giuliano

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IL TOMO

venerdì 9 novembre 2012

L'ETERNO RITORNO DELLA STORIA: Obama...gli stessi problemi di Kennedy




































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9 novembre 1960 (1)

9 novembre 1960 (2)

9 novembre 1960 (3)

In memoria di......

http://dialoghiconpietroautier.myblog.it/media/00/00/1581353745.pdf

...E un dialogo in:

...dialoghi








....E non si fermarono qui.
Accusarono Kennedy di essere favorevole al socialismo e al controllo dei
prezzi, di opporsi alla libera iniziativa e ai profitti, e di circondarsi di troppi
uomini ostili al mondo degli affari: e citavano Bob Kennedy, Heller, Goldberg,
Dixon, presidente del FTC, e Arthur Schlesinger jr.
Per questi avversari ogni discorso conciliante di Kennedy era ipocrita, ogni
sua mossa favorevole rappresentava una minaccia. Volevano che combattes-
se l'inflazione (e il debito...) generale, ma non gli aumenti dei prezzi in parti-
colare.



























Volevano che migliorasse la situazione della bilancia dei pagamenti, ma senza
abrogare le esenzioni fiscali all'estero. Volevano che sospendesse i sussidi, ma
pensavano a quelli dell'istruzione e dell'assistenza, e non a quelli versati dagli
armatori, costruttori navali, editori e importatori di zucchero.
Volevano che riducesse le imposte sulle società, ma non concedendo un cre-
dito fiscale per gli investimenti.
Se restava calmo durante il calo della Borsa, dicevano che era indifferente
alla recessione. Se chiedeva provvedimenti antirecessivi, dicevano che aveva
sete di potere. Se faceva valere la sua autorità presso i lavoratori, dicevano
che interveniva troppo pesantemente nelle faccende che riguardavano l'inizi-
ativa privata. Se gli accordi proposti da un comitato di imparziali mediatori
federali respingevano le richieste sindacali per i macchinisti delle ferrovie o
i meccanismi dei jets, dicevano che si trattava di semplice giustizia, ma se
essi consentivano di formare un sindacato nell'industria spaziale, la colpa era
di Kennedy.
















'Qualsiasi cosa facesse' disse il leader della Camera di Commercio del Mi-
chigan 'io diffidavo'.
In buona parte, questa opposizione era irrazionale, politica e inevitabile.
Era guidata soprattutto da uomini che erano repubblicani o democratici di
destra che non volevano abbandonare i privilegi della loro casta, di destra
per convinzioni, abitudini e convenienza.
Nessun presidente progressista avrebbe potuto far qualcosa per tenerli buo-
ni, e Kennedy era non soltanto un democratico progressista ma estraneo al-
la Borsa e all'industria, un amico dei lavoratori e - cosa peggiore di tutte -
un intellettuale di Harvard.


















Ma in genere questi rappresentanti del business (repubblicani o democratici
di destra), così risentiti, non erano poi d'accordo tra di loro quando si tratta-
va di fare proposte concrete o di criticare con precisione questa o quella ini-
ziativa.
Parlavano vagamente di SOB, di irruzioni della polizia, di consiglieri radica-
li, ma, se si chiedevano loro suggerimenti precisi sulla politica governativa,
in genere se (monitorando il numero degli interventi presso....) la prendeva-
no con i provvedimenti del Congresso deliberati molto prima dell'avvento di
Kennedy: aumenti dell'imposta sul reddito...., leggi antitrust, creazione di gr-
ossi enti governativi e di altri enti con diritto di regolamentazione.
Non concordavano sulla politica economica (non leggevano o erano parteci-
pi alla cultura eccetto che ai loro interessi e della corporazione rappresenta-
ta) che Kennedy avrebbe dovuto seguire.
















Alcuni di loro volevano una sollecita riduzione fiscale in mezzo ad una vora-
gine di debiti e all'inflazione galoppante..., e altri non la volevano! Un sondag-
gio, i cui risultati furono riferiti durante una conferenza stampa presidenziale,
dimostrò che gli uomini d'affari erano due contro uno a favore di tutte e due
le leggi, pur essendo nello stesso tempo convinti che l'amministrazione ce l'a-
vesse con il mondo degli affari.
Quando gli chiesero come 'giudicasse questa evidente incoerenza', il presi-
dente rispose che probabilmente era dovuta al fatto che 'gli uomini d'affari
sono, in primo luogo, quasi tutti repubblicani, e, in secondo luogo, sanno be-
ne quali sono gli interessi degli affari del paese'.
Un'inchiesta Gallup condotta quando la cosiddetta 'crisi di fiducia' era al cul-
lmine dimostrò che meno di un uomo d'affari su cinque era convinto dell'osti-
lità di Kennedy.
Ciò nonostante, quasi tutti i leaders repubblicani e i giornali continuarono a
ripetere che il mondo degli affari era contrario a Kennedy e che Kennedy av-
versava il mondo degli affari......
(Buon lavoro Obama....)
(Ted Sorensen, Kennedy; libro consigliato:
 Jim Garrison, JFK sulle tracce degli assassini)










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