giuliano

giuliano
IL TOMO

domenica 15 luglio 2012

LA BESTEMMIA






































Sotto il velame......

http://dialoghiconpietroautier.myblog.it/archive/2012/07/16/il-falso.html &

http://paginedistoria.myblog.it/archive/2012/07/16/con-il-vero.html







La consuetudine dell'intarmento tradiscono anche un altro ragruppamento:
quello di tutte le categorie della profanazione......
Accade d'incontrare sui registri una nota come questa:
'Uno degli uomini più furiosi e senza alcuna religione, che non va mai alla
messa e non assolve alcun dovere cristiano, che bestemmia e impreca al
santo nome di Dio, dicendo che non esiste, e che se ne esistesse uno, lo
assalirebbe con la spada in pugno'.
Un tempo simili furori avrebbero trascinato con sé tutti i rischi della bes-
temmia e anche i prestigi della profanazione; avrebbero acquistato signi-
ficato e gravità sull'orizzonte del sacro.
Per lungo tempo la parola, nel suo uso e nel suo abuso, era rimasta trop-
po legata ai veti religiosi perché una violenza di questo genere non fosse
vicinissima al sacrilegio. E fino alla metà del XVI secolo le violenze della
parola e del gesto dipendono ancora dalle vecchie pene religiose: berli-
na, gogna, incisione delle labbra praticata col ferro rovente, poi asporta-
zione della lingua, e infine, in caso di nuova recidiva, il rogo (non a caso
ho scelto alcuni passi, del mio libro - Storia di un Eretico - in connes-
sione al presente post, perché ho verificato di persona che queste abi-
tudini non sono per nulla mutate. Sono semplicemente trasmutate con
abile opera 'alchemica' da una cultura ad una 'apparente nuova'.
Si badi bene, per i volenterosi signori di casta, politici, trafficanti, e
molti altri, di cui non mi dilungo negli innumerevoli nomi: che tal....
costume che loro comandano e colgono come il delizioso frutto dell'u-
nico e solo sapere, quali pennivendoli del regime, in associazione or
con uno or con l'altro, a cui al regime, che pur contrastano, per lo
popolo che si beve il loro eterno intrallazzo....a loro porta e dona
solo eterno sollazzo; cotal regime (dicevo) è la pagnotta e lo princi-
pio di ogni loro caciotta rubata al povero pastore, che per loro in-
gordigia, se l'è ben meritata (ma lo vil digiuno lo accompagna, per
ogni parola blasfema et eretica sempre avversa alla loro 'Pietra');
anche se poi, d'incanto l'abito di scena ha mutato il lineamento,
forse solo per dir loro: 'così se posso vi faccio ancor più contenti....
nei vostri tristi e vili interventi....'.
Caro direttore, ma pur sempre padrone, della bella Repubblica di cui
vai fiero. Or se pensi che tal costumi son ben mutati, nella bella Roma
dove i tuoi fascisti, inquisitori, ed altre triste rime se ne vanno indistur-
bati nei loro inganni, accompagnati a molti altri, per questo bello pae-
se, se pensi questo, dicevo, ti sbagli proprio caro direttore che campi
sempre sul volgo della piazza urlante che appiccia l'eterno foco dell'-
inquisitore e lo suo 'novo padrone', che strilla impreca come quella
bestia che poveretta è la più fiera, se pur lo foco e la sua nebbia, il
popolo accecca....e lo popolo in tanta 'nebbia' mai sapria distingue-
re la vera bestia dalla solita..... carneficina.....che diventa eterna ....
polpetta, per lo popolo che va sempre di fretta....   
 Proprio come è sempre stato, e se la rima, o il libro, o altro accadi-
mento dello tuo eterno privilegio, un poco disturbano l'eterno tuo
decoro, allora le tristi fatti qui ed in altri luoghi narrati, son la tua
caciotta e l'eterna tua pagnotta, non portar rancore se nella tua
'camera oscura' vedrai lo specchio ed il riflesso dell'eterna tua ....
tortura....)























La Riforma e le lotte religiose hanno indubbiamente reso la bestemmia
un fatto relativo; la linea della profanazione non è più una frontiera asso-
luta.
Sotto il regno di Enrico IV non sono previste che ammende imprecisate,
in seguito 'punizioni esemplari e straordinarie'. Ma la Controriforma e i
nuovi rigori religiosi ottengono un ritorno alle punizioni tradizionali, 'se-
condo l'enormità delle parole proferite'.
Tra il 1617 e il 1649 ci furono 34 esecuzioni capitali a causa della bes-
temmia. Ma ecco il paradosso: senza che la severità delle leggi si rilassi
in alcun modo, dal 1653 al 1661 ci sono soltanto 14 condanne pubbliche,
sette delle quali sono seguite da esecuzioni capitali.
A poco a poco anche queste spariranno. Ma non è la severità delle leggi
che ha diminuito la frequenza della colpa: le case d'internamento fino al
termine del XVIII secolo, sono piene di 'bestemmiatori' e di tutti coloro
che hanno fatto atto di profanazione.
La bestemmia non è scomparsa: essa ha ricevuto, al di fuori delle leggi
e malgrado esse, un nuovo statuto nel quale si trova spogliata di tutti i
suoi rischi. E' diventata un affare di disordine: una stravaganza della
parola, che sta a mezza strada tra la confusione dello spirito e l'empie-
tà del cuore.
































E' il grande equivoco del mondo desacralizzato nel quale la violenza
può essere decifrata altrettanto bene, e senza contraddizione, nei ter-
mini dell'insensato o in quelli dell'irreligiosità.
Tra la follia ed empietà la differenza è impercettibile, o in ogni modo
può essere stabilita un'equivalenza pratica che giustifichi l'internamento.
Ecco un rapporto presentato a D'Argenson intorno a Saint-Lazare,
a proposito di un ricoverato che si lamenta più volte di essere rinchiu-
so mentre non è 'né stravagante né insensato'; a questo i guardiani o-
biettano che 'egli non vuole inginocchiarsi nei momenti più solenni del-
la messa....Infine accetta, per quanto gli è possibile, di riservare una
parte della sua cena del giovedì per il venerdì, e quest'ultimo tratto
fa abbastanza capire che, se non è stravagante, è sulla strada di dive-
nire empio'.
Così si delinea tutta una regione ambigua, che il sacro ha appena ab-
bandonato a se stessa, ma che non è stata ancora investita dai con-
cetti medici e delle forme dell'analisi positivista (ben presto lo sarà),
una regione un po' indifferenziata, dove regnano l'empietà, l'irreligio-
sità, il disordine della ragione e del cuore.
Non si tratta né della profanazione né del patologico, ma di un do-
minio alle loro frontiere, i cui significati, pur essendo reversibili, si
trovano sempre esposti all'eventualità di una condanna etica.
Questo dominio, per concludere, è a metà strada fra il sacro e il
morboso, è interamente dominato da un rifiuto etico fondamentale,
è quello della sragione classica. Essa riacquista, così, non solo tut-
te le forme esluse della sessualità, ma anche tutte le violenze contro
il sacro che hanno perduto la forma rigorosa delle profanazioni; es-
sa designa, dunque, un nuovo sistema di opzioni nella morale ses-
suale e insieme nuovi limiti nei veti religiosi.
(M. Foucault, Storia della Follia)


Prosegue in:


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