IL GRASSO LEGNAIUOLO

IL GRASSO LEGNAIUOLO
& UN MONDO PERDUTO

mercoledì 3 maggio 2017

DAI PITTOGRAMMI AI PSICODRAMMI nell'Alchimia della vita posti...




















Precedenti capitoli:

A passo di gambero...

Prosegue in:

Nell'Alchimia della vita posti...(2)






















Pittogrammi, figure nelle quali riteniamo di riconoscere forma identificabili con oggetti reali o immaginari, animali uomini o cose.


Psicodrammi, segni nei quali non si riconoscono e non sembrano rappresentati né oggetti né simboli. Sono slanci, violente scariche di energia, che potrebbero esprimere sensazioni quali vita o morte o odio, o anche esclamazioni o auspici…



  
Il mercurio era già noto in tempi antichi in Cina e India; fu anche rinvenuto in tombe dell’Antico Egitto risalenti al 1500 a.C. In Cina, India e Tibet si riteneva che il mercurio prolungasse la vita, curasse le fratture e aiutasse a conservare la buona salute. Si narra che il primo imperatore della Cina, Qin Shi Huang Di, sia impazzito e quindi morto per l’ingestione di pillole di mercurio che nelle intenzioni avrebbero dovuto garantirgli vita eterna.
Gli antichi greci e romani lo usavano negli unguenti e come cosmetico. Per gli alchimisti, il mercurio era spesso visto come uno degli elementi primordiali che costituiscono la materia; la parola indù per l’alchimia è rasavātam che significa letteralmente ‘la via del mercurio’; si riteneva che cambiando il tipo e tenore di zolfo, il mercurio poteva essere trasformato in qualsiasi altro metallo, in special modo l’oro.
Il simbolo chimico attuale del mercurio è Hg e deriva dalla parola hydrargyrum, latinizzazione del termine greco `Υδραργυρος (hydrargyros), parola composta dai termini corrispondenti ad ‘acqua’ e ‘argento’, per via del suo aspetto liquido e metallico.
L’elemento prese quindi il nome del dio romano Mercurio per via della sua scorrevolezza e mobilità…




Habbiamo detto la Magia essere scienza, la quale c’insegna chiamar in luce, e fuori dalle  tenebre, tutte le virtù sparse, e seminate da Dio per tutte le parti del Mondo. Hai inteso ancora  ciò, che queste tenebre si siano: resta, che manifestiamo, e scopriamo le virtù, ch’entro di quelle  sono nascoste.
Tali virtù adunque altro non sono, che lo Spirito dell’Anima del Mondo, il quale spargendosi, e diffondendosi  per  tutte le cose a ciascuna  da’ la forma, la vita, l’essere, e la permanenza. Ma sappi, che quantunque egli a tutte le cose si communichi e sia sparso  in tutte le parti del Mondo, nondimeno ei non si può in verun modo cavare, ne’ da quei luoghi, ne’ meno da tutte le cose, che da lui  ricevono  vita, e  nelle  quali si diffonde, e sparge. 
E’ verissima quella volgata propositione, cioè, che questo spirito si ritrova in tutte le cose, così ne gli huomini, come nelle bestie; ne gli elementi, tanto della terra, quanto dell’acqua, dell’aria, e del  fuoco; ne i fiumi, nel mare, ne i monti, ne i piani, nelle valli, ne i boschi, ne i  prati, ne i deserti, ne i metalli, e nelle piante; e anco ne i Cieli, e nelle Stelle: nondimeno tutto questo, dal mondo sinistramente inteso, ha fatto cadere infiniti in infiniti errori.
Percioché  incontinente,  che questa divina virtù, con l’infondersi ne gl’individui di ciascuna spetie, a quelli ha data la vita, l’essere, la forma, e la permanenza; in quel medesimo istante perde la natura sua universale; e co’l  rinchiudersi ne gl’informati individui, fatta particolare, solo si ritiene la  forza, e la natura di quell’herba, o di quell’animale, overo di quel metallo, o di qual si voglia altra cosa da lei  informata.
Onde vanamente, e inutilmente fuori del Centro nel Centro contenuto ella vien ricercata. Questo  Centro  è il  già detto Antro di Mercurio; e lo spirito altro non è che  ‘l  Dono entro  di  lui  riposto; E è finalmente lo stesso Mercurio figliolo di Maia, intesa nell’antica Theologia  per la Terra istessa...
Queste mercuriali, e celesti virtù furono da Orfeo, Pitagora, e Democrito, dette Dei empienti l’Universo; da Zoroaste, Sinesio, Plotino, divini allettamenti, e da Agostin santo accolte seminarie ragioni per tutti gli elementi sparse. Questo Mercurio ne gli Huomini è, secondo i Platonici, quel vehicolo ethereo, o carro celeste, overo interna spoglia, che l’anima nel corpo discendendo, e per le sfere celesti passando, si  prende; per lo cui mezo come di proprio, e spiritual corpo materiale, e corruttibile si congiunge: ne gli altri animali è il loro proprio spirito vitale: nel genere vegetale è la virtù di calore vivifico:  e  finalmente nel  minerale è il solfo, e l’argento vivo, cioè il caldo, e l’humido, prossimi principij  de’ metalli minerali, e finalmente di tutte le cose, che dalle viscere della terra nascono.
Et quantunque questi tre corpi, cioè l’animale, il vegetale, e ‘l minerale, siano di diversa forma composti, sono nondimeno dal  sopradetto solo Spirito, e unico Mercurio prodotti. 
 (C. della  Riviera, Il mondo  Magico De Gli  Heroi 1605) 




…I mass-media confondono l’immagine della scienza con quella della tecnologia e trasmettono questa confusione ai loro utenti che ritengono scientifico tutto ciò che è tecnologico, in effetti ignorando quale sia la dimensione propria della scienza, di quella – dico – di cui la tecnologia.....

















lunedì 1 maggio 2017

IL CIMITERO DI GUERRA (nella grammatica della vita)








































(...Dopo ogni Guerra scolpita nella caverna della propria ed altrui esistenza...)













Quando appoggiai con ugual gesto, il fossile antico sui libri, medesimo
di quando alzai i fogli sparsi di una complessa e articolata grammatica
di vita...., ritrovai quello che un tempo furono appunti disordinati, for-
se ora che li osservo ....sono più vecchio....più saggio.
La guerra è passata come una bufera portata da uno strano Dio...un'-
altra dovrà arrivare.
Come un temporale, come un terremoto, dove tutto appare precario:
come la vita in balia di un elemento, come una parola in balia di una
virgola. Come una strofa in balia di una rima strana.




Così, anche se il discorso può sembrare in apparenza retto, saggio,
di.....irremovibile e saldo principio, in realtà basta una punteggiatura
sconnessa per mortificare anche la più bella preghiera, di un Dio sce-
so su questa terra con l'immagine riflessa e nascosta di ciò che appare
ma non è (sua poesia...).
Nel poema di questi luoghi, imparai, alla fine quello che fu il terrore
della terra e dell'uomo, che convergono e si abbracciano in un saluto
nominato guerra.




Imparai a riconoscere le virgole e i punti, quelli interrogativi...e quelli
esclamativi. Gli accenti, le parentesi, gli asterischi, le parole argute
strette fra virgolette, come monumenti eretti alla vita.
E' la grammatica della vita, sempre più complessa, sempre più diffi-
cile.
Un tempo era tutto molto più semplice più povero. Non vi erano gli
innumerevoli "punti discorsivi" di una grammatica asterisco di un ri-
cordo o formula sacra, che appariva, sì povera, ma senza la sua
geografia.




Fatti narrati e conservati.
La storia conservata era della stessa o peggiore ferocia, ma le sotti-
gliezze grammaticali, come complesse trame dialettiche o diplomati-
che non vi dimoravano.
Ricordi quei rotoli..., papiri, incisioni, i loro principi...le loro visioni?
Fors'anche illusioni!
Certo che la vita se pur semplice, era complessa nelle preghiere...
nei riti. Se pur semplice nella scrittura, geroglifico o disegno senza
alcuna punteggiatura, complessa nella mitologia, di un Dio passato
e narrato su di un ...rigo, su di un papiro.
Inciso su una stele come un sogno antico.




Se pur semplice e dura questa vita è figlia della sua natura.
Tutti abbiamo provato ad imprigionarla dentro una "parola" ad im-
mortalarla come sogno antico..., ad incastrarla fra una virgola e un
punto interrogativo.
A decifrarla e narrarla su una pagina...su di un libro.
Ora il tempo ha fatto la sua comparsa, ha lasciato la sua impronta.
Ha scritto la sua pagina.
Tutto è iniziato con una "parola", e poi un punto. Poi è proseguito
con un aggettivo, forse un po' più lungo, di quel termine che ....sì...
poteva apparire muto e incompiuto.




L'aggettivo più compiuto è stato qua e là interrotto da una virgola
...poi da un punto. E l'intero discorso, iniziato con una parola, ha
mutato la sua corsa, il passo, il minuto. L'ora e l'intero giorno.
Forse la prima parola detta, prima dell'intera vicenda, conteneva
tutto il componimento (ancora non detto).
Il principio del libro su cui fondarono l'intera parola di un Dio che
vuole ogni uomo uguale e libero dinanzi al suo perdono divenuto
martirio.




Poi il discorso interpretato, di quel verbo, si è fatto più comples-
so, da come è apparso ...nella sua parola. L'intero evento ha as-
sunto un diverso componimento. E la parola ora semplice e com-
posta, ha assunto una diversa interpretazione. La punteggiatura e
la grammatica della vita ha scomposto la parola ed il pensiero...
in un Primo e Secondo Dio, in un primo e altro uomo.
Blasfema eresia.
Bestemmia antica.
Tutto il nostro pensiero detto e non detto, dettato da un Dio al
suo popolo eletto, non può contenere il seme o il punto di que-
sto grande disappunto che divide l'uomo in essere superiore e
inferiore.




Ecco così, la grammatica della vita: la virgola il punto che fram-
mentano l'uomo e la sua natura, ma certo non è geografia della
sua parola, Primo Dio...senza quella strofa.
L'uomo e la sua natura.
Di una sola parola che urlò dopo lo stupore, come l'animale, a-
mico astuto, compose l'intero discorso, mentre l'urlo rimase mu-
to e senza più voce. Forse è proprio per questo che penso a quel-
la natura che ora in silenzio mi scruta; lei ha scritto la sua storia,
muta per l'intera ora. Solo nell'ultimo minuto ho capito dove risie-
de la prima parola, il creatore muto che mai ha scritto il nostro
libro arguto.




Il resto della grammatica la osservo in ogni momento.
Non è certo quella prima parola.
L'ho vista un giorno in cima ad un albero, sembrava un punto e-
sclamativo. Il discorso era lungo e contorto. La pagina una lun-
ga tortura, stanco componevo la mia prima parola.
Attraversavo campi con il sangue fra le mani.
Attraversavo fiumi senza lacrime e domani, con solo le ossa pog-
giate sui letti, torrenti stanchi e senza più sole tra le dita.




Attraversammo case come corpi sventrati, un terremoto a scuote-
re l'eterno sonno di una parola divenuta urlo. La punteggiatura a
dettare o decidere la ragione, il principio o la fine di quella sola
parola.
Quella grammatica, non certo la natura, ho visto, mentre attraver-
savo una delle tante pagine di questo difficile libro....
Come ho detto, il punto esclamativo l'ho visto un giorno...forse un
mattino. Era appeso fra gli alberi in compagnia dei rami, con il vol-
to sulle mani. Tenuto ben stretto con una corda, dritto pendeva sen-
za sorriso. Le mani aggrappate in un ultimo grido muto, quando la
parola gli era morta all'improvviso, e l'urlo soffocato è divenuto ran-
tolo, solo l'istinto è rimasto ha chiedere motivo del suo peccato, di
quel linciaggio consumato.




Gli occhi inchiodati al cielo, l'urlo fra le mani. Spalancati come due
sassi bianchi scagliati contro un Dio assurdo, nascosto muto nell'-
azzurro, riflesso del suo occhio venato di rosso, specchio della fine
quando solo il sangue versa l'inchiostro per la grammatica di quella
frase detta un giorno sul far del mattino e morta all'imbrunire.
Sangue denso più dell'inchiostro, rosso come il sole che scrive la
sua preghiera in una pagina di storia con in fondo una parola ed
....un punto esclamativo! A descrivere l'orrore....e il contorno.
Ora so come leggere questa frase, questa pagina, senza quel pun-
to esclamativo forse avrei frainteso oppure sottovalutato l'intero
senso del Creato.
Ma l'esclamazione finale mi fa comprendere la paura, che ora,
debbo avere, e cercare di non perdere l'intero filo del discorso
nella geografia della grammatica...della vita. Perché quel punto
esclamativo incontrato quel giorno mi fa riflettere l'orrore dell'-
intera loro Creazione.




Proseguo..., il passo indeciso, come chi deve. Le gambe mi dol-
gono nel tratto scomposto, come se l'uomo impiccato quel gior-
no si voglia svegliare lo stesso mio mattino, e guardare il mondo
con un occhio diverso e senza quel respiro sudato che sa di mar-
tirio.
Come se volesse scrivere la parola, la pagina e l'intero libro con
un diverso respiro, senza quell'ortica, quella corona di spine.
Come se volesse riscrivere l'intero componimento con una
diversa fine.
Con un altra grammatica in questo dire.
Ma è scrittura di vita, e questa è la storia del grande libro,
...che lento ho scritto... lungo il mio cammino.
(Giuliano Lazzari, Dialoghi con Pietro Autier (2) )














 

giovedì 27 aprile 2017

IL CULTO DELL'IGNORANZA (ovvero come seminare il germe della violenza in economica scienza tradotta) (50)



















































Precedenti capitoli:

Il culto dell'ignoranza (48/9)














Nel 2015 si stima che il 42% delle persone di 6 anni e più (circa 24 milioni) abbia letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista per motivi non strettamente scolastici o professionali. Il dato appare stabile rispetto al 2014, dopo la diminuzione iniziata nel 2011.
Il 9,1% delle famiglie non ha alcun libro in casa, il 64,4% ne ha al massimo 100. La popolazione femminile ha maggiore confidenza con i libri: il 48,6% delle donne sono lettrici, contro il 35% dei maschi. La quota di lettori risulta superiore al 50% della popolazione solo tra gli 11 e i 19 anni e nelle età successive tende a diminuire; in particolare, la fascia di età in cui si legge di più è quella dei 15-17enni.
La lettura continua ad essere molto meno diffusa nel Mezzogiorno. Nel Sud meno di una persona su tre (28,8%) ha letto almeno un libro mentre nelle Isole i lettori sono il 33,1%, in aumento rispetto al 31,1% dell'anno precedente.




I ‘lettori forti’, cioè le persone che leggono in media almeno un libro al mese, sono il 13,7% dei lettori (14,3% nel 2014) mentre quasi un lettore su due (45,5%) si conferma ‘lettore debole’, avendo letto non più di tre libri in un anno.
L’8,2% della popolazione complessiva (4,5 milioni di persone pari al 14,1% delle persone che hanno navigato in Internet negli ultimi tre mesi) hanno letto o scaricato libri online o e-book negli ultimi tre mesi.
Lettura e partecipazione culturale vanno di pari passo; fra i lettori di libri, le quote di coloro che coltivano altre attività culturali, praticano sport e navigano in Internet sono regolarmente più elevate rispetto a quelle dei non lettori.
I cittadini stranieri residenti in Italia che tra il 2011 e il 2012 dichiarano di aver letto almeno un libro sono il 37,8%, indice di una minore propensione alla lettura da parte degli stranieri rispetto agli italiani (52%).
Quasi la metà degli stranieri legge almeno un quotidiano a settimana (48,6%) e il 29,5% settimanali o periodici.




Nel 2014, le famiglie italiane hanno speso 3.339 milioni di euro per libri e 5.278 per giornali, stampa e articoli di cancelleria: rispettivamente 11 e 18 euro al mese, lo 0,4 e lo 0,6% della loro spesa complessiva.
Tra il 2010 e il 2014 la spesa delle famiglie per libri, giornali e periodici si è contratta del 18%, quella per articoli di cancelleria del 31%. La riduzione risulta molto più alta di quella registrata complessivamente per l'acquisto di beni (6%). Persone di 6 anni e più che hanno letto almeno un libro nel tempo libero nei 12 mesi precedenti l’intervista per classe di età (valori percentuali).
(ISTAT)




Se fosse un esame di fine anno sarebbero tutti bocciati: manager, dirigenti e politici. Perché secondo i dati dell’Aie, l’associazione italiana editori, presentati alla Buchmesse, la Fiera del libro di Francoforte, sono loro i peggiori lettori d’Italia.
I dati, in generale, per il Belpaese non sono confortanti: il 58,8% della popolazione nazionale durante l’anno non apre nemmeno un libro, contro il 37,8% della Spagna, e il 30% della Francia. E tra i laureati, il 25,1% dei neodottori italiani, ricevuta la pergamena, abbandona completamente la lettura per svago o nel tempo libero.
Tuttavia, rispetto alla media, sono gli eletti dai cittadini e la classe dirigente ad andare peggio.
Il 39,1% dei manager, dirigenti e politici d’Italia, infatti, non legge, nemmeno un volume ogni dodici mesi.




 Per fare un confronto: in Spagna e Francia sono il 17%, meno della metà che da noi.  “Un dato impressionante – scuote il capo Federico Motta, presidente dell’Aie – che porta a una semplice riflessione: viviamo nella società della conoscenza, dove la capacità competitiva del paese risiede nella sua cultura. Con questi dati siamo destinati al declino”.
Perché politici e manager leggano così poco, spiega Motta, “probabilmente nemmeno loro lo sanno. Le ragioni della non lettura sono oggetto di un dibattito aperto. Il problema è che è questa la categoria che amministra l’Italia. Il tema vero è che siamo un paese che non parte dall’inizio, dalla scuola, dai ragazzi, che non fa crescere la gioventù nella cultura della lettura, e quindi evidentemente non forma un popolo di lettori”.




E proprio questa fetta di cultura, secondo l’associazione, in Italia avrebbe bisogno di un traino. “Altrove in Europa, ad esempio, lo Stato investe nella promozione della lettura – cita Motta – ma in questo paese siamo quasi a zero”.
I fondi a disposizione del Centro per il libro, istituto del ministero per i Beni e le attività culturali con il compito di divulgare il libro e la lettura in Italia, promuovendo al contempo autori e cultura nazionali all’estero, lavora con fondi ridotti all’osso.
“La Francia, invece, ha investito nel suo corrispettivo 33 milioni di euro – continua il presidente di Aie – In questi anni abbiamo impiegato risorse nostre cofinanziando le iniziative del Centro, nella speranza che fosse da stimolo per il governo, ma invece che aumentare, i fondi diminuiscono ogni anno”.
 Visti i dati dello studio, però, per Motta i conti tornano: “Il segno più o meno del nostro mercato del libro è una conseguenza del fatto che la classe dirigente e politica non sa cosa sia un libro perché non ne legge nemmeno uno all’anno. Non si informa, non pensa di migliorare, e considera cultura e letteratura un’appendice. Ciò che siamo è tutto in quei dati”.
(Il Fatto quotidiano)




“La letteratura è la via più gradevole per ignorare la vita”. La pensava così il poeta Fernando Pessoa, contrariamente a quanto sembrano ritenere gli italiani. Un popolo che, se guardiamo i dati sulla lettura relativi al 2013, elaborati dall’ISTAT e dall’istituto di ricerca Nielsen, preferisce dedicarsi concretamente alle occupazioni quotidiane, lasciando i libri a prendere polvere sul comodino accanto al letto. E questo solo nella migliore delle ipotesi.
Secondo il rapporto Nielsen, l’anno scorso appena il 43% degli italiani – ovvero 22,4 milioni – ha letto almeno un libro. Dato in calo rispetto ai due anni precedenti: nel 2014 erano il 49% mentre nel 2012 il 46%. E in calo è anche il numero di connazionali che nello stesso anno di riferimento hanno comprato un libro. Sono il 37%, poco meno di 20 milioni. Due anni prima erano il 44%.




“L’Italia è un paese che ha sempre letto molto poco – spiega Flavia Cristiano, direttrice del Centro per il libro e per la lettura, che ha commissionato l’indagine statistica – l’istruzione di massa dagli anni ’60 in poi aveva generato un aumento dei lettori. Ma adesso la crisi economica ha determinato un cambiamento della qualità della vita i cui effetti si riflettono anche sulla diminuzione del numero di lettori e acquirenti di libri”. Questioni di genere e lettori giovani – cifre basse in generale, quindi.
Ma in queste percentuali a spiccare sono le donne, che comprano e leggono di più rispetto agli uomini. Le lettrici italiane sono il 48% della popolazione: dieci punti percentuali in più degli uomini. Nella radiografia del paese che legge, a essere preponderante è, quindi, il sesso femminile. Ma non solo. A dedicare qualche ora al giorno a un libro, prima di andare a letto o mentre si sta seduti in metropolitana è una fascia di popolazione relativamente giovane.
Il divario che da sempre divide il territorio nazionale si riverbera anche sulla collocazione dei lettori più accaniti lungo la penisola.




La quota maggiore di italiani che leggono si registra, secondo dati Istat, nel Nord del Paese (50,6%). Scendendo verso il meridione cala anche la percentuale dell’Italia che legge: 46,8% al Centro, 30 e 32% rispettivamente per il Sud e le Isole. Dato quest’ultimo che documenta l’annullamento della crescita che il Mezzogiorno aveva registrato nel 2012.
Grado di istruzione e abitudini familiari – A incidere sulla propensione alla lettura sono anche le qualifiche professionali degli italiani e l’amore per i libri che hanno respirato in famiglia.
Per quanto riguarda l’istruzione, secondo il rapporto Nielsen leggono e comprano più libri i diplomati e i laureati: nel primo caso la percentuale dei lettori è del 49%, mentre quella degli acquirenti è del 45%; il numero dei laureati appassionati della lettura è del 60% mentre quello di chi si reca in libreria per acquistare un volume è pari al 57%.
Cifre che rivelano sia quanto la prossimità con il libro durante il periodo di studi incoraggi l’abitudine alla lettura, sia quanto le disponibilità economiche incidano sul fenomeno.




Più nello specifico, secondo l’Istat, facendo riferimento alla condizione professionale i livelli di lettura superiori alla media riguardano dirigenti, imprenditori e liberi professionisti (61,1%), impiegati (65,3%) e studenti (59,8%). I livelli più bassi di lettura si registrano, invece, tra gli operai (30%), i ritirati dal lavoro (33,8%) e le casalinghe (32%).
In alcuni casi avere una “biblioteca” familiare può stimolare la passione per la lettura. Ma le indagini statistiche hanno rilevato che una famiglia italiana su dieci non ha libri in casa. L’89,2% dichiara di averne almeno uno (di questi il 28,9% non ne ha più di 25, mentre il 64% ne ha al massimo 100), il 10,3% non ne possiede affatto.
Le regioni le cui case contengono meno libri sono, come sempre, quelle del Sud – Basilicata, Calabria e Sicilia – cui fanno da contraltare Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Liguria.
La disponibilità di una biblioteca domestica rappresenta un’opportunità che può incoraggiare e favorire il rapporto con i libri, ma non è una condizione sufficiente a garantire la lettura.




Tra le persone che dichiarano di disporre di oltre 400 libri in casa, una su quattro non ne ha letto nemmeno uno. La lettura dei giovani è influenzata, inoltre, dalle abitudini dei genitori. Il 75% di bambini di età compresa tra i 6 e i 14 anni con entrambi i genitori che leggono legge a sua volta almeno un libro nel tempo libero. Percentuale che scende a 35,4 se padre e madre non sono avvezzi alla lettura.
Dove vengono acquistati o da dove provengono i libri letti?
La libreria rimane il canale privilegiato per l’acquisto dei libri. Sia che faccia parte di una catena, sia che sia una libreria tradizionale. Il 35% dei volumi comprati dagli italiani, infatti, provengono da lì. Altri luoghi che registrano un’alta percentuale di acquisti sono la grande distribuzione organizzata (ipermercati, autogrill, supermercati) che si attesta al 18% e l’edicola, al 17%.




Una buona fetta di libri raggiunge casa del lettore, poi, da Internet (11%). Percentuali più basse riguardano invece le fiere, le bancarelle, le cartolibrerie e la vendita per corrispondenza.
Ma i libri possono raggiungere il cuore del lettore anche attraverso vie alternative che non necessitano l’esborso di alcuna somma di denaro. Una parte di questi, secondo il rapporto Nielsen, può essere in casa già da tempo, può essere prestato (16%), può essere frutto di un regalo (8%). Oppure può venire da una delle oltre 17.000 biblioteche che si trovano sul territorio nazionale.
Il 18% dei libri letti dagli italiani è stato richiesto e preso in prestito da queste istituzioni. In ogni caso la spesa media per acquirente è scesa di nove punti percentuali rispetto al 2014: un italiano spende in libri 57,47 euro all’anno, per un totale di 1,1 miliardi di spesa complessiva (anche qui si registra un -14% rispetto al 2012).




Cosa leggono gli italiani?
La lettura nel nostro Paese è legata allo svago e al tempo libero.
Il 71% predilige la narrativa e la letteratura, il 15% biografie e autobiografie, il 10% e il 9% storia e religioni, il 7% politica e attualità. Livelli minimi, poi, – 6 e 5% – per manuali di taglio accademico e divulgazione scientifica generale.
Editoria digitale:
C’è da chiedersi se in un paese che legge così poco il fenomeno degli e-book abbia stimolato la lettura. O se, al contrario, le abitudini degli italiani abbiano arginato la diffusione dei libri digitali, molto usati negli altri paesi europei.
In Italia i lettori di e-book nel 2014 sono stati il 3,6% della popolazione pari a 1,9 milioni di cittadini. Una cifra che può sembrare esigua. Ma non lo è perché rappresenta un aumento del 17% rispetto al 2012 in controtendenza con il calo del 9% dei lettori del cartaceo.




“Se la crisi economica è uno dei fattori che ha determinato il calo dei lettori italiani – spiega Flavia Cristiano – bisogna anche registrare il cambiamento delle abitudini culturali e del mondo del libro, che ormai non è inteso come unico ed esclusivo mezzo di accesso all’informazione e alla conoscenza. Credo che oggi si legga molto ma si legga in maniera diversa.
E di questo responsabile è la Rete che detta ritmi di lettura più veloci e brevi: oggi se devo cercare un’informazione su un libro non devo leggerlo più tutto ma posso andare a rintracciare direttamente quella specifica parola o concetto”.
Secondo gli editori, invece, sono altri i fattori che ostacolano la lettura di libri: la mancanza di efficaci politiche scolastiche di educazione alla lettura, il basso livello culturale della popolazione, politiche di incentivazione all’acquisto dei libri inadeguate, scarsa promozione dei libri e della lettura da parte dei media.
Tutte osservazioni corrette secondo la direttrice del Cepell, centro voluto dal Ministero per i Beni culturali proprio per sviluppare politiche di promozione della lettura.




“Siamo un paese che non ha – spiega Cristiano – politiche di promozione, almeno non a livello unitario. E anche il Cepell può far poco dal momento che le risorse sono veramente modeste. Noi stiamo e abbiamo avviato dei progetti, come il Maggio dei libri o In vitro, cercando di coinvolgere soprattutto i bambini”.
Uno sguardo all’Europa:
 I dati emersi sia dall’indagine Istat, sia dal rapporto Nielsen mostrano un’Italia fanalino di coda della comunità europea.
Analisi confermata anche da Eurostat, l’istituto di statistica dell’Unione europea. Sono i paesi del Nord Europa ad avere un numero maggiore di lettori for leisure, ovvero non per studio o lavoro ma per piacere: 71,8% la Svezia, 66,2% la Finlandia, 63,2% la Gran Bretagna. 
Il piacere: 
Gli italiani che leggono per diletto sono, però, veramente pochi. Se è vero che il 43% della popolazione ha letto almeno un libro nel 2014, la percentuale scende drasticamente quando si considerano i lettori forti, quelli cioè che hanno letto dodici o più libri nel corso dei dodici mesi: solo il 5%. “La lettura non deve passare come un’attività legata a un qualche obbligo – continua Cristiano – sottovalutiamo il piacere, perché nessuno ce lo insegna. Leggere aiuta ad approfondire, a costruire la propria personalità, a razionalizzare. E tutti devono essere messi in condizioni di provare questo piacere. Oggi rischiamo di non poterlo fare più. È un dovere per tutti i cittadini e un vantaggio per la società”.














lunedì 24 aprile 2017

LA PRODIGIOSA SALA DEGLI SPECCHI ALLA FOTOSINTESI DELLA VITA POSTI


















Precedenti capitoli:

Al ballo mascherato nei giardini di primavera...















Prosegue in:

Giochi di maschere & specchi... (2)














Al suo ritorno da Parigi nel 1627, dove era stato chiamato da Luigi XIII, Vouet aveva stretto rapporti particolarmente intensi con quel gruppo di religiosi che, per impulso di padre Mersenne, si erano specializzati in tutti i rami della prospettiva, compresa la catottrica.
Di lui il convento possedeva una Santa Margherita e un San Francesco di Paola che resuscita un bambino. L’artista seguiva con interesse i lavori di Niceron, che lo cita come un’autorità nell’applicazione delle regole dell’ottica alla pittura, e per la cui opera egli ha persino fatto un frontespizio. Il San Francesco di Paola inscritto nello schema anamorfico cilindrico era probabilmente una delle sue opere che si trovano nel convento.
L’anamorfosi conica con Venere e Adone, di cui possediamo una replica posteriore, deve dunque essere stata concepita in quest’epoca da un artista in contatto diretto col maestro. E’ una brillante conferma della parte avuta dal primo pittore del Re nella diffusione di questi ‘artifizi’ che rinnovarono rapidamente una tradizione antica fondata sulle medesime forme e nel medesimo spirito dei sortilegi scientifici.
Lo specchio ha infatti posseduto in ogni tempo una qualità sovrannaturale. Il Medioevo ne celebrava già i poteri e le virtù:





….Genio e Natura si mettono d’accordo insieme…


‘Gli specchi’, riprese lei, ‘hanno ancora molte altre virtù grandi e belle, perché le cose grandi e grosse, collocate vicino, sembrano piazzate così lontano – fosse pure la montagna più grande che vi sia tra la Francia e la Sardegna – che si possono vedere in effetti così piccole e minute che appena le si potrebbe notare anche osservandole con molta calma.
Altri specchi in verità mostrano le reali dimensioni delle cose che vi si guardano, a saperli usare con attenzione. Altri ancora bruciano le cose che stanno loro di fronte, a saperli regolare correttamente per concentrare i raggi quando il sole fiammeggiante irradia quegli specchi.
Altri fanno apparire diverse immagini in svariate situazioni, dritte, bislunghe in diverse composizioni, e gli esperti in fatto di specchi sanno generare più immagini da una sola: fanno quattro occhi in una testa, se dispongono per questo di una forma adatta.




Fanno anche dei fantasmi che appaiono a quelli che guardano dentro gli specchi; li fanno apparire anche fuori, come fossero vivi, sia nell’acqua sia nell’aria, ed è possibile vederli giocare tra l’occhio e lo specchio secondo diverse angolazioni, sia il mezzo semplice o composto, di una materia unica o diversa in cui la forma si riversi, e che tanto si va moltiplicando in quel mezzo obbediente da giungere alla vista rivelandosi a seconda dei raggi che esso riceve in modo così vario da trarre in inganno gli osservatori…
… Ma anche le varie distanze producono, senza specchi, delle grandi illusioni: fanno sembrare congiunte e vicine delle cose tra loro lontane, e fanno apparire due cose in luogo di una, o sei di tre o otto di quattro; chi vuole divertirsi a guardare può vederne di più o di meno; così, secondo la diversa angolatura dello sguardo, molte cose possono sembrare una sola a chi le sa bene ordinare e riunire.




E ancora, di un uomo così piccino (e ve ne sono molti in codesto mondo… transitato…) che tutti lo chiamano nano, le distanze fanno credere agli occhi che lo vedono ch’egli sia più grande di dieci giganti, e sembra ch’egli passi sopra i boschi senza piegare o spezzare un sol ramo, sì che tutti ne tremano di paura; e i grandi (per loro Natura) sembrano dei nani quando gli occhi (e non sol loro…) li deformano e li vedono in modo così diverso.
E quando sono così caduti in inganno quelli che hanno visto simili cose, grazie agli specchi o alle distanze che hanno offerto loro quelle visioni, vanno poi dalla gente e si vantano – dicendo il falso, non il vero – di aver visto cose diaboliche, tanto la loro vista è stata vittima dell’illusione.
Ma anche gli occhi infermi e offuscati fanno sembrare doppia una cosa singola, facendo apparire nel cielo una doppia luna e facendo vedere due candele invece di una.
Non c’è nessuno che, pur guardando con attenzione, non cada spesso in illusioni visive: così molte cose vengono giudicate ben diversamente da ciò che, in verità e per il vero…, essere realmente!





















…Si legge (e come avete appena letto e compreso…) nel Roman de la Rose (1265-1280) che parla a lungo del libro in cui Alhazen (965-1038) ha compilato le catottriche di Euclide, di Tolomeo, di Erone d’Alessandia.
Il clindro e il cono figurano insieme col circolo e con lo specchio concavo fra i loro quattro tipi fondamentali. Fin dal 1270 Vitellione dette istruzioni per il loro uso, in cui non c’è nulla di anamorfico. Un sofisma gli permette di affermare che servirebbero a proiettare le figure nel vuoto: ‘l’immagine riflessa appare nell’aria e fuori dallo specchio e non si può vedere altrimenti’.
Sarebbero dunque strumenti evocatori di spettri e di defunti. I semicilindri giustapposti ne posseggono la proprietà deformatrice: ‘E’ possibile combinare il concavo e il convesso dove si vede una grande diversità di immagini’…
Il Cinquecento non fa altro che ricamare su queste basi medioevali ormai stabilizzate. Quando descrive le imposture degli specchi che fanno apparire i fantasmi e cambiano l’apparenza degli oggetti, Cornelio Agrippa (1527) si rifà costantemente a Vitellione:




Ai quattro elementi semplici succedono immediatamente i quattro corpi composti perfetti, cioè le pietre, i metalli, le piante e gli animali e quantunque tutti gli elementi concorrano alla composizione di ciascuno di questi corpi, ciascun corpo è maggiormente influenzato da un dato elemento. Infatti le pietre provengono dalla terra, essendo pesanti e tendendo al basso e così impregnate di secchezza ch’è impossibile liquefarle.
I metalli sono acquosi e fusibili e, com’è riconosciuto dai fisici e dai chimici, sono generati da un’acqua densa e vischiosa o dal mercurio che anche esso è acquoso.
Le piante hanno tali rapporti con l’aria, che non potrebbero spuntare e svilupparsi che in piena aria.
Tutti gli animali infine traggono la loro forza dal fuoco e la loro origine dal cielo e il fuoco è tanto naturale in essi, che non potrebbero vivere senza.
Ciascuno di questi corpi è poi contraddistinto dalle diverse qualità degli elementi. Così, fra le pietre, quelle oscure e più pesanti derivano dalla terra; quelle trasparenti provengono dall’acqua e citiamo fra queste il quarzo, il berillo e le perle; quelle che galleggiano sull’acqua e sono spugnose, come la pietra pomice e il tufo, sono materiate di aria; e alcune, come la pirite l’asbesto e la pietra focaia, sono composte di fuoco.




Anche tra i metalli, alcuno, come il piombo e l’argento, è composto di terra, altri, come il mercurio, d’acqua e così pure il rame e lo stagno derivano dall’aria e l’oro e il ferro dal fuoco.
Nelle piante le radici traggono origine dalla terra pel loro spessore, le foglie dall’acqua pel succo, i fiori dall’aria per la sottigliezza, le sementi dal fuoco per lo spirito generativo. Inoltre ve n’hanno di calde, di fredde, di umide e di secche, che prendono i loro nomi dalle qualità degli elementi.
Fra gli animali alcuni sono dominati dalla terra e vi s’annidano, i vermi, ad esempio, e le talpe; altri, i pesci, dall’acqua; altri, gli uccelli, dall’aria; altri dal fuoco, come le salamandre e le cicale, nonché i piccioni lo struzzo ed i leoni, che son pieni di calore e che il saggio chiama bestie dall’alito infuocato.
Di più negli animali le ossa hanno rapporto con la terra, la carne con l’aria, lo spirito vitale col fuoco e gli umori con l’acqua. E la collera è come il fuoco, il sangue come l’aria, la pituita come l’acqua, la bile come la terra. Infine nell’anima, secondo il parere di Sant’Agostino, l’intelletto è simile al fuoco, la ragione all’aria, l’immaginazione all’acqua e i sentimenti alla terra.




La stessa disposizione si osserva nei sensi, perché la vista, che è attiva mercé la luce che deriva dal fuoco, partecipa del fuoco; l’udito dell’aria, il suono provenendo dalla percussione dell’aria; l’odorato e il gusto dell’acqua, senza la cui umidità non potrebbero esistere i sapori e gli odori; e il tatto è affatto terrestre e si riferisce precipuamente ai corpi più spessi.
Questa analogia non manca neanche negli atti umani, perché il moto tardo e grave ha della terra; il timore la lentezza e la pigrizia hanno rapporto con l’acqua; la gaiezza e l’amabilità con l’aria; e l’impeto e l’ira rassomigliano al fuoco.
Gli elementi dunque primeggiano in tutte le cose e in tutti gli esseri, ne costituiscono l’intera composizione e le proprietà e comunicano loro le proprie virtù…
E’ opinione comune fra i platonici che come nel mondo archetipo tutto si trovi in tutte le cose, lo stesso avvenga nel mondo corporale, con la sola differenza che vi si trova in modo diverso, a seconda cioè la differente natura dei soggetti che ricevono le influenze o le impressioni.
Così gli Elementi sono non solo in tutte le cose terrene, ma anche nei cieli, nelle Stelle, nei demoni, negli angeli e in Dio Stesso, che è il creatore e l’animatore di tutte le cose.
Ma se gli elementi s’incontrano in questo mondo inferiore sotto forme grossolane e materializzate, nei cieli invece sono allo stato di purezza e in tutta la loro potenza.
Così la solidità della terra non avrà nulla di grossolano e di materiale, l’agilità dell’aria non sarà velata da alcuna nebulosità, il calore del fuoco non avrà ardori, ma solo splendori e vivificazioni.




Tra gli astri Marte e il Sole partecipano del fuoco, Giove e Venere dell’aria, Saturno e Mercurio dell’acqua e quelli dell’ottavo cielo della terra, così come la Luna (che altri nonpertanto credono essere composta d’acqua,) per la ragione che a somiglianza della terra attrae le acque celesti e imbevuta di esse ce le trasmette e comunica per la sua vicinanza.
Tra le costellazioni alcune sono dominate dal fuoco, altre dall’aria, dalla terra e dall’acqua, perché gli elementi governano i cieli e vi distribuiscono le loro quattro qualità secondo i loro tre ordini differenti e il principio il mezzo e la fine di ciascuno di essi.
Lo stesso dicasi degli spiriti, di cui alcuni rassomigliano al fuoco o alla terra e altri all’aria o all’acqua, e lo stesso è detto da alcuni dei quattro fiumi infernali, di cui Flegetonte partecipa del fuoco, Cocito dell’aria, Stige dell’acqua e Acheronte della terra.
Gli elementi si trovano egualmente in tutto ciò che appartiene al cielo. Degli angeli, che sono i saldi sgabelli del Signore, s’incontrano la stabilità dell’essenza e la forza della terra, unita alla clemenza e all’amore, che sono le virtù dell’acqua purificatrice. Perciò il Salmista li chiama le acque, quando dice a Dio: Voi che governate le acque che stanno al disopra dei cieli. E in essi v’ha l’aria d’una intelligenza sublimata e l’amore del fuoco che brilla, così che le Sante Scritture li chiamano le ali dei venti e il Salmista, facendo altrove menzione di essi, dice