CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

giovedì 1 dicembre 2022

UNA (antica) EPISTOLA

 










Precedenti riferimenti: 









circa ciò che non deve.... 







Prosegue con alcune... 


'Simmetrie' [2] 


& ancora con il racconto








della Domenica, ovvero,


il Carbonifero!



 

 







Correvano voci, ma varie e indistinte, che dalla sua condotta non volgare, dai suoi rapporti con Filosofi e asceti d’Oriente, stimavano indurre alcunché circa la missione e i propositi del nuovo cesare. Tanto che (se ha qualche senso la leggenda), non appena egli fu giunto in Gallia, dove Costanzo lo inviava ad esercitare l’ufficio di re, ed entrò in Vienna fra le acclamazioni della folla, una vecchia cieca, chiesto chi arrivava e rispostole: Giuliano cesare, 

 

Questo è,

 

…gridò,

 

colui che ristabilirà gli altari degli Dei!


 

                                                   GLI ALTARI DEGLI DEI




 

 

 

Ovvero uomini e Dèi!

 

Quale differenza?

 

Quale mistero celato dall’inutile tempio della parola.

 

Ho letto un Tomo di una scriba del Tempio, di un ipocrita fariseo, di un presunto eletto, che poco o nulla ha compreso di quanto Giuliano il caldeo, mi ha insegnato per ogni Frammento.

 

Ovvero, ciò di cui la Natura ci fa dono, e non certo nell’immacolato Verbo, bensì muto frammentato Intelletto del Primo Dio, per grazia della grande  intuizione di cui ogni immacolato essere connesso con l’Universo intero.

 

Guarda, o nobile presunto padrone (della Terra come dell’Universo intero), o peggio ancora, dispensatore, dell’Intelletto posto nei mediocri asterischi del sapere, guarda e osserva la ma voce la mia lingua, come alta vola in cielo protesa nell’elevata orbita dell’Universo. Conosce e presiede ogni segreto violato, ogni forza della corrente, ogni cantico, ogni direzione dell’antico vilipeso Tempo, eppure meschino essere senza ali né angeli né dèmoni antichi, non hai ancora imparato a volare, come, (seppur ti sforzi) a pregare, accompagnato da falsi grassi putti alati.




E seppure costruisci magnifiche opere date dalla falsa Ragione del tuo basso Intelletto, miri e infrangi, con un breve frammentato asterisco, l’intera segreta antica Dottrina degli Dèi.

 

O se preferisce Legge Divina!

 

La riponi nella bisaccia come tesoro della sapienza antica, non avendo capito ciò per cui si differenzia (compone e/o scompone) Infinito e antico (oracolo e dio),  e ne fai cibo e bottino di caccia la quale dovrebbe saziare e appagare l’ingordo umano appetito della materia, come simmetricamente quello della Ragione data dal presunto Intelletto.

 

Eppure, ognuno di loro, per grazia del Raggio Divino del Dio infinito (oracolo o Elemento di Dio), vola parla migra e compie il miracolo della vera Vita, in suo Eterno nome, senza parola alcuna e al di fuori dalla frammentata comprensione umana.

 

Si orienta e per sempre si volgerà nella giusta direzione data dall’impareggiabile grammatica, mentre tu, misero, perderai e estinguerai il breve elevato linguaggio.

 

Per quanto ti ostini mai ne riuscirai a comprendere né la purezza né la Rima qual parola del nostro Dio.  




Ed ove il presunto Verbo ne ha offuscato il motivo disceso in questa Terra dall’Universo intero, per insegnarci il miracolo, non più del Pensiero, ma del principio che lo precede nella immutata divina bellezza corrotta dall’uomo e le sue pretese di Parola o Intelletto che lo differenziano.

 

Se pensi che l’evoluzione si compia nell’errore dell’uomo qual pensiero d’un diavolo, sei in profondo inumano errore ben cogitato come pregato, ti basti comprendere che il Linguaggio o il mistero della Parola e fors’anche dell’intera Filosofia, risiede nella pura negazione della stessa, per questo ho meditato nel profondo una diversa Conoscenza senza conoscenza alcuna.

 

E questa sappi una Eresia antica (o Gnosi pagana ancor più antica, oppure se preferisci mio dotto, una teologia altrettanto antica…) trascesa fino ad un grande Maestro (simmetrico, suo malgrado, per ugual medesimo volo ad una terra altrettanto distante in cui nato al Tetto della Terra hora sprofondata in ugual disgrazia), il quale incontrai per ugual medesima Selva incolpato di rinnegare l’Essere nel-Non Essere prossimo al Nulla, per darsi al miracolo contemplativo, e così meglio comprendere l’Atto di Dio, dato nella pura negazione del frammentato atto umano (e con esso anche la mistica negativa data dal Principio assoluto della Conoscenza da cui l’Intelletto); e come, simmetricamente, sottrarsi al Karma dell’esistenza data dall’atto contemplativo prossimo all’èstasi mistica, per ascendere al Primo Immacolato Principio di cui l’Anima conserva l’impronta prossima all’Infinito.




Perché pensi che noi Anime Eterne ci incontriamo e svolgiamo ancora l’esercizio immacolato degli Dèi, per un caso?

 

Pensi un caso che assolviamo l’antica Legge, e così facendo la ripristiniamo nell’ordine muto della segreta Scienza (o Dottrina) da cui ogni Legge deriva.

 

Tu invece giudichi e non sei ancora giudicato, la nostra Dottrina ti beneficerà anche di questo dono fors’anche e ancor meglio, sentenza!

 

Per ciò cui posto fra una parentesi a material asterisco, certamente tutto ciò può e appare pazzesco!

 

Eppure, guarda con cui accompagnato nel nostro Infinito Dialogo, con colui che ha viaggiato per l’intero Universo, e del quale per ogni umile Bosco ove incamminato, dall’umana medesima ciarlata lingua riparato, giacché ha compreso la differenza fra un Pino ed un Faggio.




Io, che sono (stato anche) Faggio ho capito la volontà Infinita di codesto viandante dell’Universo!

 

Il nostro Bosco, la nostra Selva, vista dall’alto della materia, appare come una fitta (universale) boscaglia (da cui solo legno e rogo), il Pino che vi dimora, sempreverde, immune dalle stagioni della Vita; il Faggio antico, invece, pone differenza fra l’Universo e le Stagioni della stessa. Proprio queste sue (lapidarie) Parole ci hanno unito nella contemplazione del meschino essere che è apparso al nostro cospetto, e munito del presunto Intelletto racchiuso nel frammentato Verbo, dato all’ultimo secondo in cui nata la dotta selva del linguaggio!

 

Eppure, tutto ciò che vedi dall’alto della minuscola tua vista, posta fra un asterisco e una parentesi, ha corrotto l’antico Primo Linguaggio, con l’inganno della frammentata parola.

 

Eppure, non hai compreso, carissima dotta ignoranza spacciata per sapienza in cerca della bestia antica, il linguaggio frammentato del mio Giuliano. Poche deliranti note date dalla voce del vento, posate poi su una foglia e ammirate da un volo troppo antico per essere posto su un frammentato asterisco. Poi una leggera corrente di vento, per dirmi che ho imparato a volare pur stando in èstasi fermo, giacché ognuno di loro insegna ciò di cui l’uomo mai ha compreso (e di cui si ciba per comandamento), e ogni loro dono o insegnamento mi pongono alla preghiera del Dio da voi profanato e violato ogni giorno da cui l’inutile tempo comandato e ben numerato.




Certo, potrai, se solo vorrai, saziare l’ingordo intestino con un piccolo ma grande Dio, e così essere da noi sepolto nel fango pietroso del profondo Ade. Certo rinascerai e aspirerai ai muti elevati mutevoli motivi, oppure se preferisci, principi, da voi nominati, in dotto inumano linguaggio: incompresi deliri, verso un nuovo ciclo (cui destiniamo l’ingordo appetito). Dal fuoco, nato dal freddo Universo osservato, diverrai crosta, poi approderai alla deriva del grande mare, sarai acqua e aspirerai alla luce o un misero raggio della stessa, ma la nebbia di scomposti inaggregati elementi ti acceca la vista, per poi, fra milioni  di secoli, quando avrai imparato a volare (ciò che sempre hai voluto racchiuso nell’ala del nostro pensiero data per cacciato nutrimento) e riconoscere un sacro Elemento alla volta, e con loro, i motivi del segreto Linguaggio, pregare e comporre una complessa grammatica, dolce e salata, come l’acqua, che in questa stessa hora, implora medesima ugual preghiera, in questa ugual hora, su questa misera crosta, impossibilitata e muta alla Parola, implora(re) il suo Dio!




Tu, grande uomo, conoscerai sabbia e deserto, ove fondato il più vasto regno del Diavolo; tuo creatore e padrone, conoscerai e pregherai Lucifero in persona e ne canterai ogni ode alternata dalla tua inutile corrente d’ogni giorno venerato nelle tenebre più profonde dell’Intelletto. Scaverai per meditare e bramare l’oro profondo d’un pozzo senza fondo che ti potrà beneficiare della predata esistenza, per lui, nero catrame della breve vita, ucciderai il nostro Dio, e con Lui gli antichi Dèi in cui scomposto il frammentato incompreso linguaggio.   

 

Ebbene, mia cara amico/a, visto che ti dedico questa breve epistola, dopo, sappi, che dalla Foresta è comparsa un una bestia (detta nel vostro gergo) la quale mi ha insegnato lo smarrito Sentiero, per grazia dell’uomo (da lei nato) dato dall’altitudine del numerato Intelletto.




Mentre una ‘terapeuta’ (la quale come solo svago ha la passione di ululare all’umano) mi baciava sulla testa cercando di conferirmi corona divima per ogni frammentata Preghiera sottratta all’antica conoscenza scritta su un Faggio, e di cui sana e profonda ispiratrice (giacché dalla sua ombra nata e scaturita); ogni tanto, infatti, si ciba della vostra pecunia più simile allo sterco di questa Terra, dacché ho compreso ancora gli ambasciatori divini di cui le divine immacolate acquee di Zeus mi hanno fatto tesoro e dissetato!  

 

Pur avendo letto ogni Libro ho provato e provo ancora una grande umana repulsione per il vostro composto articolato incompiuto linguaggio, e dal Sogno di questa èstasi nell’elevato Universo ove mi trovo, giacché anch’io umano come il mio amico (da cui il Dialogo), ho iniziato codesto lento irreversibile delirio dato dalla vista del vostro eretto nascere e camminare….

 

(Epistola di Giuliano ai Dotti del profanato Tempio)

 

 


 

 

 


                   

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