CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

martedì 12 maggio 2015

IL TEMPO E LA MEMORIA (18)



















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Il Tempo & la Memoria (17)

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Il Tempo & la Memoria (19)













…. Ma in questo caso, superata la simmetria storica, di cui non esageriamo o falsiamo i contenuti accertati, (‘condiamo’ la falsa coscienza della futura e comune Memoria, ‘perfetti’ custodi della vera Parola perché per l’appunto celebriamo il bilancio giammai falsato della Storia…) abbiamo a che fare con una persona istruita, e nei fotogrammi di questa storia assente alla direzione del Tempo, visto la Domenica del comune ricordo, introduciamo una breve parentesi... (ove due opposti ma uguali totalitarismi si celebrano nella liberazione, e futura, per quanto nuova carcerazione dello Spirito quanto del corpo: l’Armata Rossa libera dal nazismo quel che rimane della Germania riflessa nelle macerie dell’Europa nella corsa contro il tempo per le sorti della geopolitica che condizionerà il destino tedesco quanto europeo per i successivi quaranta e più anni, e di cui, se pur le ammissioni di colpa, la volontà scritta nei geni di un popolo (sconfitto o/e liberatore) sembra palesare al di qua e al di là della nuova frontiera, uguali intenti ed istinti… In condizioni apparentemente e diplomaticamente avverse contrarie e lontane dai rispettivi interessi… E di cui mi par doveroso rinfrancare e dissetare la giusta Memoria alla Biblioteca della comune Storia, in quanto uguali intenti si possono di nuovo ‘materializzare’ nel delirante teatro dell’egoismo inteso come reciproca incomprensione… dettati da opposti interessi…).




In questa giornata, il sentiero dell’inquisitore di ‘frate Lanfranco’, non immune dalla logica, dalla sottile logica che lo lega indissolubilmente ad un (futuro) Eichmann, oppure ad un (futuro) volenteroso guardiano di gulag, e di cui il libretto vergato costituisce una testimonianza utile, rappresenta una valida simmetria di cui l’autrice del notevole testo ci trasporta in una geografia e testimonianza storica piuttosto rara; e di cui, i futuri totalitarismi, dovranno molto, in quel ‘ruolo’ e ‘bilancio’ accertato di ‘padre Lanfranco’. E di cui il singolo fotogramma così ben visualizzato, ci conduce alla visione di uno snodo documentario che non può e deve essere isolato come l’esule il clandestino o l’eretico qui ricordato, poiché il singolo evento, la singola eresia (anche e soprattutto se rapportata ad un piano più vasto simmetrico alla scienza della fisica trasposta alla metafisica), la singola ed avversa parola…, creano la ‘frattura’ su cui si costruisce la Verità storica. Creano la visione di una più reale e certa prospettiva dell’intero panorama osservato nella geografia ammirata e studiata. Ciò è condizione necessaria e sufficiente, indispensabile per quella Ecologia cui il nostro DNA ci porta a constatare le dinamiche (storiche e sociali proiettate nello spazio che si occupa) dell’ambiente cui desideriamo una duratura e prosperosa crescita immune da quell’‘inquinamento politico’ che degenera nello ‘smog asfissiante e delirante’ parente dall’intollerante e monolitica certezza. Futuro e certo terremoto di quella evoluzione sociale che porterà alle condizioni e premesse della moderna per quanto antica dittatura.




L’uomo è legato geneticamente socialmente e intimamente all’ambiente occupato, ragion per cui, tutt’uno con esso forma l’humus e contesto sociale per prosperare nelle proprie ed altrui condizioni di vita. Osservare la (Stato) geografia di un qualsiasi contesto: mare o montagna che sia e goderne le bellezze, comporta questa conoscenza evoluta su cui la terra o l’acqua camminata e navigata parlino e narrino la storia. In cui in un passato non del tutto remoto, sappiamo l’evoluzione di questo pensiero, di questa conoscenza, essere ancor oggi legato alla ‘teologia’ di una monolitica visione intesa quale ‘unica certezza’. Sia per il popolo tecnologicamente evoluto, sia per il ‘talebano’ che in nome della sua religione ‘mutila’ il passato rendendo a quella ‘iconoclastia’ di cui si fa artefice una realtà monolitica quanto l’ortodossa parola cresciuta nei fotogrammi di una dittatura. Due geografie che debbono convenire ad un panorama non comune in quanto diversa la loro memoria, ma nella diversificazione che ogni panorama offre, le possibili strade per condividerne ammirarne e goderne pacificamente i contenuti. L’osservazione e lo studio della geografia e le previsioni ad essa legate, quanto della storia, e le previsioni ad esse riconducibili, richiedono quell’intervento interdisciplinare indispensabile nel millennio che viviamo, per superare arginare e prevenire ugual intenti scritti nella stratigrafia genetica di un comune (e talvolta o molto spesso… intollerante e limitante passato). Perché in tale geografia ammirata, in quella Ecologia desiderata, nella libertà agognata, specchio dell’economia prefissata, per mantenere immune il panorama ammirato ed abitato nella prosperità confacente all’uomo bisogna considerare la stratigrafia che tale panorama ha solcato ed inciso nei secoli del suo sviluppo.  




…Tale condizione intimamente legata alla Storia che non può essere isolata nella visione che si ammira, più o meno rapiti. Ignorare ciò è limitativo ingenuo e fuorviante ed innesca tutti i motivi di una ciclicità di intenti e finalità. Gli attuali ‘viaggiatori’ di questa geografia, come altri, risentono ancor oggi di questa guerra di questi divari, di queste fratture nel comune terreno sociale e politico, come il Tempo e la Memoria al fotogramma di  frate Lanfranco (al teatro della vita molto o troppo spesso recitata sul palco  della memoria dimenticata o peggio scimmiottata, a cui si preferisce troppo spesso altro film altro teatro immune ed avverso alla verità vissuta e interpretata) o altri eretici esuli della geografia studiata. Talune frontiere sono irrimediabilmente divise con esiti e destini incerti scritti nel comune passato, che, anche se celebrato, rischia ugual fratture fra una eterna ‘ortodossia’ e ‘eterodossia’. Non basta dire e pensare nella limitatezza di intenti: ‘venite poveri a voi il paradiso terreno di una nuova terra’; non basta questo singolo gesto o parola per far prosperare la propria ‘geografia teologica’. Bisogna approdare ad una scienza filosofica dalla quale la geografia religiosa ha ereditato il passato pregato e ammirato in ugual intenti e finalità privi del requisito del materiale egoismo e di cui condividono i motivi, se pur la stratigrafia nella geografia ben accertata e documentata nell’araldo del Tempo risenta dei climi dell’intollerante limite della Memoria. Nella simmetria dell’intollerante ed egoistica finalità materiale legata al territorio occupato che porta a formulare ed offrire condizioni ed interessi differenti per l’esule il clandestino e l’emarginato.




La globalità, condizione non ottimale di fondamento economico, e sulla quale si vuol costruire la comune memoria, deve fare i conti, oltre con quella iconoclastia detta, figlia di un Medioevo intollerante, anche con il limite stesso della sua logica, scritta in simmetrico intento livellatore ed ugualmente iconoclastico. Il futuro è scritto e ‘certificato’ nel passato, ogni geografia nasconde questo segreto ed intima bellezza. Il futuro è scritto negli archivi ‘stratigrafie’ di un ‘progresso’ che purtroppo ha portato e porta costantemente ad un regresso, poiché nella geografia del comune ambiente condiviso vi sono più o meno visibili quelle realtà su cui lo stesso ambiente è legato alla sua Ecologica, condizione indispensabile di sviluppo se non si vuol intervenire successivamente come ogni giorno accade. E qui non si vuole intimamente abusare di tal termine su cui qualcuno può speculare, ma è condizione necessaria e sufficiente per la Natura e la geografia da essa formata quelle condizioni biologiche e chimiche che creano le condizioni della vita (legate e scritte nella diversità biologica, e quindi, etnica, equamente e socialmente distribuita, in quanto ogni essere vivente abbisogna del proprio spazio vitale per poter vivere senza che sopprimiamo o artificialmente interveniamo come spesso accaduto e accade, eccetto che, per tutti quegli interventi di cui si rende indispensabile il ‘controllo’ e la dovuta ed evoluta prevenzione del ‘territorio’ osservato. La dittatura sul ‘libero arbitrio’ ha portato a condizioni storico-economiche non confacenti con la Natura dell’uomo quanto del regno animale da cui discende…).




Il regno animale oltre ad offrire un valido esempio è il serbatoio sul quale sono scritti i comuni geni della memoria, l’animale (di allevamento, e non, parente a noi prossimo) da cui traiamo nutrimento non rappresenta solo motivo di sfruttamento, ma motivo e condizione economica per studiare due modi e concetti di ricchezza e sviluppo. L’animale che trae sostentamento in rapporto al territorio occupato nella millenaria ecologia e ciclo della vita riproduttiva seriamente minacciata dall’uomo e su cui  interviene per migliorare le proprie condizioni da quando cacciatore più o meno evoluto, è legato al terreno o territorio (occupato) su cui coltiviamo (ed alleviamo) i nostri intenti alimentari come culturali. Se seminati sulla ‘zolla’ ed ‘humus sociale’ intollerante sfavorevole o geograficamente ‘non confacente’ perché iniquamente ripartito, con quei virus che sovente infettano raccolti e piante come i principi dell’intollerante e fertilizzante veleno, creano quei frutti (vegetali e non…) e raccolti dannosi alla salute per il presente quanto per il comune futuro di tutte quelle malattie intese come ‘cancri’ che dividono e uccidono la sanità del corpo quanto dello spirito. L’interdisciplinarietà di più eventi non è un singolo fatto utopistico o peggio una  forza a cui deleghiamo e successivamente coniamo la moneta o il ‘sogno’ del più forte e ‘libero’ impero, così come i nobili delegavano il proprio impegno a difesa del potere temporale per consolidare il proprio feudo; ma altresì la capacità di arginare errori e comuni intolleranze nella prospettiva di una geografia storica non immune dal Tempo e la Memoria…
(curatore del blog…)




… Altrettanto raramente si esplicita l’identità religiosa di uomini e donne: mai l’inquisitore supera il  livello stereotipo dell’indicazione della vera o presunta ‘setta’, né si addentra in specificità dottrinali. L’interesse di frate Lanfranco è altro. Paradossalmente gli eretici sono comparse sul palcoscenico della repressione antiereticale dove agiscono inquisitori e collaboratori, rappresentanti dei poteri pubblici e signori locali. Non è chiara la strategia antiereticale, non sono precise le accuse contro gli eretici. In modo più evidente appare che la ricerca e la persecuzione di uomini e di donne sono funzionali a traiettorie politico-ideologiche esterne, se non estranee, a molti di quegli uomini e di quelle donne. Rispetto al momento giudiziario, i rendiconti si collocano in una dimensione temporale differita: rappresentano il prima e il dopo di realtà processuali. Si soffermano sui prodromi dell’azione degli inquisitori e dei suoi collaboratori (spie, officiales, ecc.) e sugli esiti (ad esempio confische e vendite di beni). Non danno risposte esplicite su chi viene indagato, ma su come si arriva ad un eretico. Non svelano i perché di scelte di religiosità critica. Le scritture contabili sono al di qua e al di del momento processuale e, sebbene poche informazioni trapelino circa i procedimenti giudiziari, il termine processus compare con una certa frequenza solo quando si provvede all’acquisto di materiale per scrivere e per rendere conto scritto dell’operare degli inquisitori, non certo di quello degli eretici. 




Collaboratori stretti del frate inquisitore si rivelano i detentori della pubblica fides, ossia i notai, la presenza di un notaio indica la necessità di redigere un documento (più o meno valido più o meno giusto più o meno confacente con l’interesse dell’eretico…): la missione ha superato la fase poliziesco-investigativa ed è al finale momento giudiziario. La loro presenza, ed il loro ruolo, inevitabilmente, indica la stesura di atti formali e qualifica il tipo di missione.
Passiamo ora agli Eretici: l’obiettivo umano di un meccanismo dinamico e flessibile, indefessamente adattato alle circostanze e alle persone per raggiungere la meta coercitiva. Le note di frate Lanfranco corrispondono a fotogrammi di esistenza che si fanno animata pellicola di vita: le sequenze compulsive sono talvolta intensamente drammatiche, talaltra meramente operative. I quaterni racionum diventano crocevia di innumerevoli vicende umane incatenate all’inscindibile nesso tra azione, cifra numerica e giustificazione contabile.
Uomini e donne non hanno parola e diritto: agiscono e subiscono azioni.. l’agire azionato dall’incontro/scontro con l’officium fidei – è codificato e certificato nelle scritture notarili (come i ‘futuri’ ‘conti’ di Eichmann o i ‘futuri’ verbali ricordati nei diari di guerra di Solzenicyn), ed inoltre emerge con chiarezza che il frate inquisitore è del tutto indifferente a connotazioni dottrinali, quasi fossero elementi marginali e secondari rispetto alla concreta ‘materialità’ dei beni degli inquisiti (questa lapidaria affermazione della Benedetti è di una efficacia sorprendente, di una limpida chiarezza storica che la porta sullo stesso piano di una Arendt quando inviata al processo di Eichmann, nella differenza che la prima ha dovuto desumere i contenuti accertati in un ‘carotaggio’ effettuato ad una profondità geologica molto più ampia, ove i documenti storici per ricostruire il nostro comune passato, quella geografia enunciata, sono rari, e dove i secoli hanno ‘virtualmente’ modificato ugual panorami.  Ove vediamo progresso e modernità, ove vediamo le più ampie manifestazioni di un futuro sognato desiderato e creato, in realtà ‘camminano’ ‘prosperano’ ‘vivono’ ugual intenti e pensieri, logiche comportamentali e sociali cresciute dalla stratigrafia falsamente evoluta di una ‘parabola’ e falsa certezza nominata progresso nella differenza che ugual ‘genetica umana’ è progredita ‘ciclicamente’ in una simmetria più confacente con la sua ‘intelligenza’. Infatti dove esiste(va) il libretto di frate Lanfranco in futuro troviamo la più evoluta IBM venduta dall’impero meglio organizzato (leggi l’olocausto e l’IBM) per razionalizzare e pianificare le regole dello sterminio, su ugual imputati così solertemente schedati. E dove il notaio ‘certificava’ il risultato ottenuto troveremo i diari di guerra che narrano più o meno gli stessi metodi e mezzi per rafforzare il potere, non più Temporale, ma ugualmente e simmetricamente confacente con lo stato totalitario che consolida identico intento, mezzi e metodi sono così evoluti e riflessi nell’intelligenza, nelle finalità accertate contrarie alla Natura umana. L’Ecologia enunciata sopra, rappresenta questa utopistica volontà di vedere con occhi diversi la geografia del comune paesaggio condiviso scritta nella geologia della sua presunta evoluzione, caratteri ed araldi del Tempo… e la Memoria..), dunque, disinteresse per gli ‘Eretici’ in quanto tali e attenzione rivolta ai loro beni (i quali vengono imparzialmente confiscati.. sottratti ai legittimi proprietari…). Non stupisce l’azione attiva degli inquisitori e l’identità passiva degli Eretici, il valore pecuniario del patrimonio e non l’importanza individuale del proprietario. In tale prospettiva, i libri racionum (i  preziosi carotaggi) di frate Lanfranco sono fonti peculiari per la storia dell’inquisizione e non specificatamente per la storia degli Eretici: fonti attente alle dimensioni patrimoniali che, contestualmente, mostrano la trasformazioni di individui (si badi bene, in futuro tale ruolo di frate Lanfranco sarà delegato alle autorità cittadine…). Il pragmatismo contabile (al pari del ragionier Eichmann)  elimina attribuzioni d’identità ereticali, solo di rado uomini e donne verranno qualificati per le loro scelte religiose.
(M. Benedetti, inquisitori del… Duecento…)




… Verso la fine del 1298 viene catturato un uomo dal nome di… la sua carcerazione è strettamente collegata all’interrogatorio di una donna… Alla fine della seduta inquisitoria – che ebbe luogo con buona probabilità nel palazzo vescovile – il frate inquisitore compera del vino e con lui devono gli ‘officiales’ che lo avevano aiutato. Il giorno seguente l’interrogatorio, il giudice e i frati si riuniscono in un convivio sempre offerto da frate Lanfranco, ove redige un verbale in presenza di altro Dottore inquisitore della diocesi per compilare un verbale circa lo stato mentale del detenuto. Il giorno seguente l’interrogatorio, il giudice ed i frati si riuniscono in un convivio sempre offerto da frate Lanfranco, quando l’avventura terrena della compagna dell’inquisito si conclude, l’inquisitore paga coloro che avevano collaborato: gli ‘officiales’, i frati, il priore di…, e il lettore. Ma non finisce qui! Una ‘pitancia’ di pesce è offerta al convento per i non pochi frati che avevano tentato di convertirla. Il vino dopo il processo e la ‘pitancia’ dopo il…. ROGO sono segni marginali di un aspetto della operosità del frate Lanfranco: mostrando i costi umani e sociali sul fronte della lotta antiereticale, rivelano una coattiva socialità in funzione di una concorde azione repressiva (non si conoscono né le motivazioni né le presunte colpe dei due Eretici… - M. Benedetti, Inquisitori del Duecento…)…







Appesa alla gloria ed al dovere
di una parola che uccide la passione,
e un libro che spiega felice,
come arrecare sofferenza e tormento,
per una terra che trema al suo cospetto.
Strega che macina in silenzio
un’erba antica quanto la vita:
radice di un verso, preghiera sommessa, 
strofa che sazia l’amore…
nella lingua segreta di Madre Natura.
Perché narra la sua eterna poesia,
né vista né letta. (1)

Un verso, uno sputo, un riparo
nascosto,
vicino ad un tugurio
dove Dio non ha pane,
né fuoco, né un poco di rimorso.
Dove lontano la bestia s’appresta
con un abito scuro
per un pasto sicuro.
Animale che scrive la vita
dopo averla colta
nel folto di un bosco.
Chiesa raccolta
in fondo ad una grotta,
e in cima ad una foglia,
dove la radice non è mai morta.
Dove l’inverno partecipa al tormento
di un animale che parla
ed un altro che muore,
nel ventre materno
di una terra profonda. (2) 

Dove la primavera fa capolino
fra una risata ed un’anfora di vino,
nell’incanto di un sole
che scalda la neve,
abbiamo cercato il fungo,
una bacca, ed il ruscello
che sazia la sete.
Parlando alla foglia
di un albero che vi dimora,
scrutando nostro fratello,
è solo un’animale
vicino allo stesso torrente.
Ci guarda senza paura
al cospetto di un mito
perché ne fa sacrificio. (3)

Ci da la caccia per ogni stagione
nostro eterno tormento,
nel nome di un libro
che non abbiamo mai letto.
Ci ostacola il passo e la via,
con una croce incisa sul petto
nel ferro vestito
del suo eterno mito.

Ora lo chiama sacramento,












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