giuliano

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IL TOMO

martedì 21 luglio 2015

COSA E' LA RAGIONE?


















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Cosa è la ragione? (2)














…A questo punto Dirac che, appena venticinquenne, non apprezzava appieno la virtù della tolleranza.
 ‘Non capisco perché mai stiamo a parlare di religione?’, disse….


Infatti…, giacché l’intento è ora quello di superare i motivi di una disquisizione antica, in quanto Dio ci appartiene più o meno come comune denominatore  principio della vita, quindi anche colui che si professa ateo in realtà condivide nel paradosso ‘enunciato’ un proprio Dio del quale nutre timore soggezione e doveroso rispetto in seno alle leggi da Lui stabilite e studiate (anche se poi vengono applicate per fini avversi alla logica di un probabile Creatore o programmatore per attenersi al linguaggio confacente dello scienziato), così, simmetricamente, il credente spesso cade nelle ragioni opposte che motivano il suo credo in disaccordo con i principi del Dio pregato, le infinite guerre negli Orrori ed Errori di avversi fronti tra fede ortodossa ed Eretica dimostrano la veridicità del principio predicato tradito e troppo spesso umiliato, ragioni di un falso Creato così inutilmente pregato.
Una cosa mi sembra importante con tutta l’umiltà di colui che non esprime difficile Parola o Rima circa l’argomento (religioso) motivato, e del quale, come principio ho abdicato ogni mio pensiero senza commento alla letteratura eterno giudice del difficile confronto. Giacché troppi uccisi tormentati cacciati perseguitati torturati… ed al diritto della vita sacrificati in eterne disquisizioni processi confronti guerre e morti su opposti fronti. Ragion per cui l’intento decade quando la crosta su cui poggiamo ogni motivo e confronto brucia Apocalisse senza diritto di Parola al tribunale della Storia, perché l’uomo ateo o religioso con o senza Dio sta distruggendo il ‘Principio’…(al dottor ‘Stranamore’ suggeriamo altro intento che non sia la fine di ogni logica disquisizione al porto della ragione distribuito… per superiore motivo e principio). 
Dalla fisica sono approdato per successione di gradi alla metafisica, cioè da Dirac a Checov, onde per cui ho seguito un criterio logico proprio dello Spirito per svelare i motivi di un ‘credo’ che appartengono indistintamente al codice genetico di ogni individuo, sia esso codificato dal cervello sia esso codificato dal cuore.
La Ragione cosa impone? Quale procedimento logico per svelare i motivi che possono unire giammai dividere intenti con il fine di spiegare scoprire e sempre migliorare la vita, mai nel senso unico cui la materia destina la capacità propria di sovrintendere due principi per propri fini. Il nostro secolo rischia questo paradosso scritto nel collasso di cui il Principio porta alla manifestazione dei ‘perché’, senza i ‘perché’ non potremmo confrontarci su opposte argomentazioni. Senza i ‘perché’ motivati dal grado della probabile virtuale o certa evoluzione, non potremmo domandarci del nostro Sé originario e riflesso. Senza la vita la quale evolve i ‘perché’ dall’alba della ragione non potremmo motivare ogni valida disquisizione, ogni valido motivo, ogni valido principio.
Il nostro secolo si sta avviando verso il baratro pre-figurato di ‘eventi’ ed ‘immagini’ delle quali godiamo disastri scritti (o tacitati) nella Storia, un cancro assente alla democrazia estraneo alla religione e contrario al principio del libero arbitrio, convergente in realtà uniformate e adatte per quella unicità di intenti e pensiero estranei all’uomo ed alla vita, così come disquisita dal teologo quanto dallo scienziato con retto saggio e sano principio. Quel cancro che può chiamarsi ‘dittatura’ palese e non, scritta quale motivo unificatore (vie infinite che corrono fra genti e popoli di cui lo Spirito si nutre in ragione della materia che sazia così come pensano la vita, quando la via, in verità, diversa ed ora più smarrita all’Anima sofferta per questa falsa ‘dottrina’), che di certo livella ogni intento di sana concezione dell’essere scritto nella morale di intenti finalità e principi evoluzionistici propri della vita e di cui ogni ‘forma’ animata e non, indistintamente appartiene.
…E di cui, tanto il razionalista e scettico scienziato quanto il moderno teologo debbono fare saggia e dovuta meditazione disquisizione ed unione di intenti nella ragione dei propri motivi… In quanto la dittatura (palese e non) disconosce  morale e diritto di ogni logica scritta nel libero arbitrio, opponendo motivi e principi i quali pensa crede e rende virtualmente superiori (rispetto ai reali cui evoluti nei secoli dalla Natura formati), così l’economia la quale cresce sul solido humus culturale a lei confacente e congeniale desiderato e agognato del ‘monolitico’ e piatto mare di intenti e principi di rosso o nero vestiti, cieca dinnanzi alle urgenze vitali dell’essere ed appartenere alla vita, oppone tutte quelle logiche di presunte superiori urgenze lussi benefici traguardi ricchezze e via dicendo.
Non possono regnare urgenze quando le risorse vengono meno, o peggio quando l’uomo ne abusa indiscriminatamente. Un sano economista un retto scienziato un saggio teologo, possono convenire che il miglior credito della Terra nei confronti della capacità di saper creare ricchezza del corpo quanto dello Spirito regna nei suoi principi regolatori. Millenari motivi, direbbe lo scienziato quanto il religioso, e di questo convergono ad uguale principio.
E di e su questo, abbiamo ancora tanto da imparare studiare e pregare!

(Nella visione economica convenzionale, il consumo rappresenta la via al benessere umano. Più si ha e più si è considerati ricchi. Si ritiene che al crescere dei consumi corrisponda un miglioramento del benessere. Questo punto di vista riesce a spiegare molto bene il motivo per cui il perseguimento del maggior prodotto interno lordo (‘pil’) sia diventato uno degli obiettivi politici fondamentali di quasi tutti i paesi.
Un ‘pil’ in aumento simboleggia un’economia robusta e fiorente, più potere di spesa, vite più ricche e soddisfacenti, più sicurezza familiare, scelta più ampia e maggiore spesa pubblica. I mercati finanziari si rallegrano per l’ascesa dell’ ‘uccello d'oro’ dell’India e la sua classe di consumatori; e la robusta economia cinese ha portato a un senso di ottimismo nel mercato ugualmente straordinario. Però, l’economia è rimasta quasi intenzionalmente silenziosa sul fatto che la gente apprezzi o meno determinati beni e servizi. 
Il modello ‘utilitaristico’ è diventato così popolare che gran parte dei libri di testo di economia quasi non parlano delle sue origini e men che meno mettono in discussione la sua veridicità. Tutto quello che gli economisti sanno dire a  proposito dei desideri delle persone deriva da ciò che deducono dai comportamenti di spesa. Se la domanda per una particolare automobile, elettrodomestico o strumento elettronico è alta, sembra chiaro che i consumatori, in generale, preferiscono quella marca anziché un’altra.
I motivi dietro a tale scelta rimangono oscuri all’economia. 
Fortunatamente, altre aree di ricerca, quali la psicologia del consumo, il marketing, e la ricerca motivazionale, hanno sviluppato un bagaglio di conoscenza decisamente più ampio. Questa ‘scienza del desiderio’ si è occupata principalmente di aiutare i produttori, dettaglianti, venditori e pubblicitari a progettare e vendere prodotti che i consumatori compreranno. Una minima parte della ricerca si preoccupa esplicitamente dell’impatto sociale e....















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