CHI DELLA FOLLA, INVECE,

CHI DELLA FOLLA, INVECE,
30 MAGGIO 1924

martedì 30 aprile 2024

I GEROGLIFICI DELLA NATURA

 

        


           






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                                       SFARFALLANDO DA UN LUOGO                    

                                                       AD UN ALTRO

 

 

 ANDIAMO! 



 

Tutti gli animali sono geroglifici viventi.

 

La farfalla, quindi, nei suoi stadi progressivi di bruco, crisalide e insetto perfetto, è un emblema del progresso dell’anima umana attraverso la condizione della prigionia dell’esistenza terrena, sospesa in volo fra la vita la morte e la condizione Eterna.

 

Riflesso del Dio e la sua invisibile scrittura scolpita nell’imperscrutabile grammatica la quale dispiega e narra il Tomo della vita riposta nella misera spirale dell’altrui Storia, con troppa inutile moneta coniata nell’orrore in cui l’uomo tenta appena d’interpretarla!  

 

La quale al meglio rappresenta, nella parvenza di bruco e insetto alato, il Pensiero che libero vola in balia dell’Elemento terreno suo insperabile compagno, nell’oltraggio naufragato dell’altrui intento di poter appena immaginare come prega scrive il nostro Dio Straniero.




Dispiegando per ugual Elemento la bellezza della Natura che al meglio lo ispira, a dispetto della materia che transita per ugual via - lo bracca scruta e osserva - oculo dell’artificiosa ragnatela in cui si dispiega la selva dell’immondo progresso sottratto ad un più nobile ideale evolutivo in cui la forza dell’orrore impone la forza dell’eterna distruzione, in nome e per conto del falso progresso!           

 

Anche gli antichi Greci, con le loro luci imperfette, riconobbero questa verità, quando diedero lo stesso nome, Psiche (Ψυχή), all’anima, o spirito della vita, alla farfalla, e scolpirono sull’effigie di un morto la figura di una farfalla che fluttua via, per così dire, nel suo respiro; mentre poeti di tutte le nazioni da allora ne hanno seguito l’elevato Pensiero.

 

E questa analogia non è soltanto una semplice somiglianza generale, ma è valida in misura meravigliosa nei suoi minimi dettagli; tracciarne integralmente richiederebbe volumi mentre in questo luogo si può dare solo il minimo abbozzo.




In primo luogo c’è la condizione di bruco umiliato, emblema della nostra attuale imperfezione, pur tuttavia lo stato di preparazione e crescita verso la perfezione, e anche questa ispirazione influenza largamente l’esistenza futura.

 

Molti problemi e mutamenti evolutivi rappresentano la sorte del bruco e del verme, e sono necessari costanti e ripetuti nel Tempo:

 

Cambiamenti di pelle e un’incessante operosità nella sua vocazione, affinché entro un Frammento del Tomo detto possano appena raggiungere la piena crescita e vigore, per un rigo una pagina un capitolo in cui narrata l’esistenza terrena affinché il Pensiero possa al meglio ispirare - il nobile o meschino insetto terreno - in cui l’umano osserva giammai cogitando d’Esser a sua volta osservato e narrato per una larva in mezzo ad un campo.




Con in mano una clava a forma di fiore s’inchina e annusa, compone la genetica dell’impropria specie apparsa al nostro Infinito cospetto: e in verità e per il vero, emana odor sulfureo di morte crittografata all’ocolu scomposto d’una mosca, la quale per sua limitata natura alta alla parabola del suo Dio imita l’impropria alchemica deviata dottrina della materia mal compresa.

 

La formica docile l’osserva assieme all’Ape regina!   

 

Poi avviene un cambiamento imponente: il bruco cambierà la sua forma e natura di verme con un’esistenza indicibilmente più elevata e migliore; ma, come abbiamo visto, per giungere a questa gloria non c’è che una condizione, e cioè che la creatura debba passare per un altro stato, e, come potrebbe sembrare, oscuro, tutt’altro che lieto a contemplare, poiché deve cessare di mangiare di muoversi e, a prima vista, di vivere secondo Natura.




Eppure, è davvero in vita hora, o noi, che abbiamo osservato la creatura finora, disperiamo e la chiamiamo perduta, seppur nel pieno dell’apparente fugace virtuale esistenza o natura morta?

 

Non ci rallegriamo piuttosto che si riposi dalle sue fatiche e che sia vicino il periodo della sua glorificazione, o all’opposto, del ritorno alla propria terrena esistenza qual concime della nobile zolla alla deriva?

 

Nello stato di crisalide silenziosa allora la nostra Psiche dorme per un po’, indifferente alle vicissitudini che la circondano; e, alla fine, quando arriva il giorno stabilito, scoppia dalle sue vesti e si alza nell’aria come un essere alato e gioioso, per incontrare il sole che lo ha riscaldato a nuova vita.




Ora è una farfalla, oppure un drone alato emblema luminoso del piacere impuro inscritto nella parabola di un diavolo antico e la sua calligrafia contraria alla vita; questo il vero dilemma del verme e il suo amico bruco mentre piano volano nell’elemento avverso!

 

Essere o non Essere Satana o Dio e dettare all’uomo il nostro comandamento?

 

Questa felice consumazione, però, spetta solo alla crisalide che non ha in sé il verme divoratore, frutto dell’uovo di icneumone covato durante lo stato di bruco  ed emblema, nell’animo umano, di qualche peccato mortale a cui si è caduti durante la vita, per poi divenire il rosicchiante ‘verme che non muore’.

 

Perché in questo caso, invece della luminosa farfalla, dal guscio della crisalide esce solo uno sciame di mosche nere e sgradevoli, come uno stuolo di spiriti maligni che escono dal loro banchetto su un’anima caduta.




Se un bruco fosse dotato di una prescienza del suo futuro di farfalla, che trascendesse così tanto il suo inglorioso presente, potremmo immaginare che sarebbe solo impaziente di portare a termine i suoi doveri di bruco, e gioirebbe di entrare nello stato di crisalide non appena sarà pronto per Esso.

 

Come apparirebbe miope allora un bruco che tentasse, mentre è in quella forma, di emulare lo splendore della Farfalla con qualche misero sostituto temporaneo, aggiungendo qualche striscia in più o più brillante di quella che la Natura gli aveva dato.

 

Con queste ed altre simili riflessioni dinnanzi a noi (che potrebbero moltiplicarsi all’Infinito), non considereremo più il bruco come un semplice rettile antiestetico e fastidioso, la crisalide come una curiosità incomprensibile, e la Farfalla come una cosa graziosamente dipinta e molto di più; ma considerateli come se insieme formassero una di quelle belle e sorprendenti illustrazioni con cui il libro della Natura è stato così profusamente arricchito, o al contrario, posto in merito al rogo d’un frettoloso giudizio d’un diverso dio a dispetto dal suo Grande Autore.




Non devono essere presi come sostituti della Sua Parola rivelata, ma come aggiunte armoniose, che portano le sue grandi verità più a portata di mano alla nostra comprensione, proprio come le incisioni in un libro non sono progettate come sostituti del testo, ma per chiarire e rafforzare le Idee in la mente del lettore.

 

Mentre il poeta trae dalla Farfalla molte similitudine piacevoli, e il moralista molti insegnamenti solenni, l’Artista (che dovrebbe essere anche poeta e moralista) si sofferma su questi esseri con affettuoso diletto, trovando in essi immagini di gioia e di vita se visti da vicino, o da lontano all’occhio indiscreto d’una mosca, specchio del grande paesaggio ricco di lezioni di colore se studiato a casa o nel gabinetto.


[PROSEGUE...]     [&  IL CAPITOLO AL COMPLETO]









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