IL GRASSO LEGNAIUOLO

IL GRASSO LEGNAIUOLO
& UN MONDO PERDUTO

giovedì 20 febbraio 2020

INTANTO IL VOSTRO AGENTE.... (3)



















Precedenti capitoli:

Zi Zi Zi... (1/2)

Prosegue...:

...all'Avana (& in tanti altri luoghi) (4)














RECLUTAMENTO

                                   
“Non voglio saperne di nessun lavoro. Perché ha scelto proprio me?”

“Inglese e patriottico. Risiede qui da anni. E’ un socio rispettato della Camera di Commercio europea. Ci occorre un agente all’Avana, vede? I sommergibili devono rifornirsi. I dittatori si uniscono. Quelli grossi attraggono i piccoli.”

“I sommergibili atomici non hanno bisogno di rifornirsi.”

“Giustissimo, vecchio mio, giustissimo. Ma le guerre incominciano sempre un po’ in ritardo rispetto ai tempi. Dobbiamo essere preparati anche nel campo delle armi convenzionali. Poi c’è lo spionaggio economico... zucchero, caffè, tabacco.”

“Tutte queste notizie può trovarle sugli annuari governativi.”

“Non ce ne fidiamo, mio caro. Poi lo spionaggio politico. Con i suoi aspirapolvere, lei è introdotto in tutti gli ambienti.”

“Pretende forse che analizzi la polvere?”




“Potrà sembrarle uno scherzo, mio caro, ma ai tempi di Dreyfus il più abile informatore dello spionaggio francese era una donna addetta alle pulizie che toglieva i pezzi di carta dai vari cestini dell’Ambasciata tedesca.”

“Lei non si è neppure presentato.”

“Hawthorne.”

“Ma chi è?”

“Be’, potremmo dire che sto organizzando la rete nei Caraibi. Un momento. Sta venendo qualcuno. Io mi lavo le mani, lei entri in un gabinetto. Non devono vederci insieme.”

“Siamo già stati veduti insieme.”

“Incontro fuggevole. Tra compatrioti.”

Spinse Wormold in uno dei gabinetti, come lo aveva spinto nella toletta.

“E’ l’abitudine, sa”




e poi vi fu il silenzio, eccettuato lo scorrere dell’acqua. Wormold si mise a sedere. Anche quando stava seduto, gli si vedevano le gambe sotto la mezza porta. Una maniglia girò. Passi risonarono sul pavimento a piastrelle nella direzione degli orinatoi. L’acqua continuava a scorrere e Wormold era invaso da un’enorme meraviglia. Si domandava perché non avesse fatto cessare sin dall’inizio tutte quelle assurdità. Non v’era da stupirsi che Mary lo avesse abbandonato. Ricordò uno dei loro litigi: ‘Perché non fai qualcosa, non agisci in qualche modo, un modo qualsiasi? Non fai altro che startene lì in piedi...’. Almeno, pensò, questa volta non sono in piedi, sto seduto.  





…NELLE ALTE SFERE…


“Sì. Voleva iscriversi al circolo di campagna. Un covo di milionari, come lei sa. La miglior fonte di informazioni politiche ed economiche. La quota di iscrizione è molto alta, circa dieci volte maggiore di quella del White Club, ma gli ho concesso la somma.”

“Ha fatto bene. Come sono i suoi rapporti?”

“Be’, a dire il vero ancora non ne abbiamo ricevuto, ma naturalmente gli occorrerà qualche tempo per organizzare i propri contatti. Forse ho esagerato un po’ troppo con lui l’importanza della prudenza.”

“Non è possibile. I fili di collegamento non servono a niente se saltano le valvole.”

“In realtà egli si trova in una posizione piuttosto vantaggiosa. Ha ottimi rapporti commerciali... molti dei quali con funzionari del Governo e con alti ecclesiastici.”

“Ah”




…disse il capo. Si tolse il monocolo nero e incominciò a lucidarlo con un foglietto di ‘kleenex’. L’occhio che venne così rivelato era di vetro; di un celeste pallido e non convincente, sarebbe potuto appartenere a una di quelle bambole che dicono ‘Mamma’.

“Che lavoro fa?”

“Oh, importazioni, sa. Macchinari, cose del genere.”

Era sempre importante per la propria carriera servirsi di agenti che si trovassero piuttosto in alto sulla scala sociale. I particolari insignificanti della scheda segreta concernente il negozio di via Lamparilla non sarebbero mai arrivati, in circostanze normali, in quell’ufficio nello scantinato.

“Come mai non era già socio del circolo di campagna?”

“Be’, credo che abbia condotto un’esistenza piuttosto ritirata in questi ultimi anni. Qualche difficoltà domestica.”

“Non correrà dietro alle donne, spero?”

“Oh, nulla del genere, signore. Sua moglie lo ha abbandonato. Se n’è andata con un americano.”

“Voglio sperare che non sarà anti-americano? L’Avana non è il luogo adatto per pregiudizi del genere. Dobbiamo collaborare con loro... solo fino a un certo punto, s’intende.”





BASSE ORBITE


Bevvero insieme un liquore tra le rovine del salotto e poi Wormold se ne andò. Il dottor Hasselbacher era in ginocchio ai piedi del ‘Cavaliere sorridente’, e scopava sotto il divano. Chiuso nell’automobile, Wormold sentì il rimorso rosicchiare intorno a lui come un topo nella cella di un carcere. Forse si sarebbero presto abituati l’uno all’altro e il rimorso sarebbe venuto a mangiargli briciole di pane nella mano.

Altri come lui avevano fatto la stessa cosa: uomini che si lasciavano reclutare sedendo al gabinetto, che aprivano camere d’albergo con la chiave di altre persone e ricevevano istruzioni in inchiostro invisibile nonché mediante un’utilizzazione imprevista dei ‘Racconti da Shakespeare’ di Lamb.




Ogni burla ha sempre un altro aspetto, l’aspetto della vittima. Le campane squillavano a Santo Christo, e le colombe si alzarono dal tetto nella sera dorata e fecero un ampio giro sopra le botteghe di biglietti della lotteria in via O’Reilly e sopra le panchine di Obispo; ragazzetti e bambine, il cui sesso era indistinguibile quasi quanto quello degli uccelli, irruppero come un fiume dalla scuola dei Santi Innocenti, con i grembiuli bianchi e neri, reggendo le piccole cartelle nere. L’età li divideva dal mondo adulto di 59200 e la loro credulità aveva una qualità differente.

Pensò con tenerezza: Milly tornerà presto a casa. Gli faceva piacere ch’ella credesse ancora alle fiabe: una vergine che partoriva un figlio, immagini che versavano lacrime o pronunciavano parole d’affetto nell’oscurità. Hawthorne e gli uomini della sua specie erano altrettanto creduli, ma essi bevevano cose diverse, incubi, storie grottesche ispirate alla fantascienza. A che serviva stare al gioco solo a mezzo e a malincuore? Doveva almeno dar loro qualcosa che li ripagasse del denaro speso, qualcosa di meglio di un rapporto economico da classificare negli schedari…





INTELLIGENCE


Scrisse una rapida minuta:


‘Numero 1° dell’8 marzo inizia paragrafo A nel mio recente viaggio a Santiago ho avuto da varie fonti notizia di importanti installazioni militari in costruzione sulle montagne della provincia Oriente Stop questi lavori sono troppo estesi per essere giustificati da piccole bande ribelli che resistono laggiù Stop notizie di vasti diboscamenti mascherati da incendi di foreste Stop contadini di numerosi villaggi costretti a trasportare carichi di pietre inizia paragrafo B nel bar dell’albergo di Santiago ho conosciuto pilota spagnolo della linea aerea cubana in stato di accentuata ubriachezza Stop ha detto di avere osservato durante il volo Avana-Santiago vaste piattaforme di cemento troppo grandi per qualsiasi normale edificio paragrafo C 59200/5/3 che mi ha accompagnato a Santiago ha portato a termine pericolosa missione presso il comando militare di Bayamo ed eseguito disegni di strani macchinari che vengono trasportati nelle foreste Stop questi disegni seguiranno con valigia diplomatica paragrafo D mi autorizzate a versargli premio in denaro tenuto conto gravi rischi della sua missione e a sospendere per qualche tempo lavoro su rapporto economico tenuto conto della natura inquietante e vitale di queste notizie da Oriente? paragrafo E conoscete precedenti Raul Dominguez pilota della linea aerea cubana che mi propongo reclutare come 59200/5/4?’.




Wormold mise allegramente in cifra il messaggio.

Pensò: non avrei mai creduto di esserne capace.

Pensò con orgoglio: 59200/5 sa il suo mestiere.

Il buon umore di lui si estese addirittura fino a Charles Lamb. Scelse come brano-chiave la pagina 217, riga 12:

‘Ma io scosterò la tenda e mostrerò il quadro. Non è ben fatto?’.




Fece salire Lopez dal negozio. Gli diede venticinque pesos. Disse:

“Questo è il suo primo mese di stipendio, in anticipo”.

Conosceva troppo bene Lopez e non si aspettava alcuna gratitudine per i cinque pesos in più; ciononostante, fu colto un poco di sorpresa quando Lopez disse:

“Trenta pesos basterebbero per vivere”.

“Che cosa significa, ‘basterebbero per vivere’?

Lei è già ben pagato dal negozio.”

“Questa faccenda significherà parecchio lavoro”

…disse Lopez.

“Ah, sì, eh? Quale lavoro?”

“Servizio personale.”

“Quale servizio personale?”

“Evidentemente ci dev’essere molto da lavorare, altrimenti lei non mi darebbe venticinque pesos.”

Wormold non era mai riuscito a prevalere su Lopez nelle discussioni di carattere finanziario.




“Voglio che mi porti su un’aspirapolvere Pila Atomica dal negozio”

…disse.

“Ne abbiamo uno solo in magazzino.”

“Lo voglio qui.”

Lopez sospirò:

“E’ un servizio personale, questo?”.

“Sì.”

Non appena rimasto solo, Wormold smontò con il cacciavite l’aspirapolvere nelle sue varie parti. Poi sedette alla scrivania e incominciò a fare una serie di accurati disegni. Mentre si appoggiava alla spalliera e contemplava i suoi schizzi dello spruzzatore separato dall’impugnatura del tubo flessibile, dell’eiettore a spillo, del boccaglio e del tubo telescopico, si domandò:

‘Sto forse esagerando?’.




Si accorse di aver dimenticato di indicare la scala. Tracciò una linea suddivisa in segmenti e li numerò: ognuno di essi rappresentava un metro. Poi, per meglio rendere l’idea delle proporzioni, disegnò un ometto alto cinque centimetri sotto il boccaglio. Lo vestì per benino con un abito nero e lo fornì di bombetta e ombrello.

Quando Milly tornò a casa quella sera era ancora indaffarato; stava scrivendo il suo primo rapporto e aveva dinanzi a sé, aperta sulla scrivania, una grande carta geografica di Cuba.

“Che cosa stai facendo, babbo?”

“Muovo il primo passo in una nuova carriera.”

Milly guardò al di sopra della sua spalla.

“Vuoi diventare uno scrittore?”

“Sì, di opere dell’immaginazione.”

“Potrai guadagnare molto?”

“Un modesto reddito, Milly, se mi ci metterò di buzzo buono e scriverò con regolarità. Mi propongo di comporre un saggio come questo ogni sabato sera.”

“Diventerai celebre?”

“Ne dubito. Diversamente da quasi tutti gli scrittori, attribuirò ogni merito ai miei negri.”












mercoledì 19 febbraio 2020

ZI ZI ZI!



















Prosegue nel...:
















Tribunale del vero inquisitore (2)













Ma è così difficile definire una fatica che ci appartiene. È poi si tratta di un libro così complesso, di un libro pieno di libri. Guarda, potrei dirti che è un romanzo Ideologico: molti fra coloro che l'hanno letto sostengono che È anzitutto un romanzo ideologico. Ed È vero, senza dubbio

È un romanzo Ideologico.

Potrei dirti che è un romanzo Verità: quasi tutti fra coloro che l'hanno letto lo definiscono un romanzo Verità. Ed È vero, senza dubbio

È anche un romanzo Verità.




Potrei dirti che è un romanzo sul Potere e l'anti Potere: alcuni  lo vedono come un romanzo sul Potere e l'anti Potere.

Ed è vero, è anche un romanzo sul Potere e l'anti Potere.

Altri lo vedono come un romanzo classico costruito come il romanzo inglese dell'Ottocento; altri come un romanzo moderno costruito con gli elementi della tragedia greca... Il fatto è che come ogni altra fatica, ogni altro lavoro, quando un libro è concluso vive di vita propria. E diventa ci che vi vedono gli altri. Non È più ci che l'autore voleva che fosse.




Domanda: E tu, cosa volevi che fosse?

Un libro sulla solitudine dell'individuo che rifiuta d'essere catalogato, schematizzato incasellato dalle mode dalle ideologie, dalle società, dal Potere.

Un libro sulla tragedia del poeta che non vuol essere e non è uomo massa, strumento di coloro che comandano, di coloro che promettono, di coloro che spaventano; siano essi a destra o a sinistra o al centro o all'estrema destra o all'estrema sinistra o all'estremo centro.

Un libro sull'eroe che si batte da solo per la libertà e per la verità, senza arrendersi mai, e per questo muore ucciso da tutti: dai padroni e dai servi, dai violenti e dagli indifferenti….*1




[*1 Consiglio vivamente la lettura di questo attualissimo capolavoro alieno ai tarli del Tempo anche e soprattutto fra la miriade di Tomi e Libri ed immancabili Giornali che affollano ed ornano nonché allietano le vetrine di Dotti Illustri Saccenti informatizzati dagli scaffali  alle Parabole evoluti e/o delegati, i quali riflettono disquisiscono deliberano e legiferano muti a qualsivoglia elevato pensiero allietando ed intrattenendo l’odierna platea quanto la presunta cultura pur dimenticando l’Uomo ed il suo Diritto quanto Principio difeso ma quantunque costantemente vilipeso.

La Vetrina orna l’apparenza officiando il mercato del Tempio.

Consiglio vivamente in codesta Stagione afflitta e non solo dal morbo o dalla Peste (tele)comandata contratta e contesa nel numero aggiornato dimenticando ed abdicando all’odierno Veleno  distillato e rivenduto nonché spacciato per antidoto.

Consiglio vivamente la lettura della Vita in questo Sentiero deriso e calunniato giacché in ogni Uomo perseguitato si nasconde ogni Stagione negata ed alla croce del Teschio destinata!

Consiglio vivamente la lettura del Tomo giacché l’inganno si paventa maschera ed evolve come ed al pari del virus di cui si nutre qual benefico ornamento dell’orrore.

Lo puoi incontrare con l’eterno sorriso d’offesa subita ma quantunque arrecata divenuta smorfia di disprezzo qual motto del futuro progresso!

Lo puoi incontrare ovunque vi sia un Uomo destinato alla Verità avversato dall’immancabile citofono-telecomandato al bivio di ritorno o all’inizio d’un Viaggio.

Lo puoi incontrare ovunque con la casacca e la penna del Regime solo per poterti confessare, o peggio, sussurrare alla conchiglia atrofizzata di questa Deriva, di questo strato di Vita, di questa Stratigrafia rinata e risorta: “son io Giuda tu un povero inutile Uomo senza patria e Diritto abbiamo confuso anche quello per ogni cosa che conta ed evolve in nome e per conto del Potere ingannare la Legge!”.

Lo puoi vedere con una nuova maschera sul volto e la camicia d’un diverso ugual medesimo monocromatico monotono colore ciarlare stesse identiche dottrine confuse e condite d’inutili parole confondere la Vita confondere l’Amore.

Lo puoi vedere barattare ogni Stagione che muore con la l’insolita sua Poesia d’Amore abbracciare la Morte che risorge promettere la Vita in nome e per conto del nuovo Regime.

Lo puoi vedere inginocchiarsi all’Altare degli Uomini caduti cantarne o deriderne le gesta rivendute come le ossa afflitte del troppo martirio fondare futura Chiesa con la falsa ed eterna promessa… in nome e per conto della Vita…

Zi zi zi… lo puoi vedere ed anche sentire se solo questa Stagione riesce a distinguerne le inutili parole avvelenare ogni Uomo e l’Infinita Stagione che muore…    


           

Zi, zi, zi! Vive, vive, vive!

Un ruggito che non aveva nulla di umano. Infatti non ossessivo, spazzando qualsiasi altro suono, scandendo la grande menzogna.

Zi, zi, zi! Vive, vive, vive! Un ruggito che non aveva nulla di umano. Infatti non si alzava da esseri umani, creature con due braccia e due gambe e un pensiero proprio, si alzava da una bestia mostruosa e senza pensiero, la folla, la piovra che a mezzogiorno, incrostata di pugni chiusi, di volti distorti, di bocche contratte, aveva invaso la piazza della cattedrale ortodossa poi allungato i tentacoli nelle strade adiacenti intasandole, sommergendole con l'implacabilità della lava che nel suo straripare divora ogni ostacolo, assordandole con il suo zi, zi, zi.

Sottrarsene era illusione.




Alcuni tentavano, e si chiudevano nelle case, nei negozi, negli uffici, ovunque sembrasse di trovare un riparo, non udire almeno il ruggito, ma filtrando attraverso le porte, le finestre, i muri, esso gli giungeva ugualmente agli orecchi sicché dopo un poco finivano con l'arrendersi al suo sortilegio.

Col pretesto di guardare uscivano, andavano incontro a un tentacolo e ci cadevano dentro, diventavano anche loro un pugno chiuso, un volto distorto, una bocca contratta.

Zi, zi, zi!




E la piovra cresceva, si spandeva in sussulti, a ciascun sussulto altri mille, altri diecimila, altri centomila. Alle due del pomeriggio erano cinquecentomila, alle tre un milione, alle quattro un milione e mezzo, alle cinque non si contavano più. Non venivano soltanto dalla città, da Atene. Venivano anche da lontano, dalle campagne dell'Attica e dell'Epiro, dalle isole dell'Egeo dai villaggi del Peloponneso, della Macedonia, della Tessaglia: coi treni, coi battelli, con gli autobus, creature con due braccia e due gambe e un pensiero proprio prima che la piovra li inghiottisse, contadini e pescatori con l'abito della domenica, operai con la tuta, donne coi bambini, studenti.

Il popolo insomma.




Quel popolo che fino a ieri t'aveva scansato, lasciato solo come un cane scomodo, ignorandoti quando dicevi non lasciatevi intruppare dai dogmi, dalle uniformi, dalle dottrine, non lasciatevi turlupinare da chi vi comanda, da chi vi promette, da chi vi spaventa, da chi vuole sostituire un padrone con un nuovo padrone, non siate gregge per Dio, non riparatevi sotto l'ombrello delle colpe altrui, lottate, ragionate col vostro cervello, ricordate che ciascuno è qualcuno, un individuo prezioso, responsabile, artefice di se stesso, difendetelo il vostro io, nocciolo di ogni libertà, la libertà è un dovere, prima che un diritto è un dovere.

Ora ti ascoltavano, ora che eri morto.




Dirigendosi verso la piovra portavano il tuo ritratto, cartelli di minacce e di sfida, bandiere, ghirlande di alloro, corone a forma di A, di P, di Z, A per Alekos, P per Panagulis, Z per zi, zi, zi. Quintali di gardenie, garofani, rose. E faceva un caldo atroce quel mercoledì 5 maggio 1976, il puzzo dei petali cotti appestava, mi toglieva il respiro quanto la certezza che tutto ciò non sarebbe durato che un giorno, poi il ruggito si sarebbe spento, il dolore si sarebbe dissolto nell'indifferenza, la rabbia nell'ubbidienza, e le acque si sarebbero placate morbide molli obliose sul gorgo della tua nave affondata: il Potere avrebbe vinto ancora una volta.

L'eterno Potere che non muore mai, cade sempre per risorgere dalle sue ceneri, magari credi di averlo abbattuto con una rivoluzione o un macello che chiamano rivoluzione e invece rieccolo, intatto, diverso nel diverso nel colore e basta, qua nero, là rosso, o giallo o verde o viola, mentre il popolo accetta o subisce o si adegua.

Per questo sorridevi quel sorriso impercettibile, amaro e beffardo?




Impietrita dinanzi alla bara col coperchio di cristallo che esibiva la statua di marmo, il tuo corpo, gli occhi fissi al sorriso amaro e beffardo che ti increspava le labbra, aspettavo il momento in cui la piovra sarebbe irrotta nella cattedrale per rovesciarti addosso il suo amore tardivo, e un terrore mi svuotava insieme allo strazio.

I portali erano stati sprangati, puntellati con sbarre di ferro, ma colpi irosi li scuotevano selvaggiamente e da invisibili brecce i tentacoli si stavano già insinuando. Si avvinghiavano alle colonne delle arcate, gocciolavano dalle balaustre del gineceo, si aggrappavano alle grate dell'iconostasi;  intorno al catafalco s'era formato un cratere che di minuto in minuto diventava più angusto: per arginare la spinta che mi premeva ai fianchi, alla schiena, dovevo appoggiarmi al coperchio di cristallo. Questo era molto angoscioso perché temevo di romperlo, caderti sopra e sentire di nuovo il freddo che mi aveva morso le mani quando all'obitorio ci eravamo scambiati gli anelli, al tuo dito quello che avevi messo al mio dito e al mio dito quello che avevo messo al tuo dito, senza leggi ne contratti, un giorno di gioia, ormai tre anni fa, ma non esisteva altro appiglio lì dentro: anche il cordone che all'inizio separava dal catafalco era stato succhiato via dalle ondate dei mitomani, dei curiosi, degli avvoltoi smaniosi di sistemarsi in prima fila per mettersi in mostra, recitare un ruolo nella commedia.




I servi del Potere, anzitutto, i rappresentanti del perbenismo culturale e parlamentare, giunti facilmente al cratere perché la piovra si scosta sempre quando essi scendono dalle limousine, prego eccellenza s'accomodi. E guardali mentre se ne stanno compunti coi loro doppio petti grigi, le loro camicie immacolate, le loro unghie curate, la loro vomitevole rispettabilità.

Poi i bugiardi che raccontano di opporsi al Potere, i demagoghi, i mestieranti della politica lercia cioè i leader dei partiti con la poltroncina, giunti a gomitate non perché la piovra si rifiutasse di lasciarli passare ma perchè li voleva abbracciare.




…E guardali mentre esibiscono la loro aria afflitta, si accertano di sotto le ciglia che i fotografi siano pronti a scattare, si chinano a deporre sulla bara le loro leccate di Giuda, appannare il cristallo con sbavature di lumaca.

Poi coloro che chiamavi rivoluzionari del cazzo, futuri seguaci dei fanatici, degli assassini che sparano revolverate in nome del proletariato e della classe operaia aggiungendo abusi agli abusi, infamie alle infamie, potere essi stessi.

…E guardali mentre alzano il pugno, gli ipocriti, con le loro barbette di falsi sovversivi, la loro grinta borghese di burocrati a venire, padroni a venire.




Infine i preti, sintesi d'ogni potere presente e passato e futuro, di ogni prepotenza, di ogni dittatura. E guardali mentre si pavoneggiano nelle loro tonache oscure, coi loro simboli insensati, i loro turiboli d'incenso che annebbia gli occhi e la mente. In mezzo ad essi il Gran Sacerdote, il patriarca della chiesa ortodossa che ammantato di seta viola, grondante di ori e di collane, di croci preziose, zaffiri rubini smeraldi, salmodiava Peonia imì tu esù.

D'un tratto esplose un tonfo spaventoso, il portale di centro cedette e la piovra traboccò all'interno schiumando, rotolando i suoi getti di lava. Si levarono urla di paura, invocazioni di aiuto, e il cratere si strinse in un  gorgo che mi scaraventò sulla bara per seppellirmi con un peso assurdo, perdermi in un buio nel quale si distingueva appena la sagoma del tuo visino pallido, delle tue braccia incrociate sul petto, e il luccichio dell'anello. Sotto di me il catafalco oscillava, il coperchio di cristallo scricchiolava: ancora un po' e si sarebbe frantumato come temevo.

Indietro, animali, volete mangiarlo?

(Fallaci, un Uomo)

(Prosegue...)