giuliano

giuliano
IL TOMO

sabato 5 ottobre 2013

GENTE DI PASSAGGIO: Francesco Carletti (75)



























Precedente capitolo:

Un fiorentino &

Gente di passaggio: Trittico Portinari (74)

Prosegue in:

Gente di passaggio: Francesco Carletti (76)








(un fiorentino...)

 Ma tornando ora al negotio delli schiavi, dico che
avendo noi compero li predetti 75 mori et more al
prezzo di scudi cento l'uno di primo costo, alcuni di
avvantaggio ci stavano con tutte le spese a più di
cento settanta, compresovi li scudi venticinque del-
la licentia regia, et scudi sedici per il dritto all'uscita
dell'Isola di Capo Verde, et scudi vent'uno per il nolo
di quivi sino a Cartagena d'India, e di più vi era il vit-
to e altre spese minute.




Inoltre quelli che morsero aggravarono maggiormen-
te questo negotio.
De' quali schiavi io ne ebbi la cura, e ordinai per ogni
dieci di essi un moro per capo, scegliendo fra di loro
quello che mi pareva più fiero et accorto, acciò atten-
desse a far quello ch'io provederei per li loro bisogni,
spetialmente del mangiare, che se dà loro due volte
il giorno d'una certa sorte de fagiuoli grossi che quivi
nascono, i quali si cuocono semplicemente con acqua
e poi se li condiscono con un poco d'olio e sale.




Di così, insino a che venne il tempo del imbarcarli, si
tennero in due stanze tutti separatamente, li uomini
nell'una e le donne nell'altra, nudi e senz'altro vestito,
contentandosi di quello che la Natura ha dato loro del-
la pelle, nascondenso solo, con un poco di panno di
bambagio o vero con un poco di cuoio o altra pelle o
cencio o foglie d'alberi, quella parte del corpo che il
primo peccato ci ha fatto parere d'esser più vergogno-
sa che l'altre.




Molti ancora, e maschi e femine in particolare, non se
ne curando, sia per necessità o per semplicità o dap-
pocagine, si lassano stare come la Natura li ha fatti,
senza conoscere che sta vergogna coprire quelle par-
ti che altri per ciò coprano.
Ma tornando a dire della cura che aveva d'essi schiavi,
durai poco tempo in quel servitio, essendone impedito
 da una ardentissima febbre che mi sopragiunse, cau-
sata o dall'inusitata fatica, o più tosto dall'aria diversa
e petifera di quel clima, o per dir meglio intemperie di
quel paese nuovo a me che non aveva ancora provato
né sentito li strani effetti che fa la zona torrida....
(Prosegue.....)













Nessun commento:

Posta un commento