CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

domenica 3 marzo 2024

UN MONDO PERDUTO, ovvero, IL RACCONTO DELLA DOMENICA

 









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per dovere e non solo 


di cronaca al fine 


di una diversa Storia 


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World Wildlife Day 


& una lettura 


consigliata  


& A CHE SPECIE 


DI RAZZA 


APPARTIENE L'UOMO?







Il problema  su  come  avrei  dovuto  dirigermi  a  sud  verso  Brochet  da  Wolf  House  Bay  fu  risolto  una  mattina  quando  Ootek  fece  irruzione  nella  cabina  per  annunciare  di  aver  visto  un  aereo. Infatti, un  aereo norvegese stava volteggiando pigramente sulla  tundra a ovest di  noi.

 

Avevo  perso  da  tempo  la  speranza  che  il  pilota  che  mi  aveva  portato  a  Wolf  House  Bay  facesse ritorno,  e  così  la  vista  di  questo  aereo  mi  fece  venire  un  brivido  di  eccitazione.  Ricordandomi  dei  fumogeni  che  mi  avevano  fornito,  corsi  a  prenderli.  Con  mia  sorpresa  funzionarono.  Una possente spirale  di  fumo  nero  e  oleoso  si  levò  nel  cielo  alta  e  il Norseman  (che  era  scomparso  a  ovest)  riapparve,  puntando  sulla  mia  colonna  di  segnalazione.

 

Atterrò  nella  baia,  e  io  uscii  in  canoa  per  salutare  il  pilota,  un  giovane  dal  viso  stretto  e  dall’aspetto  poco  attraente  che  masticava  un  chewing  gum.

 

Aveva  molto  cose da raccontarmi.




Con il  passare  dei  mesi  senza  alcuna  mia  risposta,  il  mio  dipartimento  era  diventato  sempre  più  turbato. Non  solo  non  avevano  ricevuto  segnalazioni  di  lupi,  ma  attrezzature  governative  per  un  valore  di  circa  quattromila dollari  erano  svanite  nel  nulla  della  tundra.  La  cosa  era  grave,  perché  qualche  membro  curioso  dell’opposizione  avrebbe  potuto  in  qualsiasi  momento  venire  a  conoscenza  della  questione  e  porre  un’interrogazione  alla  Camera  dei  Comuni. 

 

La possibilità  di  essere  accusati  di  negligenza  nella  gestione  dei  fondi  pubblici  è  uno  spauracchio  che  tormenta  ogni  dipartimento  dello  Stato. Fu  quindi  chiesto  alla  Royal  Canadian  Mounted  Police  di  trovarmi,  ma  gli  indizi  erano  scarsi.  Il  pilota  che  mi  aveva  portato  a  Barrens  era  scomparso  durante  un  volo  sopra  il  distretto  di  Mackenzie  e  la  polizia  non  riuscì  a  trovare  alcuna  traccia  di  lui,  tanto  meno  a  scoprire  cosa  mi  avesse  fatto. 




Alla fine, e dopo  molte  indagini,  la  polizia  venne  a  conoscenza  della  voce  che  circolava  a  Churchill  secondo  cui  io  ero  un  agente  dei  servizi  segreti  inviato  a  spiare  le  basi  russe  galleggianti  al  Polo mentre loro spiavano me che parlavo con i mei lupi;  e  così  riferirono a  Ottawa,  aggiungendo  che  a  loro  non  piaceva  essere  presi  in  giro,  e  che  la  prossima  volta  che  il  Dipartimento  avesse  voluto  trovare  qualcosa,  sarebbe  stato  meglio essere onesti con  le loro direttive.

 

Il pilota che era atterrato per  via  del  fumogeno  non era  stato  mandato  a  cercarmi  ma  era  impegnato  in  un’indagine di  ricerca per i giacimenti minerari,  e  il fatto di avermi scovato fu un evento  puramente  casuale.  Tuttavia,  accettò  di  riportare  un  messaggio  alla  sua  base  per  informare il  dipartimento  dove  si  trovavano le attrezzature,  e  suggerì  di  mandare  un  aereo a prelevarle immediatamente prima che   congelassero.




Con l’aiuto di Mike il pilota approfittò  dell’atterraggio  per  riempire  i  serbatoi  di  benzina  dai  fusti  trasportati  nella  fusoliera. Nel frattempo  partii  per  portare  a  termine  alcuni  affari  in  sospeso  all’esker  della  tana  dei  lupi. Per completare il mio  studio sulla vita familiare dei lupi, avevo bisogno di  sapere com’era la  tana  all’interno: quanto era  profonda,  il  diametro  del  passaggio,  la  presenza  (se  presente)  di  un  nido all’estremità  della  tana, e altre  informazioni  correlate. 

 

Per ovvie ragioni non avevo  potuto svolgere questo genere d’indagine mentre  la tana  era  occupata,  e  da  quel  momento  ero  stato occupato anch’io  con  altri  lavori.  Ora, con  il  tempo  che  stringeva  avevo  fretta.   Attraversai  il  paese  a passo spedito  verso  la  tana  ed  ero  a  meno  di  mezzo  miglio  da  essa  quando  si    udii  un  fragoroso  rombo alle mie spalle. Fu così  forte  e inaspettato che involontariamente mi gettai sul  muschio.  Il norvegese mi  sorvolò  a una quindicina di  piedi. Mentre passava ruggendo sopra la mia testa, l’aereo scosse allegramente le ali  in  segno di saluto,  poi  si sollevò per sfiorare la cresta del wolf esker,  sollevando  un polverone di sabbia mista a neve lungo il pendio con la scia  dell’elica. 

 

Mi rialzai e attesi che mi passasse il batticuore,  rivolgendo  pensieri  ostili  al buontempone dell’aereo  che  stava  rapidamente  scomparendo.




Sul crinale della tana, come mi aspettavo, non c’erano  lupi. Raggiunto l’ingresso mi  tolsi  i  pantaloni  pesanti,  la  giacca  e  il  maglione  e,  prendendo  una  torcia  (le  cui  batterie  erano  quasi  scariche)  e  un  metro  dallo  zaino,  iniziai  il  difficile compito  di  dimenarmi  lungo  il tunnel  d’ingresso. La torcia era così debole che  proiettava solo un bagliore arancione, appena  sufficiente  per permettermi di decifrare i segni sul nastro di  misurazione. 

 

Mi  dimenai  in  avanti,  scendendo  con  un  angolo  di  quarantacinque  gradi,  per  circa  otto  piedi.  Ben  presto  la  bocca  e  gli occhi  si  riempirono  di  sabbia  e  cominciai  a  soffrire  di  claustrofobia,  perché  il  tunnel  era appena abbastanza grande da permettermi di  entrare. Al  traguardo  degli  otto  piedi  il  tunnel  faceva  una brusca curva verso l’alto svoltando a sinistra. Puntai  la torcia nella nuova direzione  e  premetti  l’interruttore. Quattro luci verdi nell’oscurità davanti a  me riflettevano il  fioco raggio della torcia. In questo  caso  il  verde  non  era  il segnale  per  avanzare.  Rimasi congelato dov’ero, mentre il cervello spaventato cercava di constatare l’informazione  che  almeno  due  lupi si trovavano  con  me  nella  tana.




Nonostante la stretta socialità con la famiglia dei  lupi,  questo  era  il  tipo  di  situazione in  cui pregiudizi  irrazionali ma profondamente radicati avevano  completamente il sopravvento sulla ragione e  sull’esperienza.  Ad  essere sincero,  ero  così  spaventato  che  la  paralisi  mi  avvolse come un ghiaccio in mezzo ad un vulcano di sudore. Non avevo corde o guinzagli  di alcun tipo  e,  nella  mia postura scomoda, avrei potuto a malapena  liberare una mano con cui respingere un attacco. Sembrava inevitabile che i lupi mi  attaccassero,  perché  anche  un  roditore  si  difende  ferocemente  quando  viene  messo  alle  strette  nella  sua  tana.

 

I  lupi  non  ringhiavano  neppure.

 

A parte due paia di occhi debolmente luminosi,  avrebbero potuto non essere affatto lì. La paralisi  cominciò  ad attenuarsi  e, nonostante fosse una  giornata  fredda,  il  sudore  cominciò  a  diffondersi  su  tutto  il  corpo.  In  un  impeto  di  cieca  spavalderia  spinsi  la  torcia  in  avanti  fin  dove  poteva  arrivare  il  mio braccio. La luce era appena sufficiente per  riconoscere Woody assieme all’altra, Shara. Erano  accovacciati in poetico silenzio  contro  la  parete  di  fondo  della  tana;  ed  erano  immobili  come  la  morte.




Lo shock ormai stava svanendo e l’istinto di dominio  stava  riprendendo  il  sopravvento. Più  velocemente  che  potevo  cominciai  a  risalire  il  tunnel  obliquo,  certo del fatto che  da un  momento  all’altro  i lupi avrebbero palesato la propria ostinazione di rimanere in quel luogo. Nella propria dimora. Ma quando raggiunsi l’ingresso e ne fui uscito, non avevo ancora sentito né visto il  minimo segno di movimento  dei due  lupi.

 

Mi sedetti su una pietra e accesi tremante un piccolo fuoco,  rendendomi  conto  così  che  non  avevo  più  paura.  Invece una rabbia irrazionale mi  possedeva.  Se  avessi avuto il guinzaglio credo  che  avrei  reagito  con  furia  bruta  e  avrei  tentato  di  legarli per imporre il mio dominio e ubbidienza da  entrambi  i  lupi.

 

Il fuoco si spense e  il  vento  cominciò  a soffiare  dai  cupi  cieli  del  nord.  Cominciai  di  nuovo  a  tremare;  questa  volta dal  freddo invece che dalla  rabbia. La mia  rabbia stava  passando  e  in  seguito  divenne debolezza. Non mangiavo da giorni. Mi nutrivo, come prescrive il mio amico Thoreau, con pane secco.




(*La mia fu la riflessione nata dal risentimento della  paura di perderli come cose mie: risentimento contro 'altri' che obbedivano ad un diverso dio, e che aveva motivato una profonda critica verso il dominio umano. Compresi come qualcun altro prima di me, che ero io stesso che dovevo imparare, e non certo loro. E così pregai un diverso Dio a forma di ranocchio!)

 

 Rimasi sconvolto nel realizzare quanto facilmente  avessi  dimenticato,  e  quanto  prontamente  avessi  negato,  tutto  ciò  che  il  soggiorno  estivo  con  i  lupi  mi  aveva  insegnato  su  di  loro...  e  a  me  stesso. 

 

Pensavo ad  Angelina (di decenni fa’) e con lei a Woody a Vela e a Sahara,  e  a tutti i loro  cuccioli come un Fiume che scorre e dona la Vita, ed hora  rannicchiato  in  fondo a quella specie di tana, li rivedevo e meditavo, alla medesima tana dove si erano rifugiati dalla tonante apparizione dell’aereo che li voleva portare via.




Da qualche parte, verso est, un lupo ululava; con leggerezza, interrogativamente. Conoscevo la voce  perché  l’avevo  già  sentita  molte  volte. Era George, che sondava la terra  desolata  in  cerca  di  un’eco di risposta da tutti i  membri scomparsi della sua  famiglia. Ma per me era una voce che parlava del  mondo  perduto che una volta era nostro prima che scegliessimo un ruolo in contrasto e contraddittorio; un mondo che avevo appena intravisto e dove ero entrato....; salvo poi esserne escluso (o meglio, rimosso), alla fine, dal nostro stesso io. 


 

Epilogo

 

 

Durante l’inverno […..] il  Canadian  Wildlife  Service,  nel perseguimento della sua ostinata politica di  controllo  dei  lupi, impiegò diversi  ufficiali  del  Predator  Control  per  pattugliare  i  Keewatin  Barrens  su  aerei  dotati  di  sci allo scopo  di  allestire  stazioni  di  esche  avvelenate. All’inizio di  maggio del…, uno di questi ufficiali sbarcò  a  Wolf  House  Bay.  Rimase nelle vicinanze per  alcune ore e collocò in appositi luoghi alcuni “prendilupi” di cianuro che, così appurato, erano  disseminati e confusi per l’intera area. 

 

Lasciando liberi dei lupi con apparenti fattezze umane di seminare odio e terrore! 


(F. Mowat)








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