CHI DELLA FOLLA, INVECE,

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30 MAGGIO 1924

martedì 12 giugno 2018

LA DOPPIA ANIMA (delle api) (49)




















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Psicopannichia (48)

Prosegue in:

La favola delle api (50) &

Il fiore e l'universo (con dedica al dio budha) (51)













Secondo quanto alcuni opinano, la origine della nozione di doppia anima sarebbe non filosofico-ellenica ma misterica-orientale.

La dottrina della duplicità dell’anima che abbiamo visto (e continueremo a vedere) comparire potrà ricordare a molti dottrine gnostiche e soprattutto manichee. E’, ad esempio, noto che S. Agostino scrisse un trattatello ‘De duabus animabus contra Manicheos’ in cui critica un’opinione di questo tipo. Non si coglie, comunque, dal discorso di Agostino che i manichei difendano due anime nella stessa persona e contemporaneamente. Il citato Dodds afferma, in uno studio sulle fonti di Plotino, che l’idea fu difesa dai manichei….






                                                       UNA PRIMA ANIMA



La contraddizione tra gli ideali borghesi in gestazione e un bisogno molto concreto di potere e benessere emerge con evidenza dallo studio delle biografie di molte figure dell’epoca e particolarmente indicativo è il caso di John Locke (1632-1704).

In una sua opera ‘Due trattati sul governo’ analizza una delle proprietà fondamentali dell’essere umano. In quanto creature di Dio tutti gli uomini sono necessariamente uguali per natura e dotati di pari dignità:

Creature della stessa specie e grado, indifferentemente nate per godere degli stessi doni della natura e usare le stesse facoltà, senza alcuna subordinazione o soggezione…

E’ la natura stessa a prescrivere i canoni di una società giusta. Dio ci ha fatti per fare la sua volontà vivendo e continuando a vivere, e a questo scopo è necessario riconoscere e rispettare alcune leggi:

Lo stato naturale è governato da una legge di natura che è per tutti vincolante; e la ragione, che è poi quella legge stessa, insegna a chiunque soltanto voglia interpellarla che, essendo tutti gli uomini uguali e indipendenti, nessuno deve ledere gli altri nella vita, nella salute, nella libertà o negli averi…

L’autore di queste idee, le cui implicazioni rivoluzionarie sarebbe quasi impossibile sopravvalutare, era un uomo freddo e pragmatico. Nelle sue opere sosteneva che tutti gli esseri umani fossero uguali per natura e godessero di un diritto inalienabile alla vita, alla salute, alla libertà e alla proprietà privata, ma al tempo stesso, come amministratore e investitore di piantagioni della Carolina, era uno degli uomini chiave dello schiavismo coloniale.

Insieme a Shaftesbury mette nero su bianco una carta costituzionale della Carolina nella quale si legge:

Ciascun libero cittadino della Carolina gode di un potere e di un’autorità assoluti sui propri schiavi di colore…






                                                       UNA SECONDA ANIMA



Bernard de Mandeville (1670-1733) era cresciuto nella Rotterdam aristocratica di Pierre Bayle e aveva studiato medicina a Leida prima di trasferirsi a Londra ove con i suoi scritti non mancava mai di scandalizzare la buona società di Londra.

La ‘Favola delle api’ tradotta e discussa in tutta Europa descrive la vita di uno sciame che ricorda in modo inquitante l’ideale di uno Stato mercantilista del XVII secolo:

Un vasto alveare ricco di api
che viveva nel lusso e nell’agio,
e tuttavia era tanto famosa per leggi e armi
quanto fecondo di grandi e precoci sciami,
era considerato la grande culla
delle scienze e dell’industria…




Il segreto dell’industriosa prosperità di quegli insetti metaforici è molto semplice: lavorano duro per sfruttare il desiderio e la vanità dei loro simili, mentre altri ancora tentano di sfruttare loro.

La vera e propria ricchezza, nell’alveare, ha inizio con i trucchi di ‘truffatori, parassiti, mezzani, giocatori, ladri, falsari, ciarlatani, indovini’.

Ciascun abitante inganna e viene ingannato, eppure l’avidità, l’egoismo e la vanità danno lavoro a migliaia di api.

…In uno spazio pubblico dove la santità della virtù e la lotta contro il vizio continuavano a riempire le bocche e le pagine, de Mandeville ha rovesciato il problema su se stesso; per ottenere un alveare prospero e industrioso le api devono obbedire ai loro istinti meno nobili.

Pragmatico fino all’osso, de Mandeville si afferma come il precursore di un ordinamento economico e di una concezione sociale che prendono le mosse dall’egoismo umano, negando che la vita sarebbe migliore se tutti vivessero secondo virtù, spingendosi oltre nell’affermare i principi (spirituali) cristiani (e non) quali ideali stupidi e dannosi, vero e più serio pericolo per l’accrescimento civile d’ogni società…




Smettetela dunque con i lamenti:
soltanto gli sciocchi
cercano di rendere onesto un grande alveare.
Godere le comodità del mondo,
essere famosi in guerra, e anzi, vivere nell’agio
senza grandi vizi, è un’inutile
utopia nella nostra testa.
Frode, lusso e orgoglio devono vivere,
finché ne riceviamo i benefici.





Ed aspirare
divenir distinte mosche
indistintamente acclamate
così come fu
per il bruco e la farfalla;
reclamata per ogni selva rimembrata
e stalla divenuta  
per ogni reale cantiere acclamata;
beate volare e scomporre il mondo
a miglior vista godere,
così poter indisturbati poggiare
nel soave letame e regnare….;
diletto concime di codesta
controversa favella
e materia divenuta;
unanimemente cogitata
qual sogno alchemico
d’una più elevata vespa transitata
in mosca tramutata;
dall’alveare del proprio miele
divenire piacere distinto e discreto
d’una futura comunità
scritta nella m…
…nell’elmo…
di ciò che un Tempo fu Terra…

(P. Blom, Il primo inverno)















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