CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

sabato 18 febbraio 2023

QUANDO DIO RIDE! (senza numero & prefisso solo fuori concorso!)

 













Da precedenti e 


più vigilati capitoli  (11/3)


Prosegue il giorno dopo 


con il racconto 


della Domenica:


THE FLY  


& più seriamente 


con il Primo Dio









Gli dei, gli dei sono più forti; il tempo cade  davanti a loro; le ginocchia di tutti gli uomini si piegano; tutte le preghiere e le sofferenze degli uomini salgono come l’incenso verso di loro; sì, ché questi sono dei, Felici.

 

Carquinez si era finalmente rilassato. Diede un’occhiata alle finestre sferraglianti, guardò verso l’alto il tetto spiovente e ascoltò per un momento il selvaggio ruggito del sud-est mentre pareva volesse afferrarlo tra le sue fauci muggenti assieme l’intero bungalow.

 

Poi sollevò il suo bicchiere davanti al fuoco e rise di gioia attraverso il vino d’orato.

 

‘È bellissimo, è soavemente dolce, è un vino da donna, e fu fatto bere ai santi vestiti di grigio’.

 

‘Lo coltiviamo sulle nostre calde colline!’,




dissi io, con un perdonabile orgoglio californiano.

 

‘Ieri hai camminato attraverso le viti da cui proviene!’

 

Valeva la pena di sentire Carquinez!

 

Non era mai veramente se stesso fino a quando sentiva il dolce calore della vite cantare nel suo sangue. Era un artista, è vero, sempre un artista; ma in qualche modo, sobrio, il tono acuto e l’inclinazione svanivano dai suoi processi mentali e lui era incline a divenire mortalmente noioso come una domenica britannica - non banale come gli altri uomini, ma relativamente a Monte Carquinez quando era davvero se stesso.




Da tutto ciò non si può dedurre che Carquinez, che è il mio caro amico e più caro compagno, era un ubriacone. Tutt’altro: raramente sbagliava. Come ho detto, era un artista. Sapeva quando ne aveva abbastanza, e abbastanza per lui era l’equilibrio – l’equilibrio tuo e mio quando siamo sobri.

 

La sua era una temperanza saggia e istintiva che poteva essere quella di un greco. Eppure era lontano dall’esserlo.

 

‘Sono azteco, sono Inca, sono spagnolo’,

 

…gli ho sentito dire.

 

E in verità guardandolo sembrava un composto di strane razze antiche con la sua pelle scura e l’asimmetria e primitività delle sue caratteristiche. I suoi occhi, sotto le sopracciglia massicciamente arcuate, erano distanti e neri con l’oscurità che è barbara, mentre, davanti ad essi stavano perennemente cadendo un ciuffo di capelli attraverso i quali guardava come un satiro birichino da un boschetto.




Indossava sempre una morbida camicia di flanella sotto la giacca di velluto a coste e la cravatta sempre rossa. Quest’ultima rappresentava la bandiera rossa (un tempo aveva vissuto con i socialisti di Parigi), e simboleggiava il sangue e la fratellanza dell’uomo. Inoltre, non era mai stato visto senza un sombrero di pelle  a larghe tese. Si diceva persino che fosse nato con questo particolare copricapo. E nella mia esperienza è divertente vedere quel sombrero messicano che chiama un taxi a Piccadilly o schiacciarsi nella calca della ferrovia elevata di New York.

 

Come ho detto, Carquinez era animato dal vino  ‘come l’argilla fu animata rapidamente dal soffio divino’, secondo il suo modo di dire. Confesso che era ereticamente intimo con Dio; e devo aggiungere che non c’era né eresia né blasfemia in lui. Era sempre onesto e, purché aggravato dai paradossi, molto frainteso da coloro che non lo conoscevo bene. Poteva essere elementarmente rozzo come un selvaggio; e altre volte delicato come una cameriera, o scaltro come uno spagnolo.

 

Infatti non era lui Azteco? Inca? Spagnolo?

 

E ora devo chiedere scusa per lo spazio che gli ho dedicato. (lui è mio amico e gli voglio bene e speriamo che dallo Spazio profondo non ci odano...).


La casa stava tremando per la tempesta, mentre si avvicinava di più al fuoco e rise attraverso il bicchiere. Mi guardò, e con maggior lucentezza dei suoi occhi e con la loro vigilanza, compresi che aveva raggiunto il punto culminante.

 

‘E quindi pensi di aver vinto contro gli dei?’,

 

chiese.

 

‘Perché gli dei?’.

 

‘Chi se non loro ha posto la sazietà nell’uomo?’,

 

…gridò.

 

‘E da dove viene la volontà in me per sfuggire alla sazietà?’,

 

…chiesi trionfalmente.




‘Di nuovo gli dei’,

 

disse sorridendo...

 

‘È il loro gioco che giochiamo, mischiano tutte le carte e prendono la posta. Non pensare di essere scappato fuggendo dalle pazze città. Tu con le tue colline ricoperte di vite, i tuoi tramonti e le tue albe, la vostra vita casalinga e semplice!

 

‘Ti ho osservato da quando sono venuto, non hai vinto hai capitolato. Hai parlamentato con il nemico. Hai confessato che sei stanco. Hai volato sventolare la bandiera bianca. Hai giocato un trucco, un vile trucco. Hai esiliato al gioco. Ti rifiuti di giocare. Hai gettato le tue carte sotto il tavolo e sei scappato per nasconderti, qui tra le tue colline’.

 

Si scostò i capelli lisci dagli occhi lampeggianti, e appena interrotto si arrotolò una lunga sigaretta marrone messicana.




‘Ma gli dei sanno che è un vecchio trucco, tutte le generazioni di uomini ci hanno provato …e perso. Gli dei sanno come comportarsi con uno come te. Perseverare è possedere, e possedere vuol dire essere sazio. E così tu, nella  tua saggezza hai rifiutato di perseverare più a lungo. Avete scelto di smettere: benissimo vi sazierete con questo. Ottimo. L’hai semplicemente barattato per la senilità. E la senilità è un sinonimo di sazietà. È la maschera della sazietà. Bah!’.

 

 ‘Ma guardami!’,

 

…esclamai!

 

Carquinez è stato sempre un demone per trascinare l’anima di qualcuno per farci stracci e brandelli.




Mi squadrò con sguardo fulminante.

 

‘Non ne vedete i segni’,

 

…dissi con aria di sfida.

 

‘La decadenza è insidiosa’,

 

ribatté.

 

‘Sei più che maturo’.

 

Ho riso e perdonato la sua diavoleria.




 Ma lui rifiutò di essere perdonato.

 

‘Non lo so?’,

 

...chiese.

 

‘Gli dei vincono sempre, ho visto giocare gli uomini per anni e secoli quello che sembrava un gioco vincente. Alla fine hanno perso’.

 

‘Non fanno mai errori?’,

 

…ho chiesto.

 

Ha soffiato molti anelli di fumo meditativi prima di rispondere.




‘Sì, sono stato quasi ingannato, una volta. Lascia che te lo racconti. C’era Marvin Fiske (un idealista, un poeta, un amante della Natura come della Verità e della Bellezza).

 

Ti ricordi di lui?

 

E il suo volto dantesco e l’anima del poeta, cantando il proprio ed altrui canto dello Spirito innalzava il suo inno all’Amore!? E c’era Ethel Baird (bella come Madre Natura pura come ogni suo Elemento cantato), che anche tu devi ricordare’.

 

‘Una santa Madonna’,

 

dissi!

 

‘Proprio Santa come l’Amore! E più dolce! Solo una Natura e Donna fatta per l’amore spirituale, e ancor meglio come posso spiegartelo? Intriso di santità come la stessa tua aria, qui, è impregnata dal profumo dei fiori. Bene, si sono uniti: Uno ha generato l’altro, l’altro ha generato Lei. Senza peccato alcuno! Hanno giocato una partita con gli dei’.

 

‘E l’hanno vinta, hanno gloriosamente vinto (pur perdendo l’intera mano)!’.




 (Poi la Terra s’è spaccata gli dei - o il tuo dio - hanno perso o vinto la partita e il dilemma rimane…)

 

Lo interruppi!

 

Carquinez mi guardò con compassione e la sua voce era come una campana funebre.

 

‘Hanno perso, in modo supremo, in modo divino, in modo colossale’.

 

‘Ma il mondo crede diversamente’,

 

…mi azzardai freddamente.




‘Il mondo congettura, il mondo vede solo il volto delle apparenze. Ma io so. Ti è mai venuto in mente di chiedermi perché ha preso il velo, sepolta in quel doloroso convento di morti viventi?’.

 

‘Perché Lei lo amava così tanto che quando morì...’…

 

 La parola mi fu troncata sulle labbra dal sogghigno di Carquinez.

 

‘Una risposta a proposito’,

 

…disse,

 

‘fatta a macchina come un pezzo di stoffa di cotone. Il giudizio del mondo! E il mondo ne sa qualcosa a questo proposito!? Come voi, è fuggita dalla vita. È stata vinta. Velata la vedi in quella fumosa dottrina dipinta fuori e dentro il convento in cui posta. Tirò fuori il sudario bianco della stanchezza. E nessuna città assediata ha mai sventolato quella bandiera con tanta amarezza e lacrime’.




‘Ora ti racconterò tutta la Storia, e tu devi credermi!

 

Perché io so!’

 

‘Avevano riflettuto sul problema della sazietà (dell’Anima come dello Spirito). Amarono l’amore la bellezza di Dio e conobbero completamente il valore di esso. Lo amavano così tanto che erano desiderosi di tenerlo sempre caldo e fremente nei loro cuori come il vero unico sommo bene. Essi accolsero con favore la sua venuta temendo il male.

 

Il male ora dappertutto!’




‘L’amore è il desiderio di vita e della Natura, ed essi lo trattenevano come un dolore delizioso una pena deliziosa, e quando trovarono quello che cercavano morì (giacché morta). L’Amore negato viveva, l’amore soddisfatto morì. Mi seguite? Essi compresero che non c’è scopo di vivere desiderando ciò che già si possiede o si pensa possedere. Mangiare ed essere ancora affamati è un problema che nessun uomo è mai riuscito a risolvere. Il problema della sazietà. È così. Infatti sono ingordi non asceti e asceti ingordi nello stesso strano tempo! Avere e conservare il maggior appetito davanti ad una tavola ricolma di cibi eppure essere asceti. Questo il loro problema, perché loro amano l’Amore saziato da un diverso Spirito e Principio. Spesso lo discutono con tutti i dolci ardori dell’Amore e del Bene traboccanti nei loro occhi, con il sangue rossastro che tinge le loro ed altrui guance nell’inutile umana violenza raccolta; nascondendosi in un tremolio nella gola, per tornare poi ad esprimersi in un suono dettato dalla Natura: ineffabile beatitudine che Lei solamente può emettere come il lieve fruscio di un albero che muove le sue e loro foglie al vento.

 

 Come faccio a sapere tutto questo?

 

Ho visto... molto.

 

Molto altro ho imparato dal loro vangelo.




Questo l’ho trovato nel diario di Lei la tua Madonna:

 

Perché, davvero, quella voce errante, quel bisbiglio crepuscolare, quel respiro così dolce come rugiada, quel liuto dalle ali di fiamma... suonatore di liuto che nessuno vede solo per un momento, in un luccichio arcobaleno di gioia, o all’improvviso lampo di passione, questo squisito mistero che chiamiamo Amore e Sommo Bene, arriva, almeno ad alcuni visionari rapiti e poi indistintamente perseguitati; non con una canzone sulle labbra che tutti possano sentire, o come una violenta violenza della musica pubblica, ma come agitato dall’èstasi muta del desiderio la più sublime sinfonia.

 

Come trattenere quell’alato suonatore di liuto dalle ali di fiamma con la sua muta eloquenza di desiderio?




Celebrarlo voleva dire perderlo perché nessuno avrebbe compreso siffatta celebrazione. Il loro reciproco amore è un grande amore. I loro granai sono traboccanti di abbondanza, eppure hanno bisogno di conservare intatto l’acuto desiderio del loro amore. Né erano magre piccole matricole che teorizzavano sulla soglia dell’Amore. Erano anime robuste e leali. Avevano amato, come altri, prima di incontrarsi e, in quel tempo avevano soffocato l’amore con le Poesie lo avevano ucciso cantandone le lodi agli altri e seppellito nella tomba della inutile materia la quale non ha compreso. Non sono degli spettri freddi quest’uomo e questa Natura, sono umani evoluti e dei divenuti per ogni Elemento ucciso. Non hanno patria né sobrietà sassone nel loro sangue. Il colore di esso è il rosso tramonto. Loro brillano con esso. Conservano in loro la gioia della carne come i francesi. Sono idealisti, ma il loro idealismo è Universale. Non è temperato dal freddo e dal fluido tenebroso che per l’inglese serve come sangue. Non c’è  stoicismo in loro.

 


Erano e sono tutto ciò che ho detto, ed erano e sono fatti per la gioia. Ma ebbero contro un pregiudizio. Siano maledetti i pregiudizi! Giocavano e combattevano logicamente e fu questa la loro logica.  

 

Bene torniamo alla Logica, l’uomo e la Natura si dissero: “Perché amarsi una volta sola? Se amarsi una volta vuol dire anche dividersi nel nostro amore così pensato, non è più saggio divenire una sol cosa e non amarsi affatto come tutti gli altri amano”.

 

Sono uno e non due nel desiderio negato oppure consumato?

 

Pensaci!

 

Così possono mantenere in vita l’amore nato digiunando come l’amore per sempre pensato. Fu ed è questo il più grande peccato da loro consumato. 


La più grande (e rinata) Eresia!

 

Pensaci ancora!




Forse hanno raggiunto questo pagano principio divenuto pregiudizio…

 

Ma essi sono più saggi ancora, più d’ogni fallace dottrina: non volevano amarsi così come è ed è sempre stato, e neppure lasciarsi, si unirono per dio! Poi la Terra si squarciò come per maledizione o miracolo… come quello stesso Dio crocefisso ecco il segreto mai rivelato.

 

Io li osservo così come un tempo, medesimo tempo  osservato…




È uno spettacolo per dio, quell’uomo e quella Natura sposati che assieme cantano e rimano canzoni d’amore con una freschezza verginale come l’amore appena nato, con a maturità e ricchezza di ardore che i giovani amanti non potranno mai conoscere. I giovani innamorati di medesimi ideali sono pallidi e anemici accanto a quella coppia a lungo sposata. Vederli con tutto il fuoco e fiamma e la tenerezza da una distanza tremolante, prodigandosi a distanza carezze più che inutili preghiere ed il loro amore li spinge l’uno verso l’altro e come fiamme palpitanti di vita si rincorrono nell’orbita della luce. Sembra, in obbedienza a qualche grande legge della fisica, più potente della gravitazione e più sottile, che devono fondersi fisicamente ciascuno in ognuna passione amata e contemplata… di fronte ai miei stessi occhi. Non c’è da meravigliarsi che fossero chiamati i meravigliosi amanti.




Un giorno trovai sul sedile vicino alla finestra un libro di versi si è aperto da sé, per la lunga abitudine:

 

 E’ così dolce stare appena un po’ separati,

Conoscersi meglio e mantenere

La delicata soave sensazione vilipesa

Di due che si toccano

O amore, non ancora!

Manteniamo il nostro amore

Avvolto nel sacro mistero

Ancora per un po’ di tempo

In attesa degli anni che verranno

E che mai arriveranno!




Imparai quei versi a memoria e vidi in una bianca visione i loro grandi Spiriti innocenti.


Essi sono come dei fanciulli, non comprendono il male che li circonda. Giocano con il fuoco della Natura, si giocano del loro dio pregano ancora gli antiche Dèi, hanno inventato o meglio ancora, appreso delle sconosciute regole e invisibili formule, hanno inventato un sistema diverso e lo hanno portato alla tavola non del successo ma da gioco con cui si compone la vostra vita aspettando di vincere.

 

Attenzione!

 

Gridai!

 

Dio è dietro di voi.




In nome suo e di altri sconosciuti dei celebrati fanno muovere oscure regole per ogni nuovo sistema escogitato. Non avete possibilità di vincere!

 

Sorvegliai ancora.

 

Gli anni passavano e la brama incompresa del loro amore non si estingueva anzi diveniva sempre più acuta fino ai confini della patologia. Furono torturati per questo. Come molti altri, lo ammetto. L’uomo e la sua Natura hanno fatto un miracolo, si sono giocati di quel Dio pregato, e neppure Lui o chi in suo nome gli perdonò il misfatto. Avevano deturpato la Terra quando furono divisi da questa Eresia.

 

Tremò anch’essa di paura.

 

Io che vedo ed ho visto so! (anche se ci ascoltano!)


Nessun amante ha avuto la loro èstasi amorosa, non avevano ucciso l’amore con le solite pretese unite e celebrate in comuni convenevoli, lo avevano coltivato negando l’amore come siamo soliti conoscerlo anche in senso filosofico, e negando cotal amore lo condussero al punto di morirne dal desiderio. È un vero delirio d’amore incompreso, ma poi un giorno, gli dei o uno solo di loro si alzarono dal loro Olimpo e guardarono l’uomo e quella strana Natura che s’erano beffati di loro.

 

Ed in qual medesimo Tempo l’uomo e la sua Natura si guardarono negli occhi, Uno come il Dio che li giudicava ed avevano beffato accompagnato dai suoi dei, e si accorsero che visti e scrutati l’amore morto. La luce andata. La fiamma spenta. Tutto divenire incomprensibile peccato da tutti indistintamente giudicato. Sembrava che il desiderio una volta osservato e tratto nel Tempo nato e contato morisse. E morì divenendo il Sogno - ugual Sogno - dell’oscuro Primo Dio celato Straniero al proprio Creato.




Gli dei o uno solo di loro giocano una diversa partita alla tavola in cui qualcuno li ha posti.

 

L’uomo muore ed arde di ugual antico primo desiderio, un uomo morto al tavolo del loro strano gioco. Lei, Madre Natura, si dischiuse al voto da chi mai  pur celebrata l’ha conosciuta.

 

Ve l’ho detto e lo so!

 

Pur perdendo vinsero, come state vincendo voi sulle vostre colline dal bianco o rosso vino offerto come il sangue del dio che ride, che ride per come pregate o peggio desiderate e pur pregando e desiderando mai avete conosciuto il vero amore inchiodato…

 

(Ispirato da un racconto di Jack: Quando Dio ride) 







 

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