giuliano

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IL TOMO

martedì 24 aprile 2012

GREGORIO DI NAZIANZO: CONTRO GIULIANO (e in difesa di Costanzo)














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Che è questo, o sovrano sommariamente vicino a Dio e amante di Cristo?
Mi spiego sino a rimproverarti come se tu fossi presente e mi ascoltassi,
anche se so bene che sei molto al di sopra delle nostre critiche, posto ac-
canto a Dio e partecipe della gloria di lassù dopo essere dipartito per pas-
sare da un regno ad un altro: che è mai questa decisione che hai preso, tu
che per intelligenza e perspicacia hai superato di molto tutti i re, non solo
tuoi contemporanei, ma anche delle età anteriori?


























Tu hai ripulito dai barbari tutto intorno e all'interno hai sottomesso gli usur-
patori, alcuni con la forza delle parole, altri con le armi, compiendo ciascuna
di queste cose come se non fossi per niente turbato dall'altra; tu hai riportato
grandi trionfi con le armi in battaglia, ma ancora più grandi e gloriosi senza
spargimento di sangue; verso di te da ogni parte si dirigevano ambascerie
e suppliche; a te ciò che non era sottomesso stava per sottomettersi e tutto
quel che si sperava era come se l'avessi già in pugno; tu eri guidato dalla
mano di Dio in ogni decisione e in ogni azione; di te non si sapeva se ammi-
rare più la forza o l'intelligenza, ma più ancora della buona reputazione in
entrambe, la pietà.



















Com'è dunque che solo in questo caso sei apparso stolto e imprevidente
(nel difendere questa bestia pagana signore del demonio)?
Perché quella fretta della tua 'disumana filantropia' (cosa vuol dirmi nel se-
greto di quei brevi accenni, quella bestia ....che marcirà all'inferno!)?
Come hai potuto in così poco tempo, in breve volgere di avvenimenti, con-
segnare senz'altro all'assassino di noi tutti la grande eredità, vanto di tuo
padre, voglio dire coloro che prendono il nome da Cristo, il popolo che ha
diffuso la sua luce in ogni parte del mondo abitato, il sacerdozio regale,
cresciuto con grandi sforzi e grandi fatiche?






















Forse vi sembra, o fratelli, che io manchi di rispetto e mi comporti da ingrato
con questi miei discorsi, perché non aggiungo subito alle parole dell'accusa
quelle della verità.
Tuttavia l'ho difeso abbastanza e per mezzo delle stesse espressioni con cui
l'ho accusato, se prestate attenzione all'accusa, e solo in questo caso la re-
quisitoria porta con sé l'assoluzione: parlando della sua bontà, ho già mostrato
la difesa.
Chi ignora, infatti, anche tra coloro che lo hanno conosciuto mediocremente,
che per la pietà e per l'amore verso di noi e la volontà di farci tutto il bene
possibile, non solo avrebbe messo da parte quell'uomo, ma anche l'onore
dell'intera famiglia o la crescita dell'impero e avrebbe dato senza difficoltà
perfino il trono stesso e tutti i beni e la vita stessa, della quale niente è più
prezioso per nessuno, in cambio della nostra salvezza e sicurezza?


























Ma, come ho detto, la semplicità è mancanza di difese, la filantropia com-
porta debolezza, e ciò che è libero dal male non sospetta mai il male.
Per questo non fu previsto quello che sarebbe successo, la finzione non fu
scoperta, a poco si fece strada l'empietà e due buone disposizioni d'animo
si scontrarono: quella verso il popolo dei fedeli e quella verso l'uomo fra
tutti più empio e nemico di Dio.
E lui, che cosa rimproverò ai cristiani, che cosa non poté approvare delle
nostre dottrine, che cosa di quelle dei Greci considerò eccellente e incon-
futabile con la ragione, seguendo quale esempio se rese famosissimo per
l'empietà e gareggiò in modo davvero insolito con colui che l'aveva eleva-
to al trono?


























Poiché non gli era possibile superarlo nella virtù e nelle buone azioni, cercò
di apparire superiore per il contrario, una smisurata empietà e un'ambizione
verso il peggio. Per quanto riguarda i cristiani e davanti ai cristiani tale è
dunque la difesa di Costanzo, e così giusta per coloro che hanno intelligenza.
Ma dato che ci sono alcuni che, se anche ci liberano da questa accusa non
lo assolvono dall'altra, ma lo incolpano di ingenuità per avere affidato il po-
tere all'uomo più malevolo e nemico e di averlo prima ostile e poi potente,
avendo posto le basi dell'inimicizia con l'uccisione del fratello e creata poi
la potenza con l'assunzione al trono, è necessario discorrere in breve anche
di questo e mostrare che la sua filantropia non fu affatto irragionevole, né
estranea alla grandezza d'animo e alla previdenza di un re.





















Io in realtà mi vergognerei se, avendo noi ricevuto da lui tanti onori ed es-
sendo convinti della sua straordinaria pietà, non lo difendessimo giustamen-
te. E questo noi, servitori del Logos e della Verità, conviene che lo faccia-
mo anche per coloro che in nulla ci hanno beneficiato; e ciò tanto più dopo
la sua dipartita, quando non corriamo il rischio di sembrare degli adulatori
e il discorso è libero da ogni cattivo sospetto.
(Gregorio di Nazianzo, Contro Giuliano l'Apostata)

















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