IL GENOCIDIO

IL GENOCIDIO
UNA VITA NOMADE

sabato 3 dicembre 2022

PROSPETTIVA E SVILUPPO DEL DIALOGO (3)











Capitoli...: 


con precedenti Dialoghi 


& una Epistola 


Prosegue con un 


Inter-mezzo (4/5)


 




 

Riassumendo brevemente il precedente Dialogo, parlando con il nostro Muir, siamo arrivati ad una grotta, e assieme abbiamo meditato, attraverso le nostre vite trascorse, ciò che al suo riparo nato e nascerà ancora, giacché ogni Caverna cela un Segreto antico per essere solo qui disquisito e dalla breve materia intuito, e con altrettante umane parole,… descritto.

 

Un Tempo i nostri comuni antenati in essa cercavano riparo, sia dalla natura ostile - teatro e palcoscenico di ugual esistenza evolutiva -, sia da medesima ostilità umana; poi in un mondo apparentemente evoluto, scaturì e fu scoperto nel suo ventre materno, un più profondo mistero riconducibile all’Universo e concernente un più probabile Linguaggio (simmetrico alla muta lingua di tanti Dèi e Uno).

 

Da lei e nel suo grembo nacque una più articolata Parola, e da eretico qual sono, affermo che nel Legno e nella Pieta studiata come interpretata, ma non certo pietra sepolcrale o legno di croce sacrificale, bensì due neoplatonici paradigmi strutturali di cui legno e pietra essenziali, concernenti una diversa architettonica interpretazione, o meglio, una diversa realtà interpretativa affine sia alla Storia che alla immateriale dottrina, ‘con cui e per cui’ la Terra nata e successivamente (nel bene o nel male) edificata, e di cui il Sentiero Uno!

 

Ovvero un apparente Nulla narrato e disquisito (simmetrico* e affine all’atto creativo di Dio da cui l’uomo impossibilitato nell’esercizio del calcolato Pensiero, immaginarlo e definirlo, come ben interpretarlo alla Luce, in cui e per cui, posto affine al miracolo della Vita…), sia da un ortodosso, come da un Eretico…, e nel Nulla meditato, come più volte ipotizzato, in qualche antico Scriptorium transitato! 

 

* [1 & 2]Che cos’è esattamente la simmetria? Nel linguaggio corrente, il termine ha due significati diversi. Il primo è vago e corrisponde all’eleganza delle proporzioni; il secondo, più preciso, si riferisce alla ripetizione di motivi in una forma. È questo secondo significato che interessa il matematico. Il corpo umano ha (approssimativamente) simmetria bilaterale: non si può distinguere un individuo dalla sua immagine  in uno specchio, perché le metà sinistra e destra del corpo sono sovrapponibili. Una stella di mare con cinque bracci identici comprende cinque assi di simmetria. Un fiocco di neve possiede sei assi di simmetria, e un nido d’api infinito ha, oltre ai sei assi di simmetria di ciascuna celletta, un’infinità di invarianze per traslazione. Allo scopo di definire esattamente l’essenza della simmetria, i matematici si interessano non tanto alla forma degli oggetti simmetrici, quanto alle trasformazioni che si possono far loro subire. Supponiamo di presentare a una persona una stella di mare perfettamente simmetrica, posata su un tavolo: poi, mentre il soggetto guarda altrove, ruoti amo la stella di mare di un quinto di giro. La persona interrogata non saprà decidere se la stella è stata ruotata o no, e il dubbio rimarrebbe anche se la rotazione fosse stata di due quinti, di tre quinti, di quattro quinti di giro, oppure se la stella di mare non si fosse mossa. Queste cinque trasformazioni lasciano la stella immutata e formano un insieme chiamato gruppo. Nel nostro contesto, la parola gruppo non ha solo il significato di raggruppamento, vale a dire di insieme di trasformazioni. Essa si riferisce a proprietà matematiche delle trasformazioni. Supponiamo di applicare in successione due trasformazioni del gruppo di simmetria della stella di mare: questa rimarrà ancora invariata, perché la combinazione di due trasformazioni del gruppo è ancora una trasformazione del gruppo. Questa proprietà è una delle più importanti della struttura di gruppo. Quando si combina una rotazione di un quinto di giro con una rotazione di due quinti di giro, il risultato è identico a quello che si ottiene quando si effettua direttamente una rotazione di tre quinti di giro. Considerando il giro come unità, si può scrivere: l /5 + 2/5 = 3/5. Questa particolare uguaglianza è ovvia, ma i gruppi riservano diverse sorprese matematiche. Immaginiamo una rotazione di tre quinti di giro seguita da una rotazione di due quinti di giro: la trasformazione combinata è identica a una rotazione di un giro completo.

 

In altri termini: 3/5 + 2/5 = O!

 

 

IL NOSTRO “GRUPPO” DIALOGANTE NASCE DA QUESTO ENUNCIATO, E NON ESULA DALL’INFINITA NATURA DONDE NATO; LA “SIMMETRIA” NE RAPPRESENTA SOLO UNA VISIBILE MATERIALE PROSPETTIVA, LA QUALE NON MUTA IL FINE PER CUI NATO IL PRESENTE FRAMMENTATO DIALOGO (e da un Oracolo rilevato così come rivelato, sia in Fisica che in medesima Sacra Dottrina, la NATURA COMPIE IL SUO CORSO SPECCHIO DEL DIO APPENA IMMAGINATO!)

 

 

Onda o Particella, il mistero rimane insoluto!

 

Sappiamo anche che una antichissima Filosofia, da cui il nostro ZERO matematico nato, si rifaceva ad un preciso Pensiero. Senza questo Nulla nella medesima ugual Storia, talvolta o troppo spesso mal interpretata, un specifico Linguaggio umano non sarebbe evoluto fors’anche mai nato così come neppure ben pronunziato.

 

Infatti, paradossalmente, prevale lo ZERO e il NEGATIVO, rispetto alle ‘progressive aggregative’ della calcolata materia, confermare non più asimmetrica concernente la vita e con essa la chimica evolutiva, ma divergenza letta nella carente deficienza immune rispetto a Colui che ci ha creato, scomposto negli innumerevoli altari degli Dèi, e successivamente ricongiunti nell’Uno pregato, e di cui due metà sanciscono il Fine di perseverare il vero e sano Intelletto naufragato e prossimo ad un NULLA ASSOLUTO!    

 

E di cui assommati a ciascuna metà alternativamente demonizzata, compiamo ugual Sentiero sperando di unire e giammai dividere. Ovvero, cercando di comprendere tutti quegli errori umani che non certo appartengono alla Natura Madre degli Dèi. Ovvero il riflesso Pensiero del Dio.

 

Per taluni animi più propensi ad una verità scientifica a cui non dissentiamo - seppur tali antiche verità rilevate ancorate alla trama ‘psicologica-mitologica’ connessa con la stessa universale coscienza, ortodossi e più propensi nel decifrare una diversa linguaggio specchio di una o più volontà protese alla cima nel fine d’una più profonda Coscienza rivolta, non più al mistero, ma alla precisa dettagliata, e oggi si suol dire come un secolar Tempo, infallibile naufragata conoscenza, abdicando all’immateriale Mistero poco margine interpretativo.

 

Tutto ciò osservato può e deve essere spiegato, il Mistero così come l’Anima, e l’immateriale di cui l’antica nostra Memoria forgiava non più Filosofia ma altrettante Verità, possono e debbono essere recise da una determinata cultura, per evolverla verso un multiforme formicaio e ad un ape regina!

 

Il nascente positivismo (come ad Atene Democrito sancì una nuova èra filosofica) inizierà a scrivere la sua nuova dottrina e con lui anche l’irreversibile declino della Storia. E ciò non certo un paradosso, ma prendere Coscienza del Tempo narrato dalla stessa infallibile simmetrica scienza geologica, ossia milioni di anni per evolvere e pochi decenni per distruggere! 

 

….Da un lato meraviglia il fatto che nessuno avesse mai tentato prima un’analisi strutturale globale dell’arte sulla base di una grammatica, ovvero di una tipologia dei segni, di una sintassi dei sistemi di associazione tra i segni. La logica scolastica diceva che, se non era già stato fatto, voleva dire che non era fattibile. D’altro canto, affermare, come facevo, che l’arte delle rinomate grotte della Dordogna seguiva gli stessi criteri e la stessa logica dell’arte degli aborigeni australiani o dei boscimani del deserto del Kalahari suscitava scandalo e anche risentimenti.

 

La scoperta di paradigmi universali proponeva una dimensione difficile da afferrare, in un mondo umanistico, più descrittivo che analitico, abituato a definire soprattutto caratteristiche locali, e a cercare più le differenze che le affinità.

 

Nell’arte dei primordi troviamo infatti archetipi e paradigmi del nostro essere e che abbiamo ancora profondamente dentro di noi. L’arte rupestre è un fenomeno mondiale comune alle popolazioni non letterate che inizia con Homo sapiens e viene sovente a cessare quando la gente che la pratica acquisisce una forma di comunicazione del tipo che chiamiamo scrittura…

 

In moltissimi complessi d’arte preistorica ed etnologica, in tutti i continenti e in tutte le categorie ricorrono tre tipi di segni grammaticali diversi tra loro:

 

Pittogrammi, figure nelle quali riteniamo di riconoscere forma identificabili con oggetti reali o immaginari, animali uomini o cose.

 

Ideogrammi, segni ripetitivi che vengono talvolta definiti come dischi, frecce, rami, bastoncini.

 

Psicodrammi, segni nei quali non si riconoscono e non sembrano rappresentati né oggetti né simboli.

 

Sono slanci, violente scariche di energia, che potrebbero esprimere sensazioni quali vita o morte o odio, o anche esclamazioni o auspici.

 

(E. Anati)

 

 

Se tale ‘assunto’ o ‘enunciato’ matematico lo dovessimo rappresentare sulla parete della stessa, avremmo un coefficiente di ‘irrisolvibilità’ numerica e rappresentativa espressa con ugual ‘pittogramma’ (ove ognun connesso Nessuno escluso); sproporzionata (e/o inversamente sproporzionata) e non più riconducibile alle proporzioni o fase storiche di ugual Memoria; il divario o il baratro che ne consegue troppo profondo come un Ade da cui non si riesce a scorgere né luce né vita; dato che dal ‘pittogramma’ si presume evoluti verso il numero da cui narrato il primitivo linguaggio, però impossibilitati nel rappresentare il divario, o l’improvviso abisso, in cui entrambi sprofondati qual geroglifico della nuova èra rappresentare ugual medesima pittografia, immune da qual si voglia grammatica evolutiva e più propensa all’antico psicodramma divenuta più farsa che tragedia. E non certo per le comuni condizioni in cui, pittogramma e/o futura scrittura nati, bensì per una frattura, e non più geologica da cui tellurica evoluzione, nell’arresto improvviso senza alcuna continuità evolutiva dettata da ugual opposta Spirale distruttiva.

 

Riconoscere l’impronta della stessa nel codice genetico della Terra, dall’Universo evoluta, significa considerare la forma della vita (per ogni sua impronta) letta e interpretata in ogni sua manifestazione. Solo una Spirale diversa avvitata su se medesima e rivolta contro il suo creatore compie l’odierna opera dell’uomo.  

 

Ogni vite e non solo Spirali diverse tra loro, ma le viti dell’uomo edificano quanto la Natura non avrebbe mai immaginato!  Certo partorì dinosauri e coccodrilli, però la Spirale evolutiva rese la grammatica affine ad un più reale Pensiero scritto in un Fine più serio per essere meditato e non certo maledetto…, come poi leggeremo circa il nostro Dialogo!       

 

Allora è necessario meditare cotal (orientale & occidentale) positivismo, ieri come oggi narrato, evoluto in maniera insoddisfacente e approssimato, giacché, e mi ripeto, se la comune Storia non l’avesse scritta una moneta (più o meno falsa), bensì una antica Caverna rettamente interpretata per ogni Elemento in lei transitato e successivamente immolato dall’umano per ciò cui dedotto il Sacrificio, ed ove insieme al mio amico riparati e congiunti ad un Infinito Dialogo interpretativo circa le inumane sorti dell’uomo non più divino, certamente la comune Memoria sarebbe più affine ad una Natura evoluta correttamente e con maggior Genio, e simmetrica con la stesso di cui un tempo facevamo caccia. Caccia proseguita nella più deleteria Spirale evolutiva (senza nessun esame di Coscienza circa l’Anima Mundi della Terra) e neppure affine - o del tutto immune - al più grande scheletro di Mammut rinvenuto in ugual Caverna, il quale seppur seguendo il suo istinto come l’improprio estinto esempio evolutivo, mai avrebbe compiuto nei Secoli ciò di cui l’uomo annoverato nelle storiche biblioteche, così come conservato per ogni ritratto ben dipinto comporre il dubbio profilo su medesimo ramo (...non ancora estinto)!

 

Infatti in ciò che comporrà ancor cotal Infinito Dialogo, assieme scorgiamo un coccodrillo nella melma in cui nostro malgrado ci troviamo, e di cui in ultimo simmetricamente meditiamo (circa l'umano)!

 

 La nostra comune natura connessa con l’Anima-Mundi della Terra, alla deriva del bagaglio genetico d’una comune Memoria forgiare la Storia rimembrata come ricercata con sempre maggiore precisione, certamente possiamo affermare che se la stessa l’avesse scritta un Albero, e con lui l’intera Natura dal Carbonifero nata, ove all’ultimo secondo ne raccogliamo impropriamente l’eredità abdicata ad ugual istinto umano e non certo di sopravvivenza, avremmo, come presto assieme al mio amico ragguagliamo, scritto più profonde pagine della stessa simmetricamente alla Natura, e giammai divergere dalla medesima smarrendo il comune (dialogato) Sentiero, e certamente affini al Tempo narrato. 

(Giuliano)








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