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IL TOMO

lunedì 17 gennaio 2022

IL PANE e IL CIRCO (7)

 










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L'uomo circo [6]


Prosegue con...:


Il pane e il circo 


l'articolo completo  [7/8]








Il teatro greco è anche espressione della contestualità del processo che porta allo svolgimento della tragedia tratta dalla tirannia alla democrazia…

 

Almeno dovrebbe giacché siamo partiti, sebben ricordiamo - o al contrario - dimentichiamo, con la mitica tragedia del caucasico Prometeo, e con l’evidente eredità geologica della frattura che ne consegue, circa, secondo il canone mitologico della nota tragedia di Eschilio, la quale rappresenta l’atto di ribellione del figlio nei confronti del padre, e il segreto apportato al beneficio dell’uomo ‘sapiens e/o demens’ che da ciò deriva.

 

Un segreto, un vincolo, strappato dalle vulcaniche viscere della Terra sino alle inviolati olimpi degli Dèi, o il Dio unico.

 

Regna un doppio movimento, uno materiale letto nella lenta graduale evoluzione umana connessa con la geologia della terra quindi della Natura, e di cui non certamente disgiunti, ed uno celato come velato, in rappresentanza della Dottrina Sacra. Il Dogma in seno ai due eventi circoscrive, seppur esplicitato nell’opposta volontà interpretativa, ogni limite. Sarà Eckhart che scioglierà il difficile nodo, anche la sua sarà Eresia!

 

Quindi Uno - o Molteplici - in seno agli Elementi divinizzati come tradotti nella teologica dottrina matematica, Dèi.




Uno l’Occidente molti in Oriente, seppur il vincolo del Sacro sarà violato in nome della dottrina economica politica. Quindi l’intento Sacro ci sembra, come da Tempo e al di fuori di questo, oggettivato, nel ripristinare la Memoria dal Mito e il suo Dio che ne custodisce il Mistero, unita con tutti coloro che avversarono i canoni interpretativi del proprio Tempo assoggettato dal vincolo qual vero limite-limitante dell’uomo.

 

In nome di questo difficile compito non abbiamo mai conservato come nutrito la paradossale condizione del Confine più o meno imposto dal Dogma. Anzi abbiamo colto la genialità di ugual medesimo intento di chi, spogliato dei panni, come un umile Francesco, ha abbracciato la dura disciplina del Sacro per preservarne e tutelarne la Memoria abdicata alla eterna involuzione o ‘apparente’ rivoluzione umana. Giacché non scorgiamo differenza nell’odierna dissacrazione abdicata ad una macchina, da cui ogni dissacrante derivata nuova ed odierna mitologia circa l’uomo.  

 

Il paradosso lo abdichiamo al limite di chi nulla, o al contrario, eletto nella incompiuta stirpe dell’umana saccenza affine ad ugual ignoranza, comprende circa la nostra comune Follia, materialmente oggi come ieri, con ugual stati d’animo, ci avversa e perseguita. L’atto finale sarà, così come fu anche per Pavel il martirio. La persecuzione. In tal Fine solo negli occhi della pura Natura raccoglieremo l’eredità persa!

 

Il segreto Linguaggio. 



  

In questa chiave di lettura - di certo - si è generato un terremoto non isolato, anzi un evento sismico più volte e simmetricamente rilevato, ed adottando una nostra particolare interpretazione nell’evoluzione gnostica come ortodossa di talune eresie (apparentemente inconciliabili), non men che simmetriche dinastie, che dal Cloro famiglia reale dei Flavi, hanno assunto toni di storiche (avvelenate) apostasie in seno a presunte fratture, le quali godono del beneficio dell’invisibile risultato (letto in ugual simbolo trafitto) quale comune denominatore di una medesima equazione circa la volontà di preservare la Natura del Sacro.

 

Quindi della buona Fede riflessa nel difficile Dogma della Storia (ovvero della materia) cui sono custodi ed interpreti; in questi stessi luoghi, infatti, rimembrati come celebrati, hanno assunto per l’appunto toni tragici circa l’amletico destino dell’umanità, nonché altrettanto amletici per chi ne ha interpretato una lettura ben più profonda - riflessa e motivata -  al di fuori al Dogma della vita eternamente tradita ed incatenata al tormento della roccia, tradotta come ‘materia’.

 

La quale a sua volta esplicita ed anticipa la tragedia del tiranno nel caso del nostro Pavel (Florenskij),  impropriamente tradotto qual Eretico, quindi vittima di una nuova dogmatica politica, e come tale, non solo raggirato, ma bensì costretto alla contorta adolescenziale deviata psicologia del tiranno stesso, divenuto inquisitore, in nome per conto della presunta parte della ‘lesa maestà’ di nuovo inscenata, come impropriamente usurpata ed incarnata, dello stato da questi rappresentato, inesorabilmente tradito dall’Eretico (folle) seppur ortodosso Pavel.




In tutto ciò regna ripugnanza verso l’uomo, e concordo con Pavel in sua eterna beata Memoria, e come lui guardo smarrito verso la più sincera devota pura incorrotta Natura.

 

Certamente non esiste Tragedia più grande, alla quale anche lo stesso inquisito, nella prima fase della sua vita deve aver conteso l’ispirata evoluzione in cui la moneta del proprio (folle) destino, nel momento in cui una determinata presa di Coscienza deve aver preso il sopravvento giovanile circa l’Amleto qual chiave di lettura di ugual tragedia circa la Vita.

 

E certamente questo non un caso circa gli eterni Dèi della Storia, divenuti dapprima e simmetricamente Elementi di ugual evoluzione matematico-scientifica, al successivo servizio della Sacra scienza teologica, così come un certo innominato Apostata.

 

Il rovesciamento di ruoli, l’eterno rovesciamento di ruoli in questa amletica rappresentazione divenuta tragedia, più volte o quasi sempre replicata nell’ampio palcoscenico della Storia, di cui una mia riservata lettura geologica, impone una lettura altrettanto macabra e fors’anche disconosciuta, circa il ruolo interpretato volontariamente, e invece del tutto involontario della  vittima sacrificale, del Prometeo, del Cristo Eretico, dell’Apostata, in sede del Dogma imposto, sia dalla Storia come della politica, circa una presunta affiliazione ad un fantomatico pericoloso esoterismo contrario ed avverso al popolo (o meglio, alla ‘lesa maestà’ di cui vittima per mano del vero osannato aguzzino).




 Ovvero una improbabile assurda artificiosa realtà divenuta folle irrealtà edificata nell’invisibile architettura politica ad uso e consumo del tiranno, il quale prefigura una futura simmetrica comunione di intenti con la sana dittatura per il bene dello Stato. Tale avvento esoterico-mitologico, il quale conservato, e per beffa della Memoria del Pavel, successivamente donato alla sua famiglia, da chi custode del vero misfatto e inganno generazionale, tendente ad offuscarne l’elevata inconsapevole statura; comporta tutta l’ignorata celata mostruosità non solo del regime, oserei d’ogni regime anche se visto conservato letto ed interpretato dalla tirannia alla futura democrazia, ma anche di ciò cui l’uomo votato al potere capace per elevare la propria bassa meschina statura, per tramite dell’apparato dittatoriale (segreto) poliziesco, qual voce - del rinato o risorto - invisibile dogma inquisitoriale del votato ordine nella propria simmetrica rivoluzione evolutiva.

 

Non mutando il proprio disegno!

 

I personaggi che di comune accordo, pur in apparente disaccordo, si muovono nell’ombra del male, nel vero senso demoniaco della parola a cui il Diavolo e le sue schiere si ispira; non li scorgiamo, forse in senso storico non vogliamo, giacché i morti potrebbero tornare in vita e riprendersi quanto di proprio; non vediamo la congiura in tutto l’abominio, di cui solo il Tiranno ne interpreterà la scena o atto della Storia, nella comune tragedia cui consegna non solo il proprio popolo, ma l’intera umanità.




E come in ogni simmetria la figura ruotando non muta la propria forma, così il nuovo zar in nome e per conto del popolo, diviene il noto Inquisitore, e come tutte le inquisizioni, in questo rovesciamento ove ogni verità sovvertita, l’ortodosso, lo scienziato, diviene nemico del popolo. Mentre il vero nemico si annida e nasconde come il peggior morbo unito all’altrettanto veleno del nazismo.

 

Ecco che, bruciata la vittima sacrificale come un eretico, una strega, un pubblico nemico, per lesa maestà al potere pre-costituito, ci si avvierà ad un patto demoniaco, ove i veri diavoli della terra, in questa sede neppure il caso l’appellativo di demoni, in quanto come tale rischiano l’appello d’una diversa considerazione e differenza interpretativa, dominano come Lucifero prima stella del mattino, donando la propria luce rubata al segreto di un più probabile rinnegato Dio.

 

Con questo scellerato patto l’apostata e il diavolo hanno vinto, e forse, vinceranno ancora sia in politica come in economia, conferendo dubbia luce agli occhi smarriti del vero uomo.

 

I diavoli si uniranno nel (futuro) scellerato patto, di cui il Cristo apostata incatenato, nella simulazione forzata di cui disconosciamo la veridicità così come l’autenticità, a cui si ispirerà il Tiranno, giacché il male proviene da ugual Terra, seppur - in buona fede - prefigurato come un presunto ideale (di chi probabilmente non ha ben intuito cosa capace il male di questa terra) avverso e contrario al bene, il quale tentò di riscattare con l’immateriale sacrificio nel beneficio a somiglianza di Cristo, la salvezza di altri.




Noi, in senso Eretico, raccogliamo e conserviamo i miglior frutti di questa ed ogni Terra!

 

I vivi al servizio della Memoria dei morti, in questo dramma ove non possiamo e dobbiamo dissociarli da processi di streghe e gnostici, anzi un merito interpretativo che ci vuole uniti nella negata verità da cui il martirio che li unisce da una vita trafugata da un corpo come leggeremo da Prosperi, mutilato della vita.

 

Così i Dèmoni gli antichi dèmoni della Terra, quelli affini all’interpretazione greca, tornare in vita e tormentare i morti che si pensano ancor in vita accompagnati dal falso gesto della storia, forse per esorcizzare, al pari di uno sciamano, l’‘animale’, la divenuta ‘bestia’ in questa Storia involuta, di cui si è sempre nutrita al pari di un agnello. In questa sorta di peccato generazionale di Adamo, mai riscattato dalla razza macchiata del suo eterno male, e di cui la natura priva; l’uomo ‘sapiens o demens’ scrive di se stesso nella grotta come all’altare della chiesa nutrita di ugual peccato, come alla consumata civiltà del parlamento d’ogni repubblica, ove la recita della presunta o dovuta memoria, lo vorrebbe riscattare dalla colpa per sempre  rinnovata, seppur abdicata alla falsa intenzione della celata democrazia abdicata al vincolo dell’altrettanto falsa e corrotta Memoria, ogni volta evoca il demoniaco patto in nome del potere.




E nella rappresentazione di questo circo, come bene aveva intuito il nostro ortodosso-eretico Pavel, lo spettacolo della Storia fa la sua eterna comparsa, ove al personaggio unico viene alternato il carosello della democrazia, ed ove due (o tre) opposti imperi - uguali nella propria ineguale simmetrica-asimmetrica anamorfica prospettiva, tendono a medesimo armato fine bellico in onore e dovere dello strumento litico e l’economia che ne deriva. E dal carosello o giostra della inscenata democrazia, si procederà all’unicità della medesima simbologia, ove l’uomo più demens che sapiens, trova appagato il concetto che al meglio si confà al proprio corpo privato del compianto spirito abdicato alla eterna dottrina economica dell’altrettanto compianta età dell’oro.

 

Il Sacro mito, così come anche aveva intuito il Pavel, non men dello scrivente, sarà veicolato verso il nuovo istinto della Terra, rapportata al costante incessante fabbisogno della materia.

 

Si vivrà in funzione di questa.

 

La Natura farà la propria discreta scomposta delirante scomparsa, ed anche se compianta nulla sarà fatto in suo nome, giacché come nel caso di Pavel, il vero eretico, ovvero il monarca, o democratico dittatore, la vedrà e scorgerà - così come interpreterà - quale opera malefica da subordinare, seppur rimpianta nella alterata produzione, da esseri ancora in vita afflitti dalla morte viva, da rapportare nonché oggettivare all’esigenze umane, quindi celebrare incorniciare, al museo degli orrori, qual acclamato capolavoro di Natura morta!

 

(Giuliano)


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venerdì 14 gennaio 2022

RICONCILIARE GLI INCONCILIABILI [breve articolo alla Memoria di Paolo (Florenskij)] (4)

 














(all'attenzione dei pennivendoli di stato:

il presente articolo riguarda condizione

circa la dottrina dello spirito quindi 

inconciliabile con qualsivoglia 

odierna materia economica e/o 

derivata impropria liturgia politica)









Precedenti capitoli:


...D'una 'crociera' in Georgia... (1/3)


Prosegue con l'articolo completo:


RICONCILIARE GLI INCOCILIABILI 


& con il racconto della domenica,







ovvero: I LAVORATORI DEL MARE


& L'uomo circo  [6]







Ricomporre la complessa trama della Storia, questo il difficile compito del geografo dello Spirito così da rendere il panorama osservato - nonché incamminato - oggi come allora, colto nell’interezza dell’osservazione posta nella duplice conformazione ‘geologica’ (sia questa materiale che spirituale) connessa con l’incarnata umana genetica data dalla ‘cultura’ a cui ogni Cima e/o simmetrico Elevato (spirituale) ‘stratigrafico-profilo’ (Cima numerata e contraddistinta nell’altitudine che la annovera e differenzia dal mare alla vetta, come il secolo di simmetrico ugual evento ugualmente contraddistinto qual elevato ‘personaggio’ nato anche lui da un comune mare sino all’altezza in cui, nel bene o nel male annoverato, e poi di seguito come nel caso del nostro Pavel, affogato!...), assoggettato aspira*.




[ * Incredibile come, in questo panorama osservato come contemplato da più generazioni, a cui il popolo e la propria natura ha affidato - ed affida ancora - la propria religiosa vista nel senso dell’ancorata vita, assommata all’ispirazione d’una intera esistenza donata alla cieca fiducia d’una improbabile porto ove ancorare nessuna Cima, si siano moltiplicate nonché evolute ‘catene montuose’, e da queste successivi innaturali panorami ‘storico-geologici’ di ‘singole’ vette, da cui fiumi in piena nati dall’impeto del freddo ghiaccio sgorgato dall’inumano fuoco accompagnato al sulfureo infernale demoniaco intento senza calore alcuno, circa un più vasto (prometeico) sentimento, simmetrico alla vera ‘rivoluzione’ da cui ogni elevato compito e di cui l’indispensabile Elemento soggetto al ciclo dell’intero ecosistema naturale come storico...




...derivato; e da cui il Fiume della vita (dovrebbe) donare benefico nutrimento, così come la necessaria energia nel sano frutto della Terra, circa il naturale proseguo del principio della sana dottrina connessa con l’uomo da lei evoluto; all’opposto scorgiamo avversi panorami - talvolta o troppo spesso - non confacenti con la  natura dei votati uomini al senso della più severa disciplina o (dottrina) politica, aliena alla simmetrica e autentica vetta in nome d’un Dio (circa ugual scienza per e di cui la vita) che l’ha creata; a cui l’umano spirito aspira - o dovrebbe - per il senso della evoluta conquista; semmai scorgiamo come annoveriamo la più distorta e deleteria forma politica confacente con l’altrettanto distorta economia bellica affine all’odio, da cui morte e annientamento quale negazione d’ogni più profondo come elevato spirituale sentimento, da cui la vera cima ispira o dovrebbe. 




E il contemplare siffatti panorami da ogni uomo votato nel senso distorto nonché anamorfico della vita, da cui il popolo la massa, ha consegnato la propria aspirazione negata alle vere Cime del sapere abdicate alla insana corrotta dittatura, ci sembra una considerazione circa il senso dell’impropria evoluzione non connessa con la propria mutilata approssimata natura; e il contemplarne l’archivio ‘storico-geologico’ d’una presunta evoluta stratificazione, come valido esempio circa il mancato o naufragato senso della vita, così come la Storia, non certo un caso; dai natali più o meno ortodossi della rimembrata Georgia, in seno al futuro quadro dipinto circa la natura umana quale vera mostruosità esposta, compreso il male che la ispira congiuntamente esposti alle alterne stagioni della medesima Storia quale museo degli ‘ispirati’ orrori;..... 




...contrari ed opposti al negato Bene come il beneficio che ne deriva dall’Arte (circa la segreta dottrina), di procedere all’altezza dello Spirito d’una Cima al porto della sana Creazione conforme alla propria architettura, circa ugual volontà scritta e da scrivere ancora, per la vera Stagione da cui la Via Verità e Vita… Dacché, per concludere siffatta parentesi storica, e aprirne una certamente più vasta e nuova, ne deduciamo o ricaviamo solo la limitata dotta presunta conoscenza affine all’ignoranza, così come la simmetrica derivata corrotta Coscienza, le quali non riescono, o peggio ancora, non vogliono e possono riconciliare, secondo un ristretto incolto Dogma, gli apparenti inconciliabili, giacché da questi presunti opposti e Cime - ovvero dal nucleo alla Vetta - sgorgare l’eterno Fiume della spirituale vulcanica segreta Conoscenza… La velata nebbia ispira amletico fugace (demoniaco) sentimento dell’essere ed appartenere all’intera Storia del mondo, e il come al meglio poterlo edificare e conservare nella propria ed altrui conquista in merito allo Spirito caduto nel baratro profondo d’un eterno precipizio d’una impropria vetta…]   




Condizione che li ha posti all’attenzione di molteplici scienze (più o meno esatte per quanto possa esserlo l’umano diverso dal divino), e certamente giammai disgiunte tra loro (per ciò concernente il nostro ‘punto’ di vista per il panorama osservato, forse non tutti i ‘punti’ di allora - epoche passate ma ancora presenti incise come indelebili ‘simboli’, siano questi esposti nel bene - come al contrario - nel male, formare una linea - una freccia - una crosta una placca geologica - confacente e non oltre un confine quale araldo cui incisa e coniata - purtroppo - la moneta nel dogma del Tempo e della Storia in cui rivenduta e successivamente cambiata o valutata secondo i rigidi e severi criteri conferiti dell’economia [come dalla dottrina politica] cui essa incontrovertibilmente dipende circa il valore aureo assente all’oro dello Spirito connesso con la Natura di un più probabile Dio;.... 




...con l’intento di attraversare, interpretare, nonché accreditare, la difficile Geografia ammirata come annoverata nella banca della presunta ricchezza dedotta; sia questo stesso intento geologico quanto dogmatico ben osservato come chi giunto prima o dopo di noi, e così esplicitato come formulato nell’odierno superamento di un piano più vasto in cui la linea si dispiega all’Infinito - donde nato - riformarne lo Spirito sottratto all’atto limitante della materia cui assoggettato…; sinonimo per il nostro occhio di Verità qual comune denominatore, quindi ugual Dio per chi voglia cercarlo nel vero simbolo sottratto al Sacrificio, sia questa una freccia una lancia o un medesimo chiodo della ugual Storia…).




Sottraendolo - quindi - all’approssimazione di cui oggetto ogni scienza entro i ‘limiti-limitanti’ della stessa medesima Storia costretta o immune (come nel nostro caso, viste le innumerevoli uguali vicissitudini di chi spaziando oltre l’orizzonte dato tenta un approccio interpretativo diverso come la stessa si pone all’occhio della Memoria), da una più profonda ‘equazione’ posta procedere dal Finito [della materia] all’Infinito [e Dio] dell’esperienza interpretativa, da cui lo Spirito ‘oggetto-soggetto’ (ma per chi libero giammai assoggettato seppur vittima di questo o quanto Creato) alla seconda condizione di cui la ‘materia’, come ora, esposta e dedotta in suddetta equazione storica assoggettata al Finito dato dall’insieme dei confini dei Dogmi ricavati ed imposti, al fine, così almeno sovente esplicitato, rendere l’uomo migliore, certamente disgiunto dai termini della Natura il quale lo ha creato entro i limiti incompresi di una genetica eternamente connessa con gli invisibili principi cui dedurre i termini di Sacro, a cui la Cima come ogni Elevato simmetrico profilo va evidenziato nella celata come velata natura geologica eternamente connessa.




Così come dell’Anima-Mundi afflitta e perseguitata dall’eterna calunnia per conto delle inaccessibili frontiere del dogma, quindi comporre ed unire gli inconciliabili in ugual medesima invisibile trama, che lenta si dispiega nel formare l’altrettanto difficile geologia ove s’innalzano le Cime della Storia, solo da taluni coraggiosi (e apparentemente inconciliabili: Paolo e Giuliano) a dispetto delle false demagogie unite alle dovute dogmatiche della Storia, si sono proposti di scalare (seppur celando) qual vera Conquista (con sommo sacrificio), conferendo la Verità negata, o peggio, vilipesa entro una fitta velata nebbia, dalla quale scorgiamo la valle, il Sentiero, ove in nome e per conto del vero Dio scorgiamo ancora l’univoca presenza di immutabili Simmetrie, quali Stagioni del comune Tempo, precipitare e imbiancare la volontà di rinata Conoscenza, per ricomporne la difficile ed invisibile Geografia. 

L’araldo storico impone l’uomo trafitto, nell’inconciliabilità in cui scritti e dedotti gli opposti, i quali opposti si uniscono e conciliano in medesimi intenti posti all’Infinito formare il Sacro in cui leggere ugual simbolo 

(Giuliano)




Il vasto dormitorio di Macellum, l’antico palazzo dei re di Cappadocia, era immerso in profonda oscurità. Il letto di Giuliano, ragazzo di dieci anni, era molto duro, essendo costituito soltanto da alcune assi rivestite di una pelle di pantera. Egli stesso l’aveva voluto così, ricordandosi i precetti del suo vecchio maestro Mardonio, che l’aveva educato ai rigorosi canoni dello stoicismo.

 

Giuliano non riusciva, quella notte, a prender sonno, di tanto in tanto, il vento si levava a raffiche, ululava lamentosamente, come una belva prigioniera, attraverso le feritoie dei muri. Poi, ad un tratto, tutto ridiventava calmo, e in quello strano silenzio si sentiva cadere la pioggia sulle pietre, a grosse gocce rade e pesanti. In certi momenti, Giuliano, nell’alta tenebra delle volte, credeva di scorgere il rapido volteggiare d’un pipistrello.




Distingueva poi il respiro di suo fratello, effeminato e capriccioso adolescente, che riposava sopra un morbido letto sormontato da un baldacchino polveroso, ultimo vestigio della splendida corte di Cappadocia. Dall’interno della stanza vicina, giungeva il pesante russare del precettore Mardonio.

 

A un tratto, la porticina della scala segreta si aprì senza far rumore, lasciando passare un raggio di viva luce, che abbagliò Giuliano, ed entrò la vecchia schiava Labda, reggendo una lucerna di rame.

 

— Nutrice, ho paura… Lasciala qua, la lucerna — disse Giuliano.

 

La vecchia posò la lampada in una nicchia di pietra, sopra la testa di Giuliano. 


 (S. Merežkovskij)


[PROSEGUE CON L'ARTICOLO COMPLETO]







venerdì 7 gennaio 2022

BREVE INTRODUZIONE A DOGMATISMO e DOGMATICA











 Precedenti capitoli:


Meccanica e Meccanismo








Prosegue con un sincero ricordo


alla Memoria di Pavel Florenskij


Prosegue... l':








8 GENNAIO (ai miei figli)   (3)







 

[ 4 aprile 1937. Splende un sole fortissimo e la neve è di una bianchezza accecante. Sarà perché ‘io non amo la primavera, in primavera mi ammalo’, o a causa di qualche radiazione cosmica, o in conseguenza delle difficoltà e dei problemi della nostra produzione, ma mi sento del tutto insoddisfatto. Non pensare che sia qualcosa legato al fisico, no, la mia salute va benissimo, ma è come un’ansia interiore, un turbamento di tutti i sensi. Forse questo turbamento è dovuto alla lontananza dalla natura. Ieri ho fatto una passeggiata attraverso un campo innevato. Alla luce del tramonto la neve aveva l’aspetto di petali di rosa sparsi. Si stagliavano i profili ondulati degli strati di neve che io amo tanto, in quanto mostrano chiaramente il meccanismo della formazione dei depositi eolici. La superficie della neve era coperta di tracce di esseri viventi: orme di zampette di uccelli, con piccoli solchi allungati fatti dalla coda, fossette di lepri, di volpi, e ancora di altri animali. Il cielo, come spesso avviene alle Solovki, divampava di tutti i colori. Ed io mi sono reso conto di quanto mi manchi la Natura e di quanto mi ripugni la produzione, che mi è sempre stata estranea. In fondo, alla base di ogni tipo di produzione, stanno i soldi. E il fatto che questi soldi vadano non in una tasca individuale, ma in quella comune, non rende la cosa molto più sopportabile.]   

 


         

Proteggere più ‘ecosistemi’ facenti parte dell’‘universale patrimonio’ d’un comune perseguitato simmetrico destino, circa la corretta dovuta interpretazione della sopravvivenza (dello Spirito  quale vera Anima della Natura) esposta ai rigidi come opposti infuocati climi della Terra, della vera Natura afflitta in nome della Libertà (e con essa il Diritto che al meglio o al peggio la contraddistingue, o dovrebbe, seppur ingannevole maschera dell’‘apparente apparenza’…) ‘a cui’ esposta e soggetta e ‘da cui’ offesa vilipesa ed assoggettata, entro e non oltre termini e principi di economica sussistenza, non men della politica che li esalta e celebra quali nuovi miti della Terra…; sembra la miglior preghiera ‘offerta’ qual ‘oracolare summa’ al saldo corrisposta di questo nuovo anno non ancora trapassato a miglior vita.




Ovvero qual Faro esposto agli acrobatici nuovi Elementi scritti nella rosa del progresso, divenuti calamità - o funesti presagi - della censurata Visione della Via, da cui il clima dell’oracolo o profeta,  riconoscersi e dialogare (grazie alla Scienza Sacra) al pari di tutti i simmetrici Elementi rinati nell’essenza o (perseguitata) assenza di Spirito, e di cui solo la materia ne celebra - o peggio sentenzia - la dovuta esistenza nel Nulla di quanto crea, e da cui la sommaria vista senza Visione alcuna!

 

Prevedo un vento freddo, e un doppio nemico da avversare così come da combattere, equivalenti in pari misura al male.




Giacché scorgo non solo la pandemica catastrofe scalciare alla porta per ogni maschera indossata, accompagnata dall’altrettanta pandemica visione della sottostimata concreta certezza dell’equivalente veleno, posti nella simmetrica duplice maschera del proprio intento.

 

Ed in questo gelido freddo vento che proviene dal Nord d’un remoto pensiero, mi si rimprovera che all’annunziato deserto di Elia privo di pioggia, si preannuncia breve imprevista bufera scritta nella visibile o invisibile Rosa.

 

L’oracolo si avvia anche lui alla bufera annunziata, al tramonto della specie cosiddetta umana. Giacché oltre la duplice pandemia inalata, anche l’Anima perseguitata nell’intento al Fine di rimuoverne ogni più certo e profondo legame della Terra.




Cosicché l’Apocalisse possa essere ammirata tanto da Marte quanto nel profondo della Terra. Oppure presenziata da una grotta, o meglio da una caverna, ove ogni Dio (o martire) di questo Cielo possa uscire indisturbato, al Fine della più celebrata materia (d’ogni sorta), da una diversa invisibile Porta.

 

L’unione nella Sintesi del Ricordo celebrata negli opposti crea tutta quella invisibile Energia di cui l’uomo o l’umano sprovvisto (pur avendone in deficiente eccedenza), qual vortice inesauribile di Vita scritta negli eterni eventi della Natura. Uguali e simmetrici, preannunziare luci ed echi d’ammirate aurore, oppure, al contrario, lampi di scomposta energia - seppur imprigionata non ancora del tutto compresa nell’essenza da cui la sacralità della mitologia, ed  ove la Fine sentenziata dalla conquista della materia celebra il famoso baratto dello scambio, annunziare nuova e futura moneta coniata e da coniare ancora.




In sua vece può apparire ad intermittenza il peggior Diavolo rivenduto per Santo, la materia illumina celebra e edifica il proprio Albero, la propria stirpe maledetta. La specie ove raccogliere il frutto malsano! Qualche Eretico, anche lui profeta, conviene allo scempio seminato ove nessun ‘dogma’ può essere portato all’Altare del Credo con cui scritta Via Verità e Vita.

 

Solo un Dio risorto dalla porta può rimembrarne il Sacrificio, così come il Tempo in nome Suo Creato!      




I carotaggi, di cui addetti gli scienziati (compresi i sacri cultori di simmetrica dottrina) circa ère e climi della Terra, siano questi inabissati negli strati più profondi del ghiaccio come in cielo, sentenziano ugual unanime sorte d’un comune tramonto dell’unanime destino apostrofato e scorto in ugual cielo boreale nell’èstasi o travaglio (anche mistico) della perseguitata Anima (Mundi), la quale scorge il proprio Dio (anche l’ateo possiede il dono del proprio Dio) così come il conflitto, e di cui, seppur la frammentata interpretazione, sia questa atea o credente, Eretica o Ortodossa, comporta l’unicità della Visione così come della Verità naufragata, giacché il dio Conosciuto così come Straniero, in ugual contesti tratti, comportano il rifiuto circa una determinata dogmatica interpretazione posta in un limitato dogma circa la vita.




E nell’Universo Infinito di questa invisibile Unione riconoscere il Sentiero. La Via fondata in Suo nome, o in ugual mistero che ne deriva, frammentarsi e dividersi - così come la vita - per poi unirsi e convergere alla luce del nuovo Sentiero rinato nella Selva dell’antica Natura (di tutti gli dèi prima e il dio dopo, ricomporsi e ricongiungersi come Elementi nella mitologica sacra e sola Dottrina, rivelare il rilevato Tempo rinato e risorto, comporre la Stagione così come il primo e ultimo elemento alla fotosintesi della luce, ispirare medesima ugual ‘visibile-invisibile’ rinascita contemplata pregata, oppure costantemente sperimentata così come ricercata col giudizio di ugual ‘dogma’…), non più (scritta) nel Karma di medesima ‘dogmatica’ materia, ma nell’universale superamento che tal concetto comporta riflesso nell’indissolubile interpretazione da cui Infinito come Eterno, nella volontà scritta in Suo nome, e fors’anche al contrario, nel superamento della velata unione da cui segreta causa e casualità, forma e principio  - non del tutto rivelato - circa il mistero della vita interpretato o peggio sentenziato attraverso il limitato oculo della materia. 




Ed anche se qualche goccia semina la povera dissacrata Terra violentata, il deserto sembra la summa d’ogni futura mummia rinata e riposta nel sarcofago dell’antica  fastosa tomba in eccesso di parola privata del Primo Pensiero; del corpo senza l’ombra dell’Anima; della libertà imbalsamata seppur divinizzata; dell’ispirata parola sottratta alla propria poetica natura divenuta geroglifico del progresso senza grammatica alcuna; del pensiero in eccesso ed iper-connesso sottratto al legame genetico della Terra; tradotto da un algoritmo decifrarne e ricomporne il senso attraverso un circuito neurale frutto di una intelligenza plastica ed artificiale frutto della memoria collettiva; coltivata o sottratta secondo i rigidi climi dati e conferiti dalla materia economica abdicati alla politica dell’impero; ed ove ogni intento o istinto come desiderio decifrato e riposto dall’archeologo incaricato nella piramide del progresso scavarne il mito della eterna civiltà fondata ed in qual tempo naufragata.

 

Scegliamo il nostro giusto Tempo o controtempo in questa breve Rima qual miglior risposta!




Il nemico avanza in questo progresso privato del sano consenso, mantengono ugual virale principio, e statene certi non solo un fattore pandemico il pericolo annunziato. Li accomuna l’invisibile delirio mutato in nome del falso progresso. Un nemico silenzioso ed invisibile, con un proprio segreto linguaggio crittografato, un male simmetrico all’evoluzione dell’uomo ed alieno al contesto naturale ove sembra evolvere al pari del virus che combatte, e di cui si ispira ammirato e nutrito da ugual principio: controllare e rallentare, annientare e dissacrare, insidiare e rettificare, secondo il proprio indiscusso geroglifico d’un codice genetico a barre d’ogni processo naturale al meno che non muti in virale. 

(Giuliano) 

 

Da dogmatismo e dogmatica…

 

Nella Coscienza è apparsa un’esigenza nuova, quella di adorare Dio (anche, aggiungo, nei suoi profanati Elementi) ‘in spirito e verità’.

 

La storia ci consente chiaramente di definire quell’esigenza insopprimibile di schematizzazione delle esperienze. Tutta la storia della scienza e della filosofia, come pure della teologia e della cultura in generale, consiste nel soddisfare questa esigenza….


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