giuliano

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IL TOMO

martedì 6 aprile 2021

AMIAMO IL PIANETA

 










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Circa esempi di stabilità  &  Migrazioni 








Quando Buddha nacque, sua madre si reggeva a un albero. Raggiunse l’illuminazione mentre era sotto un albero e morì circondato dagli alberi. Se tornasse nel nostro mondo, quindi, è certo che si unirebbe a uno dei movimenti politici che si battono per la tutela dell’ambiente.

 

La cultura ambientale deve diventare una delle nostre priorità. Siamo tutti testimoni della distruzione del nostro ecosistema e di una drastica riduzione della biodiversità.

 

La consapevolezza non è sufficiente, dobbiamo trovare il modo di introdurre concretamente il cambiamento. Mi rivolgo alla generazione più giovane: siate ribelli della tutela climatica e della giustizia ambientale, perché si tratta del vostro futuro.




Uno degli sviluppi più positivi dei nostri tempi è la crescente consapevolezza dell’importanza della natura.

 

I sette miliardi di persone sulla Terra devono imparare a vivere insieme. I tempi in cui si poteva pensare ‘la mia patria’, ‘il mio popolo’, ‘noi e gli altri’ sono finiti. Dobbiamo tutti imparare a collaborare per il benessere collettivo dell’umanità.

 

Siamo esseri sociali, apparteniamo alla società fin dalla nascita. Per questo dobbiamo riconoscere che il nostro futuro dipende da quello degli altri, e viceversa. Il nostro mondo si fonda su una serie di dipendenze reciproche, sia per quanto riguarda l’economia sia per problemi come il cambiamento climatico, che ci coinvolge tutti.




Un problema locale ha anche significato globale dal momento stesso in cui si presenta. Il cambiamento climatico è un problema che riguarda l’umanità intera.

 

Gli stati insulari – le Figi, le isole Marshall, le Maldive, le Bahamas – hanno dimostrato che un’azione comune porta risultati. L’accordo di Parigi del 2015, firmato da 196 paesi, è motivo di speranza. Se ci facciamo guidare da un sincero sentimento di responsabilità universale, il nostro rapporto con l’ambiente e con il prossimo diventerà più equilibrato. Considerare l’umanità come un tutt’uno è la chiave della nostra sopravvivenza.




 Ho ottantaquattro anni e ho vissuto in prima persona molte rivoluzioni del Ventesimo secolo. La distruzione e il terrore della guerra, ma anche un mondo che non conosceva i danni ambientali. La generazione più giovane, che erediterà questo pianeta, ha la capacità e la possibilità di agire per creare un mondo più compassionevole. Li invito a fare del Ventunesimo un secolo di dialogo ed empatia per tutti gli abitanti della Terra.

 

La distruzione delle nostre risorse naturali nasce dall’ignoranza, dall’avidità e dalla mancanza di cura per la vita sulla Terra.

 

È nostro dovere comune salvare l’ambiente dal cambiamento climatico. Dobbiamo trovare il modo di uscire dal vicolo cieco in cui ci troviamo, cercando un equilibrio tra libertà e responsabilità.




 Abbiamo bisogno di una rivoluzione della compassione, che dipende dal calore, dalla comprensione della coesione dell’umanità, dalla preoccupazione per il benessere degli altri e dal rispetto per i loro diritti.

 

L’intera famiglia umana deve riunirsi in una comunità sostenibile, globale ed ecologica, che collabora e si prende cura della nostra casa. Mi auguro, e prego perché accada, che avremo maggiore cura della Terra, tutti insieme.

 

Dalai Lama, Dharamsala, India, 10 dicembre 2019, Giornata Internazionale dei Diritti Umani.




 Nel corso dei miei numerosi viaggi in diversi paesi del mondo sono stato testimone tanto della gioia quanto del dolore degli uomini. Anche se la nostra epoca può vantare tanti progressi di scienza e tecnologia, per esempio per quel che riguarda la costruzione degli edifici, questi hanno influito notevolmente sull’equilibrio ecologico del nostro ambiente, il fondamento di tutta la vita sulla Terra.

 

In passato i tibetani conducevano una vita felice nel paese delle nevi perenni, in armonia con la natura e senza conoscere i danni dell’inquinamento ambientale. Oggi il mondo intero, compreso il Tibet, viene raggiunto dalla portata della distruzione ecologica. Sono fortemente convinto che, se non ci impegniamo tutti a riflettere sulle conseguenze a breve e a lungo termine della situazione attuale e non ci prendiamo le nostre responsabilità, il nostro mondo rischia di andare incontro a un collasso sempre più inevitabile.

 

Con i versi che seguono esprimo un mio bisogno profondo e invito tutti gli uomini a fare di più per rallentare il decadimento del nostro mondo e delle creature che lo abitano e per ristabilire l’ecosistema.

 

Io, buddista Bhikshu Tenzin Gyatso e XIV Dalai Lama, ho scritto questi versi di mio pugno. Sono stati pubblicati nell’anno 2537 del calendario buddista, corrispondente alla data del 2 ottobre 1993 del calendario occidentale, per l’inaugurazione di una statua di Buddha per il popolo indiano in occasione della Conferenza Internazionale per la Responsabilità Ecologica a Delhi.




L’albero che protegge – pensieri di un monaco buddista sulla nostra responsabilità ecologica

 

                               1

 

O incomparabile Ikshvaku, che riconosci l’onnipresente interrelazione tra l’ambiente, gli esseri viventi, il ciclo dell’esistenza, il nirvana, l’animato e l’inanimato e la comunichi al mondo con affetto e compassione, ti preghiamo di concederci il meglio.

 

                               2

 

O essere divino, che porti il nome di Avalokiteshvara e sei l’incarnazione dell’immenso affetto di tutti i Buddha, ispiraci a sviluppare il nostro intelletto e a vedere la realtà.

 

                               3

 

A causa dell’egoismo radicato in noi dall’inizio dei tempi ed estremamente ostinato, contaminiamo e inquiniamo l’ambiente creato dalle azioni collettive di tutti gli esseri senzienti.

 

                               4

 

I nostri mari e i nostri laghi hanno perso la loro purezza e freschezza, sostanze tossiche inquinano l’atmosfera, il baldacchino naturale della sfera celeste si sta strappando, e malattie finora sconosciute tormentano l’umanità.

 

                               5

 

Splendide montagne di neve che esistono da sempre diminuiscono in altezza e si sciolgono. I mari perdono l’equilibrio e inghiottono intere isole.

 

                               6

 

I pericoli di fuoco, acqua e vento non conoscono limiti: il caldo torrido fa appassire foreste rigogliose, gli oceani diventano meno vivi e le aree disboscate rendono possibili tempeste senza precedenti.

 

                               7

 

Sebbene l’umanità non manchi di ricchezza, non può permettersi di respirare aria pulita. Pioggia e fiumi perdono il loro potere purificante e diventano fluidi impoveriti.

 

                               8

 

Afflitti da varie malattie, gli abitanti di questo pianeta vivono sulla terraferma e in acqua esposti a sofferenze fisiche di ogni genere. La loro mente è sopraffatta da indolenza, tristezza e confusione, il benessere di corpo e mente è diventato raro.

 

                               9

 

Gli inquinanti artificiali vengono utilizzati in eccesso. Sull’onda della ricerca di facili profitti, vaste foreste vengono abbattute, riducendo la fertilità del suolo.

 

                               10

 

Il fatto che il mondo esterno e l’interiorità dell’essere umano siano legati da un’interazione reciproca è spiegato nelle scritture del Tantra, della medicina e dell’astrologia e confermato dalla nostra esperienza odierna.

 

                               11

 

La Terra fu testimone quando il Buddha parlò con la voce della verità: ‘La casa di tutti gli esseri viventi è la Terra, è equilibrata e imparziale nei confronti dei vivi e dei non viventi’.

 

                               12

 

Dovremmo mostrare rispetto e cura per la Madre Terra, che è imparziale ed equilibrata, proprio come coloro che hanno una buona natura, sono consapevoli dell’affetto della propria madre e mostrano di apprezzarlo.

 

                               13

 

Evitiamo di sprecare, contaminare e inquinare il nostro ambiente fatto di quattro elementi, che è naturalmente pulito e puro, e di distruggere così il benessere degli uomini e degli animali. Impegniamoci per agire a beneficio di tutti.

 

                               14

 

Il grande Buddha nacque sotto un albero, sotto un albero trionfò sulle forze interiori negative e arrivò all’illuminazione. E morì sotto due alberi. Buddha dunque venerava gli alberi.

 

                               15

 

Il luogo in cui Manjushri apparve come Lama Tsongkhapa, nella forma di un maestro con particolari tratti e caratteristiche, è segnato da un albero di sandalo che reca centomila immagini del Buddha.

 

                               16

 

Non è risaputo che molte divinità trascendenti della saggezza, così come potenti divinità mondane e i naga, spiriti protettori di certi luoghi, vivono sugli alberi?

 

                               17

 

Gli alberi sani purificano l’aria e ci aiutano a respirare l’aria della vita, rallegrano la vista e lo spirito, la loro ombra benefica offre un luogo di riposo.

 

                               18

 

Nei Vinaya Buddha insegna ai monaci e alle monache come prendersi cura dei giovani alberi. Grazie a questi insegnamenti diventa evidente l’eccellente virtù di piantare e curare gli alberi.

 

                               19

 

Il Buddha proibì ai monaci e alle monache di tagliare gli alberi, indurre gli altri a tagliarli, distruggere i semi o contaminare l’erba fresca. Risulta quindi essenziale tutelare il nostro ambiente.

 

                               20

 

Si dice che gli alberi, attraverso la benedizione del Buddha, nel regno divino riferiscano le dottrine fondamentali come quella dell’impermanenza.

 

                               21

 

Gli alberi causano la pioggia e contengono la forza vitale del terreno. Sono come l’albero Kalpa, che esaudisce i desideri, perché soddisfano immancabilmente i nostri bisogni.

 

                               22

 

Secoli fa i nostri antenati mangiavano i frutti degli alberi, usavano la loro corteccia per vestirsi, scoprirono il fuoco sfregando il loro legno e cercavano riparo sotto di loro quando erano in pericolo.

 

                               23

 

Anche nell’era odierna della scienza e della tecnologia, gli alberi ci forniscono il materiale per gli edifici in cui viviamo e i beni di consumo. E quando il fuoco della rabbia divampa nei nostri cuori a causa dei litigi, creano un immediato senso di serenità nei nostri animi.

 

                               24

 

In breve: se gli alberi, fonte di vita per tutti gli esseri, dovessero scomparire a un certo punto, la nostra Terra, che viene definita ‘albero di melo’, si trasformerebbe in un terribile deserto.

 

                               25

 

Non c’è niente di più prezioso per gli esseri viventi della propria vita. Ecco perché nei Vinaya Buddha proibisce l’uso di acqua non priva di insetti.

 

                               26

 

In Tibet – la terra del dharma e della neve – era proibito cacciare, pescare e costruire indiscriminatamente. Era una buona tradizione che tutelava gli animali indifesi, vulnerabili e deboli.

 

                               27

 

Caccia, pesca e simili, se esistono soltanto per il divertimento dei singoli, sono attività che danneggiano la vita altrui e privano gli esseri viventi dei loro diritti fondamentali.

 

                               28

 

Dovremmo sempre tenere in considerazione l’interdipendenza e l’interconnessione dell’ambiente e degli esseri viventi. Non dovremmo ridurre i nostri sforzi per apprezzare e preservare il potenziale originario della natura.

 

                               29

 

Se introduciamo l’usanza di piantare alberi in determinati momenti, possiamo dare un contributo significativo. Facciamo un servizio gradito agli esseri viventi e produciamo felicità per noi stessi e per gli altri.

 

                               30

 

In virtù dei nostri sforzi per evitare cose dannose e per farne di utili, possa tutto ciò che è benefico per l’ambiente e gli esseri viventi che lo abitano continuare a prosperare, e possano la felicità e i benefici delle foreste lussureggianti diffondersi in tutte le direzioni.

 

(Dalai Lama, Amiamo il pianeta)







             

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