IL GRASSO LEGNAIUOLO

IL GRASSO LEGNAIUOLO
& UN MONDO PERDUTO

domenica 19 luglio 2026

L'INCHIOSTRO ERA VERDE....

 








Precede la Congiura dei peggiori   










Prosegue con l'Eretico Lupo






I rappresentanti delle istituzioni, “specie quelli elettivi”, devono “saper dimostrare che “le pubbliche funzioni si servono, non si occupano”. E le istituzioni devono “essere efficienti, servire interessi generali e rappresentare la casa dei cittadini, così convinti a non rivolgersi ad altre vie”. Ovvero quelle “istituzioni alternative allo Stato che simulano di assicurarne talune delle funzioni fondamentali”: come Cosa Nostra, che in Sicilia conquista il consenso perso dallo Stato. Ma i clan non assicurano “le condizioni per una prospera vita civile”, anzi “le sconvolgono”.

 

Ecco perché la scuola è fondamentale: forma i cittadini che “saranno domani i rappresentanti delle istituzioni”. Sono dieci fogli densi di appunti quelli che Paolo Borsellino porta con sé il 18 marzo 1989.

 

Su quelle pagine – che IlFatto pubblica in esclusiva — c’è l’intestazione della Procura di Marsala, perché in quel momento è il procuratore capo di quella città. Quel giorno è sabato, Borsellino è a Palermo per il weekend. Potrebbe riposare, ma va a incontrare gli oltre mille studenti dell’istituto tecnico-turistico Marco Polo.

 

“UNA COSCIENZA più forte, per una scuola più unita, oltre il fenomeno mafioso”, è il tema dell’incontro che annota con una penna verde. “Scriveva spesso con quel tipo di inchiostro, probabilmente anche l’agenda rossa è compilata in verde”, dice Salvatore Borsellino, riferendosi al diario sottratto dalla valigetta di suo fratello subito dopo la strage di via d’Amelio. La scomparsa dell’agenda, che Borsellino aveva cominciato a usare subito dopo la morte di Giovanni Falcone per annotare riflessioni e spunti investigativi su Capaci, è il primo atto del più clamoroso depistaggio della storia giudiziaria italiana. Quel diario contiene probabilmente la traccia per arrivare ai veri mandanti e agli autentici moventi delle bombe.

 

Nel giorno del 34esimo anniversario di via d’Amelio, pubblichiamo quindi gli appunti inediti di Borsellino: a donarli al Fatto un lettore che li ha consegnati al direttore Marco Travaglio, spiegando di averli custoditi per anni dopo averli ricevuti direttamente dalle mani del magistrato. Rappresentano un documento utile per conoscere l’opinione del giudice sul ruolo della scuola nella lotta alla mafia e sui doveri dei politici:

 

“Devono saper dimostrare che le pubbliche funzioni si servono, non si occupano”,

 

…scriveva.

 

“Paolo sottolinea queste parole, andrebbero fatte leggere a chi oggi sostiene di fare politica in suo nome”,

 

…dice Salvatore Borsellino, che ha aiutato Il Fatto ad analizzare gli appunti del fratello.

 

Quei dieci fogli scritti in verde sono la traccia del discorso che il giudice aveva preparato per l’incontro con gli studenti. Una copia fu regalata pure al professor Nicolò Mannino, organizzatore dell’evento, dopo le stragi fondatore del movimento “Parlamento della legalità” e autore del libro ‘Quello che i mafiosi non sanno’, che conteneva copia degli appunti.

 

A più di trent’anni di distanza, però, il contenuto di quelle pagine è rimasto praticamente inedito, sconosciuto persino a Salvatore.

 

“È chiaramente la calligrafia di Paolo, ma è la prima volta che vedo questi scritti – racconta – mi hanno colpito perché testimoniano le sue opinioni sull’importanza della scuola, un mondo al quale a un certo punto aveva iniziato a rivolgersi”.

 

Nonostante avesse già vissuto periodi dolorosi, nel marzo 1989 Borsellino è ancora un uomo che guarda con fiducia al futuro. Dopo gli omicidi di alcuni stretti collaboratori (Beppe Montana, Ninni Cassarà) e i successi del maxiprocesso, aveva lasciato Palermo per dirigere la Procura di Marsala: da lì viene colpito dalle polemiche sui professionisti dell’antimafia deflagrate dopo il celebre articolo di Leonardo Sciascia sul Corriere e denuncia l’attacco al pool antimafia, con la bocciatura di Falcone da parte del Csm come erede di Antonino Caponnetto.

 

Intanto comincia a frequentare le scuole.

 

“Credeva molto negli incontri con le giovani generazioni – dice Salvatore – Un impegno che faceva risalire a Rocco Chinnici e Carlo Alberto Dalla Chiesa”.

 

E in effetti negli appunti compaiono i nomi del giudice e del generale perché per primi avevano “intuito” il “ruolo della scuola nella lotta alla criminalità mafiosa”. Tra schemi e diagrammi, Borsellino appunta la sua definizione di scuola (“punto di incontro tra cultura e istituzioni”), istituzioni (“l’organizzazione, la struttura sociale di un paese, le sue leggi fondamentali, lo Stato”) e giustizia (“la sua retta amministrazione presuppone cultura sia da parte di chi la amministra sia da parte di chi osserva le leggi, sulla cui retta applicazione l’istituzione Giustizia vigila”). Il magistrato spiega il concetto di legge annotando che la sanzione deve essere sufficiente per “assicurare il rispetto generalizzato della legge”.

 

Quindi si occupa di consenso e sicurezza: tanto “più grande” è il primo, “quanto più il cittadino è portato a identificarsi con una parte attiva dell’ente che produce le leggi, cioè lo Stato e le sue articolazioni che producono la legislazione materiale (occorre li senta come casa propria)”.

 

ED È A QUESTO PUNTO che Borsellino annota “l'identificazione scadente (anche per ragioni storiche) nel meridione d’Italia e in Sicilia in particolare” nelle istituzioni. A questo il giudice collega il fatto che al Sud il consenso sia “indirizzato verso istituzioni alternative alla Stato che simulano di assicurarne talune delle funzioni fondamentali”.

 

In che modo?

 

Gestendo la sicurezza, cioè il “controllo della criminalità (specie piccola)” e la giustizia assicurando una “rapida soluzione delle controversie”. In più assicurano una “redistribuzione della ricchezza” con “impiego della forza lavoro”. Un bluff dato che “in realtà” si tratta di “parassitismo per intermediazione”, scrive Borsellino. Siamo alla fine degli anni 80 e la droga – spacciata da Cosa Nostra tra Sicilia e Usa – è un’emergenza mondiale.

 

Il giudice annota come la “creazione di ricchezza” arrivi probabilmente (usa il punto interrogativo) dagli stupefacenti. Ma è un business che “rovina l’economia a causa della tendenza monopolistica dei mafiosi che riciclano il denaro sporco. Essi marginalizzano le imprese pulite o le contaminano, risolvendo con la violenza le normali controversie naturalmente nascenti dalle private contrattazioni”.

 

Borsellino sottolinea come la droga non crei “ricchezza fruibile dalla collettività ma distrugge le potenzialità imprenditoriali”. Ma non è “liberalizzando la droga” che “si spunterebbero le armi della mafia”. “Paolo – ricorda Salvatore – era particolarmente contrario alla legalizzazione, su questo ci scontravamo, perché io ero favorevole”.

 

Per Borsellino, dunque, occorre “riconoscere che solo lo Stato” può “assicurare” le “condizioni per una prospera vita civile”, ma a patto che tutte le istituzioni siano “regolarmente funzionanti”. In questo senso auspica la crescita della “cultura delle istituzioni” seguendo due “direttrici fondamentali”: da una parte la scuola, che “ha il dovere di formare i cittadini, educandoli” alla “leale convivenza civile”.

 

Dall’altra appunto le istituzioni, che devono essere servite, non occupate dalla politica. Non esiste una registrazione con il discorso pronunciato effettivamente quel giorno da Borsellino. Un articolo pubblicato all’epoca del quotidiano L’ora, però, riporta un virgolettato del magistrato proprio su questo concetto: “Purtroppo i giudici possono agire solo in parte nella lotta alla mafia. Troppo spesso le istituzioni, soprattutto quelle rappresentative, sono considerate terreno di occupazione e di scontro tra interessi personali o di lobby politiche.

 

Finché le cose resteranno così non avremo concluso niente. Nonostante tutto bisogna guardare al futuro con ottimismo: un giorno queste istituzioni saranno occupate da persone nuove, da voi ed è per questo che sono venuto qui perché ho grandi speranze per le nuove generazioni”. In effetti una delle ultime frasi appuntate è “ottimismo di fondo”: Borsellino la sottolinea. “L’ottimismo – spiega oggi Salvatore – è sempre stata una prerogativa nella vita di mio fratello, fino agli ultimi giorni: lo perde solo dopo che ammazzano Falcone”. 

(IlFattoQuotidiano)








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