CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

sabato 24 aprile 2021

BREVE ANTOLOGIA DEL FU’ SPUGNA SENZA PIU’ RIVER (11)

 










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Di mani sporche...(10/1)  


Prosegue con la...:


"Fame" (17/8)  &  Verso un nuovo Passo... (12)









1) PROF. LONZA                    

 

 

Età indefinibile. Ordinario di Ginnasio nella città di Lonza. Bassotto, natiche sviluppate, piccoli piedi, andatura saltellante. Moderato d’intelligenza, moderato di cultura, moderato d’opinioni, moderato di tutto e mai astenendosi nel bere, ovvero mai astemio sebbene all’altezza dei tempi. È amico del noto bresciano detto il Mortadella, il più amato in tutta la Val Seriana alta bergamasca, un suo ex-alunno ora allievo pur non ancora diplomato ed in attesa della pensione di stato.




Ogni tanto favellano circa il futuro d’ognuno rimpiangendo la damigiana passata – o meglio - mal travasata al bar dell’euro parlamento così detto da Tavernello l’amministratore delegato, delegato in maggior ‘onorevole’ consenso nell’ottenere la botte piena e la moglie non ancora – purtroppo – del tutto ubriaca!    

 

  Quanto a religione professa quella del cuore che non esclude affatto il Cristianesimo, anzi... negli intervalli al Bar dell’Euro parlamento vengono consumati sacrifici in nome di Pan, anche detto il Tatuato, il miglior muratore del reddito mai consumato!




Del resto, com’egli dice, da per tutto c’è del dubbio: perfino nell’industria anarchia; purché, bene inteso, non pretenda di passare la pratica imbustata alla persona sbagliata!  

 

Però non bisogna mai dimenticare che in medio stat virtus ed est modus in rebus e che ogni cosa va ponderata  cum grano salis. Una volta, sebbene riluttante fu eletto deputato al Parlamento dai monarchici-anarchici-anti-costituzionali-industriali della rinomata Lonza-padana forse perché, a prescindere da ogni altra considerazione, il suo stesso cognome simboleggiava a quell’epoca tutto un programma.

 

Mortadella, il bresciano suo grande forse Unico (modello e) amico, nella dichiarazione finale congiunta dettata alle braci o idi di Giugno, destinò il suo mille per ogni cinque affogati, seguiranno vasti proclami.




 Lonza obbedisce e riferisce in seduta plenaria, aspetta Damigiana! Siamo solo alla prima abbuffata!

 

Ordinariamente la sua vita si svolge e consuma fors’anche consumata, calma, fra scuola e casa intervallata da brevi solitari rotti al soldo di Moneta la miglior commessa della norcineria; sua ex allieva dai tempi dei noti moti intestinali, quando si mangiava e beveva alla brace sacrificata dell’antica osteria, ora giardino proibito, ove Moneta (l’anarchica proibita ora solo prostituita organizza nuovi moti intestinali in onor dell’ordine precostituito).   

 

Qualche unico suo svago serale (tanto per far due chiacchiere, fino all’undici, coi maggiorenti del luogo) consiste nel frequentare, sebbene non sempre, il Caffè degli Specchi e il Circolo ricreativo Scienza e Diletto, ove come ai tempi antichi si specchiano e proclamano vincitori qualcuno dice i migliori fra i peggiori, sebbene sempre avvinti da Damigiana ora del tutto travasata!  




Una volta i suoi capelli eran neri, poi diventaron grigi, ora son biondi, qualcuno dichiara di averli visti bianchi con accenti di baffi mutilati, s’intende son Giochi di Specchi non certo discorsi sensati o meglio assennati!

 

Ma nessuna meraviglia: Il prof. Lonza con il suo amico Mortadella, in omaggio alla libertà bene intesa ma poco proclamata, sicuramente ben masticata certamente incompresa, non ha mai sognato di negare a chicchessia e tanto meno a sé stesso, il diritto di scegliersi liberamente quella lozione e quella fede politica che più gli s’avviene, soprattutto quando la lozione mista a gelatina e ben unta sul cuoio capelluto in attesa di divenir calvo, e la fede politica una dittatura!




 

2) PROF. QUATTROSTOMACHI

 

 

Pur troppo non è più!

 

Mentre, dopo il solito pranzo luculliano, stava poppandosi il solito avana profumatissimo, colpito da paralisi cardiaca, senza poter dire neppur ohi! fece la morte dell’ ingiusto.

 

Era banchiere e senatore per censo nella non lontana Brescia. Amico del Mortadella. La natura gli aveva donato un appetito da lupo e uno stomaco di struzzo. Il suo peso oltrepassava felicemente il quintale. Lo dovevano scaricare e caricare lungo la via con l’aiuto del socio della Ditta Monta-Carichi, senza carico aggiunto oppure dichiarato.



  

Essendo venuto su dal nulla, cosa della quale si vantava spesso, ed avendo realizzato una favolosa fortuna, non a torto, stimandosi degno d’adorazione, aveva incominciato, lui per il primo, ad adorar se stesso.

 

Mortadella che si odora anche lui per ogni via e campo del medesimo Sentiero, avvilito perché l’antico profumo perso, insomma non è più come la Mortadella del fu padre non suo!  




Ma era ammalato di troppa salute quasi come suo fratello Salame milanese giacché ora c’è solo l’ungherese, e sebbene questo morbo non sia ritenuto letale, fu il solo ch’ebbe la forza d’abbattere quella Bastiglia di Lardo, fin su alla mensa alta dell’alto prelato. Il noto e non ancor del tutto curato… curato di montagna!

 

In questo libro, per quanto indegnamente, ma con l’intenzione purissima di onorarne la venerata memoria, si registrano detti memorabili e ricordi del lacrimato Commendatore.





3) DOTT. CELTO


 

Ateo, materialista, asceta della scienza; specializzato nella cura dei morbi celtici.

 

Odia il medio-evo odia il moderno, odia l’antico odia pur bevendolo il vino, odia la moglie e ama l’amico (della  moglie in segreto), odia il negro odia la negra adora  pantera, il miglior travestito della guardia cantoniera, odia l’emigrato odia il forestiero odia anche, negli intervalli, se stesso, odia ogni emarginato proclamandosi emarginato, odia il giorno odia il sole odia la primavera, ama solo se stesso al bar degli Specchi quando assieme al Mortadella intonano proclami al Dio del Sole (promettendo sangue con intestinale vendetta), fors’anche la lampada del Genio che li illumina di vera ragione quando negli intervalli dell’eterna consumazione raggiungono, ovviamente, l’alto elevato senso e grado della conoscenza non conoscenza coscienza dell’illuminazione intera.  




 Per conseguenza di tutto ciò, e anche di ciò che non abbiamo ancora detto, la Chiesa che ne è la triste continuazione e ch’egli definisce con un’immagine ardita la Madonna avvistata, quando ovviamente non profanata o violentata, è l’arma efficacissima della Comunione d’intenti consumata al Bar degli Specchi: ‘il sopravvivente vivaio dei più virulenti bacilli atavici dell’imbecillità’.



Il Credo del dott. Celto è questo:

 

Esiste la materia e nient’altro che la materia.

 

Se solo nostra è meglio per il bene dell’intera comunità, e non solo montana, non del tutto montata!

 

Ogni organismo è una macchina.

 

Le macchine sono tutte le nostre anche nei transiti valicati e contrastati, talvolta dicono, cappottati.

 

Tutta colpa dell'emigrata Damigiana non ancora travasata!




Almeno così si narra al Bar degli Specchi!

 

L’Universo è un macchinario messo in moto da se stesso ab eterno.

 

Ogni pargolo da noi creato fecondato e annegato immune dall’Universo dalla Bulgaria transitato.

 

La morte non è che una delle tante trasformazioni della materia, il Covid solo un amico di eterna immeritata ricchezza.




Il pensiero è una secrezione del cervello.

 

È sempre bene non pensare.

 

L’uomo è un tubo con due fori.

 

Governati dal nostro amministratore delegato.

 

Da un foro si entra e dall’altro si esce come il miglior concime di questa Terra…




L’amore uno sfregamento degli organi genitali, fra animali di sesso diverso.

 

È meglio fregarseli da soli senza l’aiuto dello Svizzero!

 

L’anima è ignota al microscopio.

 

Ogni Animo vien consumato o divorato al Bar degli Specchi.

 

Dio non è stato mai incontrato dalla Scienza.

 

Ovvero solo dal nostro curato non curato ora solo missionario del negro.

 

Ogni tanto se ne vengono!




E la Scienza che distrugge la religione e non ha bisogno della Filosofia è destinata ad essere, quanto prima, Tunica e Fede dell’Umanità.

 

Questa specie di Santo Laico (che tiene consultazioni, tutti i giorni, pei marcati, da Venere sino alla più moribonda Terra, dalle 10 alle 12, e in attessa del coprifuoco ad orario continutao al Bar degli Specchi dispensato qual eretico oracolo) ha fatto scrivere sulla porta del suo gabinetto, il miglior cesso gestito dal Mortadella:

 

Visite accurate L. 50. Visite accuratissime L. 100.

 

Non visitatelo per favore!





  

4) L’AMMINISTRATORE DELEGATO 

 

 

Figlio d’un pollaiolo, perciò tutti gli uomini sono polli da elevare a miglio rango per ogni uovo covato.

 

Ha rinnegato con legittimo disgusto le rigaglie paterne e sebbene munito di regolare licenza d’Istituto, non è molto forte, a dir vero, in fatto di grammatica e perciò non troppo sicuro quando ‘mette in carta’.




Ma dove il suo talento non comune si rivela intero, è nelle matematiche e in computisteria che formano veramente la sua branca.

 

Qui è chez soi.

 

La presentazione di un elaborato bilancio lo fa ingrassare, il fiero calcolo dei logaritmi appassionatamente abbracciato con la seducente partita doppia, lo manda in estasi; la procedura fallimentare dalla deposizione del bilancio alla stipulazione del concordato, gli mette addosso l’ebrezza epica d’un paladino di Carlo Magno.





Tutto il suo mondo intellettuale formicolante di  cifre sale e discende per l’eterne colonne separate da due righi rossi del Dare e dell’Avere, che costituiscono com’egli dice con giusta enfasi le sole colonne incrollabili sulle quali s’appoggia l’Umanità.

 

Se qualcuno, per caso, gli domandasse quali sono le sue opinioni, egli risponderebbe:

 

Opinioni?




Mi meraviglio, lo non mi baso che sulle cifre; e l’aritmetica, scienza fatta di cifre, non è, come si sa, un’opinione.

 

(Antologia dello Spugna River, senza più River neppure Rivera, il miglior attaccante del circolo del Graal, Edizioni Indiane)








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