CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

lunedì 4 ottobre 2021

LA PERCEZIONE DELLA REALTA' (48)

 
















Precedenti capitoli:


Di un racconto della Domenica 


& La percezione della realtà (47)   


Prosegue con la...:


Realtà Universale della percezione (49)










& L'Universaltà della percezione 


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Prosegue ancora verso...:









L'Albero del Mondo (51)









Tutti i miei restanti beni realizzabili devono essere erogati come segue: il capitale, convertito in garanzia dai miei esecutori testamentari, deve costituire un fondo, la cui quota interessi deve essere distribuita annualmente come premio a coloro che, durante l’anno precedente, hanno conferito il massimo beneficio all’umanità.

 

L’interesse deve essere diviso in cinque parti uguali e distribuito come segue: una parte alla persona che ha fatto la scoperta o l’invenzione più importante nel campo della fisica; una parte alla persona che ha fatto la scoperta o il miglioramento chimico più importante; una parte alla persona che ha fatto la scoperta più importante nel campo della fisiologia o della medicina; una parte alla persona che, nel campo della letteratura, ha prodotto l’opera più eccezionale in una direzione idealistica; e una parte alla persona che ha fatto di più o meglio per promuovere la comunione tra le nazioni, l’abolizione o la riduzione degli eserciti permanenti, e l’istituzione e la promozione di congressi di pace.

 

I premi per la fisica e la chimica saranno assegnati dall’Accademia svedese delle scienze; quello per risultati fisiologici o medici del Karolinska Institute di Stoccolma; quello per la letteratura dell’Accademia di Stoccolma; e quello per i campioni della pace da un comitato di cinque persone che sarà selezionato dal norvegese Storting.

 

È mio espresso desiderio che nell’assegnazione dei premi non si tenga conto della nazionalità, ma che il premio sia assegnato alla persona più meritevole, scandinava o meno.

 

I premi per la fisica e la chimica saranno assegnati dall'Accademia svedese delle scienze; quello per risultati fisiologici o medici del Karolinska Institute di Stoccolma; quello per la letteratura dell’Accademia di Stoccolma; e quello per i campioni della pace da un comitato di cinque persone che sarà selezionato dal norvegese Storting.

 

È mio espresso desiderio che nell’assegnazione dei premi non si tenga conto della nazionalità, ma che il premio sia assegnato alla persona più meritevole, scandinava o meno. I premi per la fisica e la chimica saranno assegnati dall’Accademia svedese delle scienze; quello per risultati fisiologici o medici del Karolinska Institute di Stoccolma; quello per la letteratura dell’Accademia di Stoccolma; e quello per campioni di pace da un comitato di cinque persone che saranno selezionati dal norvegese Storting.

 

È mio espresso desiderio che nell’assegnazione dei premi non si tenga conto della nazionalità, ma che il premio sia assegnato alla persona più meritevole, scandinava o meno.

 

Secondo quanto da me espresso in questo Testamento, dichiaro nell’emerito indiscusso ruolo interdisciplinare di cui Pavel A. Florenskij si distingue nell’Unità riflessa nella eterna Universalità di cui il teologo filosofo ne incarna il Genio (sottratto all’intento della Storia), e di cui intendo ristabilirne il giusto merito dalla stessa (Storia) a lui negato.

 

Conferendo - ora e per sempre - il premio!



La sinteticità e, da qui, il culmine della realtà dell’immagine artistica, prendono forma mediante il congiungimento delle impressioni che provengono dall’oggetto, cioè unendo in un’unica percezione ciò che è stato colto in momenti diversi, e perciò secondo diversi angoli visuali.

 

Non si deve pensare comunque che questo superamento del Tempo sia una prospettiva esclusiva della percezione estetica, anche se è proprio in essa che emerge con particolare chiarezza. Non è possibile alcuna percezione senza la partecipazione della memoria e il significato sostanziale della memoria nella percezione è stato ripetutamente chiarito con diversi metodi e in diverse correnti a partire da Kant e fino ai nostri giorni.

 

Ma se le cose stanno così, se ogni percezione, in  quanto atto di vita, è un superamento del tempo, di conseguenza è sintetica; l’Universalità di ogni percezione è indubbia poiché tutta l’integrità della nostra vita spirituale è la condizione di ogni percezione data che non si dona isolatamente, a prescindere dallo sfondo dell’esperienza: tutto questo è stato ripetutamente chiarito a partire da Kant, fino a giungere agli psicologi contemporanei.


 

Ma se le cose stanno veramente così, se cioè ogni percezione è la sintesi di ciò che si percepisce in diversi momenti secondo diversi angoli visuali, allora è naturale che ci si chieda: questa sinteticità non può essere portata notevolmente più avanti?

 

Per mezzo di un esercizio conforme e di un conseguente sviluppo della capacità appercettiva, non può sorgere una sintesi evidente di ciò che è percepito in momenti molto distanti l’uno dall’altro e da angoli visuali molto diversi?

 

La prospetticità, cioè in sostanza l’alterazione del mondo delle rappresentazioni dipende dallo Spazio tridimensionale in quanto si tratta di una forma di contemplazione. Perciò è naturale il tentativo di passare alla contemplazione quadrimensionale introducendo un esercizio pratico che consiste nella correzione, mediante il Pensiero, di qualsiasi contemplazione  tridimensionale.

 

In sostanza, questo è lo stesso procedimento per mezzo del quale la facoltà rappresentativa passa dalla contemplazione bidimensionale alla contemplazione spaziale tridimensionale, in quanto la stessa prospetticità del mondo delle rappresentazioni è una specie di supplemento mentale alla contemplazione bidimensionale.




 Così come impariamo la contemplazione tridimensionale, noi dovremmo anche, per mezzo di un particolare allenamento, passare alla contemplazione quadrimensionale.

 

‘L’idea di Hinton consiste proprio nel fatto che, prima di pensare allo sviluppo della facoltà visiva nella quarta dimensione, dobbiamo imparare a visualizzare gli oggetti come si vedrebbero dalla quarta dimensione, cioè innanzi tutto non in prospettiva, ma contemporaneamente da tutti i lati, così come essi sono noti alla nostra ‘coscienza’.

 

È proprio questa capacità che dovrebbe essere sviluppata con i dovuti esercizi, lo sviluppo di questa abilità di visualizzare gli oggetti contemporaneamente da tutti i lati corrisponderà ad un annientamento dell’elemento personale nelle immagini mentali. Tale annientamento deve portare ad eliminare i fattori personali nelle percezioni; in questo modo, lo sviluppo della capacità di visualizzare gli oggetti da tutti i lati sarà il primo passo verso quello sviluppo della capacità di vedere gli oggetti per come sono in senso geometrico, che Hinton chiama coscienza superiore.




 Nelle esperienze di Hinton, come pure negli altri metodi esteriori di rivelazione dei sensi, non si può non sentire qualcosa di irrimediabilmente artificiale, di prematuro e quindi di forzato in relazione all’organismo spirituale. I metodi per coltivare le nuove facoltà indubbiamente offrono risultati e perciò sono molto istruttivi per il Filosofo; difficilmente però si potrà negare il fatto che essi sono innaturali, poiché la funzione che essi fanno emergere dall’esterno non si realizza in modo da essere attivamente vitale, è priva di forza interiore e di conseguenza sta al di fuori del legame con la pienezza della Vita.

 

Si ha quindi un uso improprio di simili esperienze e questo tentativo di prendere o assumere con la forza quelle capacità che, se raggiungessero il livello adeguato dello sviluppo interiore, si rivelerebbero naturalmente da sole, implica il sorgere della malattia e la dissoluzione della personalità.

 

L’Idea della contemplazione quadrimensionale è già apparsa più volte: è addirittura possibile che essa entri a far parte della composizione della concezione della Vita; perciò se volessimo datarla, vedremmo che non è più antica rispetto al tutto al quale è sostanzialmente legata. Per lo meno la simbolica religiosa delle più antiche religioni prende Vita quando la si guarda nella prospettiva che abbiamo esposto in precedenza. Per i Filosofi il pensiero della realtà quadrimensionale (cioè di una percezione superiore della profondità del mondo) si esprime in maniera distinta.

 

Riprendo il mito platonico della caverna.




Gli schemi piatti e le proiezioni delle cose sono per i corpi come delle ombre; allo stesso modo si attua la relazione fra il mondo tridimensionale e quello vero; così Platone enuncia il mistero delle contemplazioni della caverna. Tale mistero però è l’erede della grotta di Dite a Creta, rifugio del neonato Zeus. I misteri della caverna sono poi stati studiati ulteriormente dai Filosofi; ma le Idee, madri di tutto ciò che esiste, vivono in profondità, cioè secondo quell’orientamento che è la profondità del nostro mondo tridimensionale; perciò i discorsi di esse, anche i più chiari, per un udito tridimensionale non sono che un ronzante ‘balbettio donnesco delle Parche’ (A. S. Puskin).

 

E tuttavia non solo si può, ma anzi si deve parlare della profondità del mondo, che è raggiungibile solo con una retta disposizione dell’anima.

 

Io piego le ginocchia davanti al Padre del Signore nostro Gesù Cristo perché vi conceda

 

Scrive l’apostolo Paolo nella Lettera agli Efesini,

 

di essere potentemente rafforzati dal suo Spirito nell’uomo interiore, che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità.

 

Ormai da tanto la questione della profondità del mondo è legata al problema del Tempo.




Già in Platone, quando definisce il Tempo come ‘un’immagine mobile dell’eternità’, possiamo vedere un’allusione ad un altro ‘mistero della caverna’. Una volta secolarizzata, essa è diventata ‘la teoria cinetica del Tempo’, oppure, nel quadro elettromagnetico del mondo creato dalla fisica più recente, è il ‘principio della relatività’.

 

Ma il mondo cerca invano di catturare l’Anima nelle sue reti rapaci: nelle reti rimane impigliato solo il guscio, mentre il mistero della vita scorre come un’onda e fugge di nuovo nelle tenebre della caverna.

 

Né Picasso, profanatore di tombe, né ‘le viti e le leve’ autocompiaciute della scienza, seppure con un movimento micrometrico, ruberanno il tesoro; esso sfugge agli attentati di coloro che amano la morte e si rifugia ancora più a fondo nel grembo nativo della Terra… in definitiva si può rubare solo ciò che si possiede, si può rapinare solo ciò che ci appartiene.




Ma il nostro tema richiama di nuovo l’attenzione su di sé. Ci si chiede ancora che cosa significhi ‘vedere l’Idea’. Platone risponde: ‘vedere che i molti sono uno e l’uno molti’; oppure ancora, ‘vedere l’unità dell’illimitato e di ciò che possiede  il limite’, cioè dell’infinitezza della sostanza e della delimitazione del dato concreto.

 

Come sarebbe possibile questa visione nella contemplazione quadrimensionale?

 

La psicologia afferma che noi propriamente vediamo il mondo piatto e soltanto per mezzo di un ragionamento inconscio percepiamo il senso del rilievo, mediante una costante correzione apportata al materiale sensibile. La profondità del mondo in base alla terza dimensione è qualcosa di qualitativamente altro rispetto alle prime due dimensioni. Ma se immaginassimo una contemplazione piatta in essa sarebbero immediatamente visibili solo i segmenti retti, mentre la curvatura delle linee, cioè la profondità del mondo in base alla seconda dimensione, si otterrebbe attraverso una specie di correzione intellettuale, derivante anch’essa da una deduzione inconscia.  


[Prosegue...]









 

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