IL GRASSO LEGNAIUOLO

IL GRASSO LEGNAIUOLO
& UN MONDO PERDUTO

mercoledì 5 ottobre 2022

L'UOMO VENUTO DAL FREDDO (5)

 













Precedenti capitoli: 


Circa la Putzi di Putzin (4) 


Prosegue con il capitolo 


completo [6]


& La caccia [7]






 

 

C’è chi, in questi lugubri Tempi, tanto della sperduta Fede (e non solo per la Natura o Vergine Madonna), quanto dell’altrettanta smarrita abdicata Ragione (e non solo di un falso Stato di ciò che per l’appunto mai nato), dei “vivi” o presunti tali (non ancora e del tutto morenti in quanto sempre sconnessamente connessi…), affannarsi per propria ed ‘altrui’ votata sventura circa la dovuta sopravvivenza, combattere ugual ghiaccio e gelo, comprese le oscure antiche ‘tenebre’ che ne conseguono.

 

Sono huomini venuti dal Freddo!

 

Freddo inteso e conferito - in qual identico medesimo tempo - in cui il Sentiero condiviso, fra l’uomo e l’orango, sia da un buon surgelatore quanto dal deceduto ghiacciaio.

 

L’età evolutiva imprime i dovuti gradi al “negativo” di medesimo intento regredito al clima condiviso e percepito.




Quindi “opposti” (come il nuovo incompreso linguaggio delle perdute parole della Natura, così come intercettate dal povero Berti…), in moto (& mai appiedati) contrario e divergente, con tutto ciò che ne consegue (comprese le già citate Tenebre fra ghiacci e ponti di abissi attraversati..) per ugual Sentiero ove osservati; giacché ciò che noi oggi celebriamo è quantunque un primo naufrago, non più del Tempo simmetricamente transitato (anche in zona pedonale), bensì dell’huomo stesso detto “civilizzato”.

 

Quindi e quantunque uomini venuti dal Freddo!




 Aspetto un tale che dovrebbe passare, questa sera’

 

…proseguì Leamas

 

‘è importantissimo che ce la faccia. Gli uomini di Mundt gli danno la caccia’.

 

‘Ci sono ancora dei punti dove si può scavalcare il Muro’

 

osservò il poliziotto giovane.

 

‘Quello non è tipo da scavalcare il Muro. Tenterà di farla al posto di controllo. Ha dei documenti, sempre che siano validi ed è in bicicletta’.

 

Un’unica lampada era accesa nella baracca, una lampada da tavolo col paralume verde, ma il bagliore dei riflettori invadeva il locale come un chiaro di luna artificiale.

 

Era notte, ormai.

 

Leamas, andò ad accostarsi alla vetrata, e aspettò.




Vedeva davanti a sé la strada; a destra e a sinistra del Muro, un brutto e sudicio ammasso di scorie e di filo spinato che una fila di fiochi lampioni giallastri illuminava appena, come un fondale nella scena di un Lager. A est e a ovest del Muro, c’era la parte non ricostruita di Berlino, un mondo di rovine.

 

‘Accidenti a quella donna’

 

…pensò Leamas

 

‘e accidenti a quello scemo di Karl che ha mentito sul suo conto. Ha mentito per omissione, come fanno gli agenti segreti, in ogni parte del mondo. Vengono istruiti sul modo di barare con gli altri, di confondere le loro tracce e, alla fine, barano anche coi loro compagni’. 

 

‘Guardi, guardi, Herr Thomas!’

 

…susurrò il giovane poliziotto.

 

‘C’è un uomo con la bicicletta’.

 

(J. le Carré)




Taluni appiedati o in bicicletto, i più fortunati motorizzati e mi dicono ben surriscaldati!

 

Con diverso gruppo genetico seppur uguali, purtroppo questo vostro Paese, il quale naviga nella nuova polar disavventura, fra ghiacci e tenebre con improvvise ‘virate’ nelle estreme latitudini destre, in alto o in basso ben osservati come rimembrati, circa la perenne impresa condivisa, animano il novello esploratore Matteo; ed anche lui come dico e dicevo, huomo o gorilla venuto dal Freddo estremo.   

 

Infatti, lor Nobili Signori (soli e/o accompagnati), se vi prendete cura nel censire e mappare il segreto “codice genetico” di codesto avventuriero esposto ai medesimi rigori del gelo (come del secondo Tempo), vi accorgereste che assomiglia ad un più che raro Orango, anche lui venuto o sceso dal Nord, giacché mi dicono che i Lupi - per ovvi motivi lo abbiano evitato -; e mai sia detto Nord Padano (divorato come grattugiato), ma ossia quel grande Nord ove ogni huomo (iperboreo come disse il noto filosofo maestro del fuoco come padrone del prometeico segreto) ibernato per propria sventura, essendo tale nelle gelide steppe siberiane.




Giacché il noto “processo evolutivo” dato dalla “summa” della politica genetica unita alla perenne altolocata promossa Idiozia, procedendo verso l’inhumano, o schiere di esseri non più tali, ibernati come un Tempo il quale pensavamo (se ancor ci è permesso!) sorpassato, e rilevato nelle gelide steppe siberiane, ove l’umanità intera sepolta e mal conservata come una sol mummia nella gelida fossa comune senza più Storia né Memoria.

 

Quindi ed ancora dico e dicevo (meco), cotal Orango geneticamente accertato, parente stretto di un diverso branco incrociato con un Orso (assai raro).

 

La “summa” dei due fattori (si suol dire appunto DUE PER UNO IN OFFERTA),  conformano e fondano la nuova natura del sepolto ramo evolutivo di cui, il noto Orango italiano, imparentato, quantunque rilevato nell’odierna Stagione morta a cui la Natura esposta ed in estremo pericolo.




E noi poveri resti humani, morti su profondi (hora solo corrotti) ghiacci carotati, senza ghiaccio né aperitivo, ove  scorrea un letto di Fiume (dato in appalto alla Putzi del regime), ed hora deviato al fabbisogno intero al PIL della nuova vena creativa ad uso interno dell’Orango, qual vero e solo nettare di Madre Terra; ci troviamo disidratati e abbandonati come mummie antiche, noi che come lei fuggiamo l’Orango della terra, il vero uomo venuto dal freddo.

 

Noi poveri resti di ciò che un Tempo, o in qual medesimo contrattempo, interpretati come sagge mummie non più ritrovate, solo sepolte  nelle fosse comuni di ugual Fiume, anche lui, come cogitavo, più morto che vivo (ad uso esclusivo del più che sponsorizzato Orango venuto dal freddo).




Solo l’Orango Matteo, potrà, dopo averlo prosciugato, resuscitarlo e chiedere conto della “summa” del danno subito, e si badi bene, mai arrecato!


Quante mummie, e un solo branco venuto dal freddo, matureranno e forgeranno la nuova èra del ferro, per ogni fossa comune ove sepolta la superiore Ragione! 

 

C’è differenza fra un Orango (di stato) ed una morta mummia sepolta per ovvie ragion di medesimo Stato…

 

(Giuliano)




Spesso gli sventurati alpinisti che spariscono in un buco di ghiaccio tornano in superficie dopo molti anni e non di rado i corpi sono preservati dal gelo.

 

Si dice che i ghiacciai, prima o poi, restituiscano le loro vittime.

 

È successo ai combattenti italiani e austriaci della Guerra Bianca ed è successo anche a Ötzi, l’ormai famoso montanaro morto e congelato sul Similaun 3200 anni prima di Cristo.

 

La mummia è tornata alla luce con i suoi attrezzi e i suoi vestiti il 19 settembre 1991 sulle Alpi Venoste, confermando che i cacciatori del tempo erano capaci di salire a tremila metri e anche di attraversare tratti di ghiacciaio. La mummia del Similaun racconta lo stato evolutivo della società alpina di cinquemila anni fa, con comunità già radicate in fondo alle valli, uomini tecnicamente in grado di sopravvivere all’inverno e donne abituate a crescere i figli tra i rigori del gelo.




Le prime comunità consideravano l’animale domestico una semplice riserva di carne, ma grazie ai mutamenti biologici favoriti dal processo di domesticazione, e con l’apprendimento delle tecniche casearie e di filatura, i pastori avevano già acquisito i principi fondamentali dell’allevamento per produrre il latte e la lana. Intanto i cacciatori come Ötzi esploravano i terreni d’alta montagna e si spostavano agevolmente attraverso valichi e crinali, ampliando i territori.

 

L’uomo del Similaun ha aperto nuovi orizzonti alla ricerca storico-antropologica. Le informazioni di Ötzi hanno fugato molti pregiudizi sui cosiddetti ‘uomini primitivi’, perché l’uomo dei ghiacci appare inaspettatamente ‘moderno’.





Quel piccolo montanaro scomparso sopra i tremila metri è simile a noi, con il suo berretto di pelliccia, i reumatismi, il fumo nero nei polmoni e i denti consumati dallo stress. Inoltre, secondo gli storici del clima, la riapparizione della mummia dimostra senza ombra di dubbio che i ghiacciai delle Alpi orientali non sono mai arretrati come oggi, da almeno cinque millenni a questa parte. Se il ghiaccio si fosse ritirato sotto il livello attuale la mummia sarebbe emersa e l’avremmo persa. Studi ancora più recenti hanno svelato la morte violenta dell’esploratore, probabilmente ucciso da un compagno o da un nemico incontrato sul cammino.

 

In ogni caso la longevità di Ötzi impallidisce di fronte al successivo ritrovamento del 2016, quando i minatori del Klondike, di solito abituati a cercare pepite d’oro, hanno dissotterrato dal permafrost due animali dell’era glaciale perfettamente conservati: un cucciolo di caribù e un cucciolo di lupo mummificati con tanto di pelliccia, strati di pelle e tessuto muscolare.

 

L’esame al radiocarbonio ha indicato un’età di quasi cinquantamila anni, rendendo plausibile che i due animali vivessero nella tundra dello Yukon insieme ad alcune specie estinte tra cui i mammut. È incredibile che nel terzo millennio dopo Cristo, grazie all’eccezionale potere conservativo del ghiaccio, ci si possa confrontare con dei mammiferi del Paleolitico medio, quando sul pianeta viveva ancora l’Uomo di Neanderthal.

 

(E. Camanni)


(& il Post quasi al completo...)







domenica 2 ottobre 2022

PARLANO (ancora) I MONTI?

 










Prosegue...: 


Parlano i monti (ovvero l'homo selvatico)


...Sulle stesse Cime (2)








Nessuno va ad arrampicare nel Cadore senza ‘il Berti’.

 

Di quelle Dolomiti Antonio Berti è il castellano che apre la porta agli ospiti con un sorriso pieno di bontà. Antonio Berti è vecchio ma gli alpinisti non hanno bisogno di saperlo, tutt’al più lo immaginano come un fratello di età maggiore che è passato lassù prima di loro.

 

Berti è un chirurgo assai valente ma chi va per croda non lo sa, nonostante l’amicizia che li lega. Nella storia della letteratura alpina infatti la sua guida delle Dolomiti orientali, detta familiarmente ‘il Berti’, è un singolarissimo fenomeno.

 

Fu scritta vent’anni fa a scopi utilitari – era il primo testo italiano contenente tutti gli itinerari alpinistici dei monti cadorini – e divenne subito indispensabile a tutti i ‘senza guida’; nello stesso tempo riuscì, probabilmente senza che l’autore lo supponesse, un’opera di autentica poesia.




 …Si legge:

 

L’attacco si trova in corrispondenza di un nero colatoio bagnato dall’inizio del canalone... dal pulpito si traversa a sinistra per dieci metri... segue una parete verticale che si supera con elegante arrampicata... quindi, balzando di masso in masso, si raggiunge la piattaforma della vetta’.




[Il silenzio è d’altri Tempi. L’impervio passo quale perenne cammino al tempo di fuga già consumata e da consumarsi ancora di comune Concerto in nome e per conto della Natura intera. Lontano a debita distanza la gente lo bracca, è secolare tempo di caccia. Ogni pietra lungo il sofferto cammino gli pare d’averla già narrata e scolpita secoli passati e da trascorrere ancora. Gli anni del Tempo consumato si possono contare dalla folta e verde chioma del bosco che ora con un inchino lo saluta nella condanna - senza colpa alcuna - d’un esilio intrecciato ad una corona di spine abdicata all’Autunno accompagnato da suo fratello Inverno contro cui si è soliti pregare ed imprecare. Chi dal gelo nacque ad immagine dell’Universo per rinascere al calore della Linfa di Vita a Primavera per un disegno perfetto riceverà qual pegno di bellezza e Poesia l’odio scolpito d’ogni anima persa. E perire sul Teschio d’una morte senza Stagione alcuna. Ed ogni boscaiolo intento al proprio lavoro, satollo e immerso nella natura del proprio tempo e mai sia detto infinito. Tagliarne e recidere senza pietà alcuna le sofferenti povere voci reclamare l’ultimo saluto per una primavera al rogo di una strana stiva. 




Ad intrecciare una corona di spine! La loro Poesia non l’hanno mai udita. E se inchini ed abdichi il gesto al crocefisso sperando il perdono, non hai ancora capito che l’hai appena ucciso. Lo troverai nel Legno e nella Pietra e non certo del focolare ben imbandito, solo negli anelli d’un diverso Dio. Lo troverai per ogni Pietra reclamare l’ultima zolla di Terra, cedere il passo al fragore d’un Fiume in piena. Precipitare senza pietà alcuna alla stiva d’un naufragio barattato e rivenduto per coraggio in nome della guerra. Hai venduto la penultima sua Rima! Mentre  edifichi l’ultima e la prima dimora con sopra incisa nobile motto oppure simbolo di gloria. Senza gloria alcuna seppellirono l’ultima e Prima Sua Parola… Mortificarono nel Legno il dolore che perdonò l’uomo, mentre i maestri s’affrettano al giudizio senza più Regno alcuno. Avvolti e mascherati nella complicità offerta ed ora contraccambiata del silente terrore… Della grande paura… Tremò la Terra! Questo sì, lo ricordo. Mentre il passo attende neve e gelo. Si udirono voci di ingiuria. Taluni preposti o incaricati di Roma chiedevano il conto dei sofferti passi, delle Rime, se queste hanno una Stagione del Tempo per ogni Legno e Pietra del loro coraggio nominato avvenire…]  



   

Non c’è una parola di superfluo, tutto è preciso e circostanziato come si conviene al tema.

 

Eppure, non sapremmo dire come, da quella nuda prosa tecnica viene un calore umano; l’animo di lui, Berti, è rimasto, si direbbe, impigliato tra le righe. Proprio come nei lavori di certi vecchi ‘falegnami’ che credevano di far soltanto una sedia o un canterano e inconsapevolmente facevano un’opera d’arte.

 

Quante sere d’inverno, e come noi chissà quanti altri, leggendo e rileggendo la sua guida, e le ore passavano di volo quasi fosse un libro di avventure, e con la fantasia si galoppava su per le pareti più famose, dentro ai camini tetri o sugli aerei ballatoi pieni di sole, ed ecco si incontravano, vivi così da non dimenticarli più, i grandi conquistatori delle crode…

 

Il vecchio Grohmann, i Siorpaes, i Verzi, i Dimai, gli Innerkofler, Dibona, il leggendario Preuss, e molti altri ancora…

 



Non a costo di divagazioni tutto questo, o con spreco di fogli. Bastava un aggettivo talora, uno speciale giro di frase per illuminare la pagina. Tutto acquistava un vago sapor di favola.

 

Così il Berti, non che l’accompagnatore necessario, divenne per gli alpinisti un caro amico; e bastava sfogliarlo perché sorgesse violentissima la voglia di tornare alle montagne, pur in mezzo alla polvere e alla nebbia della pusillanime pianura.

 

Poi passarono gli anni, venne il sesto grado, quasi incredibili itinerari furono aperti sulle pareti che sui disegnini del Berti figuravano ancora intatte. In questa folle corsa, il libro, ormai classico, rimase indietro.

 

…Dove era scritto difficile, oggi si dice facile, insomma le sue valutazioni divennero un poco sorpassate…




[Valutiamo l’insieme di ciò raggiunto, oppure ed ancor meglio, come spesso dici, la singola ‘frazione’ di ciò conquistato! Contemplane ed ammirane il risultato! Il numero la tua forza. La materia il tuo grande limitato campo di battaglia. Lo Spirito, tuo acerrimo nemico, si cela e nasconde, silente veglia la forza misurata nella debolezza raggiunta. Ti rinchiudi nella strofa affaticata dell’ultima statistica, conti i denari seminati in nome e per conto dell’Avvenire. Conquista e Potere. Certo ma su cosa? Quando dall’ultima Pietra alla più inutile foglia si scaglia l’ira di colui che mortifichi ogni giorno. Lo nomini con orgoglio associato al motto del Progresso. Non avendo né intuito né compreso, ‘come quando e perché’, il suo piccolo indecifrato Pensiero! Lo hai braccato puntato e quasi colto, in nome della ‘beccaccia’ abdicata al preciso infallibile colpo. Io ho imparato a camminare pensare e vegliare la Terra dalla Cima di quelle ali aggrappate al più alto indecifrato scoglio. Lente s’aprivano a Primavera e prendevano il volo. Quando l’Autunno cede il passo all’Inverno mi avvertono che il Pensiero sarà inchiodato alla stessa identica Cima. L’urlo e non più richiamo sembra lo stesso. 




Dio mi hanno inchiodato! Solo per dirmi che non sarà solo il sacrificio d’un Pensiero violato, ma tutto il Regno sacrificato in ciò che confondono dall’alba al tramonto… La preghiera dispiego al ramo contorto su cui aggrappata l’ultima croce in suo Ricordo. Poi mi sono preoccupato di insegnare a nuotare camminare e volare ogni essere di questa Terra. Spacci e rivendi innocenti per assassini. Uccidi l’avvenire d’ognuno. Saluti ed incarichi Barabba per ogni promessa del domani. Offendi onore e decoro. Ti appelli alla Legge, prima d’offenderla. Promuovi e premi la Verità per ogni calunnia detta… Nomini il Progresso senza il corretto dovuto intendimento che tal inganno tende. Rinneghi il passato in nome del futuro senza aver ben compreso come si semina la Terra del retto concepimento. Raccogli frutti insperati e speri nel domani, senza mai aver intuito come cogita l’infinito Dio, senza oggi e domani fuori dall’inutile Tempo dei miseri denari. Lo preghi e celebri dall’alba sino alla sera, senza aver colto il senso dell’intera Rima!]




…Tuttavia chi, partendo per il Cadore, poteva dimenticarlo a casa?

 

Si continuò a studiarlo e ristudiarlo seduti sulle panche dei rifugi, nelle serate di vigilia, e lo si sfogliò ancora ansiosamente a metà parete quando la via sembrava perdersi tra rupi assurde. Le pagine diventavano un po’ gialle, agli angoli si arricciavan le orecchiette, sulla copertina tracce di candele, graffi, macchie di umidità, segni di botte e di bivacchi.

 

La voce, pure attraverso gli anni, restava sempre la stessa: calda, fraterna, incoraggiante. Del resto, benché i confronti siano odiosi, che squallore al paragone le più moderne guide degli altri gruppi uscite negli anni successivi: tecnicamente ineccepibili, calcolate proprio al millimetro, come trattati di scienze esatte. Anche qui si legge:

 

‘L’attacco si .. traversa a sinistra’...




[Ti orienti bene nei ‘falsi movimenti’. Pur non avendo intuito donde deriva ogni punto cardinale del precario Spirito barattato all’ultimo sesto grado dell’alcolica parabola del domani. Non sai più volare anche se ci provi ogni giorno al di sopra della sfera per ogni strato ben inchiodato alla Terra. Ed ogni volta che tenti nell’impresa, inciampi nella discordia dell’ingorgo della lucida drogata motorizzata vigilata coscienza. Corri alla conquista della strada, dimenticando ogni mulattiera donde il Sacrificio della Terra. Ti vesti all’ultima moda. L’eleganza contraddistingue il nobile dall’umiliato. Si riconoscono e chiamano dalla scarpa fino alla chioma curata. Con l’accento ben pronunciato. Con la virgola della corretta vista celebrata nella lente dell’ultima montatura! Con siffatta armatura si cimentano negli espedienti esportati per una corretta e più ampia veduta circa il domani. Il domani li ha dimenticati, congiuntamente reclamano cercando il capro espiatorio per ogni colpa abdicata. L’empia e sofferta vista cede alla nebbia della lacrima. Inganni il presente e attendi il soldo della Borsa rubata ogni giorno. La notte vigili il coprifuoco del pipistrello tuo fratello nonché compagno di danza. 



Il tempo impostato e misurato nonché confezionato nello sguardo calcolato dal sarto del progresso, ogni tanto precipita nell’ingorgo di un diverso amplesso. Rimpiangi i denari spesi per la conquista dell’avvenire: una scommessa persa al soldo senza più un domani! Reclami e rinnovi l’agnello all’ovile come il mito insegna e favella. Giudica e Impera! Leggi con cura la Bibbia. Giuri vendetta! Ogni tanto sogni il domani quale intuito da falso profeta connesso in perenne offesa della Verità crocefissa. Il Notaio ti ha promosso Santo. Il Santo contraccambia l’eretico Notaio. Fra loro vigila un tacito rinnovato segreto patto senza alcun Dio spacciato e pregato. Il prelato incaricato accetta e comanda indulgenza. Il peccato la sua forza. Insieme hanno stipulato l’atto dell’ultima offerta ammobiliata. Una strana compravendita incisa sulla Sindone di un Dio non del tutto intuito. Lo hanno congiuntamente inchiodato all’ultima e Prima Rima, li guarda da una grotta! Il Cosmo in questa Filosofia dispiega la via dismessa. Il Sentiero fin sulla Cima attende l’uomo proteso verso l’ultimo atto. La donna qual Madonna nella propria altrui silente Natura nel gesto senza Parola confermarne la strana unione concessa… Con solo la mela sfamare Eva. Il Giardino si è arricchito per ogni Elemento del nuovo raccolto… Il domani precipiterà senza misericordia alcuna in nome di Madre Natura!] 


(Prosegue...)







mercoledì 28 settembre 2022

NUOVI GIOCHI DI MONTAGNA (31)

 










Precedenti capitoli:









Circa la Tempesta... (29/30) 


& Salviamo le nostre montagne!







Percorrendo le valli prealpine avviene sovente di osservare una gran diversità nel paesaggio tra la parte più elevata e la parte più bassa dei pendii, su ambo le sponde. Il Fiume, di solito, scorre incassato in burroni profondi oppure in una valle ristretta fra le chine molto erte, con chiuse frequenti, ove le rocce si addossano quasi in atto di sbarrare la valle. Se però superiamo quei pendii ripidi e quelle rocce ci troviamo per lo più come portati in una regione più aperta, con declivi assai più dolci, talora passanti a veri altipiani in modo che il vallone dianzi nominato si presenta come una incisione fatta dalle acque nel paesaggio pianeggiante.

 

Sembra che anticamente le nostre regioni fossero assai meno aspre, più ampie e meno ripide le valli; e che i Fiumi vagassero in quel paesaggio fra montagne già da tempo adattate a tale stato d’equilibrio; insomma possiamo dire che i Fiumi ancora potevano circolare liberi nel lento scorrere dei loro Pensieri, diciamo più elevati Pensieri per ciò cui hanno sempre creato.

 


Benché l’invisibile nemico, il quale tra l’altro si specchia su cotal Fiume (o vena di Ricchezza) immaginandosi astuto, ha pensato… credendo o sperando di ‘cogitare’ ancora (giacché privo di atto contemplativo!), come al meglio incatenarlo, e con Lui anche le più inaccessibili Ragioni dell’Universo (inaccessibili giacché l’idiota - ‘pensa di pensare’ in simil ‘atto cogitato’ ciò denominato nell’atto privo di principio cogitante - tra l’altro - di sovrintenderne Ragione e Pensiero, così da prevederlo nelle turbine dell’energia trasmutata al proprio ed altrui ‘cogitato’ convertitore non ancora esportato…); donde un Elevato Primo atto contemplato e cogitato in codesto homo, difettando della necessaria dovuta comprensione circa Natura e Dio, ne distorce il vero contenuto volto alla ‘universale’ comprensione d’ogni Elemento donde proveniamo; dacché ci proclamiamo figli giammai di un industrioso idiota ben allevato entro e fuori il proprio alveare di cristallo - o formicaio sotterraneo; ma quantunque ci riconosciamo nella Natura per ogni Elemento vivo ed imprigionato dall’altrui elevato ‘atto mal cogitato’!




Se vuole l’idiota potrà dispensare la sua venuta con un breve accenno circa il prometeico potere per gioco incatenato, e farla divenire quotidiana ‘tortura’ giacché da quel mondo in verità e per il vero proviene la sua dubbia natura; peccato, però, che la Natura ben sovrintende e conosce quanto da Lei creato, talvolta privandolo del pensiero cui aspira…; così oltre agli antichi Fiumi come dicevo, adesso riesce a controllare anche la singola particella, non più donde proviene il misero limitato intelletto in motivo del falso progresso, bensì la frammentata particella (o onda) la qual uomo pensa, in sragione dello stesso intendimento poter, a suo piacimento, controllare e abdicare all’inutile propria bassa Ragione asservita all’istinto regredendo il forma materiale di orango.

 

L’orango vien osservato nelle fasi alterne del fuoco prometeico, quando cerca di riscaldare la propria ed altrui falsa Ragione in siffatto ‘atto’, è triste osservarlo non men che tradurlo nell’improprio intento - o antico intendimento -, accompagnato dall’istinto non meno dell’intestino, mentre cerca di accendere il fuoco consumato al freddo o alla brace di ugual appetito innato, medesimo di quando chino alla propria caverna sfregava le pietre per la prometeica scintilla dall’alba al tramonto della nuova èra!




Le pietre vennero incise, ed hora sono tutte contenute nel piccolo palmare della propria pelosa e sporca mano, per ogni simbolo l’orango accende la propria scintilla, peccato, però, che talvolta il Fuoco sfugga alla reale comprensione ove l’istinto lo pone, e nel Nulla perirà qual utile nutrimento d’un fuoco amico…

 

Se pur vaccinato!    

 

Dedichiamo questo breve Frammento sperando che tal idiota del Progresso lo possa intendere, giacché non speriamo che il miracolo evolutivo della Vita possa qualcosa in un orango ammaestrato…

 

L’Idea però non si impone precipitando negli abissi in cui osserviamo l’orango, sia perché il cielo benigno che si stende al di sopra dona la nota calma che non induce a tali pensieri differenti e dissimili da un orango, conviene quindi che la vera scienza dell’Intelletto additi la forma primitiva dei monti, risuscitandola.

 

(Giuliano)

 

 


 

Avete trascurato la Natura, cioè non avete rispettato quelle sensazioni profonde e sacre che ci comunicano i paesaggi naturali, avete trasformato le Cattedrali della Terra in piste da corsa; il vostro unico piacere è scarrozzare in vetture motorizzate lungo le loro navate, e mangiare come maiali sui loro altari.

 

State costruendo nuovi ‘sudari’ o strani ponti mobili sulle cascate, avete trasformato con una galleria la più bella scogliera di Lucerna, le Alpi stesse che i vostri poeti amavano con rispetto, le considerate pali insaponati in un parco di orsi, su cui voi stessi vi arrampicate e scivolate con grida indemoniate; e quando smetterete di urlare, non avendo più voce per manifestare la vostra allegria, riempite la quiete delle valli con esplosioni di polvere da sparo…

 

(J. Ruskin 1870)




Il 1865 è un anno fondamentale per l’alpinismo moderno, iniziato nel 1786 con la prima scalata del Monte Bianco e proseguito fino a oggi. In quell’estate vengono mandate a segno oltre quaranta prime soltanto tra i Pirenei e le Dolomiti: per ricordarne alcune, le Grandes Jorasses, Aiguille Verte, Wellenkuppe, Obergabelhorn, Aiguille de Bionnassay, Breithorn, Tschingelhorn, Mont Blanc de Cheilon, Nesthorn, Grande Mèsule, Piz Roseg, Piz Buin, Cima Tosa, Tofana di Dentro, Cevedale, Monte Cristallo.

 

Oltre a queste, alcuni nuovi itinerari pioneristici come lo Sperone della Brenva sul versante sud del Monte Bianco, la Cresta del Leone sul Cervino, il pilastro nord del Silberhorn, la traversata dell’Ortles da nord a sud. Il mestiere di guida alpina è ormai consolidato, e nei paesi turistici emergenti come Chamonix, Valtournenche, Zermatt, Grindelwald e Cortina d’Ampezzo crescono vere e proprie dinastie di professionisti.

 

Nel 1890, anno della morte di Carrel, un imprenditore chiede al governo federale di Berna le concessioni per costruire un impianto di risalita da Zermatt al Gornergrat e un secondo da Zermatt alla cima del Cervino.

 

Presto i giornali annunciano che le opere verranno iniziate.

 

L’impianto sul Gornergrat entra effettivamente in funzione nel 1899, l’altro per fortuna no. Però l’audace progetto, messo a punto dall’ingegnere Xaver Imfeld, esiste tuttora: una linea che arriva fino all’Hörnli e poi prosegue dentro la montagna, attraverso un tunnel rettilineo lungo due chilometri, fin quasi sotto la cima del versante di Zmutt, dove i passeggeri sarebbero sbucati. Come fanno in fretta fantasia e tecnologia a condurre l’alpinismo ai limiti dell’assurdo! A cinque anni dalla morte di Carrel, Whymper torna al Breuil e percorre la sua via fino a metà verso la cima: per scattare delle fotografie. 

(R. Messner)




Da allora ad oggi, l’inizio della Fine…, ritorniamo sugli stessi luoghi….: 

 

COMUNICATO STAMPA

 

Ayas, 30 agosto 2020

 

 

La società Cervino SpA si fa partito e parte all’attacco del Vallone delle Cime Bianche, in piena campagna elettorale. Dopo l’improvvida uscita del Presidente del proprio Collegio sindacale per costituire il Comitato Collegamento Cervino-Monterosa, scende ora in campo direttamente la Società Cervino SpA, la società che gestisce gli impianti di risalita nella Valtournenche, per promuovere con una newsletter indirizzata agli operatori turistici e in piena campagna elettorale, la discutibile campagna a favore del Collegamento funiviario Ayas/Cervinia, sulla base delle note e fumose argomentazioni propagandistiche.

 

La discesa in campo della Società Cervino nella campagna elettorale è particolarmente grave perché si tratta di una società pubblica (partecipata Finaosta all'86,33%) che dovrebbe attenersi alla buona gestione societaria, a realizzare gli interventi concordati con la proprietà pubblica e non a promuovere gli interessi di un Comitato privato. Di questa discesa in campo la società Cervino dovrà rendere conto. Si diffida formalmente la società Cervino, e i Consorzi turistici finanziati dalla Pubblica Amministrazione, dal continuare a intervenire in modo scorretto e improprio nella campagna elettorale.




Negli ultimi dieci anni la Società Cervino si è occupata più di avventate operazioni immobiliari, quale l’operazione Gran Baita sulla quale sta indagando la magistratura, che non di ammodernare i propri impianti e servizi: ad esempio l’obsoleta sciovia che collega il comprensorio della Valtournenche con quello del Breuil, la dotazione di parcheggi del tutto insufficienti, il rifacimento o lo smantellamento di sette importanti impianti funiviari in disuso da più di trent’anni.

 

Nel merito, la società Cervino si fa portavoce di argomentazioni infondate e talora false del Comitato Promotore. L’idea del grande comprensorio è unicamente un’operazione d’immagine, in realtà sarebbe unicamente un carosello d’impianti perché nel Vallone delle Cime Bianche non sono possibili piste da sci.

 

Quanti prenderebbero 5/6 impianti per venire a fare una sciatina al Bettaforca e altrettanti per ritornare a Zermatt?

 

Una percentuale prossima allo zero.




Impatto ambientale minimo: una bugia colossale, che dà conto dell’attenzione all’ambiente da parte dei promotori e della stessa società Cervino. Il collegamento perorato prevederebbe una sequenza di 4 cabinovie, di cui 3 nel cuore del Vallone delle Cime Bianche con la posa di piloni ogni 150 metri, cioé 55/60 piloni da Frachey al Colle superiore delle Bianche, senza contare le stazioni intermedie: una devastazione.

 

Neppure un accenno al fatto che il Vallone delle Cime Bianche per gran parte gode della massima tutela ambientale a livello europeo con l’identificativo “IT1204220 - Ambienti glaciali del gruppo del Monte Rosa”, che prevede l’esclusione di nuove infrastrutture.

 

Chi mette i soldi per la campagna propagandistica di chiaro sapore elettorale?

 

Le Cime Bianche, bianchi dentini carbonatici che orlano la testata della Val d’Ayas sul confine con la conca del Breuil, sono un’insolita presenza in un paesaggio dominato da rocce più scure. Si tratta di un confine non solo geografico, ma anche simbolico. Da una parte domina l’invasione dello sci di pista con le sue modernissime strutture invasive, dall’altra un’area di tutela ambientale della rete Natura 2000: “Ambienti glaciali del gruppo del Monte Rosa”.




Nonostante la presenza dei vincoli ambientali, sanciti dalla legislazione europea, nazionale e regionale, la Monterosa Ski, che gestisce il dominio sciistico delle valli del Monte Rosa, sta portando avanti, con l’acquiescienza della Regione Valle d’Aosta, uno studio che in base ad un qualche cavillo consenta di collegare Cervinia alla Val d’Ayas via fune, attraversando l’area protetta lungo il vallone dele Cime Bianche. La motivazione principale del progetto consiste nel fatto che il vallone delle Cime Binche è l’unica area rimasta immune da impianti di risalita nella traiettoria Zermatt – Alagna.

 

Nonostante la diffida inviata in data 5 dicembre 2020 dalle maggiori associazioni di tutela dell’ambiente montano a firma dell’Avv. Paola Brambilla di Milano e nella sezione Società trasparente non se ne abbia traccia, dalla seduta di ieri del Consiglio regionale abbiamo appreso cha la società Monterosa SpA ha proceduto ad affidare gli studi preliminari riguardanti il progetto di collegamento funiviario nel Vallone delle Cime Bianche.




Una scelta sorda alle richieste di rispetto della normativa di tutela e cieca di fronte alla bocciatura di progetti simili. Il D.M. 17-10-2007 “Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone speciali di conservazione (ZSC) e a Zone di protezione speciale (ZPS). Pubblicato nella Gazz. Uff. 6 novembre 2007, n. 2582, non lascia adito a dubbi All’art. 5 lettera m, stabilisce in modo inequivocabile che sia vietata la: “realizzazione di nuovi impianti di risalita a fune e nuove piste da sci, ad eccezione di quelli previsti negli strumenti di pianificazione generali e di settore vigenti alla data di emanazione del presente atto....”.

 

 L’unica deroga è quella prevista al capoverso 4 dell’art. 1 del Decreto stesso, che recita “Per ragioni connesse alla salute dell’uomo e alla sicurezza pubblica o relative a conseguenze positive di primaria importanza per l’ambiente, si può provvedere all’autorizzazione di interventi o progetti eventualmente in contrasto con i criteri indicati nel presente atto, in ogni caso previa valutazione di incidenza, adottando ogni misura compensativa atta a garantire la coerenza globale della rete Natura 2000”.

 

Non è certo questo il caso del progetto funiviario.




In più, in data 14 maggio 2021 il Ministero della transizione ecologica, con nota della Direzione generale per il patrimonio naturalistico, ha sonoramente bocciato l’autorizzazione concessa dalla Regione Lazio per un intervento del tutto simile in area tutelata Natura 2000 sul Monte Terminillo. Monterosa SpA (partecipata Finaosta al 94,57%) dovrà ora assumersi tutte le responsabilità per lo sperpero di fondi pubblici (403.000 euro) ai fini della realizzazione di un intervento impossibile.

 

Non solo, si continua così ad alimentare false aspettative fra alcune fasce delle popolazioni e degli operatori interessati e a perdere anni preziosi nell’inseguimento della manna che cade dal cielo anziché lavorare per migliorare gli impianti esistenti, per mettere a punto offerte turistiche innovative e per individuare strategie di sviluppo all'altezza dei tempi. Ne beneficeranno le attese speculative legate alla rendita immobiliare, come avvenuto al Breuil/Cervinia con l’affaire Gran Baita e come si paventa ad Ayas con l’ex Ermitage di località Crocetta4. La Valle d'Ayas, in primo luogo, ne pagherà le conseguenze.

 

Ayas, 22 luglio 2022 

 

Mountain Wilderness