giuliano

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IL TOMO

martedì 13 aprile 2021

IL VIAGGIO (Prosegue...) (4)

 










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1) DOV’E’ DIO?

 

 

Il giorno seguente era il primo del mese e la Pasqua dei Saraceni, e io cambiai il mio ospite e fui alloggiato vicino a un altro tempio degli dèi, perché il popolo intrattiene i missionari ciascuno come può e secondo le sue capacità.

 

Entrando in questo tempio degli dèi, ho trovato i loro custodi, perché il primo del mese aprono i templi e indossano i loro paramenti sacerdotali, offrono (incenso, appendete le lampade e offrite) le oblazioni di pane e frutti del popolo. Ora, in primo luogo, vi racconterò dei riti comuni a tutti gli idolatri, e dopo quello di quelli degli Iugur, che formano come una setta distinta dalle altre. Pregano tutti rivolti a nord, con le mani unite, si prostrano a terra con le ginocchia piegate, ponendo la fronte sulle mani. Di conseguenza, i nestoriani da quelle parti non uniscono mai le mani nella preghiera, ma pregano con le mani tese davanti al petto. mettendo la fronte sulle mani.




Loro (gli idolatri) collocano i loro templi a est e ad ovest; sul lato nord formano un’alcova che sporge come un coro, o talvolta, se l’edificio è quadrato, è al centro dell’edificio. Quindi hanno chiuso sul lato nord un’alcova al posto di un coro [J: se l’edificio è quadrato, separano un’alcova all’interno, al centro del lato nord, corrispondente al coro], e lì hanno messo un scrigno lungo e largo come un tavolo, e dopo [cioè, dietro] quello scrigno a sud mettono il dio principale, e quello che vidi a Caracarum era grande quanto quello dipinto di San Cristoforo.

 

Un nestoriano venuto da Cathay mi ha detto che in quel paese c’è un dio così grande che si vede da due giorni di viaggio. E mettono altri dèi intorno (il principale), tutti meravigliosamente dorati. E su quel forziere, che è come una tavola, mettono lampade e offerte. Contrariamente all’usanza dei Saraceni, tutte le porte dei templi si aprono a sud. Hanno anche delle campane grandi come la nostra: è per questo, credo, che i cristiani orientali non ne hanno. I ruteni, tuttavia, li hanno, e così anche i greci a Gazaria.




 Tutti i sacerdoti (degli dèi) si radono la testa [J: si radono completamente la testa e la barba], sono vestiti di color zafferano, e osservano la castità dal momento in cui si radono la testa, e vivono in congregazioni di uno o due centinaio. Nei giorni in cui entrano nel tempio, mettono due panchine e si siedono nella zona del coro, ma di fronte al coro [J: posano due panchine e si siedono per terra l’uno di fronte all’altro in file di fronte come cori], con i libri in mano, che a volte posano su queste panchine; e tengono il capo scoperto finché sono nel tempio, leggendo in silenzio e stando in silenzio.

 

Quando sono entrato in uno dei loro templi a Caracarum li ho trovati così seduti, ho provato ogni mezzo per indurli a parlare, ma non ci sono riuscito. Attorno al loro tempio fanno un bel cortile ben circondato da un muro, e sul lato di questo rivolto a sud, fanno il cancello principale dove si siedono e parlano. E sopra questa porta mettono un lungo palo, che, se possibile, si innalza sopra l’intera città, e da questo palo si può sapere che questo edificio è un tempio degli dèi.




Questa pratica è comune a tutti gli idolatri.

 

Quando sono entrato nel tempio degli idoli di cui parlavo, ho trovato i sacerdoti seduti nella porta esterna, e quando li ho visti con i loro volti rasati mi sembravano sinceri, ma avevano mitra barbare sulle loro teste [J: ma le mitre che portavano sulla testa erano di carta) sulla spalla sinistra, passata intorno al petto e alla schiena al lato destro, come la casula (casula) indossata da un diacono in quaresima.

 

I Tartari hanno adottato le loro lettere (cioè gli Uigurs) [J: Il loro alfabeto è stato adottato dai Tartari]. Cominciano a scrivere all’inizio e seguono la riga verso il basso; e allo stesso modo lo leggono, e fanno che le righe si susseguano da sinistra a destra. Fanno un grande uso di disegni e lettere per la loro stregoneria [J: fanno un uso frequente di caratteri scritti su carta nella loro stregoneria], quindi i loro templi sono pieni di brevi frasi (brevibus) appese lì. La lettera [che] Mangu Chan ci manda è in lingua Mo’al, ma nella loro scrittura.

 

Bruciano i loro morti secondo l’usanza degli antichi [J: seguendo un’usanza consolidata] e mettono le ceneri in cima alle piramidi.




Quando poi mi sono seduto accanto a questi sacerdoti, dopo essere stato nel tempio e aver visto i loro numerosi dèi, grandi e piccoli, ho chiesto loro cosa credessero riguardo a Dio.

 

Risposero:

 

Crediamo solo che ci sia un solo Dio.

 

Poi ho chiesto:

 

Credi che sia uno spirito o qualcosa di corporeo?

 

 Crediamo che sia uno spirito,

 

mi dissero.




 Credi che non abbia mai assunto su di lui la natura umana?

 

Mi risposero:

 

Mai.

 

Allora,

 

dissi,

 

se credi che sia uno e uno spirito, perché gli fai delle immagini corporee, e così tante? Inoltre, se non credi che sia diventato uomo, perché lo rendi umano forma piuttosto che in quella di qualche animale? 




Quindi mi risposero:

 

Non facciamo queste immagini a (di) Dio [G: per Dio], ma quando muore qualche persona ricca tra noi, suo figlio, o sua moglie, o qualcuno a lui caro, facciamo un’immagine del defunto, e la mette qui, e noi la veneriamo in sua memoria.

 

Poi dissi:

 

Allora li fai solo per adulazione per l’uomo.

 

Solo,

 

dissero,

 

in ricordo.

 

Poi mi chiesero, come per scherno:

 

Dov’è Dio?




Al che ho detto:

 

 Dov’è la tua anima?

 

Nel nostro corpo,

 

hanno detto.

 

Ho risposto:

 

Non è dappertutto nel tuo corpo, e non lo dirige per intero, e, tuttavia, è invisibile? Quindi Dio è ovunque e governa tutte le cose, anche se invisibile, poiché è intelligenza e saggezza.




I Mo’al o Tartari che appartengono a questa setta, sebbene credano in un solo Dio, fanno tuttavia le immagini dei loro morti in feltro, e li vestono con le stoffe più ricche, e li mettono in uno o due carri, e nessuno osa toccarli questi carri, che sono sotto la cura dei loro indovini, che sono i loro sacerdoti, e di cui vi parlerò più avanti.

 

Questi indovini sono sempre davanti all’ordu di Mangu e di altri ricchi, perché i poveri non ne hanno, ma solo quelli della famiglia di Chingis. E quando sono in marcia, questi (indovini) li precedono come la colonna di una nuvola fecero i figli d’Israele, e decidono dove piantare il campo, e quando hanno stabilito le loro abitazioni, tutto l’orduli segue. E quando arriva un giorno di festa, o il primo del mese, prendono le loro immagini e le sistemano in cerchio nella loro casa. Poi viene il Mo’al, entra in casa, si inchina davanti alle immagini e onora loro. E nessun estraneo può entrare in quella casa. Ho cercato di entrare con la forza in una capanna, ma sono stato trattato in modo molto scortese [J: ha ricevuto un aspro rimprovero].

 

 


 

2) DIBATTITO RELIGIOSO 

 

Il giorno successivo, che era domenica prima della Pentecoste (24 maggio [1254]), mi portarono in tribunale; e i grandi segretari della corte vennero da me, e uno era il Mo’al che porse al Chan la sua coppa, e gli altri erano Saraceni, e chiesero da parte del Chan perché fossi venuto. Poi ho ripetuto quanto detto in precedenza; come ero arrivato a Sartach, e da Sartach a Baatu, e come Baatu mi aveva mandato là; poi gli ho detto:

 

Non ho niente da dire da parte di alcun uomo. (Questo deve averlo saputo da ciò che Baatu gli aveva scritto). Devo solo pronunciare le parole di Dio, se desidera ascoltarle…. 

 

Mi hanno interrotto, chiedendomi quali parole di Dio volessi dire, pensando che volevo preannunciargli qualche pezzo di buona fortuna, come fanno tanti altri.




Ho risposto loro:

 

Se volete che gli dica le parole di Dio, procurami l’interprete.

 

Dissero:

 

Lo abbiamo mandato a chiamare; ma parla (ora) attraverso questo come meglio puoi; vi comprendiamo molto bene.

 

E mi hanno fortemente esortato a parlare. Così ho detto:

 

A colui al quale molto è stato dato molto [G: più] sarà richiesto. E inoltre, a colui al quale molto è stato dato è richiesto molto amore [J: Colui a cui è stato dato di più deve amare di più]. Con queste parole di Dio insegno a Mangu, perché Dio gli ha dato un grande potere e le ricchezze che ha non gli sono state date dagli dèi dei Tuins, ma da Dio Onnipotente, che ha fatto il cielo e la terra, nelle cui mani sono tutti regni, e chi lo rimuove (cioè il potere) da una nazione all'altra a causa dei peccati degli uomini. Quindi, se lo amerà, andrà bene per lui; in caso contrario, deve sapere che Dio richiederà ogni cosa da lui fino all'ultimo centesimo.

 

Allora uno dei saraceni disse...


(Prosegue...)








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