godeva di un’ampia vista sul Weald del Kent, Mrs Cameron si affrettò incontro a John Hay:

‘E’ venuto. Dice che è stato invitato da lei…’…

‘Chi?’,

domandò Hay!

‘Mr Austin. Il nostro vicino di casa. Il suo ammiratore’.

‘Oh, Dio’,

mormorò Hay.

‘Ritiene che sia anch’io un poeta’.




‘Ma lo eri, e in modo così trionfale…’,

...cominciò James…

‘Mr Austin ha l’impressione che il nostro amico Hay sia il poeta americano laureato’,

...disse James, facendo onore a una porzione notevole di rombo in salsa…

…Dall’altra parte del tavolo, una piccola Curzon singhiozzava seduta accanto alla bambinaia che, quando pareva, aveva invocato una proibizione ingiusta…

‘Papà continua a ripetere a Mr Austin di non aver mai scritto una riga da quando…’…




La voce di Henry James, come una bassa e rimbombante nota di organo, cominciò ad intonare attraverso un ultimo boccone di rombo:

‘E io penso che salvare un bambino/ e riportarlo dai suoi/ è cosa più nobile/ che oziare intorno al Trono/’.

Alla fine della quartina metà del tavolo applaudì: la voce di Mr James era insolitamente sonora e avvincente.

‘Secondo me questa parte è la più commovente’,

disse il Laureato,

‘anche se un po’ irriguardosa dal punto di vista teologico’.

‘Io la detesto’,

...disse Hay che sembrava alquanto imbarazzato.




‘Sono sicuro che Dante deve aver provato lo stesso sentimento ogni volta che veniva recitato l’Inferno'. 

Adams era estremamente divertito.

‘Di che cosa si tratta?’,

…domandò Caroline a Del, ma Henry James aveva un udito molto fine.

‘Little Breeches’,

…tuonò,

‘il racconto commovente, anzi, epico, di un bambino di quattro anni tratto in salvo dopo essere caduto da una sorta di rustico mezzo di trasporto trainato da cavalli di trasporto è una definizione impropria, temo, e di scarsa utilità, per dirla con un altro termine…’…




‘Un carro?’,

...disse Caroline cercando di dare il proprio contributo.

‘Esattamente!’

…James si stava divertendo…

‘Come pamphlet è stato venduto ad una cifra incalcolabile’,

...disse James, e rimosse con l’indice un pezzetto di pollo che gli si era incastrato tra gli incisivi.

‘Come anche la successiva e, forse, più profonda ‘Jim Bludso’, la più famosa ballata di tuo padre, il cui protagonista sacrificava la propria vita per salvare quella dei suoi passeggeri, a bordo di un mezzo di trasporto…’…




‘Papà ritiene che ora dovremmo tenerci tutte le Filippine’…

…disse Del…

‘Dice che il maggiore è arrivato. Ma non è stato facile. Sono ancora qui tutti coloro che la scorsa estate non volevano che conquistassimo le Hawaii. Non ne comprendo la ragione. Se non ci prendiamo noi ciò che l’Inghilterra ha abbandonato, o appena ceduto, chi lo farà?’

‘In che cosa consiste la differenza?’.

Sebbene fosse rimasta favorevolmente colpita dall’esaltazione per la guerra, Caroline non riusciva a cogliervi alcun significato possibile. Perché scacciare la povera debole Spagna dai Caraibi e dal Pacifico? Perché impadronirsi di colonie remote? Perché darsi tutte quelle arie? Non era come Napoleone, che aveva fatto ricorso alla Spagna perché voleva conquistare il mondo? Al contrario, Mckinley non sembrava interessarsene, a differenza di quell’amico dei suoi ospiti, un signore al quale tutti alludevano, scoprendo involontariamente i loro denti, come Thee-oh-dore, il quale era riuscito, sotto il fuoco nemico, a condurre un gruppo di suoi amici in cima ad una collinetta, a Cuba, senza rompere nemmeno una lente del suo pince-nez. Lo scalpore provocato dai giornali sul colonnello Theodore Roosevelt e i suoi ‘Rough Riders’ era pari a quello che circondava l’ammiraglio Dewey quando aveva sconfitto la flotta spagnola nel Pacifico e occupato Manila. Per ragioni oscure a Caroline, i giornali considerarono ‘Teddy’ il più grande dei due eroi. Perciò l’osservazione ‘In cosa consiste la differenza?’ non era stata posta inutilmente.




...Del le illustrò i pericoli che il mondo avrebbe dovuto affrontare se il Kaiser, la cui flotta si trovava ancora nelle acque delle Filippine, avesse conquistato quel ricco arcipelago allo scopo di coronare l’attuale sogno di ogni potenza europea, per non parlare del Giappone, vale a dire dividersi l’impero cinese ormai in rovina.

‘In verità non avevamo scelta. E poi sarebbe stato anacronistico permettere alla Spagna di rimanere nel nostro emisfero. A casa nostra, siamo noi i padroni’.

‘Ma l’intero emisfero occidentale, compresa la Terra del Fuoco, è parte di casa nostra?’.

‘Sì’,

...intervenne il vecchio Apostata,

‘soprattutto adesso che il massimo pontefice alleato alla causa risolvendo in Guerra una antica Eresia, tu Unamuno spagnolo di pregiata parola rimembri il vecchio conflitto dal Tertulliano rimembrato… , tu li in fondo seduto godere dell’intera scena, come un capitolo non del tutto risolto fermo a spizzicare l’antipasto oppure l’inizio di un sofferto enunciato risolvere Dio con l’antico conflitto confondendo il bene ed il male a lui estraneo…’…




…James fece finta di non capire ed aggiunse…,

‘la democrazia è basata sui giornali, e quantunque il pontefice massimo, ovvero ogni pontefice massimo alleato con l’esatto suo contrario, proprio con quelli risolve ogni velata apparenza, ed inoltre Mr Jefferson ha dichiarato che se avesse dovuto scegliere tra un governo senza stampa e una stampa senza governo avrebbe preferito una stampa senza…(…ritegno e governo alcuno…) comunque sia il popolo applaude e pone fede alla Parola reclamata e poi stampata senza governo alcuno di Ragione e sano Intelletto composto nell’esplicitare ogni retto componimento come questa evolve, in verità e per il vero, formare sano o insano intelletto… Erro nel dire che principi e papi erano vecchi alleati?’…

‘Forse Dio è morto da un pezzo e mai risorto, o forse è meglio dire la sua Parola mai letta né stampata nel giusto verso e ogni falso componimento e versetto che sia esulare dal contesto assente alla violenza quale Suo Principio e certo giammai reclamare l’Impero nella Terra del Creato sottintendere profetico antico medesimo conflitto della violenza quale Natura evoluta, forse il Profeta che rappresentò Dio in Terra voleva esulare da tal contesto da cotal insano principio dimostrando di rifiutare la legge del Tempio ove cotal diverbio regna prospera e glorifica nella materia…’

…concluse James inquieto guardando l’Apostata!



  
‘La guerra è una condizione naturale dell’uomo. Ma per quale scopo? Per l’energia…’…

‘Oh, per l’energia!’,

...gridò contemporaneamente Hanry Adams,mentre la sgraziata vettura elettrica…

(G. Vidal, Impero)   















  

domenica 15 aprile 2018

PRIMA POESIA DEDICATA AI DUELLANTI Nell’eterna loro guerra (16)



















Precedenti capitoli:

Regressione mitologica (15)

Prosegue in:

La Scena (americana) (17)














Quando i due contendenti

In campo hanno superato

Per loro meschin difetto

Ogni decoro

Entro la Ragione e l’Intelletto

Giacché entrambe privi

Di questo e quello

Valgano solo

Le Ragioni della Poesia (e) del Silenzio

Senza dar loro

E ad ognun Violento

L’atroce inganno offerto

Qual pregio e diletto

Maschera d’ogni ingannevole

Material intento…
















domenica 8 aprile 2018

ERETICHE CONCLUSIONI ovvero: "Il Sogno di un Dio incompreso" (13)









































Precedenti capitoli:

Riflessioni sacrificali nell'albergo di Adamo (12)

Prosegue in:

La Guerra ovvero: la morte del Sogno e della Parola (14)  &  (15)














Girard, da cui le presenti riflessioni, ad un certo punto di un suo capitolo del ‘Il Capro Espiatorio’, ‘Muoia un sol uomo’, da inattesa disquisizione verbale o sfogo circa, ne deduco, a delle critiche, non immune replico, nell’umile Albergo ove ospitato, anche lui dall’effetto di ogni Tempio cui indistintamente ognun proteso…

I miei censori non ammettono che si possa leggere la mitologia nel modo in cui noi la leggiamo…, non possono, cioè, concepire di vedere applicato ai miti quel procedimento che loro stessi, tuttavia, applicano a testi molto analoghi… Armati di una potente lanterna…

…Sarebbe troppo lungo e un dispendio di energie notevoli risolvere la ‘questio antropologica’ così da non ricadere in medesima gogna anche e soprattutto se mosse da tutti coloro che poco e per nulla fanno uso o difetto della parola stampata ma ‘ognun e nessuno’ mossi da diversi sentimenti che hanno a che fare con la folla un Pilato e un Tempio, e questi, con il potere a tutto vantaggio per tutti quei Barabba della cultura che proliferano e si innestano in una critica a loro non del tutto concessa…




…E meditando ciò di cui scrivo senza velo alcuno e non difettando d’artifizi circa la Verità cogitata soprattutto se questa offerta ed immolata (anche per ogni ulteriore ricerca che compone e sottintende la successiva Poesia in cornice posta) ai non addetti ai lavori esplicitando così l’intera questio(ne) che sovente come ogni dialogo precipitare nell’oblio del contraddittorio, sia per chi critica o esercita un diritto di rivalsa sentendosi chiamato in causa, o al contrario, chi medita una via esulare dal tempio del sapere incorrendo come sempre all’atteso e similar ripetuto gesto… porgo poetica condizione dall’amonimo meditata…

…Talché come detto precedentemente da un Pagano il tutto può risolversi con l’Arte la quale in grado di precedere e superare, o meglio evolvere, quanto nella Parola circoscritto affine alla evoluta natura dell’uomo, ma imitando e svelando la sua Natura donde questo deriva bisogna tornare al ‘pittogramma’ che il tutto svela con  semplice ed arguta premessa poetica…




“Chissà quell’uomo che dorme immerso nel Tempo non compia ‘il Sogno di Dio’ anche se questo sovente diviso e proteso circa medesimo argomento comporre quella deriva da cui anche la vita in difetto della primordiale pace antica così come fu l’antica disputa fra un Pagano ed ugual Teologica scienza, chissà dicevo, ‘Il sogno di Dio’ non lontano dalla sua Prima Parola sia il reale intendimento o segreto e velato dispiegamento d’un evento Infinito al Tempo… comporre sempre l’Eretica formula ad ogni Tempio…”…

“…E in quel Sogno tornare Dio Pensiero Infinito  precedente all’atto donde lo stesso dibattersi sul  tratto cui il Primo e il Secondo - compiuto ed incompiuto medesimo Frammento - apparentemente assente al Tempo e la materia coniare propria ed altrui moneta; così come composto e dissolto nell’intelletto, indistinti artigiani d’ogni secolar secolo in cui tratto il peccato commesso…”…




Giacché tanti i Profeti sognare e svelare medesimo Principio… anche e soprattutto quelli mai citati nelle scritture contraddire il proprio indiscusso unico Dio…

…Risolvendo così il grande divario, in ciò che le future scimmie (evolute per impropria mano… pensiero innestato…) comporre successivo e ciclico dilemma, ed una sola di queste che forse alla propria famiglia virtualmente apparteneva… compiere ugual Sogno e quelle ancor più evolute, e dicono cresciute, per conto del proprio Dio e di ogni mito confiscare un Sogno troppo antico per essere dall’uomo capito… o appena compreso…:






NELLA FORESTA


     Tu nobile selva.

Ma l’uomo abita in capanne e si avvolge d’una veste vergognosa, perché è più segreto, più attento anche, e serbare lo spirito come la sacerdotezza la fiamma del cielo è appunto la sua intelligenza. Per questo ha libertà di volere e un più alto potere di mancare come di compiere; e a questo uomo fatto a somiglianza degli Dèi fu dato il più pericoloso dei beni, il linguaggio, perché creando distruggendo cadendo ritornando alla Maestra, alla Madre esternamente viva testimoniasse il suo essere, l’essere erede, l’avere imparato da lei, divina fra tutte le cose, l’Amore che tutto regge (e la violenza che nulla crea).

Perché  egli  in  nulla  perdura.
Nessun segno
l’incatena.
Non sempre

Un ricettacolo  per  contenerlo.

La mia  opera  procede  da  Dio.

(F. Holderlin)

























martedì 3 aprile 2018

LA (CO)SCIENZA DELL'UNIVERSO sottratta all'umana violenza (9)



















Precedenti capitoli:

Armi & (im)morali (7) &

Enotrio risponde al principe Quirino (8)

Prosegue in:














Il Sacrificio (10) ovvero:

Sfidare la violenza (11)














…Girard ritiene che una teoria unificata dell’evoluzione animale debba spiegare come la selezione abbia operato a livello di gruppi sociali, assicurando la sopravvivenza a quelli che riuscirono a dotarsi di strumenti efficaci per far fronte ai pericoli che incombevano su di loro; pur senza sottovalutare i pericoli esterni (scarsità di cibo e acqua, malattie, predatori, ecc..).

Girard concentra la propria attenzione sul problema dell’aggressività intraspecifica, che sembra costituire una minaccia tanto più grave quanto più sono sviluppate le facoltà cerebrali. I fenomeni della vita associata, sia essa umana oppure no, si lasciano comprendere pienamente solo se esaminati sotto il punto di vista privilegiato della violenza intestina, la quale, nel corso dello sviluppo delle forme animali più semplici alle più evolute di maggior intelligenza, sembra divenire sempre più intensa e dotarsi di armi sempre più sofisticate e letali; è perciò necessario comprendere come una crescente propensione ai comportamenti violenti, i quali non hanno alcuna ragione per risparmiare gli individui più vicini e appartenenti al medesimo gruppo, abbia potuto consentire l’esistenza di società fortemente coese, quali quelle umane, anziché renderle del tutto impossibili.




In altri termini, bisogna spiegare come sia stato possibile incanalare la violenza verso l’esterno e sviluppare freni atti ad isolare una sfera di (relativa) non-violenza, che poteva coincidere con la famiglia o con il gruppo nella sua totalità. Tale problema si è presentato sia negli animali non-umani sia all’uomo - ma a quest’ultimo in misura maggiore, vista la sua maggiore capacità d’offendere ed aggredire grazie ad armi più potenti di quelle naturali - ed è stato risolto in forme differenti.

Nella prospettiva di Girard ‘non c’è un inizio assoluto nell’emergere degli elementi culturali nella storia dell’umanità’, che si stagliano piuttosto su uno sfondo comune alla vita di tutti gli esseri dotati di istinti sociali; anziché postulare una natura umana ideale e sempre già data, Girard indaga sui lunghissimi processi che l’hanno plasmata e le hanno dato quel sovrappiù di forza sul quale si fondano le sue pratiche di sfruttamento. La differenziazione che ha dato origine all’umano è perciò cercata da Girard su un piano del tutto diverso di quello postulato da altre teorie filosofiche (ragione, linguaggio, ecc…), essendo legata al problema delle modalità di controllo della violenza, vero punto di discrimine tra uomo e animale; ma tale differenziazione, a tutto vantaggio della semplicità della teoria, nasce da meccanismi comportamentali comuni a tutti gli animali e spiega anziché presupporre, le peculiarità della specie ‘Homo-sapiens-sapiens’.




In coerenza con il taglio darwiniano adottato, grande rilevanza assume nel suo pensiero il problema delle variazioni accidentali: la spiegazione dell’emergere dell’umano, nettamente antifinalista, fa appello ad eventi contingenti avvenuti in epoche remote. La stessa cultura umana è un fenomeno la cui insorgenza è casuale e il cui perpetuarsi obbedisce unicamente alla legge del miglior adattamento delle circostanze. Nelle poche pagine dedicate alla relazione tra umani e animali, prevalentemente contenute in ‘delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo’, Girard fornisce elementi sufficienti ad avviare un discorso coerente antispecista, svincolato sia dalle argomentazioni utilitaristiche sia da quelle legate al tema dei diritti e derivanti piuttosto da un’analisi storica di lungo periodo sulle condizioni che hanno reso possibile lo sfruttamento indiscriminato degli animali da parte della ‘specie simbolica’.
   



La lontanissima pratica di addomesticazione degli animali, sfociata poi nel consumo abituale dei loro corpi per l’alimentazione e per mille altri scopi, trova infatti una spiegazione solo nel rito, che è stato la scuola dell’umanità primitiva in ogni aspetto della sua esistenza. Applicando e svolgendo le intuizioni di Girard, dunque, possiamo affermare che ciò che ha condannato gli animali alla situazione presente è una dinamica di esclusione violenta, del tutto simile a quella esercitata nei confronti di altri esseri umani più deboli, rivolta contro chi garantisce l’assoluta sicurezza di non essere in grado di vendicarsi. Proprio la mancanza, negli animali, della possibilità di difendersi e di operare ritorsioni efficaci, costituisce la ragione ‘unica’ della loro collocazione ad un livello più basso della scala ontologica e del dominio spietato che essi subiscono. Tutti gli altri argomenti con i quali è stata sostenuta nel tempo la superiorità umana devono essere intesi come costruzioni teoriche sostitutive volte ad occultare la natura di una gerarchia che ha nella violenza il suo unico parametro; intere categorie umane, prima di divenire sufficientemente minacciose da rendere il loro sacrificio rituale e il loro sfruttamento economico troppo pericolosi, hanno del resto subìto una sorte non troppo dissimile da quella degli animali.




Onestà vuole dunque che si strappi il velo dell’ipocrisia e si riconosca il fondamento violento dello specismo, che non è umanistica ‘preferenza per ciò che è razionale’ ma accorta distinzione tra vittime dalla cui ritorsione è necessario guardarsi e vittime inoffensive, delle quali si può disporre liberamente.  Il problema dell’ominizzazione, ossia della differenziazione evolutiva dell’uomo dallo sfondo comune alle altre specie, è affrontato da Girard grazie agli strumenti offerti dalla teoria mimetica, da lui elaborata dapprima in riferimento alla psicologia umana e poi applicata a tutti gli esseri dotati di vita sociale, cioè alla grande maggioranza delle specie animali; la mimesi è infatti un sistema di comportamento che si può ritrovare in qualunque essere dotato di un cervello sufficientemente evoluto e si può presentare sia in forme essenzialmente innocue, come l’imitazione del canto degli adulti da parte dei giovani uccelli, sia in forme più pericolose, ma sempre istintuali, ad esempio, quando un individuo risponde ad un atto aggressivo con un contrattacco.

Le lotte fra animali non durano all’infinito e non portano, d’abitudine alla morte di uno dei contendenti. Si concludono, piuttosto,  con l’accettazione, da parte del vinto, di una supremazia dell’altro; l’individuo sconfitto frena da quel momento i propri comportamenti appropriativi, con un’accettazione della superiorità dell’avversario che comporta la rinuncia a imitarlo in alcune sfere precise della vita.




Ma cosa succede allorché la potenza mimetica diviene troppo forte, oppure, geneticamente (negli odierni tempi) ed artificialmente innestata! (questo è un preoccupante processo evolutivo che proprio dal vasto mondo animale dove esula completamente, attinge e divide, creando un divario incolmabile tra la Natura e la corretta sua evoluzione nella negazione e difetto dell’intelligenza, e l’opposto, l’artificialmente innestato e proiettato verso una globalità che riconduce la stessa al vasto regno animale ove tutto connesso ed unito ed anche nato; non ha caso ho riproposto un frammento dell’opera di Unamuno il quale intuisce questa grande Eresia la quale possiede una invisibile ma reale concretezza rimossa dalla coscienza quanto dalla conoscenza dell’Anima (mundi) e quanto dello Spirito,  nell’assenza di reali prospettive che dividono e distinguono una ricchezza da una povertà di mondo posseduta, non rendendo tangibile e conseguentemente distinguibile cosa appartenga alla povertà e cosa alla ricchezza. La ricchezza di ieri, anche in ciò in cui per secoli abbiamo unanimemente riconosciuto la Natura viene confusa per arretratezza; e il l’odierno progresso ‘unito da una singola voce’ imitata dai più, retrocedendo ragione e intendimento, al vero industrioso sano progresso…).


Si può infatti supporre che un più elevato sviluppo encefalico porti ad una maggiore tendenza all’imitazione (non meno di maggiori gigabyte di memoria connessa), fino al punto in cui essa diviene più forte della paura: non c’è bisogno di scomodare Aristotele per accorgersi che l’uomo, fra tutti gli animali, è il più atto all’imitazione (si scorgono casi di questa sino all’esilarante epilogo che annulla le facoltà per cui il nome ‘homo’ e questo certo è un sogno di antica levatura cui il ‘ditta-torello’ di turno coltiva la propria ed altrui artificiosa piccola natura….)…