Prosegue con la macchina del Tempo
Prosegue con la voce di un uomo...
....che grida nel deserto
Purtroppo
per la nostra comune specie vivente e non, ci sono Mondi che ci dividono, ci
sono opposte Frontiere che si fronteggiano per determinare e circoscrivere un
più ‘probabile’ Regno terreno. Ci sono visibili e invisibili confini che si
oppongono nel beneficio (o opposto maleficio) della migliore arte evolutiva,
nonché creativa per come si è …e ancora evolve il suo e nostro comune ‘principio’,
e/o l’inesorabile graduale ‘fine’ giammai sia detto ‘il fine’ affine alla Vita,
contrariamente alla loro limitata visione legata ad un ‘filo’ (più o meno
logico, più o meno confacente con la linea del progresso inerente l’evoluzione,
più o meno legato al tempo che tesse o disgrega la propria invisibile trama…)
sospeso nel vuoto spazio, …ovvero, una sottile tela di Ragno.
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Ecco, per
iniziare questa nuova Visione e procedere in cotal direzione senza la
dovuta Freccia del Tempo, assente allo stesso ed Infinita come i Sogni che
caratterizzano una diversa e più immateriale geografia, osserviamo il mondo da
lontano, lo meditiamo con la coscienza di un alpinista il quale come uno
Straniero, spinge l’impervia sua scelta fino al limite estremo, se compreso
nella sua determinazione, nella volontà che lo caratterizza, nel suo apparente
delirio di conquista della Cima e non solo, possiamo condividerne la corda, il
sottile filo che avvinghia la pietra, la trama stessa della Creazione, per non
solo e comunque conquistare l’apparente ‘nulla’ come spesso viene definita
cotal impervia conquista, bensì, provare con lui una emozione antica affine
alla creazione medesima; ovvero, si sale ma si regredisce nei Geni della nostra
esistenza che dalla pietra si è evoluta sino alla fertile Terra, e da
questa nata e sgorgata la Vita…

In senso
prettamente alpinistico furono definiti ‘i Ragni’, ovvero coloro che con la
loro tela, con la corda, aspiravano alla Cima, da lontano possono creare un
senso di vertigine mista ad ammirazione, un senso di vuoto e impotenza dinnanzi
all’apparente assenza di gravità con cui sfidano ogni grado di impervia
conquista.
Poi, la
loro fu definita Filosofia, si sono per decenni attribuiti i meriti
della ‘specie’ non più e solo sportiva, ma della sopravvivenza (come
sosterrebbe Darwin, del più forte) che la stessa determina e implica nella
conquista nel mantenimento affine all’Arte evolutiva. Ovvero, fra diverse
specie di ‘Ragni’ ci sono, in medesimo ‘regno’, nel senso del medesimo filo che
li lega ed unisce per la continuità della Via, della ugual ‘tela’, divergenze,
fra uno spigolo e una roccia, fra una roccia e un rifugio che assomiglia ad una
cantina, ed ancora dalla cantina sino al ‘lume’ ove sporge un sole confuso e
annebbiato che promette qualcosa o un nulla d’una fitta nebbia, con la certezza
che dispiegando la sua forza - illuminandoci - su ugual riparo non si smarrisca
il ‘lume’ della Ragione quando si cerca qualcosa di ‘antico’ di ‘custodito’ di
‘conservato’, di ‘preservato’….
…Di
inviolato!
A dispetto
delle false Ragioni dell’insano morbo del Progresso senza nessuna Cima aver, in
verità e per il vero, conquistato…
Ed ogni
essere e cosa dalla pietra alla foglia profanato!
Quindi
in questa guerra del Regno dei Ragni facciamo una simmetrica scoperta, e
andiamo a definire il Ragno del Regno animale per come gli alpinisti a lui si
ispirarono… Ci sono anche i pipistrelli
delle grotte ma per hora preferiamo e ci limitiamo al Ragno della vetta…
Gli
antenati di alcune delle creature raffigurate in questo breve frammentato
articolo furono sepolti nell’ambra trasparente del Baltico migliaia di anni fa,
e i resti fossili di altre risalgono a un milione di anni fa o più furono
osservati anche da alpinisti e viandanti. Ma mentre l’uomo ha trasformato il
suo ambiente, passando da quello primitivo della barbarie a quello quasi
inconcepibilmente complesso della vita civilizzata, queste creature, o almeno
la maggior parte di esse, sembrano condurre essenzialmente lo stesso tipo di
vita che conducevano centinaia di migliaia di anni fa.
Possiedono
poteri che né l’uomo né alcun altro mammifero ha mai sognato di avere (come del
resto chi li imita con medesimo fil di corda).
Alcuni
possiedono la capacità di volare, permettendo loro di percorrere mille miglia
spinti dal vento. Altri possono saltare cento volte la propria lunghezza. Uno
di questi ‘mostri’ può produrre una corda liquida con la stessa facilità con
cui i mammiferi producono il latte, e con essa tessere reti aeree per intrappolare
le prede o, agganciandosi ad essa, può calarsi dalle altezze più vertiginose
senza pericolo; una volta che la corda ha svolto il suo scopo, la divorano.
L’antichissimo
patrimonio genetico di queste specie produce creature che agiscono con una
precisione di intenti e un grado di assoluto sacrificio di sé che non possono
non lasciare sbalordito anche il più coscienzioso degli esseri umani.
Potrebbero persino far sorgere il dubbio che la pienezza della vita biologica
non consista nel sacrificio dell’individuo per il bene della specie a cui
appartiene.
Il mondo
dei ragni è il mondo delle creature a otto zampe, così come il mondo degli
insetti è il mondo di quelle a sei zampe, e gli uomini e le donne istruiti non
dovrebbero confondere queste grandi classi di esseri più di quanto confondano i
bipedi con i quadrupedi.
Differiscono
dagli insetti anche per altri aspetti oltre al numero di zampe: non possiedono
antenne, quegli straordinari organi di senso presenti in tutti gli insetti, ma
qua e là, soprattutto sulle zampe, presentano strane setole o spine cave che
terminano con nervi. Anche i loro occhi sono diversi da quelli degli insetti.
Gli occhi di un insetto, almeno quelli grandi e prominenti, sono composti da
centinaia di lenti o sfaccettature, mentre il ragno, pur avendone generalmente
otto, ne possiede solo di semplici, con una singola lente.
La loro
vita è molto semplice rispetto a quella di molti insetti. In autunno, le
femmine depongono le uova in un sacco fatto con la propria seta, spesso con
diverse centinaia di uova in un unico sacco. I ragnetti si schiudono all’interno
del sacco e, nelle regioni settentrionali, vi trascorrono il lungo inverno.
A
differenza dei coleotteri o delle farfalle, non presentano due fasi di vita, ma
nascono già adulti e dotati di zanne velenifere che li aiutano nella loro
esistenza strettamente carnivora, e spesso persino cannibale. Crescono e mutano
la pelle come le cavallette appena nate, ma non cambiano forma a ogni muta e
nessuna di loro ha le ali.
All’interno
del loro corpo, possiedono riserve di strani fluidi appiccicosi che possono
espellere attraverso delle aperture in molti modi diversi. Questo fluido,
asciugandosi, può formare dei fili che trascinano dietro di sé e fissano man
mano che si muovono, usandoli come funi di sicurezza; in alcuni ragni può
persino essere espulso in quantità tali da formare un aeroplano; nella maggior
parte dei casi, tuttavia, viene utilizzato per costruire i nidi, i sacchi delle
uova o le meravigliose sfere che si rivelano essere il cimitero di tanti
insetti incuranti.
Giacché
i ragni sono nemici del mondo degli insetti, se fossero più selettivi,
sarebbero forse i più grandi amici del genere umano, ma, poiché succhiano il
sangue di ogni tipo di insetto, l’unica certezza che abbiamo è che quelli che
troviamo nelle nostre case sono un beneficio, perché lì uccidono le mosche e
gli altri insetti indesiderati.
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…Ecco mi
fermo un attimo e medito il Progresso riflesso nella specie d’ogni Essere
vivente, e come lo stesso si differenzia in medesimo ‘filo’ che avvinghia una
Cima, o una più nobile cantina, ovvero da quando si ispira alla vita animale,
alla vita che osserva e riassembla al fine di dominarla nelle Ragioni del
Tempo; sicuramente le Tre vie intraprese, Sentieri ben diversi tra loro.
Il Primo nato ed evoluto, il Ragno del regno animale sicuramente
sgradevole alla vista ma con una specifica funzione in seno alla Natura. Il
secondo affine e simmetrico alla medesima Natura, il quale prende in
prestito senza per nulla opporsi alla sua stessa evoluzione, la quale si
avvinghia come un Ragno alpinista. Ed infine il Terzo affine ad un
diverso Ragno il quale come una ‘mosca’ tutte vede pretende e sovrintende,
compreso il Tempo che lo ha creato all’ultimo Secondo, qual peggior forma di
progresso misto e compartecipato al vasto Regno animale, andando a posare
sull’escremento preferito ed alui congeniale.

Quindi…,
svelti in cantina, in quanto il Ragno con la Mosca, pur senza il nostro assenso,
meditano il Tempo e partecipano alla nostra medesima esistenza, al nostro
avvenire… Di questi mostri e/o insetti alati, di ragni striscianti ne è colma
la cantina del loro strano laboratorio; non sono esseri umani, nulla hanno da
condividere con ogni specie vivente o meno, sono degli insetti come dei piccoli
mostri striscianti, in preda al loro medesimo Creatore (che dico mai,
programmatore del Tempo..) e la cantina dell’abisso ne svela la comune
appartenenza, si cibano fra loro, si assemblano e accoppiano in medesima
polvere, si riproducono strisciando fra un mobile e un Tomo antico…
Hanno i
loro ‘virus’…
E ogni
tanto si prova antico orrore verso questa nuova specie ‘malvivente’…
Il Golem
fu l’inizio la Mosca il fine…
La mattina
in cui André ha provato questo terribile esperimento, non si è presentato a
pranzo. Mandai giù la cameriera con un vassoio, ma lei me lo riportò con un
biglietto che aveva trovato appuntato fuori dalla porta del laboratorio:
‘Non mi
disturbare, sto lavorando’.
Di tanto in
tanto attaccava alla sua porta biglietti del genere e, anche se me ne sono
accorto, non ho prestato particolare attenzione alla calligrafia insolitamente
grande del suo biglietto.
Fu subito
dopo, mentre stavo bevendo il mio caffè, che Henri entrò saltellando nella
stanza per dirmi che aveva preso una strana mosca e che mi sarebbe piaciuto
vederla. Rifiutandomi persino di guardare il suo pugno chiuso, gli ordinai di
rilasciarlo immediatamente.
‘Ma,
mamma, ha una testa bianca così buffa!’.
Facendo
marciare il ragazzo verso la finestra aperta, gli ho detto di liberare
immediatamente la mosca, cosa che ha fatto. Sapevo che Henri aveva catturato la
mosca semplicemente perché pensava che fosse curiosa o diversa dalle altre
mosche, ma sapevo anche che suo padre non avrebbe mai sopportato alcuna forma
di crudeltà verso gli animali e che ci sarebbe stato un trambusto se avesse
scoperto che nostro figlio aveva messo una mosca in una scatola o in una
bottiglia.
Quella
sera, all’ora di cena, André non si era ancora fatto vivo e, un po’
preoccupato, corsi giù in laboratorio e bussai alla porta. Non ha risposto al
mio bussare, ma l’ho sentito muoversi e un attimo dopo ha fatto scivolare un
biglietto sotto la porta. Era dattiloscritto:
HELENE, HO DEI
PROBLEMI. METTI A LETTO IL RAGAZZO E TORNA TRA UN’ORA.
Spaventata,
ho bussato e chiamato, ma André non sembrava farci caso e, vagamente
rassicurato dal rumore familiare della sua macchina da scrivere, sono rientrata
in casa. Dopo aver messo a letto Henri, sono tornata in laboratorio, dove ho
trovato un altro biglietto infilato sotto la porta. La mia mano tremava quando
lo raccolsi perché ormai sapevo che qualcosa doveva essere radicalmente
sbagliato. Leggo:
HELENE, PRIMA
DI TUTTO CONTO SU DI TE PER NON PERDERE I NERVI O FARE NULLA PERCHÉ TU SOLO
PUOI AIUTARMI. HO AVUTO UN GRAVE INCIDENTE. PER IL MOMENTO NON CORRO UN
PARTICOLARE PERICOLO, ANCHE SE È QUESTIONE DI VITA O DI MORTE. E’ INUTILE
CHIAMARMI O DIRE QUALCOSA. NON POSSO RISPONDERE, NON POSSO PARLARE. VOGLIO CHE
TU FACCIA ESATTAMENTE E CON MOLTA ATTENZIONE TUTTO QUELLO CHE TI CHIEDO. DOPO
AVER BUSSATO TRE VOLTE PER DIMOSTRARE CHE AVETE CAPITO E D’ACCORDO, PORTAMI UNA
CIOTOLA DI LATTE CON RUM. NON HO AVUTO NIENTE TUTTO IL GIORNO E NON POSSO FARNE
A MENO.
Tremando di
paura, non sapendo cosa pensare e reprimendo un desiderio furioso di chiamare
André e tentare finché non apriva, ho bussato tre volte come richiesto e sono
corsa fino a casa per andare a prendere quello che voleva. In meno di cinque
minuti ero di ritorno. Un altro biglietto era stato infilato sotto la porta:
HELENE, SEGUI
ATTENTAMENTE QUESTE ISTRUZIONI. QUANDO BUSSI IO APRO LA PORTA. DEVI AVVICINARTI
ALLA MIA SCRIVANIA E POSARE LA SCATOLA DEL LATTE. POI ANDRETE NELL’ALTRA STANZA
DOVE SI TROVA IL RICEVITORE. GUARDA ATTENTAMENTE E PROVA A TROVARE UNA MOSCA
CHE DOVREBBE ESSERE LÌ MA CHE IO NON RIESCO A TROVARE. PURTROPPO NON POSSO
VEDERE LE PICCOLE COSE MOLTO FACILMENTE. PRIMA DI ENTRARE DEVI PROMETTERMI DI
OBBEDIRMI IMPLICITAMENTE.
NON GUARDARMI E RICORDATI CHE PARLARE È DEL TUTTO INUTILE. NON POSSO RISPONDERE.
BUSSA ANCORA TRE VOLTE. E QUESTO SIGNIFICA CHE HO LA TUA PROMESSA. LA MIA VITA DIPENDE INTERAMENTE DALL’AIUTO CHE MI
PUOI DARE...
…..Cosa è successo?

Voi
tutti vi domanderete, qualcosa nel ‘programmatore’ non ha funzionato a dovere;
ricapitoliamo: eravamo avvinghiati ad una corda e salivamo fino al Cerro Torre
con i più noti viandanti di Lecco, poi abbiamo meditato strani forme di Ragni
alati in ragione della paternità della specie in uso ed in via di estinzione da
cui il nome, quindi abbiamo trattenuto un vagito simile ad un urlo di petra
inerente ad un antico pensiero donde meditare la ‘via’…
…Ebbene
analizziamo l’evolversi di questa triste e nota sequenza nella Frammentata
trama della nostra Storia evolutiva, in quanto il ‘programmatore’ ci sorveglia
dalla stratosfera sino alla cantina dell’ultima ‘scena’, infatti ha in
dotazione otto occhi, dieci zampe, e un medesimo filo che ci avvinghia e
trascina per questa strana e più nuova esistenza di morti sospesi a fil di vita
pasto d’un ragno della specie brevettata dalla più acclamata ditta della
Compagnia del progresso; ne comprenderemo ancor meglio la Genesi che da umani
si retrocede ad una mosca per poi essere intrappolati in una tela del noto
Ragno.
…È l’èra dei cavi.
La
vita moderna, in tutta la sua intricata complessità, si basa sui fili. Fili
ovunque: nei cieli, sulla terra e nelle acque. In tutti i giochi di prestigio
della scienza, che hanno reso la natura in schiavitù, il filo è l’elemento
indispensabile.
Un
mestiere curioso, lento e meticoloso, in cui i fabbri di razze dimenticate si
sono affannati, hanno lavorato e rovinato la vista per innumerevoli migliaia di
anni, è diventato, in meno di un secolo, sotto la spinta delle esigenze e delle
forze motrici moderne, il motore del mondo e la molla di ogni attività, dalla
culla alla tomba.
Il
filo metallico viene ancora utilizzato per realizzare giocattoli e gingilli,
come un tempo, ma non è più solo un passatempo per la vanità. Se domani
eliminassimo dal patrimonio di risorse umane il filo metallico, le funi
metalliche e i relativi ‘fili piatti’, il mondo si fermerebbe di colpo.
Non
è un’esagerazione, immaginate di dover iniziare la giornata lavorativa senza la
rete elettrica e pensate a quale sarebbe il verdetto a fine giornata.
Considerando il ruolo vitale che la rete elettrica svolge nella coltivazione e
nel trasporto del cibo per l’uomo e gli animali, è probabile che non fareste
colazione dopo aver dormito su un letto senza molle o il lusso di un materasso
in rete metallica. Ma questo sarebbe solo l’inizio dei problemi.
Il
tram rimarrebbe fermo. Forse siete pendolari e viaggiate in città su un treno a
vapore. Il traghetto resterebbe ormeggiato, e dov'è il macchinista che, in
questi tempi di traffico intenso e intervalli ristretti, oserebbe mandare un
treno senza la protezione dei piccoli fili di collegamento tra le rotaie, che
articolano il sistema di segnalazione a blocchi?
Si
poteva telefonare in ufficio? Come e con quale mezzo, a meno che non si usasse
un cavo? Senza fili? Senza le bobine e gli indotti che fanno funzionare gli
strumenti o le antenne che captano l'onda sonora nel suo volo, non esisterebbe
la comunicazione senza fili.
È
il filo che ha unito il mondo e lo tiene unito, e quando le fabbriche di fili
si fermeranno, come anche loro dovrebbero fare se non ci fosse più il filo, la
civiltà moderna potrebbe anche morire, e lo farebbe.
Persino
la guerra si estinguerebbe.
Le
popolazioni potrebbero perire di fame, e probabilmente lo farebbero, ma
dovrebbero smettere di uccidersi a vicenda se non con metodi primitivi, perché
senza il filo, che controlla il movimento di navi, aerei e sottomarini, e
permette tramite telegrafo e telefono le manovre di eserciti prodigiosi, che
lega le lucide strutture dei grandi cannoni e che costituisce la maggior parte
degli strumenti di precisione per puntarli, la guerra non offrirebbe più molte
opportunità di gloria artificiale.
Come
garanzia di pace perpetua e mondiale, nessuna Società delle Nazioni potrebbe
nemmeno lontanamente essere paragonata all’eliminazione del filo dal catalogo
mondiale delle armi.
Il
filo metallico è un membro influente di quella famiglia di giganti materiali
che hanno raggiunto la grandezza in un lasso di tempo relativamente breve, ma
che nondimeno pesano enormemente sui destini dell'umanità. È anche antico, ma
fino a quando un nuovo demone di ambizione materiale non ha cominciato ad
agitarsi nelle popolazioni sovraffollate, aveva poco altro scopo se non quello
di adornare le vesti dei potenti o arricchire le arti antiche.
A
coloro la cui visione del passato dell’uomo è limitata all’enciclopedia è stato
ripetuto più volte che la veste di Aronne conteneva fili d’oro, che c’era del
filo metallico nelle piramidi, che a Ninive si lavorava il filo metallico
ottocento anni prima della tragedia del Calvario e che teste di metallo con
capelli di filo metallico sono state ritrovate tra le rovine di Ercolano e ora
sono di nuovo custodite nelle vetrine del Museo Portici.
…Ma
hor hora permettetemi una Eretica considerazione, non fu’ il filo che
intrappola, non più e solo la Mosca, con il Ragno e la civiltà intera costretta
in cantina, giacché il sole caldo di questo Universo talvolta esposto al
simmetrico Lume del nuovo e più artificioso Intelletto confonde la Ragione?
Dunque se fu’ un filo, il filo comandava e comanda il nuovo
burattino? Quello per intenderci che si scorge nelle fiere delle piazze, pur
essendo la fiera di nobile antica tradizione mentre la marionetta che osserva
il burattino una strana caricatura di paese…
Ergo e deduco ancora!
E ne traccio breve profilo:
I
burattini sono la caricatura dell’uomo; le marionette ne sono la imitazione. I
primi, più democratici, vagabondano per le piazze con un modesto castello, e
camminano senza piedi perché li tengono imprigionati nelle mani possenti del
loro padre burattinaio. Le seconde, più aristocratiche e quindi più vane, non
si mostrano che in veri teatrini, con palchetti e sedie e biglietti d’ingresso;
hanno le membra complete, camminano con leggerezza mirabile, e ricevono sempre
dall’alto il verbo e la norma delle loro azioni.
I
burattini, conservatori per eccellenza, serbano intatto l’abito ed il costume
dei loro progenitori; sono contenti del proprio stato, né mutano per mutare di
tempi. Le marionette, invece, vanno di pari col progresso; la meccanica e la
plastica non isdegnarono mai di concorrere al loro perfezionamento, e in
passato furono ambita ricreazione di gente seria e financo di principi.
Ed
erano i cantastorie, ultimi eredi dei ‘trobador’, dei menestrelli e dei
torototela, a diffondere e a chiosare tra piazze, cortili, fiere di paese e
osterie, gli episodi tragici, i fatti eclatanti, i delitti efferati, le
conquiste della scienza e della tecnica, le gesta di grandi uomini ed eroi, le
polemiche politiche, i mutamenti di costume, i primi ruimenti sociali. E il
popolo si dilettava, con grande attenzione, a sentire cantare l’episodio da
colui che più degli altri ‘sapeva leggere e poetare’: era l’uomo con il foglio
volante o con il cartellone illustrato che sintetizzava grossolanamente quello
che poco dopo avrebbe spiegato in poesia cantata.
L’uditorio
lo ascoltava come oggi ascolterebbe la radio ed osserva la sequenza dei fatti
illustrati come si trovasse davanti ad uno schermo televisivo, poi compravano
il ‘pianeta della fortuna’ per tentare la sorte al lotto e il ‘foglio volante’
per imparare il testo e cantarlo a loro volta nelle osterie e nelle bisbocce
fra amici…
L’automa,
dal burattino fantoccio derivato, procede, suo malgrado, l’inarrestabile
discesa A FOLLE, colpa o
bisogno dell’urgenza circa il ‘valore’ aggiunto della ‘massa ottenuta’.
Dapprima,
inscenata con sfarzo d’allori, coronata d’alluminio e prometeico acciaio
temprato, sponsorizzata dalla nota Compagnia del russo burattinaio bandito
seppur servito & nutrito per l’intera durata del noto spettacolo: le sue
marionette e automi temprati invadono le Corti con i loro più che noti
spiritati Drammi…
Peccato,
però, che al Secondo Atto della rinomata secolare Commedia divenuta transumante
Tragedia, rappresentata per ogni fiera piazza e nobile corte d’Europa,
l’universale salita dell’industrioso automa per sua evoluta natura, sia
divenuta inarrestabile FOLLE DISCESA.
Nonostante
dal retro della “quinta” (e non più Sinfonia, Opera dispendiosa tanto al
germano quanto al piccione suo alleato e viaggiatore anch’esso) l’agente
segreto - burattino imperfetto - segnala inesauribile esaurita riserva ove
celato ogni intero segreto di Scena!
Da
cui la Commedia divenuta farsa per sua ignobile natura!
Infatti,
se fin da principio il burattino, più politico che umana marionetta donde la
differenza di massa, si fosse consapevolmente reso conto della Compagnia
servita, oppure, si fosse dedicato con maggior zelo a più nobile nonché
filosofica lettura (dal futuro Pinocchio) interpretata (con grande
incomparabile successo); avrebbe raggiunto l’Atto della Giostra avverso alla
nota Fiera (presso la piazza del Lupo), donde deriva il filo dell’intera
Commedia, hor hora sospesa per improvvisi litigi con la più nota marionetta
(Ragion della sua ed altrui movenza per ogni serio Teatro compresa ogni Fiera
accompagnata, motivo dell’intero automa); ne consegue che avrebbe dovuto,
cogitare concordare nonché meditare, e in ultimo interpretare, imprevisti cambi
di più nobile Scena.
Non
più il filo accompagnato dalla mano, qual fantoccio burattino avverso alla
marionetta sua eterna prometeica concorrente per ogni Scena interpretata qual
vera Opera rappresentata, bensì un sì più vasto meccanismo congeniato, ove alla
materiale Archita meccanica a cui abdicata l’antica commedia, sarebbe succeduto
idraulico passo maledetto da ogni Dio dell’Olimpo scalzato dalla Parabola
profeta del progresso.
Ovvero,
dall’antico mito filosofico siamo succeduti - o caduti - nel baratro del Dio
unico (e trino) rivenduto al megawatthore: dato dal Tempo del vettore
esponenziale & diviso in pugnate quote scavate e derivate dalla grotta
della ninfa in attesa del futuro profetico pargolo.
Hora
quotata al Tempio del progresso inscenato, e mai più al rimpianto ponte del
Diavolo, bensì all’automa dal noto Sentiero (666) Rifugio del Golem, a cui ogni
futura marionetta aspira per la prometeica eterna disavventura nominata
profeticamente: luce et morte ancora in vita dell’eterna salita prima della
segnalata discesa del Santo Olimpico successo, applaudita con illuminato eroico
sfarzo, e replicato da ogni futuro automa al palco d’ogni Guerra ben
rappresentata in disaccordo con l’olimpico burattino d’un èvo superato.
Sottratta,
disgraziata ulcerata meschina marionetta, al dovuto consenso della povera
Sibilla, oracolo senza più Regno né Grotta né oscuro riparo magistralmente
interpretato, e neppure, se per questo, della povera scalza ignuda Cibele
accompagnata dallo scomparso, o meglio, pluriricercato e dato per defunto,
Genio della Foresta o Selva, bruciata dall’infiammata platea.
Neppure
il noto Rifugio, anch’esso liricamente et magistralmente interpretato nonché
eternamente disoccupato, gestito da Meschino detto il Guerrino d’ogni Fiera,
cibata nutrita squartata e divorata in attesa del defunto rimpianto Inverno
sponsorizzato dalla più nota Compagnia di Stato.
Quando
la neve facea da cornice alla marionetta, nonché alla corda dell’avversato suo
compagno burattino, per la conquista d’ogni Cima e Vetta della vera coronata
classifica dell’Opera magistralmente rappresentata; e ove ogni fantoccio aspira
per un futuro senza automa rubargli gli averi di Scena, prima e dopo aver
pregato la parabola del Vento implorando il segnale del Dio del sano commercio
circa la Via migliore da seguire secondo i comandamenti e precetti di Golem:
Salire
e salire ancora sino all’Olimpo di Zeus in personam, quotato compartecipato
nonché evaso per ovvie cristiane ragioni di un più nobile Stato… e al Passo
della frontiera rimpianto.
Hora
corre tanta troppa differenza fra un automa e il suo Teatro! Fra un automa ed
una marionetta, e questa, in ugual Scena e contesa, dal rimpianto burattino
senza neppur un Teatro ove replicare l’eterna Tragedia della vita a cui il vero
automa aspira e deriva.
Ogni
singola specie vuole e pretende la propria autonomia, compresa la dovuta
batteria con cui appagare e compensare il disagio dell’attesa, quando
dall’acrobatico palco sino alla numerata platea, cimento dell’invisibile Filo
di Scena, nasce una nuova èra con più respiro ricaricato al Sole del Dio più
morto che vivo, quasi trasudato, compensare il disagio della marionetta
rimpiangere il rivale suo per ogni rimpianta Fiera, in attesa, ovviamente
dell’atomo automa, ovvero quando il copione cede lo Passo et ogni Elemento
dell’intera orchestra accompagnata, a Democrito, impresario della nuova
Compagnia.
In
quest’hora l’automa fiero della nuova avventura, il burattino e la marionetta,
fossili antichi d’una sorpassata èra lo guardano e omaggiano pur l’eterna
contesa ancor rappresentata, Prometeo incatenato fu la Prima dell’atto, dopo
solo Omero e Ulisse suo argo, né automa né marionetta né burattino, oseranno
cantarne o interpretarne la futura disavventura!
L’ira
che seguì circa il Segreto del palco inscenato, neppure l’acheo fu in
sufficiente grado d’intenderlo e interpretarlo, ogni Elemento o automa
rimpiangeva i tempi del fungo araldo del Sacro bosco pregato, quando fate e
bambini, comprese le antiche fiere donde deriva il palco d’ogni rispettabile
Compagnia potevano al meglio intendere e assaporare il sapore della Vita!
Così
hora et in questa difficile hora, ogni Bestia che ne deriva da un fungo
avvelenato, deve fare un soldo di conto con ogni futuro burattino, in attesa
che il Dio della materia lo destini qual vero automa. Il dilemma sì grande e
vasto, ove l’intero palco giostrato ne va guasto e incontrollato, cede e
procede per sua e altrui disgrazia & disavventura, verso una perenne
discesa, ed ove ogni povero automa diviene fiero paladino dell’antico e reciso
filo donde deriva la sua e altrui odierna disavventura. Si inerpica giù e su
alla fiera, ogni Scena sempre più dispendiosa, quasi non più trova l’energia
per divenire un vero automa…

Quindi qual potrebbe essere il breve Epilogo di questo breve
frammentato intervento, sicuramente la Scena finale della mosca intrappolata
alla tela del suo Ragno preferito, qualcuno la vede e la scorge, infatti, la
povera Mosca, implorare aiuto in balia d’un mostro astuto, in quanto proprio da
quello ha preso l’ispirazione del medesimo Tempo, ma il Tempo gli è avverso per
divenire uno strano contrattempo per la Scena finale di questo Orrore in cui
l’uomo avvinghiato ad un più nobile Ragno implora aiuto ad un viandante che
lento sale e procede alla sua Cima, si inchina alla Natura ne raccoglie ed
ispira ad un frammento di quella volontà che del filo ne fece una corda, a lei
infatti si ispirò per fuggire da una strana caverna che puzza di cantina….
Meditiamo la Torre di tal conquista sperando solo che
l’impervia, giacché il buon intenditore ancor meglio mi comprende, fu conquista
e non certo una dottrina da palcoscenico... legata con la sua corda ad un
dogmatismo alieno - come o peggio - del Progresso contrastato…
HELENE,
PREFERISCO NON DIRLO, VISTO CHE DEVO ANDARE, PREFERISCO CHE TI RICORDI DI ME
COME ERO PRIMA. DEVO DISTRUGGERE ME STESSO IN MODO TALE CHE NESSUNO PUÒ SAPERE
COSA MI È SUCCESSO. OVVIAMENTE HO PENSATO SEMPLICEMENTE DI DISINTEGRARMI NEL
MIO TRASMETTITORE, MA FAREBBERO MEGLIO DI NON PERCHÉ, PRIMA O POI, POTREI
TROVARMI REINTEGRATO. UN GIORNO, DA QUALCHE PARTE, QUALCHE SCIENZIATO FARÀ
SICURO LA STESSA SCOPERTA. HO QUINDI PENSATO AD UN MODO CHE NON È NÉ SEMPLICE
NÉ FACILE, MA TU PUOI E MI AIUTERAI.
‘André’,
…dissi
infine,
‘qualunque cosa tu abbia scelto o pensato, non posso e non
accetterò mai una soluzione così codarda. Non importa quanto terribile sia il
risultato del tuo esperimento o incidente, sei vivo, sei un uomo, un
cervello... e hai un’anima. Non hai il diritto di distruggerti! Lo sai!’.
La risposta fu presto digitata e infilata sotto la porta.
SONO BEN VIVO,
MA GIÀ NON SONO PIÙ UN UOMO. QUANTO AL MIO CERVELLO O INTELLIGENZA, PUÒ
SCOMPARIRE IN QUALSIASI MOMENTO. COSÌ COM’È, NON È PIÙ INTEGRO. E NON PUO’
ESSERCI ANIMA SENZA INTELLIGENZA. . . E TU LO SAI!