giuliano

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IL TOMO

martedì 24 gennaio 2023

IL SORRISO DEL QUETZAL

 








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e più umani capitoli 


dalla Natura ispirati 


per ascoltare e osservare 












il Sacro Quetzal.... 


Prosegue con la 


Seconda parte dell'Articolo












BREVE INTRODUZIONE 

 

 

La mia professione prende in considerazione anche un tema di portata ben più ampia della stessa evoluzione: la natura e il significato della Storia.

 

La Storia si serve dell’evoluzione per strutturare gli eventi biologici nel tempo. La Storia sovverte lo stereotipo di scienza come impresa arida ed esatta, che da ogni complessità riesce a cavar fuori l’unicità e riduce ogni cosa a esperimenti di laboratorio controllati, ripetibili, non condizionati dal tempo.

 

Le scienze storiche sono diverse, non inferiori.

 

I loro metodi sono comparativi, non sempre sperimentali; spiegano, ma generalmente non cercano di fare previsioni; riconoscono l’irriducibile stravaganza che la Storia comporta e ammettono il potere limitato che hanno le circostanze attuali nell’imporre o nel cavar fuori soluzioni ottimali; la regina delle discipline di cui essi fanno parte è la tassonomia, la Cenerentola di tutte le scienze.

 

Allorché scrissi ‘Quando i cavalli avevano le dita’, ho osservato con un certo divertito distacco come la Storia stesse lentamente emergendo in testa ai miei interessi e si diffondesse per tutto il volume come un trasposone.

 

‘Il sorriso del fenicottero’ (come ‘il pollice del panda’) ne è la sineddoche: una stravagante struttura, forzatamente indotta da un diverso passato e rabberciata alla meglio con parti a disposizione.

 

Prima che la teoria evoluzionistica ridefinisse l’argomento in modo irrevocabile, l’antropologia della prima metà dell’Ottocento fu teatro di un violento dibattito tra due scuole di pensiero, il monogenismo e il poligenismo.

 

I monogenisti rivendicavano per tutti un’origine comune nella coppia primordiale, Adamo ed Eva (le razze inferiori, essi sostenevano, erano degenerate dalla perfezione originale in un periodo successivo). I poligenisti, invece, sostenevano che Adamo ed Eva erano antenati soltanto delle popolazioni bianche e che le altre razze, inferiori, erano state create separatamente.

 

Sia l’una sia l’altra argomentazione poterono alimentare una dottrina sociale di disuguaglianza, ma sicuramente il poligenismo ebbe maggior presa in quanto era una giustificazione convincente a favore dello schiavismo e delle dominazioni nel proprio e in altri paesi.

 

‘Una mente benevola’,

 

scriveva nel 1839 Samuel George Morton (un eminente poligenista americano),

 

‘potrebbe rammaricarsi dell’inattitudine degli indiani a civilizzarsi... La struttura della mente degli indiani sembra diversa da quella degli uomini bianchi... Gli indiani non solo sono restii a qualsiasi condizionamento dell’istruzione, ma per la maggior parte sono incapaci di un processo ragionativo continuo su argomenti astratti’. 

(S.J. Gould)




Gould approfondisce ulteriormente non più una tesi ma una sorta di incontrovertibile postulato scientifico (se mi è concessa l’affermazione, giacché questo sfocerà in una grande ‘summa’ evoluzionistica con cui leggere i medesimi ‘atti evolutivi’…  non solo scientifici, ma altresì storici per ciò che sarà l’‘Equilibrio puntinato’…) che contraddice scientificamente, e a Ragione, le presunte disuguaglianze di cui la Storia si nutre e per Secoli nutrita (e non solo dall’800 ad oggi), evitando ogni più approfondito studio in merito alla  propria e altrui ‘statura’ e non solo evolutiva, letta nel sano ‘equilibrio’ ‘di cui e con cui’ la Ragione si compone o dovrebbe, per ogni presunta differenza (e non solo di razza o di specie) dedotta*, compresa ovviamente quella che intercorre fra l’uomo appena detto e la…’bestia’...; se fosse vero il contrario dedurremmo e raccoglieremmo maggiori frutti lungo il comune Sentiero…   

(*se fosse stato ben compreso come approfondito, quindi adottato, come principio in cui ogni Natura - crea e ha creato - e non solo l’elemento finale [ovvero evolutivo] dato dalla cogitata ‘parola’ per sacralizzarla [la Natura e con medesima ‘parola’  - diversa dal ‘verso’ - di cui l’atto ne contraddice l’elevata funzione per ogni oltraggio a Lei arrecato], riflessa nel quotidiano contesto storico-evolutivo, taluni e frequenti fenomeni [di medesimo tellurico evento scisso dal proprio naturale contesto alla deriva cui approdata la Ragione umana] non avrebbero proseguo.




Ovvero, la Storia non meno di quella scientifica [di cui Gould, l’evoluzionista, puntualizza], non compirebbe lo stesso circolo vizioso - di morte e distruzione - per come annoverata negli archivi della trascorsa come odierna Memoria, letta nel cerchio imperfetto dello zero - da cui anche in questo caso - di differenzia; giacché lo ‘zero’ elemento matematico imprescindibile ma diverso dallo ‘zero’ del nulla assoluto [da non confondersi con una diversa dottrina, e da cui lo zero deriva] a cui sembra aspirare [con parola e intelletto] l’‘humano’.

 

Ragion per cui concordo pienamente con entrambe i Gould (l’evoluzionista e il naturalista], rilevando come il razzismo si nutra di tutto ciò che Sacro nei [rimossi] principi della vita confinandolo nell’incompreso e più vasto regno della ‘materia’ sottratta all’atto di Dio; muovendo i propri dissoluti assolutistici meriti e fini, facenti parte da uno sottocultura data dalla summa dell’estrema ignoranza [la quale vaga da sinistra alla destra, dall’alto al basso, da uno all’altro polo, ed infine propagata dall’alto d’un corrotto cielo e da una menomata parabola distribuita qual falsa moneta…] asservita ad un potere sempre più centralizzato e corrotto [al pari di un formicaio].

 

E non più ad ugual Logica con cui la Natura ha forgiato l’Intelletto, la Natura - si badi bene - per tramite di un Architetto, oppure e al contrario, ugual ‘architettura’ [sottratta all’atto di un Dio] con cui leggere e decifrarne il Sentiero; ma seppur - atei o credenti - affine ad una architettura evoluzionistica di cui l’uomo dovrebbe confermarne il fine dato da un principio, seppur paradossalmente ne sancisce la prematura ‘fine’ in ugual spirale di vita [più simile ad una vite in difetto di avvitamento nella presunta edificata crescita avversa a se medesima, piuttosto che una diversa Spirale evolutiva ove leggere e comprendere l’intero Universo, letto per ogni calco e impronta qual più probabile codice genetico…].




Potere, dicevo, inferiore alla forza della Natura ed ora percepita in ‘pericolo’ - fors’anche e meglio - in un più profondo apocalittico abisso -, al pari del rimosso indigeno a cui si prometta la Terra perennemente derubata, fors’anche ‘purgata’ da ogni sano [promesso  compromesso] Elemento per miglior intestino dato dalla ‘summa’ delle interminabili e più fruttuose guerre intestinali di cui la Storia si nutre, e dicono evolve - fors’anche dissolve - in grazia dell’altrui ingordo appetito.

 

Storia sempre al servigio e incarnata dal ‘potere [di uno o più] sovrano’

 

[il quale a sua volta incarna la volontà da cui deriva la presunta ‘summa’ dell’investito e successivamente votato potere, e da cui come lo ‘zero’ poco fa enunciato, si frammenta divide e ramifica sulla vera essenza e finalità del ‘potere’ medesimo non meno della corretta interpretazione che la Storia gli attribuisce nel merito o assoluto dissenso; e come nella ugual Storia interpretato per ogni ‘atto’ offerto al grande Teatro d’un palcoscenico sempre esaurito; e di cui gli antichi sovrani ne disconoscevano il vero principio precipitato nell’abisso dato dallo ‘zero’ assoluto, seppur interpretato con zelo illuminato d’assolutistico ‘nulla’; posto al bivio di ugual Ragione e Intelletto; se fosse vero il contrario di questo seppur breve enunciato, non avremmo visto - anche se ancora ne scorgiamo e raccogliamo - morte distruzione e ricchezza per mano di pochi sovrani per lo più ignoranti; i quali poco hanno compreso circa la vera ‘summa’ della Storia connessa con lo Stato evolutivo assommata al Sacro [donde deriva il principio da loro nominato ‘divino’ in conformità dell’esercitato ed altrettanto sacralizzato potere]; e seppur ben ritratti con altrettanta ‘summa’ d’arte, con pose annoverate da grandi gesta e notizie; a nostro avviso più bassi e meschini di fiere e più nobili animali!...]

 

piccolo ed ignorante [mi pare che anche Plutarco lo descrisse in ugual termini].




Non meno dell’odierna costante immagine del politico asservito - con cui antiche e nuove corti - si compongono scomponendo il sano divenire del Sapere, e la vasta folla del populismo qual ultimo atto dell’intero degrado storico-evolutivo, asservita all’ignoranza [del potere pre-costituito] - seppur dotta e sempre connessa [o sconnessa… questo il vero dilemma fine e principio d’ogni tragedia!] per il bene dell’intero paese, se fosse vero il contrario, bensì la saggezza fosse seminata e giammai estirpata, non assisteremmo al Denaro così derubato come mal raccolto per l’intero ed ugual fiero paese!

 

Commedie e Tragedie lette e dedotte come ben interpretate, [seppur talvolta o troppo spesso, dietro riparate quinte], tanto nelle uguali finalità [che perseguivano e ancora perseguono in ugual intenti], come dal misero inferiore intelletto con cui muove argomenta e nutre  - differenza e odierno razzismo -, asservito ‘dal e al’ progresso, fors’anche il miglior pasto… dicono d’ognuno; Nessuno - infatti - esiliato e in alto mare…

 

Ogni Eretico di fatto non conforme all’impero, torturato perseguitato punito - ed infine -, esiliato e privato d’ogni diritto compreso del misero suo avere - al pari e non meno - dell’Indios;  da cui ne deriva la strana ‘storica’ formula – ‘summa’ - dell’intelligenza [compresa l’artificiale o nuovo alchemico artifizio] di cui il vecchio e nuovo sovrano abbonda nelle casse zeppe d’altrui oro predato [ovvero: più oro rubato maggiore l’intelletto dato in conformità al comandamento ad ogni tavola celebrato in merito al rito officiato], qual predatore assoluto, come l’araldo e lo stemma dell’aquila ‘miniata’ aspirare ad un diavolo che striscia e nulla più frutta all’altrui ingordigia!

 

[All’uomo appena nato, Adamo ed Eva al Giardino è fatta preghiera di non nutrirsi della mela proibita…]




Infatti il ‘sovrano’ si serve di medesimi mezzi dati dalla ‘summa’ del progresso con cui rimuovere - o meglio potremmo dire ‘abdicare’ -, le facoltà del Pensiero e della Conoscenza, seppur espresse all’infinito aliene dall’Infinito da cui deriva la vera grammatica da cui la vita.

 

Giacché se non sorge illuminato Pensiero [storico-evolutivo], ‘dubitativo affermativo o critico’, quindi ‘scettico’, con il quale la Scienza [assommata alla filosofica] ha posto - e ancora pone - [ovvero la proibita mela] le solidi Ragioni dell’Essere ed avere dinnanzi alla medesima via nelle alterne vicissitudini di ugual Sentiero - condito anche dalla perenne e più saporita malavita - per ogni grado e ruolo dell’economica fratellanza unita o massoneria; non avremmo l’inganno dell’uguaglianza per come viene interpretata l’intera vita economica in offerta petrolifera, giammai potremmo dire prolifica, e dal sovrano tutelata nella presunta legge del diritto, e successivamente posta nell’assoluta invisibile disuguaglianza qual fine evolutivo dell’oblio economico-assolutistico!

 

Dacché, ne deduciamo e prendiamo ‘atto’, che se non sussistano i principi della corretta ed incorrotta Conoscenza affine all’umano - connesso e non scisso - alla Natura che invoca ed ispira un ugual Pensiero di degrado in medesima simmetrica distruzione, saremmo non più al pari ma al di sotto dell’Indios, e ugualmente al di sotto della bestia alata sacralizzata, la quale, tanto l’indigeno come la ‘bestia’ uniti dal Sacro reciproco vincolo dato dall’antico [tellurico] potere del ‘patto’ conferito dalla più elevata e nobile Madre Natura; diverso dal ‘contratto’ feudale [per non nominarlo con diverso e più appropriato nome] con cui uno e più stati si contraddistinguono contendono - e in ultimo - dividono - non più un seminato frutto -, ma l’intero bottino dato dalla perenne ‘caccia’ [e non solo all’ambito oro]!




Il Potere e l’invisibile spirituale Forza conoscono bene i sacri vincoli che legano e uniscono l’Universale Intelletto, in nome della predata Terra o della Sacra piuma, certo predata anch’essa, ma con consapevolezza della nuova crescita e mai nell’estinzione con cui piuma e indios periti e abdicati ad uno scaltro scrivano con cui coniato e cinto l’inganno all’elmo al patto sovrano.

 

E si badi bene non solo l’Indios, ma anche ogni popolo e singolo predato di ugual diritto [si guardi con sgomento cosa succede dopo un secolo in ugual terra d’Ucraina], nella perenne rimozione, come dicevo, qual atto finale nell’indiscusso merito conferito [e non certo per potere divino] dalla ‘summa’ storica perpetrato con ugual mezzo d’inganno, di cui pochi Conquistadores [o comuni ladri in nome e per conto di una dubbia economia e l’oro che ne deriva] a danno di molti e troppi, che nel contarli proviamo vergogna per la loro Storia distribuita ogni hora!

 

La rimozione d’un più profondo Cogito e non solo cartesiano ma anche divino [posto in assenza e direzione del comune Tempo] conferito in merito all’universale Intelletto dato dalla Natura, a cui non si più né concedere né permettere [taluni teologi e non solo economi propensi verso questa monolitica dottrina] l’indubbia facoltà creativa [ispirata e abdicata per interposta persona, come evoluta quale semplice ‘atto evolutivo’ in cui la specie migliora] e odiernamente abdicata al mascherato artifizio quale falso strumento per simmetrico ingegno certamente in difetto, dacché l’umana specie smarrisce il naturale contesto e non solo genetico donde derivata ‘atto’ e facoltà evolutiva per ogni reciproco umano rapporto - e simmetricamente - la stessa Natura.




Non tralasciando la disquisizione e non più antica, circa le medesime facoltà di parola e Pensiero ad uso esclusivo ‘humano’ [questioni di punti di vista e non più di mira da cui l’umano Pensiero fuggito, giacché senza principio d’Intelletto, ed hora come ben leggete se non difettate di comprendonio, rivolto ai stratigrafici e più profondi motivi d’una rimossa deriva da cui  più ‘fiera’ terra nata e ramificata per ogni ramo e albero evolutivo…], dettate e concesse da un Dio, sia questo al servizio del progresso nella finalità della sua architettura, sia lo stesso finalizzato al Sacro nella sacralità in cui crocefissa la vita nella dubbia e carente interpretazione evolutiva [asservita ad un falso progresso].

 

Non dissimile da un progetto Orwelliano in atto, tendere quindi finalizzare, per opera di pochi [ingloriosi conquistadores e ingegneri delle libere facoltà intellettive] nell’improprio ausilio e costante esercizio del presunto e già citato progresso [in difetto del libero arbitrio e propenso al controllo della Coscienza d’ognuno privata del dovuto sano libero intelletto] - ma non certo evolutivo -.

 

Concretizzato nel sottomettere piegare e influenzare, quindi sovvertire, l’intero albero genetico [non meno del medesimo Albero Sacro] di cui Natura e Uomo connessi e indivisibili, ritenendo l’ultimo arrivato, un suo frutto e non certo un seme, giacché la Conoscenza dell’atto del Cogitato Pensiero posta nella finalità e miglioramento delle reciproche specie - e non solo la propria - per come l’evoluzione pone e non certo oppone, il proprio ‘comandamento’ dato dal sano e più saggio illuminato Intelletto.




‘Comandamento’ inteso in seno al dibattito evolutivo e successivamente mal interpretato, come il Gould evoluzionista ci insegna, ponendo in essere ed avere un dubbio codice morale alieno a qualsiasi Natura con la scusa di migliorarla, sancito nelle false ragioni interpretative del più forte.

 

Sicuramente e per approfondirne il contesto, riflesso nel vasto dibattito evolutivo di cui Wallace e Darwin ottimi interpreti e naturalisti, verificarono come rilevarono sul vasto campo di studio per ogni terra studiata; il primo - simmetricamente - ebbe medesima ugual intuizione del secondo e la pose all’immediato suo cospetto, peccato ma non peccando che un antico credo lo abbia squalificato nell’Architettura di ugual progetto creativo, concedendo fama fortuna e gloria solo al Secondo.

 

Per mia Logica non lo escludo dal ‘Primo’ dibattito evolutivo, ma considero il reciproco miglioramento quale miglior forma per la specie in ‘atto’, ed anzi, viste le simmetriche circostanze in cui il medesimo pensiero maturato, ne considero una proporzione trascurata posta in ugual ‘atto’ sancito - e in qual tempo o ancor meglio, ‘universale tempo’ ampiamente trascurato.

 

Quindi, come la ‘meccanica quantistica’ in riferimento alla leggi della Fisica specifica ancor meglio la ‘materia’, posta alla maggior conoscenza della vita, e concernente la spiegazione del singolo ‘fotone’ di luce principio di medesimo viaggio in ‘atto’, tendo in ugual ‘atto’ creativo-evolutivo, inteso qual ‘summa’ della conoscenza, a considerare validi entrambi gli assunti, onda e particella.




Non conferendo determinazione predominante né all’una né all’altra visibile forma e principio d’‘atto’ di medesima vita posta alla visibile luce d’ognuno.

 

Considero validi entrambi gli assunti anche quando la ‘materia’ dedotta dalla stessa sua scienza, nei termini di determinazione o indeterminazione posti nei limiti della stessa, tende - quindi prossima - all’altrettanto calcolata impossibilità dedotta dalla meccanica quantistica di calcolare se medesima; come Godel sembra indicare e proporre in un successivo dibattito evolutivo, posto nelle ragioni della Fisica.

 

Godel qual riprova del presente enunciato ora riproposto fra Darwin e Wallace, si avviò alla prova matematica dell’esistenza di Dio!

 

Quindi prendiamo ‘atto’ che il processo evolutivo in costante spirale qual forma di reciproca crescita, posto nello specchio e riflesso dell’Universo, dacché non si possono escludere i principi fondamentali della Vita - per ogni suo Elemento - da cui nata e evoluta la Terra, semmai comprenderne ‘il e dal’ principio con cui e per cui ogni specie regna e ha regnato, sussistere delle proporzioni in cui la spiegazione della ‘materia’ con l’‘atto’ della stessa scissa in varie dottrine, impossibile e limitante. La ‘meccanica quantistica’ - una di queste - posta nel regno della Fisica, ma ancor prima della Filosofia, più che nel dominio della sua applicazione, comporta una presa di coscienza filosofica posta nel limite dell’osservazione e dell’oggetto osservato, successivamente dedotta e sperimentata fra onda e particella!   




Quindi ed ancora, penso - semmai -, che l’ostacolo debba non considerarsi tale quando la luce della verità si rivela, e rivelandosi fra le due possibilità recepite nell’ordine della ‘materia’ non può escludere un sentiero a dispetto di un altro, non tende cioè a privilegiare una via a dispetto di un’altra [come ci dice la stessa Scienza e non solo Fisica]; chi si investe di questa presunta superiorità data da una errata formula interpretativa dell’evoluzione come fu ed è in questo tempo tratto dalla ‘materia’ nell’ordine della Storia.

 

E la stessa non manca di idioti spacciati per intelligenti, per come intendere e approdare, non tanto ad una Cima, ma semmai alla corretta e più saggia interpretazione dell’uguale Architettura evolutiva posta e scritta nell’uguaglianza.        

 

Quindi conferita dalla costante osservazione come dal calcolo, ma la summa dell’Intelletto per la dovuta conservazione della specie ha comportato più approfonditi studi sul reciproco rapporto che regna nell’intero ecosistema Natura.

 

Ovvero, se alteriamo un certo equilibrio anche se non perfetto, giacché questo sembra regnare solo nell’Elemento della Natura, come l’acqua il vento e così via, e per come dedotto e specificato un determinato parametro di perfezione, stabiliamo che per i Conquistadores la ‘perfezione’ sancita da una nobile conquista, coronata qual nobile fine; per l’indigeno spodestato, invece, ignaro del progresso e la sorte che lo pone e confronta in ugual ‘materia’ e non solo storica, tal termine che intende o sottintende la ‘perfezione’ posta su un diverso grado di giudizio.

 

Ovvero ed ancora: l’arretratezza o la civiltà?




Taluni scienziati tendono a postulare in seno ad un costante dibattito socio-evolutivo, non sussistere quindi misurabile solo nell’ordine dei manufatti con cui creare o adattarsi alla sopravvivenza tratti dagli elementi della natura, ma semmai - e al contrario - nell’arte d’intenderne e specificarne il ruolo della vita all’interno della stessa.

 

Da che cosa sorga la profanazione solo l’indigeno lo comprende anche quando pecca nel sacrificio di ugual storia che lo renderà vittima assoluta; e anche se in questo caso certamente il paragone può cedere ad un severo quanto sommario giudizio, di certo sappiamo che il costante rapporto che lo pone nell’Ecosistema [profanato dall’altrui imperfezione] interpretata e tradotta in puro senso deistico-animistico dell’intera natura da cui deriva un diverso e sacro elmo dato da una sacra piuma, più completo e affine alla sopravvivenza.

 

La Natura dinnanzi all’uomo cosiddetto ‘civilizzato, perirà di morte prematura, e questo non lo insegna solo la Storia!

 

Di ciò abbiamo un vasto repertorio ‘storico-socio-antropologico’ sempre in seno ad un costante dibattito evolutivo. Con tutte le aberrazioni del caso, mai l’indigeno è stato partecipe di uno o più eccedi nei confronti della Natura. Più probabile che la sopravvivenza intesa come difesa del territorio per ogni specie abbia ed ha influito, portandolo alle successive fortune, citando come esempio Cortes, il quale individuò i nemici d’un comune nemico i quali fecero la sua fortuna, in seno ad un Re restio nel finanzialo. Ma Cortes non èra un indigeno nemmeno l’uomo della provvidenza, sicuramente un abile avventuriero, il quale si pone fra una guerra o disputa territoriale traendone profitto.




Certamente la guerra nel vasto dibattito evolutivo esiste e sempre esistita, compresi tutti coloro che per propria e altrui sfortuna, la seminano e coltivano per ogni campo e sacra foresta, ma certamente differisce dalla cosiddetta ‘sopravvivenza’ di Cortes. C’è differenza fra ‘sopravvivenza’ e ‘ricchezza’. Chi brama la ricchezza, partecipando all’altrui oro e non solo, certamente deve essere considerato un comune ladro in ragione del proprio stato.

 

Nulla più!

 

Se poi la Storia ne accentua l’abilità posta nel merito o nel difetto, questo non certo un giudizio evolutivo, semmai storico per come l’ugual materia difetta non più alla luce funzione di ugual vita ed a cui ognuno aspira anche in difetto di abile archibugio, e con tal mirato ingegno aspirare alle tenebre della perenne conquista della natura, avversata con una umile freccia!

 

In seno alla Storia per come correttamente letta ed interpretata ed in ultimo assimilata dall’arte evolutiva debbo, soprattutto quando in questo stesso momento in cui scrivo medesimi Conquistadores si adoperano con ugual prodigiosi artifizi dati dall’efficienza o ancor meglio deficienza tecnica, in ragion d’un valido pensiero posto all’infinito e contrastato da ugual fucile ben puntato; schierarmi con l’umile freccia…  

 

Così come si esplicita l’arte creativa e non solo evolutiva in seno a medesima vita!




Ed ancora, tanti e troppi morirono e non solo per il ferro e fuoco nemico armati di abili manufatti in difesa, o al contrario, nell’offesa del costante progresso e per come lo stesso dedotto e quantunque posto [giacché saremmo stati più abili e saggi nel porlo in differente e consona condizione], ma anche per disarmata mano d’un virus dell’uomo evoluto, lo stesso male che secoli dopo ha continuato ad uccidere ugual genti e interi villaggi, dicono ignorati dal potere sovrano

 

Quindi se dovessimo verificare con lo stesso calcolo evoluzionistico posto nella previsione come nella prevedibilità, ci accorgeremmo che i frutti che andremmo a raccogliere, dalle correnti marine che stanno modificando il loro percorso, alla rotta di migrazione d’ogni singola specie, al buco dell’ozono, alle malattie, fino alle estinzioni di massa, alle guerre assommate ai cambiamenti climatici sempre più repentini e pericolosi, dati da una ‘summa’ alterata del rapporto evolutivo con l’intero ecosistema propriamente o impropriamente occupato o colonizzato. I buddisti dicono dal micro al macro cosmo sussiste un immenso incalcolabile equilibrio, ciò detto da una dottrina, e la scienza ce ne fornisce puntuale conferma!

 

Ed anche questo termine pone un limite interpretativo dato dalla corretta spiegazione del progresso, del quale non si può ricondurre merito evolutivo o di sopravvivenza dato ad una singola specie che occupa uno spazio seppur piccolo colonizzandolo, ma la ‘summa’ della sua ricchezza conferita dall’equilibrio interpretativo dello spazio reale che, in verità e per il vero, occupa nell’intero ecosistema a sua volta giudicato (anche) dalla Storia.




Se omettiamo il secondo parametro non regna la crescita ma l’involuzione per ogni Elemento della Terra da ognuno abitata e vissuta quotidianamente. Giacché l’equilibrio di ogni Ecosistema (conferito dalla Natura), e non solo quello impropriamente detto civilizzato, regna per ogni legge evolutiva e principio di reciproco rapporto per ogni specie vivente e non… conferita dagli altrettanti reciproci rapporti di ogni Elemento, i quali a loro volta conferiscono i meriti delle successive evoluzioni, o al contrario, involuzioni al pari di estinzioni e non più naturali come conosciute nell’intero arco della storia e non solo geologica del nostro pianeta, con le quali la Terra dalla crosta alla cima, non più evoluta, ma precipitata per umana mano (e presunto intelletto) nell’apocalittico abisso.

 

Presa la dovuta ‘coscienza evolutiva’ - se ancora ne possediamo una -, delle grandi capacità di cui l’Intelletto dispone - o dovrebbe - disporre nell’apportare la dovuta opera per il miglioramento della specie e non solo la propria, e visto che lo spazio occupato come dicevo, dipende da ogni reciproco rapporto che se alterato ne comprometterebbe la sopravvivenza, l’umano detto dovrebbe assumere maggior consapevolezza data dalla reale conoscenza da ciò cui deriva la sua vera natura, e non  solo la propagandata presunta falsa ‘ricchezza’, limitata all’‘artifizio’ dato dal breve ingegno per ogni impropria conquista sottratta all’arte evolutiva; dacché riconosciamo nell’artificioso artifizio un ottimo ‘manufatto’, esulare però, dalla evoluzione di cui il miglioramento per ogni specie in ugual ‘atto’, e non solo ‘umano’, ne consacra e certo non mortifica e avvilisce l’Intelletto evolutivo.


 



Ovvero, se fosse solo l’umano a migliorare e la Natura in completo degrado, avremmo ottenuto il beneficio e merito (o meglio maleficio) del ‘paradosso umano’, sancito e dedotto nella irreversibile ed altrettanto paradossale condizione in cui leggere e narrare ugual immobile Storia, ma non certo simmetrica a quella evolutiva, i due rami si scindono e dividono, perché le estinzioni per come le conosciamo per opera della Natura, assommate agli interconnessi rapporti nei milioni di storia e non solo evolutiva ma anche geologica, nel disastro ne hanno sancito il miglioramento, e all’ultimo Secondo dell’èra geologica misurata nella ‘materia’ hanno partorito l’uomo di cui si narra (compreso dell’Anima come dello Spirito), propriamente o paradossalmente, circa differenza data e conferita dalla ‘summa’ dell’Intelletto posto nelle orbite e variegate specie del ‘caso’ - o al contrario - del ‘fine’, comunque nel ‘caso’ leggiamo e deduciamo - per ora - solo la ‘fine’, comunque  ed ancora, otterremo per ugual Sentiero dato verso la presunta Cima o Abisso, le altrettante variegate regioni e ragioni del dominio non più della luce, da cui nato (e fu la Luce), bensì delle tenebre (e Lucifero della schiera degli angeli…).


[PROSEGUE CON LA SECONDA PARTE]









giovedì 19 gennaio 2023

COSA POSSIAMO E DOBBIAMO FARE (100 e più anni dopo Muir) (4)

 











Precedenti capitoli 


di un Viaggio 


in Amazzonia 


(articolo completo)







Sentiamo il richiamo acuto molto prima di vedere qualsiasi movimento. Cercare la vita nella massa continentale più ricca di biodiversità del pianeta richiede una quantità sorprendente di pazienza. E occhi acuti. Mentre i fischi penetranti fanno capire che nelle vicinanze c’è un’aquila-falco decorata - almeno per qualcuno che conosce le centinaia di diversi richiami di uccelli trovati in questa sezione dell’Amazzonia - i tronchi spessi, le liane e le bromelie della foresta pluviale rendono frustrante vedere qualsiasi cosa difficile.

 

I nostri occhi si protendono verso l’alto, cercando, finché alla fine siamo ricompensati con la vista di un magnifico uccello dalla cresta nera che piomba silenziosamente attraverso il baldacchino per atterrare su un ramo inondato di luce. Guardiamo con soggezione mentre allena i suoi occhi acuti sugli intrusi a due gambe nel suo mondo.

 

L’ambientazione: il campo 41, una manciata di strutture con tetto di lamiera e lati aperti nel profondo della più grande regione selvaggia tropicale del mondo e base di partenza per centinaia di ecologisti che conducono ricerche negli ultimi 39 anni. Siamo a 50 miglia a nord di Manaus, in Brasile, 25 miglia su una strada sterrata accidentata e un'escursione di mezzo miglio nella foresta pluviale amazzonica primaria, un sottobosco scuro e denso di verde sotto un baldacchino di alberi alti più di 150 piedi.

 

Gran parte della storia del cambiamento climatico è riportata da un’altitudine elevata. Per questo pezzo il nostro scrittore si è nascosto sotto il baldacchino amazzonico per trovarsi faccia a faccia con ciò che è in gioco.

 

È un luogo che si sente avvolto dalla vita pulsante del pianeta.




L’ecologo Thomas Lovejoy si trova di fronte al Campo 41, parte di un progetto di ricerca di lunga data sugli effetti della frammentazione del territorio sulla biodiversità. Il campo 41 si trova nella foresta pluviale fuori Manaus, in Brasile.

 

Sono qui con Thomas Lovejoy, leggendario ecologista e “padrino della biodiversità”, che nel 1979 ha avviato un progetto di ricerca – di cui Camp 41 fa parte – per raccogliere dati a lungo termine sugli effetti della distruzione della diversità degli habitat.

 

Quasi il 20 percento dell’acqua fluviale del mondo scorre nel bacino amazzonico e copre un’area di circa 3 milioni di miglia quadrate, quasi la dimensione dei 48 stati inferiori. Mentre il 60 percento dell’Amazzonia si trova in Brasile, si estende anche in altri sette paesi, oltre al territorio della Guyana francese. È uno dei filtri ambientali più importanti della Terra, una lussureggiante distesa che risucchia l'anidride carbonica dall'atmosfera per utilizzarla nella fotosintesi e quindi aiuta a prevenire l'accumulo di gas che intrappolano il calore.

 

L’Amazzonia ‘è il più grande deposito terrestre di biodiversità del pianeta’, afferma Lovejoy. ‘E contiene un’enorme quantità di carbonio che non vogliamo che finisca nell’atmosfera. Solo su questi due punti si aggiunge a una priorità davvero alta.




 In modo minaccioso, lui e altri scienziati credono anche che si stia avvicinando a un punto critico: se si verificasse molta più deforestazione in Amazzonia, il ciclo idrologico che la sostiene potrebbe essere sconvolto, mettendo in pericolo l’intero pianeta.

 

La maggior parte delle persone ha almeno una vaga idea di cosa sia l’Amazzonia. Si profila nei film di Hollywood e nella nostra immaginazione, spesso figurando come una sorta di giungla infestata da insetti, brulicante di serpenti velenosi e acque piene di piranha, uno sfondo per esploratori che tagliano le viti con i machete mentre respingono le bestie.

 

Gran parte dell’Amazzonia è straordinariamente benigna. Nella settimana che ho trascorso in Brasile, dormendo sulle amache del Campo 41 e poi esplorando le foreste allagate lungo i fiumi Rio delle Amazzoni e del Rio Negro, non ho usato repellenti per insetti, ho visto a malapena una zanzara e non ho ricevuto niente di peggio di qualche puntura di pulcino. Sì, ci sono serpenti, ma nonostante molte ricerche, non ne abbiamo mai trovato uno. Il suolo povero di nutrienti in molte parti della foresta pluviale significa che, nonostante sia la massa continentale più ricca di biodiversità del mondo, non c’è l’abbondanza di vita che le persone si aspettano. Individuare gli uccelli può essere difficile, individuare i mammiferi ancora più difficile. La maggior parte delle prove di quella ricchezza brulicante è uditiva.




Ma l’abbondanza c’è, comunque. La foresta stessa è uno sfondo denso di dozzine di sfumature di verde, così fitto che solo l’1 o il 2 percento della luce solare filtra fino al suolo della foresta. È un ambiente finemente calibrato e straordinariamente stabile che consente alla vita di prosperare in relazioni complesse. Nell’area intorno al Campo 41, un’area di 2,5 acri di foresta pluviale potrebbe avere 250 specie principali di uccelli e 320 diversi tipi di alberi. Quasi ogni uccello, insetto e anfibio ha sviluppato caratteristiche e abitudini uniche che aiutano ciascuno a svolgere un ruolo specializzato nel sistema.

 

Guardando oltre il baldacchino della foresta da una torre alta 130 piedi in Amazzonia, è facile capire perché queste fitte foreste sono fondamentali al di là della ricchezza di specie che vi risiedono. Sono anche un vasto deposito di carbonio.

 

Nel bacino amazzonico sono immagazzinate tra 90 e 120 miliardi di tonnellate di carbonio, l’equivalente di un decennio di emissioni di carbonio da automobili, centrali elettriche e altre fonti industriali.

 

La capacità dell’Amazzonia di assorbire più carbonio di quanto emette (rendendola un ‘pozzo di assorbimento’ di carbonio) ha controbilanciato tutte le emissioni di carbonio delle nove nazioni amazzoniche dagli anni 80, secondo alcune ricerche, ma la sua capacità di essere una spugna sta diminuendo.

 

Per gli scienziati del clima, ciò lo rende sia una parte importante delle soluzioni per il cambiamento climatico, sia una potenziale minaccia, se la denudazione delle foreste dell’Amazzonia dovesse aumentare in modo significativo.




Una delle maggiori preoccupazioni: a che punto l’Amazzonia, o parti dell’Amazzonia, potrebbero raggiungere un ‘punto di svolta’, oltre il quale il lussureggiante ecosistema - che genera circa la metà delle proprie precipitazioni - cessa di esistere.

 

I modelli differiscono sulla gravità della minaccia e ci sono una serie di fattori sconosciuti, tra cui incendi e siccità, che sono stati un problema crescente negli ultimi anni. Ma il potenziale c’è, soprattutto nell’Amazzonia orientale, afferma Daniel Nepstad, direttore esecutivo dell’Earth Innovation Institute. ‘È l’area di deforestazione oltre la quale inizi a inibire le precipitazioni così tanto che ... il disboscamento porta a più siccità, che porta a più incendi e inibizioni alle precipitazioni man mano che perdi vegetazione’, afferma il dott. Nepstad.

 

Dal 2000, la regione è stata colpita da tre siccità senza precedenti, che hanno portato a incendi sostanzialmente peggiori. ‘C’è questo pool di 90 miliardi di tonnellate di carbonio che fuoriesce lentamente con la deforestazione, e il potenziale per grandi eruzioni di CO2 che entrano nell’atmosfera attraverso gli incendi boschivi è molto, molto reale’, dice Nepstad. ‘In realtà sta accadendo, non è una cosa ipotetica. Resta da vedere se questo ci rinchiuda o meno in un clima completamente nuovo in Amazzonia [con metà della regione dominata da praterie invece che da foreste], ma è un potenziale’.




 I primi modelli indicavano che una deforestazione del 30 o 40% avrebbe potuto far crollare l’ecosistema e trasformare parti dell’Amazzonia meridionale e orientale in savana. Ora, Lovejoy e altri credono che quelle altre intrusioni - cambiamento climatico e incendi - potrebbero aver fatto scendere i numeri al 20 o 25 percento. E il 17 percento dell’Amazzonia brasiliana è già sparito. Qualunque sia la soglia precisa, gli scienziati non vogliono testarla. ‘Nessuno sapeva all’epoca del Dust Bowl che quegli ultimi alberi che stavano tagliando li avrebbero spinti oltre il limite’, dice Lovejoy.

 

Attualmente, con una foresta in gran parte intatta, l’Amazzonia offre enormi benefici climatici che gli scienziati stanno solo iniziando a capire. L’umidità generata in Amazzonia produce precipitazioni sulle Ande, e parti di essa si spostano a sud ea nord, fino alle città e alle aree agricole del Brasile meridionale, del Paraguay e dell’Argentina settentrionale.

 

‘Invia piogge fino al Midwest degli Stati Uniti, proprio quando gli agricoltori stanno piantando’, dice Adrian Forsyth, un ecologista tropicale che è presidente e co-fondatore dell’Associazione per la conservazione dell'Amazzonia. ‘C’è questo sussidio di trilioni di dollari per le precipitazioni che arrivano alle aree agricole e urbane che le persone semplicemente non conoscevano fino a poco tempo fa’, ci dice.




Può essere facile sottovalutarlo al primo incontro, ma difficile sopravvalutare l’influenza che ha avuto sulla conservazione. Lovejoy è stato colui che, nel 1980, ha coniato il termine ‘diversità biologica’. È un'autorità sulle proiezioni di estinzione, viaggia come inviato scientifico per il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e ha dato origine all'idea di scambi di debito per natura, riducendo gli obblighi finanziari di un paese in cambio della protezione dell'ambiente.

 

Alla fine degli anni 70, Lovejoy suggerì un esperimento di lunga durata nelle foreste intorno a Manaus per esaminare gli effetti della frammentazione sull’ecosistema. All’epoca infuriava il dibattito se fosse meglio avere un’unica grande area protetta o più piccole aree protette. I sostenitori della protezione patchwork hanno sostenuto che una miriade di appezzamenti più piccoli potrebbe essere meno suscettibile alle minacce e supportare una maggiore diversità. Lovejoy, allora capo delle operazioni statunitensi del World Wildlife Fund, ha visto un’opportunità in una legge brasiliana che richiedeva ad alcuni allevatori di bestiame di riservare il 50% della loro terra come foresta. Ha progettato un esperimento monitorando una serie di frammenti isolati di varie dimensioni: 2,5 acri, 25 acri, 250 acri. I risultati, sebbene l’esperimento sia ancora in corso, sono stati conclusivi: più grande è meglio.

 

‘I grandi blocchi sono necessari per i grandi predatori, e quando li togli dal sistema, l’intero sistema inizia a sgretolarsi’, afferma il dott. Forsyth.




I ricercatori hanno scoperto che un frammento di 250 acri perde metà delle sue specie di uccelli in 15 anni. La densità di carbonio della foresta, a sua volta, cambia quando le specie fondamentali per la dispersione dei semi se ne vanno. Hanno anche scoperto significativi ‘effetti di margine’, in cui gli alberi si seccano e muoiono, la luce e il vento penetrano negli alberi e la foresta in effetti crolla.

 

“È abbastanza drammatico”, dice Lovejoy.

 

Mentre entriamo in un frammento di 25 acri, sembra ancora una fitta foresta, ma è stranamente silenzioso. Nessuna scimmia risiede qui. Sentiamo alcune cicale e il caratteristico richiamo del piha urlante, ma per il resto la foresta sembra in gran parte priva di vita. Anche gli alberi in questi singoli appezzamenti crescono più lentamente. ‘Sta implodendo nel tempo’, afferma Cohn-Haft.

 

In definitiva, Lovejoy ritiene che occorrano almeno 400 miglia quadrate perché una foresta pluviale amazzonica sia stabile, una scoperta che ha influenzato il Brasile e altri paesi nei loro sforzi di conservazione nel corso degli anni.

 

Bisogna lasciare la foresta del Campo 41 per capire quanto siano diversi gli ecosistemi all’interno di questa landa tropicale tropicale, anche in questa piccola sezione intorno a Manaus.




Il possente Rio delle Amazzoni stesso e l’affluente del Rio Negro sono entrambi delimitati da chilometri di foresta di várzea, enormi distese che vengono regolarmente allagate mentre le loro acque salgono e scendono fino a 50 piedi all’anno. Le acque ‘fangose’ dell’Amazzonia contengono grandi quantità di sedimenti e sostengono alberi e specie animali specifici. Alcuni uccelli, come il conebill dal petto perlaceo che avvistiamo un giorno, vivono solo sulle isole fluviali che si formano regolarmente man mano che i sedimenti si accumulano.

 

In queste acque torbide troviamo alcune ninfee giganti, la pianta leggendaria le cui foglie rotonde possono crescere fino a più di tre metri di diametro e sostenere una piccola persona. Lovejoy ci regala storie non solo sull'affascinante biologia del giglio – intrappola un certo coleottero durante la notte nel suo fiore prima di rilasciarlo coperto di polline – ma anche sui suoi contributi all’architettura moderna. Joseph Paxton, giardiniere e architetto inglese, costruì il famoso Crystal Palace a Londra nel 1850 ispirandosi in gran parte alle costole e alle travi del giglio. ‘Metà degli edifici del mondo moderno imitano le ninfee giganti’, afferma Lovejoy.

 

L’ecosistema del Rio Negro è il suo mondo separato. Le foreste di várzea qui hanno alberi diversi e di conseguenza diversi uccelli, insetti e anfibi. Il fiume e i suoi affluenti sono meno nutritivi e più acidi – motivo della quasi totale assenza di punture di insetti – ed è possibile bere direttamente dal fiume.




Mentre andiamo alla deriva in canoa attraverso le foreste di várzea dell’Arcipelago di Anavilhanas, osserviamo manakin dalla coda metallica rossa, gialla e nera condurre intricate danze di corteggiamento tra i giochi di luce tra gli alberi.

 

Al largo di un affluente più piccolo del Rio Negro c’è ancora un altro ecosistema: una savana di sabbia bianca. Caldo e umido in modo opprimente, la foresta qui si riduce ad alberi e arbusti più bassi che possono resistere al terreno sabbioso e allo scarso drenaggio. Queste savane si trovano in tutto il bacino amazzonico e supportano una gamma di specie completamente diversa. Ma anche la diversità di questi mondi più piccoli contribuisce alla vulnerabilità della regione.

 

‘La deforestazione [circa] del 20% non è distribuita uniformemente in tutta l’Amazzonia. È per lo più in poche parti’, dice Cohn-Haft. ‘Trent’anni fa, quando sono arrivato in Amazzonia, non c’erano specie di uccelli che chiunque in buona coscienza avrebbe definito in via di estinzione. Ora alcuni uccelli sono in grave pericolo di estinzione, sull'orlo dell'estinzione.

 

La perdita di vite umane in questo mondo brulicante è preoccupante non solo per ragioni biologiche e climatiche. Colpisce anche le dispense e gli armadietti dei medicinali delle persone. Decine di migliaia di diverse specie di alberi crescono solo nell'area e solo una manciata - tra cui anacardi, ananas, cacao - è stata sfruttata per uso umano. Lovejoy sottolinea che il veleno del serpente bushmaster è stato la base per un’enorme classe di farmaci per l’ipertensione.




‘Ci sono centinaia di milioni di persone che vivono vite più lunghe e più produttive senza la minima idea da dove sia venuta questa idea e senza mai darle un valore in dollari’, dice. ‘Ogni specie è un insieme di soluzioni a una serie di problemi biologici, e ognuno di questi in qualsiasi momento può diventare trasformativo per le scienze della vita’.

 

Le minacce a quel delicato equilibrio sono numerose, il Brasile ha creato un’impressionante rete di aree protette sia per la conservazione che per le popolazioni indigene e ha ridotto il suo tasso di deforestazione di quasi l'80% dal suo picco nel 2004, ma ora sta affrontando una significativa instabilità politica ed economica. La valuta brasiliana ha perso valore, rendendo le piantagioni di soia, che vengono tagliate fuori dalle foreste, più interessanti dal punto di vista economico. La conservazione è spesso una priorità bassa per un governo in subbuglio.

 

Quando Lovejoy si recò per la prima volta in Brasile nel 1965, esisteva un’autostrada. Ora numerose strade penetrano nella foresta pluviale, ognuna delle quali porta a uno sviluppo significativo e a una maggiore deforestazione. Le dighe creano problemi sia bloccando il flusso di sedimenti critici sia bloccando i pesci migratori.

 

Ma ci sono anche motivi di speranza. Per molti versi, è straordinario che un ecosistema così vasto sia rimasto in gran parte intatto. Nel 1965, osserva Lovejoy, un parco nazionale in Venezuela e un parco indigeno in Brasile erano le uniche aree protette dell’Amazzonia.

 

Ora, circa la metà del bacino è protetta.

 

(Senzafede inviato del C.S. Monitor


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