giuliano

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IL TOMO

mercoledì 13 giugno 2018

IL QUARTO POTERE (nel limitato Tempo) (53)














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‘Veglia, sogno, sonno profondo, e ciò che è oltre, sono i quattro stati di Atma; il più grande è il quarto (Turiya). Nei primi tre sta Brahma con uno dei suoi piedi; nell’ultimo ha tre piedi’.

Così, le preposizioni precedentemente stabilite da un certo punto di vista, da un altro punto di vista si trovano invertite: dei quattro ‘piedi’ di Atma, i primi tre in base alla distinzione degli stati ne valgono uno soltanto per importanza metafisica, e da solo l’ultimo ne vale tre, nella prospettiva.

Se Brahma non fosse ‘senza parti’, si potrebbe dire che soltanto un quarto di Esso è nell’Essere, mentre gli altri Suoi tre quarti sono al di là dell’Essere.

Questi tre quarti si possono concepire così:

1) la totalità delle possibilità di manifestazione in quanto non si manifestano, dunque allo stato assolutamente permanente e incondizionato, come tutto ciò che appartiene al ‘Quarto’;

2) la totalità delle possibilità di non-manifestazione;

3) infine, il Principio Supremo di queste e di quelle, la Possibilità Universale, totale, Infinita, assoluta.







‘I Saggi pensano che il Quarto (Chaturtha), che non ha conoscenza né degli oggetti interni né di quelli esterni (in modo distintivo e analitico), né insieme di questi e di quelli,  e che non è un insieme sintetico di Conoscenza, non essendo né conoscente né non-conoscente, è invisibile, non-agente, incomprensibile, impensabile, indescrivibile, senza alcuna traccia di sviluppo della manifestazione, pienezza di Pace e di Beatitudine senza dualità: Esso è Atma (al di fuori e indipendentemente da ogni condizione), (così) Esso dev’essere conosciuto’.

Si noterà che tutto ciò che concerne questo stato incondizionato di Atma è espresso in forma negativa; il motivo è facile da capire, perché, nel linguaggio, ogni affermazione diretta è necessariamente un’affermazione particolare e determinata, l’affermazione di qualche cosa ad esclusione di qualcos’altro che così limita ciò rispetto a cui si fa l’affermazione.

Ogni determinazione è una limitazione, dunque una negazione; di conseguenza la vera affermazione è la negazione di una determinazione, e i termini apparentemente negativi che incontriamo qui sono, nel loro reale significato, eminentemente affermativi. D’altronde, la parola ‘infinito’, che ha una forma simile, esprime la negazione di ogni limite, sicché equivale all’affermazione totale e assoluta, che comprende e racchiude tutte le affermazioni particolari, ma che non è alcuna di esse ad esclusione delle altre, proprio perché implica tutte ugualmente e ‘non-distintivamente’;..... 







.....così la Possibilità Universale comprende assolutamente tutte le possibilità. Tutto ciò che si può esprimere in forma affermativa è necessariamente racchiuso nel dominio dell’Essere, poiché l’Essere è la prima affermazione o la prima determinazione, quella da cui procedono tutte le altre, come l’unità è il primo dei numeri, da cui tutti derivano; ma qui siamo nella ‘non-dualità’, e non più nell’unità, o, in altre parole, siamo al di là dell’Essere, appunto perché siamo al di là di ogni determinazione, anche principiale.

In Se stesso, Atma non è dunque né manifesto, né non-manifesto, per lo meno se si considera il non-manifesto soltanto come il principio immediato del manifesto; ma Esso è insieme il principio del manifestato e del non-manifestato.

‘Lui, l’occhio non Lo raggiunge, né la parola, né il ‘mentale’; noi non Lo riconosciamo, perciò non sappiamo come insegnarne la natura. Egli è superiore a ciò che è conosciuto (e vuol farsi conoscere), ed è anche al di là di ciò che non è conosciuto; questo è l’insegnamento che abbiamo ricevuto dagli antichi Saggi. Si deve considerare come Brahma ciò che non è manifestato dalla parola ma da cui la parola è manifestata, e non Ciò che è considerato come ‘questo’ o ‘quello’ ’.


(R. Guénon)
















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