CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

domenica 18 novembre 2012

PROCESSI COMUNALI










































Nel 1590 venne pubblicata a Londra una biografia anonima riguardante la
vita di un tale Peeter Stubbe, licantropo, giustiziato a Bedburg, nei pressi
di Colonia, nel 1590, per reati commessi sotto sembianze di lupo.
L'epilogo di questa biografia ricorda molto da vicino la 'colonna infame' di
manzoniana memoria.
Dopo l'esecuzione, infatti, per decreto dei magistrati della città, venne issa-
to un palo conficcandolo nel suolo e su di esso venne infilata la ruota sulla
quale erano state spezzate le membra dell'imputato.
Un po' più su della ruota venne affissa l'immagine di un lupo incorniciata in
legno, la testa dello stregone e dei pezzi di legno, tanti quanti erano state le
vittime del licantropo. Gli stessi magistrati ordinarono che tutto rimanesse
là in ricordo perpetuo dei delitti commessi da Stubbe.























Vera relazione, in cui si narrano la vita abominevole e la morte di Peeter
Stubbe, malvagio stregone, che sotto sembianze di lupo commise molti as-
sassinii, e continuò questa diabolica pratica per venticinque anni, uccidendo
e divorando uomini, donne e bambini, e che per queste atrocità fu catturato
e giustiziato il 31 ottobre nel borgo di Bedburg, presso la città di Colonia
in Germania (1590).

Nella città di Peradt e di Bedburg presso Colonia in Germania nacque e
visse un certo Peeter Stubbe, molto incline al male e alla pratica di arti malva-
gie fin dall'età di anni 12 e, per sempre, fino al giorno della sua morte, a tal
punto che, spingendosi oltre nel maledetto desiderio della Magia, della Ne-
gromanzia e della Stregoneria, si legò con molti spiriti e demoni infernali,
dimenticando quel Dio che lo aveva creato e quel Salvatore che aveva spar-
so il suo sangue per la redenzione di tutti noi.























Alla fine, dimenticandosi della salvezza eterna, egli concesse, per sempre,
il suo corpo e la sua  anima al diavolo, in cambio di piaceri di breve durata
in questa vita, chiedendo di poter essere noto e celebre sulla terra, anche se
con ciò perdeva il cielo.
Il Diavolo, che presta l'orecchio pronto ad ascoltare le richieste di questi uo-
mini maledetti, gli promise di concedergli tutto ciò che il suo animo desidera-
va durante la sua vita mortale; e davanti a questa promessa quel brutale es-
sere non espresse il desiderio di ricchezze o di successo, né la sua brama fu
soddisfatta da nessun piacere esteriore, ma a causa della crudeltà del suo
cuore e di un animo estremamente feroce e sanguinario, si limitò a chiedere
di poter esercitare la sua ferocia, a proprio piacimento, su uomini, donne e
bambini, sotto le sembianze di un animale; e, sotto le quali sembianze, poter
vivere senza timore e senza pericolo di essere riconosciuto quale autore di
tutte le imprese sanguinose che intendeva commettere.


































Il Diavolo che vedeva in lui un ottimo strumento per compiere il male, poiché
è nemico del genere umano e si rallegra dei desideri di persecuzione e distru-
zione, gli diede una cintura che, appena veniva indossata, ne trasformava im-
mediatamente l'aspetto in quello di un vorace lupo, forte e possente, con
grandi occhi che nella notte scintillavano come tizzoni ardenti, con una bocca
grande e larga, con denti terribilmente aguzzi, corpo gigantesco e unghie pos-
senti; al contrario, non appena si fosse tolto quella cintura avrebbe immediata-
mente riacquistato la sua forma originaria, con le fattezze di un uomo, come
se non fosse mai stata cambiata.
Peeter Stubbe provò un'immensa gioia per questo dono, poiché la forma che
il Diavolo gli aveva permesso di assumere si adattava ai suoi desideri e si con-
formava nel modo migliore alla sua natura, incline al sangue di giovani e giovi-
nette nonché di pargoli indifesi e battezzati. Giovani donne, pecorelle dei suoi
segreti sogni.

























E perciò, lieto di quello strano e diabolico dono, si diede a commettere i più
odiosi e feroci assassinii.
Se c'era qualche persona che gli aveva arrecato offesa, cominciava a covare
la sua brama di vendetta e, non appena quella persona o qualche suo parente
si trovava solo nei campi o nei dintorni della città, lo assaliva sotto le sembian-
ze di lupo e non aveva pace finché non aveva lacerato loro la gola e dilaniato
le loro membra.
Per poi di giorno tornare l'agnello quale appariva.
Dopo aver provato questo atroce piacere, cominciò a provare tale gusto a
spargere sangue, che percorreva la campagna di notte e di giorno perpretan-
do abominevoli atrocità. Tanto è vero che il Comune di appartenenza si vide
costretto a dei turni di veglia e vigilanza in ogni ora del giorno e della notte,
con la speranza di catturare il famigerato lupo assassino.
Si narra, che quando non si dedicava a questo, se ne andava in giro per le
strade di Colonia, di Bedburg e di Peradt, vestito in maniera elegante e osten-
tando modi estremamente gentili, civili e sottomessi. Come persona ben nota
a tutti gli abitanti del luogo, e spesso si vedeva rivolgere il saluto da persone
a cui aveva sbranato gli amici o i figli, e che non nutrivano alcun sospetto nei
suoi riguardi.
Camminava su e giù, come ho già detto, per le strade di quella città; e se
scorgeva ragazze, donne o bambini che piacevano ai suoi occhi e che il suo
animo desiderava, aspettava che uscissero dalla città, li seguiva e, se in qual-
che modo riusciva a sorprenderli soli, li rapiva trascinandoli in aperta campa-
gna, dove, sotto sembianze di lupo, preparava i suoi agguati e li uccideva cru-
delmente.





(Prosegue in http://dialoghiconpietroautier.myblog.it/archive/2012/06/26/peeter.html &

                              http://paginedistoria.myblog.it/archive/2012/06/26/stubbe.html)











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