giuliano

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IL TOMO

mercoledì 2 gennaio 2013

ERACLIO (la falsità della storia)








 .....I confratelli che ci avevano preceduto, erano pagine e libri interi: la Bibbia, il Vangelo,
e molti altri testi sacri impressi nella parola.... prima della memoria, almeno così sembrava.
La cosa parrà incredibile, ma ogni virgola e parabola era da loro conosciuta con una tale
precisione, che solo con il tempo imparammo a capire che era un dono di lettura interiore.
Con gli anni capimmo ciò che leggevano e pensavano riflesso nella loro Anima.
Con gli anni capimmo il duro esercizio della mente, ore ed ore di penitenza e preghiera per
imprimere l'alto significato della - Parola - rivelata.
Con gli anni apprendemmo cosa dovevano e dovevamo divenire.
Dei libri aperti alla memoria.
Il passato così tornava eterno presente, di un futuro mai concesso né a noi, né presumo...
alla verità. E la verità, l'unica verità..., doveva essere sempre e costantemente recitata alla
memoria. Per questo la parola era, fatto incredibile, atto preesistente ed antecedente alla
memoria, forsanche quella genetica, l'inganno primo della ragione, l'inganno certo di ogni
comprensione, l'inganno stesso del raziocinio nella capacità dell'atto istintuale della mente
alla fonte di ogni verità e comprensione.
La - parola - era ed è atto ...precedente alla memoria.
La vegliava, controllava, dirigeva, con l'esercizio costante della preghiera, dei salmi, e tut-
to ciò che appartiene all'interpretazione teologica della vita. Non vi era posto per null'altro
eccetto che l'ossessiva ripetizione dell'eterna e sola litania...nell'eterna ricerca memonica
della parola, già detta e ripetuta e mai più cercata né tantomeno ricercata o forse scoperta.
Ogni quadro esteriore o interiore diveniva il riflesso della - Parola - incarnata, già prean-
nunciata nel - Vecchio Testamento -.
Ogni fatto che compariva alla nostra probabile comprensione, non era null'altro che una
pagina di memoria.... sulla memoria. Ogni altro tentativo era vano.
Ogni altra chiave di lettura degli eventi inutile.
Ogni significato della vita poteva essere compreso e risolto con il dono della memoria,
che attraverso la costanza del passo, del racconto mitologico tramandato, può spiegare
la - Parola - di Dio.
Solo scrutando questa grande caverna scritta, ripetuta e impressa nella memoria, si aveva
accesso all'atto eterno unico immutato di - Dio -, spiegato e rivelato all'incolto - Uomo -.
Spiegato all'umile fedele confuso dalla paura, dolore, e troppo spesso come avevamo
modo di vedere, dall'ignoranza.
L'anima, secondo questo antico esercizio veniva così sacrificata alla pura immagine, di un
- Dio - troppo spesso vendicativo e violento.
L'essenza della nostra esistenza poteva e doveva essere rivelata solo attraverso questa
luce, questi quadri di lontana memoria. I confratelli più anziani, gli addetti alla biblioteca,
scoprivano così i colori e le tinte del loro -Essere -, riconoscevano in tal maniera il loro
passato, e forse anche la loro - Psicologia -. Qualsiasi altra semenza veniva debitamente
rimossa.
Qualsiasi chiave di lettura veniva privata di una più attendibile verità.
L'anima il ricettacolo della parola rivelata all'uomo.
Ogni altra disquisizione doveva, in ragione della forza, essere rimossa.
Ogni altro panorama, in questa geografia tramandata da secoli, chiuso alla vista della
conoscenza e coscienza.
L'antico sapere, prima e dopo, la - Parola - rivelata, doveva essere accuratamente studia-
to e confrontato, e se fratello - Eraclio -, con gli alti prelati, convenivano, cancellato dalla
verità della storia. Oppure inserito nel contesto che a maggior ragione si riteneva opportuno.
L'opera di fratello - Eraclio -, era delicata, e nello stesso tempo fondamento e continuazione
del sapere teologico, interpretato e tramandato ai posteri.
- ERACLIO - SCOPRIMMO PRESTO, NON ERA LA VERITA', BENSI'.....
LA - STORIA - ......
(Giuliano Lazzari, Dialoghi con Pietro Autier)








    

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