giuliano

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IL TOMO

martedì 24 dicembre 2019

LE BUONE 'MANIERE' (precetti per la vigilia nonché santa festività) (1)








                                      IL COME ASSETTARSI NELLE BUONE MANIERE

                                      ALLA PROPRIA QUANTO ALTRUI TAVOLA

                                                              Ovvero consigli del Croce


                                             Ai nobilissimi ed illustrissimi suoi concittadini



















Prosegue nella...:

Girandola dei pazzi (2)












Padri, che avete figli, e che bramate
Ornarli di creanza, e cortesia,
Quando a qualche convito gli mandate,
Udite (ve ne prego), questa mia
Monizione, ovvero avvertimento,
Che del proceder vi darò la via.

Cinquanta gentilezze sono intento
Da tavola, mostrarvi, se l’udienza
Grata darete al mio ragionamento;
Perché chi è mal creato, oltre che senza
Biasmo non parte, i convitati assai
Offende, com’uom pien di negligenza.




I. Però dunque, figliuol, quando tu andrai
A tavola, se sei giusto, ed umano,
Del pover prima ti ricorderai.

2. E se a sorte darai l’acqua alle mano,
Cerca darla con grazia, destramente,
Che tu non sij accusato per villano.

3. Ancora ti bisogna aver ben mente
Non ti poner nel luoco più onorato,
Che non t’incontri qualch’inconveniente.




4. Innanzi ch’il boccone abbi pigliato,
Guarda come fan gli altri, e sarà bene,
S’ aspetti ancora, che ti sia assegnato.

5. Poi star ben su la vita ti conviene,
E non curvo, né storto, e i pié tenere
Dritti, ché dal suo lato ogn’un gli tiene.

6. Non ti porre appoggiato; né à giacere,
Con le braccia, e col corpo sulla tola,
Ché daresti da dir a più potere.




7. Guarda di non t’empir troppo la gola,
Ma temprati; perché, se ti bisogna
Risponder, ch’abbi schietta la parola.

8. Parla poco alla Mensa, ché vergogna
Potresti aver, ché spesso nel convito
Si dicon cose piene di menzogna.

9. Prima che bevi, fa che tranghiottito
Abbi il boccone; e nettati la bocca,
Acciò che tu non sij mostrato a dito.




10. E se la sete troppo non ti tocca,
Lascia di ber: perché si perde il vino;
Oltre che spesso il ragionar s’incocca.

11. Se per sorte colui, che ti è vicino,
Non può torre il bicchier senz’il tuo aiuto,
Porgigliel tu: ma cerca far pianino.

12. Se ti dà bere un qualche dissoluto,
Ch’empia troppo la tazza, mi contento,
Che la pigli à due man, fin c’hai bevuto,




13. E, similmente, se colui è intento
A dar la coppa, e tu non abbi sete,
Pigliala, e dalla a un altro ch’io’l consento.

14. Mentre che mangi con le voglie liete,
Se giunge un, pur ch’à te non sja maggiore,
Non ti mover da Mensa, e sta in quiete.

15. Guardati di far strepito, o romore
Col naso, e fantasia non ti toccasse
Di bere il brodo, ch’egli è poco onore.




16. Ancora, se la tosse ti pigliasse,
O lo starnuto, cerca di voltarte
In fuori, che qualch’un non s’aggravasse.

17. Ancor son obligato d’avvisarte:
Di carne, ova, e formaggio non far pane.
Ma cerca in ogni cosa moderarte.

18. Mentre, che mangi con tue voglie umane
Loda il convito sempre, e no’l biasimare,
Come far soglion certe genti vane.




19. E parimente non voler guardare
A la scodella d’altri, s’ella è piena
Più de la tua, ché non si deve fare.

20. A tavola sta sempre con serena
Fronte, et u’ donne son, trinciali innante,
Che per la tema non mangiano è pena.

21. Cerca d’esser ancor destro, e galante,
Col toccar gentilmente le vivande;
Né tôr quel c’ha il compagno tuo davante.




22. Se vuoi ben masticar, mai troppo grande
Non tagliar il boccon; ma fallo onesto,
E non mangiar da tutte due le bande.

23. E di più ti comando e ti protesto:
Se v’è solo un bicchier, non vi pôr drento
Pane, over altro, ch’egli è disonesto.

24. Avrai ancora questo avvertimento:
A Tavola, non dir cosa schivosa,
Ché porgeresti altrui noia, e scontento.




25. Guardati da parola ingiuriosa:
Né poner mai dinanzi al tuo compagno,
Tondo brutto, o scodella, o simil cosa.

26. In questo avviso ancor non sparagno
Di dirti, che non tocchi gatti, or cani,
Ché non sta ben, e non v’è guadagno.

27. Abbi avvertenza ancora con le mani
Non ti tocar il naso, o in altro loco,
Che queste son cranze da vilani.




28. Se brami esser locato, fa’ che poco
O nulla a bere il tuo compagno inviti,
Perché sforzar altrui non è bel gioco,

29. Per esser più cortese nei conviti,
Vo’ ch’usi dar talor’ a chi t’è appresso
I bocconi più grassi, e saporiti.

30. Quest’anco nel tuo petto avrai impresso
Di ricordarti quando un tuo signore
Beve, che bere a te non è concesso,




31. Ancora ti ricordo aver il core,
Di non nettarti i denti con le dita,
Ma aspetta stecchi, ovver quando sei fuore

32. E se qualcun a ragionar t’invita,
A bocca piena non dar mai risposta,
Perche la mensa starà più polita.

33. Mala novella mai non sia proposta
Da te, ma parla sempre d’allegrezza,
Perche l’esser civil poco ti costa.




34. Se vedi nel mangiar qualche bruttezza,
Taci, e attendi a mangiar allegramente
Ché l’uomo savio tal cose non prezza.

35. Mentre il compagno beve abbi pur mente
Di non chiamarlo, ché causar potresti
Ch’ei spandesse la coppa facilmente,

36. A tavola conviene aver bei gesti,
Nel guardar, nel parlar con le persone
Né usar costumi brutti, e disonesti,




37. Fuggi romor, e fuggi confusione,
Tra convitati, e non ti disdegnare
Se ben tu conoscesti aver ragione.

38. Le dita sporche mai non ti leccare,
Ché mostraresti molta villania,
E potresti gli altri far stomacare.

39. E se a tavola doglia, o malattia,
Ti venisse per sorte, abbi pazienza,
Fin che si levi su la compagnia.




40. Se porti piatti in tavola, o in credenza,
Tieni il pollice sempre sopra l’orlo,
Che non avrai di spanderlo temenza

41. Se’l bicchier prendi in man, cerca di tôrlo
Con destrezza ché quello a chi lo dai
Prender lo possa, e tu di poi ritôrlo.

42. E quando dai da ber, non empir mai
Troppo il bicchier, perché sarà più caro
A chi lo porgi, e tu più lode avrai




43. Guardati di colmar troppo il cucchiaro
Ché potresti causar cattivo effetto
Nel riceverlo in bocca, i’ te’l fo chiaro.

44. Cerca a la mensa star polito, e netto,
E 'l naso man in man non ti moccare,
Ma porta teco sempre il fazzoletto.

45. Ne l’orecchio pian non ragionare
Del tuo vicin ma parla ch’ognun t’oda.
Perché porresti dar da sospettare




46. Questa sentenza ancora tien per soda,
Che s’un può tôr la coppa se stesso
Di lassarla pigliar convien ch’io loda

47. Se con l’amico mangi, ti è concesso
Andar bocconeggiando fin ch’ anch’ello,
Abbia finito, e levati con esso.

48. Di poi non riporrai il tuo coltello,
Prima degl' altri, ché forse tassato
Saresti per villan da questo, o quello,




49. E inanzi, che da mensa sij leuato,
Tutto divoto, e con pensieri umani,
Rendi le grazie à Dio che t’ha cibato,

50. Ultimamente: lauati le mani
E cerca sempre star netto e polito,
Ché questa è polizia da cristiani.
Cerchi di stare ogni’un dunque avvertito,
Né prenda a scherzo le parole mie
Ché chi le sprezza al fin sara schernito





Queste son le cinquanta cortesie,
Ch’io v’ho promesso, e se l’osservarete
Trarrete lode per tutte le vie
E se talora vi ritrovarete,
A convito, o banchetto in compagnia
Sempre mai la creanza adoprarete,
E come ben da voi gustata sia
Quest’ammonicion, direte ancora:

“ Chi me l’ha data benedetto sia!”
Qui faccio fin; restate in la buon’ora.

I L F I N E

(G.C.C.)














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