giuliano

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IL TOMO

lunedì 7 ottobre 2013

GENTE DI PASSAGGIO: Sancio Panza (77)

















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Gente di passaggio: Francesco Carletti (76)

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Gente di passaggio: Sancio Panza (78)











- "Proprio così, ed è in questo modo che mi è venuta l'idea.........
Scriverò delle nostre avventure nei campi, sulle amene rive dei fiumi, nelle
boscaglie ombrose, all'inseguimento di pastorelle di impareggiabile bellez-
za di cui ci innamoreremo e che io farò cantare come angeli, mentre mette-
rò in bocca a tutti noi versi che dovranno imparentarsi con quelli del divino
Garcilaso.
E in questo modo, giacché la morte ci ha strappato don Chisciotte privan-
doci del sollievo di vederlo guarito, gli faremo vivere avventure che intrat-
terranno le sue malinconie, ovunque si trovi......".




- "E non le sembra anche questa una bella mattana, signor baccelliere?
Non credete che, ovunque si trovi adesso don Chisciotte, cosa facciamo
noi quaggiù non possa essere l'ultimo dei pensieri, sia che goda della gloria
del paradiso, per goderla meglio, sia che si trovi in purgatorio in attesa del
giorno in cui potrà lasciarlo?
Non gli gioverebbe di più messe e preghiere a suffragio, al posto dei ver-
si, per belli che le riescano?".




- "Non credere, Considerala una licenza poetica.
Come quando mangiando un pasticcio di carne, ci torna in mente un no-
stro defunto e diciamo: come piaceva a Tizio il pasticcio di carne e come
se lo gusterebbe adesso, se solo potesse assaggiarlo.
Sono convinto che, quando alla fine vedranno la luce, queste avventure
bucoliche faranno rimpiangere a don Chisciotte la vita sulla terra, che se
l'altra, quando la si raggiunge, è buona, la nostra, se la si sa vivere, è già
come il paradiso, e mi verrebbe quasi da dire che non desidero altra eter-
nità che una fatta di tali cose, con tutte le nostre pene e i nostri affanni,
solo senza dolore e morte.




E potendo contare sul piacere degli amici e dei fratelli e dei genitori in
questa vita, chissà come sarebbe poterli avere per l'eternità, senza dover-
si preoccupare della pagnotta?
E se qui la brezza tiepida allevia il caldo pomeriggio d'estate, chissà come
sarà questa brezza lassù in cielo!".
- "Ed è per questo che mi avete mandato a chiamare?
Per dirmi che in cielo non faranno che invitarci a mangiare pasticci di carne
e che sarò io a stabilire quanto voglio essere pagato?
Mi piacerebbe parecchio. E mi sembrerebbe una buona idea anche quella
di venire con vostra grazia a fare il pastore proprio come ho fatto lo scudi-
ero per don Chisciotte.




La vita del cavaliere errante la conosco già, e non ci si ricavano che basto-
nate, scherzi, fame, caldo e spaventi.
Tra i pastori uno non deve fare altro che restare tutto il santo giorno insieme
ai capipastore a suonare la ribeca, a corteggiare ninfe e naiadi, con le peco-
re che vanno e vengono dall'ovile alla padella e dalla padella alla pancia".
- "Quello che intendevo io non era questo, Sancio, ma un'entelechia. Non mi
hai capito. Tutto accadrà in un libro, senza che noi dobbiamo soffrire le piog-
gie e i rigori del sole, senza patire la fame, provare dolore e uscire dalle no-
stre case.
Non faremo spezzatini di montone o di vacca. Basterà l'immaginazione per
trasportarci dove vorrà l'autore, o dove vorrai tu. Non ti piace la ninfa che
ti ho assegnato?




Non dovrai fare altro che dire: 'Guardi, vostra grazia, me la cambi', e io cre-
erò a tuo piacere, alta, bassa, pettoruta o smilza, con i capelli del colore del
sole o gli occhi della notte.
E se altri hanno potuto scrivere la storia delle vostre gesta reali nelle terre del-
la Mancia, io sarò il cronista delle vostre avventure pastorali immaginarie, che
saranno oneste e non metteranno più a rischio il benessere e la sanità mentale
di nessuno".
- "Caro Sansone, ho messo piede nel mondo delle lettere solo un mese fa, e
dunque sono quello che si dice un principiante al riguardo, e non capisco be-
ne cos'è che vuole fare vostra grazia, ma sarà come vostra grazia dice, azzec-
cato e ben gestito. Lei mi pagherà per farlo?".




- "Sì, naturalmente, puoi stabilire tu il salario che desideri e io te lo pagherò
scrupolosamente fin dal primo giorno".
- "Corro a dirlo alla mia Teresa. Come sarà felice di saperlo! Solo un'ora fa
mi tormentava dicendomi che saremmo finiti in miseria se io non avessi po-
sto rimedio. E che non avrei tratto alcun beneficio dalla letteratura dei libri.
E, pensate, io non ne ho letto uno e voi non li avete ancora scritti e già ho la
paga che stabilirò.
Glielo avevo detto, a Teresa, di portare pazienza, e lo vedete anche voi
che la fortuna continua a sorridermi. Corro a dirglielo, mio buon baccellie-
re, padrone magnanimo e gloria pastorale dei pastori, così saprà che prima
che canti il gallo l'avrò resa più ricca di tutti i ricchi dei dintorni, con più pe-
core delle querce del conte e con tanti servitori che nessuno le sarà pari in
paese".

- "Mi hai di nuovo frainteso, Sancio. Ho detto che ti pagherò, ma sarà con
... la carta stampata.........

(Prosegue.....)

(A. Trapiello, Alla morte di don Chisciotte)












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