giuliano

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IL TOMO

giovedì 8 ottobre 2015

RUDOLF OTTO (3)







































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....Della ‘storia religiosa’, che li porta ad una raffigurazione e conferisce loro una prodigiosa potenza sugli Spiriti…
Cerchiamo di rappresentarlo e di riconoscerlo nella sua univoca caratteristica ‘numinosa’…
…Ulteriormente si potrebbe forse dimostrare che le nozioni delle ‘Anime’ non ebbero alcun bisogno, per giungere a maturazione, di quei processi di cui ci parlano gli ‘animisti’. D’altra parte deve esser stato certamente un momento profondamente incisivo – ben più incisivo della scoperta del primo strumento o dell’invenzione del fuoco – quello in cui i morti non vennero più considerati come superflui, e semplicemente dimenticati, ma considerati come elemento ‘inquietante’. Approfondendo questo pensiero bisogna innanzi tutto rendersi bene chiara la situazione fondamentale: allora si sentirà, con l’agitarsi dell’‘inquietante’, che all’animo umano si è aperta una porta di un orizzonte completamente nuovo, di cui l’- ‘inquietante’ stesso non è che un primo e ‘antico’ aspetto. Ma la genesi della raffigurazione concettuale degli ‘Spiriti’ non è affatto la cosa più importante al riguardo, che deve individuarsi piuttosto nel momento qualitativamente sentimentale, a essa corrispondente. E non sta nel fatto che gli ‘Spiriti’ sono più sottili e meno visibili della ‘materia’ del corpo, o del tutto invisibili o evanescenti come aria. Spesso sono tutto questo e spesso non sono Nulla di tutto questo, e più spesso lo sono e non lo sono in pari tempo (potremmo dire ed attestare mondi simmetrici ed alieni alla dimensione della materia comunemente detta e quantificata).




L’essenza dell’‘Anima’ non va affatto ricercata nella sua raffigurazione fantastica o concettuale, ma innanzi tutto e sopra tutto nel fatto che è un ‘fantasma’ e nel fatto che suscita l’‘orrore’ che abbiamo sopra descritto. Ma anche qui il ‘fantasma’ non riceve affatto una spiegazione basata su sentimenti ‘naturali’. Né si riesce a spiegare l’ulteriore sviluppo mediante il quale questi ‘qualcosa’, sempre di per sé paventati e temuti, assursero ad una natura che li fece oggetto d’‘orrore’ e d’amore, e li rese capaci di specificarsi in eroi, in dèmoni, in santi, in dèi.
Il ‘potere’ può avere stadi preparatori naturali…
Scoprire un potere nelle piante, nelle pietre, negli oggetti naturali, e appropriarsene mediante il loro possesso; mangiare il cuore, la pelle di un animale o di un uomo, per assorbirne la potenza e la forza, non è affatto religione, ma scienza…
Anche la nostra medicina adotta simili procedimenti…
Se la potenza di una ghiandola di vitello è efficace contro il gozzo e il cretinismo, nessuno può sapere quale virtù curativa si potrebbe rinvenire nel cervello del rospo. Tutto dipende qui dall’esperienza. E la nostra medicina si distingue da quella dello ‘stregone’ solo in quanto è più esatta e padrona del metodo sperimentale.




Nell’atrio della religione si collocò la ‘potenza’ e fu assorbita nei ‘riti di comunione’ e nei ‘sacramenti, solo quando incluse in sé l’idea della ‘magia’ e del ‘magico’, del ‘soprannaturale’, in breve, ancora una volta, l’idea ‘del totalmente diverso’.
Vulcani, picchi montani, luna, sole, nuvole, ed altri eventi naturali sono dai semplici e dai primitivi considerati ‘viventi’, e non in base ad una ‘ingenua teoria dell’animazione universale’ o al ‘panteismo’, ma in base al medesimo criterio che noi stessi applichiamo quando al di fuori del nostro io vivente, l’unica cosa che ci risulta direttamente vivente, riconosciamo un altro vivente al di fuori di noi, vale a dire se e nella misura in cui scopriamo in lui moto e azione. Se questo sia giusto o meno, è semplicemente questione di osservazione più o meno accurata. In base a tale criterio quegli oggetti o quei fenomeni naturali possono divenire viventi agli occhi dell’osservatore ingenuo.
Ma tutto questo non conduce ancora al ‘mito’ e alla ‘religione’. In quanto semplicemente viventi, i monti, il sole, la luna, non sono ancora ‘Dèi’. E non divengono tali neppure quando l’uomo si rivolge a essi per chieder loro qualcosa che desidera. Poiché il domandare non è ancora il pregare, e l’attesa fiduciosa non è necessariamente religiosa. Divengono divini solo quando siano investiti dalla categoria del ‘numinoso’.  Ed il ‘numinoso’ fa la sua apparizione solo quando l’uomo cerca, in primo luogo, di esercitare un’azione su quegli oggetti mediante un mezzo ‘numinoso’, vale a dire la ‘magia’, e quando, in secondo luogo, il loro stesso modo sia considerato come ‘numinosa’, vale a dire come ‘magico’. Non già in quanto ‘pensati come animati’ ma perché ‘sentiti come numinosi’ gli oggetti naturali entrano nell’atrio della religione per divenire poi, come ‘deità’ naturali, oggetti di religione.




…Gli esempi sin qui fatti rientrano in quella che possiamo chiamare ‘pre-religione’. Ma non sono tali nel senso che attraverso di essi si possa giungere alla religione e la sua possibilità reale: piuttosto appaiono possibili e spiegabili in virtù di un elemento fondamentalmente religioso, vale a dire come primi moti del sentimento del ‘numinoso’. Ma questo è un elemento primordiale della nostra vita psichica, che deve essere colto nella sua specifica autenticità, non suscettibile di chiarificazione mediante altri elementi: come tutti gli elementi primordiali della vita psichica esso fa la sua apparizione a un dato momento nello sviluppo della spiritualità umana.
Può emergere solo quando determinate condizioni siano in atto, ossia lo studio preciso dell’organismo corporeo e delle altre forze spirituali, una determinata maturità della capacità di stimolo e di spontaneità dell’essere senziente, la sua attitudine a reagire alle impressioni interne ed esterne. Si tratta però di condizioni, non di cause o di elementi.
Questo non significa affatto relegare, la realtà stessa nell’ambito del mistero e del soprannaturale, ma affermare di essa soltanto quello che vale per tutti gli altri coefficienti elementari e primordiali della nostra spiritualità. Piacere o dolore, amore e odio, tutte le facoltà della percezione sensibile, come la capacità di avvertire la luce e il suono, di registrare lo spazio e il tempo, e inoltre tutte le più alte capacità dello Spirito, appaiono – in base a leggi e in particolare condizioni – al momento dovuto, nel processo di evoluzione dell’uomo. Eppure ciascuna capacità è, in se stessa, qualcosa di nuovo, di originale, di non derivabile, di ‘spiegabile’ solamente in virtù del riconoscimento di una zona spirituale ricca di potenzialità, soggiacente al loro sviluppo e realizzante in esse la propria essenza sempre più copiosamente nella misura in cui si attuano le condizioni della formazione organica e cerebrale.
E questo vale anche per il sentimento ‘numinoso’…




...La religione comincia con se stessa ed è nei suoi stadi preliminari del ‘mitico’ e del ‘demonico’. L’antico si manifesta nelle circostanze che stiamo per rappresentare. Si manifesta nel progressivo emergere e rafforzarsi, soltanto in stadi graduali e successivi, dei singoli momenti del ‘numinoso’.
Poiché solo gradualmente esso esaurientemente il proprio contenuto. Ma dove non ha raggiunto la completezza, i suoi primi e parziali elementi costitutivi hanno per natura qualcosa di bizzarro, di mostruosamente incomprensibile, spesso di grottesco. Il che è particolarmente vero per quel momento religioso che, a quanto pare, è stato il primo a erompere dallo Spirito umano: il terrore demonico. E gli esseri di cui si tratta qui sembrano fantasmi prodotti da una fantasia elementare, morbosa, che soffra di una specie di mania di persecuzione.  E’ comprensibile che numerosi studiosi si siano seriamente immaginati che la religione abbia avuto inizio dal culto ‘demonico’ e che il diavolo sia in verità più antico di Dio. Il fatto che sia così difficile classificare le religioni in generi e specie e che chiunque vi si accinge dia conclusioni diverse deriva da questo rafforzarsi progressivo e graduale dei singoli aspetti e momenti del ‘numinoso’.
Poiché quel che deve essere qui classificato non è intimamente collegato come lo sono le differenti specie di un genere, ossia secondo il punto di vista che può offrire una unità ‘analitica’. Si tratta piuttosto di momenti parziali di una unità ‘sintetica’. Sarebbe come se un ‘Grosso pesce (o una grande Balena Bianca…)’ cominciasse a farsi visibile solo in parte al di sopra della superficie dell’acqua, e si volesse subito cercare la curva della schiena, la punta della coda, e la testa grondante acqua, sulla base della ‘species’ e del ‘genus’, invece di mirare ad una reale comprensione dell’apparizione, che solo è possibile collocando le singole parti di un tutto al loro posto e nel ‘loro insieme’.




…Quando nel ‘numinoso’ permangono momenti di ‘inconcepibilità irrazionale’, e altresì quando si manifestano più accentuati man mano che il ‘numinoso’ si rivela; poiché il ‘rivelarsi’ non significa passare necessariamente nella sfera della intelligibilità comprensibile, qualcosa può mostrarsi alle profondità del sentimento, può divenire familiare per la giogaia e l’agitazione che produce. Si può ‘intendere’ profondamente senza ‘comprendere’, come accade ad esempio nella musica. E quel che nella musica è traducibile in concetti, non è più musica.
Conoscere e comprendere concettualmente non sono la stessa cosa: anzi, spesso sono in contrasto stridente fra loro. Per cui la misteriosa oscurità, intraducibile in concetti, del ‘numen’ non coincide assolutamente con la sua ‘inconoscibilità’.
…E Plotino afferma…

Come possiamo parlarne, se in nessun modo lo comprendiamo?
Ebbene, se sfugge alla nostra conoscenza, non per questo ci sfugge totalmente. Noi lo cogliamo in maniera tale da poter parlare di Lui (ideogrammaticamente) senza però poterlo fare in modo adeguato. Nulla però ci è da ostacolo nel possederlo, anche se non possiamo esprimerlo, simili in questo ai maniaci e agli invasati, i quali sanno di ospitare in sé qualcosa di più alto, ma non ‘sanno’ che cosa esso sia. Essi attingono da quel che li eccita e li ha trascinati fuori di sé un’impressione dello stesso eccitante.
…Qualcosa di simile è la nostra relazione con l’Uno…
…Se noi ci innalziamo sino a Lui con l’aiuto del puro Spirito, noi lo sentiremo…

Sono due cose ben distinte, credere solamente in una realtà soprasensibile o farne l’esperienza; avere delle idee intorno al Sacro o percepirlo e sentirlo come una realtà operante che si manifesta attivamente. E’ convinzione fondamentale di tutte le religioni che anche la seconda alternativa sia possibile, che di essa diano testimonianza non solamente l’intima voce, la coscienza religiosa, lo Spirito sottilmente parlante nel cuore, il sentimento e lo struggimento, ma che la si possa direttamente costatare in particolari circostanze e in peculiari eventi, manifestata in individui e in autorivelazioni. 



















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