giuliano

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IL TOMO

domenica 12 luglio 2015

COSA E' LA RELIGIONE?


















Prosegue in:

Cosa è la religione (2)













…A questo punto Dirac che, appena venticinquenne, non apprezzava appieno la virtù della tolleranza.
 ‘Non capisco perché mai stiamo a parlare di religione?’, disse.
 ‘Se siamo onesti, e in quanto scienziati l’onestà è un nostro preciso dovere, non si potrà fare a meno di ammettere che qualsiasi religione è una congerie di asserzioni false, prive di ogni fondamento reale. L’idea stessa di Dio è un prodotto dell'immaginazione dell'uomo. Capisco perfettamente che l’uomo primitivo, più esposto alle incontrollabili forze della natura, abbia personificato queste forze mosso dalla paura. Ma oggi sappiamo di più sull’universo, e non abbiamo più bisogno di questi espedienti.
Vi assicuro che non riesco a capire in cosa può esserci utile postulare l’esistenza di una divinità onnipotente; capisco che un postulato del genere non porta ad altro che a sterili interrogativi: perché Dio permette l’esistenza del male e del dolore, o lo sfruttamento dei poveri da parte dei ricchi, o altri mali che Egli avrebbe potuto facilmente evitare?
Se oggi esiste ancora un insegnamento religioso, sappiamo benissimo che ciò avviene non perché la religione ci convinca, ma per tenere tranquille le classi subalterne. E’ più facile governare dei sudditi disarmati e pacifici ed ignoranti, piuttosto che individui insoddisfatti che protestano; ed è più facile sfruttarli, anche. E’ già stato detto: la religione è come l’oppio: i popoli si cullano con sogni visionari dimenticando le ingiustizie e lo sfruttamento reali. Di qui l’alleanza tra le due grandi forze politiche dello stato e della Chiesa. Entrambe trovano comoda l’illusione che un Dio buono ricompensi, se non in questo mondo, nell’altro, coloro che non si sono levati contro l’ingiustizia ma che si sono sottomessi docilmente e magari con gratitudine ai doveri che vengono loro imposti. E questo è il motivo per cui dire onestamente e francamente che Dio è solo una creazione dell’immaginazione è considerato il più nero di tutti i peccati mortali’.

 ‘Non si può giudicare la religione, come tu fai, solo in base alla strumentalizzazione politica che ne viene fatta’, obiettai.
‘Questo perché ogni cosa in questo mondo è suscettibile di strumentalizzazione: anche l’ideologia comunista di cui poco fa ti sei fatto portatore. Tieni presente che sempre esisteranno le società degli uomini, e che deve per forza esistere una lingua comune in cui parlare della vita e della morte, e della più ampia cornice in cui si svolge il nostro esistere. Questa ricerca di una lingua comune ha portato, nella storia, all’elaborazione di forme spirituali dotate necessariamente di grande forza di persuasione: come altrimenti avrebbero potuto tanti uomini vivere con esse e per esse durante tanti secoli? 
Non si può liquidare sommariamente la religione sulla base di considerazioni come le tue. Ma forse tu sei così critico perchè senti il bisogno di un’altra e nuova religione in cui non si dia l’idea di un Dio personale’.

 ‘Io non apprezzo nessun mito religioso’, rispose Dirac, ‘se non altro perché si contraddicono l’un l’altro. Sono nato in Europa e non in Asia solo per caso: non vedo perché ciò dovrebbe costituire un criterio di giudizio per stabilire che cosa è vero o in che cosa dovrei credere. Io posso credere solo in ciò che è vero. E in quanto al retto comportamento, posso giungere a stabilirlo per mezzo della ragione soltanto in base alla situazione in cui mi trovo: poiché vivo in società come altri, devo attribuire a questi stessi diritti che reclamo per me.
Cerco di essere equo: non mi si può chiedere altro.
E le chiacchiere sulla volontà di Dio, sul peccato e sul pentimento, su un mondo oltre questo verso il quale dobbiamo tendere, ad altro non servono che a nascondere questa nuda verità. Credere in Dio c’incoraggia a pensare che Dio vuole che noi ci sottomettiamo a una forza superiore: idea utilissima per mantenere certe strutture sociali che magari hanno avuto senso in passato, ma che certo non hanno più posto nel mondo moderno. Trovo inaccettabili tutti questi discorsi sulla cornice più ampia e compagnia bella.
La vita, in fondo, è come la scienza: vivere significa incontrare difficoltà e cercare di superarle. E le difficoltà si vincono solo una alla volta: la tua cornice più ampia non è che una sovrastruttura mentale aggiunta a posteriori’.

Qualche tempo dopo, credo a Copenaghen, parlai di questo con Bohr. Egli prese immediatamente le difese di Dirac.
 ‘Trovo degno di lode’, disse, ‘che Paul si sia battuto senza compromessi per difendere tutto ciò che si può esprimere con linguaggio chiaro e logico.
Egli è convinto che ciò che si può esprimere, si può esprimere con chiarezza: o, per dirla con Wittgenstein, che - su ciò di cui non si può parlare si deve tacere -. 
Dovresti vedere i manoscritti che mi invia Dirac: la grafia è così chiara, l'assenza di correzioni così assoluta, che solo il guardarli è fonte di piacere estetico. Se suggerisco l’opportunità di cambiamenti anche minimi....













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