IL GRASSO LEGNAIUOLO

IL GRASSO LEGNAIUOLO
& UN MONDO PERDUTO

domenica 10 maggio 2026

il racconto della domenica, OVVERO, IO PORTO I REGGICALZE (dedicato ai ragazzi del domani...)

 










Io porto i reggicalze e mi trovo spesso agli angoli delle strade, indosso sempre il mio completo nero….

 

Li vendo, intendo, non le indosso.

 

Questo fa sempre ridere. Spesso una risata è il modo migliore per iniziare una conversazione, che si tratti di un cliente o di una signorina. O, per esempio, di un agente di polizia. Sapete, molto spesso in macchina, mentre mi porto avanti e indietro da Angel Lane al tribunale, faccio qualche battuta. Giusto per scherzare, come si fa di solito.

 

L’altro giorno abbiamo incrociato per strada una giovane donna e, onestamente, la sua espressione... non ne ho mai vista una simile. L’ho indicata al ragazzo a cui ero ammanettato. Ho detto: ‘Beh, non ha senso guardare il caminetto se non puoi scaldarti con il suo fuoco’.




Come potete immaginare, la cosa gli ha strappato un sorriso. Sono umani come tutti gli altri. Ho notato che all’angolo, proprio di fronte al tribunale, c’è un bagno delle donne che si affaccia sulla grande chiesa lì in mezzo al quartiere, ‘All Saints’. Si trova in fondo a una scalinata e si vede solo la scala che curva e si allontana da te, con piastrelle bianche a metà parete. Mi piacerebbe sapere cosa succede laggiù, te lo posso raccontare.

 

Immagina, eh, se potessi dare un’occhiata?

 

Chiudo gli occhi e riesco a vederlo, con loro che si tirano su i pantaloni sui loro grossi sederi. Una volta, quando ero piccolo, ho sognato di essere nei bagni delle donne. Ero un monello piuttosto impertinente anche allora, puoi immaginare. Ci sarebbe quella melma verdastra che cresce tra le piastrelle e solo il cielo sa che odore avrebbe. Come tutte le vagine del mondo insieme, scommetto. Ecco, questo è un pensiero. Scommetto che non troveresti un uomo che non ci abbia pensato almeno una o due volte, se fosse onesto.





Ci sono un sacco di donne che vengono in tribunale e si siedono in galleria. Ti sorprenderesti degli sguardi che ricevo. Non dovrei dirlo, ma ho un bel seguito, come se fossi una star, non che io sia brutto, di per sé. Certo, non faccio molto per incoraggiarle, con Lillian seduta lì davanti al banco degli imputati ogni giorno che mi guarda con aria languida. Non sarebbe una bella figura, vero, se mi vedessero fare gli occhi dolci a qualche ragazza in ultima fila con mia moglie che mi guarda? 

 

Non dopo tutto quel trambusto con i giornali che hanno pubblicato quello che ho detto alla polizia, su come il mio harem mi tenga lontano da casa.

 

Il mio avvocato,  il  signor  Finnemore,  pensa  che  io  abbia  fatto  una  gaffe  con  quella  frase,  ma  d’altronde  lui  non  è  certo  un  uomo  di  mondo.  A mio parere, la maggior parte del pubblico ha un debole per i  furfanti  affascinanti  e  ammira  segretamente  i  grandi  donnaioli. Se si fossero  divertiti  anche  solo  la  metà  di  quello  che  mi  sono  divertito  io,  ne  sarebbero  contenti. 

 

Comunque, non mi torna utile che Lily  faccia la figura della  martire,  quindi  devo  stare  attento  a  non  farmi  beccare  a  flirtare  dal  banco  degli  imputati. 





C’è una ragazza bruna,  una piccola  formosa,  che  a  volte  viene  in  pausa  pranzo  e  si  ferma  in  un  angolo  a  guardarmi. Mi piacerebbe se indossasse delle giarrettiere  fatte  dalla  ditta  che  rappresento,  e  visto  che  non  sono  molto  lontane  da  Leicester,  è  probabile  che  le  abbia.  Se ci pensi bene, sono già  praticamente  dentro  la  sua  gonna. 

 

Che  ne  dici?

 

Lillian ha già ricevuto  molta  solidarietà  e  le  è  stato  offerto  un  lavoro  in  un  negozio  qui  in  Bridge  Street,  così  potrà  mantenersi  durante  il  processo.  La  stazione  di  polizia  dove  sono  detenuto,  in  Angel  Lane,  si  trova  proprio  vicino  a  Bridge  Street,  quindi  ogni  mattina,  mentre  vado  in  tribunale,  passiamo  davanti  al  negozio. 

 

È una piccola  pasticceria,  il  posto  perfetto  per  una  ragazza  dolce  come  lei.  È  pazza  di  me  e  lo  è  sempre  stata.  Non  le  piace  mai  sedersi  sulle  mie  ginocchia,  che  è  il  mio  modo  preferito  di  abbracciare  una  donna,  ma  a  parte  questo,  è  la  moglie  migliore  che  potessi  desiderare.




Devo ricordarmi di chiederle di  portarmi  un  quarto  di  libbra  di  caramelle  al  mentolo  ed  eucalipto  per  vedere  se  riescono  a  lenire  un  po’  la  mia  gola.  Tutta questa testimonianza  non  fa  che  peggiorare  le  cose.  Se  non  sto  attento,  perderò  completamente  la  voce  prima  che  abbiano  finito  con  me,  e  allora  dove  sarei? 

 

Molte  persone  mi  considerano  il  miglior  baritono  dilettante  che  canta  al  Friern  Barnet  Social  Club  di  Finchley,  dove  la  mia  ‘Trumpeter  What  Are  You  Sounding  Now’  riscuote  sempre  un  grande  successo.  Ho una  voce  davvero  notevole  e  non  vorrei  che  una  cosa  del  genere  la  rovinasse.  So che gli uomini in  generale  spesso  non  apprezzano  chi  ha  una  voce  leggera,  ma  le  donne,  in  linea  di  massima,  sembrano  preferirla.

 

Non sarebbe  il  caso  di  raucedine  in  tribunale  e  rovinare  tutto,  vero?

 

Si  dimenava  come  uno  sgombro,  sbattendo  contro  il  parabrezza  della  mia  Morris.  Non era affatto uno  spettacolo  piacevole,  ve  lo  assicuro,  e  che  rumore!

 

Parli di un  gatto  ustionato oppure scuoiato?





   Penseresti che sarebbe svenuto e non saprebbe nulla,  ma  è  stato  il  fuoco.  Lo ha svegliato. Sarò  sincero,  riesco  ancora a  sentirlo  adesso.  Non erano nemmeno  parole  che  si  potrebbero  scambiare  per  inglese,  era  un  baccano  terribile.  Una volta ha  spalancato  la  porta  laterale  con  un  calcio  e  ho  pensato:  ‘Bene,  è  finita,  Alf.  Ormai  l’hai  combinata  grossa’. 

 

Solo a  quel  punto...

 

Ovviamente  il  fumo  e  le  fiamme  lo  avvolsero  e  per  lui  era  finita.  Cadde in  avanti sul  sedile  anteriore  con  una  gamba  fuori  dall’auto,  e  fu  la  fine. Naturalmente,  Joe  Soap  se  ne  stava  sottovento  e  non  ha  avuto  il  buon  senso  di  spostarsi  finché  non  ho  iniziato  a  lacrimare  gli  occhi.  Che spettacolo  dovevamo  essere,  noi  due.

 

Ho visto la foto  della  mia  Morris  Minor  pubblicata  sul  Daily  Sketch  e  avrei  potuto  piangere.  Era  una  piccola  berlina,  e  non  così  vecchia. L’avevo  assicurata  per  centocinquanta  sterline,  ma  non  mi  aspetto  un  grande  ritorno,  visto  come  vanno  le  cose.  A giudicare da come appariva  nella  fotografia,  non  era  rimasto  molto  di  quella  benedetta  macchina.  I parafanghi  erano  tutti  sgangherati  come  costole  e  si  vedeva  dove  la  gomma  si  era  sciolta, lasciando  i  cerchioni  completamente  scoperti.  Se  mai  dovessi  beccare  quei  tizi  che  l’hanno rubata...  ma  no,  aspetta,  non  era  vero,  vero?  Me lo sono  inventato. 

 

A volte è un mestieraccio tener conto di ogni dettaglio.




Comunque ve lo ripeto, io porto i reggicalze!

 

Nel senso che li vendo, non li indosso (anche se lo confesso al quel tizio che ho visto l'altro giorno dal mio specchietto, mi piacerebbe molto...)

 

Ridono tutti quando faccio questa battuta.

 

Nella vita una battuta è spesso il modo migliore per rompere il ghiaccio….




Anni di crisi quelli…

 

Certo, voi direte che c’è una bella differenza tra un uomo vivo e uno morto, ma quelle sono sottigliezze da giovanotti, che possono sfuggire a un uomo che ha combattuto in guerra. La distinzione tra vita e morte diviene sempre più sottile, secondo me.

 

Vedete un ragazzo a faccia in giù nel fango con solo mezzo braccio e, sì, magari è vivo, ma tra un’ora o due sarà morto e allora che senso ha fare tanto i precisi?




 Lo so, sembra un discorso cinico, ma ci si abitua a tutto. Lo so. Ero un eroe di guerra, io. Mi sono guadagnato una medaglia e una cicatrice, qui sulla testa.

 

Ve l’ho fatta vedere?

 

Ho dovuto appoggiarlo a terra e sporgermi per aprire la portiera del passeggero che, siccome ho paura dei ladri, di solito tengo chiusa. L’ho afferrato nuovamente e gli ho adagiato il viso sul sedile, ma aveva un’aria molto strana, con una gamba piegata sotto il corpo. Ho tolto il campionario dal suo posto, sotto il sedile del conducente.




C’era dentro il catalogo, voi mi capite.

 

Non volevo che Monica facesse una brutta fine.

 

Poi ho preso la tanica di benzina dal bagagliaio e ho cominciato a spargerla dentro la macchina, versandone la maggior parte sul tizio. Mentre finivo mi sono chiesto che fine avesse fatto il martello, poi il tizio ha fatto un rumore. Sembrava che sussurrasse qualcosa, ma era una lingua che non avevo mai sentito. Mi ha fatto venire la pelle d’oca, credetemi.




Ho chiuso tutte le portiere dell’auto dopo aver lasciato una scia di carburante lunga qualche metro per terra, e mi è venuto in mente di dare un’occhiata sotto il cofano per allentare il condotto del carburante e togliere la parte superiore del carburatore. Conosco bene le automobili, sapete, anche questo fa parte del mio lavoro.

 

Giusto un tocco di furbizia per far credere che avessimo avuto un incidente. Mi sono guardato intorno ma non sono riuscito a trovare il martello, così sono tornato dove avevo lasciato la tanica, alla fine della scia di benzina, e ho acceso un fiammifero. Le fiamme hanno percorso l’erba come formiche in fila indiana, poi c’è stato un rumore simile a un singhiozzo, e il fuoco ha avvolto l’automobile.

 

La mia piccola Morris Minor.





Più o meno in quel momento lui si è svegliato, ha cominciato a gridare e ha aperto la portiera, ma a quel punto, l’ho già detto, era spacciato. Sapete cos’è il peggio? Aveva una gamba fuori dall’auto e non so dirvi quanto io sia rimasto lì a guardarla bruciare.

 

Si è staccata ed è rimasta lì sull’erba, questa gamba in fiamme. Ammetto di non aver mai visto niente di simile. In confidenza, la cosa che tutti hanno trovato più astuta in questa storia non mi è venuta in mente finché il fattaccio non si è consumato.

 

A sentire i giornali, l’ho fatto la notte di Guy Fawkes per essere certo che l’incendio non attirasse l’attenzione, e ammetto che è un ragionamento molto furbo. Mi è venuta in un lampo, dal nulla.

 

A volte va così, immagino.




Solo dopo mi sono reso conto che era il 5 settembre e ho pensato:

 

‘Be’ tutto ciò è molto appropriato’.

 

Dopo essermene stato lì abbastanza a lungo da avere gli occhi irritati dal fumo, mi sono reso conto che era meglio che me ne andassi. Ho attraversato i campi fino a riguadagnare Hardingstone Lane, e la sfortuna ha voluto che incappassi subito in quei due individui, che mi davano l’idea di essere entrambi ubriachi dopo i festeggiamenti in qualche taverna del posto.   Credo che i giornali abbiano detto che si chiamava il Salon de Danse.




 Avvicinandomi ho capito che avevano visto l’automobile in fiamme, e quando ho capito che ne stavano parlando ho deciso di bluffare e ho detto:

 

‘A quanto pare qualcuno ha fatto un bel falò!’.

 

O qualcosa di simile, visto che mi era venuto in mente che era la sera del Taleban Show. Questi mi hanno guardato senza dire nulla, così mi sono affrettato lungo la strada. Era una notte fredda e limpida. C’era la luna che illuminava la croce della regina sulla London Road. Ogni cosa aveva un odore spaventoso, pieno di fumo e polvere da sparo, come nella guerra.

 

La mia cicatrice prudeva, così me ne stetti un po’ a grattarla.

 

Scommetto che sembravo matto.




Avevo una valigia di biancheria in una mano e una scatola di fiammiferi England’s Glory nell’altra. Ero qualcun altro, con una nuova vita davanti, ed ero spaventato a morte, ma mi sentivo benissimo. Non vedo l’ora di andarmene da qui.

 

Voglio festeggiare.

 

Voglio riempire il mondo di bambini, canzoni e bellissime giarrettiere. Comprerò un cappello alla mia Lily e andrò a letto con ragazze scialbe per non farle torto. Sotto sotto io non sono cattivo, e credo che la giuria lo sappia.




Oh, certo, a volte sono un guascone, affilato come un coltello e senza peli sulla lingua, ma sono un personaggio, un uomo con un cuore romantico che a volte lo mette nei guai. Li guardo dal banco (degli imputati) e capisco di aver già mezzo vinto la mia scommessa, con loro, dal modo in cui mi guardano.

 

È un istinto.

 

Si riesce sempre a capire, davvero, quando esitano.

 

…Se la sono…

 

(A. Moore)




 





Nessun commento:

Posta un commento