IL GRASSO LEGNAIUOLO

IL GRASSO LEGNAIUOLO
& UN MONDO PERDUTO

domenica 15 marzo 2020

LA PRIMAVERA (12)












































Precedenti capitoli:

Di statistiche (11/1)

Prosegue in ciò che...:

Non è stato detto (13/4)













In questo stesso mattino pur se volgiamo gli occhi alla morte come alla vita sia noi, e chi al meglio la preannuncia, con i suoi profumi suoni e raggi di sole quali carezze di future certezze, qualcuno o tutti contemplano la sua Corona  fondare l’eterna avventura della sopravvivenza pensando chi il più forte di codesto Creato offeso…

Quando tutti in questo regno derivato e mal accudito parlano di morte e peste nera noi salutiamo la Vita e con essa la stagione che più caratterizza la sua armonia.




Signori miei è quasi Primavera la dovreste sentire bussare all’uscio pur non essendo ancora Aprile, prestatele dovuta attenzione anche se pensate alla morte a cui sono spalancate le porte!

Bussa alla medesima soglia d’ognuno pur non essendo sua pretesa nella parentela contesa, per ricordarvi - da quando esiste Madre Natura e un Dio che così bella la fece come una Madonna - che ugual preghiera ufficia l’Evento e futura - trista o lieta - Novella: si accompagna con un leggero velo d’amore come una soffice nebbia quale prematura luce: un’alba che infonde gioia e volontà di vivere fors’anche sopravvivere.




Come per dire ed ad ognuno dedicare il messaggio, o se preferite, la segreta Rima dello stesso Dio venerato.

L’Inverno del nostro oscuro avvenire deve’esser superato, pensiamo e ammiriamo Lei qual donzella e Madonna riconoscendo ogni sua Creatura per ogni Pietra e Legno profanata o da profanare ancora!




Ed anche se l’Inverno si è pronunciato rigido come il Tempo antico nel suo discorso severo e apparentemente avverso alla Vita, proprio mentre un Figlio nasceva, ci ricorda anche lui specchio d’ogni Stagione scritta in Cielo quanto in Terra.

Il calore dell’Armonia qual donata Primavera, donna feconda seminare la Terra da cui la Vita.

Il gelido rigido Inverno qual Testamento di rancore e non solo freddo donde proviene la strana Rima (di cui testimone) per ciò cui vilipeso nell’equilibrio corrotto per ogni simmetrico fiocco di neve precipitato, ed al contrario coniato in roversa moneta abdicata all’evoluto da Lui nato.




Sua figlia Primavera offesa anche se compie, o vorrebbe, la propria funzione del Rito abdicato alla moneta!

E da cui la Natura…

Non della moneta! Bensì del ciclo scritto nell’Infinita stagione in nome e per conto della Vita…




Un padre severo questo: muto silente nominato Inverno, si vede nel Cielo si spera dall’alto del suo Olimpo ai molti Dèi delegati: non comandi neve pioggia grandine e saetta.

…Una cometa e una pietra parlano per sua muta Parola non ancora Verbo…




Durante l’Infinito suo Regno (ed io l’ho visto!) ha radunato tutte le sue specie, le più forti le più disgraziate unite, quelle insomma che non erano del tutto addormentate o perite e quantunque sopravvissute…, e ancor da nascere; e dopo un breve consulto con i pochi Geni rimasti scampati a guardia della Grotta, Tana dell’ultimo riparo comandato o un lontano Tempo dai Profeti annunziato, ha scritto uno strano Testamento come e più d’un Re ingannato.

Dal consulto adirato è passato all’insulto…




I suoi Figli, i più fedeli, gli unici sopravvissuti nel Regno muto quale Castello arroccato fra il ghiaccio e la neve, hanno provato a decifrarne il senso, hanno sfogliato la corteccia qual vera fame di sapere, giacché il Grande Albero dell’Universo, là ove è solito riporre il solitario imperscrutabile Pensiero non ancora ululato, i rami solo una visibile cornice dove non si scorge quadro del severo suo apostrofare: silente come l’intero Universo (ed io so’ perché l’ho visto!) o invisibile bianco mare.

I loro teschi vuol appendere e farne trofeo ed imporre  una dura pena avvenire per tutto ciò di cui tradito e per tutto il male arrecato per ogni feudo e verde Regno creato, poi coniare regale moneta e non parlare o delegare Profeta alcuno ove cinta l’ammenda!




Ed io so quel che dico perché pur muto dal freddo nascosto l’ho visto!




Debbono attendere e pregare sua figlia Primavera vicino alla tana vicino alla grotta, poi salire ancor più in alto, giacché la fame e la paura li ha spinti troppo in basso nel destino di ugual avventura: devono salire l’impervia Vetta rubare la Cima del capitano strappare l’inutile corda d’acciaio all’intruso che un tempo havea Creato. Poi riprendersi ogni rifugio sottratto al Regno fondato, e da lì amministrare ogni Giardino ed ogni nuovo Dio sia eletto e censito.

Dèi di nuovo nati et hora incaricati!

Ed io so’ quel che dico perché questo suo segreto dire hora sto tradendo et anco testimoniando…!  




Poi ho udito che tal proclama incaricato debba essere annunziato con lieto cinguettio seppur cacciato, Lui di caccie è buon intenditore nonché creatore come di scoppi saette e dardi esplosi o scagliati!

Poi ha incaricato sua Figlia Primavera, giacché èra pur stanco di cotal baccano cingere le mura come ogni tana ed universale Universo reciso ma non certo da Lui presidiato, giacché la notte ha vegliato meditato e criptato segreto Testamento.




Lei, figlia compagna amante prediletta, sposa segreta, deve ricordare la Vita, proclamarne il lieto Evento, anche se il regale nobile Padre suo nel citato Testamento non ha risparmiato nessuno, deve pronunziare cotal Novella, agli interpreti penserà al Tempo dovuto ben scolpita quale indecifrabile scrittura o universale cantico, e quando la pista della loro lenta discesa si scioglierà alla neve della ciclica venuta, allora dovrà indicare il letto del loro amore nominato Fiume, là ove poter conoscere un suo ambasciatore: un Dio ignorato come una vena del braccio ferito della dura contesa non ancor guerra.

Ed io so’ quel che dico perché l’ho visto adirato vicino ad una costola sporgeva dalla vena, èra tramonto il sole splendeva et ardeva sembrava una Poesia forse una Preghiera in cui leggere la sua Rima.

Ed io so’ quel che dico perché l’ho udito gridare aiuto!

Mi sono nascosto vicino ad una grotta da basso la gente mi cercava e derideva…!




Io so’ quel che dico giacché se pur non visto l’Inverno discutevamo principiare quanto Creato, sotto una coltre ghiacciata come una coperta che piano scorreva, parlavamo d’amore per la Vita mentre qualcuno celebrando uno strano istinto, scivolava sino ad uno impervio destino non avendoci visto, eravamo troppo in basso pur ben alti nell’Universo non certo né ammirato né pregato.

E neppure sentivamo freddo!

Lui faceva conto dei danni, pensa di richiamare l’intera famiglia suddivisa, di tuonare battaglia, di rifondare il Regno usurpato. Il Re pensò così,  di legiferare nuovi decreti per tutti lontani e vicini sudditi dimenticati, giacché le idee sembrano ancor più chiare quando decreta Parola.




Ed un fiocco un solo fiocco mi asciuga una lacrima, la costola affiorata vicino alla vena si copre diviene una Vetta, mi indica il Sentiero mi dice che la strada è difficile, mi porterà linfa e parole!

Poi le trasformerà in Dolore solo per farmi comprendere ove risiede l’errore.

Ed io so’ quel che dico l’ho visto piangere e benedire il mio cammino…




…Poi radunare e comandare segreta Guerra, se pur incaricata la sua prediletta di annunziarla come lieta Primavera, mentre nel roverso umano motto cogitano alla morte, e senza creanza alcuna fondare la crosta non ancora solida roccia, solo fuoco lento divenire qualcosa che assomiglia ad una sfera luccicare medesima orbita muovere stentatamente orme e rumore come un errore non del tutto percepito, poi piano illuminare fioca luce pur non essendo un alveare…

Qualcosa di incandescente come e più del fuoco da cui il Ferro della contesa!

Chi formerà solida Terra?!




Così il Re decise di riunire tutte le forze in campo, così in cielo come in Terra quanto in mare, da poter risorgere vincitore in codesta contesa.

Moltiplicò forze aeree navali e terrestri, giacché regna difficile respiro soffocato gas scomposto raggrumato un qualcosa di già creato ma alterato et avvelenato, l’offesa e pari alla ferocia…che mette in campo!

Chi miglior atleta e guerriero non men dal Fisico lo potrai dedurre.

Ascolta il suo canto in questa Primavera di Guerra!




Ed io so’ quel che dico perché l’ho visto anche quando ha gridato di tacitare silenzio ed allora sono scivolato neppure caduto, quasi mi volesse nominare Lucifero.

Poi fui perdonato…

Come dicevo moltiplicò nello sforzo tutte le famiglie in campo richiamate dalla riserva mentre provvede a moltiplicare colori e tinte affinché l’uomo, futuro sconfitto, le possa solo pregare ma non certo ammirare.

Solo da ben lontano alla distanza convenuta ove tanta offesa, havea ed ha seminato, destinando ogni regno usurpato al proprio padrone spodestato, legiferando nuovi troni da ridistribuire e rifondare…

Mentre Noè andava bestemmiando…




Riaprì al pubblico il suo bel Giardino (non ancora parco) incaricò di nuovo Demonio - paralisi e vittoria - senza conoscenza alcuna, poi contattò Eva ed il suo compagno, proclamò che ci sarebbero voluti molti più giorni per quanto deciso dispensando ogni Profeta raccomandandolo ad un diverso Sogno meglio curato, dacché il campo non ben seminato neppure la mela maturata, ci penserà Primavera, sua figlia sposa diletta, amante segreta, comandare il Tempo fondare il mare della Luce donde ogni cosa proviene, attenderne piano la dovuta crescita divenire Vita, qualcosa che corregga l’insana rotta da quei demoni transitata, naufraghi d’un’immonda èra e non certo eresia.

Diede compito di curare ogni malato non men del capitano.

Compreso l’affogarlo!




Congiuntamente forze di Cielo Terra & Mare sono riunite. La sua ira feroce come e più d’ogni Elemento richiamato, il suo urlo un ululato dalla foresta udito e non certo scolpito. La scrittura ben incisa per ogni cieco ad ogni nuova deriva.

Voi potete anche ridere per ciò che’ho udito letto e veduto, giacché riconosco e solo in questa hora comprendo appena la forza del suo dolore divenire Guerra! 









                  

venerdì 13 marzo 2020

A CENA CON BOLSONARO (Contro ogni etica) (10)















Precedenti capitoli:

Per quanto detto... (8/9)  &









D'Anguillara siamo (nè!)

Prosegue nelle...:















Statistiche (11)














Donald Trump ha un repertorio limitato. Quando si tratta di governare, fa cinque cose: eseguire grandi gesti, offuscare e mentire, impegnarsi nell’elogio di sé, alimentare la paura e lanciare minacce.

I primi quattro erano in mostra nel discorso di mercoledì sera del presidente sulla crisi del coronavirus.

Il grande gesto è stato l’annuncio del divieto ai viaggiatori che arrivano dall’Europa. L’offuscamento e la menzogna arrivarono quando si vantava di ‘rispondere con grande velocità e professionalità’ e prometteva test più diffusi, terapie antivirali efficaci e che le compagnie assicurative avrebbero rinunciato a tutti i cofinanziamenti per i trattamenti. Queste promesse si sono mescolate senza soluzione di continuità all’auto-elogio, che includeva definire lo sforzo americano ‘il più aggressivo e comprensivo’, sostenendo di aver gestito il coronavirus meglio di quanto abbiano fatto i paesi europei e assicurando al suo pubblico che gli Stati Uniti sono ben preparati.




Niente di tutto questo è vero.

Alla fine, la paura è arrivata quando Trump ha chiamato covid-19 un ‘virus straniero’, puntando il dito verso l’Europa. Sorprendentemente, Trump non ha colto l’occasione per minacciare i democratici o i media o incolparli per la pandemia, ma lo ha già fatto e sicuramente lo farà di nuovo.

Pare che Trump abbia letto da un telemonitor gli eventi citati nel discorso alla nazione di mercoledì sera, nulla di più!

Dopo settimane di evasione dalla minaccia di una pandemia e di continuate ossessioni per le sue personali lamentele, alla fine ‘tuonò’ grave all’intero popolo del mondo la propria ‘sceneggiatura’.




L’ex governatore repubblicano dell’Ohio John Kasich, per esempio, ha difeso Trump alla CNN, dicendo che

‘ha fatto bene’, giacché il presidente ha letto  una sceneggiatura ben collaudata di un film già visto: come attore di teatro è stato più che bravo!’.

Ma proprio perché Trump non era nel peggiore dei casi - solo nella sua normale menzogna e il suo auto -esaltarsi - nella straordinaria situazione di una pandemia, ciò a cui stiamo assistendo è il picco da Oscar di Trump.




Scrivere il commentatore conservatore David Frum elencando le cose che Trump non è riuscito a fare nel suo discorso:

Non ha offerto assistenza alle autorità locali su questioni come eventi pubblici e chiusure di scuole.

Non ha tenuto conto di ciò che è andato storto nella risposta federale affrontata finora.

Non ha fornito dettagli sui piani del governo per aiutare le persone che dovranno certamente affrontare difficoltà finanziarie estreme a causa della crisi.




In altre parole, l’unico attributo della leadership politica osservabile mercoledì è la capacità di Trump di leggere da un teleprompter. Nel frattempo, la nostra mancanza di un vero presidente funzionante ha rallentato le risposte locali. L’abitudine di Trump di offuscare ed annebbiare si è tradotta nella classificazione di informazioni essenziali, che ostacolano anche la capacità del paese di affrontare il virus. E naturalmente, le conseguenze immediate del picco di Trumpismo nella sfera pubblica sono ugualmente prevedibili ed eminentemente osservabili: informazioni insufficienti, informazioni false e informazioni confuse sulla pandemia.

Fox News ha fatto eco in gran parte alla messaggistica di Trump su Twitter, minimizzando la gravità della minaccia covid-19. Un diverso tipo di disinformazione si è diffuso sotto forma di lettere e post sui social media scritti da pseudoscienziati, incluso uno pieno di consigli inutili attribuiti, falsamente, a qualcuno di Stanford. (ho anche visto questa lettera in russo, attribuita a un medico russo per le malattie infettive.) Poi ci sono le false informazioni diffuse dallo stesso Trump e diramate dal vicepresidente Mike Pence, che è andato alla CNN per continuare a confondere le acque dove Trump ha lasciato lacune.




Infine, ci sono le informazioni confuse che emergono come quella praticata dal Times, che crea false equivalenze tra le bugie di Trump e fatti scientifici.

Prendi questo titolo:

‘Trump sospende la maggior parte dei viaggi dall’Europa per cercare di limitare i virus’.

Questo è una parafrasi abbastanza vicina a ciò che Trump ha detto. Ma Trump crede davvero a ciò che sta facendo?

“Nessuno pensa che questa politica abbia nulla a che fare con la salute pubblica”,

…ha scritto Gregg Gonsalves, l’epidemiologo, il professore di Yale e MacArthur Fellow, su Facebook…




La risposta di trumpiana a covid-19 è stata confrontata alla risposta del governo sovietico all’incidente nella centrale di Chernobyl, nel 1986. Per una volta, questo confronto non è inverosimile.

Le persone più a rischio non ricevono informazioni necessarie, potenzialmente salvavita; il governo ha la responsabilità di non informare le persone e di sopprimere attivamente le informazioni; c’è voce e paura da una parte e pericoloso oblio dall’altra.

A dire il vero, gli americani nel 2020 hanno molto più accesso alle informazioni rispetto ai cittadini sovietici nel 1986. Ma l’amministrazione Trump condivide due aspetti chiave con il governo sovietico:

totale disprezzo per la vita umana; e un’attenzione monomaniacale al piacere del loro leader, che desidera solo apparire bello e potente.

Queste sono le caratteristiche della leadership totalitaria.




Sappiamo da tempo che Trump ha istinti totalitari, che vorrebbe stabilire il controllo totale su una società mobilitata se solo tale opzione fosse disponibile per lui. Fortunatamente per noi, per quanto si siano rivelate deboli istituzioni americane, siamo stati molto lontani dalla possibilità del totalitarismo. Ma il coronavirus ci ha fatto fare un passo avanti.

In ‘Le origini del totalitarismo’, Hannah Arendt ha identificato un presupposto chiave:

‘Solo dove le grandi masse sono superflue o possono essere risparmiate senza disastrosi risultati dello spopolamento è la regola totalitaria, in quanto distinta da un movimento totalitario, per quanto possibile’,

ha scritto.

Stava parlando del terrore statale, che è possibile solo quando un regime è disposto a sacrificare milioni di persone.

Ma una pandemia esercita anche terrore.




Il terrore è efficace quando ogni persona nella popolazione ha una paura credibile di soffrire e morire. Certo, covid-19 non viene scatenato dallo stato sotto la copertura dell’ideologia, e questa è una distinzione significativa. Qualunque sia lo scenario peggiore, non è il totalitarismo del ventesimo secolo. Ma una popolazione presa dal terrore crea straordinarie opportunità per questo presidente, che si è aperto a tentoni verso il dominio autocratico.

Il più grande dono che la pandemia può dare a Trump è l’opportunità di avvolgere un numero sempre maggiore di persone nella sua realtà. Negli ultimi tre anni abbiamo vissuto in un’America biforcata, dove parte della popolazione crede a tutto ciò che dice Trump, anche quando mente sul tempo, e l’altra parte vive nella tensione tra fatti osservabili e bugie di Trump. Rimanere sani di mente in questa realtà divisa da uno schermo è abbastanza difficile senza l’ansia esistenziale indotta da una pandemia. L’ansia è sempre amica dell’autocrate. Vivendo in una nebbia dove nessuno sa chi credere o trova terrificante la realtà basata sui fatti, sempre più persone possono ascoltare il richiamo del truffatore in capo.




Altri amici dell’autocrate, contro-intuitivamente, sono un’economia di carri armati e un ambiente modificato dal trampismo. L’incapacità di pianificare, di avere la certezza di poter nutrire la propria famiglia oggi e domani, produce più ansia e paura del cambiamento. Arendt ha scritto dei modi in cui i regimi totalitari strumentalizzano l’instabilità e allo stesso tempo pendono la promessa di stabilità. Qualunque cosa accada, Trump continuerà a sostenere che la nostra economia è la più forte e che siamo il paese meglio preparato e meglio protetto. Il suo avversario democratico farà sicuramente affermazioni più realistiche, quindi meno ottimistiche, e questo può trarre beneficio da Trump. In ogni caso, la saggezza convenzionale secondo cui una cattiva economia minerà le possibilità di rielezione di Trump potrebbe non reggere.

Quindi cosa facciamo?

Dobbiamo fare molto di più che lavarci le mani ed evitare grandi folle.

Dobbiamo renderci conto che questa pandemia, come qualsiasi altra, è un problema politico e un’opportunità politica. Questo è il momento di parlare di come viviamo insieme in questo paese, cosa difficile da fare per gli americani. La nostra cultura premia l’azione individuale e privilegia la sopravvivenza individuale.




Sia i giornalisti che i politici hanno un ‘default’ nel formulare le notizie che si possono usare, dicendo alle persone cosa dovrebbero fare, personalmente, per essere al sicuro ed essere cittadini responsabili: resta a casa se sei malato, per esempio. La vera domanda, tuttavia sono:

Come gestiamo tutto ciò come società e comunità?

 Quali sono le opportunità di mutuo soccorso e cura anche tra le richieste di allontanamento sociale?

Qual è la risposta che crea, dall’altra parte di questa epidemia, non una raccolta di individui atomizzati sopravvissuti a una pestilenza ma una politica i cui membri si sono aiutati l’un l’altro a vivere?

I leader politici che possono ispirare e informare una simile conversazione - e una tale risposta - sono anche quelli che possono guidarci fuori dal trumpismo.

Intanto il nuovo coronavirus, covid-19, si diffonde in tutto il mondo, i governi hanno adottato misure sempre più severe per limitare il tasso di infezione del virus. La Cina, dove ha avuto origine, ha istituito quarantene in aree con un gran numero di casi e l’Italia - che ora sta affrontando forse la minaccia più grave al di fuori della Cina - è completamente in quarantena.




Negli Stati Uniti, la Guardia Nazionale è stata schierata per gestire una ‘zona di contenimento’ a New Rochelle, New York, dove è emerso uno dei più grandi cluster del paese. Con l’aumentare del numero di casi, presto affronteremo le decisioni sulla limitazione dei movimenti e, potenzialmente, sul razionamento delle forniture e dello spazio ospedaliero. Tali questioni saranno decise ai massimi livelli dai politici, ma sono spesso influenzate dai principi etici medici, che consigliano i governi e le altre istituzioni sul modo di come al meglio gestire le emergenze mediche.

Uno di quegli etici, con cui ho parlato di recente al telefono, è Christine Mitchell, direttrice esecutiva del Center for Bioethics della Harvard Medical School. Mitchell, che ha conseguito un master in infermieristica, etica filosofica e religiosa, è stata un’etica clinica per trent’anni. Ha fondato il programma di etica al Boston Children’s Hospital e ha prestato servizio in commissioni nazionali ed internazionali di etica medica. Durante la nostra conversazione, che è stata elaborata per la lunghezza e la chiarezza, abbiamo discusso su quali principi etici tendano a concentrarsi durante una crisi sanitaria, su come l’accesso all’assistenza sanitaria esistente influenzi la risposta alla crisi e l’importanza delle istituzioni che parlano attraverso le implicazioni etiche delle loro decisioni.




Quale problema relativo al coronavirus ha occupato di più il tuo spazio mentale nelle ultime settimane?

Una delle cose a cui penso ma di cui spesso non abbiamo l’opportunità di parlare, quando ci concentriamo principalmente su ciò che i clinici stanno facendo e cercando di prepararsi, è il modo più generale in cui ciò influisce sulla nostra società. Le persone si ammalano là fuori nel mondo reale, e poi vengono nei nostri ospedali, ma, quando sono malate, un sacco di loro non hanno un’assicurazione sanitaria, o hanno paura di venire in ospedale, oppure non hanno una copertura per il tempo di malattia o prendersi un giorno libero quando il loro bambino è malato, quindi lo mandano a scuola. Quindi tutti questi hanno influenze molto significative sulla nostra capacità di gestire la salute della popolazione e la trasmissione della comunità che non sono cose che gli infermieri, i medici e le persone che lavorano negli ospedali e nelle cliniche di cura acuta possono davvero influenzare.

C’è qualcosa di specifico in una pandemia o qualcosa come il coronavirus che rende questi problemi particolarmente acuti?

Se una persona non ha un’assicurazione sanitaria e non viene sottoposta a test o cure e se non ha una copertura in caso di malattia e non può lasciare il lavoro, quindi insegna in una scuola o lavora in un ristorante o eventi che hanno un gran numero di persone, questi sono tutti modi in cui deve essere gestita la diffusione di un virus come questo - e tuttavia non può essere gestita in modo efficace a causa delle nostre politiche di assistenza sociale, non solo della nostra salute risorse sanitarie.

Quando hai esaminato la risposta del nostro governo, in un posto come lo Stato di Washington o a New York City, quali cose, dal punto di vista medico-etico, stai notando che sono buoni o forse non così buoni?

Per essere sincera e, probabilmente, per usare un linguaggio troppo acuto per la pubblicazione, sono sconvolta. Non ci siamo preparati. Abbiamo avuto epidemie: sars nel 2003, H1N1 nel 2009, Ebola nel 2013, Zika nel 2016. Lo abbiamo saputo e la popolazione in qualche modo lo ha saputo. Hanno anche film come ‘Contagion’ che ha fatto un ottimo lavoro nel condividere pubblicamente come è stato, sebbene sia immaginario, e che avremmo avuto questo tipo di malattie infettive in una comunità globale che dobbiamo essere pronti a gestire. E nella maggior parte dei casi non ci siamo preparati come avremmo dovuto.

Ma la cosa su questa amministrazione che forse mi preoccupa di più è una fondamentale mancanza di rispetto per la scienza e i fatti.

Gestire la crisi da una prospettiva di pubbliche relazioni e da una prospettiva economica, la prospettiva di Dow Jones è importante, ma non dovrebbe confondere i fatti. E questo è il prezzo che mi fa sentire più preoccupata, e non solo come etico. E poi, ovviamente, voglio vedere l’educazione pubblica e le informazioni che sono immediate e aiutano le persone a ottenere le cure di cui si ha bisogno. Ma la mancanza di rispetto per il pubblico, e non fornire informazioni oneste, lo è. . . sì, è piuttosto sconcertante.

Cosa direbbe un consigliere etico dello Stato di Washington o di New York ai politici?

Una delle cose di cui parliamo con i filosofi sono le differenze tra qualcosa come un semplice approccio egualitario, in cui la vita di tutti è uguale e non fai distinzioni tra le persone su come collocare le risorse, o molto di più, in qualche modo, l’approccio difendibile in una situazione come questa, che è di pensare a massimizzare il numero di vite salvate - che sono sicura, dagli anni di corsi di filosofia universitaria si sono involuti in approcci utilitaristici. Quindi molti di noi si sono relativizzati e mi sarei messo in questo campo, in una sorta di approccio prioritario, in cui entrambi vogliamo riconoscere che l’obiettivo primario è massimizzare la salute del pubblico e il numero di vite salvate.