CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

giovedì 18 settembre 2014

VIAGGI ONIRICI: gente di passaggio (l'hanno trovato...) (29) (102)









































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Nella ‘Vita nova’, Dante nella sua prima opera, racconta che, trovandosi accanto ad una bambina vestita di bianco, rimase folgorato dalla sua sommessa e vereconda bellezza al punto da non poterla mai più dimenticare….
E’ possibile, data l’età, che di fronte a lei abbia provato il suo primo turbamento di sensi, e che perciò il ricordo gli sia rimasto impresso nella memoria. Il resto ve lo aggiunsero probabilmente le convenzioni poetiche del suo tempo, di cui parleremo…
Dopo la scuola, dove aveva imparato ben poco, ebbe un altro maestro, che gl’insegnò molto di più: Brunetto Latini. Era costui un notaio che godeva di notevole prestigio, e non solo per le sue qualità professionali. La gran cultura, la signorilità, il ‘tatto’, ne facevano anche un uomo di mondo, un idolo dei salotti, e un diplomatico di prima scelta. Il Comune se n’era infatti servito a più riprese, e lo aveva mandato ambasciatore in Spagna al tempo della lotta contro Siena e Manfredi. 




Si trovava appunto là, quando le forze imperiali vinsero a Montaperti e i ghibellini rientrarono a Firenze per fare le loro vendette. Il guelfo Brunetto non vi tornò. Rimase fra Montpellier e Parigi, e compose in francese un ‘Tesoretto’, cioè una specie di enciclopedia in cui cercò di riassumere lo scibile dei suoi tempi. Rientrò in patria dopo la battaglia di Benevento, che aveva rimesso in sella il suo partito.
E vi portò un soffio della nuova cultura razionalista (mista alla scienza alchemica…), di cui si era riempito i polmoni in Francia. Non aveva originalità di pensiero, ma aveva molto visto, molto viaggiato, molto letto, e sapeva parlarne. Era anche un buon cittadino, un funzionario capace e integro, un coerente uomo di parte. Solo la sua vita privata lasciava alquanto a desiderare per la sua imparzialità verso i due sessi. Ma questo, nella Firenze di allora, non faceva molta impressione.




Il fatto che Dante, incontrandolo più tardi nell’ ‘Inferno’, dove lo aveva collocato appunto per quel vizio, chiami affettuosamente Brunetto suo ‘maestro’, ha fatto credere a molti ch’egli sia andato materialmente a lezione da lui. In realtà il rapporto non fu scolastico in senso stretto. Dante fu soltanto uno dei giovani letterati che intorno a Brunetto si raccoglievano e che formavano quella che oggi si chiamerebbe la ‘nouvelle vague’ della poesia italiana, cui Dante stesso doveva dare il nome, passato alla Storia, di ‘stil novo’.
E qui per i ‘maestrini’ e ‘politicanti’ della nuova Italia di oggi (che siedono ai banchi della scuola ma della scuola probabilmente interessa una diversa poesia, che fa’ rima con il cemento che avanza, nutrimento e diletto della loro ‘panza’ perché uomini privi di sostanza…, ma colmi di bile politica che fa’ rima con la nuova ‘mafia’ che avanza, patto segreto della loro futura creanza…) dobbiamo aprire una parentesi per rintracciare la genealogia di questa scuola, cui sembrano aver dimenticato la vera Rima, la vera Poesia, la libertà della Vita…, per altro che nulla ha da condividere con il piacere della Democrazia…. (Dedicato a te caro Montanelli…, che ben conosci ed hai conosciuto la censura del padrone di tal sostanza che nel cemento …. avanza…). 




La poesia italiana non era che una succursale di quella provenzale, nata in Francia circa un paio di secoli prima. La Francia era stata il primo Paese europeo a riconoscere una vera dignità di lingua a quella che veniva parlata dal ‘volgo’ (donde la qualifica di ‘volgare’), e ch’era una mescolanza del latino importatovi dai romani, del celtico parlato dalle antiche tribù di Vercingetorige, e del germanico introdottovi dai Franchi. Anzi di queste lingue volgari ne aveva elaborate due, che prendevano il nome da quello della parola sì. 
Il primo vagito letterario di queste arcaiche lingue francesi era stata la ‘Canzone di gesta’ (ove l’eroe.. e non l’ ‘eroina’, intraprendono un Viaggio di ….) epica, religiosa e guerriera. In Italia aveva attecchito male, e solo d’imitazione, per vari motivi: anzitutto perché la Cavalleria non vi aveva messo radici (solo in ritardo per le disavventure del fiero popolo in oggetto, il quale ben....
















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