giuliano

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IL TOMO

giovedì 8 ottobre 2015

RUDOLF OTTO








































Prosegue in:

Rudolf Otto (2)













La religione comincia con se stessa ed è nei suoi stadi preliminari del ‘mitico’ e del ‘demonico’… L’antico si manifesta nelle circostanze che stiamo per rappresentare…




E così attraverso le serene tranquillità del mare, fra onde i cui applausi erano sospesi per l’estasi estrema, Moby Dick proseguiva, ancora celando alla vista la pienezza dei terrori del tronco sommerso, nascondendo per intero il tristo orrore della sua mascella. Ma presto la parte anteriore emerse lentamente dall’acqua; per un’attimo tutto quanto il corpo marmoreo formò un grande arco come quello del ponte naturale della Virginia, e ondeggiando ammonitrice la coda nell’aria come una bandiera, il grande Dio si rivelò, si tuffò e sparì. Smettendo di volare e scivolando d’ala, i bianchi uccelli marini indugiarono bramosi sullo specchio d’acqua agitato che esso lasciò. Con i remi alzati e le pagaie abbassate, le scotte delle vele alla deriva, le tre lance galleggiavano calme, in attesa che Moby Dick riapparisse.
‘Un’ora’, disse Achab, piantato a poppa della sua lancia, e gettò lo sguardo oltre il luogo della balena verso i foschi spazi azzurri e gli ampi vuoti affascinanti, a sottovento. Fu solo un istante, poiché nuovamente gli occhi parvero girarglisi nel capo, come una vertigine, mentre sfiorava con lo sguardo il cerchio dell’acqua. La brezza ora si levava, e il mare cominciò a ingrossare.
‘Gli uccelli! Gli uccelli!’, gridò Tashtego. In lunga fila indiana, come quando gli Aironi prendono il volo, i bianchi uccelli volano ora tutti verso la lancia di Achab, e quando furono a distanza di pochi metri, cominciarono a sbattere le ali sull'acqua lì intorno, roteando tutto in giro, con grida gioiose, d’attesa. La loro vista era più acuta di quella dell’uomo: Achab non poteva scorgere più nel mare alcun segno.
Ma a un tratto, mentre scrutava sempre più in fondo, negli abissi, vide laggiù una bianca macchia vivente, non più grande di una donnola bianca che saliva con una prodigiosa velocità, e salendo cresceva, finché si voltò e allora si rivelarono due lunghe file sbieche di denti bianchi e brillanti, che venivano su fluttuando dal fondo impenetrabile. Era la bocca aperta di Moby Dick e la sua curva mascella, mentre la massa smisurata era ancora celata dall’ombra quasi confusa con l’azzurro del mare. La bocca lucente si spalancò sotto la lancia come una tomba marmorea aperta, e con un colpo di fianco del remo da governo Achab allontanò l’imbarcazione da questa apparizione tremenda. Poi, chiamando Fedallah perché scambiasse con lui il proprio posto, andò avanti a prua e, afferrato il rampone di Perth, ordinò all’equipaggio di agguantare i remi e star pronti ad arretrare. Ora, per via di questo tempestivo girare della lancia su se stessa, la prua fu condotta in anticipo a fronteggiare la testa della balena, mentre questa era ancora sott’acqua.
Ma come se avesse avvertito lo stratagemma, Moby Dick, con quella malvagia intelligenza che le si attribuiva, si trasportò di fianco, per dir così, in un baleno, lasciando per il lungo sotto la lancia la sua testa. Dappertutto, per ogni tavola e ogni costura, l’imbarcazione per un momento fremette, e la balena, distesa obliquamente sulla schiena come un pescecane che sta per mordere, lentamente a tastoni prese tutta la prua in bocca, cosicché la lunga, stretta mascella ricurva si drizzò alta nell’aria, e un dente si infilò in uno scalmo. L’azzurrino perlaceo dell’interno della mascella stava a meno di sei pollici dal capo di Achab, e andava anche più in alto. In questa attitudine, la Balena Bianca scosse ora il cedro leggero, come un gatto morbidamente crudele il suo topo. Con gli occhi impassibili Fedallah guardò e incrociò le braccia; ma gli uomini dell’equipaggio ruzzolarono gli uni sulla testa degli altri, per raggiungere l’estremità della poppa. E ora, mentre entrambi gli elastici parabordi balzavano avanti e indietro, e la balena si trastullava con la lancia condannata in questa maniera diabolica, dato che, avendo il corpo sommerso sotto l’imbarcazione, non poteva essere colpita da prua, perché la prua quasi l’aveva dentro, per dir così, e mentre le altre lance si fermavano senza volerlo, come dinanzi ad una rapida crisi cui sia impossibile opporsi, fu allora che il pazzo Achab, inferocito per questa torturante vicinanza del nemico, che lo poneva, vivo e impotente, proprio dentro quella mandibola che egli odiava, fu allora che Achab, in delirio per tutto questo, afferrò con tutt’e due le mani nude il lungo osso, e come un forsennato cercò di strapparne la presa. Ora, mentre così si accaniva invano, la mandibola gli sfuggì, i fragili parabordi si piegarono in dentro, ricaddero e si ruppero, mentre le due mandibole, come cesoie, insinuandosi ancora più verso poppa, divisero il legno perfettamente in due, e si richiusero ermeticamente in mare, esattamente in mezzo ai due relitti fluttuanti. (Melville, Moby Dick)





…Si manifesta nel progressivo… emergere e rafforzarsi…, soltanto in stadi graduali e successivi, dei singoli momenti del ‘numinoso’. Poiché solo gradualmente esso esaurientemente il proprio contenuto… Ma dove non ha raggiunto la completezza, i suoi primi e parziali elementi costitutivi hanno per natura qualcosa di bizzarro, di mostruosamente incomprensibile, spesso di grottesco… Il che è particolarmente vero per quel momento religioso che, a quanto pare, è stato il primo a erompere dallo Spirito umano: il terrore demonico…




....Ma la caccia prosegue....
Questi galleggiarono via, con le estremità spezzate nell’acqua, e l’equipaggio, nel relitto a poppa, attaccato ai parabordi, che cercava di tenersi stretto ai remi per legarli di traverso. Nel momento precedente, prima che la lancia venisse spezzata, Achab, che fu il primo a intuire l’intento della balena dal suo astuto sollevare la testa, movimento che ne sciolse la presa per un momento, proprio allora aveva fatto con la mano uno sforzo finale per spingere la lancia fuori dalla morsa. Ma scivolando invece di più tra le fauci della balena e inclinandosi di fianco mentre scivolava, la lancia aveva travolto la sua presa sulla mandibola, l’aveva rovesciato fuori mentre si piegava per dare la spinta, e così Achab cadde in mare a faccia in giù. Ritraendosi dalla preda, tra un ribollimento di spuma, Moby Dick ora stette poco distante, spingendo verticalmente il BIANCO capo oblungo su e giù nei flutti, e contemporaneamente, rivoltando adagio tutto il corpo affusolato sicché, quando la vasta fronte rugosa si alzò qualcosa come venti piedi e più fuori dall’acqua, le ondate che ora si sollevavano, insieme con tutte le onde confluenti, vi si infransero contro scintillanti, gettando per vendetta la loro spuma infranta ancora più alta, nell’aria. (Melville, Moby Dick)




…Isolatamente considerato, esso dà l’impressione di esser piuttosto la contropartita della religione, anziché la religione stessa. Spogliato delle sue concomitanze esso appare piuttosto come una ‘forma terrificante’ di autosuggestione, una specie di sentimento diviso fra l’ossessione e l’incubo di ‘psicologia collettiva di un popolo’ (incarnata dal singolo quale ‘controparte opposta’ di ogni probabile veggente o sciamano…) anziché come qualcosa di attinente alla religione…




Lo spettacolo della lancia spaccata pareva renderla pazza, come il sangue di uva e more sparso davanti agli elefanti di Antioco, nel libro dei Maccabei… 
..Intanto Achab, quasi asfissiato in mezzo alla spuma prodotta dall’insolente coda della balena e troppo storpio per nuotare, sebbene potesse ancora tenersi a galla anche nel cuore di un vortice come quello, mostrava il capo come una bolla scossa, che il minimo colpo casuale possa far scoppiare. Dal frammento poppiero della lancia, Fedallah lo guardava con tranquillità e noncuranza; l’equipaggio aggrappato all’altra estremità galleggiante, non poteva....














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