CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

sabato 16 gennaio 2021

LEGATI BENE ALLA CORDA CHE... (9)

 










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Facciamo quattro 'passi' assieme... (10)


& Con breve Lettera... (11)


 






Considerazioni storiche, meritano urgenza, nel momento in cui la Democrazia avversata non più da condizioni o visioni diverse circa la sua interpretazione, cioè una condizione della realtà democratica se pur conservatrice, ma aggredita dal nuovo vecchio populismo di sicuro e più che certo marchio fascista (di matrice nazista, né più né meno del suprematismo bianco d’America) che vuole affermare, o vorrebbe, oltre la natura della propria ignoranza, anche i vecchi schemi di una o più storie che tale natura impongono consolidando una falsa presa di coscienza in merito al corso della Storia e l’Evoluzione che meglio la caratterizza.

 

Mi duole vedere in taluni luoghi la rinascita di un certo indebito suprematismo, ma nella sostanza dei fatti tale condizione, ampiamente rimossa, eppure prevale a dispetto di tutta una Storia democratica presa in ostaggio da taluni politici, i quali oltre ad essere pericolosi all’interno della propria comunità rischiano di divenirlo anche all’esterno, esportando il proprio, o peggio, altrui  ‘delirio’, fuori dai confini, fuori dalla Storia, fuori da ogni condizione di umana coscienza ove un nuovo democratico insediamento sta lottando contro la genesi di una storia altrettanto delirante, nella giusta pretesa di quanto votato, ma oltremodo nella certezza di poter cambiare ‘democraticamente’ e non certo prendendo in ostaggio un Parlamento per consolidare idee di puro marchio fascista. Il peggior fascismo. La peggiore calunnia. Il peggiore Pensiero (fra l’altro incapace anche di pensare) adottato a discredito di ogni Verità negli anni, o non solo in questi ultimi anni, ove taluni buffoni, altrettanto conformi al populismo non sono stati in grado di prevedere…

 

Mi auguro che più che la Democrazia, la Ragione prevalga nel cuore e non solo degli italiani, così da non vedere o assistere a deliranti teatri e con loro malsani ambienti sociali colmi di odio e razzismo infangare un ben elevato Principio…

 

Facciamo una breve genesi dei contenuti a cui aspira una certa Italia padana suprematista…




I primi segnali arrivano lo stesso 15 dicembre 2013, quando Salvini viene formalmente incoronato segretario federale del Carroccio al Lingotto di Torino.

 

Lì, tra gli ospiti stranieri, spiccano Viktor Zubarev, esponente del partito putiniano Russia unita, e Alexey Komov, presidente onorario dell’Associazione Lombardia Russia. Entrambi sono stati portati da Gianluca Savoini, che oltre alla delega ai rapporti con la Russia ottiene anche la nomina a portavoce del segretario. Il discorso fatto quel giorno in jeans e camicia bianca dal più giovane leader della storia della Lega non trasmette speranza o coraggio.

 

No, ai militanti depressi da anni di crisi, impicci e imbarazzi, Salvini fa un’incitazione alla guerra. E ai nemici – sia interni sia esterni – manda un chiaro monito. In un crescendo di retorica emotivaggressiva Salvini spara

 

‘contro il boia di Bruxelles e di Roma’,

 

definendo la moneta unica

 

‘un crimine contro la nostra umanità’.




Poi arrivano anche le minacce di olio di ricino per i nemici. Nei confronti di quelli interni sono appena velate:

 

‘D’ora in avanti non ci deve essere una virgola interna fuori posto, perché scatterà il momento delle elezioni europee e nelle sedi non deve volare una mosca’.

 

Ai nemici politici esterni arrivano minacce esplicite:

 

La Lega non la ferma nessuno. I nostri nemici comincino ad avere paura. […] Chi attacca la Lega, chi attacca il Nord, deve cominciare ad avere paura’.

 

Ovviamente c’è anche l’attacco ai media:

 

‘Dal prossimo appuntamento in avanti, senza voler fare liste – e lo dico da collega giornalista – chi […] dimostra obiettività e correttezza morale e professionale entra al Congresso della Lega, gli altri possono uscirsene a calci in culo. Perché di pennivendoli speculatori non abbiamo bisogno. Andate a fare i giornalisti da un’altra parte. […] Oggi facciamo le persone educate. Dalla prossima volta FUORI. […] Dico da giornalista, con tutto il rispetto per i giornalisti che fanno il loro lavoro: “Ci avete rotto i coglioni… Ci avete ufficialmente rotto i coglioni” ’.




È il primo assaggio. In perfetto stile… diciannovista.

 

Nei corsi di formazione dei nuovi quadri leghisti, nelle aule dei convegni, nelle pagine delle pubblicazioni amiche (non solo quindi quelle padane, anche di quotidiani come Libero e il Giornale) e in tutte le trasmissioni radiotelevisive, sotto l’attenta direzione di Gianluca Savoini, si diffonde lo stesso messaggio di matrice postnazista:

 

occorre superare la dicotomia fascismo-antifascismo.

 

 Messaggio alla cui diffusione s’impegna Salvini in prima persona.

 

Come in questo scambio con Corrado Formigli a Piazzapulita.

 

‘Non credo che lei abbia niente a che fare con i fascisti, anzi penso che lei sia antifascista, giusto?’

 

…dice Formigli.

 

Salvini, come paralizzato, non risponde.

 

Formigli insiste:

 

‘È antifascista lei?’.




E Salvini:

 

‘Io sono antirazzista’.

 

Formigli incalza:

 

‘No, mi dica se è antifascista’.

 

E lui:

 

‘Io sono antirazzista, e fascisti e comunisti’…

 

Il conduttore non cede:

 

‘No, no… non faccia il furbo con me. Lei è antifascista, oppure no?’.

 

‘Il fascismo e il comunismo li studio sui libri di storia’.

 

‘Questa non è una risposta. Lei mi deve rispondere se è antifascista. Lei lo sa che Bossi diceva di essere antifascista’.

 

‘Io sono contro tutte le persone che non rispettano il prossimo’(!!??).




Poi aggiunge:

 

‘I ragazzi di CasaPound sono venuti a manifestare a Milano e non hanno lasciato un mozzicone di sigaretta… Per quanto mi riguarda, discutere nell’ottobre del 2014 di fascismo e comunismo significa guardare al passato.[…] Ragionare di destra o sinistra, di fascismo e comunismo mi sembra antistorico’.

 

Non è invece antistorico cogliere l’occasione dell’anniversario della nascita di Mussolini per fare, proprio dalla Romagna, terra natale del Duce, un bel tweet che ne ripete una delle massime più amate:

 

‘tanti nemici, tanto onore’.


 

Non è antistorico chiedere l’abolizione delle leggi che puniscono revanscismo fascista, razzismo, xenofobia e antisemitismo, che Salvini definisce

 

‘leggi liberticide’.

 

Né è antistorico fare l’occhiolino a chi si autodefinisce

 

‘fascista del terzo millennio’.

 

Da un palco qualcuno lo sostiene…

 

‘E il terzo punto, per noi fondamentale: prima gli italiani! Gli italiani prima degli altri! Prima di tutti! Per cui oggi nasce un grande fronte politico che vede come leader Matteo Salvini. […] Non ce ne sono altri oggi di leader in Italia. Noi lo riconosciamo. E vogliamo sostenerlo con tutta la forza possibile. Per cui, Matteo, vai avanti così, con questo coraggio, e sono sicuro che uniti noi arriveremo presto alla vittoria. Alla vittoria!’

 

Come disse il leader Benito da un altro palco romano:

 

‘La parola d’ordine è una sola. Categorica e impegnativa per tutti: vincere! E vinceremo’.




Il progetto è semplice. E per nulla diverso da quello che aveva funzionato negli anni Venti e Trenta.

 

 Seminare diffidenza, alimentare ansia e paura e gettare benzina sui fuochi xenofobi di un paese che non cresce né economicamente né demograficamente e si sente minacciato da concorrenti, avversari e nemici esterni. È evidente che Salvini intende adottare lo stile retorico postnazista.

 

Violento e complottista.

 

Gli attacchi alle istituzioni europee nei suoi discorsi, tweet o post ne sono la prima riprova. 18 gennaio 2015 L’Europa è una gabbia da cui liberarsi il prima possibile, ridiscutendo tutti i trattati, tornando ad avere il controllo della moneta e se serve uscendone. Renzi è una pedina di quest’Europa. 25 febbraio 2015 Renzi è il servo sciocco di qualcuno che non ha nome e cognome, che da Bruxelles vuole controllare la vita di ciascuno di noi. […] A me non piace il pensiero unico. L’Europa ci sta preparando al pensiero unico.




Nell’elenco dei nemici, due sono le categorie più funzionali e a portata di mano: il musulmano/terrorista e l’uomo nero.

 

Ma nella cultura del terzo millennio razzismo e antislamismo non possono essere troppo espliciti. Devono essere in qualche modo mascherati ed espressi con eufemismi più o meno convincenti. Nessuna pretesa di superiorità religiosa o razziale. Si rovescia il tavolo: l’enfasi è sulla protezione della propria comunità, vittima della prevaricazione altrui.

 

Gli italiani sono minacciati, non minacciano.

 

L’ondata migratoria viene definita invasione, quindi un atto di guerra. Gli invasori vengono ritratti come parassiti, oltre che brutti, cattivi e primitivi (quando non animaleschi). Ma lo si fa nel nome della difesa dai soprusi altrui. Oppure dagli inganni perpetrati da false vittime. Davanti al popolo leghista, con a fianco Mario Borghezio e Claudio D’Amico, Salvini parla di ‘finti profughi che fanno domanda d’asilo e per ringraziarci, a tempo perso, spacciano, stuprano, o scippano’. Le sue dirette su Facebook sono degne del canale YouTube del Ku Klux Klan.  


(Prosegue...)







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