giuliano

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IL TOMO

martedì 24 giugno 2014

VIAGGI ONIRICI: gente di passaggio (stupor mundi) (27/100)


















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… Mentre le ombre della sera si allungano verso la pianura per raggiungere il mare, dal grande portale aperto verso oriente dell’ottogonale maniero di Castel del Monte (costruito tra il 1240 e il 1250 su un’altura isolata delle Murge pugliesi…) si affaccia un gruppetto di uomini tra cui spicca la regale figura dell’imperatore Federico II.
Il cielo ancora terso è solcato da qualche nuvola bianca presaga di pioggia. L’imperatore si rivolge a un saraceno addobbato all’orientale per chiedergli notizie sulla situazione degli uccelli migratori osservati alla foce del fiume Ofanto che, nelle giornate limpide, si può intravvedere dall’alto delle torri del castello.




Il responso è positivo: sono arrivate dal Nord le GRU e Federico decide che l’indomani si andrà sul campo accompagnati da due nuovi girafalchi d’Islanda avuti da poco in omaggio….
Il ritratto che emerge dalle osservazioni naturalistiche di Federico, che costituiscono il trattato ornitologico, prima parte finora trascurata del ‘De arte venandi cum avibus’, è ben diverso dall’immagine tradizionale conosciuta di codesto imperatore che, per lo straordinario impegno e l’incredibile versatilità, fu definito dai suoi contemporanei ‘stupor mundi’, meraviglia del mondo.
E’ il ritratto non solo di un grande naturalista e attento osservatore degli animali in natura, ma anche di un preciso sperimentatore e pignolo studioso di anatomia. Pur nel rispetto della tradizione classica, Federico II non si accontentò di riportare i ‘sentito dire’ sia pure di Aristotele, ma quando gli era possibile indagava egli stesso su problemi la cui interpretazione non gli appariva soddisfacente, faceva prove e riprove sino a quando non raggiungeva una propria razionale conclusione che poteva anche confermare, ma molto spesso smentiva, le versioni ufficiali.




Non solo: le sue conoscenze di geografia e astronomia gli servirono per offrirci una dimostrazione prerinascimentale, addirittura premoderna, di come l’uomo di scienza debba muoversi nelle diverse branche del sapere per la formulazione di teorie verificabili sperimentalmente.
Federico II fu il primo, dopo Aristotele, a sentire la necessità di ordinare gli esseri viventi secondo criteri oggettivi che non solo tenessero in considerazione le ‘somiglianze’ morfologiche ma anche i caratteri comportamentali, la presenza-assenza di caratteristiche  particolari anche fisiologiche, e così via.
Più di 500 anni prima di Linneo usò la nomenclatura binomia per disegnare le diverse specie di uccelli. Tra l’altro nel trattato troviamo per la prima volta illustrata la rondine con il nome ‘scientifico’ di 'Hirundo rustica', attribuito quindi erroneamente a Linneo e ancor oggi valido. E quello della rondine non è un caso isolato. Abbiamo così anatra campestre, falco pellegrino, eccetera…




Non sempre però una specie è collocata nel ‘giusto’ gruppo di appartenenza. L’anatra campestre, per esempio, non è affatto un’anatra trattandosi della gallina prataiola, cugina formato ridotto dell’ ‘ottarda’, fatto regolarmente messo in risalto dall’imperatore che conosceva perfettamente entrambe le specie, forse preferendo, per la più piccola, mantenere il nome volgare locale di anatra campestre per essere meglio capito.
Spesso infatti viene fatto uso di nomi pugliesi, come nel caso del pellicano di cui Federico ci informa che dagli ‘Apuli’ viene detto ‘cofano’ che sta per canestro e che evidentemente si riferisce alla ‘borsa’ del becco. Kofané, infatti, è nome greco, e in Puglia, allora come oggi, esistono etnie greche che tendono a conservare la madrelingua. 
Le conoscenze geografiche dell’epoca erano ben più avanzate di quanto non si creda, e Federico, approfittando di quanto appreso dagli scienziati arabi alla corte del nonno....


(Prosegue....)













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