IL GRASSO LEGNAIUOLO

IL GRASSO LEGNAIUOLO
& UN MONDO PERDUTO

martedì 23 giugno 2026

I NUOVI ESORCISTI










  I nuovi esorcisti.. 


& il mio amico Woody 


e la sua futura sposa 


sulla rampa di lancio 


per i campi di Marte






 

Il volto inaspettato ed ancor più oscuro dei nuovi e più organizzati ‘esorcisti’ al servizio del rinnovato èvo nominato moderno, detengono il monopolio assolutistico ed altrettanto ‘ortodosso’ inaspettato e raccapricciante al pari di chi, in verità e per il vero, li ha preceduti. 

 

L’esorcismo fu una caratteristica distintiva del cristianesimo primitivo. Peter Brown descrisse l’esorcismo, senza esagerare, come ‘probabilmente l’attività più apprezzata della chiesa cristiana primitiva’.  Sebbene l’esorcismo non fosse esclusivo del cristianesimo, trovò una fioritura senza precedenti nella nuova fede. Tuttavia, quando la chiesa si affermò come istituzione legittima e potente della società romana e post-romana tra il IV e il IX secolo, l’esorcismo nella chiesa latina subì una trasformazione complessa e multistrato. La negligenza della storia dell’esorcismo dal III secolo in poi ha oscurato questo cambiamento e ha creato l'impressione che il modello dell’esorcismo fu stabilito nei primi due secoli del cristianesimo. Dal IV secolo in poi, gli autori cristiani latini (in particolare Agostino) iniziarono a minimizzare o reinterpretare in termini non esorcistici i rituali drammatici dell’esorcismo prebattesimale, istituiti come parte della liturgia nel III secolo. Nel frattempo, l’esorcismo degli indemoniati al di fuori dei riti battesimali si trasformò gradualmente da carisma laico e forma di guarigione spirituale in un miracolo riservato a individui santi, vivi o defunti. Fu anche durante questo periodo che l’‘esorcismo indiretto’, attraverso l’uso di oggetti esorcizzati come sale, olio e acqua, pose le basi delle pratiche esorcistiche medievali.




La teologia dell’esorcismo cristiano primitivo era sostenuta dalla convinzione che Dio avesse impartito ai credenti il carisma di scacciare i ‘demoni’, sia per dimostrare l’assimilazione del credente a Gesù attraverso il battesimo, sia per dimostrare la vittoria di Cristo sul diavolo. Sebbene i ‘demoni’ rimanessero nel mondo, la vittoria di Cristo era comunque completa e Dio permise loro di continuare la loro opera almeno in parte, affinché i cristiani potessero dimostrare la loro adesione alla vera fede esorcizzandoli. Tra la metà del II e la metà del III secolo, l’esorcismo divenne un meccanismo fondamentale dell’autodefinizione cristiana. La demonologia cristiana trasformò gli dei del mondo antico in esseri malvagi e ne richiese la sistematica rinuncia come prerequisito per il battesimo; i credenti che ricadevano nel paganesimo venivano descritti come soggetti al dominio di questi demoni, e spesso ne erano posseduti.

 

Dal IV secolo in poi, la Chiesa estese la sua autorità sull’esorcismo e si preoccupò di differenziarlo dalla magia, attingendo a testi precedenti come il classico resoconto di Origene sulla differenza tra esorcismo cristiano e magia nel ‘Contra Celsum’. Così il miracolo dell’esorcismo, compiuto dai credenti, trasformava qualsiasi prodigio compiuto da credenti rivali in magia compiuta dall’azione dei ‘demoni’. Qualsiasi attività che implicasse una ‘tecnica’ di cattura del divino era magia: ‘I maghi lanciavano incantesimi di natura illusoria o effimera in cooperazione con forze diaboliche schiavizzate attraverso formule materiali’, a differenza dei fedeli che potevano usare semplici preghiere e petizioni per invocare l’aiuto divino. 

(F.  Young)




Ne tracceremo una breve e più approfondita parentesi ad uso della Storia, taluni la detengono con monopolio interpretativo in giga-byte di Memoria ‘attribuendo’ alla stessa ‘ruoli’ e ‘personaggi’ indossare costumi e maschere (del loro e nostro comune tempo) abdicando alla regia la miglior Scena dalla prima all’ultimo Atto, dalla prima all’ultima ‘comparsa’ (per chi scomparso e seduto in platea si prega un caloroso applauso…).

 

Per chi mai comparso su medesimo ripiano pur avendo un elevato profilo con un ruolo storicamente definito e saggio nonché miglior ‘interprete’ in quanto non indossa maschere da teatro, offriamo la miglior stima e gli affidiamo un senso di rivalsa nel leggere il suo Tomo proibito per ciò di cui la Storia giammai compreso opponendo la ‘censura’ al libero arbitrio qual limite dell’unanime comprensione di chi pensando di detenere il diritto del sapere...

 

...in verità e per il vero, poco o nulla comprende circa un più saggio ed elevato Intelletto, essendo il suo valore coniato e attribuito su un povero denaro, abdicando alla riserva aurea sul (va de) retro opposto della medaglia per ciò che viene premiato nel verso dell’ingiuria di Stato...  

 

…So ben quel a Loro dico transitato su quella ‘calunniosa calunnia’ in cui lo Stato di apparente diritto offre per sempre esilio non mutando i costumi di ugual medesima Scena in favore di un diverso e più proficuo sistema di scambio…  

 



Lo abbiamo poco sopra detto fors’anche ripetuto; altri la interpreteranno per una maggior comprensione della stessa, nella differenza che fra il ‘conservare’ e 'manipolare' (oppure, ed ancor meglio: ‘calunniare’) corre distanza come fra il più nobile pluridecorato ciarlatano e il santo Profeta… non nominando il pagano il quale come ben sappiamo… odiava… balli mimi commedie e danze da avanspettacolo...

 

Con sorpresa dell’intero Teatro comprensivo della gettonata replica da botteghino, fui incaricato di informare la sala règia circa l’ultima puntata di Beutiful - il più bel papero dell’impero (con diritto di secolar replica circa l’ennesima puntata al casino senza stato) - nel miglior intrattenimento conferito nel ruolo del vulcanico Costanzo…

 

Altro non più diciamo…per ciò che Giorgia merita… e non più spera!

 

E se per questo neppure la medaglia gli concediamo, attribuendogli un valore da ciarlatano su ogni lato della stessa per l’intera Compagnia da avanspettacolo!

 

La Tragedia è una cosa seria, la demenza assolutistica un valore senza replica!

 

(Preferiamo la nostra amata e censurata radio!)




Giacché nella paradossale condizione della stessa (‘puntata’) pochi si accorgono cosa armi il nuovo esorcista ‘iper-tecnologico’ al servizio della ‘materia’ (tanto amato dalla bionda…), e come e quando la stessa ‘materia’ virtualmente differenziandosi nella ‘sostanza’ ‘teologica-divina’ si incarica della medesima ‘sentenza’ partecipando all’esorcismo di ugual e ancor più confusa Storia.

 

(A questo punto qualcuno potrebbe attribuire un valore dato dal noto e più confuso ZAPPING avendo cambiato canale in quanto la trama serale appar ancor più intricata e da saltimbanco… presenta un malessere da quando venne acceso, o meglio attivato, il cristallo parlante ultrapiatto digitalizzato da parete esposto allo spigolo nord della Cima qual trama serale della più corretta via o eterna salita; ovvero, allorquando Ognuno, Nessuno escluso, in quanto dedito alla sua frequenza da radio libera e mai in vincolata discesa, osserva la sfera di cristallo e medita e ancor più intende la sua vita appesa ad un chiodo parlante, ma che dico, un tele comando ancor più distante: ‘chi comanda in questa casa?’ chiese il vecchio padre al proprio Io; ma lui non più rispondeva perché aveva intuito che la sfera l’osservava come una luna piena colto da un satellite in lontananza… mentre arrampicava lo scosceso periglioso Sentiero…)  




La qual Storia (di questa stessa puntata libera) se incarna i ‘demoni’ della Natura i quali reclamano la loro reale discendenza per ogni Elemento profanato, andando così a seminare medesimo ‘peccato’ demonizzato realizzando l’odierna ed ancor più paradossale antica controversia; la quale appare ancor più evidente ogni qual volta Ognuno, Nessuno escluso, ne apostrofa l’immateriale genealogia a cui l’Anima, sia del povero Ulisse come del braccato Profeta, tende a dissolversi prefigurando la reale condizione a cui non volendo partecipiamo alla parabola d’un Teschio d’un’innominato ‘ponte del diavolo’.

 

(Cosa centra il ‘ponte del diavolo’? domanda il padre allibito, ma la sfera di cristallo non più rispondea dell’altrui Coscienza hor hora vilipesa all’ora di cena, c’è la partita cosa ancor più seria osserva e medita quella per ogni campo seminato…)

 

L’odierna ‘parabola’ comporta un reale ricongiungimento non più con il Sacro Monte ove ogni Profeta o demone di questa Terra ne contemplava la Cima nell’immateriale bellezza ispirare la Natura di medesimo ugual Dio, ma un ‘ponte del diavolo’ in persona irradiato e indottrinato da un più vistoso dio pur rassomigliando ad un luciferino personaggio da avanspettacolo.

 

Il quale risplende e sporge come un diamante antico; ed ove la nuova e più aggiornata ‘parabola’ ne materializza ogni improvvisata onda o particella che sia non ben delineata, o meglio che dico, decifrata, dall’esorcista della materia, il quale ne rivendica il ‘canone’ della reale e più concreta dottrina del profilo a cui Ognuno, Nessuno escluso ovviamente, rivolge preghiera ed eterna connessione per la Terra Promessa d’ogni dove…  

 

Dove andremo non si sa con precisione!  




(al padre gli sembra di udire una strana ‘voce’, osserva la sfera di cristallo e rimembra un tempo antico, guarda la parabola come un miracolo ma rimpiange l’ululato del cane appena fuori l’uscio…)

 

Comunque proseguiamo!

 

E se pur proseguiamo per Ogni e Dove procederemo?, in verità e per il vero, prigionieri di questa dottrina e del suo artificioso dio!

 

Quindi abbiamo detto ‘sacra dottrina’ connessa con una determinata cultura di medesima ugual Storia, sia questa ‘orientale’ o ‘occidentale’ circa l’interpretazione dei ‘demoni’ della terra che attentano l’Anima più o meno Infinita, e come ‘cacciarli’ o al contrario ‘divinizzarli’ dalla sfera dell’Intelletto. 

 

(hor hora digitalizzato e conferito nonché distribuito al canone di stato e/o dal santo di Mediolanum… Tutto il resto ciarlame e pazzia il cristallo una cosa seria…).

 

Per chi viaggia in più alto cielo sino allo stratosferico elemento contempla la sola possibilità di avvistare un demone verde a forma di disco volante (replica la parabola di un più ricco viandante); se il disco viene lanciato da un più valido elemento della Compagnia otterrà il primo posto in classifica; per tutti gli altri seduti in platea o in una comoda poltrona (senza lo straniero distribuire la puntata da botteghino)  si prega di seguire le istruzioni dello spartito e ripetere in coro la medesima rima della Maga sulla rampa di lancio proprio sopra il tetto ove un tempo mai detto fu avvistata la strega accompagnata dal Lupo suo compagno!

 

(‘Ci sono i Lupi?’ chiese il padre allibito! Allorquando fu annunziato del tetto crollato nel villaggio vicino, fu proclamata veglia e feroce caccia del colpevole con solenne promessa di appenderlo alla forca d’ogni uscio. E che dio benedica l’intuito di questa antica coscienza appesa ad un filo…)




Questo un procedimento - e non più e solo interpretativo – antico -, il quale si finalizza nella moderna alchimia della nuova dottrina d’una paradossale condizione di credo collettivo pregato ‘cum magno gaudio’ (ovvero, magno cum molto appetito) da ogni credente ben connesso con il suo spirito; ogni diversa ispirazione o presa di maggior ‘consapevole consapevolezza’, ovvero, una spina difettosa sullo stesso circuito pre-stampato su medesima rampa di lancio del grande spettacolo offerto dal botteghino della borsa, curata (per non dire riparata… giacché i noti rifugi sono condizione di più elevata appartenenza a cui il periglioso sentiero promette ristoro e stratosferica vista sino ai campi di Marte ove l’acqua scorre non vista e la pietra fonda nuova vita…) nonché esorcizzata dal profeta del Dominio collettivo, affinché il ‘demone’ non più si impossessi della vera e sana artificiosa Coscienza (talvolta impropriamente nominata anche ‘cultura’ in una nota di delirante delirio collettivo) libera di vagare sui vasti terreni privati di questa effimera Terra, ma sia esorcizzata nel più profondo dell’anima aspirare al Nulla del non-Essere ed Essere sempre connesso!   

 

Il profilo del nuovo ‘esorcista’, come dicevo, al servizio collettivo dell’uso estensivo mai sia detto abusivismo, qual benefico beneficio di ‘mammona’ si adopera nella esclusivistica finalità della ‘materia’ senza opporre differenza di sorta circa lo strato di cultura ‘geologica’, sia questa provenire dall’Alto Tibet, o al contrario, dai marmi di un pulpito greco-romano a forma di futura Abbazia (ove in silenzio si bestemmia e prega la porca puttana Giorgia in dialetto ‘celtico-russo-padano-salviniano’).




Se dovessimo fare una attenta analisi dell’Albero stratigrafico inerente l’odierna iperconnessa Vita e i suoi molteplici sacri frutti con la vastità di oracoli e santi, fuori o dentro un più vasto Giardino, ci accorgiamo che questi hanno un sapore sì diverso circa la natura interpretativa del medesimo Divino, e la divinità per come si innesta e manifesta nel miracolo della vita, con gli eccessi e gli abusi (e non solo edilizi di cui il più noto padre padrino) della Storia che ne traccia un confino più o meno marcato, e di cui gli archivi (comunali) abbondano di documentazione per gli innumerevoli processi instaurati circa il maleficio del Diavolo e come lo stesso abbia - e ancor peggio abusa ancora - dell’intelletto umano.

 

(asterisco per l’àncora della maestra al servigio dell’esorcistica censura e il suo doppio, ma c’era anche Dionisio alla stessa tavola, eppure àncora ed ancora con rancore è ripetuta due volte… perBacco cosa dice questo somaro?)  

 

Ma sappiamo anche che il ‘Diavolo’ il male, e la malvagità dell’atto umano detiene una capacità ‘mimetica’ (per ogni replicata Scena) che supera ogni aspettativa interpretativa della Natura d’un muto Dio; dicono che sia stato creato sin da principio ed opposto al ‘bene’ di questo stesso Creato.

 

Tutti noi Eretici (irradiati ad una libera radio con diritto di replica)  pensiamo, infatti, che sia nato da una costola di un dio infermo e ulcerato, e troppo spesso irato; andandosi a consolidare non più o solo sulla ‘materia’ qual solo fine contrario ad ogni avversa visione circa l’immateriale ricchezza e la purezza di cui l’Anima si ricongiunge all’Infinito da cui il Dio e il Sacro; ma anche e purtroppo, al principio creativo affine all’evoluzione della Storia nata come poco sopra detto, da un Giardino o da un più vasto elevato panorama con una strana bestia che striscia come un oracolo che la purga (o meglio ‘vaccina’) del veleno di medesimo male di cui abbonda.    




Seppur ‘diverso’ e nei Secoli interpretato con altrettanti e opposti argomenti, presiedendone il conio o il marchio di fabbrica nonché principiando quella universale spiritualità che il ‘male’ tende a veicolare su una artificiosa e più aliena velenosa materia, andando ad innestare una serie di simmetriche esorcistiche argomentazioni in cui la sacralità a Lui riconducibile, viene abdicata all’odierna materia del Nulla.

 

Eppure questa nuovo ‘esorcismo’ nel beneficio (non più o solo di Cristo) del Tutto di cui la ‘materia’ del Nulla abbonda, si può e deve coniugare con la storia da cui i demoni di questa terra, con la capacità del rovesciamento dell’originaria condizione umana, possono ancora.

 

Condizione necessaria e sufficiente intervenire sull’Anima privandola della ‘forma’ di cui originariamente inscritto l’Albero della vita e ogni Ramo evolutivo a Lui riconducibile dalla radice sino alla più luminosa foglia alla cui ombra il profeta scorse e si dissetò nella luce; andando ad ‘innestare’ una serie di ‘desideri’, più o meno ‘sacri’ (‘un tempo esisteva sempre e solo Carosello, èra bello vederlo e desiderarlo, ma hora c’è troppa confusione sul pubblico mercato troppe giostre e giostranti e fiere parlanti con tre teste e sei mani e più nulla si vende del nostro articolato artigianato’… contestò il padre hor hora vigilato e nell’orgoglio ferito nel peccato pensato a cielo aperto…)  quantunque avversi e contrari alla vera sacralità di cui la vita, conditi con una mitologia simmetrica ed inerente la materia ed ogni sogno che al meglio nel peggior modo la caratterizza; quindi una diversa sacralità innestata nel bel mezzo di questo deserto con la sola convinzione d’una folta foresta di cui nel tempo senza il tempo che al meglio la coltiva, immaginare, o ancor meglio, sognare la vita.  




Questo deserto di morte seppur ben distribuito per ogni oasi dell’iper mercato collettivo ed hora attraversato, o meglio che dico sponsorizzato nonché predicato, dal profeta della morte, con solo l’illusione di una grande foresta ove incontriamo i segni inconfondibili della Genesi che lo caratterizza privando ognuno della vita con l’illusione del contrario, si consolida ed ispira alla parabola del nuovo ‘verso’ posto nella condizione sociale di cui ogni essere animato vittima inconsapevole della rinnovata mitologia con un suo esorcista al perenne servigio di Mammona, per poi così procedere inanimato sino alla pietra della più profonda miniera ove reclamare il vero elemento… oro della nuova èra alchemica.

 

Apporto un Eretico esempio nel profondo della stessa, se sia un Abisso o un miniato cunicolo solo il pregiato oro e la sua antica èra, conierà vera e più sana moneta decidendo il valore della più sana ricchezza scavata dalle viscere sino alla più alta Cima dello stesso monte.

 

Al Teschio - e ad ogni Teschio - di questa martoriata terra riconosciamo il valore del credo su cui si fonda la nostra comune preghiera, se sia offerta da un pagano o da un teologo poca la differenza circa il valore dell’offerta che possa far risorgere ciò di cui abusato e profanato per ogni croce uncinata lungo medesimo cammino…




Un tempo, infatti, ai piedi del Sentiero ed osservando nonché meditando il ‘liquido’ divino Elemento   dell’acqua di cui ortodosso battesimo sconfiggere il demone del male, mutare la sua Natura per divenire neve e ghiaccio quando precipitato principiare la vita di questa Terra; almeno così si narra a proposito del suo fondamento nonché ruolo costitutivo (pur essendo la miglior Compagnia del mio modesto e più che umile Teatro).

 

Rivelo e scorgo, infatti, una ‘simmetria’ affine al Dio che così perfetto l’aveva donato al fine di ogni opposto mutamento; se questo stesso Dio sieda su una nuvola come un antico dio del pagano, o sia un dio cattolico con una più solida pietra, di certo possiamo dedurne che cotal uguale medesimo divino architetto vede irrimediabilmente mutare il proprio originario disegno creativo; e con il medesimo ‘mutare’ apostrofare il muto Linguaggio di chi ispira miracolo e sacra profezia per ogni Elemento incarnato per ogni demone crocefisso e profanato reclamare ed ululare preghiera alla parabola di un nuovo dio nonché costretta dall’esorcismo d’una ancor più deleteria dottrina.

 

La neve e il ghiaccio e il principio primo che li sovrintende nel perenne divenire di cui ogni Elemento circa la vita muta, mantenendo integra l’originaria forma, grida e rovescia il proprio risentimento in ciò di cui ogni struttura e disegno circa medesima evoluzione evolve verso il caos dell’assoluto disordine ‘ricreativo’, andando ad abbattere quell’Albero ove scorgevamo l’originario disegno inscritto nella folta foresta di cui il principio della vita.




Infatti, l’intera Opera la puoi osservare nel micro cosmo di una sola goccia, la quale abbonda e affoga ogni desiderio terreno circa il nuovo disegno di cui i novelli e più pericolosi demoni di questo Universo ne alterano il progetto divino.

 

Questi demoni mascherati da santi vanno combattuti, sia dal buon Filosofo pagano che dal credente cristiano, e oltre a loro, invisibili e ancor più pericolosi del male dell’irreversibile loro ma non certo nostra Natura, i nuovi ‘esorcisti’ loro inseparabili apostoli circa i canoni della confusa dottrina, i quali convivendo nella deleteria e ancor più confusa mitologia del Nulla, tendono a perseguitare ogni forma di apparente virtuale ‘Eresia’ inscritta nella paradossale condizione in cui la Luce, componendo, o al contrario dissolvendo ogni cosa viva, compone la ‘vista’ passando attraverso il cunicolo dell’occhio artificiale di Mammona donando e promettendo miopia prossima alla cecità assolutistica (di cui in un antico Viaggio fu colto anche il loro strano Polifemo… narrata da un genio cieco con maggior veduta…).




Ovvero, data nel beneficio dell’oscurità della più profonda tenebra conferita dall’energia di cui la scintilla, l’anima, scorre, e attraverso un determinato circuito il cui ‘chip’ li coltiva assembla e crea (in parti ed arti distinti dal primordiale intelletto creativo di cui riconoscono solo un cervello che pulsa e naviga come un motore di ‘ricerca’ in perenne ‘ricerca’ dell’argonauta di ogni giorno, infatti, nel Dominio creativo donato da una macchina scissa e privata dall’atto di medesimo Viaggio, formano la conquista del nuovo impero ricreativo….) nella nuova foresta di cui scorgiamo il deserto che avanza come la peggiore onda.

 

La loro vista il loro fine, la ‘meccanica’ di questo ‘esorcista’ che interviene a correggere ogni forma originaria, non più e solo dell’Intelletto, e quindi del Pensiero, in quanto lo attribuiamo anche a chi pensiamo non averlo, tende a rimuovere gli antichi ‘geni’ di cui l’intero Universo abbonda (potevano esseri Dei di tanti Elementi assisi nel loro Cielo, come credenti di un solitario profeta sacrificato da un diverso Tempio…),  andando ad instaurare in loro vece, l’assolutismo dell’idiozia spacciata per Intelligenza arguta, dicono artificiale ove dimorano gli dei del Nulla spacciati e rivenduti per il Tutto al fine di Mammona.




I loro ‘esorcisti’, acrobati al servigio del ciarlatano di turno, si alternano e abbattano con un ‘colpo’ preciso (avverso e contrario dal big-bang originario da cui l’Universo dell’Idea nata dalla Cima dell’Albero maestro, e con lei di un più probabile dio, da cui successivamente ogni forma di Vita) per ogni tortura che li accomuna all’antico esorcista; con un attento esame clinico dell’Anima (Mundi) del prodigioso avversario, possono e sanno colpire la sacralità di cui la vita abbonda in ogni luogo ove presiede la Natura di Dio, in ogni luogo ove si manifesta la superiorità di Pensiero o muta parola inscritta nella Sua Natura, di questa disconosciuta superiorità ne hanno una antica paura, un timore antico, una avversione su cui rimodellare la materia del divenire nel beneficio del ‘progresso’ per ogni futuro discepolo e futuro apostolo di Mammona (in nome e per conto dell’Anticristo ancor oggi confermiamo ed affermiamo quando fora le mura il fuoco risplende e acceca la loro vista…).

 

Non ne conoscono il Principio agiscono nella presunta efficacia di una forma meccanica di un diverso dio, sono una componentistica su cui si disegna la civiltà iper-tecnologica del domani, giacché disconoscendo il passato di ogni Elemento a loro avverso promettono solo un insano artificioso futuro da laboratorio alchemico.

 

Sono i corto circuiti ripescati in fondo all’oceano ove affogati per abuso alcolico del domani diluito nelle stringhe ipertecnologiche dei social malati del domani.  Nuotano nell’antico mare di Tetide con il permesso del loro dio, nella futura stratificazione geologica di questa terra del Nulla si riconoscono con segni di muta parola, pur abusandola con brevi frammentati passaggi, o meglio, diagrammi da cui solo successivamente coniato il Linguaggio svelare l’arcano del ciarlatano, non conosco il Verso dell’antica poesia. La odiano e non ne comprendoni il Linguaggio per questo abbondano e nuotano nell’artifizio.




Sono i brevi frammentati ‘psicodrammi’ di ogni giorno senza parola alcuna che li possa narrare nella caverna ove dipingono la nuova icona ed ove coniata e fondata l’illusione della civiltà privata del suo stesso principio.

 

Sono il Principio della Fine ove al Linguaggio si preferisce la clava dell’‘esorcista’ di turno per estirpare ogni verità da cui la forma del divenire di medesimo Pensiero e Parola privati della loro originaria Natura.

 

Sono la corsa senza la capacità del cammino che per sempre ha contraddistinto l’arte evolutiva dell’uomo, corrono e precipitano nel Nulla del loro delirio preferito mentre estirpano ogni Sua Natura.  

 

Sono l’arte della calunnia conferita dal dio del nulla pregato e coltivato nell’occhio proto plasmatico del più luminoso silicio, nella terra dell’abbondanza ove meditare ogni insana e artificiosa preghiera.




Affermano in ogni luogo che possono manipolarne e sovvertirne il principio; il Principio della Verità ove un tempo ormai sorpassato si fondava la vita, precipitata nell’abisso del Nulla; sanno che il loro ‘potere’, perché proprio del ‘potere’ non più o solo sull’interpretazione della vita, ma sulla capacità di manipolarla confondendo Ragione e Forza su cui si fonda ogni suo Principio, concede loro il privilegio - o il difetto - di un diverso ed opposto destino.

 

In questo atto di ‘esorcismo’ al servizio del male e dalla malvagità che al meglio li caratterizza, al fine di far perire la Natura del sacro, con cieco dovere di cui la materia abbonda nell’idiozia di cui la vista data dal solo artifizio ottico come il loro dio si rivela dispensandoli di pensiero e parola, e non più partecipando al dono dell’originaria vista conferita dall’Intelletto, in quanto agiscono come ciechi su un’antica grotta, per comporre la meccanica dell’atto ‘meccanicistico’ esulandolo dal fattore creativo, li osserviamo nell’atto esorcistico.




Infatti, come dalla linfa di ugual medesimo principio al fine creativo ove leggere la spirale di un diverso Dio coniata dall’intero Universo fondare ogni cosa viva dalla pietra alla foglia, ed ora piegata nell’avverso contrario disegno e più atroce destino d’una ‘vite’ conficcata nel centro della terra dettata nel tuffo a spirale precipitare nella marea del Nulla.

 

Di cui ogni elemento passivo partecipa con ampio margine di deficienza assolutistica, privandoli del principio del Pensiero o del più antico cogito cartesiano nell’atto esorcistico.

 

Questi demoni mascherati da invisibili ‘esorcisti’ anch’essi derivati da un numero, o meglio, al loro numero preferito diluito in nuovo e più moderno èvo, sono gli acrobati del domani nell’esercizio fraudolento dell’artificioso intelletto prestati o abdicati al dominio del Nulla di cui la materia odierna abbonda; si cimentano in questa sfera di vetro decifrare e correggere l’originale e più antico Pensiero; si dilettano a confondere l’oracolo della Parola, puntano il loro numero preferito su ciò che vola mentre strisciano invisibili nella cripta della criptata materia come vermi usciti dal loro navigato Oceano preferito per donarci un aria appestata e confusa e nel caos fondare il loro Dominio preferito.

 

Gli adepti del loro credo strisciando si accalcano seguiti da molti altri, formeranno il Nulla del domani…

 

(Lettera di Giuliano inviata dall’isola pedonale di un altro Stato non ancora pontificato…)





  


  

venerdì 12 giugno 2026

LA RICCHEZZA

 








Prosegue con i Processi  


& con il Cervo 


e la Torre del silenzio







   Su cosa si fonda la riserva aurea della ricchezza?

 

Da cui conio di falsa o più ricca certezza?

 

Su cosa si fonda la nostra e loro certezza?!

 

Sicuramente sullo spazio propriamente o impropriamente occupato!




E di conseguenza la capacità di interpretarlo come bene ‘immateriale’ su cui successivamente coniare la ‘materia’.

 

Dall’immateriale Dio è derivata la stessa… giammai sia detto il contrario!

 

Ma questo stesso bene se privato del suo medesimo Principio su cui si fonda la vita e ogni Dio, sia quello più antico del pagano, sia quello del vero cristiano, ci condurrà con estrema puntuale certezza sull’antica Idea di come interpretato il disegno di Madre Natura, o Madonna che sia… entrambe precipitate in un più profondo Abisso.

 

Oggi come allora parlando con Gregorio lungo il Sentiero della Manina, rifletto come il Tempo immobile seppur corre veloce precipitandoli in un Inferno con tre teste e un solo nome (uno l’esercito di Davide, l’altro del Golia suo alleato, ed infine l’oriente orientato verso l’apocalisse con solo la guerra qual più nobile contorno): lo scorgo ‘inciampare’ di fretta questo Tempo ubriaco, salire ancora più rapido per poi scendere dallo stesso pendio credendosi umano.




Se sia un alpinista o uno sciatore non scorgo gran differenza all’altare su cui prego il mio Dio!

 

Se sia un ‘chiodo’ che pone la differenza la grammatica sicuramente ne difetta di comprensione circa l’incompreso Linguaggio con cui il Profeta - ogni Profeta - di questa e ogni Terra con ogni suo Elemento espressione del suo Infinito Dio, per sempre crocefisso al Tempio dell’Albero maestro.

 

Alla cima del Teschio!

 

La Cima, il Golgota lungo questa sofferta salita mi implora di determinarne la Parola nel beneficio di miglior Linguaggio con cui un ‘ungulato’ una ‘marmotta’ un solitario canterino mi ‘comandano’ la salvezza per la condanna a cui l’uomo fece antica promessa confondendo e barattando, purtroppo, Dio con Lucifero.

 

Quello stesso Dio che ordina e ordinò un diverso abominio e quindi a lui non più mi inchino. Mi genufletto verso un fiore, verso una nascosta marmotta che, come la più fedele sentinella, mi narra e racconta del freddo inverno, della bufera, del ghiaccio, del vento, e con loro ogni strofa del nostro comune dio. Poi mi fischia proprio dentro medesimo orecchio, come al risveglio fu braccata da uno strano essere: camminava eretto come fosse un orango, poi arrivò il suo fido a sfidare e violare il sacro rifugio.




L’ungulato alato come fosse un dio beve vicino al sacro torrente il quale luccica come oro antico, è la moneta degli dèi, è la mancanza del sacrificio con cui scriviamo e rinnoviamo l’antico patto, e del suo sangue non mi nutro, non offrirò alla Terra ogni sua goccia, ma da lontano osservo e medito il suo Sentiero; osservo come sale ripido e mi osserva con un sorriso antico come quello di un dio, come per dirmi sono il miglior alpinista di questo perduto Paradiso, impara dal mio cammino giacché il Sogno possa illuminare e ispirare il tuo ugual medesimo braccato Sentiero.

 

Non medito e compio sacrifici su questi antichi altari, non recito la loro ‘delirante frase’, ma al medesimo crocevia ove un solitario credente parla e prega una strana parabola con un altrettanto ed ancor più strano prefisso che sa di martirio comporre il suo numero preferito, medito il mio ed il suo Dio...

 

È uno strano paradosso il loro credo, per cui non mi ciberò di nessun Agnello né tantomeno aspirerò nel perseguitarlo o appenderlo all’uncino su cui il credente edificherà il suo strano ed ancor più paradossale Tempio. Mi ricordo dei loro ‘maestri’ e ciò mi è sufficiente per aver Ragione del perseguitato Intelletto sui medesimi.




Sì!

 

Conieranno moneta seppur pregando ‘cum magna laude’, reciteranno ricca preghiera e rinnegheranno e crocifiggeranno ogni Dio!

 

Perché il nostro Dio parla e narra rivelandosi con una Lingua incompresa alla loro seppur dotta grammatica condita con strani accenti uncinati.

 

Urla come il vento, fischia da una tana profonda e segreta, corre ancor più veloce della loro preghiera, schiva la pallottola dell’insana parola senza alcuna Rima, poi da lontano mi prega di difendere ciò di cui hanno profanato, estirpato e rinnegato.

 

Sì!




Con Gregorio parlai proprio di questo e cercherò di fargli comprendere che il nostro un Sentiero troppo antico per essere vilipeso. Rinasceranno parassiti e funghi attentare l’Albero del divenire, per poi fondare la comune Stratosfera pregata ma giammai vissuta; ogni suo Fiore un Universo troppo vasto e con lui curai i mali di questo predato mondo aggrappato all’ortodossa parola interpretata per bocca d’uno strano profeta per essere con lui condiviso… nel profumo!

 

Sì!

 

I nostri Sentieri si dividono non accettiamo i vostri strani paradossali compromessi, il nostro Dio ha una diversa forma, una incompresa Simmetria, un Infinito per ogni miracolo da voi rinnegato. Parla per tramite della Natura intera e prega difesa dell’Opera compiuta nei secoli d’una corrotta Memoria.    

 

Ora il loro pregato Tempo scorre veloce come una marmitta ingolfata di vapore per generare una nube ancor più spessa con cui svela la sua parola; come la calunnia di Gregorio, pretende ancor più spazio per abusare dell’abominio dettato da un comandamento; vuole profanare e conquistare ogni antico Tempio seppur, nell’apparente ricco diverbio ove la Giona romana mammona assisa come una antica matrona conia ugual medesima strofa, sgorgherà comunione ed assieme nel diverbio come fu scritta la Storia sul monte del Teschio, crocifiggeranno il comune dio pregato in nome di ugual moneta.

 

La ricchezza li unisce ed ispira!




Dio sovrintende - pur non rivelandolo - nella giusta invisibile immateriale dimensione ove Crea attraverso un’onda o una particella del medesimo Mistero, lo Spazio occupato…

 

Usurpato rubato predato deriso confuso umiliato calunniato rinnegato…

 

Sì!

 

…Caro Gregorio, lo Spazio…




…Appunto lo Spazio occupato e i suoi Elementi giammai usurpati, quindi distinguiamo ‘ricchezza’ e ‘povertà di mondo’ un po’ come fece un Filosofo, nella sostanziale differenza che per quanto dal filosofo tradotto quale povertà di mondo di cui la muta Natura assoggettata nel beneficio dell’umana ricchezza da cui la presunta umanità dell’uomo, così come comanda uno strano dio, noi lo ricomponiamo e adeguiamo ad un diverso e più antico concetto (celato al loro sguardo in quanto la Natura ama nascondersi al sorriso beffardo dell’uomo) circa la vera ricchezza di cui ognuno predato e attentato.

 

Quindi abbiamo appena detto ‘povertà e ricchezza’, il mondo intero la celebra e quota alla borsa di medesimo Tempio, promettendola ad ognuno, Nessuno escluso, in quanto derivato e coniato da una diversa e più distante certezza circa il Viaggio compiuto e da compiere ancora su questa stessa martoriata Terra.

 

Per quanto il progresso nonché il progressista al soldo d’un principe machiavellico diluito sul paradosso e negando il suo stesso medesimo principio quando abbandonata l’età della Ragione dell’Intelletto…, sempre si avvierà per una parete troppo scoscesa per essere appena compresa rivenduta o rinnegata nel concetto esposto ma quantunque vilipeso seppur difeso della Democrazia…, andando a rinsaldare l’artifizio della politica…

 

….Ogni politica infatti nemica di questa Natura….

 

(Giuliano)




  

 

 

DIALOGANDO CON IL DIAVOLO! 

 

 


 

Chi dai monti della Val Malenco guarda la lunga e sinuosa costiera dell’Alpi Orobiche, non può a meno di distinguere, fra le tante cime, un’ardita piramide che fra tutte si eleva con elegante e ben marcato profilo. É la vetta del Pizzo del Diavolo, che s’innalza fin presso i tremila metri, a cavaliere delle più importanti vallate Orobiche, e cioè: la Val Brembana, la Val Seriana e la Val d’'Ambria (Val Venina).

 

E come il nocciolo della catena principale da cui si stacca la lunga giogaia, che divide le due grandi Vallate Bergamasche e viene a digradare con gli ameni colli di Bergamo, nella pianura Lombarda. Questa cima, che, per una serie di bizzarre anomalie tanto frequenti in alpinismo, non è molto frequentata, e di riflesso quindi è pochissimo conosciuta, meriterebbe tuttavia d’essere illustrata con una diligente monografia, tanto essa è interessante dal punto di vista alpinistico, come da quello delle bellezze naturali che per vastissima plaga la circondano.

 

In attesa però, che un lavoro esauriente venga a colmare questa riprovevole lacuna della nostra letteratura alpina, non siano da biasimare agli egregi colleghi due parole di relazione su una gita compiuta in una trascorsa esistenza, durante la quale ebbi campo di conoscere uno dei lati più attraenti della nostra bella incognita. Il Pizzo del Diavolo (m. 2915), detto anche Pizzo di Tenda per distinguerlo dal suo omonimo, di pochi metri più elevato, che sorge sulla stessa catena, alla testata di Val Seriana, è costituito nella sua parte superiore da una grandiosa piramide a cinque spigoli e cinque facce, nettamente distinte ed individualizzate.




Queste facce guardano a Nord-Est, Sud-Est, Nord-Ovest, Ovest e Sud-Ovest. Verso Sud scende direttamente dalla vetta il crestone principale, il quale a un certo punto s’innalza bruscamente fino ai 2800 metri, riproducendo in una vetta di più modeste proporzioni, le forme tipiche della grande piramide. Questa vetta non ha nome sulla carta, ma, per la sua postura e la forma similare, viene chiamato Diavolino (o Tendino).

 

Fra il Pizzo principale e il Diavolino scendono due canali: uno, largo e profondo, comunica col vasto nevaio del lato orientale, l’altro più ristretto, scende a grandi balzi pel versante occidentale. Il versante cosiddetto Orientale è costituito dalle due pareti Nord-Est e Sud-Est, delle quali quest’ultima è più rimarchevole - ed interessante sotto ogni rapporto, ed è quella fra i cui dirupi gli alpinisti trovarono qualche via d’accesso.

 

L’altra parete è più ristretta e termina incuneata fra due creste, un centinaio di metri a nord della cima. La roccia predominante, secondo i recenti studi del distinto geologo dottor nobile Cesare Porro, è costituita da quell’enorme complesso di arenarie, talvolta ardesiache, e di conglomerati sottostanti al Triassico inferiore e che sovrastano ai porfidi Permiani; l’inclinazione generale è verso Nord. In complesso, questa roccia è buona per l’arrampicata; in molti punti scarseggiano gli appigli, ma la superficie è granulare e solida; limitatissimo poi è il pericolo della caduta spontanea delle pietre.




Nel…. 1897 si ebbe a registrare la prima salita compiuta dai seguenti signori: ing. Giuseppe Nievo, ing. conte Luigi Albanie Angelo Camillo Richelmi, della Sezione di Bergamo, capitanati dalla brava guida Antonio Baroni di Sussia. Essi attaccarono la parete molto in basso, imboccando il secondo canalone di destra: salirono 150 metri, poi piegarono a sinistra e si portarono trasversalmente verso la linea mediana della parete, che risalirono direttamente fino alla cima.

 

Di questa importante e fortunata ‘prima-ascensione’ trovasi relazione nella ‘Rivista Mensile’ del 1898, a pag. 121 (mese di aprile): Arriviamo poi, senza registrare alcun nuovo tentativo, fino al 29 luglio 1900, giorno in cui i colleghi Antonio Facetti, Alessandro Bossi, Guido Moretti, della Sezione di Milano, e Attilio Villa della Sezione Valtellinese colla guida Bonomi di Agneda, raggiunsero la vetta seguendo una via completamente nuova, ma che a parer mio non è praticamente consigliabile, stante ché il canalone del Diavolo è battuto dai sassi e nella sua parte inferiore anche da ghiacci e valanghe. Pur tuttavia questa salita è rimarchevole come gita di esplorazione, tanto più che la discesa venne compiuta per la stessa via ed è finora l’unica che sia stata effettuata per questo versante.






 

E…. DISCUTENDO CON DIO, OVVERO, IL DIO DELLE MARMITTE E QUELLO DELLE… 



 

 

La mia testa assomiglia un po’ a quella di una lepre, solo che la parte superiore è più grande e piatta, e le mie orecchie sono molto più piccole; così piccole che sono appena percettibili, sebbene i capelli in quella parte della testa siano molto corti.

 

Ho un paio di baffi folti e lunghi.

 

I miei occhi, luminosi e scintillanti, sono posizionati ai lati della testa, come quelli di una lepre. La forma del mio corpo è a metà tra quella di un orso e quella di un topo, ma sono molto più piccolo del primo e decisamente più grande del secondo. Il mio manto è generalmente di un nero sabbia o marrone rossiccio. La mia voce, quando sono contento, assomiglia molto a quella di un cagnolino, ma la nostra specie è nota per il fischio acuto e penetrante che emettiamo quando siamo irritati.

 

Noi marmotte proviamo per i cani la stessa avversione che proviamo per i gatti; immaginate quindi il mio orrore nel vedere questo esemplare, che ero certa mi avrebbe attaccata non appena mi avesse notata. Mi diedi per spacciata, perché era molto più grande e forte di me, e non avrei avuto scampo in caso di scontro; perciò, raggomitolandomi a palla, mi rifugiai dietro una grossa botte e desiderai con ansia la presenza del brutto ragazzo dalla faccia giallastra, la cui partenza mi aveva dato tanta gioia pochi minuti prima; ma passò molto tempo prima che tornasse: tuttavia il grosso cane non si svegliò, e fui felicissima quando il ragazzo mi prese tra le braccia e mi portarono fuori da questa orribile prigione, nella quale speravo vivamente di non dover mai più entrare…




‘La salute delle marmotte riflette la salute delle Alpi’, afferma il biologo Christophe Bonenfant, che guida il team di ricerca di Lione dal 2019. ‘Sono una specie sentinella’ e, avverte, ‘potrebbero diventare il volto del cambiamento climatico in alta montagna’.

 

Le temperature medie sulle Alpi sono aumentate di circa due gradi centigradi dalla fine del diciannovesimo secolo, circa il doppio della velocità globale. I ghiacciai si stanno ritirando; le pareti rocciose si sgretolano dopo anni di siccità. Se le tendenze attuali continueranno, molti dei ghiacciai della catena montuosa potrebbero scomparire completamente prima della fine del secolo.

 

‘La quota delle nevicate continua a spostarsi più in alto’, afferma Nicolas Vernon, guardia forestale della Riserva naturale della Grande Sassière. ‘Dove prima c’era un unico lago di disgelo, ora ce ne sono tre’.

 

La marmotta alpina è quella che gli scienziati chiamano una testimonianza dell’era glaciale. Durante il Pleistocene, viveva in tutte le pianure d’Europa. Con la fine dell’ultima glaciazione e il riscaldamento del clima, la specie si è adattata al freddo e si è ritirata verso l’alta montagna, dove un letargo di sei-sette mesi le permette di sopravvivere.

 

Ma l’adattamento alla vita in alta montagna è avvenuto a un costo.




‘Sono già sopravvissute a un episodio di cambiamento climatico, il riscaldamento che ha posto fine all’era glaciale’,

 

…afferma Bonenfant.

 

‘La domanda è se questa volta riusciranno ad adattarsi abbastanza rapidamente, con il ritmo dei cambiamenti a cui stiamo assistendo ora’.

 

A causa del letargo di sei-sette mesi, le marmotte alpine si sviluppano lentamente, raggiungendo la maturità sessuale solo dopo tre o quattro anni. Anche allora, molte rimangono nel gruppo natale come ‘aiutanti’ della coppia dominante, aiutando ad allevare i piccoli e condividendo il calore corporeo in inverno per mantenere calda la tana. Ma questi meccanismi sociali, affinati nel corso dei millenni, sono ora sconvolti dai cambiamenti climatici.




‘Stiamo assistendo a cucciolate sempre più piccole’, riferisce Garcia. ‘In passato, c’erano quattro o cinque cuccioli; ora sono scesi a tre o quattro. E le madri sono spesso in condizioni peggiori quando escono dal letargo’.

 

La colpa è della neve, o meglio, della sua assenza.

 

Il manto invernale sopra le tane si sta assottigliando, il che, paradossalmente, rende il sottosuolo più freddo perché c’è meno isolamento. Le marmotte possono tollerare temperature fino a circa quattro gradi centigradi nelle loro camere di ibernazione. Al di sotto di questa temperatura, il loro corpo deve generare calore extra, bruciando più energia e riserve di grasso. ‘Quindi escono dal letargo in condizioni peggiori e le femmine partoriscono meno piccoli’, afferma Bonenfant. È una spirale discendente che il team è determinato a monitorare da vicino, documentando i cambiamenti nelle condizioni corporee e nella riproduzione anno dopo anno.




A pancia in giù nell'erba, la studentessa di biologia Aure Hirigoyen rimane immobile per tre ore davanti alla tana di una marmotta. La sua missione di oggi è catturare i cuccioli per sottoporli a un test: un compito arduo. Nei primi tre giorni dopo l’uscita dalla tana, i piccoli sono abbastanza ingenui da poter essere presi in mano. Dopodiché, i ricercatori devono posizionare delle trappole: grandi gabbie innescate da una piastra con dei pesi e l’utilizzo di esche di melassa e cibo per conigli.

 

Ma questa volta la trappola non serve. Tre cuccioli si avventurano allo scoperto e Hirigoyen lancia un sacco di iuta sopra l’ingresso della tana per non lasciare loro una via di fuga. Due riescono a scappare, ma il terzo finisce tra le sue mani.

 

Nel laboratorio dello chalet, il cucciolo viene anestetizzato. Garcia si mette al lavoro: lo pesa, ne misura le proporzioni corporee e la temperatura e preleva campioni di sangue, feci e pelo. Ogni animale riceve un microchip e un contrassegno auricolare (due per i dominanti). Viene annotata la famiglia di origine e tutti i dati vengono inseriti in un meticoloso registro di famiglia. ‘Se l’animale è già stato in nostro possesso, aggiorniamo i registri’, spiega Garcia.

 

Mentre il cucciolo si sveglia in una scatola di cartone, Garcia scrive un nuovo numero sulla lavagna: 2.302. ‘Il numero totale di singole marmotte che abbiamo studiato finora’. Nel giro di poche ore, campioni e dati saranno inviati all'Università di Lione per essere analizzati da Bonenfant.

 

I dati di Lione mostrano chiare tendenze negative che, secondo i ricercatori, meritano un’attenta osservazione. Le cucciolate si stanno riducendo, i tassi di sopravvivenza dei cuccioli sono in calo e le dimensioni corporee medie si stanno riducendo costantemente dall'inizio degli anni 90. Per un animale che si è adattato al freddo, questa è una cattiva notizia.