giuliano

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IL TOMO

giovedì 6 dicembre 2012

DAVE BRUBECK (Concord 6/12/1920 - Norwalk 5/12/2012)




























Un ricordo doveroso per il grande jazzista scomparso.......






Accanto al jazz nero cominciava a fiorire in California (negli anni 50)
un tipo di Jazz praticato esclusivamente da musicisti bianchi, un sound
abbastanza tranquillo che ben si adattava all'apparente placida atmosfe-
ra di Los Angeles e dell'intera West Coast.
Non è forse un caso che la sua nascita risalga proprio agli anni della
massima tensione interna e internazionale, quando la borghesia ameri-
cana appariva più che mai intimorita dalla carica rivoluzionaria del be-
pop ed era potenzialmente più ricettiva nei confronti di questa musica
dai colori e dalle dimensioni diverse, da questa sorta di swing ovattato
e colmo di richiami colti.























Inoltre il jazzisti bianchi erano favoriti rispetto ai colleghi neri, trovava-
no buoni ingaggi e avevano la possibilità di esprimersi in condizioni si-
curamente migliori.
Uno degli eroi e degli iniziatori del jazz della West Coast fu, appunto,
Dave Brubeck, un pianista dalla solida formazione classica che aveva
studiato sotto la guida di due grandi compositori d'area colta del no-
stro secolo, il francese Darius Milhaud e il viennese Arnold Schonberg.
Scopertosi poco interessato alla possibilità di intraprendere una carrie-
ra classica, Brubeck aveva presto deciso di dedicarsi al jazz.
























Aveva quindi riunito un ottetto, che poi era stato ridotto a trio e infine,
nel 1951, a un quartetto che comprendeva Paul Desmond al sassofono
contralto: grazie a lui, il successo di Brubeck fu folgorante.
Il musicista capì subito che per diversificarsi dai colleghi avrebbe do-
vuto battere nuove strade: invece di suonare nei club cominciò quindi
a esibirsi nelle università, nelle gallerie, durante i meeting di letteratu-
ra e i convegni accademici, in modo da dare alla sua musica una con-
notazione colta e da inserirsi in un filone diverso da quello sempre bi-
strattato del jazz.






















Anche lui viveva - e in modo profondo - il grande equivoco di tutto il
jazz californiano di quel periodo: un'ansiosa ricerca di affermazione,
di prestigio, di inserimento in un ambito sociale che non apparteneva
al jazz classico, underground, ribollente di fermenti anarchici.
La nuova musica, ebbe grande successo: nel 1959 una composizione
di Desmond, Take Five, vendette ottocentomila copie nel giro di pochi
mesi, un autentico record per un disco jazz.










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