CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

mercoledì 1 febbraio 2023

HERNANDEZ ALLA PROVA DEL "9" (5)

 


















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circa un Naturalista


Prosegue nel giardino 


delle delizie (6)


(raccomandato agli 


ingordi & golosi!)


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Alla prova del ‘9’ e delineandone la vicenda e non solo storica di Hernandez (il naturalista), come leggeremo e di cui ne interpretiamo gli aspetti evolutivi circa la sua ed altrui ‘interconnessa’ biografia, specchio di medesi aspetti da lui approfonditi nella emerita ricerca circa il proprio e altrui Ecosistema (circa la sovranità non contraccambiata di Madre Natura), ma non altrettanto e - paradossalmente - approfondito e correttamente interpretato, fra l’oggetto e il soggetto osservato (e l’interferenza) alla Luce della dovuta Conoscenza. 

 

La quale per sua elevata nobile Natura - seppur ostacolata - l’attraversa,  ci accorgiamo come medesimi motivi della disfatta dinnanzi alla non approfondita analisi storica da parte dell’Hagen, periscano nell’oscuro ripiano di medesima Storia (ben conservata), sancita oltre che dalla mancata sofferta pubblicazione, per eccessivo oneroso dispendio di costi in materia, anche e innanzitutto, per causa (non altrettanto esplicitata per interesse di ugual ‘materia’ che l’attraversa e non più ostacolata) d’una vera e propria seppur celata messa all’indice motivo che andremo ad analizzare, andando così a finalizzare la matematica prova del ‘9’ circa l’umana natura.




Ovvero, ancor oggi, la Storia, sotto certi aspetti (fors’anche ed ancor meglio: per ogni suo aspetto) la medesima, riguardo alla sofferta sofferente Natura comprensiva degli Indios in offerta, convalidare l’immobilità del Tempo…

 

[del quale l’immobile distinto humano rivela l’altrettanta cecità con il dono della vista, d’un ugual identico dotto stupore, oltre la piuma o l’antico pittogramma, anche di ciò che seppur non ‘fermo’ (a differenza d’una pianta che non sia una sempre più ampia geografia), ma bensì in costante ‘moto’ o perenne ‘viaggio’, muta colore e ne sbiadisce il miope affumicato infermo oculo: hora raffreddato e infreddolito, hora accaldato e sudato, posto nell’altrettanta immobile differenza di Stato, fra colui che infermo oppure in costante moto evolutivo, circa le Ragioni del differente progresso sancito in medesimo Tempo o contrattempo, e non solo confrontate come rilevate con l’indiano; e di cui affermiamo prendendone ‘atto’, correre inferme con sempre maggior profitto, prossime al moribondo negato destino… 




Da qui le più sane Dottrine, odierne e passate uguali per il costante avvenire d’una prematura fine, fra ciò che immobile, come un prezioso raffinato sopramobile e controsoffitto ben dipinto come dalla Natura ispirato spirata dopo l’ultima posa o messa in scena; e cosa muove il reciproco intendimento colto dalla violentata vilipesa Maestà e Bellezza, stuprata per ogni immobile Storia non ancora detta, conferire il calendario d’un più reale Giudizio in merito circa l’attraversato medesimo Tempo… Posto ad ugual oblio e Indice di cui la più nota prova del ‘9’ conferire la Verità per sempre, non solo mortificata, bensì negata per ogni grado di mutato immobile cambiamento, da cui alternate correnti (navigate come sorvolate con grandioso intelletto ad uso esclusivo umano) sancirne il divieto assoluto di classificarne ogni specie ancor in vita conferirne la linfa, di cui l’huomo contraccambierà con il puro e più prezioso umano veleno sancito dal divieto assolutistico di narrarlo… ],




 …così come delineata (in un  precedente post) riguardo alla ‘summa’ evolutiva, la quale non concorda ed evolve simmetrica alla Storia.

 

Ossia, i due rami della presunta crescita evolutiva da cui la ‘summa’ dell’Intelletto (o ‘intellettiva’ di cui Cima e Foglia come ogni bestia al suo riparo, esclusa per ovvi meriti della più proficua dottrina) ‘humano’ (o disumano) differiscono e si dividono.

 

Ovvero il più noto Uno pregato a cui ognuno, Nessuno escluso, subordinato alle successive delegate (come indiscusse e dicono, infallibili: non qui la sede per disquisire sul dono dell’infallibilità…giacché hora perfezionata dalla nuova gnostica e più vigile parabola...) ramificate rappresentanze del potere terreno (dato dalla ‘summa’ del divino con il sovrano).

 

Successivamente e paradossalmente, ‘opposto e contrario’ alla propria scoperta o catalogazione donde deriva ‘cura’ (quindi ogni benefico beneficio) e non solo dell’Intelletto detto, dedotto ed evoluto dall’Universale catalogata spirale e Ragione apportata all’altrui ‘volontà’ e ‘atto’ di ugual (o differente) ‘finalità’ (sancita dalla vita esposta alla luce di Dio, o materiale con-causa affine alla crescita) data dal beneficio (di cui e per cui la Natura ne sancisce il potere assolutistico).




Di questi casi e non solo nell’odierna come trapassata Amazzonia, ma anche in più vicine o lontane Regioni e non solo europee, ne abbonda l’odierna Storia di cui difetta ugual Ragione posta nell’oblio della pur sempre edificata come celebrata Memoria, conferire la prova del ‘9’ da noi dedotta. Alla prova dei fatti, o cambiando l’ordine ‘pittografico’ per come e non solo la matematica si formalizza e convalida, in merito alla conoscenza circa  alternati personaggi posti - nel più o nel meno - come edificati nello zero assolutistico, ricomposti o esiliati nelle dovute parentesi; l’equazione non muta o difetta la ‘summa’ dell’impropria natura costantemente posta alla verifica della prova (dei fatti o misfatti detti).




Abbiamo riprova, infatti, circa i dati catalogati e raccolti (per l’intero pianeta nel beneficio d’ogni popolo che l’affolla non più consapevole dell’Ecosistema ed ogni reciproco rapporto ed equilibrio per cosa sia l’essere ed abitare la propria come l’altrui Terra) oggi come ieri, per come le osservazioni e non solo scientifiche, vengono negate e poste, o meglio abdicate, al giudizio universale d’un diverso mito (e non solo economico); quindi giudizio - e non solo storico - di cui la ‘materia’ fagocita la vera e più sana storia evolutiva; quindi un falso mito al servizio d’una impropria e non più simmetrica crescita, non più nel beneficio della universale spirale quale altrettanto simmetrica conoscenza, ma nell’oblio dell’oscuro destino d’un perenne dominio scritto nella finalità demoniaca!




Da cui tutti i motivi del corpo nella dovuta istintiva presa di Coscienza, posseduto dal ‘perenne male’ nel calvario della vita tende a correggerne l’impropria crescita. ‘Male’ inteso non solo in senso fisico-psicologico, bensì ‘male’ proprio dell’umana natura, di cui ed altrettanto paradossalmente, l’Indios come l’Eretico (per ogni libro posto all’indice), assommati nella prematura morte mentre aspirano a tutte le rimosse Ragioni in Vita, sancita dall’ambita ed ugual mèta evolutiva, in merito ad ugual negato e più sano progresso posto all’indice della misurata civiltà…

 

La quale ieri come oggi difetta nel premeditato calcolo sancito dalla valore conferito dalla presunta ricchezza, e non certo dalla ‘summa’ del bene e del sapere di cui la Natura ispira protegge ed evolve così come ne cura ogni morbo terreno.

 

Codesta ‘equazione’, o meglio ‘enunciato’ ampiamente esposto, conferma, nella vicenda dell’Hernandez e il prezioso suo Tomo, il difetto di cui l’humano semenza ed essenza del male, peggio di qualsiasi morbo di cui ogni erbario tende a curarne il progressivo peggioramento storico; e del quale, seppure gli impareggiabili sforzi, neppure la filosofia assommata alla scienza - come la teologia - sono riusciti a risolverne la ‘questio’ per ogni secolare disputa.




E seppure agli occhi distratti  di dotti sapienti e ricchi villani -  la storica vicenda di Hernandez può apparire qual preziosa e più ‘invidiata’ Opera rilegata e fornita da buon pretesto per successive affermazioni in merito alla ricavata Conoscenza posta all’Indice evolutivo, per ogni Ramo dello stesso ove la mela mostra l’intera sua bellezza e la serpe la dipinge a dovere; l’ugual Giardino difetta nell’immobile Tempo posto alle strane condizioni di un medesimo Dio ricavato dall’altrui frutto altrettanto proibito, seppur consumato con estremo ingordo appetito; ed in cui la ciclicità ci fornisce conferma, e non più destino (come l’Hagen trascura di rilevare...), della parabola sancita nell’Indice come nel libero arbitrio, di cui ogni Impero preferisce porre, in medesima vigilata Biblioteca prossima ad ugual oblio e comune destino, di chi ha preferito - ed ancor preferisce - un diverso diritto scritto nella perseguitata, ed in ultimo, rimossa Verità, dei comuni medesimi valori di uguaglianza in cui la Natura ne stabilisce la simmetrica evoluzione da cui l’‘humano’ deriva, o almeno dovrebbe.

 

Almeno che non sia partorito da una macchina in difetto di Natura e sano Intelletto!




In Verità e per il vero, la ‘summa’ della conoscenza dedotta dal Giardino divenuto Foresta, da cui ogni preziosa specie catalogata conferita dall’altrettanto ‘summa’ evolutiva di milioni di anni, approdata all’unicità (beneficio per l’intero pianeta) di un intero Ecosistema (naturale e sociale), estinta e regredita in medesimo rogo di cui l’intricata vicenda economica data da una errata interpretazione della simmetrica Storia ne sancisce una differente età evolutiva.

 

Ossia l’Indios qual frutto di in reciproco rapporto (così come ogni Ecosistema fonda la sua caratteristica evolutiva in merito alla vita) con la sua amata divinizzata Natura e il Sacro Quetzal, periranno (e non solo di malsana virulenta malattia) di morte prematura, per divenire schiavi o trofei da circo di una differente età evolutiva scritta e sancita nell’assoluta differenza, regredita seppur conservata nonché enumerata, come eccelsa dotta ambita civiltà.




In eccesso & difetto, d’una malsana Compagnia che nei secoli, inarrestabile, maturerà l’opera d’ogni eletto o votato ‘sovrano’ posto al ramo evolutivo della presunta civiltà, qual araldo della stirpe nel conio della falsa moneta, per condurre all’estinzione come al rogo di ogni viva natura la ‘mela proibita’.

 

Dacché ne deduciamo e prendiamo ‘atto’, circa ogni ruolo attribuibile allo ‘scrivano’, dato che Cortes iniziò in tal modo l’eccelsa sua ed altrui professione coniata nella volontà della ricchezza, confermare i ‘pittografici’ meriti d’una più evoluta - seppur incivile - estinta opera senza scrittura, d’un popolo assommato alla Natura, e non il solo, perito negli esclusivi meriti evolutivi della civiltà  dell’Intelletto conferita tanto dal Verbo come dalla dotta parola, per ogni strumento litico in attesa di torchio & stampa per ogni più solida pianta geografica ben coniata, che non sia compromessa dalla maggiore ricchezza d’ogni frutto proibito alla corte di Lucifero!




E per quanto si affannano ad esiliare questa ed ogni Opera, con lo stesso mezzo conferito dal prezioso torchio e strumento (con il duplice intento evolutivo fine della conoscenza o tortura e tormento della stessa) in cui la stessa civiltà assume il proprio compiaciuto merito ogni volta che si specchia su ugual drammatico e tragico palcoscenico, escludendo o assolvendo, la propria esclusiva responsabilità per ogni difetto (e non solo di fabbricazione) sancito nel regressivo corrotto degenerato stato evolutivo assommato all’‘intellettivo’, circa la corretta interpretazione dell’Intelletto qual sana funzione storica posta al servigio della conoscenza, così come al servizio della civiltà, di cui l’uomo bramando ricchezza ne smarrisce il codice genetico:

 

la cosiddetta prova del ‘9’ ne conferirà l’assoluta certezza dell’immobilità di medesima Storia!

 

Cotal enunciato (alla prova detta) scritto senza offesa alcuna rivolta all’artificioso artifizio di cui ogni uomo aprendone la natura nega il proprio ed altrui stato evolutivo, oltre al clima dell’intero pianeta.




Affermano infatti, un po’ avviliti seppur soddisfatti e compiaciuti (da Bergamo fino a Brescia infatti, non possiamo negare i natali dell’imperatore e del fido suo inquisitore), circa il ‘pil’ sopraggiunto in pieno stato d’incoscienza (giacché l’evaso cerca sempre il proprio stato) circa il grado ottenuto al rogo della nuova scienza ecologica: mutato & cambiato, seppur lo strumento cambierà (definitivamente!) ogni Stato dal Fiume alla Cima (comprensiva e al saldo della Foresta seppur immobile e moribonda ad un polmone d’acciaio), sino alla più elevata nordica cabina con vista, in nome e per conto d’un più elevato Sapere posto in discesa libera, hora e per sempre conquistato al saldo assolutistico d’ugual materia intellettiva, al conio & torchio di medesima moneta.

 

Infatti con ugual merito di storico giudizio (conferito da ogni ‘quotidiano scrivano’ al servigio & soldo dello sterco dell’innominata Compagnia), pongono l’intero sapere all’oblio della conservata prematura morte di cui possiamo goderne il merito della vista iper-connessa.

 

Mentre la Foresta della Compagnia brucia.

 

La prova del ‘9’ conferma la nostra seppur più limitata scienza… 

 

(Giuliano)


[Prosegue con il Capitolo completo]








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