IL GRASSO LEGNAIUOLO

IL GRASSO LEGNAIUOLO
& UN MONDO PERDUTO

venerdì 3 luglio 2026

LA GUERRA DEI MONDI

 








Prosegue con la macchina del Tempo






Purtroppo per la nostra comune specie vivente e non, ci sono Mondi che ci dividono, ci sono opposte Frontiere che si fronteggiano per determinare e circoscrivere un più ‘probabile’ Regno terreno. Ci sono visibili e invisibili confini che si oppongono nel beneficio (o opposto maleficio) della migliore arte evolutiva, nonché creativa per come si è …e ancora evolve il suo e nostro comune ‘principio’, e/o l’inesorabile graduale ‘fine’ giammai sia detto ‘il fine’ affine alla Vita, contrariamente alla loro limitata visione legata ad un ‘filo’ (più o meno logico, più o meno confacente con la linea del progresso inerente l’evoluzione, più o meno legato al tempo che tesse o disgrega la propria invisibile trama…) sospeso nel vuoto spazio, …ovvero, una sottile tela di Ragno.




Ecco, per iniziare questa nuova Visione e procedere in cotal direzione senza la dovuta Freccia del Tempo, assente allo stesso ed Infinita come i Sogni che caratterizzano una diversa e più immateriale geografia, osserviamo il mondo da lontano, lo meditiamo con la coscienza di un alpinista il quale come uno Straniero, spinge l’impervia sua scelta fino al limite estremo, se compreso nella sua determinazione, nella volontà che lo caratterizza, nel suo apparente delirio di conquista della Cima e non solo, possiamo condividerne la corda, il sottile filo che avvinghia la pietra, la trama stessa della Creazione, per non solo e comunque conquistare l’apparente ‘nulla’ come spesso viene definita cotal impervia conquista, bensì, provare con lui una emozione antica affine alla creazione medesima; ovvero, si sale ma si regredisce nei Geni della nostra esistenza che dalla pietra si è evoluta sino alla fertile Terra, e da questa  nata e sgorgata la Vita…




In senso prettamente alpinistico furono definiti ‘i Ragni’, ovvero coloro che con la loro tela, con la corda, aspiravano alla Cima, da lontano possono creare un senso di vertigine mista ad ammirazione, un senso di vuoto e impotenza dinnanzi all’apparente assenza di gravità con cui sfidano ogni grado di impervia conquista.

 

Poi, la loro fu definita Filosofia, si sono per decenni attribuiti i meriti della ‘specie’ non più e solo sportiva, ma della sopravvivenza (come sosterrebbe Darwin, del più forte) che la stessa determina e implica nella conquista nel mantenimento affine all’Arte evolutiva. Ovvero, fra diverse specie di ‘Ragni’ ci sono, in medesimo ‘regno’, nel senso del medesimo filo che li lega ed unisce per la continuità della Via, della ugual ‘tela’, divergenze, fra uno spigolo e una roccia, fra una roccia e un rifugio che assomiglia ad una cantina, ed ancora dalla cantina sino al ‘lume’ ove sporge un sole confuso e annebbiato che promette qualcosa o un nulla d’una fitta nebbia, con la certezza che dispiegando la sua forza - illuminandoci - su ugual riparo non si smarrisca il ‘lume’ della Ragione quando si cerca qualcosa di ‘antico’ di ‘custodito’ di ‘conservato’, di ‘preservato’….

 

…Di inviolato!




A dispetto delle false Ragioni dell’insano morbo del Progresso senza nessuna Cima aver, in verità e per il vero, conquistato…

 

Ed ogni essere e cosa dalla pietra alla foglia profanato!    

 

Quindi in questa guerra del Regno dei Ragni facciamo una simmetrica scoperta, e andiamo a definire il Ragno del Regno animale per come gli alpinisti a lui si ispirarono…  Ci sono anche i pipistrelli delle grotte ma per hora preferiamo e ci limitiamo al Ragno della vetta…




Gli antenati di alcune delle creature raffigurate in questo breve frammentato articolo furono sepolti nell’ambra trasparente del Baltico migliaia di anni fa, e i resti fossili di altre risalgono a un milione di anni fa o più furono osservati anche da alpinisti e viandanti. Ma mentre l’uomo ha trasformato il suo ambiente, passando da quello primitivo della barbarie a quello quasi inconcepibilmente complesso della vita civilizzata, queste creature, o almeno la maggior parte di esse, sembrano condurre essenzialmente lo stesso tipo di vita che conducevano centinaia di migliaia di anni fa.

 

Possiedono poteri che né l’uomo né alcun altro mammifero ha mai sognato di avere (come del resto chi li imita con medesimo fil di corda).   

 

Alcuni possiedono la capacità di volare, permettendo loro di percorrere mille miglia spinti dal vento. Altri possono saltare cento volte la propria lunghezza. Uno di questi ‘mostri’ può produrre una corda liquida con la stessa facilità con cui i mammiferi producono il latte, e con essa tessere reti aeree per intrappolare le prede o, agganciandosi ad essa, può calarsi dalle altezze più vertiginose senza pericolo; una volta che la corda ha svolto il suo scopo, la divorano.




L’antichissimo patrimonio genetico di queste specie produce creature che agiscono con una precisione di intenti e un grado di assoluto sacrificio di sé che non possono non lasciare sbalordito anche il più coscienzioso degli esseri umani. Potrebbero persino far sorgere il dubbio che la pienezza della vita biologica non consista nel sacrificio dell’individuo per il bene della specie a cui appartiene.

 

Il mondo dei ragni è il mondo delle creature a otto zampe, così come il mondo degli insetti è il mondo di quelle a sei zampe, e gli uomini e le donne istruiti non dovrebbero confondere queste grandi classi di esseri più di quanto confondano i bipedi con i quadrupedi.




Differiscono dagli insetti anche per altri aspetti oltre al numero di zampe: non possiedono antenne, quegli straordinari organi di senso presenti in tutti gli insetti, ma qua e là, soprattutto sulle zampe, presentano strane setole o spine cave che terminano con nervi. Anche i loro occhi sono diversi da quelli degli insetti. Gli occhi di un insetto, almeno quelli grandi e prominenti, sono composti da centinaia di lenti o sfaccettature, mentre il ragno, pur avendone generalmente otto, ne possiede solo di semplici, con una singola lente.

 

La loro vita è molto semplice rispetto a quella di molti insetti. In autunno, le femmine depongono le uova in un sacco fatto con la propria seta, spesso con diverse centinaia di uova in un unico sacco. I ragnetti si schiudono all’interno del sacco e, nelle regioni settentrionali, vi trascorrono il lungo inverno.

 

A differenza dei coleotteri o delle farfalle, non presentano due fasi di vita, ma nascono già adulti e dotati di zanne velenifere che li aiutano nella loro esistenza strettamente carnivora, e spesso persino cannibale. Crescono e mutano la pelle come le cavallette appena nate, ma non cambiano forma a ogni muta e nessuna di loro ha le ali.




All’interno del loro corpo, possiedono riserve di strani fluidi appiccicosi che possono espellere attraverso delle aperture in molti modi diversi. Questo fluido, asciugandosi, può formare dei fili che trascinano dietro di sé e fissano man mano che si muovono, usandoli come funi di sicurezza; in alcuni ragni può persino essere espulso in quantità tali da formare un aeroplano; nella maggior parte dei casi, tuttavia, viene utilizzato per costruire i nidi, i sacchi delle uova o le meravigliose sfere che si rivelano essere il cimitero di tanti insetti incuranti.

 

Giacché i ragni sono nemici del mondo degli insetti, se fossero più selettivi, sarebbero forse i più grandi amici del genere umano, ma, poiché succhiano il sangue di ogni tipo di insetto, l’unica certezza che abbiamo è che quelli che troviamo nelle nostre case sono un beneficio, perché lì uccidono le mosche e gli altri insetti indesiderati.




 …Ecco mi fermo un attimo e medito il Progresso riflesso nella specie d’ogni Essere vivente, e come lo stesso si differenzia in medesimo ‘filo’ che avvinghia una Cima, o una più nobile cantina, ovvero da quando si ispira alla vita animale, alla vita che osserva e riassembla al fine di dominarla nelle Ragioni del Tempo; sicuramente le Tre vie intraprese, Sentieri ben diversi tra loro. Il Primo nato ed evoluto, il Ragno del regno animale sicuramente sgradevole alla vista ma con una specifica funzione in seno alla Natura. Il secondo affine e simmetrico alla medesima Natura, il quale prende in prestito senza per nulla opporsi alla sua stessa evoluzione, la quale si avvinghia come un Ragno alpinista. Ed infine il Terzo affine ad un diverso Ragno il quale come una ‘mosca’ tutte vede pretende e sovrintende, compreso il Tempo che lo ha creato all’ultimo Secondo, qual peggior forma di progresso misto e compartecipato al vasto Regno animale, andando a posare sull’escremento preferito ed alui congeniale.




Quindi…, svelti in cantina, in quanto il Ragno con la Mosca, pur senza il nostro assenso, meditano il Tempo e partecipano alla nostra medesima esistenza, al nostro avvenire… Di questi mostri e/o insetti alati, di ragni striscianti ne è colma la cantina del loro strano laboratorio; non sono esseri umani, nulla hanno da condividere con ogni specie vivente o meno, sono degli insetti come dei piccoli mostri striscianti, in preda al loro medesimo Creatore (che dico mai, programmatore del Tempo..) e la cantina dell’abisso ne svela la comune appartenenza, si cibano fra loro, si assemblano e accoppiano in medesima polvere, si riproducono strisciando fra un mobile e un Tomo antico…

 

Hanno i loro ‘virus’…

 

E ogni tanto si prova antico orrore verso questa nuova specie ‘malvivente’…

 

Il Golem fu l’inizio la Mosca il fine…




La mattina in cui André ha provato questo terribile esperimento, non si è presentato a pranzo. Mandai giù la cameriera con un vassoio, ma lei me lo riportò con un biglietto che aveva trovato appuntato fuori dalla porta del laboratorio:

 

‘Non mi disturbare, sto lavorando’.

 

Di tanto in tanto attaccava alla sua porta biglietti del genere e, anche se me ne sono accorto, non ho prestato particolare attenzione alla calligrafia insolitamente grande del suo biglietto.

 

Fu subito dopo, mentre stavo bevendo il mio caffè, che Henri entrò saltellando nella stanza per dirmi che aveva preso una strana mosca e che mi sarebbe piaciuto vederla. Rifiutandomi persino di guardare il suo pugno chiuso, gli ordinai di rilasciarlo immediatamente.

 

‘Ma, mamma, ha una testa bianca così buffa!’.




Facendo marciare il ragazzo verso la finestra aperta, gli ho detto di liberare immediatamente la mosca, cosa che ha fatto. Sapevo che Henri aveva catturato la mosca semplicemente perché pensava che fosse curiosa o diversa dalle altre mosche, ma sapevo anche che suo padre non avrebbe mai sopportato alcuna forma di crudeltà verso gli animali e che ci sarebbe stato un trambusto se avesse scoperto che nostro figlio aveva messo una mosca in una scatola o in una bottiglia.

 

Quella sera, all’ora di cena, André non si era ancora fatto vivo e, un po’ preoccupato, corsi giù in laboratorio e bussai alla porta. Non ha risposto al mio bussare, ma l’ho sentito muoversi e un attimo dopo ha fatto scivolare un biglietto sotto la porta. Era dattiloscritto:

 

HELENE, HO DEI PROBLEMI. METTI A LETTO IL RAGAZZO E TORNA TRA UN’ORA.




Spaventata, ho bussato e chiamato, ma André non sembrava farci caso e, vagamente rassicurato dal rumore familiare della sua macchina da scrivere, sono rientrata in casa. Dopo aver messo a letto Henri, sono tornata in laboratorio, dove ho trovato un altro biglietto infilato sotto la porta. La mia mano tremava quando lo raccolsi perché ormai sapevo che qualcosa doveva essere radicalmente sbagliato. Leggo:

 

HELENE, PRIMA DI TUTTO CONTO SU DI TE PER NON PERDERE I NERVI O FARE NULLA PERCHÉ TU SOLO PUOI AIUTARMI. HO AVUTO UN GRAVE INCIDENTE. PER IL MOMENTO NON CORRO UN PARTICOLARE PERICOLO, ANCHE SE È QUESTIONE DI VITA O DI MORTE. E’ INUTILE CHIAMARMI O DIRE QUALCOSA. NON POSSO RISPONDERE, NON POSSO PARLARE. VOGLIO CHE TU FACCIA ESATTAMENTE E CON MOLTA ATTENZIONE TUTTO QUELLO CHE TI CHIEDO. DOPO AVER BUSSATO TRE VOLTE PER DIMOSTRARE CHE AVETE CAPITO E D’ACCORDO, PORTAMI UNA CIOTOLA DI LATTE CON RUM. NON HO AVUTO NIENTE TUTTO IL GIORNO E NON POSSO FARNE A MENO.




Tremando di paura, non sapendo cosa pensare e reprimendo un desiderio furioso di chiamare André e tentare finché non apriva, ho bussato tre volte come richiesto e sono corsa fino a casa per andare a prendere quello che voleva. In meno di cinque minuti ero di ritorno. Un altro biglietto era stato infilato sotto la porta:

 

HELENE, SEGUI ATTENTAMENTE QUESTE ISTRUZIONI. QUANDO BUSSI IO APRO LA PORTA. DEVI AVVICINARTI ALLA MIA SCRIVANIA E POSARE LA SCATOLA DEL LATTE. POI ANDRETE NELL’ALTRA STANZA DOVE SI TROVA IL RICEVITORE. GUARDA ATTENTAMENTE E PROVA A TROVARE UNA MOSCA CHE DOVREBBE ESSERE LÌ MA CHE IO NON RIESCO A TROVARE. PURTROPPO NON POSSO VEDERE LE PICCOLE COSE MOLTO FACILMENTE. PRIMA DI ENTRARE DEVI PROMETTERMI DI OBBEDIRMI IMPLICITAMENTE. NON GUARDARMI E RICORDATI CHE PARLARE È DEL TUTTO INUTILE. NON POSSO RISPONDERE. BUSSA ANCORA TRE VOLTE. E QUESTO SIGNIFICA CHE HO LA TUA PROMESSA. LA MIA VITA DIPENDE INTERAMENTE DALL’AIUTO CHE MI PUOI DARE... 

 

…..Cosa è successo?







Voi tutti vi domanderete, qualcosa nel ‘programmatore’ non ha funzionato a dovere; ricapitoliamo: eravamo avvinghiati ad una corda e salivamo fino al Cerro Torre con i più noti viandanti di Lecco, poi abbiamo meditato strani forme di Ragni alati in ragione della paternità della specie in uso ed in via di estinzione da cui il nome, quindi abbiamo trattenuto un vagito simile ad un urlo di petra inerente ad un antico pensiero donde meditare la ‘via’… 

 

…Ebbene analizziamo l’evolversi di questa triste e nota sequenza nella Frammentata trama della nostra Storia evolutiva, in quanto il ‘programmatore’ ci sorveglia dalla stratosfera sino alla cantina dell’ultima ‘scena’, infatti ha in dotazione otto occhi, dieci zampe, e un medesimo filo che ci avvinghia e trascina per questa strana e più nuova esistenza di morti sospesi a fil di vita pasto d’un ragno della specie brevettata dalla più acclamata ditta della Compagnia del progresso; ne comprenderemo ancor meglio la Genesi che da umani si retrocede ad una mosca per poi essere intrappolati in una tela del noto Ragno.    

 

…È l’èra dei cavi. 

 



La vita moderna, in tutta la sua intricata complessità, si basa sui fili. Fili ovunque: nei cieli, sulla terra e nelle acque. In tutti i giochi di prestigio della scienza, che hanno reso la natura in schiavitù, il filo è l’elemento indispensabile.

 

Un mestiere curioso, lento e meticoloso, in cui i fabbri di razze dimenticate si sono affannati, hanno lavorato e rovinato la vista per innumerevoli migliaia di anni, è diventato, in meno di un secolo, sotto la spinta delle esigenze e delle forze motrici moderne, il motore del mondo e la molla di ogni attività, dalla culla alla tomba.




Il filo metallico viene ancora utilizzato per realizzare giocattoli e gingilli, come un tempo, ma non è più solo un passatempo per la vanità. Se domani eliminassimo dal patrimonio di risorse umane il filo metallico, le funi metalliche e i relativi ‘fili piatti’, il mondo si fermerebbe di colpo.

 

Non è un’esagerazione, immaginate di dover iniziare la giornata lavorativa senza la rete elettrica e pensate a quale sarebbe il verdetto a fine giornata. Considerando il ruolo vitale che la rete elettrica svolge nella coltivazione e nel trasporto del cibo per l’uomo e gli animali, è probabile che non fareste colazione dopo aver dormito su un letto senza molle o il lusso di un materasso in rete metallica. Ma questo sarebbe solo l’inizio dei problemi.




Il tram rimarrebbe fermo. Forse siete pendolari e viaggiate in città su un treno a vapore. Il traghetto resterebbe ormeggiato, e dov'è il macchinista che, in questi tempi di traffico intenso e intervalli ristretti, oserebbe mandare un treno senza la protezione dei piccoli fili di collegamento tra le rotaie, che articolano il sistema di segnalazione a blocchi?

 

Si poteva telefonare in ufficio? Come e con quale mezzo, a meno che non si usasse un cavo? Senza fili? Senza le bobine e gli indotti che fanno funzionare gli strumenti o le antenne che captano l'onda sonora nel suo volo, non esisterebbe la comunicazione senza fili.

 

È il filo che ha unito il mondo e lo tiene unito, e quando le fabbriche di fili si fermeranno, come anche loro dovrebbero fare se non ci fosse più il filo, la civiltà moderna potrebbe anche morire, e lo farebbe.

 

Persino la guerra si estinguerebbe.




Le popolazioni potrebbero perire di fame, e probabilmente lo farebbero, ma dovrebbero smettere di uccidersi a vicenda se non con metodi primitivi, perché senza il filo, che controlla il movimento di navi, aerei e sottomarini, e permette tramite telegrafo e telefono le manovre di eserciti prodigiosi, che lega le lucide strutture dei grandi cannoni e che costituisce la maggior parte degli strumenti di precisione per puntarli, la guerra non offrirebbe più molte opportunità di gloria artificiale.

 

Come garanzia di pace perpetua e mondiale, nessuna Società delle Nazioni potrebbe nemmeno lontanamente essere paragonata all’eliminazione del filo dal catalogo mondiale delle armi.

 

Il filo metallico è un membro influente di quella famiglia di giganti materiali che hanno raggiunto la grandezza in un lasso di tempo relativamente breve, ma che nondimeno pesano enormemente sui destini dell'umanità. È anche antico, ma fino a quando un nuovo demone di ambizione materiale non ha cominciato ad agitarsi nelle popolazioni sovraffollate, aveva poco altro scopo se non quello di adornare le vesti dei potenti o arricchire le arti antiche.




A coloro la cui visione del passato dell’uomo è limitata all’enciclopedia è stato ripetuto più volte che la veste di Aronne conteneva fili d’oro, che c’era del filo metallico nelle piramidi, che a Ninive si lavorava il filo metallico ottocento anni prima della tragedia del Calvario e che teste di metallo con capelli di filo metallico sono state ritrovate tra le rovine di Ercolano e ora sono di nuovo custodite nelle vetrine del Museo Portici.




…Ma hor hora permettetemi una Eretica considerazione, non fu’ il filo che intrappola, non più e solo la Mosca, con il Ragno e la civiltà intera costretta in cantina, giacché il sole caldo di questo Universo talvolta esposto al simmetrico Lume del nuovo e più artificioso Intelletto confonde la Ragione?

 

Dunque se fu’ un filo, il filo comandava e comanda il nuovo burattino? Quello per intenderci che si scorge nelle fiere delle piazze, pur essendo la fiera di nobile antica tradizione mentre la marionetta che osserva il burattino una strana caricatura di paese…

 

Ergo e deduco ancora!

 

E ne traccio breve profilo:




I burattini sono la caricatura dell’uomo; le marionette ne sono la imitazione. I primi, più democratici, vagabondano per le piazze con un modesto castello, e camminano senza piedi perché li tengono imprigionati nelle mani possenti del loro padre burattinaio. Le seconde, più aristocratiche e quindi più vane, non si mostrano che in veri teatrini, con palchetti e sedie e biglietti d’ingresso; hanno le membra complete, camminano con leggerezza mirabile, e ricevono sempre dall’alto il verbo e la norma delle loro azioni.

 

I burattini, conservatori per eccellenza, serbano intatto l’abito ed il costume dei loro progenitori; sono contenti del proprio stato, né mutano per mutare di tempi. Le marionette, invece, vanno di pari col progresso; la meccanica e la plastica non isdegnarono mai di concorrere al loro perfezionamento, e in passato furono ambita ricreazione di gente seria e financo di principi.

 

Ed erano i cantastorie, ultimi eredi dei ‘trobador’, dei menestrelli e dei torototela, a diffondere e a chiosare tra piazze, cortili, fiere di paese e osterie, gli episodi tragici, i fatti eclatanti, i delitti efferati, le conquiste della scienza e della tecnica, le gesta di grandi uomini ed eroi, le polemiche politiche, i mutamenti di costume, i primi ruimenti sociali. E il popolo si dilettava, con grande attenzione, a sentire cantare l’episodio da colui che più degli altri ‘sapeva leggere e poetare’: era l’uomo con il foglio volante o con il cartellone illustrato che sintetizzava grossolanamente quello che poco dopo avrebbe spiegato in poesia cantata.




L’uditorio lo ascoltava come oggi ascolterebbe la radio ed osserva la sequenza dei fatti illustrati come si trovasse davanti ad uno schermo televisivo, poi compravano il ‘pianeta della fortuna’ per tentare la sorte al lotto e il ‘foglio volante’ per imparare il testo e cantarlo a loro volta nelle osterie e nelle bisbocce fra amici…

 

L’automa, dal burattino fantoccio derivato, procede, suo malgrado, l’inarrestabile discesa A FOLLE, colpa o bisogno dell’urgenza circa il ‘valore’ aggiunto della ‘massa ottenuta’.

 

Dapprima, inscenata con sfarzo d’allori, coronata d’alluminio e prometeico acciaio temprato, sponsorizzata dalla nota Compagnia del russo burattinaio bandito seppur servito & nutrito per l’intera durata del noto spettacolo: le sue marionette e automi temprati invadono le Corti con i loro più che noti spiritati Drammi…  

 

Peccato, però, che al Secondo Atto della rinomata secolare Commedia divenuta transumante Tragedia, rappresentata per ogni fiera piazza e nobile corte d’Europa, l’universale salita dell’industrioso automa per sua evoluta natura, sia divenuta inarrestabile FOLLE DISCESA.

 

Nonostante dal retro della “quinta” (e non più Sinfonia, Opera dispendiosa tanto al germano quanto al piccione suo alleato e viaggiatore anch’esso) l’agente segreto - burattino imperfetto - segnala inesauribile esaurita riserva ove celato ogni intero segreto di Scena!

 

Da cui la Commedia divenuta farsa per sua ignobile natura!




Infatti, se fin da principio il burattino, più politico che umana marionetta donde la differenza di massa, si fosse consapevolmente reso conto della Compagnia servita, oppure, si fosse dedicato con maggior zelo a più nobile nonché filosofica lettura (dal futuro Pinocchio) interpretata (con grande incomparabile successo); avrebbe raggiunto l’Atto della Giostra avverso alla nota Fiera (presso la piazza del Lupo), donde deriva il filo dell’intera Commedia, hor hora sospesa per improvvisi litigi con la più nota marionetta (Ragion della sua ed altrui movenza per ogni serio Teatro compresa ogni Fiera accompagnata, motivo dell’intero automa); ne consegue che avrebbe dovuto, cogitare concordare nonché meditare, e in ultimo interpretare, imprevisti cambi di più nobile Scena.

 

Non più il filo accompagnato dalla mano, qual fantoccio burattino avverso alla marionetta sua eterna prometeica concorrente per ogni Scena interpretata qual vera Opera rappresentata, bensì un sì più vasto meccanismo congeniato, ove alla materiale Archita meccanica a cui abdicata l’antica commedia, sarebbe succeduto idraulico passo maledetto da ogni Dio dell’Olimpo scalzato dalla Parabola profeta del progresso.

 

Ovvero, dall’antico mito filosofico siamo succeduti - o caduti - nel baratro del Dio unico (e trino) rivenduto al megawatthore: dato dal Tempo del vettore esponenziale & diviso in pugnate quote scavate e derivate dalla grotta della ninfa in attesa del futuro profetico pargolo.




Hora quotata al Tempio del progresso inscenato, e mai più al rimpianto ponte del Diavolo, bensì all’automa dal noto Sentiero (666) Rifugio del Golem, a cui ogni futura marionetta aspira per la prometeica eterna disavventura nominata profeticamente: luce et morte ancora in vita dell’eterna salita prima della segnalata discesa del Santo Olimpico successo, applaudita con illuminato eroico sfarzo, e replicato da ogni futuro automa al palco d’ogni Guerra ben rappresentata in disaccordo con l’olimpico burattino d’un èvo superato. 

 

Sottratta, disgraziata ulcerata meschina marionetta, al dovuto consenso della povera Sibilla, oracolo senza più Regno né Grotta né oscuro riparo magistralmente interpretato, e neppure, se per questo, della povera scalza ignuda Cibele accompagnata dallo scomparso, o meglio, pluriricercato e dato per defunto, Genio della Foresta o Selva, bruciata dall’infiammata platea.

 

Neppure il noto Rifugio, anch’esso liricamente et magistralmente interpretato nonché eternamente disoccupato, gestito da Meschino detto il Guerrino d’ogni Fiera, cibata nutrita squartata e divorata in attesa del defunto rimpianto Inverno sponsorizzato dalla più nota Compagnia di Stato.

 

Quando la neve facea da cornice alla marionetta, nonché alla corda dell’avversato suo compagno burattino, per la conquista d’ogni Cima e Vetta della vera coronata classifica dell’Opera magistralmente rappresentata; e ove ogni fantoccio aspira per un futuro senza automa rubargli gli averi di Scena, prima e dopo aver pregato la parabola del Vento implorando il segnale del Dio del sano commercio circa la Via migliore da seguire secondo i comandamenti e precetti di Golem:




Salire e salire ancora sino all’Olimpo di Zeus in personam, quotato compartecipato nonché evaso per ovvie cristiane ragioni di un più nobile Stato… e al Passo della frontiera rimpianto.

 

Hora corre tanta troppa differenza fra un automa e il suo Teatro! Fra un automa ed una marionetta, e questa, in ugual Scena e contesa, dal rimpianto burattino senza neppur un Teatro ove replicare l’eterna Tragedia della vita a cui il vero automa aspira e deriva.   

 

Ogni singola specie vuole e pretende la propria autonomia, compresa la dovuta batteria con cui appagare e compensare il disagio dell’attesa, quando dall’acrobatico palco sino alla numerata platea, cimento dell’invisibile Filo di Scena, nasce una nuova èra con più respiro ricaricato al Sole del Dio più morto che vivo, quasi trasudato, compensare il disagio della marionetta rimpiangere il rivale suo per ogni rimpianta Fiera, in attesa, ovviamente dell’atomo automa, ovvero quando il copione cede lo Passo et ogni Elemento dell’intera orchestra accompagnata, a Democrito, impresario della nuova Compagnia.

 

In quest’hora l’automa fiero della nuova avventura, il burattino e la marionetta, fossili antichi d’una sorpassata èra lo guardano e omaggiano pur l’eterna contesa ancor rappresentata, Prometeo incatenato fu la Prima dell’atto, dopo solo Omero e Ulisse suo argo, né automa né marionetta né burattino, oseranno cantarne o interpretarne la futura disavventura!




L’ira che seguì circa il Segreto del palco inscenato, neppure l’acheo fu in sufficiente grado d’intenderlo e interpretarlo, ogni Elemento o automa rimpiangeva i tempi del fungo araldo del Sacro bosco pregato, quando fate e bambini, comprese le antiche fiere donde deriva il palco d’ogni rispettabile Compagnia potevano al meglio intendere e assaporare il sapore della Vita! 

 

Così hora et in questa difficile hora, ogni Bestia che ne deriva da un fungo avvelenato, deve fare un soldo di conto con ogni futuro burattino, in attesa che il Dio della materia lo destini qual vero automa. Il dilemma sì grande e vasto, ove l’intero palco giostrato ne va guasto e incontrollato, cede e procede per sua e altrui disgrazia & disavventura, verso una perenne discesa, ed ove ogni povero automa diviene fiero paladino dell’antico e reciso filo donde deriva la sua e altrui odierna disavventura. Si inerpica giù e su alla fiera, ogni Scena sempre più dispendiosa, quasi non più trova l’energia per divenire un vero automa…




 Quindi qual potrebbe essere il breve Epilogo di questo breve frammentato intervento, sicuramente la Scena finale della mosca intrappolata alla tela del suo Ragno preferito, qualcuno la vede e la scorge, infatti, la povera Mosca, implorare aiuto in balia d’un mostro astuto, in quanto proprio da quello ha preso l’ispirazione del medesimo Tempo, ma il Tempo gli è avverso per divenire uno strano contrattempo per la Scena finale di questo Orrore in cui l’uomo avvinghiato ad un più nobile Ragno implora aiuto ad un viandante che lento sale e procede alla sua Cima, si inchina alla Natura ne raccoglie ed ispira ad un frammento di quella volontà che del filo ne fece una corda, a lei infatti si ispirò per fuggire da una strana caverna che puzza di cantina….

 

Meditiamo la Torre di tal conquista sperando solo che l’impervia, giacché il buon intenditore ancor meglio mi comprende, fu conquista e non certo una dottrina da palcoscenico... legata con la sua corda ad un dogmatismo alieno - come o peggio - del Progresso contrastato…

 


HELENE, PREFERISCO NON DIRLO, VISTO CHE DEVO ANDARE, PREFERISCO CHE TI RICORDI DI ME COME ERO PRIMA. DEVO DISTRUGGERE ME STESSO IN MODO TALE CHE NESSUNO PUÒ SAPERE COSA MI È SUCCESSO. OVVIAMENTE HO PENSATO SEMPLICEMENTE DI DISINTEGRARMI NEL MIO TRASMETTITORE, MA FAREBBERO MEGLIO DI NON PERCHÉ, PRIMA O POI, POTREI TROVARMI REINTEGRATO. UN GIORNO, DA QUALCHE PARTE, QUALCHE SCIENZIATO FARÀ SICURO LA STESSA SCOPERTA. HO QUINDI PENSATO AD UN MODO CHE NON È NÉ SEMPLICE NÉ FACILE, MA TU PUOI E MI AIUTERAI.

 

‘André’,

 

…dissi infine,

 

‘qualunque cosa tu abbia scelto o pensato, non posso e non accetterò mai una soluzione così codarda. Non importa quanto terribile sia il risultato del tuo esperimento o incidente, sei vivo, sei un uomo, un cervello... e hai un’anima. Non hai il diritto di distruggerti! Lo sai!’.

 

La risposta fu presto digitata e infilata sotto la porta.

 

SONO BEN VIVO, MA GIÀ NON SONO PIÙ UN UOMO. QUANTO AL MIO CERVELLO O INTELLIGENZA, PUÒ SCOMPARIRE IN QUALSIASI MOMENTO. COSÌ COM’È, NON È PIÙ INTEGRO. E NON PUO’ ESSERCI ANIMA SENZA INTELLIGENZA. . . E TU LO SAI!








martedì 23 giugno 2026

I NUOVI ESORCISTI










  I nuovi esorcisti.. 


& il mio amico Woody 


e la sua futura sposa 


sulla rampa di lancio 


per i campi di Marte  








Prosegue nella consapevole 


consapevolezza conferita 


dal Sapere di non Saper 


"Nulla"






 

Il volto inaspettato ed ancor più oscuro dei nuovi e più organizzati ‘esorcisti’ al servizio del rinnovato èvo nominato moderno, detengono il monopolio assolutistico ed altrettanto ‘ortodosso’ inaspettato e raccapricciante al pari di chi, in verità e per il vero, li ha preceduti. 

 

L’esorcismo fu una caratteristica distintiva del cristianesimo primitivo. Peter Brown descrisse l’esorcismo, senza esagerare, come ‘probabilmente l’attività più apprezzata della chiesa cristiana primitiva’.  Sebbene l’esorcismo non fosse esclusivo del cristianesimo, trovò una fioritura senza precedenti nella nuova fede. Tuttavia, quando la chiesa si affermò come istituzione legittima e potente della società romana e post-romana tra il IV e il IX secolo, l’esorcismo nella chiesa latina subì una trasformazione complessa e multistrato. La negligenza della storia dell’esorcismo dal III secolo in poi ha oscurato questo cambiamento e ha creato l'impressione che il modello dell’esorcismo fu stabilito nei primi due secoli del cristianesimo. Dal IV secolo in poi, gli autori cristiani latini (in particolare Agostino) iniziarono a minimizzare o reinterpretare in termini non esorcistici i rituali drammatici dell’esorcismo prebattesimale, istituiti come parte della liturgia nel III secolo. Nel frattempo, l’esorcismo degli indemoniati al di fuori dei riti battesimali si trasformò gradualmente da carisma laico e forma di guarigione spirituale in un miracolo riservato a individui santi, vivi o defunti. Fu anche durante questo periodo che l’‘esorcismo indiretto’, attraverso l’uso di oggetti esorcizzati come sale, olio e acqua, pose le basi delle pratiche esorcistiche medievali.




La teologia dell’esorcismo cristiano primitivo era sostenuta dalla convinzione che Dio avesse impartito ai credenti il carisma di scacciare i ‘demoni’, sia per dimostrare l’assimilazione del credente a Gesù attraverso il battesimo, sia per dimostrare la vittoria di Cristo sul diavolo. Sebbene i ‘demoni’ rimanessero nel mondo, la vittoria di Cristo era comunque completa e Dio permise loro di continuare la loro opera almeno in parte, affinché i cristiani potessero dimostrare la loro adesione alla vera fede esorcizzandoli. Tra la metà del II e la metà del III secolo, l’esorcismo divenne un meccanismo fondamentale dell’autodefinizione cristiana. La demonologia cristiana trasformò gli dei del mondo antico in esseri malvagi e ne richiese la sistematica rinuncia come prerequisito per il battesimo; i credenti che ricadevano nel paganesimo venivano descritti come soggetti al dominio di questi demoni, e spesso ne erano posseduti.

 

Dal IV secolo in poi, la Chiesa estese la sua autorità sull’esorcismo e si preoccupò di differenziarlo dalla magia, attingendo a testi precedenti come il classico resoconto di Origene sulla differenza tra esorcismo cristiano e magia nel ‘Contra Celsum’. Così il miracolo dell’esorcismo, compiuto dai credenti, trasformava qualsiasi prodigio compiuto da credenti rivali in magia compiuta dall’azione dei ‘demoni’. Qualsiasi attività che implicasse una ‘tecnica’ di cattura del divino era magia: ‘I maghi lanciavano incantesimi di natura illusoria o effimera in cooperazione con forze diaboliche schiavizzate attraverso formule materiali’, a differenza dei fedeli che potevano usare semplici preghiere e petizioni per invocare l’aiuto divino. 

(F.  Young)




Ne tracceremo una breve e più approfondita parentesi ad uso della Storia, taluni la detengono con monopolio interpretativo in giga-byte di Memoria ‘attribuendo’ alla stessa ‘ruoli’ e ‘personaggi’ indossare costumi e maschere (del loro e nostro comune tempo) abdicando alla regia la miglior Scena dalla prima all’ultimo Atto, dalla prima all’ultima ‘comparsa’ (per chi scomparso e seduto in platea si prega un caloroso applauso…).

 

Per chi mai comparso su medesimo ripiano pur avendo un elevato profilo con un ruolo storicamente definito e saggio nonché miglior ‘interprete’ in quanto non indossa maschere da teatro, offriamo la miglior stima e gli affidiamo un senso di rivalsa nel leggere il suo Tomo proibito per ciò di cui la Storia giammai compreso opponendo la ‘censura’ al libero arbitrio qual limite dell’unanime comprensione di chi pensando di detenere il diritto del sapere...

 

...in verità e per il vero, poco o nulla comprende circa un più saggio ed elevato Intelletto, essendo il suo valore coniato e attribuito su un povero denaro, abdicando alla riserva aurea sul (va de) retro opposto della medaglia per ciò che viene premiato nel verso dell’ingiuria di Stato...  

 

…So ben quel a Loro dico transitato su quella ‘calunniosa calunnia’ in cui lo Stato di apparente diritto offre per sempre esilio non mutando i costumi di ugual medesima Scena in favore di un diverso e più proficuo sistema di scambio…  

 



Lo abbiamo poco sopra detto fors’anche ripetuto; altri la interpreteranno per una maggior comprensione della stessa, nella differenza che fra il ‘conservare’ e 'manipolare' (oppure, ed ancor meglio: ‘calunniare’) corre distanza come fra il più nobile pluridecorato ciarlatano e il santo Profeta… non nominando il pagano il quale come ben sappiamo… odiava… balli mimi commedie e danze da avanspettacolo...

 

Con sorpresa dell’intero Teatro comprensivo della gettonata replica da botteghino, fui incaricato di informare la sala règia circa l’ultima puntata di Beutiful - il più bel papero dell’impero (con diritto di secolar replica circa l’ennesima puntata al casino senza stato) - nel miglior intrattenimento conferito nel ruolo del vulcanico Costanzo…

 

Altro non più diciamo…per ciò che Giorgia merita… e non più spera!

 

E se per questo neppure la medaglia gli concediamo, attribuendogli un valore da ciarlatano su ogni lato della stessa per l’intera Compagnia da avanspettacolo!

 

La Tragedia è una cosa seria, la demenza assolutistica un valore senza replica!

 

(Preferiamo la nostra amata e censurata radio!)




Giacché nella paradossale condizione della stessa (‘puntata’) pochi si accorgono cosa armi il nuovo esorcista ‘iper-tecnologico’ al servizio della ‘materia’ (tanto amato dalla bionda…), e come e quando la stessa ‘materia’ virtualmente differenziandosi nella ‘sostanza’ ‘teologica-divina’ si incarica della medesima ‘sentenza’ partecipando all’esorcismo di ugual e ancor più confusa Storia.

 

(A questo punto qualcuno potrebbe attribuire un valore dato dal noto e più confuso ZAPPING avendo cambiato canale in quanto la trama serale appar ancor più intricata e da saltimbanco… presenta un malessere da quando venne acceso, o meglio attivato, il cristallo parlante ultrapiatto digitalizzato da parete esposto allo spigolo nord della Cima qual trama serale della più corretta via o eterna salita; ovvero, allorquando Ognuno, Nessuno escluso, in quanto dedito alla sua frequenza da radio libera e mai in vincolata discesa, osserva la sfera di cristallo e medita e ancor più intende la sua vita appesa ad un chiodo parlante, ma che dico, un tele comando ancor più distante: ‘chi comanda in questa casa?’ chiese il vecchio padre al proprio Io; ma lui non più rispondeva perché aveva intuito che la sfera l’osservava come una luna piena colto da un satellite in lontananza… mentre arrampicava lo scosceso periglioso Sentiero…)  




La qual Storia (di questa stessa puntata libera) se incarna i ‘demoni’ della Natura i quali reclamano la loro reale discendenza per ogni Elemento profanato, andando così a seminare medesimo ‘peccato’ demonizzato realizzando l’odierna ed ancor più paradossale antica controversia; la quale appare ancor più evidente ogni qual volta Ognuno, Nessuno escluso, ne apostrofa l’immateriale genealogia a cui l’Anima, sia del povero Ulisse come del braccato Profeta, tende a dissolversi prefigurando la reale condizione a cui non volendo partecipiamo alla parabola d’un Teschio d’un’innominato ‘ponte del diavolo’.

 

(Cosa centra il ‘ponte del diavolo’? domanda il padre allibito, ma la sfera di cristallo non più rispondea dell’altrui Coscienza hor hora vilipesa all’ora di cena, c’è la partita cosa ancor più seria osserva e medita quella per ogni campo seminato…)

 

L’odierna ‘parabola’ comporta un reale ricongiungimento non più con il Sacro Monte ove ogni Profeta o demone di questa Terra ne contemplava la Cima nell’immateriale bellezza ispirare la Natura di medesimo ugual Dio, ma un ‘ponte del diavolo’ in persona irradiato e indottrinato da un più vistoso dio pur rassomigliando ad un luciferino personaggio da avanspettacolo.

 

Il quale risplende e sporge come un diamante antico; ed ove la nuova e più aggiornata ‘parabola’ ne materializza ogni improvvisata onda o particella che sia non ben delineata, o meglio che dico, decifrata, dall’esorcista della materia, il quale ne rivendica il ‘canone’ della reale e più concreta dottrina del profilo a cui Ognuno, Nessuno escluso ovviamente, rivolge preghiera ed eterna connessione per la Terra Promessa d’ogni dove…  

 

Dove andremo non si sa con precisione!  




(al padre gli sembra di udire una strana ‘voce’, osserva la sfera di cristallo e rimembra un tempo antico, guarda la parabola come un miracolo ma rimpiange l’ululato del cane appena fuori l’uscio…)

 

Comunque proseguiamo!

 

E se pur proseguiamo per Ogni e Dove procederemo?, in verità e per il vero, prigionieri di questa dottrina e del suo artificioso dio!

 

Quindi abbiamo detto ‘sacra dottrina’ connessa con una determinata cultura di medesima ugual Storia, sia questa ‘orientale’ o ‘occidentale’ circa l’interpretazione dei ‘demoni’ della terra che attentano l’Anima più o meno Infinita, e come ‘cacciarli’ o al contrario ‘divinizzarli’ dalla sfera dell’Intelletto. 

 

(hor hora digitalizzato e conferito nonché distribuito al canone di stato e/o dal santo di Mediolanum… Tutto il resto ciarlame e pazzia il cristallo una cosa seria…).

 

Per chi viaggia in più alto cielo sino allo stratosferico elemento contempla la sola possibilità di avvistare un demone verde a forma di disco volante (replica la parabola di un più ricco viandante); se il disco viene lanciato da un più valido elemento della Compagnia otterrà il primo posto in classifica; per tutti gli altri seduti in platea o in una comoda poltrona (senza lo straniero distribuire la puntata da botteghino)  si prega di seguire le istruzioni dello spartito e ripetere in coro la medesima rima della Maga sulla rampa di lancio proprio sopra il tetto ove un tempo mai detto fu avvistata la strega accompagnata dal Lupo suo compagno!

 

(‘Ci sono i Lupi?’ chiese il padre allibito! Allorquando fu annunziato del tetto crollato nel villaggio vicino, fu proclamata veglia e feroce caccia del colpevole con solenne promessa di appenderlo alla forca d’ogni uscio. E che dio benedica l’intuito di questa antica coscienza appesa ad un filo…)




Questo un procedimento - e non più e solo interpretativo – antico -, il quale si finalizza nella moderna alchimia della nuova dottrina d’una paradossale condizione di credo collettivo pregato ‘cum magno gaudio’ (ovvero, magno cum molto appetito) da ogni credente ben connesso con il suo spirito; ogni diversa ispirazione o presa di maggior ‘consapevole consapevolezza’, ovvero, una spina difettosa sullo stesso circuito pre-stampato su medesima rampa di lancio del grande spettacolo offerto dal botteghino della borsa, curata (per non dire riparata… giacché i noti rifugi sono condizione di più elevata appartenenza a cui il periglioso sentiero promette ristoro e stratosferica vista sino ai campi di Marte ove l’acqua scorre non vista e la pietra fonda nuova vita…) nonché esorcizzata dal profeta del Dominio collettivo, affinché il ‘demone’ non più si impossessi della vera e sana artificiosa Coscienza (talvolta impropriamente nominata anche ‘cultura’ in una nota di delirante delirio collettivo) libera di vagare sui vasti terreni privati di questa effimera Terra, ma sia esorcizzata nel più profondo dell’anima aspirare al Nulla del non-Essere ed Essere sempre connesso!   

 

Il profilo del nuovo ‘esorcista’, come dicevo, al servizio collettivo dell’uso estensivo mai sia detto abusivismo, qual benefico beneficio di ‘mammona’ si adopera nella esclusivistica finalità della ‘materia’ senza opporre differenza di sorta circa lo strato di cultura ‘geologica’, sia questa provenire dall’Alto Tibet, o al contrario, dai marmi di un pulpito greco-romano a forma di futura Abbazia (ove in silenzio si bestemmia e prega la porca puttana Giorgia in dialetto ‘celtico-russo-padano-salviniano’).




Se dovessimo fare una attenta analisi dell’Albero stratigrafico inerente l’odierna iperconnessa Vita e i suoi molteplici sacri frutti con la vastità di oracoli e santi, fuori o dentro un più vasto Giardino, ci accorgiamo che questi hanno un sapore sì diverso circa la natura interpretativa del medesimo Divino, e la divinità per come si innesta e manifesta nel miracolo della vita, con gli eccessi e gli abusi (e non solo edilizi di cui il più noto padre padrino) della Storia che ne traccia un confino più o meno marcato, e di cui gli archivi (comunali) abbondano di documentazione per gli innumerevoli processi instaurati circa il maleficio del Diavolo e come lo stesso abbia - e ancor peggio abusa ancora - dell’intelletto umano.

 

(asterisco per l’àncora della maestra al servigio dell’esorcistica censura e il suo doppio, ma c’era anche Dionisio alla stessa tavola, eppure àncora ed ancora con rancore è ripetuta due volte… perBacco cosa dice questo somaro?)  

 

Ma sappiamo anche che il ‘Diavolo’ il male, e la malvagità dell’atto umano detiene una capacità ‘mimetica’ (per ogni replicata Scena) che supera ogni aspettativa interpretativa della Natura d’un muto Dio; dicono che sia stato creato sin da principio ed opposto al ‘bene’ di questo stesso Creato.

 

Tutti noi Eretici (irradiati ad una libera radio con diritto di replica)  pensiamo, infatti, che sia nato da una costola di un dio infermo e ulcerato, e troppo spesso irato; andandosi a consolidare non più o solo sulla ‘materia’ qual solo fine contrario ad ogni avversa visione circa l’immateriale ricchezza e la purezza di cui l’Anima si ricongiunge all’Infinito da cui il Dio e il Sacro; ma anche e purtroppo, al principio creativo affine all’evoluzione della Storia nata come poco sopra detto, da un Giardino o da un più vasto elevato panorama con una strana bestia che striscia come un oracolo che la purga (o meglio ‘vaccina’) del veleno di medesimo male di cui abbonda.    




Seppur ‘diverso’ e nei Secoli interpretato con altrettanti e opposti argomenti, presiedendone il conio o il marchio di fabbrica nonché principiando quella universale spiritualità che il ‘male’ tende a veicolare su una artificiosa e più aliena velenosa materia, andando ad innestare una serie di simmetriche esorcistiche argomentazioni in cui la sacralità a Lui riconducibile, viene abdicata all’odierna materia del Nulla.

 

Eppure questa nuovo ‘esorcismo’ nel beneficio (non più o solo di Cristo) del Tutto di cui la ‘materia’ del Nulla abbonda, si può e deve coniugare con la storia da cui i demoni di questa terra, con la capacità del rovesciamento dell’originaria condizione umana, possono ancora.

 

Condizione necessaria e sufficiente intervenire sull’Anima privandola della ‘forma’ di cui originariamente inscritto l’Albero della vita e ogni Ramo evolutivo a Lui riconducibile dalla radice sino alla più luminosa foglia alla cui ombra il profeta scorse e si dissetò nella luce; andando ad ‘innestare’ una serie di ‘desideri’, più o meno ‘sacri’ (‘un tempo esisteva sempre e solo Carosello, èra bello vederlo e desiderarlo, ma hora c’è troppa confusione sul pubblico mercato troppe giostre e giostranti e fiere parlanti con tre teste e sei mani e più nulla si vende del nostro articolato artigianato’… contestò il padre hor hora vigilato e nell’orgoglio ferito nel peccato pensato a cielo aperto…)  quantunque avversi e contrari alla vera sacralità di cui la vita, conditi con una mitologia simmetrica ed inerente la materia ed ogni sogno che al meglio nel peggior modo la caratterizza; quindi una diversa sacralità innestata nel bel mezzo di questo deserto con la sola convinzione d’una folta foresta di cui nel tempo senza il tempo che al meglio la coltiva, immaginare, o ancor meglio, sognare la vita.  




Questo deserto di morte seppur ben distribuito per ogni oasi dell’iper mercato collettivo ed hora attraversato, o meglio che dico sponsorizzato nonché predicato, dal profeta della morte, con solo l’illusione di una grande foresta ove incontriamo i segni inconfondibili della Genesi che lo caratterizza privando ognuno della vita con l’illusione del contrario, si consolida ed ispira alla parabola del nuovo ‘verso’ posto nella condizione sociale di cui ogni essere animato vittima inconsapevole della rinnovata mitologia con un suo esorcista al perenne servigio di Mammona, per poi così procedere inanimato sino alla pietra della più profonda miniera ove reclamare il vero elemento… oro della nuova èra alchemica.

 

Apporto un Eretico esempio nel profondo della stessa, se sia un Abisso o un miniato cunicolo solo il pregiato oro e la sua antica èra, conierà vera e più sana moneta decidendo il valore della più sana ricchezza scavata dalle viscere sino alla più alta Cima dello stesso monte.

 

Al Teschio - e ad ogni Teschio - di questa martoriata terra riconosciamo il valore del credo su cui si fonda la nostra comune preghiera, se sia offerta da un pagano o da un teologo poca la differenza circa il valore dell’offerta che possa far risorgere ciò di cui abusato e profanato per ogni croce uncinata lungo medesimo cammino…




Un tempo, infatti, ai piedi del Sentiero ed osservando nonché meditando il ‘liquido’ divino Elemento   dell’acqua di cui ortodosso battesimo sconfiggere il demone del male, mutare la sua Natura per divenire neve e ghiaccio quando precipitato principiare la vita di questa Terra; almeno così si narra a proposito del suo fondamento nonché ruolo costitutivo (pur essendo la miglior Compagnia del mio modesto e più che umile Teatro).

 

Rivelo e scorgo, infatti, una ‘simmetria’ affine al Dio che così perfetto l’aveva donato al fine di ogni opposto mutamento; se questo stesso Dio sieda su una nuvola come un antico dio del pagano, o sia un dio cattolico con una più solida pietra, di certo possiamo dedurne che cotal uguale medesimo divino architetto vede irrimediabilmente mutare il proprio originario disegno creativo; e con il medesimo ‘mutare’ apostrofare il muto Linguaggio di chi ispira miracolo e sacra profezia per ogni Elemento incarnato per ogni demone crocefisso e profanato reclamare ed ululare preghiera alla parabola di un nuovo dio nonché costretta dall’esorcismo d’una ancor più deleteria dottrina.

 

La neve e il ghiaccio e il principio primo che li sovrintende nel perenne divenire di cui ogni Elemento circa la vita muta, mantenendo integra l’originaria forma, grida e rovescia il proprio risentimento in ciò di cui ogni struttura e disegno circa medesima evoluzione evolve verso il caos dell’assoluto disordine ‘ricreativo’, andando ad abbattere quell’Albero ove scorgevamo l’originario disegno inscritto nella folta foresta di cui il principio della vita.




Infatti, l’intera Opera la puoi osservare nel micro cosmo di una sola goccia, la quale abbonda e affoga ogni desiderio terreno circa il nuovo disegno di cui i novelli e più pericolosi demoni di questo Universo ne alterano il progetto divino.

 

Questi demoni mascherati da santi vanno combattuti, sia dal buon Filosofo pagano che dal credente cristiano, e oltre a loro, invisibili e ancor più pericolosi del male dell’irreversibile loro ma non certo nostra Natura, i nuovi ‘esorcisti’ loro inseparabili apostoli circa i canoni della confusa dottrina, i quali convivendo nella deleteria e ancor più confusa mitologia del Nulla, tendono a perseguitare ogni forma di apparente virtuale ‘Eresia’ inscritta nella paradossale condizione in cui la Luce, componendo, o al contrario dissolvendo ogni cosa viva, compone la ‘vista’ passando attraverso il cunicolo dell’occhio artificiale di Mammona donando e promettendo miopia prossima alla cecità assolutistica (di cui in un antico Viaggio fu colto anche il loro strano Polifemo… narrata da un genio cieco con maggior veduta…).




Ovvero, data nel beneficio dell’oscurità della più profonda tenebra conferita dall’energia di cui la scintilla, l’anima, scorre, e attraverso un determinato circuito il cui ‘chip’ li coltiva assembla e crea (in parti ed arti distinti dal primordiale intelletto creativo di cui riconoscono solo un cervello che pulsa e naviga come un motore di ‘ricerca’ in perenne ‘ricerca’ dell’argonauta di ogni giorno, infatti, nel Dominio creativo donato da una macchina scissa e privata dall’atto di medesimo Viaggio, formano la conquista del nuovo impero ricreativo….) nella nuova foresta di cui scorgiamo il deserto che avanza come la peggiore onda.

 

La loro vista il loro fine, la ‘meccanica’ di questo ‘esorcista’ che interviene a correggere ogni forma originaria, non più e solo dell’Intelletto, e quindi del Pensiero, in quanto lo attribuiamo anche a chi pensiamo non averlo, tende a rimuovere gli antichi ‘geni’ di cui l’intero Universo abbonda (potevano esseri Dei di tanti Elementi assisi nel loro Cielo, come credenti di un solitario profeta sacrificato da un diverso Tempio…),  andando ad instaurare in loro vece, l’assolutismo dell’idiozia spacciata per Intelligenza arguta, dicono artificiale ove dimorano gli dei del Nulla spacciati e rivenduti per il Tutto al fine di Mammona.




I loro ‘esorcisti’, acrobati al servigio del ciarlatano di turno, si alternano e abbattano con un ‘colpo’ preciso (avverso e contrario dal big-bang originario da cui l’Universo dell’Idea nata dalla Cima dell’Albero maestro, e con lei di un più probabile dio, da cui successivamente ogni forma di Vita) per ogni tortura che li accomuna all’antico esorcista; con un attento esame clinico dell’Anima (Mundi) del prodigioso avversario, possono e sanno colpire la sacralità di cui la vita abbonda in ogni luogo ove presiede la Natura di Dio, in ogni luogo ove si manifesta la superiorità di Pensiero o muta parola inscritta nella Sua Natura, di questa disconosciuta superiorità ne hanno una antica paura, un timore antico, una avversione su cui rimodellare la materia del divenire nel beneficio del ‘progresso’ per ogni futuro discepolo e futuro apostolo di Mammona (in nome e per conto dell’Anticristo ancor oggi confermiamo ed affermiamo quando fora le mura il fuoco risplende e acceca la loro vista…).

 

Non ne conoscono il Principio agiscono nella presunta efficacia di una forma meccanica di un diverso dio, sono una componentistica su cui si disegna la civiltà iper-tecnologica del domani, giacché disconoscendo il passato di ogni Elemento a loro avverso promettono solo un insano artificioso futuro da laboratorio alchemico.

 

Sono i corto circuiti ripescati in fondo all’oceano ove affogati per abuso alcolico del domani diluito nelle stringhe ipertecnologiche dei social malati del domani.  Nuotano nell’antico mare di Tetide con il permesso del loro dio, nella futura stratificazione geologica di questa terra del Nulla si riconoscono con segni di muta parola, pur abusandola con brevi frammentati passaggi, o meglio, diagrammi da cui solo successivamente coniato il Linguaggio svelare l’arcano del ciarlatano, non conosco il Verso dell’antica poesia. La odiano e non ne comprendoni il Linguaggio per questo abbondano e nuotano nell’artifizio.




Sono i brevi frammentati ‘psicodrammi’ di ogni giorno senza parola alcuna che li possa narrare nella caverna ove dipingono la nuova icona ed ove coniata e fondata l’illusione della civiltà privata del suo stesso principio.

 

Sono il Principio della Fine ove al Linguaggio si preferisce la clava dell’‘esorcista’ di turno per estirpare ogni verità da cui la forma del divenire di medesimo Pensiero e Parola privati della loro originaria Natura.

 

Sono la corsa senza la capacità del cammino che per sempre ha contraddistinto l’arte evolutiva dell’uomo, corrono e precipitano nel Nulla del loro delirio preferito mentre estirpano ogni Sua Natura.  

 

Sono l’arte della calunnia conferita dal dio del nulla pregato e coltivato nell’occhio proto plasmatico del più luminoso silicio, nella terra dell’abbondanza ove meditare ogni insana e artificiosa preghiera.




Affermano in ogni luogo che possono manipolarne e sovvertirne il principio; il Principio della Verità ove un tempo ormai sorpassato si fondava la vita, precipitata nell’abisso del Nulla; sanno che il loro ‘potere’, perché proprio del ‘potere’ non più o solo sull’interpretazione della vita, ma sulla capacità di manipolarla confondendo Ragione e Forza su cui si fonda ogni suo Principio, concede loro il privilegio - o il difetto - di un diverso ed opposto destino.

 

In questo atto di ‘esorcismo’ al servizio del male e dalla malvagità che al meglio li caratterizza, al fine di far perire la Natura del sacro, con cieco dovere di cui la materia abbonda nell’idiozia di cui la vista data dal solo artifizio ottico come il loro dio si rivela dispensandoli di pensiero e parola, e non più partecipando al dono dell’originaria vista conferita dall’Intelletto, in quanto agiscono come ciechi su un’antica grotta, per comporre la meccanica dell’atto ‘meccanicistico’ esulandolo dal fattore creativo, li osserviamo nell’atto esorcistico.




Infatti, come dalla linfa di ugual medesimo principio al fine creativo ove leggere la spirale di un diverso Dio coniata dall’intero Universo fondare ogni cosa viva dalla pietra alla foglia, ed ora piegata nell’avverso contrario disegno e più atroce destino d’una ‘vite’ conficcata nel centro della terra dettata nel tuffo a spirale precipitare nella marea del Nulla.

 

Di cui ogni elemento passivo partecipa con ampio margine di deficienza assolutistica, privandoli del principio del Pensiero o del più antico cogito cartesiano nell’atto esorcistico.

 

Questi demoni mascherati da invisibili ‘esorcisti’ anch’essi derivati da un numero, o meglio, al loro numero preferito diluito in nuovo e più moderno èvo, sono gli acrobati del domani nell’esercizio fraudolento dell’artificioso intelletto prestati o abdicati al dominio del Nulla di cui la materia odierna abbonda; si cimentano in questa sfera di vetro decifrare e correggere l’originale e più antico Pensiero; si dilettano a confondere l’oracolo della Parola, puntano il loro numero preferito su ciò che vola mentre strisciano invisibili nella cripta della criptata materia come vermi usciti dal loro navigato Oceano preferito per donarci un aria appestata e confusa e nel caos fondare il loro Dominio preferito.

 

Gli adepti del loro credo strisciando si accalcano seguiti da molti altri, formeranno il Nulla del domani…

 

(Lettera di Giuliano inviata dall’isola pedonale di un altro Stato non ancora pontificato…)