giuliano

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IL TOMO

venerdì 13 settembre 2019

UN MONDO SBAGLIATO (11)






































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In ‘Scienza e dominio’ William Leiss sostiene che:

L’aspetto che accumuna le principali religioni del mondo antico è la credenza che in natura oggetti e luoghi siano dotati di ‘spirito’. Gli ‘spiriti’ devono essere venerati al fine di scongiurare la malasorte; prima di impadronirsi e di utilizzare un oggetto naturale, l’uomo deve placare gli spiriti con dono e pratiche rituali.

La religione giudaico-cristiana sostiene, invece, che lo ‘spirito’ è separato dalla natura e la governa dall’esterno e insegna che l’uomo partecipa, almeno in parte, della trascendenza divina rispetto alla natura.




Solo l’uomo tra tutti gli esseri viventi in questa Terra è dotato di spirito e, pertanto, non deve temere l’esistenza di una volontà contrastante della Natura.

La Bibbia sembra sostenere che la Terra è destinata a servire esclusivamente i fini dell’uomo.

Leiss continua citando un passo di un famoso saggio del 1967 dello storico Lynn White, intitolato ‘The Historical Roots of Our Ecologic Crisis’ laddove questi afferma:

Grazie all’eliminazione dell’animismo pagano, il Cristianesimo rese possibile lo sfruttamento della Natura in un clima di totale indifferenza nei confronti degli enti naturali. In realtà, il Cristianesimo non si limitò soltanto a rendere possibile tale sfruttamento, ma ne ordinò anche la realizzazione. 




Come scrive White:

Il Cristianesimo non solo stabilì il dualismo uomo/natura, ma sostenne fermamente l’idea secondo cui Dio stesso sancisce lo sfruttamento della natura da parte dell’uomo al fine di soddisfare i propri interessi.

Tuttavia, sia Leiss che White si sbagliano su un punto: l’ideologia del dominio non nacque con il Cristianesimo e neppure con l’Ebraismo, ma molto prima: esisteva già quando furono scritte le pagine più antiche della Bibbia.

La maggior parte di noi ha tuttavia appreso l’idea del ‘dominio dell’uomo’ su tutti gli esseri viventi grazie ad alcuni passi dell’Antico Testamento e, più in particolare, della ‘Genesi’, che viene spesso citata, anche se erroneamente, come l’origine dell’ideologia del dominio.




Anche se non può esserne considerata l’origine in senso materiale, la ‘Genesi’ ne è certamente l’origine dal punto di vista culturale; essa è infatti unanimemente considerata il testo sacro che sancisce il principale diritto accordato da Dio all’umanità, quello del dominio assoluto su tutto il creato.  

La ‘Genesi’ è, usando le parole di Keith Thomas:

Il documento costitutivo dell’Antico Testamento su cui si fonda il dominio dell’uomo sulla Natura. La ‘Genesi’ espone in maniera prodigiosa il racconto della creazione, il mito centrale, della civiltà occidentale, da cui la maggior parte di noi ha appreso le prime e le più fondamentali conoscenze sulla nostra essenza e sulle nostre origini, cosa questa che accumuna tutti i miti della creazione.




Nella fattispecie, il racconto giudaico-cristiano della creazione afferma che nei primi quattro giorni Dio creò il cielo e la terra, poi divise la terra dal mare e quindi creò gli alberi, le stagioni, il sole, le stelle e la luna.

In seguito Dio creò i pesci e gli altri esseri che brulicano nelle acque e gli uccelli alati e li benedisse dicendo loro: Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra.




Il sesto giorno, Dio creò gli animali terrestri e, a sua immagine e somiglianza, il primo uomo e gli diede il dominio ‘sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra’.

Vale la pena di sottolineare l’ordine della creazione: Dio prima creò tutto ciò che esiste e solo dopo creò l’uomo per porvelo al di sopra. Questa sequenza di eventi contribuisce a rafforzare la credenza che Dio creò il mondo e gli altri viventi a vantaggio dell’uomo.




Poi Dio benedice la nuova creatura e ordina agli uomini:

‘Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra e soggiogatela’

…e, per la seconda volta, esorta l’uomo a ‘dominare sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra’.

Quindi, dopo aver riposto per un giorno, Dio crea il Giardino dell’Eden, dà al primo uomo il nome di Adamo e plasma Eva. A questo punto, entra in scena il serpente che induce Eva al peccato e a far sì che lei e Adamo disobbediscano al comando divino cibandosi del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male. Dio, profondamente contrariato a causa della loro disobbedienza, li caccia per sempre dal Giardino dell’Eden e relega il serpente al livello più basso di esistenza, condannandolo a strisciare.




Il passo dove viene narrata la Caduta dallo stato di grazia e la punizione per aver disobbedito al comando divino, è un passo chiave del mito della creazione elaborato dalla nostra tradizione culturale, in quanto fornisce la giustificazione del dolore, delle fatiche e delle avversità della vita sulla terra. Tale passo fonda una concezione del mondo e della vita umana come essenzialmente basati sul dolore e sulla privazione.

Dalla Caduta derivano due importanti conseguenze:

la prima consiste nel fatto che la vita è difficile e dolorosa, piena di sudore, fatica e avversità;

la seconda che la terra è qualcosa di negativo e indegno, qualcosa da risollevare.



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