IL GRASSO LEGNAIUOLO

IL GRASSO LEGNAIUOLO
& UN MONDO PERDUTO

sabato 31 gennaio 2026

LA LEGGE (breve scritto dedicato al Signor R. W. Emerson)

 









E l’intero capitolo 


Prosegue con la...: 


Legge di Achab






Come evidenziato da Prosperi nei suoi vari studi storici inerenti un periodo che pensiamo dismesso a favore di un più degno progresso circa i Diritti, il Libero Arbitrio, e tutto ciò che ne deriva concernente una più valida forma di ‘Democrazia’, apostrofiamo sia l’Ortodossia sia l’Eresia la quali per loro Genesi evolutiva confacenti ad ugual sviluppo innestate nel numerato Tempo, simmetrico e condiviso ‘con e nella’ Natura.

 

Per poi essere a Lei materialmente ‘restituito’, oppure ‘condiviso’, dipende molto dai punti di vista, ed ancora e successivamente reso, all’antro di un Dio, in forma immateriale di Spirito che al meglio, o in peggior modo,  ha transitato presso questa vita terrena (quando in essa ci dissolviamo come polvere nel vento, o, in maniera più ‘orrida’, quando veniamo lentamente consumati e dissolti da ugual arte evolutiva per divenire pasto di una formica).

 

Ed infine - o principio - essere giudicato da una più elevata e profonda Legge divina posta in una successiva rinascita (dipende molto dalla condotto adottata), giacché ogni Sua sostanza scorre in ogni Elemento qual ‘particella’ divina, dal più alto Cielo fino ad un Oceano altrettanto profondo.

 

Non crediamo nella resurrezione della materia che sempre scorre come un Fiume in piena, la immaginiamo sempre in profonda simmetrica trasformazione…

 

Così detto presso l’altare di una grande Madre e successiva Madonna, delineiamo un’apparente ‘Eresia’ giacché la stessa scritta quando la doppia natura umana ne sentenzia il limite, oppure, l’errato contesto sentenziato da un ortodosso principio da tutti sottoscritto di cui portatore, giacché è bene specificare che l’ortodossia per sua limitata Natura procede secondo un dogma e un successivo dogmatismo, il quale costringe ogni più probabile e diversa Verità e una più certa Legge di Dio presso un perenne Sacrificio posto nel limite umano.

 

 E successivamente confinando ogni Verità spacciata per Eresia, o peggio Apostasia, nell’odierna seppur apparentemente emancipata progressista ed evoluta socialità, ad un ruolo non più inerente il Principio che la anima e ravviva, e con cui si presume venga, in questo ed ogni momento, scritta la Storia, ma una Verità non confacente con ciò di cui la Storia abbisogna.

 

Ovvero, la Verità della menzogna sentenziata dalla parola, da un fallace breve ‘pensiero’, da un insano deviato malato ‘intelletto’ sottomesso ad un limitante dogmatismo; perché si pensa e penserà ancora secondo la presunta Scrittura che dio ha fatto dono, e non viceversa, ovvero la Natura per tramite Dio ha donato ed anche preteso in sua difesa più elevato Intelletto per dire ciò che Lei impossibilitata. Per cantarla, pregarla, ammirarla, adorarla, in ogni dove ove si porge dall’Alba della Creazione!

 

Ed ancor prima di quella precipitosa ‘curva’ di questo immenso cammino, di questo grande Sentiero, in cui a capo chino ed elevato sentimento, oppure privati di qual si voglia pensiero, procediamo, chi cieco, chi con buona vista, chi sordo e ubriaco, chi in ottima forma, chi zoppica e impreca, chi si lamenta, e chi contento di vedere il Sole e la Luna, ma tutti volgono, all’insaputa della comune predica, verso una Infinita distesa come fosse una vastità mai scorta, ed ove in Verità e per il vero, dimorava - non vista - una grande simmetria ove  regnava la vastità d’un’apparente Nulla. Poi divenne Oceano e alla sua riva nacque l’uomo, e con lui la Parola, la coniugò in prossimità della riva (da non confondersi con la stiva) e ogni cosa che vedeva ed ancor di più lo stupiva faceva uno strano verso…

 

Si narra anche che con Lei nacque la menzogna, ovvero l’intelletto privato dell’istinto di cui la Natura abbonda, può sembrare un paradosso evolutivo, o un dramma posto fra il vero e il falso, ma il gravoso compito di dominarlo sottometterlo e convogliarlo alla corte di un diverso dio, per medesima sopravvivenza, divenne inganno, cosa di cui la primordiale Infinita Natura sprovvista. Questa non certo Eresia ma una Verità spacciata per menzogna!

 

(Cosa dovremmo fare? Retrocedere in quel mare e parlare con la balena? Forse! Anzi suggerisco e incoraggio l’intera ciurma di rinnegati reietti di sentire la sua musica, la sua preghiera, mentre nuota e impreca l’umana bestia!)

 

Quindi la menzogna spacciata e rivenduta per il valore dell’esatto contrario, ma certamente anche questa una Storia taciuta, la quale acquisisce valore oltremodo ‘giuridico-economico’ andando a confinare le tante vite verso un illecito fraudolento navigare, così come sovente viene rappresentato Achab opposto alla Natura della balena.

 

Quando la Verità supera ogni grado di Giudizio, allora la società, spesso, se contraria ai suoi improvvisati principi, la confina in altro e inappropriato luogo.

 

 

Verità di una Natura ‘dedotta’, ‘ispirata’, e per chi giammai sazio del proprio pasto, ‘divorata’ da una insana forma d’inumana ingordigia senza ‘verso’ e ‘parola’, più simile ad un antico istinto inerente a quel (‘pre’ e ‘post’) Dominio circa la sfera del ‘male’. Ogni qual volta le antiche comuni Leggi infrante (da un diverso navigare in cima ad un Onda e in prossimità d’una strana curvatura ove a ben vedere si scorge una…) vanno a sconfinare in un rapporto conflittuale con il Principio in attesa d’un Fine.

 

Dacché ne possiamo dedurre che mal abbiamo interpretato un Comandamento, perché se la Fine si oppone al Principio da cui nata e non solo la materia, sgorga uno strano fotogramma, o meglio una Tragedia, di cui la platea non ne comprende l’intera sequenza.

 

Certamente dinnanzi all’orrido si rimane muti!

 

Circa tutte quelle riflessioni che scaturiscono ‘da e per’ ogni suo Elemento (ponendo la logica del Dominio della Natura sull’uomo, fra ciò che Superiore ed Inferiore, fra ciò che possiede un Linguaggio e chi un mutismo millenario, fra ciò che cammina e ciò che soffia come vento, fra ciò di cui un circuito elettrico e ciò che distinguiamo come una simmetria di neve portata dallo stesso; ovvero tutto ciò subordinato alla superiore grandezza della Natura, e non certo il contrario), opponiamo eretico indomito Sentimento!

 

Tale conflittualità, e chi a queste non si attiene, circa superiori Leggi va giudicata ‘vera’ o ‘falsa’.

 

Se ‘vera’, ovvero posta come letta nell’attuale processo ‘storico-evolutivo’ quale condizione imprescindibile che oltrepassa le considerazioni dell’economia, possiamo affermare che la “Sua”, e non certo nostra economia, o interpretazione del principio di Legge che la regola e subordina e classifica la ricchezza, detiene il principio stesso racchiuso nella Legge.

 

Quindi questa Verità confermata e ancor più difesa e sostenuta. Perché la ricchezza se dedotta dalla Natura è la Natura medesima che ispira e conferma il Principio di Legge. E giammai può essere il contrario.

 

(Quando diciamo di natura divina, affermiamo che la divinità ha superato, e supera, ogni principio di Legge inerente alla capacità comprensiva dedotta dall’uomo. La divinità si afferma quando procede avversa alla falsa Legge dell’uomo! Il profeta Gesù e non solo Lui, si oppose alla Legge del Tempio. E il Tempio lo sentenziò. Non dissimile quanto appena detto circa la Natura fra il vero e il falso.)

 

Se al contrario, ‘falsa’, va indicata come il male dell’intera umanità, oppure della comunità in cui esercitata.

 

Queste Leggi possono pur essere avverse e contrarie (entrambe due poste fra un onda e una particella e impossibilitati al Tempo necessario per misurarne certezza cosa sia questa materia che ci circonda); ma la certa Verità di questo e ogni successivo Enunciato, e suo Pensiero (dalla Natura derivato), sentenzia ogni cosa procedere esattamente al ‘contrario’ (soprattutto per ciò che non si vede inerente a tutte quelle invisibili correnti oceaniche che determinano il clima su questa Terra, quindi la Storia più o meno numerata; ed altresì per tutto ciò che non si vede e condanna l’uomo ad un diverso abominio ‘socio-economico-storico’, e di cui le medesime correnti tiranniche ne impediscono la corretta, non più interpretazione, ma informazione su ciò che da tutto ciò potrebbe scaturirne circa la comune globale evoluzione non più dedotta o interpretata dall’economia, ma evoluzione tradotta come Principio che subordina la stessa) di come l’evoluzione ha scritto e scrive il suo Libro sacro non certamente inerente ad un Verbo, per procedere in moto opposto e contrario alla Creazione.

 

Quindi siamo molto distanti dall’affermare o rivelare il vero. Quindi ed ancora, con Ragione e sano Intelletto, (simmetrico alla Natura) la Verità letta per ogni suo e nostro universale Principio, quando e solo conferma le comuni Leggi inerenti la Natura dell’uomo. Ma attenzione naviganti rinnegati e reietti! Pongo asterisco: per Natura dell’uomo non intendiamo in questa e ogni eretica sede, l’‘umana’ e ‘disumana’ che sia, ma qualcosa a ben vedere con una bestialità prossima all’antico istinto.

 

Infatti proprio quello - nell’Atto finale - ci divorerà per offrirci al ventre di Giona! Purtroppo annunzio cum magno gaudio che Nulla più sarà devoluto alla Riva, non ci sarà una nuova terra promessa, o una nave da crociera che ci raccoglie alla deriva.

 

Da tutto ciò ne traduciamo, infatti, l’Infinito (…ovvero Nulla, oppure ed al contrario, sgorgare a nuova vita, dipende molto - come abbiamo detto - da un determinato Credo posto fra il vero e il falso… per poi ammirarla con un diverso occhio se ancora ne abbiamo uno adatto alla vista, perché nell’immutata continua creazione e rinascita possiamo nascere senza né occhi né lume della detta rinomata Ragione; ovvero, ciechi per poi attendere innumerevoli vite prima che il buon Dio attraverso il suo Stato Evolutivo, dimorato in più alte cime, accolga una leggera miopia simile ad una nebbia e con questa respirare carponi su di una riva in attesa di qualcosa che migliori ancora e ancora…) a cui aspiriamo nei vari gradi di bellezza sostanza e sopravvivenza confermare la nostra inferiore condizione di appartenenza. Il Vento (per fare un banale esempio attraverso un muto Elemento) che trasporta la polvere del nostro Essere e presunto Avere, inscritti nel Dominio, continua a dettare le Ragioni del Tempo, soprattutto di quello a cui tendiamo ad opporre un numero più o meno ortodosso e/o classificatorio.

 

Quando i Venti assieme alle correnti, all’opposto, procederanno all’inverso nel globale processo evolutivo da cui nati, allora l’Abisso reale e infernale, inerente appunto a quell’Inferno della materia da ogni Eretico enunciata apostrofata e combattuta, si spalancherà sino ad un incolmabile Abisso.

 

Quindi, nel prossimo ‘assunto’ incenerente a questo ed ogni successivo ‘enunciato’, affermiamo che ogni suo Elemento è una cosa viva, inerente e conforme alla vita, come e più la viviamo e traduciamo, o solo comprendiamo e rapportiamo alla presunta civiltà.

 

Civiltà la quale dovrebbe essere simmetrica con ogni Elemento vivo, altrimenti vivremmo una precoce morte in vita. Anche fosse vero per come ci conformiamo nell’Arte e nella Letteratura, e ancor più spesso meditiamo questa morte in vita, pensandoci più morti che vivi, paradossalmente siamo vivi che aspirano all’esatto contrario. Sconfiniamo sino a prediligere la morte a pregare la stessa, non più come ultima ancora di salvezza per un karma da cui interpretiamo la materia umana, bensì uno sconfinamento nell’amore e costante negazione del Principio regolatore della Legge a cui la vita ci sottopone.   

 

Morti in vita, i quali seppur vivono nella vastità della stessa usurpando ogni sua bellezza, ogni suo segreto Linguaggio, sono sempre prossimi alla morte aspirando e coltivando l’insano suo fine, inerente e confacente al Nulla. Anche una Foglia muore, sì certo, ma con la costante certezza che rinascerà per una successiva Primavera. Puoi recidere ogni Albero fin dalla sua radice e ciò che rimane sarà deserto. Ovvero, il Nulla appena detto. Puoi anche controllare tutti i Fiumi di questa Terra verso una forzata condotta, e questa, sino ad una turbina, ma una volta prosciugati ti rimarrà il Nulla. Ti diletterai con la sua Energia nelle varie apoteosi del Nulla pur avendo tanta presunta ‘forza’ (il concetto di Energia immagazzinata e restituita, e con lei, il concetto di Legge e il suo nell’Infinito che racchiude e sovrintende, ed in lei inscritto, qual principio di vita, ti sfugge nella vastità di questa morte in vita).

 

Puoi, se solo vuoi, prosciugare tutto il petrolio di questa e ogni Terra, ma ciò che rimarrà dopo che lo hai travasato in una malefica condotta umana sarà la falsità del Nulla. Con lo stesso ti diletterai, certamente, nel vasto progetto di genesi di questa ed ogni terra, e con il principio della sua energia impartirai nuovi e insani comandamenti, ma ciò che ti rimane per ogni Elemento creato sarà il Nulla di una morte in vita. Giacché nel principio bituminoso che sovrintende ci sono miliardi di storia geologica che ora procedano al contrario di come ora stai evolvendo. Fra qualche secolo avrai il Nulla di un deserto. Perché il Principio di Legge ti sfugge nella falsità della ricchezza e come tradotta nella stessa.   

 

Certamente la morte è sempre precocemente presente in tutte le fasi storiche, mentre la Natura dalla pietra alla foglia, cerca di vivere ugual vita fino alla più profonda realtà temporale che gli è permesso e concesso. Anzi, con le Stagioni di cui ogni Essere che immaginiamo inanimato, ad esempio un Albero, pur essendo cosa viva e fondamentale per ogni ciclo di ogni Ecosistema, questa condizione di Infinito superiore alla nostra più meschina ombra o fuoco a cui destinato, ci riconduce alla vastità di un argomento antico.  

 

Potrebbe sembrare paradossale e riduttivo pensare di relegare il concetto di Eresia ad un costante rifiuto della ‘cosa creata’ e corrisposta, o ancor meglio, tradotta, tanto nella Genesi d’una Bibbia, quanto nei vari ‘miti’ che ne descrivono similari processi evolutivi da cui in ultimo dedotto per l’intera globale sintassi e grammatica un singolare ‘Verbo’, ma non siamo né sicuri né certi che lo stesso coniughi Parola Pensiero Ragione e Intelletto, anzi proprio lo stesso conferma il limite medesimo del Linguaggio (anch’esso esplicitato attraverso gli attributi di differenti miti più o meno dogmatici ma certamente concernenti al limite e principio del dogma, ovvero, il senso della lingua la quale seppur diversa da riva a riva fino ad una profonda umana deriva, in maniera incontrovertibile limitata e assoggettata - nonché privilegiata vittima - della medesima sua funzione; mi sovviene l’enunciato di Godel il quale in matematica esplicitava medesima ugual intuizione circa i numeri e la funzione della matematica nel vasto regno della materia; ma il nostro Dio appartiene all’immateriale di cui la materia ne esplicita il limite non certamente l’Infinito contrario da cui nato) in cui posto nel regno del Tempo e della materia in cui nato, giacché abbiamo accennato all’Infinito.

 

 Sussiste una simmetrica convergenza fra i molti miti di questa Terra, ed in ultimo possiamo rilevare come questi si specchiano l’uno nell’altro al fine di un simile Linguaggio, certamente vero che il Selvaggio abbia maggior comprensione circa l’antico ruolo di Madre Natura, e la Storia si diletta e concentra attraverso la ricerca nel porre in essere la fonte da cui l’evoluzione ci ha portato a raccoglierne ultimi e più definitivi esempi per ciò che andranno a delineare un presunto e più probabile Pensiero inerente Dio.

 

Oppure uguale medesimo cambia e muta la forma pur rimanendo se stesso?

 

Pur essendo un artifizio del tutto umano, giacché scritto nella monolitica ortodossa pretesa di tradurne specificarne e determinarne il Linguaggio, in questa sede ci limitiamo a porre la nostra medesima affermazione nella sfera dell’Eresia, perché pur credendo in Dio pensiamo che il suo e nostro Cogitare non possa Essere definito nelle Ragioni del Tempo, è forse inerente ad un Infinito anche matematico da cui l’intero Universo, e il Linguaggio che tenta di delinearlo, nato nell’ultima frazione di Secondo; per cui troviamo normale che il suo Primo Dominio sia molto più vasto e di difficile contesto interpretativo, sia per ciò concernente il Principio, sia per il Fine.

 

Sicuramente l’aspetto che più si avvicina all’Infinito è quella stessa Anima animata da un antico Spirito, quella appunto e paradossalmente, che diviene nemica di un determinato credo ortodosso. Anzi, proseguendo nel vasto terreno dell’Eresia possiamo ancora affermare che ogni cosa creata, dalla pietra alla foglia e dalla foglia all’uomo, possegga una sua identità. E in ciò ci avviciniamo ad un credo nato da una forma Neoplatonica derivata dall’Oriente, quindi a questa ci ricongiungiamo e manteniamo la rotta, il cammino, il Pensiero, l’ideale la forma, nella sostanza non certamente dissimile per come fu immaginata.

 

Anzi supponiamo a Ragione che il contesto, e non solo storico, che l’ha generata, sia scaturito, quindi ispirato, dalla Natura intera. Tutto ciò potrebbe sembrare a prima vista un paradosso, giacché se l’Eresia viene accertata come un rifiuto della cosa creata compreso l’intero Universo che l’ha generata, affermiamo che la vera e più profonda Coscienza eretica si insinua nei limiti interpretativi della stessa, per conformarla e rapportarla a più vasti orizzonti.

 

In questi termini intendiamo e specifichiamo l’Arte evolutiva.

 

(Giuliano)

 

 





venerdì 30 gennaio 2026

BREVE COMMENTARIO (circa precedenti capitoli)

 








Navigare nell'Abisso







In un memorabile discorso pronunciato il 15 luglio 1838 a Harvard, così Emerson condivideva con la piccola coorte di studenti del Divinity College, seniors in uscita, pronti a iniziare il loro ministero cristiano nel mondo, il rimpianto per l’antica, austera devozione dei padri, innervata da forti aspirazioni alla libertà civile e sociale. Sebbene non stesse forse proprio del tutto scomparendo, come temeva l’oratore, di certo quella fede non era più da tempo al centro vitale dell’esperienza americana.

 

Vuoto irremissibile o meno lasciato dal ‘loro credo’ in declino, il lamento elegiaco di Emerson esprimeva un afflato spirituale, ai limiti dello struggimento, per una palingenesi individuale e comunitaria che ‘il soffio di una nuova vita?’ avrebbe dovuto avviare a fronte non solo della dissoluzione di un cristianesimo esangue, nello specifico quello della Chiesa unitariana, ma anche dello sviamento di un’America del materialismo e del commercio, già pronta a prendere, con la sua autoproclamata missione redentrice su vasta scala nazionale e universale, il posto vacante dello spirito-guida del Dio dei padri.




In estrema sintesi, ‘The Divirity School Address’ di Emerson è un documento di protesta istituzionale e di rivoluzione spirituale. La protesta si attua con un’aperta denuncia dei due presunti ‘errori’ o ‘difetti’ del cristianesimo tradizionale (‘historical Christianity’) messi a nudo nella roccaforte stessa dell’ortodossia unitariana.

 

Il ‘primo difetto’, osserva Emerson, è dato dalla rinuncia del cristianesimo ad essere ‘la dottrina dell’anima’: ossia la ‘dottrina della natura divina’ dell’uomo, dello ‘Spirito supremo che ci dimora dentro’, ‘dell’ispirazione’. Se abdicare a questa dottrina significa negare la presenza di Dio in noi, in tutti noi, quali singoli individui (‘God in me’).

 

Il ‘secondo difetto’, quale conseguenza del primo, consiste in un impoverimento spirituale che inaridisce l’insegnamento stesso della fede cristiana: una fede che così più non contempla quelle ‘rivelazioni’ che immettono direttamente ‘la grandezza, invero Dio stesso, nell’anima spalancata’, come se ‘la rivelazione’ fosse ‘una cosa da tempo avvenuta e conclusa, come se Dio fosse morto’.

 

Il ‘terzo difetto’, aggiungo, la mancanza di ‘umorismo’, di medesimo Spirito il quale Anima e ravviva la Coscienza, se ne è rimasta qualcuna alla deriva che ancora respira.




In genere si ammirano - fuggite o piede libero - tutte quelle belle ignude prendere il Sole dell’Avvenire come un antico Paradiso Perduto, con il Tao della futura Madonna del giorno; ma per nostra fortuna si possono pregare ammirare e desiderare nella loro preghiera e posa preferita del santino della notte…, fondare e rinsaldare presso l’officina dello spirito il sopradetto smarrito Stato di protratta incoscienza involutiva…

 

…E che il loro dio, per nostra fortuna e più antica Coscienza…, ci maledica ancora et ancora!

& ancora più di pria!




Oppure, ed ancor meglio, circa i nostri disadattati tempi, subordinare, controllare e procedere all’artificiosa creazione, o meglio contemplativa contemplazione, di nuovi ‘miti’ e una simmetrica digitale ‘mitologia’ con la futura ‘pugna’ che ne deriva sottratta alla mano di Maria (antica affogata Madonna, si narra infatti, che il porco del giorno... si scorge ben cotto a vapore o allo spiedo, mentre la futura Madonna si consuma con un Selfie per tutte le ore di nere orge…).

 

Tempi & Contrattempi o scostumati accidenti, Amori & Disaccordi, Tradimenti & Rimpianti, Armonia Assolutistica e Cecità con miglior vista, seppur bella et ignuda, narrata e attivata corrisposta in ‘essere’ con l’‘avere’ all’Indice (di gradimento) d’un opposto navigare e naufragare.




Ovvero,essere ed avere’ maggiore ‘consapevole consapevolezza’ esposta al pil della ragione ed invigorita dal cuore d’una Tenebra Profonda: la quale per sua natura, solo una socialità connessa con l’artificioso dio del Tempio sarà promosso dalla Compagnia del vero e più vano progresso; a breve e/o lunga scadenza, dipende molto infatti, dal tipo di animatrice scelta animare il sogno divino alla zolla preferita (&), esponendosi ben in vista con lo spirito da fiera del mercato, mentre la superba Giona attende ancor più fiera & maestosa il comandamento del dio del tempio innestato e a portata di palmare misurare la vera sostanziale differenza, deambulare fra il piccolo e grande navigare, ispirare misura e rotta o più sano commercio di cui ogni inanimato corpo può andar fiero. 



 

E che Ognuno sia connesso in attesa del responso del giorno, solo l’Oroscopo dell’oracolo sentenzierà ove risiede la desiderata sfera annunziata dall’Olimpica palla, se al centro in alto mare o al porto e stiva d’una futura Eva; in quanto Nessuno riparato alla luce d’un’isola illuminare l’Olimpico lume della sragione al kilowattora convenuto in attesa della superba venuta (…infatti! seppur la scelta d’una nuova e più economica socialità per una migliore desiderata risorsa energetica - andare e venire come una trivella - sottratta al sole dell’avvenire, tutti indistintamente isolati e ugualmente desiderosi naufraghi senza neppure gli interessi maturati all’isola promessa… a breve e/o lunga scadenza - previo dovuto appuntamento - secondo il canone convenuto…).




Lui che intuisce - ed ancor meglio scorge - qual nuova profezia negata dall’ancelle del call-center al numero verde del mare navigato, qual sola ed unica ancora di salvezza, per un più limpido e nuovo domani: l’azione e l’intero azionariato del Viaggio vigilato all’occhio ramarro di X, navigare su un diverso mare riparato, taluni dicono e ci suggeriscono, ispirato (fors’anche respirato) al Banco dei delfini di Polifemo, l’italica e più nota solida cassaforte guardiana & apostola d’ogni porto con vista per ogni pellegrino imbarcato con solido credito e conto fiduciario rimettere il peccato d’Ognuno, Nessuno escluso…

 

Straniero e più noto naufrago non ancor del tutto naufragato con la costante promessa di morire nel periglioso mare di I.C.E., dio Iperboreo donde nascerà, o meglio sgorgherà, dalla chioma fulgida di un nuovo e più luminoso avvenire, razza ultraterrena e/o bituminosa, e dove ogni più luminosa isola petrolifera potrà - vivere crescere e prosperare - in lieta armonia, privata dell’antica fiera del mare del cielo e d’ogni corrotta terra, nell’altrui proprietà, o meglio nuova facoltà, di correre libera per l’intera settimana lavorativa per la fortuna della nota Compagnia!




Naufrago, possiamo ben dire e sperare per la contentezza ed il credito d’Ognuno (sottratto agli interessi maturati circa il dovuto ortodosso canone d’imposta & di cui più Nulla sgorgherà dalle viscere bituminose di questa terra &d ancor meno affiorerà l’antico capitale sottratto alle successive spese di gestione di cui la rotta abbonda, solo la muta parola di Giona - il profeta - ci ricorda cosa ci rimane in questa vita affinché Ismaele ne prenda nota e ne faccia da conto circa la differenza del tasso di interesse imbarcato e per sempre e di nuovo maturato o fuggito… Perché Iddio lo osserva punisce ed istruisce nell’ingrato desiderio di essere & avere…) [giacché regna Fede & prospera Coscienza in nome e per conto del prezioso dio del commercio promettere la vera età dell’oro!].




E come Ismaele all’imbarco di ogni porto - qual costante algoritmica videosorvegliata parabola - esposta alla luce divina dell’I.A. ricercare il Sé d’Ognuno - Nessuno escluso, in quanto dicono e ci suggeriscono dalla cabina dell’Ammiraglio, che abbia smarrito il vero e più sano Lume della Ragione (taluni dicono giù al porto, i più informati adoratori del dio Smart & Phone suo suddito, che abbia indebitamente acquistato un più affilato uncino, o arpione, così da regolare i conti con la Bianca legge della Casa...)

 

Solo Vladimiro - antico dio Impalatore - adorato per ogni dove, potrà restituire la prosciugata vena ricreativa alla nuova isola d’attracco, mentre la nuova dèa del mare, molto più bella dell’ultimo modello di Venere disegnata dall’eretico Valentino in personam (Marcione permettendo…), potrà specchiarsi e immaginarsi ancor più bella.




Ognuno - infatti - si guarda e specchia e Nessuno più si vede…, taluni dicono disperso, chi affogato, chi salpato per un lontano oceano, o in più alto sperduto mare e conservato in salamoia, senza interesse aver maturato, senza più credito fiduciario esposto all’Animosa Anima e Coscienza di cui presto sarà privato per miglior vista di Giona, dea parente e cognata di Giano il macellaio bifronte; la frammentata leggenda lo narra nazi-populista in nome e per conto del popolo ‘eletto’ con naufragio universale (così promette Noè.. e che nessun animale da macellare si azzardi ad affiancare il nostro yacht preferito…), promettere ogni sorta di prenotato naufrago e futura prosperosa annegata sommaria sfortuna.

 

Sottratta alla Memoria collettiva!

 

Perché così è scritto nella bontà (del Verbo) della vera e più santa divinità (si prenda nota del dovuto prospetto informativo di Yhavè la ditta ammiraglia nonché disarmata); & che Davide proceda alla dovuta vendita della ‘Sacra Scrittura’, per sua e nostra sfortuna si è appena allietato con il gigante Golia, dalla loro unione nascerà una nuova èra, e/o razza divina o assolutistica, e che dio li… assista… 

(Giuliano)








giovedì 1 gennaio 2026

LA VERITA' DEI FATTI! PERCHE' FUGGONO DALL'ITALIA? (una realtà negata?...)

 








Una persona degna... e una...







Gli italiani continuano ad emigrare, e lo fanno sempre di più, alla ricerca di un lavoro stabile, che sia inserito in un contesto meritocratico, con prospettive di crescita e servizi adeguati. Il 2024 segna un aumento del 38% di partenze rispetto all’anno precedente: un dato che certifica il superamento della pandemia e della Brexit, con la piena ripresa della mobilità.

 

È quanto emerge dal Rapporto Italiani nel Mondo 2025 della Fondazione Migrantes, presentato oggi a Roma: da gennaio a dicembre 2024 si sono iscritti all’Anagrafe italiani residenti all’estero (Aire) per la sola motivazione “espatrio” 123.376 cittadini italiani e rispetto al 2023 i dati segnano in valore assoluto “34mila partenze in più”.

 

L’aumento riguarda prevalentemente i giovani e i giovani adulti. In particolare, nella classe di età 18-34 anni si rileva un +47,9% rispetto all’anno precedente a cui unire il +38,5% della classe immediatamente successiva (35-49 anni). La componente dei giovani e dei giovani adulti, quindi, nell’insieme raggiunge il 72,2% del totale delle iscrizioni per espatrio avvenute lungo il corso del 2024 (era il 68,8% l’anno precedente) ed è sempre più interprete indiscussa dell’attuale esperienza migratoria dall’Italia.

 

Le partenze giovanili crescono soprattutto per motivi di lavoro e opportunità professionali, ma anche per aiutare familiari già all’estero (es. nonni-babysitter).




In ogni caso, l’attuale mobilità italiana, pur rivolgendo lo sguardo al mondo intero e pur avendo destinazioni privilegiate che si orientano verso nuovi contesti professionali emergenti (si veda l’Oriente, con Singapore, gli Emirati Arabi, ma anche la Scandinavia) preferisce sempre di più l’Europa. Il 73,7% di chi si è iscritto all’Aire per espatrio da gennaio a dicembre 2024 è andato in Europa (quasi 91 mila italiani). Sono 23.300 circa coloro che, invece, sono espatriati in America (18,9% del totale) di cui 15 mila nell’America latina. Per molti, l’espatrio è una reazione alla frustrazione e all’esclusione sociale, e sta diventando sempre più definitivo.

 

Sono più gli italiani all’estero che gli stranieri in Italia – Negli ultimi vent’anni, la mobilità internazionale italiana è diventata strutturale, non più episodica: dal 2006 le iscrizioni all’AIRE sono più che raddoppiate (+106%). Il fenomeno coinvolge categorie sempre più varie per età, formazione e professione, con una crescente presenza femminile (48,3% del totale).




Nel 2025 gli italiani residenti all’estero sono oltre 6,4 milioni, un dato in “costante crescita”, tanto che oggi il numero degli italiani oltre confine supera di un milione quello degli stranieri in Italia. Oggi un italiano su dieci vive fuori dai confini nazionali, soprattutto in Europa (54%) e America (41%). Anche la mobilità interna vede un forte spostamento dal Sud al Centro-Nord, con perdita di giovani qualificati. Il 45% dei residenti all’estero proviene dal Sud Italia, in particolare Sicilia (844 mila), poi ci sono Lombardia (690 mila) e Veneto (614 mila). Viene registrato in Europa il 53,8% degli italiani all’estero (oltre 3,4 milioni), mentre in America il 41,1% (soprattutto Sud America, con Argentina 990 mila e Germania 849 mila come comunità più grandi). Nel 2024 le mete più scelte sono state Germania (16.988), Regno Unito (15.471), Spagna (12.448), Svizzera (12.448), Francia (9.444).

 

Guardando alle principali province di partenza ci sono Milano, Napoli, Torino, Roma, Treviso, Palermo e Brescia. Quasi 2,9 milioni (45,1%) di iscrizioni danno come luogo di origine il Meridione di Italia (978 mila circa nelle Isole, 15,2%). Oltre 2,5 milioni (39,2%) riguardano, invece, il Nord Italia e un milione il Centro (15,7%). La Sicilia si conferma la regione con la comunità di residenti all’estero più numerosa (844 mila), seguita da Lombardia (690 mila) e Veneto (614 mila). 

(IlFattoQuotidiano) 




L’Italia sta vivendo un vero e proprio esodo silenzioso che sta svuotando le vene produttive del Paese. Non si tratta solo di una questione demografica, ma di un collasso economico e fiscale di proporzioni sistemiche. Secondo gli ultimi dati forniti dal Cnel, il numero di giovani emigrati ha raggiunto vette allarmanti, delineando un quadro in cui l’attrattività del nostro sistema è ai minimi storici. Mentre la politica discute di riforme superficiali, la fuga dei cervelli e della manodopera qualificata sta trasferendo ricchezza netta verso le economie dei nostri competitor europei, lasciando lo Stato italiano con il conto da pagare per un’istruzione che non produrrà mai gettito interno. Questo fenomeno non è una scelta, ma una necessità dettata da un mercato del lavoro asfittico e da salari che hanno perso ogni potere d’acquisto reale. 

 

Il numero di giovani tra i 18 e i 34 anni che hanno deciso di abbandonare l’Italia tra il 2011 e il 2024 ammonta alla cifra impressionante di 630mila unità. Questo dato, analizzato con attenzione, rivela che il fenomeno non riguarda solo le aree storicamente svantaggiate: il 49% delle partenze ha interessato infatti le regioni del Nord, mentre il 35% ha riguardato il Mezzogiorno. Se consideriamo il saldo al netto degli ingressi di immigrati nella stessa fascia d’età, il passivo per l’Italia resta pesantissimo, con una perdita secca di 441mila giovani.




In termini percentuali, la massa di ragazzi che ha varcato i confini nazionali rappresenta il 7% dei giovani residenti in Italia nel 2024. Il dato dell’ultimo anno disponibile è ancora più drammatico: nel solo 2024, ben 78mila giovani sono espatriati, portando il saldo netto annuale a -61mila. Un parametro che dovrebbe far riflettere profondamente i decisori politici è che il numero di questi expat nel 2024 ha raggiunto il 24% del numero totale delle nascite nello stesso anno. In pratica, per ogni quattro bambini che nascono, un giovane adulto decide che il suo futuro è altrove.

 

La destinazione prediletta dai giovani italiani in cerca di fortuna rimane il Regno Unito, che accoglie il 26,5%degli espatriati, nonostante le complessità burocratiche post-Brexit. Al secondo posto si posiziona la Germania con il 21,2%, seguita dalla Svizzera (13,0%), dalla Francia (10,9%) e dalla Spagna (8,2%). Le rotte migratorie non sono però omogenee sul territorio nazionale e riflettono legami storici e geografici molto forti.




I giovani residenti in Alto Adige, ad esempio, scelgono quasi per metà l’Austria e per oltre un quarto la Germania. Diversa è la situazione per chi parte dal Mezzogiorno: qui la Germania è la meta principale per il 30,4% dei migranti (dato che sale al 39,1% per i siciliani), seguita dal Regno Unito (24,5%) e dalla Svizzera(12,6%). Esiste poi un’altra faccia della medaglia, ovvero la migrazione interna: tra il 2011 e il 2024, ben 484mila giovani si sono spostati dal Sud verso il Centro-Nord. Questo movimento interno ha comportato un trasferimento di capitale umano pari a 147 miliardi di euro, di cui ben 79 miliardi riconducibili a giovani laureati, impoverendo ulteriormente le prospettive di sviluppo del meridione.

 

Quale impatto hanno il costo della vita e la qualità dei servizi sulla fuga dei giovani?

 

Il costo dell’abitazione rappresenta un ostacolo insormontabile per molti giovani, agendo come un vero e proprio freno alla formazione di nuovi nuclei familiari e alla permanenza in Italia. Le misure adottate finora hanno spesso beneficiato chi possedeva già risorse finanziarie, mentre i vantaggi fiscali concessi agli affitti di breve periodo hanno distorto il mercato immobiliare, rendendo i canoni inaccessibili per chi cerca una residenza stabile. Sebbene l’innalzamento degli stipendi sia la soluzione principale, la regolazione del mercato degli affitti non può più essere rimandata.




Oltre alla casa, la qualità della vita è determinata dalla conciliazione tra tempo di lavoro e tempo libero. Nell’economia della conoscenza, il confine tra i due ambiti è sempre più sfumato e le aziende devono riconoscere che una mente riposata e stimolata è più produttiva. A questo si aggiunge la carenza di servizi pubblici per le famiglie, specialmente nell’ambito educativo e dell’infanzia. L’adeguamento del calendario scolastico e degli orari ai modelli europei più avanzati sarebbe fondamentale non solo per i genitori lavoratori, ma anche per ridurre le diseguaglianze degli alunni che provengono da contesti familiari svantaggiati. Infine, non va dimenticata la necessità di potenziare i trasporti pubblici locali in un territorio densamente popolato, fattore che incide direttamente sulla vivibilità quotidiana. 

(La Legge è uguale per tutti?)

 

 

Tra le questioni di politica della ricerca, la fuga dei cervelli è una delle più complesse e difficili da trattare. Le ragioni di questa difficoltà sono diverse e a volte intrecciate tra loro, ma contribuiscono tutte a far sì che un problema (oggi in Italia, probabilmente il problema) di tale gravità sia spesso oggetto di equivoci, sia involontari che premeditati.




Una prima difficoltà è di tipo definitorio.

 

Che cos’è esattamente la fuga dei cervelli?

 

Che tipo di effetto ha sul Paese che la subisce?

 

E, quando, è possibile – e corretto – affermare che un ricercatore è ormai definitivamente perduto per il suo Paese d’origine, quello (per intenderci) dove è nato e che ha investito denaro e competenze nella sua formazione?

 

La definizione di brain drain offerta dall’Enciclopedia Britannica è apparentemente chiara: “l’abbandono di un paese a favore di un altro da parte di professionisti o persone con un alto livello di istruzione, generalmente in seguito all’offerta di condizioni migliori di paga o di vita”. Tuttavia, non è affatto sufficiente a descrivere un fenomeno che, pur essendo antico, è emerso nel dibattito internazionale solo intorno agli anni Sessanta, soprattutto in termini di emigrazione dal Sud al Nord del mondo.




Nel 1997, un rapporto dell’Ocse sui movimenti di personale altamente qualificato ha messo in luce, all’interno di questi movimenti, tre elementi sostanzialmente nuovi che si sono aggiunti al brain drain per così dire tradizionale, elementi per i quali ha quindi indicato nuove definizioni.

 

La prima è quella di brain exchange – lo scambio di cervelli – che secondo l’Ocse è il flusso di risorse intellettuali tra un Paese e l’altro, con uno spostamento equilibrato nei due sensi: tanti ricercatori escono e tanti ne entrano. A seconda delle vocazioni nazionali, questi movimenti possono essere sbilanciati in discipline e settori produttivi diversi, ma anche se un Paese si troverà più povero di risorse qualificate in un campo specifico, sarà più ricco in un altro.

 

Il bilancio finale, insomma, è alla pari. Poi c’è la circolazione dei cervelli, o brain circulation, termine che definisce un percorso di formazione e avviamento alla carriera, in cui ci si sposta all’estero per completare gli studi e perfezionarsi, si trova un primo o un secondo lavoro sempre all’estero e, alla fine, si torna in patria, dove si mettono a frutto le esperienze accumulate per occupare una posizione di maggiore vantaggio e responsabilità.




Lo studio e il lavoro all’estero sono quindi una tappa del percorso formativo di un giovane, ma non ne costituiscono il destino finale. Evidentemente, questi due tipi di mobilità tornano a vantaggio di tutti. A essi tende sempre di più, per esempio, l’Unione Europea, che è particolarmente impegnata nel favorire questo genere di interazioni tra i suoi Paesi membri. 

 

Infine, l’Ocse evidenzia il nuovo fenomeno del brain waste, lo spreco di cervelli. In questo caso, l’emigrazione non è fisica ma occupazionale: è la perdita delle competenze e vantaggi derivata dallo spostamento di personale altamente qualificato verso impieghi che non richiedono l’applicazione delle cognizioni per cui sono stati formati. In altre parole, un dottore di ricerca in Fisica che viene assunto in un ufficio marketing ha forse risolto il suo problema personale di lavoro, ma non sta applicando le competenze apprese a spese del sistema di istruzione nazionale.

 

Quand’è, quindi, che si può correttamente parlare di fuga dei cervelli?




Solo nel caso in cui il flusso netto di capitale umano altamente qualificato è fortemente sbilanciato in una sola direzione e lo scambio non è più scambio, ma drenaggio, poiché rappresenta una perdita di risorse umane per il Paese di origine.

 

Come vedremo, è esattamente quello che sta accadendo in Italia.

 

Il nostro problema è che non c’è nessuno scambio ma solo una fuga, le cui proporzioni si stanno aggravando fino a configurarsi come una perdita che coinvolge un’intera generazione di giovani ricercatori.

 

L’esportazione di capitale intellettuale – è opportuno sottolinearlo subito – non è solo una perdita di persone e del denaro speso per formarle. Le innovazioni prodotte all’estero dai cervelli in fuga saranno proprietà dei Paesi in cui sono state realizzate, da cui il Paese d’origine dovrà in qualche modo ricomprarle: tanto che un’altra delle definizioni di brain drain è quella di trasferimento tecnologico inverso. In termini di puro calcolo economico (ma vi sono anche altre prospettive da cui andrebbe valutato il problema), il passivo è drammatico.




Lo riflette bene la bilancia tecnologica dei pagamenti, un indicatore che misura il totale di importazioni ed esportazioni di conoscenze tecniche, brevetti e così via. Nel 2023, si legge nelle statistiche dell’Ufficio Italiano Cambi, “il saldo globale della bilancia è stato negativo per un importo di circa 608 milioni di euro, un disavanzo in linea con l’andamento strutturalmente deficitario della serie storica, ma in netto peggioramento rispetto allo scorso anno, quando si registrò un saldo pressoché nullo”. Le cose, insomma, vanno di male in peggio.

 

Sarebbe interessante, a questo punto, effettuare un confronto tra l’andamento “strutturalmente deficitario” della bilancia tecnologica e quello della fuga dei cervelli per verificare se, e come, vi sia una corrispondenza tra i due fenomeni. Ma non possiamo farlo e questo a causa di un’altra, grande, difficoltà relativa al problema del brain drain in Italia: la carenza di dati.

 

I motivi di questa carenza sono in parte dovuti alle difficoltà di definizione già citate. Ma solo in parte. Un altro e ben più serio motivo è stata la sistematica volontà della classe politica in generale, e dei responsabili delle scelte di politica della ricerca in particolare, di non dar peso al problema. Ignorandolo, sottovalutandolo e interpretandolo ambiguamente: tanto da poter continuare a parlare di mobilità invece che di fuga (l’ha fatto nuovamente il ministro Moratti, lo scorso giugno, nel corso di un surreale Convegno al CNR di Roma sui buoni risultati delle recenti politiche in materia di ricerca).

 

Questione scomoda, la fuga dei cervelli. Perché, oltre a essere un indicatore dello stato della ricerca in un Paese, è anche un indicatore dell’atteggiamento della sua classe politica verso la ricerca. 

(Università Bocconi)


N.B. Alla Premiata si consiglia una Laurea cosa ben diversa da una manovra! 


Nel curriculum  la Meloni dichiara di aver conseguito la maturità al liceo linguistico “Amerigo Vespucci” a Roma con 60/60. Solo che l’I.P.S.S.E.O.A. (Istituto Professionale Statale per i Servizi dell’Enogastronomia e dell’Ospitalità Alberghiera) “Amerigo Vespucci” non è un Liceo Linguistico (per quello che vale questa distinzione si capisce) nasce come succursale dell’Istituto Professionale Alberghiero “Tor Carbone”. Le molte iscrizioni di quel periodo hanno permesso la costituzione dell’Istituto Professionale Alberghiero “Amerigo Vespucci”. Alberghiero dico (servizi alberghieri, enogastronomia) non linguistico. Aggiungo che nel 1996 anno della maturità della Meloni a Roma non esistevano licei linguistici pubblici ne esisteva solo uno privato. Individuare una piccola bugia in un curriculum vitae non è affatto difficile come si potrebbe pensare…