giuliano

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IL TOMO

venerdì 22 agosto 2014

ATHERTON (il bullo...)







































Prosegue in:

Atherton (il bullo...) (2) &

Goebbels: I libri sono l'immondizia e il sudiciume che

riempono le nostre biblioteche...  in: Dialoghi con Pietro Autier:













Meditavo ininterrottamente sulla natura dell'unità di Dio, analizzando
a fondo le tesi di Noeto di Smirne e ancor più quelle del mio venera-
to maestro Ario.
In verità - se mai la ragione può affermare qualcosa - deve esserci
stato un momento, nella natura stessa della condizione di Figlio, in
cui il Figlio non esisteva e ce ne deve esser stato un altro in cui il Fi-
glio ha iniziato a esistere.
Un padre deve necessariamente essere più vecchio del figlio, e sareb-
be blasfemia e sommo sprezzo di Dio sostenere una diversa opinione.




E mi portai con la memoria ai giorni della mia gioventù quando sede-
vo ai piedi di Ario, che era stato presbitero della città di Alessandria,
prima di vedersi derubato della carica da quell'eretico e blasfemo di
Alessandro, il seguace di Sabellio.
Sì perché questo era Alessandro, un sabelliano, una vera creatura
dell'inferno.
Avevo partecipato al Concilio di Nicea, che aveva sorvolato sulla
questione. E ricordavo quando l'imperatore Costantino aveva bandi-
to Ario e motivo della sua rettitudine, e che poi per motivi politici
e per il bene dello Stato si era pentito di questa decisione e aveva
ingiunto ad Alessandro di raccogliere  Ario nella comunione subito,
il giorno dopo.




Quella notte stessa Ario morì per strada.
Per un violento malore, si sostenne, con cui Dio aveva esaudito le
preghiere di Alessandro. Ma io dissi, e lo stesso fecero tutti i segua-
ci di Ario, che il malore era stato causato dal veleno e che il veleno
proveniva da Alesandro in persona, vescovo di Costantinopoli e av-
velenatore per conto del demonio.
A questo punto il corpo su e giù lungo la roccia acuminata, parlan-
do fra i denti e proclamando la mia inflessibile convinzione:
"Che ebrei e pagani ridano pure, che celebrino pure il loro trionfo!
Il loro tempo sta per finire. Quando verrà la fine dei tempi, per es-
si sarà la fine".




Parlai a lungo tra me e me, su quello sperone di roccia che dava
sul fiume.
Avevo la febbre e di tanto in tanto bevevo in sorso d'acqua da un
otre maleodorante che tenevo esposto al sole, in modo che il feto-
re aumentasse e l'acqua diventasse più calda e non mi trasmettes-
se alcun senso di refrigerio.
In mezzo alla sporcizia della spelonca avevo un po' di cibo, qual-
che radice e un pezzo ammuffito di focaccia d'orzo, ma, sebbene
avessi fame, non mangiai nulla.
Per tutta quella benedetta giornata non feci che sudare e soffoca-
re al sole, mortificai la carne contro la roccia, contemplai il pae-
saggio desolato, riesumando vecchi ricordi, sognando e proclaman-
do i miei convincimenti.




Quando il sole tramontò nella effimera luce del crepuscolo diedi
un ultimo sguardo a quel mondo che presto sarebbe scomparso.
Tutt'intorno ai piedi dei colossi distinguevo le forme striscianti di
belve che si rintanavano in quelli che erano stati una volta super-
bi monumenti innalzati dalla mano dell'uomo.
Accompagnato dai loro ruggiti, mi rintanai nel mio buco e qui,
già mezzo assopito, in preda a fantasticherie e visioni febbrili,
mormorando fra me e pregando che la fine del mondo venisse pre-
sto, scivolai nel buio del sonno.....




Ripresi conoscenza nella mia cella di rigore, attorniato dal solito
gruppetto di bulletti.....
- Tu, blasfemo ed eretico direttore di San Quentin, creatura infer-
nale!
dissi in tono di scherno, dopo aver bevuto avidamente l'acqua che
mi era stata offerta.
- Trionfino pure i carcerieri e i detenuti di fiducia! Il loro tempo
sta per finire. Quando verrà la fine dei tempi, per essi sarà la fi-
ne.
- Gli ha dato di volta il cervello,
disse il direttore Atherton in tono convinto, con la sua faccia da
porco....
- Si sta prendendo gioco di voi,
fu la più ponderata risposta del dottor Jackson.
- E però rifiuta il cibo,
osservò il capobraccio Jamie....
- Mmm.... potrebbe resistere quaranta giorni senza risentirne,
rispose il dottore.




- Proprio così,
dissi io,
- e anche quaranta notti.
Ora per cortesia, stringetemi un po' di più la camicia di forza e
andatevene...
Il detenuto di fiducia cercò di infilare l'indice nell'allacciatura.
- Anche a tirarla con un verricello,
assicurò,
- non si guadagnerebbe neanche un quarto di pollice.
- Hai qualche reclamo da fare, Standing?
chiese il direttore con la sua tonda faccia da porco....
- Sì,
risposi,
- ho due cose di cui lamentarmi.
- E cioè?
- Primo,
dissi,
- questa camicia di forza è allentata in maniera abominevole.
Hutchins è un somaro. Se volesse, la potrebbe stringere di al-
meno un palmo.
- E qual è l'altra cosa?
- Che siete un IDIOTA... Atherton.....

(J. London, Il vagabondo delle stelle;
 Fotografie di Daniel Kukla)

(Prosegue.....)














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