giuliano

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IL TOMO

sabato 28 aprile 2012

IL SUPERUOMO (che fu e sarà)














Prosegue in il super-uomo nel west:


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Il superuomo è la figura che nell'evo moderno si viene profilando nella misura
dell'odio alla Cristianità (ed ad ogni forma spirituale di approccio alla vita dif-
ferente al Cristianesimo...).
E' anche il polo opposto all'altra idea, anch'essa non cristiana, dell'umanità
come consorzio di uguali, contraria al peccato originale e anche alla conce-
zione d'un paradiso dove la grazia non piova d'un modo.


























Superuomo e Uguale sono in Occidente una coppia indissolubile: la solida-
rietà occulta delle due idee nemiche, superumanità e uguaglianza, e pari alla
furia dei loro conflitti visibili; suscitano e scontano le colpe l'uno dell'altra.
Coppia satanica, se mai ve ne fu, bene la effigia la Coppia archetipica di
Blake, bene la ricordano quei ritmi atroci:


Quando l'infante nasce maschio
A una vecchia decrepita è dato,
Lei l'inchioda a una roccia,
Le urla ne raccoglie in tazze d'oro.


Di ferree spine il capo gli cinge,
Gli fora le mani e i piedi,
Via ne taglia dal fianco il cuore,
Per infondergli gelo e calore.


Con le dita ciascun nervo gli conta,
Come calcola l'avaro i suoi ori;
Vive dei suoi urli e dei suoi pianti,
E in giovane si muta quando cresce.


Finché egli diventa un sanguinoso ragazzo
Ed ella diventa una vergine radiosa;
Allora, infrante le manette, egli sorge 
E, per trarne piacere, in ceppi la lega.

Così il fatto che il Superuomo e la sua grigia ombra, la sua femmineità,
l'Uguale, si alternino nella reciproca persecuzione, lunga prevedibilmente
quanto la dialettica dell'Illuminismo, di cui questo è un quadro vivente fra
i principali.


























Ma il superuomo si può anche definire di là dalla sua nascita storica e dalla
sua immanente contrapposizione al santo. Ce n'è una definizione alternativa,
metastorica: il superuomo moderno è colui che pretende di trarre vita, esal-
tata di tono e irrobustita di nerbo, dalla distruzione d'ogni casta spirituale,
d'ogni vocazione autonoma e specifica: quella al sacerdozio o quella alla ten-
zone o quella infine all'opera produttiva e amorosa, la triade dei primordi e
d'ogni possibile umanità che si voglia platonica.



























Il superuomo pretende di unificare tutt'e tre in un unico, supremo destino, e
non a caso sarà un destino di distruzione e rovina. Il guerriero cacciatore,
dominatore di sé e ricco d'imperio, protegge e regge il coltivatore artigiano,
devoto alle forze della feracità (anima ideale); fra i due media il conoscitore
dei cieli e dei tempi, il vate sacerdote.
Così l'atmosfera corsa dei venti sovrasta la terra fertile e su entrambe s'inar-
ca la volta di pura luce; così il rosso sta al verde e a questi il bianco o il ce-
leste.
Il superuomo vorrebbe spezzare l'armonia dei diversi in un selvaggio uniso-
no.
Ma c'è di più.



















A queste tre forme archetipiche dell'esistenza alla Triade, si accompagna il
Quattro, che come casta è quella nera, che sta ai margini, l'Ordine dei fabbri,
maledetti signori del fuoco, gli azzoppati.
Il superuomo moderno è ben colui che riduce a unità la triade e la quaterni-
tà, in un certo senso è la vittoria disastrosa del quarto escluso. Perciò i
congegni, che sono incudine, martello e mantice dilatati e complicati, sono
il suo emblema; non a caso è così fatale la sua menomazione o storpiatura
o ferita fabbrile.


























Egli non rinuncia sacerdotalmente al corpo, alla voluttà della terra; non di-
fende come il guerriero una madreterra e un culto; non si china come il buon
coltivatore alla virtù temperante e all'ascesi sacerdotale. Eppure vorrebbe
carpire i doni di tutt'e tre, vorrebbe essere monaco-sacerdote, guerriero
e operaio, e dei tre non è nessuno, vorrebbe infine imporre su tutto il mar-
chio del fabbro, gloriarsi del carico di esecrazione e di potenza della casta
sinistra.
Superuomo è colui che non ha destino per aver voluto usurpare tutti i des-
tini insieme; vuole la contraddizione, vuol essere di chiaro colore e di tinta
fosca. Ecco perché mai si distingue dalla sua livida ombra, l'Uguale, il
senza casta e senza fato.
Si metta alla prova questa definizione, si vedrà come semplicemente si a-
datti ai casi che le lettere e i tempi hanno proposto.
Il superuomo è fatale che riemerga.
(E. Zolla, Uscite dal mondo)












  

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