giuliano

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IL TOMO

domenica 18 aprile 2021

UN GRAVE ERRORE E NON SOLO POLITICO (8)

 










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Del brodo indiano (6/7)


Prosegue con...:


Mani sporche in Terra pulita (9/10)









Un grave errore non solo politico, bensì storico e umanitario, che rischia di ‘traslocare’ alla Storia una pesante eredità che si pensava superata rinnovandone il concetto trasmutato ma non certamente mutato dato dall’equazione con risultante zero (quindi Tempo della stessa irrimediabilmente ‘fermo’) da zar-dittatura-zar-dittatura-zarista, superata nel momento in cui la presunta buona fede di voler vedere risorge il proprio Paese dalle ceneri d’una politica dismessa e rimossa dalla Storia, aveva condotto l’attuale leader (e con ciò intedesi il mio intento di rivolgermi al leader come nato e poi divenuto) ad un ‘salvataggio’ nel mantenuto compromesso e patto sorretto dall’incertezza economica con altri contesti e personaggi - non certamente affini - alla ‘volontà democratica’ di volerne - in qualche modo - veicolarne le ceneri post comuniste sorrette dall’impropria impalcatura edificata in ugual paradossale fine da cui  proveniva; semmai consolidate ai diversi fini (personali) non altrettanto chiari da cui la mancata volontà dell’iniziale superamento - anche storico (rimosso) - da cui le ricostruite ceneri veicolate ad un libero mercato (sottratto troppo spesso alle regole) legittimato ‘dalla e nella’ presunta democrazia.




Quindi se l’inizio (con la scelta del nuovo leder da parte dei veterani proveniente dalla dismessa politica) si instaura nella presunta ‘buona fede’ donde proveniva cultura e ‘formazione dottrinale’, con diversi ‘attori’ anche europei attenti ed alternati al delicato passaggio della transizione, comprese talune banche (le quali mi astengo nel nominare, giacché possiamo rimembrare situazioni paradossali…) protese per gestire (taluni dicono ‘proteggere’ e/ consolidare) tale difficile equilibrio (in fase di transizione), che sicuramente fin dall’inizio della caduta del muro, ha presentato difficili problemi non solo politici ma altresì di natura economica, e mi ripeto non facili da comprendere, ma sicuramente delicati da tradurre e rapportare al nostro concetto di Storia…; successivamente agli occhi della stessa naufragati per unanime dissenso ben coltivato.




Questa premessa mi sembra ovvia, giacché non mio l’intento di demonizzare il nemico, anche se il nemico al quale viene unanimemente riconosciuta (tanto nel proprio Paese quanto al di fuori) la capacità di aver salvato, nel bene e nel male, la nave che stava affondando, rischia di farla di nuovo affogare un mare anche più agitato. 

L’economia in qualsiasi latitudine viene globalmente tratta non presenta alcunché di umano, ovunque sa’ di bestia. Quindi suscita costantemente l’istinto che al meglio, da qualsiasi parte si osservi tal bestia, motiva non tanto la sopravvivenza, bensì predatorio (il quale cecamente la degrada) che l’immonda ‘concorrenza’ eleva quale solo univoca dottrina di dominio del Capitale in cui la bestia afferma il proprio appetito sulle specie - tutte le specie viventi. Nessuna esclusa!




 Questa la sola unica Dottrina, per il resto per quanto ci affanniamo, null’altro regna in senso manicheo in codesto mondo!  

 

Credo che l’intelligenza imponga il saper dare a Cesare quel che è di Cesare, quindi al politico da me contrastato, debbo innegabilmente riconoscere il ruolo da leader nel difficile cammino della Storia; una Storia assai diversa da quella Europea Americana e sicuramente Cinese.

 

Una Storia che, purtroppo, in determinate latitudini, ha conosciuto sempre l’oblio di un certo arroccamento dispotico con inclinazioni superate nel concetto stesso di Storia, aberrazioni con le quali non possono essere né ammessi né giustificati atti, nella perdurata continuità di ciò che intendesi (propriamente o non) ‘il bene dello Stato’; quindi in Ragione dello Stato ciò che possa e debba essere considerato giusto * per ciò che proviene dal di fuori quali ingerenze straniere per destabilizzarne i fragili precari equilibri raggiunti.




(Mi preme il confine e non solo geopolitico che il giusto comporta, e di conseguenza la Giustizia applicata) 

( * ‘giusto’ non più come un Tempo ampiamente superato, ovvero eliminare il nemico ovunque questo manifesti dissenso - dissenso anche se talvolta o troppo spesso giudicato errato e sbagliato perché da una certa ottica per come ‘costruito’ o ‘sorretta’ l’impalcatura dello Stato - contrario allo stesso -; quindi ed ovviamente inasprendo il discusso concetto di ‘giusto’; bensì tutelando la Storia d’ognuno costruendo nel gesto politico il vero superamento il quale vuol affermare le Ragioni dello Stato incarnato quindi difeso; non più a favore d’una forma superata (e comoda per ogni nemico) di totalitarismo, bensì per l’antica legge Regale (con il quale investito o auto-investito) del monarca sovrano, evoluto al senso compiuto per cui ed in cui ‘incoronato’ (compreso Dio, il Dio pregato); 




la qual Storia presenta differenze notevoli con il facile compromesso della violenza in cui risiede la forza totalitaria ampiamente superata (almeno in apparenza), e la quale può essere facilmente scatenata; bensì nel porre in ‘essere’ la logica di maggior tutela, e nello tempo come all’inizio detto, convenire con il presunto ‘nemico’ nel favore e patto dello Stato; si guardi all’esempio di un certo tipo di capitalismo ugualmente dispotico, ove se pur veicolato nelle proprie ed altrui fasi alterne di potere da sinistra a destra, dall’elefante al somaro, i patti rimangono in essere, gli interessi e gli sbagli vengono tacitati dall’oblio della storia con compromessi i quali mantenuti costantemente in atto seppur ai più celati da ogni teatro o palcoscenico ove questa snoda la propria trama...)




Se non comprendessimo cotal punto di vista, ma sbandierando facili proclami - arringhiamo o inveiamo - non avremmo compreso la parte avversa; comprenderne le rimosse ragioni, e quindi di rimando rinnovare al ‘monarca’ la Lettera di risposta, per cui un antico frate (in una lontana Terra mongola) viaggiava in un contesto del tutto discutibile dal punto di vista della pace, seppure paradossalmente mosso dalla dottrina in nome e per conto di Cristo, ci fa supporre di aver colto la continuità della Storia esplicitata da una determinata ‘dottrina’, e con lei la sua messa in scena per un discutibile fine nell’interesse d’una (e più di una per lo stesso motivo) guerra.

 

Il senso della Dottrina ci pone nell’orrore storico della guerra per ogni Ragione motivata giacché proviene in nome e per conto da un Dio e Profeta di Pace…  



     

Credo che la maturità del politico si distingua e venga riconosciuta ed ulteriormente affermata e successivamente convalidata, anche se i propri compromessi in nome dello Stato letti nella presunta sua salvaguardia la trattengono o spronano verso il consolidamento di ciò che si pensava superato, e seppur mirante ad un’estrema difesa per ciò che visto e percepito come nemico; la forza del governare risiede al di fuori (e al di sopra) - molto al di fuori del proprio vasto Impero -  proviene da un ‘atto’ dell’Intelletto incarnata da cui la Ragione con cui affermare senza uso di violenza alcuna la Storia; e credo anche che lo sforzo risieda nel convenire  e nel cercare di promuovere compromessi nell’intento, non della fallace impropria continuità in cui ferma, ma una legittima continuità letta nella sua evoluzione, per il bene e non solo della ricchezza ma altresì per la ricchezza d’ognuno entro o fuori la Grande Russia.




Credo quindi di dover riproporre la Lettera di un soggetto da me difeso (pur comprendendo motivi e ragioni della parte avversa), la quale richiede non più la prassi dell’ignorare gli argomenti dei ‘nemici’, consolidando così la forza morale e politica del despota assoggettato e conforme al ‘consenso-dissenso’, accordato tanto nel proprio paese quanto unanimemente al di fuori, bensì nel non doverla consegnare alla tirannia del giudizio storico, nel quale ammessa una monolitica chiave di lettura per gli esiti nefasti che dall’ignorarla deriverebbero.

 

Ogni Stato ogni Impero si governa con la dialettica e la costante costruzione della democrazia! 

(Giuliano)




 Di seguito il testo della lettera:

 

16 aprile 2021 al

 

presidente Putin, 

 

Attualmente Alexei Navalny è detenuto in una colonia penale, che molti avvocati e attivisti per i diritti umani considerano una delle più dure in Russia. Come è già noto in tutto il mondo, la sua salute sta peggiorando, è in condizioni critiche e necessita di cure mediche urgenti.

 

Alexei Navalny mostra i sintomi di un grave disturbo neurologico: dolore alla schiena persistente e perdita di sensibilità alle gambe e alle braccia. Inoltre, soffre di grave tosse e febbre. In quanto cittadino russo, ha il diritto legale di essere esaminato e curato da un medico di sua scelta. Privato di questo diritto, ha iniziato uno sciopero della fame il 30 marzo per protesta.

 

La esortiamo, signor presidente, a fornire ad Alexei Navalny le cure e le cure urgenti di cui ha bisogno e alle quali ha diritto in base alla legge russa. In qualità di persona che ha giurato di sostenere la legge, è tua responsabilità farlo.

 

A. Navalny









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