IL GRASSO LEGNAIUOLO

IL GRASSO LEGNAIUOLO
& UN MONDO PERDUTO

domenica 8 febbraio 2026

UNA AFFERMATA 'REGISTA'









IL CANALE AL COMPLETO






Perché ho scelto Leni per esprimere un parere, un più che modesto parere circa l’odierno evento di Milano (Asti permettendo in questo zapping del progresso?)

 

Perché da un bel Pezzo ho riscontro, circa questa censurata invisibile Cortina, una cortigiana del nuovo ‘Führer’ artefice del futuro globale Impero.

 

ICE permettendo!

 

Riscontrando Fotogramma per Fotogramma medesimo remake di un qualcosa di già visto, un fenomeno strano nominato ‘Déjà-vu’, almeno così viene indicato dagli addetti ai lavori, ed infatti mi sembra di assistere alla stessa onirica storica messa in scena. Premetto, mentre avviene cotal Frammentata sequenza che origina la Visione censurata anche dal noto terapeuta di Stato, la quale a sua svolta sollecita anche lui il Ricordo condito dall’odierna profezia di non ricordare, ed ora per miracolo del Progresso divenuta ‘digital-cellulosa’, quasi protoplasmatica e coltivata nei futuri e vasti terreni di Solaris in gigabyte di simmetrica Memoria, quasi sembrasse una cosa viva.




Gli stessi terapeuti al servizio di un più nobile artificioso futuro, riscontrano un ‘attacco’ pseudo schizofrenico inerente una simmetrica sequenza non lontano Asti, ove un povero menomato ritardato, ovvero un mio simile con comuni antenati (ritratti catalogati ma non ancora deportati…, dalla cancelleria del Fuhrer in persona, il quale anche lui rimembra ma non più ricorda…), insomma lo scemo di paese (non ancora Idiota perché Solaris distrugge ogni prova), per aggiunta disadattato, viene insultato fin sotto casa da una comitiva di giovani ariani un po’ ubriachi in cerca di un Capro, e poi della smarrita Capra rinvenuta sacrificata in fondo ad un altrettanto smarrito Canale.

 

Per farla breve e non complicarvi la (s)Vista, vi dirò che fu incolpato lo scemo del villaggio circa la ‘bionda’ consumata e poi sacrificata per essere smaltita assieme ad altra immondizia; strangolata e schiacciata come una lattina in fondo al Canale. Nemmeno la riciclata Parabola diluita nella successiva raccolta differenziata, qual atroce destino di un Comune rifiuto, può comprendere come la Storia superi l’inceneritore non ancora in uso, ed ove preferiamo udire la vecchia radio (non ancora requisita, ovvero, la vecchia e la sua radiolina forse anche lei data e sintonizzata su ugual medesimo Canale? Non sappiamo in questo Essere e non-Esserci ma esserci a puntate…) per non vedere, e coinvolgere la vista, circa l’imminente strazio finale del Generale. Mentre il Gas sorge in vece del Sole, e la Nebbia ci avvolge nel muto ricordo di Solaris che sanguina petrolio...




Ci provengono gemiti e rantoli di dolore dal Canale sicuramente affollato nonché gettonato con ampi spazi pubblicitari, non comprendiamo se siano di desiderio o dolore, giacché lo scemo del villaggio, sembrerebbe, nella stessa scena finale, salvato dall’arrembaggio degli ariani in cerca del Capro, del Comune milite ignoto.

 

Il Vigile di turno èra alla partita e dicono tifava per la Roma (in attesa del medico…)!

 

Nei tempi supplementari concessi e permessi da Olimpia, Leni è stata avvisata di non pregare in Chiesa ma di recarsi con massima urgenza all’incontro del Destino d’Ognuno, Nessuno escluso, perché la Cancelleria l’attende oltre Cortina, per lo spettacolo che la consacrerà quale miglior regista!  

  

 

Tutto ciò mi ricorda una strana CACCIA…(da leggere sul privato capitolo)  



(se non avete pazienza per l’intero svolgimento della vicenda e volete procedere dalla sedia alla poltrona successiva, senza necessariamente passare dalla cucina ove regna gran baccano circa lo scemo del Villaggio, ed ove non troviamo più la nonna che faceva un po’ di pubblicità alle vecchie - e più democratiche abitudini - di un reverendo Thè servito in salotto con radiolina ma hora censurata dal Generale; e dando per scontato di possedere un buon telecomando con smart disintegratore, & per grazia del milite ignoto aggiornato e connesso allo Scemo del villaggio, il quale diamo per scontato anche lui allo stesso pianerottolo, ma non ancora a saldo la strana pena, giacché facciamo pena ad Ognuno con più fulgido corpo del progresso inscritto all’ordine del giorno, potrete procedere al canale successivo, ovvero direttamente alla cancelleria del Trionfo della Volontà del Fuhrer al Canale 24 di questa stessa medesima Stella senza le gettonate punte che la fecero anch’essa scema e un po’ malferma della dovuta Ragione… (zapping ...)      




FINITA la Caccia noi torniamo con i ricordi di un alienato e simmetrico Scemo di ugual Villaggio verso la proclamata regista, e di lei mai sia detto e dedotto il contrario dall’OVRA della razza chi ‘inferiore’ o ‘superiore’ circa medesima Vista che compone l’UOVO & la sua prediletta gallina, oppure ed all’opposto scompone le soglie della dovuta Ragione, effetto speciale per ogni futuro Gioco…  

 

Per quanto sorprendente possa sembrare in considerazione dei violenti fatti politici dei primi anni ’30, Leni ha sempre sostenuto di non aver mai sentito parlare di Hitler fino al febbraio del 1932; pochi anni dopo la Caccia sopradescritta…

 

‘In vita mia, il mio primo contatto reale con il popolo tedesco risale alle prime rappresentazioni di “La bella maledetta” nelle varie città della Germania’.

 

Leni viveva in un mondo chiuso, in cui contava solo il suo successo. A questo proposito, Harry Sokal racconta un aneddoto significativo: un giorno, Leni gli mise in mano un libro, che aveva appena letto e che avrebbe desiderato che anche lui leggesse. Questo libro era il Mein Kampf.

 

Totale mancanza di tatto o grande ingenuità?

 

…Sokal era ebreo…

 

Di Hitler gli disse:

 

 ‘È l’uomo dell’avvenire!  Devo incontrarlo’.




Sokal non si stupì granché: non era forse quella la sua abitudine? Da parte sua, l’assistente di Schneeberger, Heinz von Jaworsky, racconta di aver visto Leni leggere il Mein Kampf sul treno che la riportava da un breve periodo di vacanza in Svizzera:

 

Era affascinata da quel libro. Durante il viaggio in treno ha cercato di convincermi che era un bel libro. Sono scoppiato a ridere e ci siamo messi a discutere. Poi mi ha detto:

 

‘Vedrai, vedrai che hanno ragione’.

 

E concluse dicendo:

 

‘Lavorerò per loro!’.

 

Quel che è certo è che il 27 febbraio 1932, durante la tournée di presentazione de “La bella maledetta” in Germania, Leni Riefenstahl assiste a un’assemblea nazionalsocialista allo Sportpalast di Berlino. Per semplice curiosità, sostenne sulle prime. Su richiesta di Ernst Jäger, redattore del ‘Film-Kurier’, dirà poi. La moglie di Jäger era ebrea e senza dubbio Jäger pensò che assistere a un’assemblea nazista avrebbe scoraggiato Leni dal dare credito alle idee espresse nel ‘Mein Kampf’.




Nell’istante [in cui prese la parola] mi trovai sommersa in modo sbalorditivo da una visione quasi apocalittica che non mi avrebbe più lasciata: ebbi l’impressione, molto fisica, che la terra si aprisse davanti a me come un’arancia di colpo tagliata a metà e da cui zampillava un enorme getto d’acqua, così potente e così violento che avrebbe raggiunto la sommità del cielo e che la terra ne sarebbe stata scossa fin dalle fondamenta. Mi sentivo paralizzata […] il suo discorso esercitava su di me un vero fascino […]. Due ore dopo mi ritrovai […] in stato di shock. Sconvolta da quell’incontro al punto di essere incapace di fare segno a un taxi. Nessun dubbio, ero contaminata.

 

Come ben presto lo sarebbe stata l’intera Germania. Leni è stata ‘contaminata’ da Hitler – parola che appartiene al linguaggio usato dai nazisti a proposito di coloro che considerano ‘razze inferiori’, pronte a ‘contaminare’ il corpo tedesco. Leni utilizza questo termine anni dopo, con cognizione di causa. Volendo discolparsi (nessuno può essere ritenuto responsabile di essere stato contaminato, lei non più degli altri), al contrario conferma il suo essersi integrata nel grande corpo tedesco, interamente conquistato dal nazismo.




Come la maggior parte di coloro che hanno visto e ascoltato Hitler, anche Leni utilizza un linguaggio religioso, estatico – orgasmico. Joachim Fest evocava questo carattere osceno di copulazione legato alle adunate [di massa]: il silenzio dell’inizio, dove ciascuno trattiene il respiro, i gridolini striduli, la successione graduale e i primi suoni di liberazione della folla, e per finire i rapimenti estatici di fronte agli orgasmi della parola liberata.

 

Le prime sequenze del ‘Trionfo della volontà’ saranno montate proprio così.

 

Il discorso del 27 febbraio 1932, cui Leni ha assistito, era centrato su ‘la disoccupazione, le minacce terroristiche poste dall’estrema destra all’ordine pubblico e l’incapacità della Repubblica di Weimar e del suo senescente presidente, Paul von Hindenburg, a tenere sotto controllo la crisi economica’. Uscendo, Leni si chiede se ‘quest’uomo entrerà nella storia della Germania per giocarvi un ruolo decisivo. E in quale senso: quello del bene? O del male?’.

 

Sessant’anni dopo, l’emozione è ancora percepibile quando confida a Ray Müller la prima volta in cui vide Hitler:

 

Quel giorno Hitler mi ha fatto un effetto assolutamente ammaliatore. Ed è sulla scia di quella emozione che gli ho scritto una lettera, perché mi sono detta: dopo tutto, forse si tratta dell’uomo che salverà la Germania.




Il 18 maggio 1932, Leni Riefenstahl scrive al Führer:

 

Illustrissimo Signor Hitler,

 

Per la prima volta in vita mia ho assistito poco fa a un’assemblea politica. Lei teneva un discorso allo Sportpalast. Devo confessare che la sua persona e l’entusiasmo dei presenti mi hanno colpita. Desidererei fare personalmente la sua conoscenza, ma disgraziatamente nei giorni prossimi devo lasciare la Germania per alcuni mesi, in quanto girerò un film in Groenlandia. Pertanto un incontro con lei prima della mia partenza sarà senza dubbio impossibile. Non so neppure se questa lettera arriverà nelle sue mani. Una risposta da parte sua mi rallegrerebbe immensamente.

 

Molti saluti dalla Sua

 

Leni Riefenstahl




Hitler convince Leni, attesa ad Amburgo, a restare ancora l’indomani. La sera stessa la trascina a fare una passeggiata, le parla di musica e di architettura, ‘le parlò di Wagner, del re Ludwig II di Baviera, di Bayreuth’ – poi appassionato:

 

‘Ma più di tutto questo, ciò che mi colma interamente, è il dovere politico. Sento in me la vocazione di salvare la Germania. Non posso sottrarmi a questo appello, non ne ho il diritto’.

 

E le fa delle avance, la prende ‘tra le braccia in modo maldestro, ma che non lasciava alcun dubbio circa le sue intenzioni’.

 

Leni racconta il seguito:




Dopo un lungo silenzio si fermò, mi contemplò a lungo, pose lentamente le sue braccia attorno a me e mi attirò a sé. Ero angosciata, non avevo affatto desiderato che le cose prendessero quella piega. Mi fissava con intensità. Notando che ero sulla difensiva, mi lasciò immediatamente e si scostò un po’. Lo vidi allora alzare le mani al cielo e gridare solennemente: ‘Non avrò il diritto di amare una donna finché non avrò compiuto l’opera mia’.

 

L’indomani mattina è un Hitler taciturno e distante a prendere congedo da Leni:

 

‘Torni dalla Groenlandia in buona salute. Mi racconterà le avventure che le capiteranno’.

 

…Ecco l’incontro che cambiò la storia del cinema!




Dopo il ‘Trittico di Norimberga’, Leni passa qualche tempo in montagna, a Davos, dove riprende le sue attività sportive insieme a un compagno, Guzzi Lantscher, cineoperatore e fervente sostenitore del Reich. Continua anche a ‘fantasticare alla grande sul tema di Pentesilea’, si famigliarizza con l’eroina di Kleist, selvaggia amazzone, vedendosi già ‘nel film, nuda su un cavallo, capelli al vento, mentre si getta nella mischia, con la lancia in mano’.

 

Tuttavia, consapevole di non essere sufficientemente matura per un progetto così, lavora su molti altri soggetti e, rientrata a Berlino, si reca ogni giorno allo stadio di Grunewald per fare dell’atletica. È lì che incontra Carl Diem, segretario generale del comitato organizzativo dei Giochi Olimpici di Berlino, che dovranno tenersi l’anno successivo in quello stesso stadio. Nel 1931, la Germania era stata scelta dal Comitato Olimpico Internazionale per organizzare le Olimpiadi del 1936. Dapprima esitante (lo NSDAP non era molto favorevole all’organizzazione dei Giochi per motivi ideologici), Hitler si lascia tuttavia convincere dell’opportunità di organizzarli e di onorarli con la sua presenza.

 

Hitler comprende molto rapidamente quanto sia importante organizzare i Giochi nel miglior modo possibile in territorio tedesco. Si tratta di un’opportunità insperata in un momento in cui la Germania cerca di rendersi credibile agli occhi del mondo. I primi tre anni erano stati gli anni dell’instaurazione del nuovo regime e delle epurazioni. Malgrado la scarsa reazione della comunità internazionale, le azioni di Hitler avevano seriamente danneggiato la credibilità della Germania all’estero.




Il 1936 e il 1937 sono gli anni della transizione (quanto meno in politica estera) prima dell’impennata dei pericoli a partire dal 1938. La violazione del Patto di Locarno, con l’occupazione della Renania nel marzo del 1936, è l’ultimo choc causato dal regime. Hitler desidera dunque approfittare dell’occasione olimpica per far apparire la Germania un’interlocutrice affidabile nel consesso delle nazioni.

 

E perché non farne un evento clamoroso?

 

‘Trionfo della volontà’ aveva ufficializzato la presa del potere di Hitler e ne aveva mostrato un’immagine salda e rassicurante ai tedeschi. Adesso era arrivato il momento di rivolgersi al mondo, di mostrare la sincerità di Hitler quando invocava la pace, l’efficienza del regime e la sua buona volontà in quel delicato periodo di transizione. Chi, se non Leni Riefenstahl, la donna che aveva inventato l’iconografia del regime, poteva fare questo film? Già a partire dal 1933 Hitler aveva dunque iniziato la costruzione di un grande stadio da centomila posti e del villaggio olimpico.

 

La Germania doveva mostrarsi nella sua forma migliore.




Ma è Carl Diem che propone a Leni di realizzare il film. Come al solito, Leni rifiuta, non volendo più girare documentari. D’altronde, Hitler non le aveva forse promesso di non chiederle più nulla?

 

Diem contrattacca.

 

Sa come convincere Leni:

 

‘Vorrei far precedere [i Giochi] da una grande corsa della fiamma olimpica attraverso tutta l’Europa, dal sito greco di Olimpia fino alla nuova Olimpia, che sarà Berlino’.

 

Leni vede subito quello che sarà il prologo del film:

 

‘Ecco le antiche rovine dei luoghi sacri dell’Olimpia classica risplendere sotto i raggi del sole che dissipa le nebbie, ecco sfilare davanti a me i templi greci e le statue’.

 

Da quel momento in poi, più nulla può impedirle di andare alla ricerca di finanziamenti. Neppure il suo antico sodale, Arnold Fanck, il regista del film sulle Olimpiadi Invernali di Sankt Moritz del 1928, che, consultato, espone su 37 pagine i problemi tecnici che porrebbe un simile film. Quanto al potenziale commerciale, lo considera pressoché nullo.




Dapprima Leni propone il progetto alla UFA, ma senza storia d’amore la UFA rifiuta. In compenso ottiene un anticipo dalla società di produzione Tobis per realizzare un film in due parti, così come l’avallo di Goebbels, sebbene poco convinto dall’idea di realizzare un lungometraggio sui Giochi Olimpici.

 

Di fatto, d’accordo con Hitler, il Ministero della Propaganda mette a disposizione della cineasta tutti i mezzi necessari perché il film possa essere realizzato nelle condizioni migliori6. Hitler si era reso conto dell’importanza di un tale film per diffondere l’immagine della Germania che voleva mostrare al mondo: la forza, nella gioia e nella tolleranza.

 

D’altronde, il discorso che la cineasta avrebbe fatto per i media era già bell’e pronto: ufficialmente, ‘l’idea e l’incarico di un film sui Giochi Olimpici provenivano dal signor Goebbels’ In data 7 novembre 1935, Goebbels annota nel suo diario: ‘La signorina Riefenstahl ottiene il contratto per il film sulle Olimpiadi. Per 1,5 milioni. È molto contenta’ – si tratta di un budget tre volte superiore a quello medio di un film tedesco dell’epoca.




Leni aveva ottenuto un cachet personale di 250.000 Reichsmark, e il Ministero della Propaganda si era addossato la totalità del budget.

 

Per mantenere una parvenza di indipendenza di fronte al Comitato Olimpico Internazionale, Leni fonda una società, Olympia Film GmbH, cosa che le permetterà di essere finanziata dalla Banca di Credito del Film, controllata da Goebbels. In un documento per uso interno, Goebbels precisa che ‘la compagnia Olympia Film GmbH è stata fondata su pressione del Reich e con fondi forniti dal Reich. Tutti i finanziamenti chiesti dalla compagnia in vista della realizzazione del film saranno parimenti erogati sul budget del Reich. La fondazione della compagnia è necessaria perché il Reich non desidera essere apertamente considerato il produttore del film’.

 

Leni e il fratello Heinz ne erano gli unici azionisti; per di più Leni aveva accettato di liquidarla e cederla al Reich al termine della produzione. La società di Leni era dunque una società-schermo del Reich, vero produttore del film. 

(J. Bimbenet)

 




 

 

 


         

martedì 3 febbraio 2026

I DUE PRINCIPI & UNA SOLA FINE

 









 & il Capitolo completo (per le stelle della notte) 











Da un precedente editto (ma non certo delirio...)  


Prosegue con Bierstadt & King 


e con lo strano caso Guthrie...







Abbiamo detto ‘Eresia’, quindi se attingiamo a ‘due diversi ed opposti Principi’ circa la Creazione, non possiamo che attenerci all’odierna e sicuramente più moderna creazione circa il miracolo dei fratelli Lumière, i quali inventarono il Cinema sopraggiungendo alla nostra vista per ricomporre il misfatto della Scena conclusiva.

 

Almeno così vien detto e sentenzia la Storia, ma potrebbe anche essere che il Fotogramma di medesima sequenza o Visione, senza ancora il suo Cinema, sia stato intuito ancor prima, pur rimanendo confinato anch’esso ad un eretico oblio una nuova arte che ridurrà la vecchia Natura entro un fotogramma di cellulosa in movimento.

 

Ma in questi due diversi ‘Principi’ circa il ‘movimento’, che instaura l’eterno finito ‘movimento’ con la sua asimmetria e successiva simmetrica deriva storica che sgorga dalla ‘sua e nostra’ Natura, ovvero: un dio e un più oscuro regista che scimmiotta la stessa pur essendo un singolo fotogramma e la sua finita sequenza evolutiva…




Cerchiamo di delineare la Storia detta; per taluni solo una sceneggiatura, dipende appunto dai due diversi ed opposti Principi adottati; delineata ed osservata fotogramma per fotogramma, o a presa diretta, secondo la logica del video e conseguente ‘delirio’ contrapposto al tomo del giorno, posta nel contesto della Natura, non men della cellula divenuta nuova e più potente cellulosa con una nuova e più prodigiosa vita.

 

Posta fra il ‘vero’ e il ‘falso’.

 

Giacché mio l’intento di smascherare, ed ancor meglio ubicare, le false ragioni del ‘male’, il quale seppur da Ognuno indicato (associato con il più noto capro… di cui ogni Società va fiera all’ora del mostro…) eppure da Nessuno ben delineato nei suoi molteplici aspetti, per come costantemente adoperato, spacciandolo per il miglior medicamento dal vero ciarlatano di Stato.




Di ciarlatani infermi ed deambulanti, i quali curano i pazzi seppur immobili ma in apparente movimento opposto, dacché anche loro hanno un ruolo da comparse con cui l’economia ascende all’Oscar del giorno (con la pretesa del futuro Nobel della pace destinata alla bellica infrastruttura), in attesa del vero Manicomio a cielo aperto e coltivato nell’orto; occupando un ruolo di tutto e più che degno rispetto, confuso fra operai agricoltori e manovali associati, pur dissociati dal reddito di più validi professionisti, fornendo pretesto e motivo dell’erba e il fascio destino di cui Benito, compreso il proprio cavallo, potrà andar ancor più fiero e ben nutrito…

 

Il Somaro non nominiamo!

 

Indistintamente e alternativamente ubicati e predisposti alle grandi platee del Parlamento, con loro il Teatro ha subito un vero dramma nel dramma stesso, siamo solo in attesa del fantasma dell’opera intera e il colpo di Scena; in quanto questi odierni attori da spettacolo allietano le masse con maggior ruolo e ampio successo al botteghino del Tempio; per grazia ricevuta del ‘produttore’ medesimo, il quale, qual miglior regista, ne ravviva l’effetto scenico così da ottenere applaudite repliche per ogni piazza e Fiera di paese.




Nell’estate del 1892, mentre l’autore si trovava in California per preparare un tour di conferenze in Australia e India, ricevette un invito dalla Commissione per le Belle Arti dell’Esposizione Mondiale per tenere una serie di conferenze sulla zoopraxografia in concomitanza con l’Esposizione che si teneva a Chicago.

 

Poiché queste lezioni, dal titolo più familiare ‘La scienza della locomozione animale nella sua relazione con il design nell’arte’, erano già state tenute in quasi tutte le principali istituzioni artistiche, scientifiche ed educative in Europa e negli Stati Uniti, l’autore fu indotto a credere che potessero essere ripetute in modo popolare all’Esposizione, con una certa consapevolezza dell’importanza dei fatti che la sua indagine aveva rivelato, non solo da parte degli studiosi della natura o dell’arte, ma da quella vasta e importante classe di studenti, nota come pubblico generale.




Con questa impressione, rinviò la sua spedizione nel lontano Occidente e tornò a Chicago per trovare un comodo teatro eretto per questo scopo specifico sul terreno dell’Esposizione, a cui era stato dato il nome di Zoöpraxographical Hall; la scienza della zoopraxografia aveva avuto origine dai primi esperimenti dell’autore nel 1872.

 

In questo breve Post non si intende fornire più di una sinossi del consueto corso di lezioni sull’argomento, né riprodurre alcuna delle rappresentazioni pittoriche o scolpite necessarie per la sua corretta spiegazione, ma semplicemente descrivere i metodi comuni di movimento degli arti adottati dai ‘quadrupedi’, comprese le Balene evidenziando una determinata oscura simmetria concernente il mondo dei Mammiferi.

 

Infatti i Cavalli o i quadrupedi, vennero e vengono addomesticati a beneficio dell’uomo, correndo alla conquista da un Polo all’altro con maggior dinamica appartenenza, appuntiamo che solo C. L. R. James si dedicò con zelo e rigore al Cricket avendo ravvisato in questa (bipolare) competizione, divenuta frenetica corsa senza la dovuta riflessione con il beneficio della Ragione, qualcosa di malsano adattarsi all’effetto scenico dato e conferito dalla Genesi della Trama dell’intera sequenza, e di cui la Tirannia ne usurpava ed usurpa ancora il finale di Scena.




Rendendoci vivi e vegeti e con maggior occhio, tanto sulla platea quanto sul Palco e ogni sua replica, ma ancor più ciechi di pria circa il Dramma non più inscenato ma da Ognuno interpretato, Nessuno escluso, in quanto condivide l’antico panorama e il primordiale naufragato intelletto d’una balena, e un mare con Lei condiviso nell’identico beneficio circa la Vista ancorata ad un ancor più antico istinto (e non solo di conservazione circa l’intera specie in  fase di esenzione evolvere a quella di frammentaria decomposizione).

 

Quindi ‘secondo’ ma non ‘prima’ suddetta teoria evolutiva, o Frammento della stessa, ovvero, prima di evolvere in cellulosa, meglio si predisposero all’utilizzo degli uomini, Achab compreso; non accenniamo ai somari, i quali carichi e rassegnati al loro destino, spesso annotano appuntano, e per di più fanno anche sciopero; le Balene - anch’esse - pur non riuscendo alla dovuta addomesticazione non furono sottratte o risparmiate all’infausta sorte del Botteghino, o della Borsa del giorno, funsero da eterno costante serbatoio, o meglio salvadanaio al Lume della Ragione in attesa di una diversa avventura di cui Verne ci narra ancora.


Se leggete un noto Capitolo, o Frammento, colto da medesimo oracolare Fotogramma, vi accorgerete che la Groenlandia un Tempo verde, ma ora (secondo il calendario di Giuliano) scura frammentata da ancor più oscuri presagi & visioni, attendere di nuovo l’insana Regia del Capitano; quindi seduti e in poltrona che la Storia prosegue e naviga ancora… 

  

In particolare… quella dei cavalli, nei loro vari atti di ‘movimento progressivo’, illustrano le fasi più importanti di questi ‘movimenti’ mediante ricalchi tratti dalle fotoincisioni originali dell’opera dell’autore; li osserviamo e quindi meditiamo, non sottraendoli dall’Arte evolutiva or ora evidenziata al Lume dell’Intelletto che compone la vista, associata all’umana ‘criptovaluta’ circa il valore ottenuto dal movimento del fantino che al meglio li cavalca.




Infatti non si vedono, l’immaterialità la quale compone ugual medesimo movimento circa l’Arte del progresso, andando a formare la nota sequenza tratta dal Diario del giorno, dacché i due meccanici meccanismi inerenti al movimento che mi accompagnano in questo navigare, ci rimembrano Henry e la sua pioggia, ovvero le nuove frontiere dell’intero Ecosistema e i gradi che al meglio lo asservano; ed aggiungiamo nota della Critica cellulosa…:

 

Nel senso che Henry uccide la gente ma è quasi unbuono’ è amato dal suo pubblico.

 

Di poche parole, contano i fatti.

 

Invece il suo amico Otis è una carogna. Henry vive una pazzesca solidarietà con le sue vittime, è un principe sangue blu dell’annientamento e promette una morte ‘pietosa’.

 

Otis no!

 

Ci prende gusto, filma gli omicidi con la handycam e se li ripassa a casa. E alla fine vuole stuprare anche la sorella.

 

E McNaughton risveglia il suo pubblico in un incubo ancora peggiore: con una doccia finale di splatter, occhi infilzati, carne martoriata.

 

L’abominio. Henry è forse il primo film a violare e vilipendere con tale lucidità la filosofia criminale dei lombrosiani di Hollywood. I buoni e non più cattivi non sono delle ombre sghignazzanti con i coltelli e i denti che risplendono al buio; e nemmeno degli angeli del male, guidati dalla voce dall’alto o dal basso delle fogne, o dallo spirito nel frigorifero.

 

Henry personaggio e film uccidono.

 

Nel senso che Henry uccide la gente ma è quasi un ‘buono’ è amato dal suo pubblico.

 

Di poche parole, contano i fatti.

 

Invece il suo amico Otis è una carogna. Henry vive una pazzesca solidarietà con le sue vittime, è un principe sangue blu dell’annientamento e promette una morte ‘pietosa’.




Nella presentazione di una lezione di zoopraxografia (da non confondersi con la pornografia fra il cavallo e il suo fantino che lo monta per l’intero arco del giorno), il metodo solitamente adottato consiste nel proiettare su uno schermo, in dimensioni ben più grandi di quelle reali, una serie delle fasi più importanti di un movimento animale - ad esempio, il passo di un cavallo al galoppo - che vengono descritte analiticamente. Queste fasi successive vengono poi combinate nello zoopraxiscopio, che viene messo in moto, e una riproduzione dei movimenti originali della vita risulta chiaramente visibile al pubblico.

 

Con questo apparato, le corse dei cavalli vengono riprodotte con tale fedeltà che le caratteristiche individuali del movimento di ogni animale possono essere facilmente viste; stormi di uccelli attraversano lo schermo con ogni movimento delle loro ali chiaramente percepibile; due gladiatori si contendono la vittoria con un’energia che farebbe risuonare l’arena di applausi scroscianti, atleti eseguono capriole e altre azioni di uomini, donne e bambini, cavalli, cani, gatti e animali selvatici, come correre, ballare, saltare, trottare e scalciare, vengono illustrate allo stesso modo.

 

Tutto diviene ancor più vero della realtà!




Con questo metodo di analisi e sintesi, l’occhio impara a osservare e a distinguere le differenze tra un’impressione ‘vera’ e una ‘falsa’ dei movimenti degli animali. La mostra zooprassiscopica è seguita da copie miniate di dipinti e sculture, che dimostrano come il movimento sia stato interpretato dagli artisti di tutte le epoche: dai primi incisori del periodo delle caverne ai più eminenti pittori e scultori dei giorni nostri.

 

Addirittura ci giunge voce che vengono ‘affrescati’ con cura fino alla cappella del sacrestano, Boccaccio permettendo! In attesa del ‘Giudizio Universale’, il quale una volta restaurato rovescerà la Cupola ove un Tempo, fors’anche un Secondo Tempo, ubicato e posto; con la sola certezza che regnerà un diverso imparziale giudizio e sicuro Confino a cui il nuovo Fascismo di Stato, associato (spa snc etc), assicurerà la nuova Chiesa & il Doppio Principio il quale ne risalta ed evidenzia l’ipocrisia posta anch’essa fra il ‘vero’ e il ‘falso’:

 

Quando un dramma emozionante, o una farsa esilarante, vengono proiettati sullo schermo, le azioni sono così naturali, le situazioni si sviluppano in modo così ovvio – in effetti, il tutto procede in modo così fluido – che la persona media conclude che la produzione di un’opera teatrale sia la cosa più semplice del mondo. Ma la persona media non si è mai sbagliata di più. Una visita a un teatro-studio per seguire una produzione dall’inizio alla fine lo disinganna in modo molto rapido e completo.

 



La regia di un’opera teatrale prima della pellicola è molto più impegnativa della messa in scena di un’opera teatrale dietro le luci della ribalta. Bisogna gestire situazioni che non si sviluppano mai sul palcoscenico. Il film è essenzialmente una pantomima e la macchina da presa è un critico attento e inequivocabile. Produce una rappresentazione severa e concreta di ciò che si svolge davanti a essa. Non c’è dialogo a nascondere difetti o mitigare le carenze di attori e attrici. Le parole devono essere trasformate in azioni e gesti. In un film ogni muscolo del corpo deve essere praticamente chiamato in causa per trasmettere allo spettatore un’idea lucida e coerente dello svolgimento della trama, poiché non c’è altro che l’azione a dirgli ‘di cosa si tratta’.

 

Inoltre, tutto deve essere condensato al minimo indispensabile senza perdere coerenza. La trama deve essere dipanata senza la minima interruzione del filo conduttore della storia. Una volta che lo spettatore perde la presa sul tema, l’interesse si perde. Come la brevità è l'anima dell'arguzia, così la concisione è la nota fondamentale del successo in un’opera teatrale.

 

Il produttore deve essere un uomo poliedrico.




Deve avere un acuto istinto per le situazioni drammatiche, possedere una vasta capacità ed esperienza istrionica, un occhio attento ai minimi dettagli, essere dotato di un’energia illimitata e la capacità di ottenere il massimo dalla sua compagnia. Un fattore è di fondamentale importanza per lui: il tempo. Il direttore di scena lavora su una tabella di marcia, non in minuti, ma in secondi; bisogna ricordare che ogni secondo di tempo equivale a dodici pollici di pellicola. Un produttore impiegherà cinque minuti nello sforzo di condensare in cinque secondi l'azione necessaria per una determinata situazione.

 

In quale forma l’opera teatrale giunge nelle mani del direttore di scena per la messa in scena?

 

Il drammaturgo prepara l’opera nei minimi dettagli, completa di dialoghi e spunti narrativi, come se fosse destinata alla scena teatrale, oppure fornisce una semplice scaletta?

 

La risposta varia a seconda del drammaturgo e del direttore di scena per cui lavora. Alcuni autori non riescono a trasmettere le proprie idee in modo coerente senza un dialogo approfondito. Altri riescono a raggiungere il loro scopo in 200 parole. Ancora, un produttore non riesce a condividere l'idea dell'autore se questa non viene elaborata nei minimi dettagli, mentre un altro coglierà immediatamente l'intera situazione. Di conseguenza, è impossibile stabilire regole ferree su come scrivere un'opera teatrale; ma, in generale, più breve è la sceneggiatura o la storia dell'opera, maggiori sono le probabilità che riscuota successo, a parità di altre condizioni.




Questa sequenza ci illumina circa le ‘Stelle della Notte’ e viene dedicata alla povera Andromeda, la quale ci parla e svela le sequenza dell’intero Fotogramma, e ci illumina ancor di più sulla Doppia Creazione; ed essendo l’Anima della sua Natura ancora eterna ci attraversa come una Cometa; di lei sappiamo che all’ultima sequenza fu uccisa e buttata nel bel mezzo di un giardino, quando la Scienza la rinvenne affermò “A”, c’è anche Andromeda!

 

Kaufumann il Regista pluri-prodotto non scorgiamo lo associamo all’Inferno della Cupola con cui appagato!

 

Questa competenza deriva ugualmente dal mistero e/o Ministero della Cultura, giacché anch’essa racchiude un mistero del tutto divino, infatti pur la Chiesa raccogliere infermi moribondi e miliardari in attesa di poter acquistare la grazia divina, dispensata a puntate o in diretta televisiva, non pregiudica la differenza del noto pregiudicato il quale la stessa medesima Grazia sembra aver ottenuto, e con la stessa aver successivamente dipinto un Cielo colmo di stelle (così fu detto da Principio).




Questo Mistero concernente l’odierna cultura, e come la stessa proceda e naviga ancora, credendosi la più bella divinità dai Tempi della Bella Vita; e il mare che sgorga seppur alla deriva da una sua Fontana senza più l’Elemento che disseta la vera e sana cultura del Sapere, ci fa riflettere su ogni improvvisata sceneggiatura, o trama con sVista.

 

Una volta, quando si èra soliti dire “c’era una volta” e la favola allietava ogni adulto bambino prima e dopo il dovuto e atteso Carosello,  venivano chiamate ‘trame di stato’, ma ora con la nuova censura per cui ogni inferma  Ragione si adopera, ci par il caso di non meglio specificare e approfondire, giacché siamo in balia d’un più vasto sconfinato scenario a cielo aperto (di cui Henry padrone assolutistico), ed ove la trama di ogni giorno crea e compone, o meglio scompone e dissolve la vera Ragione e l’Intelletto che lo accompagna per Grazia ricevuta all’officina di Otis…

 

L’artifizio di cui accennavamo prima, ovvero il Tomo circa i ‘Due Principi’ recitato alla più vasta platea da veri comprovati attori, giacché a tutti loro viene insegnato che il recitare rende il miglior mestiere, mentre le ‘Stelle della Notte’ ci vegliano a tutte le ore del giorno, dall’Alba fino al Tramonto, la stessa innominata Beatrice ci accompagna sino al Settimo Cielo e rileva la Verità da cui apostrofata una più profonda materia…. 

(Giuliano) (Prosegue con le Stelle della Notte)