Perché ho scelto Leni per esprimere un parere, un più che
modesto parere circa l’odierno evento di Milano (Asti permettendo in questo
zapping del progresso?)
Perché da un bel Pezzo ho riscontro, circa questa censurata
invisibile Cortina, una cortigiana del nuovo ‘Führer’ artefice del futuro
globale Impero.
ICE permettendo!
Riscontrando Fotogramma per Fotogramma medesimo remake di un qualcosa
di già visto, un fenomeno strano nominato ‘Déjà-vu’, almeno così viene indicato
dagli addetti ai lavori, ed infatti mi sembra di assistere alla stessa onirica
storica messa in scena. Premetto, mentre avviene cotal Frammentata sequenza che
origina la Visione censurata anche dal noto terapeuta di Stato, la quale a sua
svolta sollecita anche lui il Ricordo condito dall’odierna profezia di non
ricordare, ed ora per miracolo del Progresso divenuta ‘digital-cellulosa’,
quasi protoplasmatica e coltivata nei futuri e vasti terreni di Solaris in
gigabyte di simmetrica Memoria, quasi sembrasse una cosa viva.
Gli stessi terapeuti al servizio di un più nobile artificioso futuro, riscontrano un ‘attacco’ pseudo schizofrenico inerente una simmetrica sequenza non lontano Asti, ove un povero menomato ritardato, ovvero un mio simile con comuni antenati (ritratti catalogati ma non ancora deportati…, dalla cancelleria del Fuhrer in persona, il quale anche lui rimembra ma non più ricorda…), insomma lo scemo di paese (non ancora Idiota perché Solaris distrugge ogni prova), per aggiunta disadattato, viene insultato fin sotto casa da una comitiva di giovani ariani un po’ ubriachi in cerca di un Capro, e poi della smarrita Capra rinvenuta sacrificata in fondo ad un altrettanto smarrito Canale.
Per farla breve e non complicarvi la (s)Vista, vi dirò che fu
incolpato lo scemo del villaggio circa la ‘bionda’ consumata e poi
sacrificata per essere smaltita assieme ad altra immondizia; strangolata e
schiacciata come una lattina in fondo al Canale. Nemmeno la riciclata Parabola
diluita nella successiva raccolta differenziata, qual atroce destino di un Comune
rifiuto, può comprendere come la Storia superi l’inceneritore non ancora in
uso, ed ove preferiamo udire la vecchia radio (non ancora requisita, ovvero, la
vecchia e la sua radiolina forse anche lei data e sintonizzata su ugual
medesimo Canale? Non sappiamo in questo Essere e non-Esserci ma esserci a
puntate…) per non vedere, e coinvolgere la vista, circa l’imminente strazio
finale del Generale. Mentre il Gas sorge in vece del Sole, e la Nebbia ci
avvolge nel muto ricordo di Solaris che sanguina petrolio...
Ci provengono gemiti e rantoli di dolore dal Canale sicuramente affollato nonché gettonato con ampi spazi pubblicitari, non comprendiamo se siano di desiderio o dolore, giacché lo scemo del villaggio, sembrerebbe, nella stessa scena finale, salvato dall’arrembaggio degli ariani in cerca del Capro, del Comune milite ignoto.
Il Vigile di turno èra alla partita e dicono tifava per la Roma (in
attesa del medico…)!
Nei tempi supplementari concessi e permessi da Olimpia, Leni è stata
avvisata di non pregare in Chiesa ma di recarsi con massima urgenza
all’incontro del Destino d’Ognuno, Nessuno escluso, perché la Cancelleria
l’attende oltre Cortina, per lo spettacolo che la consacrerà quale miglior
regista!
Tutto ciò mi ricorda una strana CACCIA…(da leggere sul privato capitolo)
(se non avete pazienza per l’intero svolgimento della vicenda e volete procedere dalla sedia alla poltrona successiva, senza necessariamente passare dalla cucina ove regna gran baccano circa lo scemo del Villaggio, ed ove non troviamo più la nonna che faceva un po’ di pubblicità alle vecchie - e più democratiche abitudini - di un reverendo Thè servito in salotto con radiolina ma hora censurata dal Generale; e dando per scontato di possedere un buon telecomando con smart disintegratore, & per grazia del milite ignoto aggiornato e connesso allo Scemo del villaggio, il quale diamo per scontato anche lui allo stesso pianerottolo, ma non ancora a saldo la strana pena, giacché facciamo pena ad Ognuno con più fulgido corpo del progresso inscritto all’ordine del giorno, potrete procedere al canale successivo, ovvero direttamente alla cancelleria del Trionfo della Volontà del Fuhrer al Canale 24 di questa stessa medesima Stella senza le gettonate punte che la fecero anch’essa scema e un po’ malferma della dovuta Ragione… (zapping ...)
FINITA la Caccia noi torniamo con i ricordi di un alienato e simmetrico Scemo di ugual Villaggio verso la proclamata regista, e di lei mai sia detto e dedotto il contrario dall’OVRA della razza chi ‘inferiore’ o ‘superiore’ circa medesima Vista che compone l’UOVO & la sua prediletta gallina, oppure ed all’opposto scompone le soglie della dovuta Ragione, effetto speciale per ogni futuro Gioco…
Per quanto sorprendente possa sembrare in considerazione dei violenti
fatti politici dei primi anni ’30, Leni ha sempre sostenuto di non aver
mai sentito parlare di Hitler fino al febbraio del 1932; pochi anni dopo la
Caccia sopradescritta…
‘In vita mia, il mio primo contatto reale con
il popolo tedesco risale alle prime rappresentazioni di “La bella maledetta”
nelle varie città della Germania’.
Leni viveva in un
mondo chiuso, in cui contava solo il suo successo. A questo proposito, Harry
Sokal racconta un aneddoto significativo: un giorno, Leni gli mise in mano un
libro, che aveva appena letto e che avrebbe desiderato che anche lui leggesse.
Questo libro era il Mein Kampf.
Totale mancanza di tatto o grande ingenuità?
…Sokal era ebreo…
Di Hitler gli disse:
‘È
l’uomo dell’avvenire! Devo incontrarlo’.
Sokal non si stupì granché: non era forse quella la sua abitudine? Da parte sua, l’assistente di Schneeberger, Heinz von Jaworsky, racconta di aver visto Leni leggere il Mein Kampf sul treno che la riportava da un breve periodo di vacanza in Svizzera:
Era affascinata da quel libro. Durante il viaggio in treno ha cercato
di convincermi che era un bel libro. Sono scoppiato a ridere e ci siamo messi a
discutere. Poi mi ha detto:
‘Vedrai, vedrai che hanno ragione’.
E concluse dicendo:
‘Lavorerò per loro!’.
Quel che è certo è che il 27 febbraio 1932, durante la tournée
di presentazione de “La bella maledetta” in Germania, Leni Riefenstahl
assiste a un’assemblea nazionalsocialista allo Sportpalast di Berlino. Per
semplice curiosità, sostenne sulle prime. Su richiesta di Ernst Jäger,
redattore del ‘Film-Kurier’, dirà poi. La moglie di Jäger era ebrea e senza
dubbio Jäger pensò che assistere a un’assemblea nazista avrebbe scoraggiato Leni
dal dare credito alle idee espresse nel ‘Mein Kampf’.
Nell’istante [in cui prese la parola] mi trovai sommersa in modo sbalorditivo da una visione quasi apocalittica che non mi avrebbe più lasciata: ebbi l’impressione, molto fisica, che la terra si aprisse davanti a me come un’arancia di colpo tagliata a metà e da cui zampillava un enorme getto d’acqua, così potente e così violento che avrebbe raggiunto la sommità del cielo e che la terra ne sarebbe stata scossa fin dalle fondamenta. Mi sentivo paralizzata […] il suo discorso esercitava su di me un vero fascino […]. Due ore dopo mi ritrovai […] in stato di shock. Sconvolta da quell’incontro al punto di essere incapace di fare segno a un taxi. Nessun dubbio, ero contaminata.
Come ben presto lo sarebbe stata l’intera Germania. Leni è stata ‘contaminata’
da Hitler – parola che appartiene al linguaggio usato dai nazisti a proposito
di coloro che considerano ‘razze inferiori’, pronte a ‘contaminare’ il corpo
tedesco. Leni utilizza questo termine anni dopo, con cognizione di
causa. Volendo discolparsi (nessuno può essere ritenuto responsabile di essere
stato contaminato, lei non più degli altri), al contrario conferma il suo
essersi integrata nel grande corpo tedesco, interamente conquistato dal
nazismo.
Come la maggior parte di coloro che hanno visto e ascoltato Hitler, anche Leni utilizza un linguaggio religioso, estatico – orgasmico. Joachim Fest evocava questo carattere osceno di copulazione legato alle adunate [di massa]: il silenzio dell’inizio, dove ciascuno trattiene il respiro, i gridolini striduli, la successione graduale e i primi suoni di liberazione della folla, e per finire i rapimenti estatici di fronte agli orgasmi della parola liberata.
Le prime sequenze del ‘Trionfo della volontà’ saranno montate proprio
così.
Il discorso del 27 febbraio 1932, cui Leni ha
assistito, era centrato su ‘la disoccupazione, le minacce terroristiche poste
dall’estrema destra all’ordine pubblico e l’incapacità della Repubblica di
Weimar e del suo senescente presidente, Paul von Hindenburg, a tenere sotto
controllo la crisi economica’. Uscendo, Leni si chiede se ‘quest’uomo entrerà
nella storia della Germania per giocarvi un ruolo decisivo. E in quale senso:
quello del bene? O del male?’.
Sessant’anni dopo, l’emozione è ancora percepibile quando confida a
Ray Müller la prima volta in cui vide Hitler:
Quel giorno Hitler mi ha fatto un effetto assolutamente ammaliatore.
Ed è sulla scia di quella emozione che gli ho scritto una lettera, perché mi
sono detta: dopo tutto, forse si tratta dell’uomo che salverà la Germania.
Il 18 maggio 1932, Leni Riefenstahl scrive al Führer:
Illustrissimo Signor Hitler,
Per la prima volta in vita mia ho assistito poco fa a un’assemblea
politica. Lei teneva un discorso allo Sportpalast. Devo confessare che la sua
persona e l’entusiasmo dei presenti mi hanno colpita. Desidererei fare
personalmente la sua conoscenza, ma disgraziatamente nei giorni prossimi devo
lasciare la Germania per alcuni mesi, in quanto girerò un film in Groenlandia.
Pertanto un incontro con lei prima della mia partenza sarà senza dubbio
impossibile. Non so neppure se questa lettera arriverà nelle sue mani. Una
risposta da parte sua mi rallegrerebbe immensamente.
Molti saluti dalla Sua
Leni Riefenstahl
Hitler convince Leni, attesa ad Amburgo, a restare ancora l’indomani. La sera stessa la trascina a fare una passeggiata, le parla di musica e di architettura, ‘le parlò di Wagner, del re Ludwig II di Baviera, di Bayreuth’ – poi appassionato:
‘Ma più di tutto questo, ciò che mi colma interamente, è il dovere
politico. Sento in me la vocazione di salvare la Germania. Non posso sottrarmi
a questo appello, non ne ho il diritto’.
E le fa delle avance, la prende ‘tra le braccia in modo maldestro, ma
che non lasciava alcun dubbio circa le sue intenzioni’.
Leni racconta il
seguito:
Dopo un lungo silenzio si fermò, mi contemplò a lungo, pose lentamente le sue braccia attorno a me e mi attirò a sé. Ero angosciata, non avevo affatto desiderato che le cose prendessero quella piega. Mi fissava con intensità. Notando che ero sulla difensiva, mi lasciò immediatamente e si scostò un po’. Lo vidi allora alzare le mani al cielo e gridare solennemente: ‘Non avrò il diritto di amare una donna finché non avrò compiuto l’opera mia’.
L’indomani mattina è un Hitler taciturno e distante a prendere
congedo da Leni:
‘Torni dalla Groenlandia in buona salute. Mi
racconterà le avventure che le capiteranno’.
…Ecco l’incontro che cambiò la storia del cinema!
Dopo il ‘Trittico di Norimberga’, Leni passa qualche tempo in montagna, a Davos, dove riprende le sue attività sportive insieme a un compagno, Guzzi Lantscher, cineoperatore e fervente sostenitore del Reich. Continua anche a ‘fantasticare alla grande sul tema di Pentesilea’, si famigliarizza con l’eroina di Kleist, selvaggia amazzone, vedendosi già ‘nel film, nuda su un cavallo, capelli al vento, mentre si getta nella mischia, con la lancia in mano’.
Tuttavia, consapevole di non essere sufficientemente matura per un
progetto così, lavora su molti altri soggetti e, rientrata a Berlino, si reca
ogni giorno allo stadio di Grunewald per fare dell’atletica. È lì che incontra
Carl Diem, segretario generale del comitato organizzativo dei Giochi Olimpici
di Berlino, che dovranno tenersi l’anno successivo in quello stesso stadio. Nel
1931, la Germania era stata scelta dal Comitato Olimpico Internazionale per
organizzare le Olimpiadi del 1936. Dapprima esitante (lo NSDAP non era molto
favorevole all’organizzazione dei Giochi per motivi ideologici), Hitler si
lascia tuttavia convincere dell’opportunità di organizzarli e di onorarli con
la sua presenza.
Hitler comprende molto rapidamente quanto sia importante organizzare
i Giochi nel miglior modo possibile in territorio tedesco. Si tratta di
un’opportunità insperata in un momento in cui la Germania cerca di rendersi
credibile agli occhi del mondo. I primi tre anni erano stati gli anni
dell’instaurazione del nuovo regime e delle epurazioni. Malgrado la scarsa
reazione della comunità internazionale, le azioni di Hitler avevano seriamente
danneggiato la credibilità della Germania all’estero.
Il 1936 e il 1937 sono gli anni della transizione (quanto meno in politica estera) prima dell’impennata dei pericoli a partire dal 1938. La violazione del Patto di Locarno, con l’occupazione della Renania nel marzo del 1936, è l’ultimo choc causato dal regime. Hitler desidera dunque approfittare dell’occasione olimpica per far apparire la Germania un’interlocutrice affidabile nel consesso delle nazioni.
E perché non farne un evento clamoroso?
‘Trionfo della volontà’ aveva ufficializzato la presa del potere di
Hitler e ne aveva mostrato un’immagine salda e rassicurante ai tedeschi. Adesso
era arrivato il momento di rivolgersi al mondo, di mostrare la sincerità di
Hitler quando invocava la pace, l’efficienza del regime e la sua buona volontà
in quel delicato periodo di transizione. Chi, se non Leni Riefenstahl,
la donna che aveva inventato l’iconografia del regime, poteva fare questo film?
Già a partire dal 1933 Hitler aveva dunque iniziato la costruzione di un grande
stadio da centomila posti e del villaggio olimpico.
La Germania doveva mostrarsi nella sua forma migliore.
Ma è Carl Diem che propone a Leni di realizzare il film. Come al solito, Leni rifiuta, non volendo più girare documentari. D’altronde, Hitler non le aveva forse promesso di non chiederle più nulla?
Diem contrattacca.
Sa come convincere Leni:
‘Vorrei far precedere [i Giochi] da una
grande corsa della fiamma olimpica attraverso tutta l’Europa, dal sito greco di
Olimpia fino alla nuova Olimpia, che sarà Berlino’.
Leni vede subito
quello che sarà il prologo del film:
‘Ecco le antiche rovine dei luoghi sacri
dell’Olimpia classica risplendere sotto i raggi del sole che dissipa le nebbie,
ecco sfilare davanti a me i templi greci e le statue’.
Da quel momento in poi, più nulla può impedirle di andare alla
ricerca di finanziamenti. Neppure il suo antico sodale, Arnold Fanck, il
regista del film sulle Olimpiadi Invernali di Sankt Moritz del 1928, che,
consultato, espone su 37 pagine i problemi tecnici che porrebbe un simile film.
Quanto al potenziale commerciale, lo considera pressoché nullo.
Dapprima Leni propone il progetto alla UFA, ma senza storia d’amore la UFA rifiuta. In compenso ottiene un anticipo dalla società di produzione Tobis per realizzare un film in due parti, così come l’avallo di Goebbels, sebbene poco convinto dall’idea di realizzare un lungometraggio sui Giochi Olimpici.
Di fatto, d’accordo con Hitler, il Ministero della Propaganda mette a
disposizione della cineasta tutti i mezzi necessari perché il film possa essere
realizzato nelle condizioni migliori6. Hitler si era reso conto dell’importanza
di un tale film per diffondere l’immagine della Germania che voleva mostrare al
mondo: la forza, nella gioia e nella tolleranza.
D’altronde, il discorso che la cineasta avrebbe fatto per i media era
già bell’e pronto: ufficialmente, ‘l’idea e l’incarico di un film sui Giochi
Olimpici provenivano dal signor Goebbels’ In data 7 novembre 1935, Goebbels
annota nel suo diario: ‘La signorina Riefenstahl ottiene il contratto per il
film sulle Olimpiadi. Per 1,5 milioni. È molto contenta’ – si tratta di un
budget tre volte superiore a quello medio di un film tedesco dell’epoca.
Leni aveva ottenuto un cachet personale di 250.000 Reichsmark, e il Ministero della Propaganda si era addossato la totalità del budget.
Per mantenere una parvenza di indipendenza di fronte al Comitato
Olimpico Internazionale, Leni fonda una società, Olympia Film GmbH, cosa
che le permetterà di essere finanziata dalla Banca di Credito del Film,
controllata da Goebbels. In un documento per uso interno, Goebbels precisa che ‘la
compagnia Olympia Film GmbH è stata fondata su pressione del Reich e con fondi
forniti dal Reich. Tutti i finanziamenti chiesti dalla compagnia in vista della
realizzazione del film saranno parimenti erogati sul budget del Reich. La
fondazione della compagnia è necessaria perché il Reich non desidera essere
apertamente considerato il produttore del film’.
Leni e il fratello Heinz ne erano gli unici azionisti; per di più Leni aveva accettato di liquidarla e cederla al Reich al termine della produzione. La società di Leni era dunque una società-schermo del Reich, vero produttore del film.
(J. Bimbenet)