Prosegue con la...:
Come evidenziato da Prosperi nei suoi vari studi storici
inerenti un periodo che pensiamo dismesso a favore di un più degno progresso
circa i Diritti, il Libero Arbitrio, e tutto ciò che ne deriva concernente una
più valida forma di ‘Democrazia’, apostrofiamo sia l’Ortodossia sia l’Eresia la
quali per loro Genesi evolutiva confacenti ad ugual sviluppo innestate nel
numerato Tempo, simmetrico e condiviso ‘con e nella’ Natura.
Per poi essere a Lei materialmente ‘restituito’, oppure
‘condiviso’, dipende molto dai punti di vista, ed ancora e successivamente reso,
all’antro di un Dio, in forma immateriale di Spirito che al meglio, o in
peggior modo, ha transitato presso
questa vita terrena (quando in essa ci dissolviamo come polvere nel vento,
o, in maniera più ‘orrida’, quando veniamo lentamente consumati e dissolti da
ugual arte evolutiva per divenire pasto di una formica).
Ed infine - o principio - essere giudicato da una più elevata e
profonda Legge divina posta in una successiva rinascita (dipende molto dalla
condotto adottata), giacché ogni Sua sostanza scorre in ogni Elemento qual ‘particella’
divina, dal più alto Cielo fino ad un Oceano altrettanto profondo.
Non crediamo nella resurrezione della materia che sempre
scorre come un Fiume in piena, la immaginiamo sempre in profonda simmetrica
trasformazione…
Così detto presso l’altare di una grande Madre e successiva Madonna,
delineiamo un’apparente ‘Eresia’ giacché la stessa scritta quando la doppia
natura umana ne sentenzia il limite, oppure, l’errato contesto sentenziato
da un ortodosso principio da tutti sottoscritto di cui portatore, giacché è
bene specificare che l’ortodossia per sua limitata Natura procede secondo un dogma
e un successivo dogmatismo, il quale costringe ogni più probabile e diversa
Verità e una più certa Legge di Dio presso un perenne Sacrificio posto nel
limite umano.
E successivamente confinando
ogni Verità spacciata per Eresia, o peggio Apostasia, nell’odierna seppur
apparentemente emancipata progressista ed evoluta socialità, ad un ruolo non
più inerente il Principio che la anima e ravviva, e con cui si presume venga,
in questo ed ogni momento, scritta la Storia, ma una Verità non confacente con
ciò di cui la Storia abbisogna.
Ovvero, la Verità della menzogna sentenziata dalla parola, da un
fallace breve ‘pensiero’, da un insano deviato malato ‘intelletto’ sottomesso
ad un limitante dogmatismo; perché si pensa e penserà ancora secondo la
presunta Scrittura che dio ha fatto dono, e non viceversa, ovvero la Natura per
tramite Dio ha donato ed anche preteso in sua difesa più elevato Intelletto per
dire ciò che Lei impossibilitata. Per cantarla, pregarla, ammirarla, adorarla,
in ogni dove ove si porge dall’Alba della Creazione!
Ed ancor prima di quella precipitosa ‘curva’ di questo immenso
cammino, di questo grande Sentiero, in cui a capo chino ed elevato sentimento,
oppure privati di qual si voglia pensiero, procediamo, chi cieco, chi con buona
vista, chi sordo e ubriaco, chi in ottima forma, chi zoppica e impreca, chi si
lamenta, e chi contento di vedere il Sole e la Luna, ma tutti volgono,
all’insaputa della comune predica, verso una Infinita distesa come fosse una vastità
mai scorta, ed ove in Verità e per il vero, dimorava - non vista - una grande
simmetria ove regnava la vastità d’un’apparente
Nulla. Poi divenne Oceano e alla sua riva nacque l’uomo, e con lui la Parola,
la coniugò in prossimità della riva (da non confondersi con la stiva) e ogni
cosa che vedeva ed ancor di più lo stupiva faceva uno strano verso…
Si narra anche che con Lei nacque la menzogna, ovvero l’intelletto
privato dell’istinto di cui la Natura abbonda, può sembrare un paradosso
evolutivo, o un dramma posto fra il vero e il falso, ma il gravoso compito di
dominarlo sottometterlo e convogliarlo alla corte di un diverso dio, per
medesima sopravvivenza, divenne inganno, cosa di cui la primordiale Infinita
Natura sprovvista. Questa non certo Eresia ma una Verità spacciata per
menzogna!
(Cosa dovremmo fare? Retrocedere in quel mare
e parlare con la balena? Forse! Anzi suggerisco e incoraggio l’intera ciurma di
rinnegati reietti di sentire la sua musica, la sua preghiera, mentre nuota e
impreca l’umana bestia!)
Quindi la menzogna spacciata e rivenduta per il valore dell’esatto
contrario, ma certamente anche questa una Storia taciuta, la quale acquisisce
valore oltremodo ‘giuridico-economico’ andando a confinare le tante vite verso
un illecito fraudolento navigare, così come sovente viene rappresentato Achab
opposto alla Natura della balena.
Quando la Verità supera ogni grado di Giudizio, allora la società,
spesso, se contraria ai suoi improvvisati principi, la confina in altro e
inappropriato luogo.
Verità di una Natura ‘dedotta’, ‘ispirata’, e per chi giammai sazio
del proprio pasto, ‘divorata’ da una insana forma d’inumana ingordigia senza
‘verso’ e ‘parola’, più simile ad un antico istinto inerente a quel (‘pre’ e ‘post’)
Dominio circa la sfera del ‘male’. Ogni qual volta le antiche comuni
Leggi infrante (da un diverso navigare in cima ad un Onda e in prossimità
d’una strana curvatura ove a ben vedere si scorge una…) vanno a sconfinare
in un rapporto conflittuale con il Principio in attesa d’un Fine.
Dacché ne possiamo dedurre che mal abbiamo interpretato un
Comandamento, perché se la Fine si oppone al Principio da cui nata e non solo
la materia, sgorga uno strano fotogramma, o meglio una Tragedia, di cui la
platea non ne comprende l’intera sequenza.
Certamente dinnanzi all’orrido si rimane muti!
Circa tutte quelle riflessioni che scaturiscono ‘da e per’ ogni suo
Elemento (ponendo la logica del Dominio della Natura sull’uomo, fra ciò che
Superiore ed Inferiore, fra ciò che possiede un Linguaggio e chi un mutismo
millenario, fra ciò che cammina e ciò che soffia come vento, fra ciò di cui un
circuito elettrico e ciò che distinguiamo come una simmetria di neve portata
dallo stesso; ovvero tutto ciò subordinato alla superiore grandezza della
Natura, e non certo il contrario), opponiamo eretico indomito Sentimento!
Tale conflittualità, e chi a queste non si attiene, circa
superiori Leggi va giudicata ‘vera’ o ‘falsa’.
Se ‘vera’, ovvero posta come letta nell’attuale processo ‘storico-evolutivo’
quale condizione imprescindibile che oltrepassa le considerazioni
dell’economia, possiamo affermare che la “Sua”, e non certo nostra economia, o
interpretazione del principio di Legge che la regola e subordina e classifica
la ricchezza, detiene il principio stesso racchiuso nella Legge.
Quindi questa Verità confermata e ancor più difesa e sostenuta. Perché
la ricchezza se dedotta dalla Natura è la Natura medesima che ispira e conferma
il Principio di Legge. E giammai può essere il contrario.
(Quando diciamo di natura divina, affermiamo che la divinità ha
superato, e supera, ogni principio di Legge inerente alla capacità comprensiva
dedotta dall’uomo. La divinità si afferma quando procede avversa alla falsa
Legge dell’uomo! Il profeta Gesù e non solo Lui, si oppose alla Legge del
Tempio. E il Tempio lo sentenziò. Non dissimile quanto appena detto circa la
Natura fra il vero e il falso.)
Se al contrario, ‘falsa’, va indicata come il male dell’intera
umanità, oppure della comunità in cui esercitata.
Queste Leggi possono pur essere avverse e contrarie (entrambe due
poste fra un onda e una particella e impossibilitati al Tempo necessario per
misurarne certezza cosa sia questa materia che ci circonda); ma la certa
Verità di questo e ogni successivo Enunciato, e suo Pensiero (dalla Natura
derivato), sentenzia ogni cosa procedere esattamente al ‘contrario’ (soprattutto
per ciò che non si vede inerente a tutte quelle invisibili correnti oceaniche
che determinano il clima su questa Terra, quindi la Storia più o meno numerata;
ed altresì per tutto ciò che non si vede e condanna l’uomo ad un diverso
abominio ‘socio-economico-storico’, e di cui le medesime correnti tiranniche ne
impediscono la corretta, non più interpretazione, ma informazione su ciò che da
tutto ciò potrebbe scaturirne circa la comune globale evoluzione non più
dedotta o interpretata dall’economia, ma evoluzione tradotta come Principio che
subordina la stessa) di come l’evoluzione ha scritto e scrive il suo Libro
sacro non certamente inerente ad un Verbo, per procedere in moto opposto e
contrario alla Creazione.
Quindi siamo molto distanti dall’affermare o rivelare il vero. Quindi
ed ancora, con Ragione e sano Intelletto, (simmetrico alla Natura) la Verità
letta per ogni suo e nostro universale Principio, quando e solo conferma le
comuni Leggi inerenti la Natura dell’uomo. Ma attenzione naviganti rinnegati e
reietti! Pongo asterisco: per Natura dell’uomo non intendiamo in questa e ogni
eretica sede, l’‘umana’ e ‘disumana’ che sia, ma qualcosa a ben vedere con una bestialità
prossima all’antico istinto.
Infatti proprio quello - nell’Atto finale - ci divorerà per offrirci al
ventre di Giona! Purtroppo annunzio cum magno gaudio che Nulla più sarà
devoluto alla Riva, non ci sarà una nuova terra promessa, o una nave da
crociera che ci raccoglie alla deriva.
Da tutto ciò ne traduciamo, infatti, l’Infinito (…ovvero Nulla,
oppure ed al contrario, sgorgare a nuova vita, dipende molto - come abbiamo
detto - da un determinato Credo posto fra il vero e il falso… per poi ammirarla
con un diverso occhio se ancora ne abbiamo uno adatto alla vista, perché
nell’immutata continua creazione e rinascita possiamo nascere senza né occhi né
lume della detta rinomata Ragione; ovvero, ciechi per poi attendere
innumerevoli vite prima che il buon Dio attraverso il suo Stato Evolutivo,
dimorato in più alte cime, accolga una leggera miopia simile ad una nebbia e
con questa respirare carponi su di una riva in attesa di qualcosa che migliori
ancora e ancora…) a cui aspiriamo nei vari gradi di bellezza sostanza e
sopravvivenza confermare la nostra inferiore condizione di appartenenza. Il Vento
(per fare un banale esempio attraverso un muto Elemento) che trasporta la
polvere del nostro Essere e presunto Avere, inscritti nel Dominio, continua a
dettare le Ragioni del Tempo, soprattutto di quello a cui tendiamo ad opporre
un numero più o meno ortodosso e/o classificatorio.
Quando i Venti assieme alle correnti, all’opposto, procederanno all’inverso
nel globale processo evolutivo da cui nati, allora l’Abisso reale e infernale,
inerente appunto a quell’Inferno della materia da ogni Eretico enunciata
apostrofata e combattuta, si spalancherà sino ad un incolmabile Abisso.
Quindi, nel prossimo ‘assunto’ incenerente a questo ed ogni
successivo ‘enunciato’, affermiamo che ogni suo Elemento è una cosa viva,
inerente e conforme alla vita, come e più la viviamo e traduciamo, o solo
comprendiamo e rapportiamo alla presunta civiltà.
Civiltà la quale dovrebbe essere simmetrica con ogni Elemento vivo,
altrimenti vivremmo una precoce morte in vita. Anche fosse vero per come ci
conformiamo nell’Arte e nella Letteratura, e ancor più spesso meditiamo questa
morte in vita, pensandoci più morti che vivi, paradossalmente siamo vivi che
aspirano all’esatto contrario. Sconfiniamo sino a prediligere la morte a
pregare la stessa, non più come ultima ancora di salvezza per un karma da cui
interpretiamo la materia umana, bensì uno sconfinamento nell’amore e costante
negazione del Principio regolatore della Legge a cui la vita ci sottopone.
Morti in vita, i quali seppur vivono nella vastità della stessa
usurpando ogni sua bellezza, ogni suo segreto Linguaggio, sono sempre prossimi
alla morte aspirando e coltivando l’insano suo fine, inerente e confacente al Nulla.
Anche una Foglia muore, sì certo, ma con la costante certezza che rinascerà per
una successiva Primavera. Puoi recidere ogni Albero fin dalla sua radice e ciò
che rimane sarà deserto. Ovvero, il Nulla appena detto. Puoi anche controllare
tutti i Fiumi di questa Terra verso una forzata condotta, e questa, sino ad una
turbina, ma una volta prosciugati ti rimarrà il Nulla. Ti diletterai con la sua
Energia nelle varie apoteosi del Nulla pur avendo tanta presunta ‘forza’ (il
concetto di Energia immagazzinata e restituita, e con lei, il concetto di Legge
e il suo nell’Infinito che racchiude e sovrintende, ed in lei inscritto, qual
principio di vita, ti sfugge nella vastità di questa morte in vita).
Puoi, se solo vuoi, prosciugare tutto il petrolio di questa e ogni
Terra, ma ciò che rimarrà dopo che lo hai travasato in una malefica condotta
umana sarà la falsità del Nulla. Con lo stesso ti diletterai, certamente, nel
vasto progetto di genesi di questa ed ogni terra, e con il principio della sua
energia impartirai nuovi e insani comandamenti, ma ciò che ti rimane per ogni
Elemento creato sarà il Nulla di una morte in vita. Giacché nel principio
bituminoso che sovrintende ci sono miliardi di storia geologica che ora
procedano al contrario di come ora stai evolvendo. Fra qualche secolo avrai il
Nulla di un deserto. Perché il Principio di Legge ti sfugge nella falsità della
ricchezza e come tradotta nella stessa.
Certamente la morte è sempre precocemente presente in tutte le fasi
storiche, mentre la Natura dalla pietra alla foglia, cerca di vivere ugual vita
fino alla più profonda realtà temporale che gli è permesso e concesso. Anzi,
con le Stagioni di cui ogni Essere che immaginiamo inanimato, ad esempio un
Albero, pur essendo cosa viva e fondamentale per ogni ciclo di ogni Ecosistema,
questa condizione di Infinito superiore alla nostra più meschina ombra o fuoco
a cui destinato, ci riconduce alla vastità di un argomento antico.
Potrebbe sembrare paradossale e riduttivo pensare di relegare il
concetto di Eresia ad un costante rifiuto della ‘cosa creata’ e corrisposta, o
ancor meglio, tradotta, tanto nella Genesi d’una Bibbia, quanto nei vari ‘miti’
che ne descrivono similari processi evolutivi da cui in ultimo dedotto per
l’intera globale sintassi e grammatica un singolare ‘Verbo’, ma non siamo né
sicuri né certi che lo stesso coniughi Parola Pensiero Ragione e Intelletto,
anzi proprio lo stesso conferma il limite medesimo del Linguaggio (anch’esso
esplicitato attraverso gli attributi di differenti miti più o meno dogmatici ma
certamente concernenti al limite e principio del dogma, ovvero, il senso della
lingua la quale seppur diversa da riva a riva fino ad una profonda umana deriva,
in maniera incontrovertibile limitata e assoggettata - nonché privilegiata
vittima - della medesima sua funzione; mi sovviene l’enunciato di Godel il quale
in matematica esplicitava medesima ugual intuizione circa i numeri e la
funzione della matematica nel vasto regno della materia; ma il nostro Dio
appartiene all’immateriale di cui la materia ne esplicita il limite non
certamente l’Infinito contrario da cui nato) in cui posto nel regno del
Tempo e della materia in cui nato, giacché abbiamo accennato all’Infinito.
Sussiste una simmetrica
convergenza fra i molti miti di questa Terra, ed in ultimo possiamo rilevare
come questi si specchiano l’uno nell’altro al fine di un simile Linguaggio,
certamente vero che il Selvaggio abbia maggior comprensione circa l’antico
ruolo di Madre Natura, e la Storia si diletta e concentra attraverso la ricerca
nel porre in essere la fonte da cui l’evoluzione ci ha portato a raccoglierne
ultimi e più definitivi esempi per ciò che andranno a delineare un presunto e
più probabile Pensiero inerente Dio.
Oppure uguale medesimo cambia e muta la forma pur rimanendo se
stesso?
Pur essendo un artifizio del tutto umano, giacché scritto nella
monolitica ortodossa pretesa di tradurne specificarne e determinarne il
Linguaggio, in questa sede ci limitiamo a porre la nostra medesima affermazione
nella sfera dell’Eresia, perché pur credendo in Dio pensiamo che il suo e
nostro Cogitare non possa Essere definito nelle Ragioni del Tempo, è forse
inerente ad un Infinito anche matematico da cui l’intero Universo, e il
Linguaggio che tenta di delinearlo, nato nell’ultima frazione di Secondo; per
cui troviamo normale che il suo Primo Dominio sia molto più vasto e di
difficile contesto interpretativo, sia per ciò concernente il Principio, sia
per il Fine.
Sicuramente l’aspetto che più si avvicina all’Infinito è quella
stessa Anima animata da un antico Spirito, quella appunto e paradossalmente,
che diviene nemica di un determinato credo ortodosso. Anzi, proseguendo nel
vasto terreno dell’Eresia possiamo ancora affermare che ogni cosa creata, dalla
pietra alla foglia e dalla foglia all’uomo, possegga una sua identità. E in ciò
ci avviciniamo ad un credo nato da una forma Neoplatonica derivata
dall’Oriente, quindi a questa ci ricongiungiamo e manteniamo la rotta, il
cammino, il Pensiero, l’ideale la forma, nella sostanza non certamente
dissimile per come fu immaginata.
Anzi supponiamo a Ragione che il contesto, e non solo storico, che l’ha
generata, sia scaturito, quindi ispirato, dalla Natura intera. Tutto ciò
potrebbe sembrare a prima vista un paradosso, giacché se l’Eresia viene
accertata come un rifiuto della cosa creata compreso l’intero Universo che l’ha
generata, affermiamo che la vera e più profonda Coscienza eretica si insinua
nei limiti interpretativi della stessa, per conformarla e rapportarla a più
vasti orizzonti.
In questi termini intendiamo e specifichiamo l’Arte evolutiva.
(Giuliano)







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