giuliano

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IL TOMO

lunedì 25 marzo 2019

LEI CARO SIGNORE SCRIVE TROPPO…. (ALTRIMENTI PROVVEDEREMO AI SUOI SOGNI….)










































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Nelle Rondelline di primavera...

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L'ora legale














…Ieri tornando verso casa - come spesso succedeva ed ancora si rinnova la costante opera malferma ed intimidatoria con cui si esprime e si veste (o meglio mimetizza ed inkappuccia il klan e son solo…) non l’uomo ma il ‘delinquente’ avverso non solo al libero volo ma al diritto d’ognuno in cui malfermo ed incapace, recepisco il messaggio deciso della ‘kavernosa’ parola e al grido veloce qual insulto delegata; giacché ne deduco incapace nel semplice comune camminare ‘incamminato’ verso cui procede la vera Opera dell’uomo senza il corrazzato fuoristrada dell’infelice loro progredire fors’anche regredire…

…Giacché ricordo loro che…, prima carponi poi  gradualmente retti nell’evoluzione del dovuto Sapere e non certo delegato ad artificiosi meccanici contesti privi di capacità di pensiero e parola, nascosti o al contrario transitare come animali carponi o cingolati infrattati in strani cespugliosi urticanti o al contrario abbatter ogni Genio ove dimora superiore ultrasecolare ingegno ed in capanni rinnovarsi e delegarsi malferma ugual medesima parola e promessa di morte in breve messaggino di incaricato terrore promettendo persecuzione e sevizia così come la grammatica che più li delizia e motiva…




La sevizia e non solo della Natura il loro piacere preferito dopo una notte di bianchi bagordi serviti e riveriti dall’oste al politico compiaciuto così ben asservito… giacché ognuno al Bar assiso qual futuro trono di secolar fascismo… regnare e deridere ogni Verità disgiunta con non sia un piatto di buona selvaggina accompagnata dal fiasco unito in nome della Patria digerita…

Così godono senza mai averne colto il frutto proibito ciò par chiaro per ogni Uomo - vero Uomo - qui rimembrato e crocefisso…

La Natura - ricordo loro - imprime ed ispira elevata saggezza nella rinnovata evoluta Ragione in noi come in tutti coloro che a Lei fanno Voto e non certo codesti ‘cacciatori’ non solo del Libero Pensiero, facendoci tesoro ed oro di un volo più elevato di un passo più fiero di una vita e un piatto più saporito in comunione con la sua linfa di cotal Genio solo con il semplice passo a lei vicino…

Un Voto saggio e ben meditato!




Un Voto affine al principio della Vita ed avverso al voto di tutti coloro di cui rimembro le vil gesta e non più passo in quanto l’orma persa così il pensiero nobilitato e riflesso delegato: lo si può riconoscere dall’urlo pari della bestia braccata non men del rinnovato pneumatico divenuto dottrina dal fucile anch’esso incaricato sputare fuoco e rogo d’una strana secolar sentenza privata della Legge incamminata ed avvelenata distillata per ogni citofono con cui si richiamano in cotal manovrate fiere gesta allo specchietto dell’improprio cacciato… o solo negato…

…Signori così evoluti e meccanizzati in queste antiche e nuove gesta nobilitati e votati, sappiate che siamo ispirati dalla Natura quanto da Dio che l’ha così splendidamente creata in superiore ed inferiore passo privo di cotal ingegnoso malfermo corazzato pneumatico ed anche privi, se per questo, del fucile e del fuoco così come si compone il rogo non men che del messaggino incaricato e dal corriere abdicato dalla piazza sino al cespuglio per il veleno di cui rinnova la strana sua alchemica medicina… d’un ‘papavero’ eletto nel campo barattato all’arma del libero mercato…




…E non solo l’Afgano…

 …Uniti nell’ingegno nell’esprimere l’odio delegato ad altrui malfermo intento e come sempre è stato ed ancora…  qualcuno urla e intima così come un Tempo che pensavamo andato.

Qualcuno nascosto vuol intimidire la libera opinione e non solo censurare l’arbitrio ma anche costringere la sana democratica Natura ad un ruolo subalterno.

Qualcuno tutti e nessuno come ebbe a dire un noto scrittore mi guarda con sguardo colmo d’odio trattenuto solo per aver sollecitato un Bosco di Geni a loro incompreso. Mi guardano con feroce disprezzo figlio di non so qual Dio ma questa Pasqua ed i motivi di quel Dio pregato mi danno forza per proseguire il cammino. Mi additano mi guardano in cagnesco ed in privato delegano e rinnovano minaccia ad un gruppo di soliti innominati superiori incaricati nel dovuto diritto privato.




Mi torturano ed avvelenano come leggo ed estendo all’altrui più evoluto passo ed intento con il veleno d’un rinnovato fascismo così come si compone il proprio ardire l’impropria natura della minaccia esportata in ogni luogo ove non regna democratica avversa discendenza ma libera e legittima calunnia e maldicenza accompagnata dalla possibilità di inforcare l’antico e nuovo strumento (telecomandato) e far della giustizia e diritto d’ognuno rogo e intimidire quanto non deve esser detto.

Ed allora….

…Questa mia rivolta a quei meschini.

A tutti quei vigliacchi che oltre avvelenare la Natura provano insano piacere nel singolo boccone avvelenato non meno del rogo e non solo della cultura ma anche del bosco - solo e perché - proprio lì dimorano superiori Geni a loro incompresi.

Signori che mi guardate con sguardo d’odio ed inferocito incaricato disprezzo pur non avendo a voi fatto del male alcuno e mi attendete, scusate, che dico mai, vi appostate per ogni dove tutti indistintamente ben connessi ancor privi del dovuto telecomando il qual confermerà quanto e come avete già fatto e compiuto, sappiate che non regna paura in questa mia non certo impresa ma amore per Madre Natura.




Sappiate che non regna paura del vostro sguardo armato non solo di fucile ma d’odio antico il quale rinnova il credo di una Natura che per sempre difendo e difenderò nell’immacolata Opera d’un Creato tradito dal Dio pregato e poi deriso.

Sappiate signori eleganti dotti e saccenti che la verità dei vostri inutili misfatti accompagnati da strani insoluti invisibili accadimenti e da insani proponimenti non intimidirà la Natura la qual mi accompagna e mi da forza, ed il vostro veleno abdicato alla radice d’una foglia ben respirata nel dovuto distingua di ciò che si compone foglia e coca mi conferiscono linfa e vita alla fotosintesi di quanto ammirato e di quanto visto nell’opera creata.

Non basta un rogo neppure un urlo neppure un gruppo di soliti ignoti protetti intimidire la tana come la casa depredata così come un tempo che pensavamo remoto… di loro si occuperà la Storia!




Non basta scrivere e pensare costantemente minacciato dall’opera di inetti deficienti; non basta il vostro sguardo d’odio senza nessun motivo eccetto la solita promessa d’una croce al Golgota qual unico martirio; non abbiamo paura dei vostri grugni inferociti colmi di disprezzo giacché sappiamo bene di non aver fatto del male a nessuno solo aver rimato ed apostrofato l’Opera del Creato ed in questo martirio vi ringrazio e rinnovo prendendo spunto dal molestato vostro disprezzo figlio di nessun dissenso - dove e come - si volge storica trama nella nostra quanto altrui patria.

Ed allora son più che fiero d’esser non solo arso al rogo dopo esser stato torturato ed avvelenato in ciò si compone più supremo ed alto sacrificio rinnovando il limitato ingegno di come si compone il diverbio in totale mancanza di democratico confronto.

Venghino pure signori la loro calunnia sarà ben accettata.

Venghino pure signori anche delegati da altri confini confinati i veri esiliati rispondono senza offesa alcuna solo il Pensiero delegato alla Parola da loro non gradita.

Venghino pure facciano d’un rogo il diverbio fondino il loro fascismo, si consumino in bivacchi di trappole e non solo per animali, noi andremo fieri della nostra civile comune ispirata Opera in nome non solo della Natura ma in tutto ciò che in lei respira ed ispira qual Superiore Dio ucciso costantemente dal profitto.

Venghino signori distribuiscano e deleghino paura e terrore a piene mani con spari precisi con roghi ignari con veleno da sano appetito nutrito, noi saremmo più forti di prima nell’indicare il chi ed il come.

Venghino Signori ci sputino sul viso e ci minacciano pure lungo il Sentiero divenuto Golgota in questo mondo crocefisso.  




Li ringrazio di cuore per ogni offesa incaricata dall’ingiuria per ogni minaccia accompagnata dal dovuto taglieggiamento e condita dalla promessa della morte annunciata, e non solo dal veleno del boccone offerto, ma dalla dinamite con la quale un tempo avete sacrificato la giustizia in nome di un diverso ideale il quale l’unica Poesia che intona e che compone fa rima con…  mafia…

…Quell’essere non ritraggo incarico qualche foto del suo ‘messaggio’,  a lui …che pesce non era ed è... ma forse lo sarà, in questa terra auguro una vita più evoluta... più sana... con acqua limpida e pulita con cui accompagnare l’insano cammino ubriaco ed avvelenato…

E cantar la sua canzone strana, che poesia o rima non è ed era, per ciò tutti ci auguriamo che da cacciator non sia proprio lui quello braccato, perché da uno stagno si posò proprio sopra un albero e noi tutti ...lo guardiamo nel suo movimento strano...

Ora non mi si chieda di che specie è o era la sua natura.

Ora non mi si domandi come mai è lì immobile proprio in mezzo a quei rami.

Io di certo mai l’ho creato in questo suo ‘movimento’ strano forse solo un’opera di un altro ...Dio.

Io sto parlando e resuscitando uno Spirito Elevato della mia ed altrui natura con cui volavo e morivo nella sua strana ...tortura.

A te dedico queste parole di poesia aguzzino lungo una via...





                                      UN FATTO (e più d’un rogo…)










Morte due aquile reali e una volpe. Sono stati gli escursionisti del Cai di Leonessa a scoprire le carcasse degli animali, domenica pomeriggio, in località Capo La Valle (Monteleone di Spoleto). Qui nei giorni scorsi era già stata segnalata la presenza di bocconi avvelenati, ingeriti da due cani: uno è morto e l’altro è sopravvissuto.




Due aquile morte Sul caso indagano i carabinieri forestali intervenuti nella zona montana oltre Gavelli (Sant’Anatolia di Narco), dove sono stati recuperati i due rapaci, forse gli unici che nidificavano nella zona, ma in ogni caso il danno è considerato gravissimo per l’intero ecosistema dell’area. Sia le aquile reali che la volpe saranno sottoposti all’esame autoptico dagli esperti dell’Istituto zooprofilattico di Umbria e Marche, dove gli esemplari sono stati trasferiti. L’ipotesi è che i tre animali siano morti in due tempi differenti ma tutti per avvelenamento: la carcassa della volpe, infatti, è apparsa più decomposta di quella delle due aquile reali, tanto che è probabile che la coppia di rapaci sia morta per avvelenamento dopo essersi cibata della volpe.




Arrivano i cani antiveleno Conferme sono comunque attese all’esito dell’autopsia, mentre in zona non risulta che siano stati rinvenuti bocconi avvelenati da portare in laboratorio per tentare anche di dare un nome a chi getta mix di carne e veleno nei boschi. In questo senso, però, i carabinieri forestali batteranno la zona con il nucleo cinofilo antiveleno, ossia dei cani addestrati per scovare le esche mortali o anche altre carcasse di animali che possono essere sfuggite agli escursionisti. Intanto il sindaco di Monteleone di Spoleto, Marisa Angelini, sui social spiega che «l’area sarà perimetrata» per la bonifica e «sarà informata la popolazione», attraverso comunicazioni e cartelli installati in loco. 

(C.A.I. Leonessa)





                               COMMENTI… senza  COMMENTI










L’interpretazione dei segni, dei gesti, di messaggi e dei silenzi costituisce una delle attività principali dell’uomo d’onore. E di conseguenza del magistrato. La tendenza dei siciliani alla discrezione, per non dire al mutismo, è proverbiale.

Nell’ambito di Cosa Nostra raggiunge il parossismo. L’uomo d’onore deve parlare soltanto di quello che lo riguarda direttamente, solo quando gli viene rivolta una precisa domanda e solo se è in grado e ha diritto di rispondere. Su tale principio si basano i rapporti interni alla mafia e i rapporti tra mafia e società civile. Magistrati e forze dell’ordine devono adeguarsi. Nei miei rapporti con i mafiosi mi sono sempre mosso con estrema cautela, evitando false complicità e atteggiamenti autoritari o arroganti, esprimendo il mio rispetto ed esigendo il loro.

E’ inutile andare a trovare un boss in carcere se non si hanno domande precise da porgli su indagini che riguardano la mafia, se non si è bene informati o se si pensa di poterlo trattare come un qualsiasi criminale comune. I messaggi di Cosa Nostra diretti al di fuori dell’organizzazione –informazioni, intimidazioni, avvertimenti – mutano stile in funzione del risultato che si vuole ottenere.

Si va dalla bomba al sorrisetto ironico accompagnato dalla frase:

‘Lei lavora troppo, fa male alla salute, dovrebbe riposare’,

oppure:

‘Lei fa un mestiere pericoloso; io al suo posto, la scorta me la porterei pure al gabinetto’…

Due frasi che mi sono state rivolte direttamente.

Le cartoline e lettere decorate con disegni di bare o con l’eventuale data di morte accanto a quella di nascita, e i pacchetti con proiettili sono riservati generalmente ai novellini, per sondare il terreno.

Quando la mafia fa telefonate del tipo:

‘La bara è pronta’,

accentuando l’inflessione siciliana, ottiene senza alcun dubbio un certo effetto. In questo caso facili da interpretare, le minacce tendono a mettere in moto un processo di autocensura. Direi anzi che si minaccia qualcuno solo quando lo si ritiene sensibile alle minacce.

La mafia è razionale, vuole ridurre al minimo gli omicidi (come la libertà d’espressione). Se la minaccia non raggiunge il segno, passa a un secondo livello, riuscendo a coinvolgere intellettuali, uomini politici, parlamentari, inducendoli a sollevare dubbi sull’attività di un magistrato ficcanaso, o esercitando pressioni dirette a ridurre il personaggio scomodo al silenzio.

Alla fine ricorre all’attentato (in qualsiasi forma e luogo compone l’impropria ‘icona’).

Il passaggio all’azione è generalmente coronata da successo, dato che Cosa Nostra (ed – aggiungo io – i suoi molteplici interessi…) sa fare il suo mestiere (cioè capace….).

Tra i vari attentati falliti, voglio ricordare quello organizzato contro di me nel giugno 1989.

Gli uomini della mafia (ed i servizi…) hanno commesso un grosso errore, rinunciando all’abituale precisione e accuratezza pur di rendere più spettacolare l’attacco contro lo Stato. Al punto che qualcuno ha concluso che quell’attentato non era di origine mafiosa (ecco forse il fine…). Mi sembra che, più banalmente, capita anche ai mafiosi di sopravvalutare le proprie capacità, sottovalutare l’avversario, voler strafare…

(Giovanni Falcone, Cose di cosa nostra)









   




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