giuliano

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IL TOMO

mercoledì 5 marzo 2014

IL SEGUGIO MECCANICO










































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il segugio meccanico (2)












Il Segugio Meccanico dormiva, ma senza dormire, viveva, ma senza
vivere, nel suo canile dolcemente ronzante, dolcemente vibrante, tut-
to soffuso d'una luce blanda, in fondo a un angolo buio della casa del
fuoco.
La luce fioca dell'una dopo mezzanotte, la luce della luna che pioveva
dal gran cielo aperto incorniciato nell'intelaiatura della finestra immensa,
sfiorava qua e là il bronzo, il rame, l'acciaio della belva percorsa da un
lievissimo tremito.
La luce sfavillava su perline color rubino e sui sensibili peli capillari nel-
le narici irsute di nylon della creatura che fremeva, vibrava lievissima-
mente con le otto zampe disposte come quelle di un ragno sotto il cor-
po su zampe dai cuscinetti di gomma.








































Montag si lasciò scivolare avvinghiato al palo di bronzo.
Uscì per dare un'occhiata alla città: le nubi erano scomparse del tutto;
e allora accese una sigaretta e, rientrato, si chinò a guardare il Segugio.
Era come una grande ape tornata nel nido da qualche campo dove il
miele è saturo di una selvatichezza intossicante, di follia e di incubi, il
corpo infarcito di quel nettare troppo profumato e squisito; e ora si li-
berava dormendo del male assimilato.
'Ciao' bisbigliò Montag, affascinato come sempre dalla belva morta
e vivente insieme.
Quelle notti quando tutto diveniva tedioso e questo avveniva ogni notte,
gli uomini si lasciavano scivolare lungo i pali di bronzo e attivate le tic-
chettanti combinazioni del sistema olfattivo del Segugio lanciavano libere
nel cortile della caserma torme di topi, talvolta polli e talaltra gatti che
comunque bisognava affogare e si facevano scommesse per vedere qua-
le dei topi, o dei polli o dei gatti il Segugio avrebbe afferrato per primo.


























Le prede venivano liberate, e tre secondi dopo tutto era finito; il topo,
il gatto, il pollo era stato catturato nel mezzo del cortile, tenuto fermo
delicatamente tra zampe sensibili, mentre un ago d'acciaio, lungo dieci
centimetri, spuntava dalla proboscide del Segugio per iniettare dosi mas-
sicce di morfina e procaina.
La vittima veniva poi gettata nell'inceneritore, e una nuova caccia aveva
inizio.
Montag rimaneva molte notti al piano superiore, durante queste cacce
con scommessa. C'era stato un tempo, due anni prima, in cui aveva scom-
messo con i migliori e aveva perduto una settimana di salario e affronta-
to la folle ira di Mildred.
















 

Ma ora la notte se ne stava in branda, con la faccia rivolta verso il muro,
a sentire gli scoppi di risa nel cortile e lo scalpiccio dei topi simile a corde
di pianoforte, lo stridulo violino del loro squittire e la grande ombra del
Segugio che ballava silenziosa come una falena nella luce cruda, trovava
la vittima, la tratteneva, inseriva l'ago e ritornava al suo canile a morire ....
come se fosse stato azionato un interruttore elettrico.
(R. Bradbury, Fahrenheit 451)





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i vigili del fuoco &

Il prodotto dell'officina dell'essere















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