CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

mercoledì 15 luglio 2015

COSA E' LA RELIGIONE? (3)







































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...Terra e del cielo vengono unite: il dito di Dio sana attraverso il dito di uno scheletro.
I misteri sono la grande via che gli Dèi, nella loro misericordia, hanno concesso agli uomini per purificarsi e risalire.
.....Queste sono diatribe, opposizioni, riflessi della grande confusione del nostro tempo. Non di questo voglio scrivere…. Avremo occasione di confrontare le nostre ragioni.
(Luca Desiato, Giuliano l'Apostata)

Un vescovo anziano si alzò in piedi…
Indossava l'umile tunica di un sant’uomo, e non le ricche vesti di un principe.
‘Esiste un solo Dio. Uno solo, dall'inizio dei tempi’.
‘Sono d'accordo. E può assumere tutte le forme che vuole, perché è onnipotente’.
‘L'unico Dio ha una sola forma’.
La voce del vecchio, per quanto esile era ferma.
‘E quest’unico Dio non si è forse rivelato nel libro sacro degli ebrei?’.
‘Sì, Augusto. Ed è sempre Dio’.
‘E Mosè non ha forse detto, nel libro che si chiama Deuteronomio: “Nulla aggiungerai alla mia parola, e nulla toglierai?”. E non ha maledetto chi trasgredisce la legge che Dio gli ha dato?
Ci fu una pausa…
I vescovi erano scaltri e capivano bene che gli stavo tendendo una trappola: ma erano costretti a seguire il libro sacro, perché non c’è nulla di ambiguo, in quel passo.
‘Tutto ciò che ha detto Mosè, come tu stesso affermi, non solo è vero, ma eterno’.
‘Allora’, dissi facendo scattare la trappola…
‘Perché modificate la legge a vostro piacimento? Avete tradito in mille modi non solo Mosè, ma anche il Nazzareno, dal giorno in cui l’eretico Paolo di Tarso ha detto:  “Cristo è la fine della legge!” Voi non siete né ebrei, né galilei, ma semplici opportunisti…’.
A quel punto scoppiò l'uragano…
I vescovi balzarono in piedi gridando frasi dei testi sacri, insulti, minacce. Per un momento pensai che avessero intenzione di aggredirmi lì sul trono, ma per quanto furibondi, si mantennero nei limiti. Mi alzai e mi diressi verso la porta in fondo alla sala, ignorato dai vescovi, che adesso si insultavano a vicenda, oltre a insultare me. Stavo per uscire dalla sala, quando l'anziano vescovo che mi aveva sfidato d'improvviso mi sbarrò il passo.
Era Maris di Calcedonia…
Non ho mai visto tanto rancore sul viso di un uomo.
‘Sei maledetto!’.
Per poco non mi sputò in faccia. Il tribuno delle guardie scolari sguainò la spada, ma io feci cenno di tenersi lontano.
‘Forse da te, ma non da Dio’. Risposi in tono mansueto, quasi come un galileo.
‘APOSTATA !’, mi gridò in faccia. Sorrisi.
‘Non io. Tu. Io adoro gli stessi Dèi che gli uomini hanno adorato fin dall'inizio del mondo’.
‘Sei tu che hai abbandonato non solo la filosofia, ma Dio stesso’.
‘Brucerai all'inferno!’.
‘Attento, vecchio, sei tu quello in pericolo. E tutti voi. Non pensare che tutte le generazioni che si sono succedute dalla morte del Nazareno contino più di un istante, nell’eternità. Il passato non cessa di esistere solo perché voi vi ostinate a ignorarlo. Hai scelto la divisione, la crudeltà,  la superstizione. Ebbene, ho intenzione di fermare questa malattia, di recidere il tumore, di rafforzare lo Stato...
Ora fatti da parte, amico, e lasciami passare’.
(G. Vidal, Giuliano)

In campagna continuò a condurre la stessa vita nervosa e irrequieta come in città…
Leggeva e scriveva molto, studiava la lingua italiana e, passeggiando, pensava con piacere che ben presto si sarebbe rimesso al lavoro.
Dormiva così poco che tutti se ne meravigliavano; se per caso si assopiva di giorno per una mezz’ora, poi non dormiva più la notte e dopo la notte insonne, come se nulla fosse, si sentiva vispo e allegro.
Parlava molto, beveva vino e fumava sigari cari.
Dai Pesockij venivano spesso, quasi ogni giorno, signorine del vicinato che insieme con Tanja suonavano il pianoforte e cantavano; a volte ci veniva un giovanotto, un vicino che suonava bene il violino. Kovrin ascoltava la musica e il canto con avidità e ciò lo estenuava, cosa che si esprimeva fisicamente col fatto che gli si chiudevano gli occhi e il capo gli si piegava da un lato.
Una volta dopo il tè della sera era seduto sul balcone e leggeva. Nel salotto intanto Tanja, che era soprano, una delle signorine, che era contralto, e il giovanotto stavano studiando sul violino la nota serenata di Braga. Kovrin tendeva l’orecchio alle parole - che erano russe - e in nessun modo ne poteva capire il senso. Infine, lasciato il libro e prestato ascolto con attenzione, capì: una fanciulla dall’immaginazione malata udiva di notte nel giardino certi suoni misteriosi, belli e strani a tal punto da dover riconoscere in essi una sacra armonia che per noi mortali, è incomprensibile e perciò se ne vola indietro nei cieli.
A Kovrin cominciarono a chiudersi gli occhi…
Egli si alzò e, colto da spossatezza, fece un giro per il salotto, poi per la sala. Quando il canto si interrompe, prese Tanja a braccetto e uscì con lei sul balcone.
‘Fin da stamattina mi tiene occupato una leggenda’, disse…
‘Non ricordo dove l’abbia letta o udita, ma è una certa leggenda strana, priva di senso comune. A cominciare dal fatto che non si distingue per chiarezza…: 
Mille anni or sono un certo monaco vestito di nero andava per il deserto, non so dove nella Siria o nell’Arabia... Distante alcune miglia dal luogo dov’egli camminava, alcuni pescatori videro un altro monaco nero che avanzava lentamente sulla superficie di un lago. Questo secondo monaco era un miraggio. Adesso dimenticate tutte le leggi dell'ottica, che la leggenda, a quanto pare, non riconosce, e ascoltate il seguito… Dal miraggio risultò un altro miraggio, poi dal secondo un terzo, talché l'immagine del monaco nero cominciò a riflettere senza fine da uno strato dell’atmosfera in un altro. Lo vedevano ora in Africa, ora in Spagna, ora nell’India, ora nell’estremo Nord. Infine egli uscì dai limiti dell’atmosfera terrestre e adesso va errando per tutto l’universo, senza mai incontrare in nessun modo le condizioni nelle quali potrebbe svanire. Forse lo vedono....















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