CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

martedì 24 giugno 2014

VIAGGI ONIRICI: gente di passaggio (stupor mundi) (27/100)


















Precedente capitolo:

Viaggi Onirici: gente di passaggio (26/99)

Prosegue in:

Viaggi Onirici: stupor mundi (28/101)













… Mentre le ombre della sera si allungano verso la pianura per raggiungere il mare, dal grande portale aperto verso oriente dell’ottogonale maniero di Castel del Monte (costruito tra il 1240 e il 1250 su un’altura isolata delle Murge pugliesi…) si affaccia un gruppetto di uomini tra cui spicca la regale figura dell’imperatore Federico II.
Il cielo ancora terso è solcato da qualche nuvola bianca presaga di pioggia. L’imperatore si rivolge a un saraceno addobbato all’orientale per chiedergli notizie sulla situazione degli uccelli migratori osservati alla foce del fiume Ofanto che, nelle giornate limpide, si può intravvedere dall’alto delle torri del castello.




Il responso è positivo: sono arrivate dal Nord le GRU e Federico decide che l’indomani si andrà sul campo accompagnati da due nuovi girafalchi d’Islanda avuti da poco in omaggio….
Il ritratto che emerge dalle osservazioni naturalistiche di Federico, che costituiscono il trattato ornitologico, prima parte finora trascurata del ‘De arte venandi cum avibus’, è ben diverso dall’immagine tradizionale conosciuta di codesto imperatore che, per lo straordinario impegno e l’incredibile versatilità, fu definito dai suoi contemporanei ‘stupor mundi’, meraviglia del mondo.
E’ il ritratto non solo di un grande naturalista e attento osservatore degli animali in natura, ma anche di un preciso sperimentatore e pignolo studioso di anatomia. Pur nel rispetto della tradizione classica, Federico II non si accontentò di riportare i ‘sentito dire’ sia pure di Aristotele, ma quando gli era possibile indagava egli stesso su problemi la cui interpretazione non gli appariva soddisfacente, faceva prove e riprove sino a quando non raggiungeva una propria razionale conclusione che poteva anche confermare, ma molto spesso smentiva, le versioni ufficiali.




Non solo: le sue conoscenze di geografia e astronomia gli servirono per offrirci una dimostrazione prerinascimentale, addirittura premoderna, di come l’uomo di scienza debba muoversi nelle diverse branche del sapere per la formulazione di teorie verificabili sperimentalmente.
Federico II fu il primo, dopo Aristotele, a sentire la necessità di ordinare gli esseri viventi secondo criteri oggettivi che non solo tenessero in considerazione le ‘somiglianze’ morfologiche ma anche i caratteri comportamentali, la presenza-assenza di caratteristiche  particolari anche fisiologiche, e così via.
Più di 500 anni prima di Linneo usò la nomenclatura binomia per disegnare le diverse specie di uccelli. Tra l’altro nel trattato troviamo per la prima volta illustrata la rondine con il nome ‘scientifico’ di 'Hirundo rustica', attribuito quindi erroneamente a Linneo e ancor oggi valido. E quello della rondine non è un caso isolato. Abbiamo così anatra campestre, falco pellegrino, eccetera…




Non sempre però una specie è collocata nel ‘giusto’ gruppo di appartenenza. L’anatra campestre, per esempio, non è affatto un’anatra trattandosi della gallina prataiola, cugina formato ridotto dell’ ‘ottarda’, fatto regolarmente messo in risalto dall’imperatore che conosceva perfettamente entrambe le specie, forse preferendo, per la più piccola, mantenere il nome volgare locale di anatra campestre per essere meglio capito.
Spesso infatti viene fatto uso di nomi pugliesi, come nel caso del pellicano di cui Federico ci informa che dagli ‘Apuli’ viene detto ‘cofano’ che sta per canestro e che evidentemente si riferisce alla ‘borsa’ del becco. Kofané, infatti, è nome greco, e in Puglia, allora come oggi, esistono etnie greche che tendono a conservare la madrelingua. 
Le conoscenze geografiche dell’epoca erano ben più avanzate di quanto non si creda, e Federico, approfittando di quanto appreso dagli scienziati arabi alla corte del nonno....


(Prosegue....)













domenica 22 giugno 2014

INTERMEZZO CASUALE



















Prosegue in:

Intermezzo casuale (2)

Una notizia:

Voragine vicino allo stadio....













Mentre nei ricchi quartieri di Roma si balla al suono delle pietre..., e si combinano
previsioni per l'affare d'oro del pallone, in altri luoghi piovono ben altre pietre o
disgrazie.....
Mentre i ricchi contano e prevedono grossi guadagni per i nuovi affari del secolo...
in altri quartieri così vicini al loro misero gioco si muore..., senza falsità morale a
loro dedico questo mio capitolo, con la speranza che il 'Beneficio' in un comune
credo, nei veri valori della vita ci possano unire, anche se talvolta le divergenze di
opinioni con taluni apostoli della 'Parola' divergono, ma in nome di Colui che morì
sacrificato dalla BARBARIE di ben altri valori, auguro a queste vittime della nostra
...... civiltà un Paradiso migliore.....







BERNARDO: Non ho visto niente.
MARCELLO: Orazio dice ch’è soltanto il frutto della nostra immaginazione e al
pauroso spettacolo che abbiam già visto due volte fa capire che non ha alcuna
intenzione di prestar fede. E quindi l’ho pregato di vegliar con noi in quest’ore
notturne, così che se quell’apparizione si mostrasse di nuovo, possa convincer-
si che i nostri occhi han veduto giusto, e possa anche parlargli.
ORAZIO : Tutte sciocchezze; non si farà vedere.
BERNARDO : Siedi un momento e lascia che noi muoviamo nuovamente all’as-
salto dei tuoi orecchi – tanto fortificati contro la nostra storia – con quel che, per
ben due notti, abbiam veduto.
ORAZIO : Va bene. Sediamo e ascoltiamo ciò che ha da raccontare Bernardo.
BERNARDO: La notte scorsa, quando quella stella che si trova a occidente del
polo aveva compiuto il suo corso per illuminare la parte del cielo dov’essa ora
arde, Marcello ed io, nel punto in cui la campana batteva il tocco ……








Nel dispiegarsi della creazione di tale scritto vedo figure comparire e vibrare.
Esseri entrare ed uscire.
Panorami mutare.
Terremoti scorrere.
Antiche malattie donarmi il potere della visione.
Pesci uscire dal proprio acquario e seguirmi per sentieri di nuova creazione.
Figure geometriche assumere forme e dimensioni a noi ancora oscure.
Stelle nascere e morire attraverso vortici invisibili di antimateria dove vedo forme
antiche salire in alto per poi scendere in basso verso le viscere della terra.
Stagioni e millenni, nella paleoclimatologia di poche ore.
Giorni come attimi di una creazione.
Regressioni temporali attraverso la progressiva stratificazione nell’origine della
forma primitiva per dare consistenza ad una probabile teoria, analisi, prospettiva
della realtà attraverso il ‘Viaggio’.
Devo necessariamente documentare ed avvalorare il presente scritto con tutte i
pensieri di questi esseri informi senza tempo e direzione, assenti alla nascita e morte
in eterno divenire di ricordi e sogni, assemblare voci e pensieri, sussurri e teorie,
intuizioni e Dèi, morti e resurrezioni, diavoli e Cristi, atei e credenti, sole e tenebra,
intuizione e lingua, movimento e staticità.
Inizio dalla progressione degli eventi: un disastro senza alcun significato eccetto
l’attenzione che gli si vuol dedicare, rispetto ad analoghi e migliaia che ogni giorno
affollano la nostra banale ed uguale esistenza. Sembra che ogni buca sulla liscia e
sicura strada possa destare tanta attenzione, non memori di un tempo quando ci
rompevamo le ossa su sentieri ben più impervi.
Gaia è un essere vivente, lo percepirono gli antichi, lo riescono a percepire (solo
nel momento dell’urgenza) con minor sensibilità anche i moderni. Per trovare la
connessione con il mondo vivente, il pensiero circoscritto alla mitologia, debbo di
pari passo seguire due vie distinte e parallele fra di loro. L’evoluzione della terra si
fonda innanzitutto su una serie di mutazioni a grandi scale. La scienza che le studia è
la geologia. Essa non può essere scissa da altre scienze che rilevano analoghi fattori
nello studio dell’atmosfera. Questi aspetti li analizzo non in maniera confusa e
disordinata, ma al contrario, come un fotone di luce ne percepisco ogni singolo
spettro di colore.
Nella spirale di questo disegno mi imbatto in un nesso casuale.
Non è il primo, e come già precedentemente successo lo esamino non nella
prospettiva di un sogno antico, apparentemente irrazionale di un primitivo che a detta
di qualcuno si nutre del pasto animistico nell’immenso panteon di tutti gli Dèi viventi
che lo circondano; ma scavo fin all’origine del mito, come del resto ho già fatto nella
storia pagana e cristiana.
Un Indios, memoria onirica divenuta sogno di una paziente (io di fronte al telescopio
della vita di Junghiana memoria), verso una prospettiva di analisi che coinvolge più
discipline che scavando nell’animo umano arrivano a progressive regressioni in
ambito scientifico, fino ad un punto non quantificabile nella dimensione e percezione
spazio-temporale che definisco e circoscrivo nell’ambito della esperienza subconscia.




Simmetricamente avvolto in questa o altre dimensioni di una ‘stringa’ sono
nell’universo di una casualità analizzata in diversa prospettiva, …. ‘e se Destino e
Volontà son così avversi che i nostri piani spesso vanno persi: nostri i pensieri, gli esiti
mai’.
Cominciamo dall’inizio.
Giovedì 22 febbraio nell’anno di ‘Nostro Signore’ 2007, la sera verso le 23,50 mi
accingo a visionare dei libri, dopo le considerazioni amare di natura culturale. Nei
giorni precedenti ho esaminato il rapporto climatico emerso nell’ultima conferenza di
Parigi. I dati emersi sono pessimistici. Con piacere però ho appurato la metodologia
di una nuova scienza che studia tale fenomeni in ambiti storici.
La paleoclimatologia.
Stupefacente! ne ho sentito parlare diverse volte ma adesso prendo coscienza che
questa moderna branchia scientifica sta per emergere dal mare per divenire qualcosa
di concreto. Le branchie vengono progressivamente sostituite da un più adeguato
sistema di respirazione, così almeno era ed è nella percezione evolutiva.
Il panorama italiano in questo specifico contesto è desolante. Siamo all’inizio della
creazione. Pochi esseri si muovono in questi ‘oceani’, e pochi evolvono da tale
contesto. Spero che la metafora renda l’idea, del resto adopero il principio della
stringa (dicono inattendibile ora, ma pur sempre adeguato nel render conto di talune
idee ed il loro funzionamento nella prospettiva di un nuovo ambito) per cui le
dimensioni sono numerose rispetto quelle a cui per nostra natura siamo abituati a
percepire, rilevare, leggere.
Per tal motivo manteniamoci nell’‘apparente’confusione di più ambiti.
Ho comperato 3 libri: ‘Benvenuti nell’antropocene’, ‘L’uomo ha cambiato il
clima’,‘Che tempo faceva compulsare gli archivi storici della terra’, per un totale di
60 euro.
Il giorno seguente fra le tante notizie curiose ne trovo una, la fotografia
impressionante di un fenomeno antico ma in un contesto nuovo: una voragine
immensa, 40 metri di larghezza per 60 di profondità, rilevata a Guatemala city.
Morte tre persone: due giovani ed un anziano. 15, 18 e 53 anni. Due fratelli gemelli,
ed il padre. Fin qui nulla di apparentemente strano, un notevole buco nero nel pieno
di una città per lo più sconosciuta a noi Europei.
Ma esaminiamo più attentamente l’accaduto.
Il danno sembra essere stato causato da un cedimento strutturale della rete fognaria
nella quale convergono oltre che i liquami della città anche i flussi idrici provenienti
dalle recenti piogge. Ho monitorato la situazione delle piogge ed in effetti rovesci, di
cui non ho potuto rilevare l’entità, sembrano aver colpito la zona. Possono aver
contribuito alla rottura di un impianto che non ha retto ad una scarica violenta e forse
improvvisa di pioggia, probabilmente protratta nel tempo. Non sono esperto di
fognature, però immagino che se indipendentemente dal contesto pluviale
esaminassimo le strutture in ragione della fisica, non ci sarebbe stato un cedimento di
tale portata, almenoché la pressione di contenimento non sia aumentata a dismisura.
Creando il probabile danno e conseguente cedimento. La natura, come detto, non la si
può contenere nel momento in cui modifichiamo il normale corso degli eventi.




Cosa genera l’innesco della bomba atomica, un processo irreversibile che causa
milioni di morti, se usato per scopi bellici.
Ma andiamo al terzo messaggio contenuto nella bottiglia lasciata galleggiare dalla
summa di questi ‘nessi casuali’.
Siamo in Guatemala terra dei Maya. Andiamo al linguaggio mitologico di questa
antica civiltà cruenta nelle sue manifestazioni, colonizzata cristianizzata e distrutta in
pochissimo tempo dall’impero coloniale spagnolo. Arriviamo al mito della creazione
Maya dalla storia di due eroi gemelli: Humahpu e Xbalanque figure salienti della
mitologia. Ed il regno Quichè in cui si cerca di mostrare come il potere della famiglia
reale provenga dagli Dèi.
Questo è l’inizio del mito della creazione:

QUESTO E’ IL RACCONTO DI COME
TUTTO ERA SOSPESO,
TUTTO CALMO,
IN SILENZIO;
TUTTO IMMOBILE,
TRANQUILLO,
E LA DISTESA DEL CIELO ERA VUOTA.

Mi soffermo brevemente sul primo capitolo di questo antico libro: Popol Vuh,
riscritto o copiato dai missionari spagnoli, dopo averlo preservato dalle fiamme del
rogo, come era consuetudine in quei tempi. Probabilmente ritoccato in taluni punti.
Leggo un breve passo del I capitolo:

GLI ANTENATI ERANO NELL’ACQUA CIRCONDATA DALLA
LUCE…
TEPEU E GUCUMATZ SONO VENUTI INSIEME NELLA
NEREZZA DELLA NOTTE…..
COME LA FOSCHIA, COME UNA NUBE DI POLVERE ERA LA
CREAZIONE, QUANDO LE MONTAGNE SONO COMPARSE
DALL’ACQUA; ED IMMEDIATAMENTE LE MONTAGNE SI
SONO SVILUPPATE…

Sono sufficienti questi pochi elementi mitologici per iniziare una analisi.
Gucumatz è il serpente con le piume che si muove nell’acqua. Dal punto di vista
cronologico il V secolo a.C. fu il periodo di formazione delle civiltà primitive
messicana e centroamericana, quando la figura di Quetzalcoatl aveva forse già
cinquemila anni. Quetzalcoartl era, sotto varie spoglie, l’eroe culturale del paese.
Il suo simbolo, la testa di un serpente piumato esisteva molto prima che egli si
incarnasse come persona. Era il dio dei venti, dell’aria, della medicina, della salute....

(Prosegue....)

















mercoledì 18 giugno 2014

VIAGGI ONIRICI: 'migrazioni & relazioni' (23)

















Precedenti capitoli:

Viaggi onirici: 'lezioni di vita' (22) &

Migrazioni  &  Relazioni 

Prosegue in:

Viaggi onirici: 'migrazioni & relazioni' (24)

















       





      
Una volta in una tetra mezzanotte, mentre meditavo stanco e sconsolato, su molti e astrusi volumi d’obliata sapienza, mentre, sonnecchiano, già il capo mi si chinava, mi riscosse d’improvviso un battito leggero, come d’uno che bussasse alla porta della stanza. ‘E’ solo un visitatore’, borbottai, 

‘che bussa alla porta della mia stanza  – solo questo e nulla più’. Ah, distintamente ricordo che si era in un desolato dicembre, e che ogni stizzo morente disegnava, dal camino, un suo spettro sul mio pavimento. Sospiravo ansioso il mattino; - giacché invano avevo chiesto ai miei libri di lenire il

mio dolore – il dolore per la perduta Lenora – per la rara e radiosa fanciulla cui gli angeli dan nome Leonora – ma che qui non avrà un nome mai più. Il serico triste fruscio dei drappeggi purpurei mi suscitava un brivido – m’accendeva d’immaginari terrori mai prima avvertiti; sicché infine, per




placare il pulsare del cuore, m’alzai ripetendo: ‘E’ un visitatore che insiste alla porta della mia stanza – qualcuno che s’attarda e insiste alla mia porta; - solo questo e nulla più’.  Allora ripresi coraggio; e senza più esitare, ‘Signore’, dissi, ‘o signora, umilmente vi chiedo perdono; ma è ch’io 

sonnecchiavo, e così sommesso fu il vostro bussare, così fu leggero quel vostro battito, battito alla mia porta, che appena ero certo d’averlo io inteso’ – e tutta apersi la mia porta; - solo le tenebre e nulla più. Scrutai a lungo in quelle tenebre, sostai a lungo con stupore e timore, dubbioso, sognando sognai che mai un mortale osò prima sognare; ma il silenzio era assoluto, e la muta aria, 

non dava alcun segno, e una sola parola fu detta, fu bisbigliata: ‘Lenora!’. Fui io stesso a pronunciarla, e un’eco mi rimandò quella parola: ‘Lenora!’. Solo questo e nulla più. Rientrai nella mia stanza, col cuore infiammato. E di nuovo udii bussare, un po’ più forte udii bussare. ‘Certo’, mi




dissi, ‘c’è qualcosa alla finestra; m’accerterò, dunque, esplorerò questo mistero; - con cautela esplorerò questo mistero sarà il vento e nulla più!’. Aprii la finestra: ed allora con strepitio d’ali entrò nella stanza un maestoso corvo dei sacrali giorni d’un tempo; non fece alcun cenno d’ossequio, non 

un attimo s’arrestò o indugiò;  ma con portamento d’un gran signore o di dama si posò sulla mia porta – si posò sul busto d’una Minerva, sopra la porta della mia stanza – lassù si posò e nulla più. Inducendo allora quest’uccello d’ebano un po’ al sorriso i miei tristi pensieri, con il grave e severo  

contegno che si dava, ‘Per quanto’, io dissi, ‘la tua cresta sia rasa e tagliata, tu non sei certo né vile né spregevole, orrido, cupo e antico corvo, qui giunto dalle rive della notte; dimmi qual nobile nome è il tuo sulle plutonie rive

(Prosegue....)