giuliano

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IL TOMO

sabato 28 settembre 2013

GENTE DI PASSAGGIO (69)




































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Il poeta guerriero (68)

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Dal Testo di Vettori: viaggio in Alamagna


Viaggio di andata: da Bussolengo a Trento































Stetti la sera a Ossolengo e la mattina per tempo su una barca
passai l'Adice e, su per la valle d'esso, verso Trento cominciai
a cavalcare.
El fiume dell'Adice è molto rapido e grosso, e massime quando
le neve si struggono. Ero ito circa miglia sette e trovai la Chiu-
sa che è un luogo in su l'Adice el quale e' Veniziani guardano,
perché è passo forte.
L'Adice ha in quel luogo da ogni banda le ripe tagliate et alte,
dalla man destra è solo tanta via che duoi cavalli insieme han-
no fatica d'andarvi.
Questo luogo è' Veneziani hanno chiuso con due porte, l'una di
sopra e l'altra di sotto; e nelle rotture del monte hanno fatto cer-
te piccole stanzette, dove possino stare fanti a difendere dette
porte.
Et a qualunque passa a piè o a cavallo fanno pagare un dazio e
di questo emolumento pagano dette guardie. Passai quel luogo
e, pure in su l'Adice, al Borghetto mi fermai, dove trovai uno o-
ste tedesco molto piacevole.
E per essere il caldo grande et il luogo fresco, vi stetti molte o-
re a piacere. Era venerdì, e però l'oste provvide di più sorte
pesci dell'Adice.




Partendomi, e cavalcando sempre lungo l'Adice, arrivai a Rove-
reto, castello de' Veniziani, e scavalcai a una osteria nel borgo
verso Trento.
L'oste mi ricevé volentieri e, mentre che li cavalli s'assestavano,
mi disse: "Uomo da bene, tu m'arai escusato se io non ti tratte-
rò come sono solito trattare li altri pari tuoi. E' forestieri soleva-
no alloggiare in questa osteria che in altra che fussi di qua a
Roma; ma ti voglio dire la causa perché la casa, come vedi, in
gran parte è guasta e le masserizie sono sute tolte et ogni cosa
è ito in ruina.
Con la esperienzia conobbi nell'osteria non esser cosa alcuna;
mangiai male, e dormì' peggio e, non che letto, non vi trovai
una tavola da distendermi, ma, essendo gran caldo, passai la
notte il meglio potetti.
E seguendo la mattina il cammino, giunsi a tre ore a Trento, la
quale è piccola città posta in sull'Adice, ma molto abundante
perché, ancora che sia tra monti, ha tra essi qualche miglio di
piano che produce assai grano e vino; e nelli monti sta il bestia-
me.




Signore della città, et in temporale e spirituale, è il Vescovo; e
lui piglia l'entrate delle gabelle e d'ogni altra cosa. Lo Imperato-
re, come Duca d'Austria e conte di Tirolo, vi mette un capitano,
el quale tiene le chiavi delle porte e fa eleggere al capitolo de'
canonici il vescovo, come pare a lui, perché sempre lo vuole
confidente, perché il luogo è di grande importanza in sul confi-
ne d'Italia et Alamagna, benché sia posto in Italia: perché il
fiume del Lavis, di là da Trento cinque miglia, divide l'Italia d'-
Alamagna, secondo dicono quelli del paese.
La città non è forte né di mura né di sito, et è circumdata da
monti alti, de' quali chi fussi signore presto diventerebbe patro-
ne della città.
Arrivai, come ho detto, a Trento a buona ora e tutto il giorno
mi fermai....
Havevo lasciato come a dì 4 di luglio arrivai a Trento in saba-
to; e vi stetti tutto il giorno. E come accadeva in quelli tempi
che si diceva che lo Imperatore voleva passare in Italia, li uo-
mini erano molto curiosi investigatori chi passassi in Alamagna.
Per questo vennono a me il giorno molti lombardi, che erono
in Trento, per sapere chi fussi o dove andassi.
Tra li altri vi venne un prete fiorentino, chiamato prete Tomma-
so, il quale per altri tempi avevo conosciuto. E li feci grata ac-
coglienza e più d'una ora stetti con lui a ragionare di varie cose.

(G. Osti, Attraverso la regione trentino-tirolese nel Cinquecento,
& Viaggio in Alamagna di F. Vettori)













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