giuliano

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IL TOMO

lunedì 18 gennaio 2021

EGOCENTRISMO... (13)

 










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Appunti di Ecosofia (16)


& Riflessioni Filosofiche (17/8)








La storia della Filosofia ci mostra soprattutto gli sforzi di riflessione continuamente rinnovati che lavorano per attenuare le difficoltà, per risolvere le contraddizioni, per misurare con crescente approssimazione una realtà incommensurabile con il nostro Pensiero.

 

Ma di tanto in tanto si conferma un’Anima che sembra trionfare su queste complicazioni con la forza della semplicità, l’anima dell’artista o del poeta, tenendosi vicina alla sua origine, riconciliandosi con un’armonia sentita dal cuore termini forse inconciliabili dall’intelligenza.

 

Il linguaggio che parla, quando prende in prestito la voce della Filosofia, non è compreso allo stesso modo da tutti. Alcuni pensano che sia vago, e così è in ciò che esprime. Altri lo sentono preciso, perché sperimentano tutto ciò che suggerisce. A molte orecchie porta solo l’eco di un passato svanito…

 

(H. Bergson)




  (1) Il sistema economico, cioè il processo produrre-vendere-consumare, si può ricondurre ad un unico parametro: il denaro. Il sottosistema economico non può integrarsi in un sistema complesso come la Biosfera, in stato stazionario e con un gran numero di variabili. La crescita economica in sostanza impedisce l’omeostasi della Biosfera, che perde la sua capacità di mantenersi in condizioni vitali.

 

In un sistema vivente questo significa la morte. A maggior ragione, se pensiamo che il sistema economico debba essere in crescita continua, la fine è sicura.

 

Un sistema economico in crescita permanente può essere solo un breve transitorio, un fenomeno patologico della Biosfera che conduce ad un punto di collasso. Questa è una posizione ottimistica: il vero pessimismo è pensare che la crescita continui per lungo tempo, perché questo significherebbe un mondo terribilmente degradato.

 

L’uomo non evita mai le catastrofi, ne guarisce: speriamo che sia vero.





(2) L’Ecosofia T é la personale risposta di Naess alla crisi ecologica globale (dovuta al costante dominio e globale applicazione circa una errata interpretazione economica, scritta nel binomio crescita rivoluzione industriale, nell’esercizio delle sue ed altrui funzioni applicate…). Essa muove dalla constatazione di un negativo che ancor prima di essere materiale, ambientale, è esistenziale.

 

L’inquinamento, la distruzione della biodiversità, lo sfruttamento delle risorse sono motivazioni superficiali, accettabili ad un primo livello di comunicazione del problema, ma essenzialmente antropocentriche, cioè incentrata sull’uomo, mentre alla Natura viene conferito un significato solamente strumentale, ossia in termini di uso e abuso da parte dell’essere umano.

 

L’essenza dell’ecologia profonda, o ecosofia, consiste invece nel porsi domande più radicali, laddove l’aggettivo radicale indica esattamente l’atto, o meglio l’attività, di interrogarsi circa il perché della crisi ecologica. L’ecosofia supera il livello scientifico fattuale per approdare a quello del perché si sia prodotto un certo stato di cose. L’ecosofia si presenta, dunque, come una forma di saggezza, di visione profonda, la quale muove dalla gravità della situazione (ambientale ed esistenziale), proiettando la domanda di cambiamento.

 

L’ecosofia supera il livello cosiddetto scientifico fattuale per approdare al livello del Sé dove Sé sta per totalità organica e della saggezza della Terra. L’intuizione di fondo è, allora, quella di una visione completa o totale del mondo e delle cose. La consapevolezza ecosofica suprema consiste nell’idea che non possiamo operare alcuna scissione ontologica netta nel campo dell’esistenza, si tratta della consapevolezza di una relazionalità intrinseca di ciascun ente nei confronti di ogni altro, la quale viene formulata per la prima volta da Naess nell’articolo del 1973 attraverso l’immagine del campo relazionale totale…

 

Le scienze naturali (lo abbiamo già letto con ugual concetto espresso dal Guenon), attraverso il loro modello oggettivo di realtà, ci offrono solamente dei punti di riferimento comuni (come nel caso della fisica le coordinate di spazio e tempo) ma questi punti non sono luoghi reali, non esistono come realtà fisiche. Essi creano una struttura pura o astratta, nel senso di priva di un contenuto materiale o di altro tipo.

 

La struttura appartiene alla realtà, nel senso che ci serve per interpretare la realtà e orientarci in essa, ma non è la realtà. Bisogna allora, secondo Naess, modificare la nostra percezione della realtà, distinguendo tra strutture astratte, o entia rationis, ovvero tutti quei concetti e parametri, scientifici o meno, che utilizziamo per organizzare la realtà, e contenuti concreti, la nostra reale esperienza spontanea del mondo. Bisogna ritornare al mondo in cui viviamo, al concreto mondo della vita.




 (3) Seguendo talune scuole di pensiero, ci troviamo in un mondo con entità mentali, senza alcun confine preciso, di cui gli umani sono solo componenti: quindi l’Etica deve riguardare tutta la Natura. Questa idea è presente in molte filosofie di origine indiana (Buddhismo e Jainismo), dove l’etica riguarda non soltanto gli umani, ma anche gli altri esseri e le entità naturali.

 

L’emergenza di fenomeni mentali rende un sistema complesso degno di considerazione etica.

 

Gli altri viventi, una foresta, una palude, un termitaio, una specie sono entità dotate di mente: partendo da un altro approccio, già lo psichiatra junghiano James Hillmann (Autore, fra molti altri libri, di Politica della bellezza e Il piacere di pensare) parlava della nostra immersione nell’Anima del mondo.

 

L’etica richiede una sorta di empatia verso tutte le entità naturali.

 

È evidente che si può parlare di mente associata al sistema totale, ovvero a tutta la Biosfera: abbiamo così ritrovato l’idea di Gaia già teorizzata da altri scienziati (Lovelock, Margulis, Sheldrake). È chiaro che ci siamo portati su posizioni ben lontane dall’idea tradizionale dell’uomo che studia dall’esterno e manipola a suo piacimento un mondo fatto di materia-energia.

 

La distinzione fra mondo energetico-materiale, al servizio della nostra specie, e mondo mentale-psichico-spirituale, che un tempo era considerato - nella cultura occidentale - come esclusiva umana, si è dissolta. Qui siamo molto lontani anche dall’idea che la mente sia soltanto ‘il prodotto’ di un sistema nervoso centrale.

 

…E Gregory ammise che la Mente associata al Sistema Totale era molto simile all’idea di un Dio immanente (da un libro di Fritjof Capra).


(Prosegue...)







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